18/08/2010
Non prendete nessun impegno Sabato 21 agosto è l'Apocalisse
Non prendete nessun impegno Sabato 21 agosto è l'ApocalisseRepubblica spara in prima pagina un articolo catastrofista che spiega come "fra tre giorni" le risorse naturali della Terra saranno tutte esaurite: "Niente più acqua, frutti e pascoli". Premio ecobufala del secolo
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26/07/2010
Mai più Love Parade
Mai più Love ParadeBufera sul festival techno in cui sono morte 19 persone, tra cui l'italiana Giulia Minola e altri 5 stranieri. “Non sappiamo spiegarci come sia potuto accadere” dicono le autorità locali. Ma sugli organizzatori piovono le accuse.
“Non sappiamo spiegarci quello che è successo. Avevamo predisposto tutto”.
Queste le parole di autorità locali e organizzatori nel corso della conferenza stampa all'indomani dalla strage alla Love Parade di Duisburg, dove 19 persone, tra le qual Giulia Minola, un'italiana di Brescia di soli 21 anni, sono rimaste schiacciate dalla folla in tunnel che conduceva al festival techno.
"Non vi possono essere parole sufficienti a descrivere il nostro choc" ha detto Rainer Schaller, tra gli organizzatori del festival. E ha assicurato che si faranno tutti gli sforzi per capire il perché di questa drammatica tragedia.
Il giorno dopo, Duisburg cerca di fare i conti con la tragedia; per capire cosa non ha funzionato e chi ha sbagliato.
E intanto montano le polemiche e la accuse ad organizzatori e autorità locali per non aver approntato un sistema di sicurezza adeguato.
E dopo il cancelliere tedesco, Angela Merkel, che sabato notte si era dichiarata sconvolta, ha parlato il presidente Christian Wulff che ha chiesto un'inchiesta approfondita per determinare le cause del drammatico incidente. Intanto, il sindaco della città tedesca, Adolf Sauerland, ha difeso il suo operato parlando di un sistema sicurezza "solido" messo in campo in vista del raduno che, secondo le stime, ha attirato 1,4 milioni di persone. "Non è stato il sistema di sicurezza che non ha funzionato, ma probabilmente la responsabilità risiede in errori individuali" ha detto. Molti la pensano diversamente.
Le accuse - Il fondatore della manifestazione, Matthias Roeingh conosciuto come Dr Motte, che da anni non ha più nulla a che vedere con la kermesse musicale, accusa gli organizzatori di aver mirato solo a far soldi, trascurando le necessarie misure di sicurezza. "I responsabili sono gli organizzatori", ha spiegato, definendo "uno scandalo" il fatto che ai giovani partecipanti sia stato consentito l'accesso allo scalo merci dismesso di Duisburg solo attraverso un unico ingresso. "L'unica cosa che contava era fare soldi", attacca Dr. Motte, "gli organizzatori non hanno mostrato il minimo senso di responsabilità verso la gente". Anche il sindacato di polizia ha criticato le lacunose misure di sicurezza adottate, poiché secondo il vice presidente della polizia del Nordreno-Westfalia, Wolfgang Orscheschek, l'area su cui si è svolta la Love Parade era troppo piccola per poter accogliere tutti i partecipanti, "vittime di interessi materiali". Orscheschek ha aggiunto che i responsabili dell'amministrazione cittadina sono stati fortemente condizionati dagli organizzatori, "quando hanno manifestato i loro forti dubbi riguardanti le misure di sicurezza", ma alla fine non hanno potuto far altro che accettare. Un alto funzionario di polizia ha dichiarato che la manifestazione di Duisburg è stata autorizzata dai responsabili cittadini solo il 21 luglio, "con un testo di appena due pagine, quando per una semplice festa rionale le norme da rispettare richiedono almeno cinque volte tanta carta". Dal canto suo, l'organizzatore della festa raver, Rainar Schaller, si è trincerato dietro risposte evasive, sostenendo che spetta adesso alla procura chiarire le cause di quanto é accaduto.
Mai più Love Parade - Ad oggi, però, una cosa sola è certa. Non ci saranno più Love Parade. L'organizzatore Rainer Schaller ha infatti annunciato la chiusura definitiva della manifestazione. "Le parole non bastano per spiegare le dimensione dello sconcerto", "la cosa più importante è che si chiariscano i fatti", ha aggiunto.
L'inchiesta - La Procura di Duisburg ha ufficialmente aperto un'inchiesta sulla tragedia alla Love Parade di Duisburg indagando al momento per omicidio colposo. L'area dove si svolgeva il concerto "poteva accogliere oltre 300.000 persone, ma non è mai stata piena", ha sostenuto in conferenza stampa Wolfgang Rabe, capo dell'unità di crisi. Secondo gli organizzatori, la Love Parade ha richiamato, nel corso dell'intera giornata, circa 1,4 milioni di persone. Per Rabe, le "sole cifre attendibili" sono quelle relative alle persone arrivate via treno, che alle 14 risultavano essere 105.000.
