21/07/2010

Caso Marrazzo, perizia per accertare come morì Cafasso

Caso Marrazzo, perizia per accertare come morì Cafasso

Il tribunale accoglie la richiesta della difesa del maresciallo Testini, indagato con l'accusa di omicidio. Nominato un esperto che verifichi le cause della morte del presunto pusher dei trans

 

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Sessanta giorni di tempo per stabilire le cause della morte di Gianguerino Cafasso, il pusher dei trans deceduto il 12 settembre scorso in una stanza dell'hotel Romulus in via Salaria dopo aver assunto un mix letale di eroina e cocaina. E' il termine concesso al professor Giovanni Arcudi, dell'Università Tor Vergata, dal gip Renato Laviola nell'ambito dell'incidente probatorio chiesto e ottenuto dagli avvocati Valerio Spigarelli e Marina Lo Faro, difensori del maresciallo Nicola Testini, il carabiniere indagato per omicidio volontario premeditato assieme ai colleghi Luciano Simeone e Carlo Tagliente. Arcudi, che è stato autorizzato dal giudice a riesumare la salma, qualora fosse necessario, anche perché non ci sono più reperti liquidi biologici disponibili, dovrà accertare anche l'intervallo di tempo intercorso tra l'assunzione dello stupefacente e la morte e la preesistenza di eventuali patologie di Cafasso, che, a detta della difesa, era diabetico, cardiopatico, obeso e tossicomane.

La procura, che si era opposta a questo incidente probatorio, è da sempre convinta che Cafasso sia stato eliminato da Testini (con la complicità dei due colleghi infedeli autori del blitz in una casa di via Gradoli quando l'ex Governatore del Lazio Piero Marrazzo fu sorpreso in compagnia del trans Natali) che lo riteneva ormai un testimone scomodo dopo che erano falliti tutti i tentativi di mettere in vendita il video girato con il cellulare che ritraeva proprio Marrazzo. Per la procura è stato Testini a consegnare la notte tra l'11 e il 12 settembre 2009 a Cafasso il quantitativo di stupefacente che lo ha portato alla morte. La difesa, invece, sostiene che i rapporti tra Testini e Cafasso fossero buoni e che il pusher non avesse alcun bisogno per rifornirsi da un militare di cui era un confidente. La procura ha nominato propri consulenti Mauro Iacoppini e Stefano Moriani, mentre i legali di Testini hanno deciso di avvalersi dell'esperienza di Costantino Ciallella e di Annunziata Lopez. Il 28 settembre il perito illustrerà in udienza i risultati del suo accertamenti in contraddittorio con le parti.


20/04/2010

Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità»

Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità»

CASO DELL'EX GOVERNATORE DEL LAZIO. La Corte conferma l'arresto dei carabinieri per estorsione: il blitz era preordinato, il video un ricatto

 

ROMA - La Corte di Cassazione ha depositato le carte dell'inchiesta sul traffico di cocaina e prostituzione legata ai transessuali, nel quale è coinvolto l'ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. In riferimento al video nel quale l'ex governatore risulta in compagnia del trans Natalie e con della droga sul tavolino, dai documenti emerge che Marrazzo «fu vittima di un'imboscata». Anzi: l'esponente politico fu «chiaramente vittima predestinata». La Cassazione a confermato le misure cautelari nei confronti di alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale, accusati di ricatto nei confronti di Marrazzo. E l'ex governatore si sfoga: «ho sempre detto la verità» e poi: «sono vittima di questa vicenda». Marrazzo ha anche annunciato: «Sono pronto a rientrare in Rai, sono a disposizione dell'azienda. Tornerò a fare il mio "vecchio" lavoro nella comunicazione».

Piero Marrazzo (LaPresse)
Piero Marrazzo (LaPresse)

VIDEO CONDITO - I carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente - nell'irruzione a via Gradoli dove lo scorso luglio sorpresero Piero Marrazzo col trans Natalie - «hanno impedito a Marrazzo di tirarsi su i pantaloni» perchè «la ripresa in mutande aveva, evidentemente, per i fini perseguiti dagli indagati, ben maggiore effetto e ben altro valore, così ben altro valore avrebbe avuto la "scena del crimine" se fosse stata opportunamente "condita" dalla presenza di droga». Lo sottolinea la Cassazione - nella sentenza 15082 depositata lunedì con la quale conferma le accuse ai carabinieri indagati per l'estorsione a Marrazzo - rilevando che vi fu una «accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinchè non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio» al quale non si voleva «dare scampo».

