21/06/2009

I cassonetti di Palermo con le misure sbagliate

I cassonetti di Palermo con le misure sbagliate


L’azienda comunale ha provato inutilmente a rivenderli. Adesso utilizza le ruote per sistemare i vecchi contenitori. Inservibili per la differenziata: sprecati 750 mila euro

 

PALERMO — Sembrava impossibile anche a loro, agli ingegneri, agli autisti e agli spazzini di lungo corso convocati in gran segreto sul piazzale della discarica di Bellolampo. Spingi a destra, spingi a sinistra. Niente. Spingi da sotto, spingi da sopra. Niente. Riprova a destra, riprova da sopra. Niente, ma proprio niente da fare. I cassonetti comprati l’anno scorso per far partire a Palermo la raccolta differenziata non vanno bene. Misure sbagliate, sistema di aggancio incompatibile: i camion non li possono sollevare e svuotare. Se ne sono accorti diversi mesi fa quelli dell’Amia, l’azienda comunale che si occupa di rifiuti e di cui spesso si è occupata la magistratura. Visto il comprensibile imbarazzo, hanno provato a tenere nascosta la notizia. E pure i cassonetti, confinati in un piazzale fuori città.

Li avevano comprati un anno fa, primo blocco da 1.500 esemplari a 500 euro l’uno per un totale di euro 750 mila a spese dell’ignaro contribuente. Dovevano consentire il recupero di carta, plastica e vetro, risollevando Palermo da quel misero 4 per cento di raccolta differenziata che spinge la quinta città d’Italia in fondo alla classifica nazionale. E invece si sono trasformati da contenitore per i rifiuti in rifiuti punto a basta. Mai utilizzati, nemmeno per un giorno. Inservibili anche per sostituire almeno una parte dei 5 mila cassonetti incendiati o danneggiati nelle ultime settimane in città, quando la raccolta si è fermata per mancanza di soldi e i palermitani hanno cominciato a dare fuoco ai cumuli di spazzatura che riempivano le strade. Ancora adesso sono fermi in quel piazzale di Bellolampo, la discarica cittadina vicina all’esaurimento (ovvio) visto che senza differenziata tutta la spazzatura finisce qui. Avvistarli non è cosa semplice: la discarica è recintata e sorvegliata. Bisogna prendere la strada che sale verso Torretta e poi tagliare per i rimboschimenti della forestale, armati di un buon teleobiettivo.

Chi ha sbagliato? Non la ditta che ha costruito i cassonetti e li ha regolarmente consegnati. Era proprio l’ordine ad essere impreciso e adesso l’Amia non può rivalersi su nessuno. L’azienda ha pure provato a rivenderli come affarone di seconda mano. Ma il salvataggio in corner non è riuscito. Qualcuno aveva pensato di piazzarli negli Emirati Arabi, visto che lì l’Amia doveva partecipare ad un bando proprio per la raccolta differenziata. Ma nemmeno gli arabi ne hanno voluto sapere. Di quelle missioni a Dubai ed Abu Dhabi resta solo l’inchiesta aperta nelle settimane scorse dalla magistratura palermitana. In 22 viaggi la delegazione guidata dall’allora presidente del consiglio d’amministrazione Vincenzo Galioto, ora senatore del Pdl, avrebbe speso almeno 300 mila euro. Più o meno la metà di quanto l’Amia ha pagato quei cassonetti ancora fermi sul piazzale. Cassonetti che adesso rischiano di fare la stessa (triste) fine degli ultimi camion per la raccolta comprati dall’Amia.

Con un debito che supera i 150 milioni di euro, l’azienda non riesce a pagare l’assicurazione dei nuovi mezzi, che quindi restano chiusi in garage. Solo che l’Amia non riesce a comprare nemmeno i pezzi di ricambio necessari per i camion vecchi, gli unici che circolano ancora. Non resta che smontare i camion nuovi e prendere da lì i pezzi che servono per quelli vecchi. Anche per i cassonetti mancano i pezzi di ricambio: solo per rimettere a posto tutte le ruote danneggiate o sparite negli ultimi anni servirebbero 50 mila euro. Soldi che l’Amia non ha. Qualcuno in azienda ha pensato di riciclare le ruote di quei cassonetti fermi sul piazzale, che tanto non servono a niente, e rimontarli su quelli vecchi che zoppicano in strada. Un modo per limitare i danni ma attenzione: la compatibilità non è stata ancora verificata. Visti i precedenti, si raccomanda prudenza.