Le vittime - La polizia di Duisburg ha accertato l'identità di tutte e 19 le vittime nella tragedia della Love Parade. Si tratta di 11 donne e 8 uomini di età compresa tra i 18 e i 38 anni. Gli stranieri morti a Duisburg sono un'italiana, Giulia Minola, una 27enne australiana, una cinese, un bosniaco, un olandese e due studenti universitari spagnoli, un ragazzo e una ragazza. Tutte le famiglie sono state informate, ma le autorità tedesche non hanno ancora reso noti i nomi. Per quanto riguarda i feriti, invece, l'ultimo bilancio è di 516, di cui quattro italiani, questi ultimi tutti medicati e già dimessi.
I giovani sono morti schiacciati, calpestati, asfissiati nella calca terribile chesi è creata attorno alle 17 di sabato in un tunnel lungo 200 metri e largo 20 che avrebbe dovuto portarli sulla grande spianata all'aperto per il concerto finale. Il sottopasso si è trasformato in una trappola mortale, un imbuto che ha stritolato la gente. Nella ressa asfissiante, molti giovani hanno cercato una scorciatoia all'aperto arrampicandosi su una scala di sicurezza e alcune impalcature. Sotto il peso, le strutture sarebbero crollate schiacciando la gente sotto e creando panico generale.
Intervista agli italiani residenti a Duisburg
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25/07/2010
Love parade, i video della catastrofe su YouTube
Love parade, i video della catastrofe su YouTubeBastano meno di 50 minuti per far finire in rete le scene più tragiche, girate in diretta prima dell'arrivo dei cameramen professionisti. E nuove video testimonianze continuano a essere caricate in queste ore.
Citizen journalism o testimonianza in diretta. Nella calca infernale che ha trasformato la Love parade di Duisburg in tragedia c'erano migliaia di ragazzi con telecamere e macchine fotografiche digitali, o anche semplicemente con telefonini. Ragazzi che si erano dati appuntamento via internet e via internet si erano messi d'accordo con coetanei di tutta Europa per raggiungere la cittadina tedesca per un 24 luglio che doveva essere di festa.
Ecco perché, mentre la notizia delle vittime faceva il giro del mondo, c'era chi aveva postato su Youtube il documento filmato di quello che stava accadendo.
Come l'utente RadioFunClub
... e poi cercare disperatamente di allontanarsi da quella trappola di folla.
Ancora il tunnel incriminato in queste immagini di Artex212, dove si vede anche un pulmino della polizia tedesca, prima fermo, poi con la sirena accesa mentre tenta di andare avanti in una folla immane, rumorosa che si richiude intorno a qualsiasi mezzo di soccorso.
E ancora le immagini di Gigalogi girate con un iPhone nella stessa zona del tunnel quando il peggio è passato e ci sono finalmente i socorritori. Ci sono ragazzi trascinati di peso dagli amici, altri rianimati a terra da medici e infermieri, qualcuno cammina sotto choc, altri corrono.
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17/06/2010
Francia, alluvione nel sud-est. 19 morti
Francia, alluvione nel sud-est. 19 mortiLe piogge torrenziali hanno sommerso il dipartimento del Var. Piogge mai così intense dal 1827. Il ministro dell’interno Brice Hortefeux: “E' una catastrofe senza precedenti nella regione".
Piogge torrenziali di una violenza inaudita, strade inondate di fango, alberi sradicati, ponti sfondati, mobili trascinati via dalle case e automobili galleggianti, impilate qua e là: è uno scenario apocalittico quello che si lascia alle spalle l'inondazione che ha colpito il sud-est della Francia, in particolare il dipartimento del Var, proprio sopra Saint-Tropez, nella notte tra ieri e oggi, causando 19 morti e una decina di dispersi.
Le città più colpite sono Draguignan, dove l'acqua nelle strade ha superato i due metri, Les Arcs, Figanieres, Roquebrune, Trans-en-Provance e Frejus, dove sono caduti in media tra i 40 e gli 80 millimetri di pioggia, con accumuli fino a 380 millimetri. Oltre mille persone sono state portate al sicuro grazie all'intervento nella notte di 11 elicotteri e di numerose squadre di vigili del fuoco. Circa 100.000 famiglie sono rimaste senza elettricità e le scuole sono state chiuse. La circolazione dei treni che collegano Tolone a Nizza, in Costa Azzurra, resterà bloccata fino a domani, mentre l'aeroporto Hyeres-Tolone è stato riaperto in serata. Inoltre 500 detenuti della prigione di Draguignan sono stati evacuati a causa delle inondazioni.