Il trans Natalie (Ansa)
Il trans Natalie (Ansa)

NATALIE ATTENDIBILE - In particolare la Cassazione spiega che il fatto che si trattò di un blitz preordinato «è attestato non solo da quanto dichiarato da Natalie e dal Marrazzo, della cui complessiva attendibilità giustamente il tribunale non ha dubitato, ma anche, e soprattutto, dalla condotta tenuta dai due carabinieri durante l'irruzione nell'abitazione e nei giorni successivi, certamente non riconducibile a quanto ci si aspetterebbe da rappresentanti delle forze dell'ordine impegnati in compiti di istituto». In proposito la Cassazione - con la sentenza 15082, che conferma l'impianto accusatorio ricostruito dalla procura di Roma - osserva che i carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente non avevano verbalizzato il loro intervento, nè informato i superiori, nè sequestrato lo stupefacente rinvenuto nell'abitazione, nè proceduto alla perquisizione dell'appartamento. Risulta invece - prosegue la suprema corte - che «essi, o eventuali complici introdottosi con loro nell'appartamento, hanno eseguito delle significative riprese video del Marrazzo in atteggiamento certamente compromettente, specie per un uomo che ricopriva un importante ruolo istituzionale; riprese le cui finalità non erano certo quelle di assicurare, a fini di giustizia, le tracce di reati, o di individuare i colpevoli di condotte delittuose, ma solo di registrare situazioni scabrose per ottenere indebiti vantaggi».

ACQUISTO DEL VIDEO «MAI CONCRETIZZATO» - Non c'è alcuna responsabilità, da parte dell'agenzia Masi e, tra gli altri, del fotografo Massimiliano Scarfone, per quanto riguarda il tentativo di vendita del video. La Cassazione sconfessa così la tesi dei carabinieri coinvolti nell'estorsione a Marrazzo. Secondo i militari, le dichiarazioni delle persone alle quali gli uomini dell'arma implicati nella vicenda si sono rivolti nel tentativo di vendere quelle immagini sarebbero inutilizzabili in quanto quelle stesse persone dovrebbero rispondere di ricettazione. Spiega invece la suprema Corte che l'acquisto del video «non si è mai concretizzato» e i «possibili acquirenti» ne sospettavano la legittima provenienza e avevano acquisito il parere di un legale.

LA REAZIONE DELL'EX GOVERNATORE - «Ho sempre atteso con serenità le decisioni dei giudici, a loro avevo raccontato la verità e la verità è che io ero la vittima in questa vicenda». Lo ha detto l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, commentando le motivazioni della Corte di Cassazione contenute nella sentenza 15082 della IV sezione penale. «Ora ci sarà il tempo e il modo, con calma e nel rispetto della giustizia e degli investigatori di raccontare questa verità». «Ringrazio mia moglie e le mie figlie che mi sono state sempre vicine rispettando il mio silenzio e sopportando tutte le falsità dette: ho una famiglia splendida».

Redazione online


25/03/2010

Carabiniere del caso Marrazzo accusato di aver ucciso il pusher

Carabiniere del caso Marrazzo accusato di aver ucciso il pusher

 

OMICIDIO CAFASSO. Avrebbe fornito la dose di droga. La svolta dopo il racconto del trans Jennifer

 

A destra il trans Brenda
A destra il trans Brenda

MILANO - La dose letale di droga che uccise il pusher del «caso Marrazzo» sarebbe stata fornita da un carabiniere. È clamorosa la svolta nelle indagini sulla banda di militari accusati di aver ricattato l’ex governatore del Lazio per i suoi incontri con i transessuali. La Procura di Roma contesta l’accusa di omicidio volontario al maresciallo della Compagnia Trionfale Nicola Testini, già indagato di complicità con i due colleghi che agli inizi di giugno 2009 fecero irruzione nell’appartamento di via Gradoli dove il politico era in compagnia del viado Natalie. Gianguerino Cafasso sarebbe stato eliminato - è il sospetto degli inquirenti - perché era diventato un testimone scomodo e pericoloso. Lo ha raccontato la sua fidanzata Jennifer, il transessuale di 29 anni Adriano Da Motta, rivelando anche il nome dell’uomo che gli avrebbe consegnato la cocaina mischiata a eroina, uno «speedball» mortale.

Gianguerino Cafasso (Ansa)
Gianguerino Cafasso (Ansa)

 

 