Lorenzo Salvia

 


31/05/2009

Palermo in mezzo all'emergenza rifiuti

Palermo in mezzo all'emergenza rifiuti

 

Proteste dei netturbini che chiedono sicurezza sul lavoro e garanzie occupazionali. Da una settimana la raccolta non avviene regolarmente. Decine di cassonetti incendiati


PALERMO - A Palermo è emergenza rifiuti. Mentre cumuli di immondizie marciscono dappertutto per le strade della città dove da una settimana la raccolta dei rifiuti non avviene regolarmente, circa 200 lavoratori dell'Amia, l'Azienda dell'igiene ambientale, si sono radunati davanti al Palazzo d'Orleans, sede del governo regionale, per una manifestazione indetta dal rappresentante di base. Con questa protesta gli autonomi chiedono garanzia per il futuro occupazionale della ex municipalizzata che si trova in difficoltà economiche e per le condizioni di sicurezza sul lavoro. Il traffico nella zona ha subito dei rallentamenti per via della parziale chiusura al traffico di piazza indipendenza. Da giorni i lavoratori dell'Amia mantengono un presidio di fronte al muncipio e decine di cassonetti dell'immondizia stracolmi di rifiuti sono stati incendiati nella notte in diversi quartieri. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco.

LE SPESE DEI DIRIGENTI NEL PASSATO - I lavoratori dell'Amia, che attualmente ha un debito di 150 milioni di euro, hanno anche reso note le spese sostenute dai dirigenti in passato, in particolare quando la società doveva partecipare a un bando per la realizzazione della raccolta differenziata negli Emirati Arabi. Cena per una persona da 400 euro nei ristoranti più esclusivi di Dubai e Abu Dhabi. Ricevute per l'alloggio di una persona in hotel da 400 euro a notte e contemporaneamente ricevuta della stessa persona che affitta per un'ora un'altra stanza nello stesso albergo super lusso. Le «spese pazze», così sono state definite, dell'ex presidente del Cda dell' Amia (l'ex municipalizzata per la raccolta dei rifiuti nel capoluogo) Vincenzo Galioto, ora senatore Pdl, e di altri dirigenti e consulenti, sono state denunciate in una conferenza stampa a palazzo delle Aquile dai consiglieri comunali del Pd. L'Amia doveva partecipare a un bando per la realizzazione della raccolta differenziata negli Emirati. «Raccolta - dicono i consiglieri - che a Palermo non avviene».


23/09/2008

Cassonetti per i rifiuti «intelligenti»

Cassonetti per i rifiuti «intelligenti»

 

Sperimentati per quattro anni a Duino Arusina, nel Triestino. Gli ultrasuoni segnalano ai camion raccolta il livello degli scarti che possono decidere se fermarsi o meno.


DUINO ARUSINA (Trieste) - Da quattro anni nel Comune di Duino Arusina, in provincia di Trieste, si sperimenta un sistema di cassonetti per i rifiuti «intelligenti». Un'apparecchiatura agli ultrasuoni è stata installata su 40 dei 300 cassonetti del territorio comunale per misurare il livello degli scarti nel contenitore per i rifiuti. Quando il camion per la raccolta dei rifiuti di trova a 100 metri di distanza, un segnalatore invia la misurazione al guidatore del mezzo che, se i rifiuti nel cassonetto non raggiungono una misura stabilita, può decidere di non fermarsi. Inoltre i segnali inviati alla centrale consentono di ideare un percorso ideale per i camion per fermarsi solo davanti ai cassonetti pieni.

RISPARMIO - Il risparmio avviene su due fronti: i camion, non fermandosi e quindi non accelerando alla ripartenza, consumano meno carburante e inquinano di meno; inoltre non bloccano le strade facendo in questo modo risparmiare tempo e carburante alle auto che sono costrette a incolonnarsi per attendere lo svuotamento del cassonetto. In precedenza a Duino i cassonetti venivano svuotati ogni giorno, indipendentemente da quanto fossero pieni.

TEST - L'apparecchiatura costa circa 100 euro, ma il prezzo scenderebbe se fosse prodotta su larga scala, assicura Luciano Generali, l'ingegnere che ha ideato il dispositivo MSD-112 insieme alla Elcon Elettronica. Lo strumento è grande quanto un cartone di latte da un litro. La sigla deriva da Multiservice Device, 112 rappresenta invece i primi tre numeri della serie di Fibonacci, in cui ogni numero è la somma dei primi due. «La prova a Duino è andata bene», ha detto Marino Bozic, direttore della sezione raccolta rifiuti della Acegas, la compagnia triestina che ha l'appalto. «Ora però dobbiamo vedere come funziona in condizioni più impegnative come nella città Trieste».


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