"Questa mattina abbiamo trovato il centro di Draguignan devastato: case sventrate, strade dissestate, danni alle infrastrutture", commenta Corinne Orzechowski, responsabile della prefettura del dipartimento del Var. "La città è in uno stato pietoso coperta di pietre, detriti, con le auto abbandonate: è davvero una situazione drammatica", aggiunge anche il sindaco Max Piselli.
"E' l'apocalisse - racconta il primo cittadino di Les Arcs, Alain Parlanti - il ruscello Real che attraversa la città ha devastato tutto ciò che si trovava lungo il suo corso".
Gli abitanti parlano di "cataclisma", "diluvio", "catastrofe", "evento eccezionale". E secondo Meteo France, piogge così forti in questo periodo non si vedevano dal 1827.
Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha espresso "viva emozione" e ha chiesto al governo "di fare in modo che le vittime abbiano tutto l'aiuto necessario" e che si attivi "la solidarietà nazionale".
"E' una catastrofe senza precedenti nella regione", secondo il ministro dell'Interno, Brice Hortefeux, che si è recato sul posto, preoccupato che "il bilancio delle vittime si aggravi".
Secondo Meteo France, "il tempo nel Var sta migliorando, le piogge sono meno intense e si sono spostate più a nord", dirette verso i Pirenei atlantici e le coste basche. Precipitazioni sono previste anche questa notte, accompagnate da alta marea e forti venti da ovest sulla costa.
Lo scorso marzo, un'altra forte tempesta, Xynthia, aveva colpito l'ovest della Francia, causando 53 morti e diverse centinaia di milioni di euro di danni.
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16/02/2010
Haiti, crolla scuola: tre bambini morti
Haiti, crolla scuola: tre bambini morti
Nella città di Cap-Haïtien. Nel Paese già colpito dal terremoto il dramma non ha fine. L'edificio collassato a causa delle violente piogge
PORT-AU-PRINCE - Una scuola è crollata ad Haiti uccidendo tre bambini: lo riporta la Fox News citando fonti della Croce Rossa. I bambini erano a scuola nella città di Cap-Haïtien quando verso mezzogiorno è crollato un muro che li ha sepolti, ha detto un portavoce della Croce Rossa. La regione di Cap Haitien è stata colpita da forte piogge e nella notte la popolazione ha avvertito una scossa di terremoto che però non è stata registrata dai sismografi del servizio geologico americano. (Fonte Ansa)
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31/01/2010
Haiti, volevano far espatriare 33 bambini ma sono arrestati
Haiti, volevano far espatriare 33 bambini ma sono arrestati
Dieci americani, membri di una chiesa battista, sono finiti in manette dopo aver tentato di condurre illegalmente, nella Repubblica Dominicana, una trentina di minori. Cresce, intanto, nell'isola caraibica il rischio di adozioni illegali
Dieci cittadini americani sono stati arrestati ad Haiti, poiché accusati di aver tentato di far espatriare illegalmente 33 bambini. Si tratta di membri di una chiesa battista dell'Idaho, che hanno dichiarato di aver voluto solo aiutare bimbi rimasti orfani o abbandonati in seguito al terremoto.Il gruppo aveva intenzione di portare i minori nella Repubblica Dominicana, dove aveva progettato di trasformare un albergo in orfanotrofio. Nel frattempo il governo haitiano, per aggirare il rischio di adozioni illegali, ha imposto controlli più severi, tanto che solo il primo Ministro può autorizzare l'espatrio di un minore.
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30/01/2010
Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti
Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti
I media latinoamericani contro gli atteggiamenti goliardici a due passi dalle vittime. La squadra è originaria del Portorico, le foto pubblicate su Facebook (poi rimosse) creano imbarazzo nel Paese
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| Una delle foto goliardiche postate su Facebook |
PORT-AU-PRINCE - A pochi passi da loro probabilmente si respira ancora l'odore della morte. Dopo il terribile terremoto che ha sconvolto Haiti è scattata la solidarietà internazionale e squadre di soccorso sono partite alla volta dell'isola caraibica. Tra queste c'era anche la loro, quella di un gruppo di medici portoricani accorsi per dare manforte ai colleghi che abitualmente operano nel Paese. Fin qui nulla di male. Se non fosse che, forse per stemperare la tensione, a margine dei loro interventi a favore dei feriti hanno trovato anche il modo di brindare, scherzare e perfino di assumere atteggiamenti goliardici mettendosi sorridenti in posa per alcune foto ricordo con fucili e mitra prestati loro dai soldati che presidiano il territorio. Una situazione al limite del buon gusto, tanto più che quegli scatti sono poi stati pubblicati su Facebook. Dalla messa online delle immagini all'esplosione di un vero e proprio scandalo il passo è stato davvero breve.