La confessione sul video
Non è l’unica novità. Una settimana fa, interrogato in carcere, l’altro carabiniere Luciano Simeone ha ammesso di essere stato lui a girare il video per incastrare l’allora presidente della Regione Piero Marrazzo. Un filmato di 12 minuti che lo ritraeva scarmigliato e in mutande, sul tavolino soldi e strisce di cocaina, che cercarono poi di vendere e che - quando i carabinieri furono arrestati e divenne pubblica la vicenda - lo costrinse alle dimissioni. Dopo la cattura (in cella c’è anche Carlo Tagliente) i carabinieri accusarono proprio Cafasso di essere entrato con loro nell’appartamento e aver ripreso la scena con il telefonino. «Ma era una bugia» confessa adesso Simeone che si sarebbe mostrato disponibile a collaborare con gli inquirenti pur di tornare in libertà o quantomeno ai domiciliari. Un atteggiamento che sarà comunque verificato oggi, quando i pubblici ministeri lo interrogheranno nuovamente. Si torna dunque al 12 settembre scorso, quando Cafasso viene trovato cadavere in una stanza dell’hotel Romulus, sulla via Salaria a Roma. Stroncato mentre dormiva accanto a Jennifer. Inizialmente si pensa a un infarto, dovuto alle cattive condizioni di salute dell’uomo e alla sua vita sregolata. Il caso viene archiviato. Ma due mesi dopo, quando invece si scopre che il pusher ha avuto un ruolo da protagonista nel ricatto a Marrazzo, il magistrato ordina nuovi accertamenti. Le analisi effettuate sul cadavere riesumato convincono gli esperti che a ucciderlo sia stato lo stupefacente «tagliato» male. E così viene convocato di nuovo Jennifer. «Quella sera - racconta - andammo da Testini a prendere la droga. Era già successo altre volte, lui era uno dei fornitori di Rino». I carabinieri del Ros che si occupano delle indagini lo incalzano, non credono a questa versione. Ma il viado fornisce dettagli che appaiono convincenti, si decide di effettuare nuovi riscontri. L’analisi dei tabulati telefonici mostra effettivamente i contatti tra Cafasso e Testini, una verifica sulle celle telefoniche agganciate in quelle ore dai loro cellulari sembra confermare gli spostamenti, così come li ha raccontati Jennifer. E poi ci sono le descrizioni dei luoghi dove si incontravano. «Per prendere la droga - afferma il transessuale - ci vedevamo nella zona di Saxa Rubra». Quanto basta - dice la Procura - per iscrivere il nome di Testini nel registro degli indagati per omicidio.

Il cambio nella trattativa
Ai primi di luglio era stato proprio Cafasso a contattare due giornaliste del quotidiano Libero per tentare di vendere il video. Entrambe hanno raccontato che la cifra richiesta era di circa 500.000 euro e che «Cafasso diceva che lo volevano ammazzare perché lui conosceva tutti i segreti dei transessuali». Il video era stato girato da Simeone. Se era nella mani del pusher vuol dire che erano stati proprio i carabinieri ad affidargli l’incarico di trattarlo. Ma agli inizi di agosto qualcosa di nuovo evidentemente accade. Dopo aver fatto alcuni tentativi, i tre militari chiedono ad un altro collega, Antonio Tamburrino, di aiutarli a trovare qualcuno che possa piazzare il filmato sul mercato. Attraverso il fotografo Max Scarfone si arriva così all’agenzia di Milano Photomasi che contatta Alfonso Signorini per tentare di vendere le immagini alla Mondadori. Che cosa è accaduto con Cafasso? Perché è uscito di scena? Il sospetto dei magistrati è che il pusher sia stato messo da parte quando si è capito che il guadagno non sarebbe stato poi così elevato. Del resto la cifra iniziale da lui richiesta, era stata notevolmente ridimensionata tanto che a fine settembre la Photomasi parlò a Scarfone di un possibile accordo su 60.000 euro. È dunque possibile che abbia reclamato comunque la sua parte o che abbia minacciato Testini di rivelare che cosa era accaduto. Le indagini hanno svelato come il legame tra i carabinieri e lo stesso Cafasso fosse piuttosto frequente e soprattutto come il pusher fosse a conoscenza di quale attività reale si nascondeva dietro le continue visite che i militari della Trionfale facevano negli appartamenti abitati dai viados.

Le rapine ai clienti
È quanto Simeone avrebbe adesso deciso di confessare: ricatti e rapine ad altri clienti dei transessuali sorpresi nelle case che si trovano tra via dei due Ponti e via Gradoli. Finora sono circolati diversi nomi, anche famosi, di persone che frequentavano la zona ma nessun riscontro è arrivato dalle indagini. La scelta di Simeone di rendersi disponibile potrebbe fornire nuovi elementi alle indagini. Anche perché rimane aperta l’indagine sulla morte di Brenda, l’altro transessuale che aveva rapporti con Marrazzo, trovato cadavere la mattina del 20 novembre scorso. Anche in questo caso la Procura procede per omicidio, ma al momento non sembrano esserci prove concrete sul fatto che il viado sia stato assassinato. L’autopsia ha accertato che la morte è stata causata dal fumo che aveva riempito il monolocale dove si era addormentato, stordito dall’alcol. Sul corpo nessun segno di violenza, ma secondo gli inquirenti non si può escludere che qualcuno sia entrato nell’appartamento e dopo aver accertato che Brenda non era più cosciente e dunque in grado di fuggire, abbia dato fuoco a un trolley sistemato all’ingresso. Un’ipotesi che ha comunque bisogno di ulteriori verifiche. Simeone finora ha detto di non sapere nulla di entrambi i decessi, ma è possibile che già oggi decida di fornire elementi su quanto accadde nel corso della trattativa avviata per vendere il filmato e sulle pressioni esercitate nei confronti dello stesso Marrazzo. Il carabiniere dovrà anche spiegare per quale motivo, dopo aver cercato di spillargli soldi, lui e i suoi colleghi decisero di vendere il video trasformando la vicenda in un vero e proprio ricatto politico. Ad avvisare Marrazzo che la Mondadori ne aveva una copia fu infatti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Fiorenza Sarzanini


21/01/2010

Brenda, famiglia ingaggia Garofano l'ex comandante dei Ris

Brenda, famiglia ingaggia Garofano l'ex comandante dei Ris

 

CASO MARRAZZO. Nominato dai legali dei familiari del trans ucciso

 

 

ROMA - New entry tra gli esperti che cercheranno di far luce sulla morte di Brenda, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo avvenuta in un monolocale in via Due Ponti il 20 novembre scorso. L'ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano ormai congedato dall'Arma, è stato infatti nominato dai legali della famiglia di Wendell Mendes Paes, conosciuta come Brenda, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, quale capo di un pool di esperti che a breve presenterà un'istanza in procura per chiedere di poter svolgere un sopralluogo nell'appartamento di via Due Ponti.

ESPERTI DI INFORMATICA - Tra i consulenti c'è anche Paolo Reale, l'esperto di informatica nominato dalla famiglia di Chiara Poggi nel processo ad Alberto Stasi prosciolto nelle scorse settimane dall'accusa di omicidio. Nominati anche due medici legali, Mauro Bacci e Laura Reattelli, nonché un altro esperto di informatica Nanni Bassetti e un chimico Marco Saverio Romolo. «È la nostra risposta alla famiglia di Brenda - hanno detto gli avvocati Biscotti e Gentile - che chiede di essere aiutata a fare chiarezza e verità e quindi abbiamo chiesto ai migliori consulenti italiani di aiutarci a dare verità a questa famiglia». (Fonte: Omniroma)


24/11/2009

Cafasso ucciso da una dose di eroina

Cafasso ucciso da una dose di eroina

 

Per gli inquirenti il pusher, consumatore di cocaina, avrebbe assunto la droga mascherata con altre sostanze, a questo punto il fascicolo potrebbe passare all'omicidio volontario

 

Gianguerino Cafasso (Proto)
Gianguerino Cafasso (Proto)

ROMA - Potrebbe essere stata una dose di eroina a uccidere in pochi minuti Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre all'hotel Romulus sulla Salaria a Roma. Secondo gli inquirenti la droga sarebbe stata «mascherata» farmacologicamente con una sostanza che l'ha fatta somigliare alla cocaina. Dunque Cafasso, abituale consumatore di coca, sarebbe morto proprio a causa dell'assunzione (forse inconsapevole) di eroina.

POSSIBILE OMICIDIO - Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, rubricato al momento per morte come conseguenza di altro delitto (cessione di droga) potrebbe dunque passare all'ipotesi di omicidio volontario, quando il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo avrà i risultati ufficiali della consulenza tossicologica. Intanto una prima risposta è arrivata e rileva appunto l'assunzione di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi l'ha fornita al pusher avesse previsto l'effetto letale. Jennifer, il trans fidanzato di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party, ha spiegato agli inquirenti di non aver assunto droga perché aveva uno «strano sapore». Cafasso, amico di Brenda e fornitore di stupefacenti a diversi trans, è colui che ha tentato di vendere il video dove compare Piero Marrazzo.





23/11/2009

Il giallo del computer in casa I pm: Brenda non aveva un pc

Il giallo del computer in casa I pm: Brenda non aveva un pc

 

I carabinieri avevano già perquisito il monolocale in ottobre senza trovarlo. Le piste: delitto «mascherato» o incidente per spaventarlo

 

Una immagine di archivio di Brenda (Ansa)
Una immagine di archivio di Brenda (Ansa)

ROMA — Il monolocale di Brenda fu perquisito all’inizio dell’indagine sul ricatto a Piero Marrazzo, ma non fu trovato alcun computer. Anzi, lo stesso transessuale — dopo aver rive­lato ai magistrati l’esistenza di un se­condo video che ritraeva il governato­re durante un festino — disse di non possederlo. Una versione ritenuta cre­dibile dai pubblici ministeri: «Conse­gnò i cellulari per effettuare l’analisi della 'memoria' e mostrò massima collaborazione. Non ci risulta avesse anche un pc». Di chi è dunque quel «portatile» trovato sotto l’acqua giove­dì notte, quando è stato scoperto il ca­davere? È questo l’ultimo mistero per chi in­daga sulla morte di Brenda, protagoni­sta della vicenda che ha travolto il pre­sidente della Regione Lazio. Il detta­glio che getta nuove ombre sulla sua fine. Si rafforza così l’ipotesi che si trat­ti di un avvertimento o addirittura di un «omicidio mascherato», come sug­geriscono in Procura. Perché è vero che soltanto l’analisi di tutti i dati for­niti dagli esperti — soprattutto quelli della Polizia scientifica che stanno esa­minando i reperti trovati nell’apparta­mento — potrà stabilire le cause effet­tive della morte. Ma è altrettanto vero che troppe restano le stranezze già rile­vate sulla «scena del crimine». E allora si può pensare che qualcuno volesse spaventare Brenda, convincendolo co­sì a non rivelare i suoi segreti. Oppure che volesse farlo tacere per sempre.

Le «stranezze» sulla scena del crimine
Il ragionamento che in queste ore prevale porta a ipotizzare che, se inci­dente è stato, qualcuno lo ha provoca­to. Dunque, si torna nell’appartamen­to per «leggere» ogni elemento. E quel­li che, con il trascorrere delle ore, assu­mono una valenza sempre più forte so­no proprio il computer e i telefonini. Perché sono le apparecchiature che servono a confezionare e a conservare i video, quindi potrebbero essere state utilizzate per altri ricatti. Il Nokia tro­vato accanto al corpo ha una memoria pressoché vuota, mentre si sa che Brenda aveva almeno altri due telefo­ni e non si sa che fine abbiano fatto. E poi c’è il rubinetto che fa scorrere l’ac­qua sul computer. Perché?

La perquisizione di un mese fa
Qualche giorno dopo l’arresto dei carabinieri accusati di aver ricattato il governatore e di aver cercato di vende­re il video che lo ritraeva assieme a Na­talie, i carabinieri del Ros entrano nel monolocale di via Due Ponti 180. È il 26 ottobre. Lo stesso Natalie e altri transessuali che abitano in quel palaz­zo e in via Gradoli hanno parlato di un secondo filmato «girato da un certo Brenda mentre era con Marrazzo e Mi­chelly ». Gli investigatori vogliono sco­prire se nella casa ci siano effettiva­mente cassette o comunque materiale che contiene immagini. Esaminano i telefonini, ma non trovano nulla. Cer­cano ancora, però nel monolocale non c’è traccia di computer. Il 30 ottobre Brenda viene interroga­to nella caserma dell’Arma. Nega di aver mai conosciuto il presidente del­la Regione, giura di non aver avuto al­cun ruolo nella vicenda. Ma due gior­ni dopo, di fronte al procuratore ag­giunto Giancarlo Capaldo, cambia ver­sione e ammette tutto. Racconta del fe­stino al quale ha partecipato a casa di Marrazzo, riconosce di aver girato il video, aggiunge an­che di aver scattato numero­se foto che lo ritraggono con il governatore. E dice: «Questi sono i miei telefonini ma non c’è più niente, perché quando questa storia è cominciata ho avuto paura e ho cancellato tut­to. Voglio precisare che non pos­siedo un computer, anche per­ché non lo so usare».

La ricerca nei tabulati
L’analisi dei file potrebbe fornire ele­menti per capire a chi appartenga il pc trovato sotto l’acqua, non escludendo che Brenda abbia mentito. Ma servirà pure a scoprire eventuali tracce di fo­to, filmati o comunque elementi su al­tre persone. Dopo l’arresto dei quattro carabinieri numerosi transessuali han­no infatti confermato come fosse piut­tosto frequente l’abitudine dei clienti di riprendersi assieme ai viados , so­prattutto quando gli incontri avveniva­no all’interno degli appartamenti. Ma­teriale che potrebbe essere servito per tenere sotto pressione diverse perso­ne. Per questo gli inquirenti non esclu­dono che il computer lasciato a casa di Brenda — anche se non dovesse conte­nere alcun file interessante — rappre­senti un avvertimento a chi ha pensa­to di poter far soldi muovendosi con disinvoltura in questo mondo che me­scola la prostituzione al traffico di dro­ga, cocaina in particolare. Tracce concrete potrebbero arriva­re dai tecnici informatici e dall’esame dei tabulati telefonici. Perché agli in­vestigatori Brenda aveva fornito le utenze dei cellulari — adesso scom­parsi — per poter essere rintracciato e su questo adesso si lavora. L’analisi dei contatti degli ultimi mesi potrà fornire dettagli utili alla ricerca della verità sulla sua fine, con l’elenco di tutte le persone che hanno avuto rap­porti con lui. E dunque servirà ad ac­certare anche il suo legame con Gian­guarino Cafasso, il «pappone» e pu­sher di molti transessuali che per pri­mo — d’accordo con i carabinieri poi arrestati — aveva cercato di vendere il video di Marrazzo. L’hanno trovato morto il 12 settembre nella stanza di un motel alla periferia di Roma. E an­che la sua fine è misteriosa. Perché è vero che era tossicodipendente e ma­­lato, ma aveva 37 anni e i magistrati attendono l’esito degli esami tossico­logici per capire se è stato davvero un infarto a stroncarlo.

Fiorenza Sarzanini


21/11/2009

Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»

Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»

 

DOPO LA MORTE DI BRENDA. L’ex governatore chiuso in monastero: «Allora è vero che c’è un complotto»

 

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - «E’ colpa mia, è colpa mia. Dopo aver distrutto me, hanno fatto morire anche lei. Non è possibile, non è giusto, non doveva andare così. Perdonatemi per il male che ho fatto a tutti quanti. Non volevo. Ho sbagliato, ho commesso tanti errori, ma non doveva finire così...»: Piero Marrazzo è ricaduto nella disperazione ieri mattina, quando ha saputo della morte di Brenda. Pensava di aver già affrontato i giorni più duri: quelli dello scandalo, della vergogna, delle difficilissime confessioni alla famiglia, dell’uscita di scena dalla politica a testa bassa. Pensava di essersi lasciato alle spalle i momenti peggiori.

Invece adesso è stato costretto a fare i conti con altro e nuovo dolore. Con nuovi struggenti sensi di colpa. E con la paura. L’ex governatore è ancora nell’abbazia di Montecassino, nel Sud del Lazio. Lascia il si­lenzioso monastero solo per venire a Roma per le sedute di psicoterapia. Gli altri gior­ni, fra celle e confessionali, scorrono tutti uguali, scanditi dalle regole dei religiosi che gli danno ospitalità: otto ore di preghie­ra. Dall’alba al tramonto. Terapia spirituale, la chiamano. Pre­ghiera e meditazio­ne. Dalle lodi del mattino, ai vespri della sera. E poi passeggiate. Lettu­re. Pasti leggeri con i monaci. Qual­che contatto solo con la famiglia. Con gli amici più stretti. Con l’avvo­cato. Per il resto se ne sta lì, lontano dal mondo. Al ripa­ro dai giornalisti che da settimane lo cercano. Ieri pe­rò, poco dopo il raccoglimento mattutino nella cappella minore dell’abbazia, è arriva­ta la telefonata maledetta: «Piero, siediti e cerca di stare tranquillo. È successo qualco­sa di brutto...». La notizia che ha sconvolto il giornalista. «Se non ci fosse stato tutto questo clamo­re intorno a me, se non fosse venuta fuori questa vicenda, se non avessi coinvolto tut­te queste persone in questa storia, forse Brenda sarebbe ancora viva», si è sfogato l’ex governatore, con la voce strozzata dalle lacrime. «Allora è vero che c’è un complot­to, è vero che dietro c’è qualcosa di grosso. Dio mio che ho combinato, perdonatemi vi prego. Non volevo coinvolgere la mia fami­glia, non volevo far soffrire nessuno...», ha aggiunto.

«Perché prendersela con Brenda? Perché deve soffrire così tanta gente?», ha continuato a chiedersi. E così, oltre al dolo­re per la morte del trans, adesso si è affac­ciata la paura. Non quella del ricatto di qual­che carabiniere farabutto in cerca di facili guadagni. La paura di qualcosa di ben peg­giore. Troppi misteri. Troppi sospetti. Troppe cose che non tornano. Del resto, come ha sottolineato Luca Petrucci, l’avvocato che segue Marrazzo, quanto accaduto «è in­quietante, è una svolta davvero inquietan­te. Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e ra­pinata e poco dopo è morta. Vanno appro­fondite le cause, bisogna capire che cosa c’è dietro, anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più». Secondo Petrucci in ogni caso sarebbe giusto «met­tere sotto protezione Natalie», l’altro trans coinvolto nella vicenda. E ancora: «A que­sto punto temo per l’incolumità di Marraz­zo. Chiedo e spero che non gli venga tolta la scorta». Il mistero della morte di Brenda fa dun­que paura. Terrorizza l’ex governatore. «Pie­ro è preoccupatissimo non tanto per sé, quanto per quello che potrebbe capitare al­la famiglia», racconta uno dei suoi amici, «teme che ci sia qualche giro molto più grande e pericoloso di quanto avesse imma­ginato all’inizio. E ha paura che qualcuno possa fare altro male alle persone a lui ca­re ».

La procura starebbe valutando l’ipotesi di mettere sotto sorveglianza anche la fami­glia di Marrazzo, la moglie e la figlia. In real­tà già erano stati predisposti fin dalle scorse setti­mane dei «passag­gi frequenti» di pattuglie dei cara­binieri e della po­lizia nei pressi del­l’abitazione. Misu­ra precauzionale. Dopo i nuovi svi­luppi, però, si pensa a controlli più stringenti, al­meno fino a quan­do non verrà fatta piena luce sulla morte di Brenda. Marrazzo, appe­na saputo dei drammatici svi­luppi della vicen­da, dopo il primo momento di scon­forto, ha pensato di lasciare il ritiro spirituale. «Come faccio a stare tran­quillo con tutto quello che sta succedendo? Come posso sta­re qui? Devo tornare a casa, devo stare vici­no alla mia famiglia, devo proteggerla. Sen­za volerlo li ho comunque coinvolti in tut­to questo, devo fare qualcosa», ha ripetuto l’ex governatore confidandosi con le perso­ne più vicine. Ma poi lo hanno convinto a restare fra i monaci. Per andare avanti con la terapia spirituale. Ha provato a rilanciare chiedendo di essere raggiunto dalla moglie Roberta e dalla figlia. «Non è possibile. E per loro non sarebbe un bene», gli hanno risposto.

Paolo Foschi


Brenda tra morte e mistero. Oggi nuovo sopralluogo

Brenda tra morte e mistero. Oggi nuovo sopralluogo

 

La trans trovata senza vita in casa. Il suo computer immerso nell'acqua. E' la seconda vittima di una storia inquietante. I pm: omicidio volontario. Tra domenica e lunedì l'autopsia.

 

 

 

ROMA — Il corpo nudo disteso sul pavimento, la stanza invasa dal fumo. L’hanno trovato così Brenda, in quel monolocale seminterrato che usava come appartamento in via dei due Ponti 180, zona nord di Roma. E l’inchiesta sul ricatto all’ex Governatore Piero Marrazzo ha su­bito preso una direzione diversa e certamente inaspettata. Perché di quell’indagine il transessuale Bren­da era diventato protagonista, cu­stode di un video con le immagini di un festino al quale aveva parteci­pato con lo stesso presidente della Regione e Michelly, un altro viado con cui aveva convissuto per qual­che mese. Ma soprattutto deposita­rio dei segreti di chi da anni si muo­ve sulla scena di quel mondo del sesso a pagamento, dove la mag­gior parte dei clienti chiede di tro­vare anche cocaina in un groviglio di interessi gestiti dalla criminalità.

La scientifica al lavoro sul luogo della morte del trans (Ansa)
La scientifica al lavoro sul luogo della morte del trans (Ansa)

IL TESTIMONE E LE FESTE - Nei giorni scorsi gli investigatori hanno rintracciato alcuni clienti che potrebbero aver subito rapine mentre erano in compagnia dei via­dos. Vittime dei due carabinieri fini­ti in carcere — Carlo Tagliente e Lu­ciano Simeone — che il 3 luglio scorso sorpresero Marrazzo in com­pagnia di Natalie, lo filmarono e poi cercarono di vendere il video. È il racconto di uno di loro — uomo ricco e famoso — a far comprende­re quali spettri si agitino dietro que­sta vicenda. Perché dopo aver am­messo di essere spesso «stordito, quando mi apparto in bagno duran­te le feste», non è stato neanche in grado di affermare con certezza se uno di questi incontri fosse avvenu­to con una donna o con un transes­suale. Né, tantomeno, se qualcuno lo abbia potuto fotografare o filma­re. E invece sono stati gli stessi via­dos a raccontare che in alcuni casi hanno ripreso con il telefonino i clienti, alimentando un gioco che talvolta può arrivare a estreme con­seguenze. Proprio come accaduto a Marrazzo, stritolato in una catena di intimidazioni che alla fine lo ha costretto alla resa. Quanti altri vi­deo aveva girato Brenda? Quali se­greti custodiva? E di chi?

LA TELEFONATA IN REGIONE - I rapporti tra il transessuale e i carabinieri arrestati sono ancora poco chiari. Perché hanno negato di conoscersi, ma poi si è scoperto che poco dopo la telefonata fatta il 7 luglio scorso da Tagliente alla segreteria di Marrazzo, anche Brenda chiamò. Che cosa voleva? Era d’ac­cordo con i militari e sperava di ot­tenere qualche vantaggio facendo «pressione» sul Governatore? Ma soprattutto, era il trans una delle persone che fornivano le «soffia­te » sui clienti? Rispondere a questi interrogativi può consentire agli in­vestigatori di trovare una traccia concreta, in attesa che l’autopsia e gli altri rilievi affidati alla polizia Scientifica forniscano un quadro più chiaro di quanto può essere av­venuto all’interno del monolocale. Perché se la pista dell’omicidio è davvero quella che maggiormente prevale sulle altre, allora bisogna capire come si sia mosso Brenda negli ultimi giorni, quali messaggi possa aver lanciato e dunque quali inconfessabili paure abbia alimen­tato. Ma anche quale fosse il suo rapporto con Gianguarino Cafasso — lo spacciatore trovato morto nel­la stanza di un motel a metà set­tembre — che di molti trans era il «pappone» e il fornitore di droga. Perché è stato lui a «guidare» i ca­rabinieri nella stanza di Marrazzo e poi ha cercato di vendere il video. Ma l’informazione giusta sulle fre­quentazioni del Governatore e sui suoi spostamenti potrebbe essere arrivata proprio da Brenda.

DOPPIO SCENARIO - L’investigatore della squadra mobile di Roma che all’alba è entra­to nell’appartamento di via dei due Ponti parla di una «scena del crimi­ne piena di incongruenze» e pro­prio per questo non può escludere che quelle stranezze — le valigie dietro la porta, una bruciata; il computer nell’acqua; il corpo sul pavimento — in realtà «siano in or­dine e rappresentino un messag­gio ». Perché certamente la morte di Brenda — anche se si volesse credere al suicidio o all’incidente che degenera in tragedia — serve a lanciare un messaggio preciso. Un monito per tutti coloro che in que­sto ambiente si sono mossi con di­sinvoltura, troppo spesso alla ricer­ca di soldi facili da guadagnare con la cocaina o con i ricatti. E allora i magistrati si concentrano su due ipotesi. La prima accredita l’ingresso di uno o più assassini che soffocano Brenda e poi danno fuoco all’appar­tamento. La seconda si concentra invece sull’avvertimento: qualcu­no entra e dà fuoco al trolley. Vuo­le spaventare, ma la situazione sfugge di mano perché, quando il fumo invade la stanza, Brenda è tal­mente ubriaco da non riuscire ne­anche a ritrovare la porta per fuggi­re e si accascia sul pavimento or­mai senza vita.

Fiorenza Sarzanini


20/11/2009

Caso Marrazzo: la trans Brenda trovata morta

Caso Marrazzo: la trans Brenda trovata morta

 

Il corpo della transessuale, coinvolta nel caso dell'ex governatore del Lazio, è stato ritrovato nel suo appartamento in via Due Ponti, a Roma. La procura indaga per omicidio volontario. Un'amica di Brenda: "L'hanno uccisa"

 

 

Il corpo di Brenda, la transessuale coinvolta nella vicenda dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, è stato ritrovato nel suo appartamento a Roma Nord, in via Due Ponti 180. La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio.

La cronaca. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 i vigili hanno trovato il corpo della viado 32enne ormai privo di vita all'interno del suo appartamento.
Immediato l'intervento della polizia scientifica. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte.
Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi.

La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte della transessuale Brenda. 
Nell'abitazione di via Due Ponti c'è stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno.

Brenda potrebbe essere morta soffocata per le esalazioni da fumo. L'incendio si sarebbe sviluppato vicino alla porta di ingresso dove gli investigatori hanno trovato un borsone che forse conteneva qualcosa che è bruciato a lenta combustione. La salma sarà sottoposta ad accertamento autoptico e tossicologico.
Secondo chi indaga, la casa era troppo disordinata e probabilmente non era utilizzata da Brenda per ricevere clienti. Gli inquirenti hanno sequestrato anche un computer e un'agenda.
Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile.

Brenda è la seconda persona trovata morta nel caso Marrazzo. Nel settembre scorso è morto per un arresto cardiaco Gianguarrino Cafasso, il pusher che secondo i carabinieri coinvolti nel caso dell'ex Governatore della Regione Lazio, girò il filmato di quanto avveniva nell'appartamento di via Gradoli. La morte di Cafasso ha insospettito la procura di Roma che ha disposto una serie di accertamenti tossicologi per conoscere in maniera chiara le cause del decesso.

Le reazioni. "E' inquietante". Così Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo, ha commentato la morte di Brenda. E ha aggiunto: "Anche se non ho nessun elemento per aggiungere qualcosa in più se non quello che apprendo dai media, dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano, tra l'altro, a tacere i testimoni. In questo senso - conclude l'avvocato Petrucci - ritengo giusto mettere sotto protezione Natalie (altra trans che frequentava Marrazzo, ndr)".

"L'hanno ammazzata, non so chi", ha detto ai cronisti un'amica di Brenda, Barbara, davanti alla casa di via dei Due Ponti. "Siamo tutte a rischio. Viviamo con  paura".

Sulla morte di Brenda è intervenuta anche Luxuria. "Brenda non si è suicidata, poteva essere vista come una persona troppo scomoda", ha detto la prima parlamentare italiana transgender a Cnrmedia.

"A Roma il cadavere della trans Brenda viene trovato carbonizzato. Evidentemente qualcuno le ha voluto tappare la bocca per evitare che lei dicesse tutto quello che sapeva. Evidentemente non solo Marrazzo aveva frequentato via Gradoli", afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Caso Marrazzo. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso.
L'audizione svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali.
Pochi giorni dopo, l'8 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perché la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.


09/11/2009

Roma: finisce in ospedale Brenda, uno dei trans del caso Marrazzo

Roma: finisce in ospedale Brenda, uno dei trans del caso Marrazzo

 

Coinvolto in una rissa ha poi dato in escandescenze all'arrivo dei carabinieri, ubriaco e' stato portato al pronto soccorso dove ha avuto 5 giorni di prognosi

 

(Proto)

ROMA - Brenda, uno dei transessuali coinvolti nella vicenda dell'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, è finito in ospedale stanotte, dopo essere stato coinvolto in una rissa e aver dato in escandescenze all'arrivo dei carabinieri. Ferito al volto e in evidente stato di alterazione, probabilmente perché ubriaco, il transessuale è stata trovato dai carabinieri in via Biroli, nei pressi della via Cassia.

IN OSPEDALE - Ad avvertire i carabinieri sono stati alcuni passanti che hanno chiamato il 112 segnalando che in strada stava avvenendo una rissa o una aggressione che coinvolgeva un transessuale. Secondo quanto si è appreso, la pattuglia dei carabinieri, una volta arrivata sul posto, ha avvertito il 118 perché Brenda ha cercato di farsi del male provando a dare delle testate contro una macchina. Bloccato, è stato portato all'ospedale villa San Pietro, dove ha dato nuovamente in escandescenze. Sedato, è stato quindi dimesso con cinque giorni di prognosi.