«INSENSIBILITA' INCREDIBILE» - Le foto non sono passate inosservate e sono state subito riprese da quasi tutti i media latinoamericani. Grande eco hanno avuto anche negli Stati Uniti, dove la notizia risulta la più cliccata tra quelle del portale della Cnn. In patria, a Portorico, la cosa ha creato novevole imbarazzo, soprattutto negli ambienti istituzionali. «Quelle immagini sono di una crudezza ed insensibilità incredibile», ha reagito il presidente del senato portoricano, Thomas Rivera, che ha assicurato ad una radio locale che verranno prese le misure del caso.
SCATTI IMBARAZZANTI - Le foto mostrano vari medici che, ridendo, bevono, fumano, brandiscono armi prestate loro da soldati dominicani e perfino una sega, presumibilmente per amputare arti. Altre foto mostrano haitiani seminudi con arti amputati. Secondo la denuncia di una giornalista locale, le immagini, almeno un migliaio, sono state postate su Facebook dal gruppo 'Salvemos a Haiti (Senado de Puerto Rico)'. Dopo lo scandalo che ne è seguito, fanno sapere i media latinoamericani, sarebbero state ritirate. Sono però tuttora presenti sui siti web di molti blog e siti informativi online.
Redazione Online
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Haiti, spari contro gli sciacalli. Guarda le immagini
Haiti, spari contro gli sciacalli. Guarda le immagini
La situazione a Port au Prince è sempre più difficile. I marines fanno fatica a mantenere la situazione sotto controllo. Le security private sparano ormai ad altezza uomo contro i saccheggiatori. Tre morti negli scontri
E' caos nell'isola caraibica sconvolta dal sisma. Le guardie private e i marines hanno sempre più difficoltà a tenere sotto controllo la situazione. Una tremenda sparatoria si è svolta al centro della Capitale. Le guardie private ormai non esitano più a sparare ad altezza d'uomo contro i saccheggiatori. E i marines hanno sempre più difficoltà nel mantenere l'ordine pubblico. Negli scontri di oggi almeno tre morti. L'inviata di SKY TG24 ha documentato gli scontri con delle immagini spettacolari. Scene di guerra nel centro della città ferita a morte dal sisma di oltre due settimane fa.
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28/01/2010
Haiti, salvata dalle macerie una 16enne
Haiti, salvata dalle macerie una 16enne
Allarme onu per la bande criminali e le esecuzioni sommarie di presunti ladri. Trovata nel college dove studiava. Era in una nicchia, completamente disidratata e con una gamba ferita
PORT-AU-PRINCE - Continua a crescere il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto di Haiti (170mila, ha riferito il presidente René Préval), ma la speranza di trovare dei sopravvissuti non è ancora finita. Una ragazza di 16 anni è stata tirata fuori dalle macerie del College St. Gerard, a 15 giorni dal sisma: profondamente disidratata, sotto choc e con una gamba ferita. «Non so come sia riuscita a resistere tanto a lungo» ha detto uno dei soccorritori. Era in una nicchia circondata dal cemento: i team francesi stavano scavando tra le macerie quando hanno sentito una voce. Una volta estratta, la ragazza ha detto solo «grazie». «Era completamente disidratata e non in condizioni di uscire da sola» ha spiegato il portavoce della Protezione civile francese Samuel Bernes. «Parla, dice di essere felice - ha aggiunto il medico che l’ha visitata -. Ha 16 anni, è viva e ha tutta la vita davanti». Sono circa 135 le persone ritrovate in vita sotto le macerie dal sisma del 12 gennaio. Martedì pomeriggio un uomo di 31 anni è stato estratto dalle macerie dall’esercito americano nel centro della capitale.
ONU: ALLARME CRIMINALITÀ - Il presidente Préval ha anche fornito un bilancio delle devastazioni materiali: 225.000 abitazioni e 25.000 edifici commerciali sono stati rasi al suolo. Ha quindi annunciato che le elezioni legislative in programma il 28 febbraio sono rinviate a data da destinarsi e che alla scadenza del suo mandato (a febbraio 2011) non si ripresenterà. Nelle strade di Port-au-Prince intanto cresce la disperazione, con saccheggi ormai sistematici. Gli sfollati - oltre un milione secondo le ultime stime - sono radunati sotto il sole cocente nei campi di soccorso. Ovunque cartelli, in francese, inglese o spagnolo: «Abbiamo bisogno di aiuto, cibo, acqua e medicine». Il governo ha annunciato lunedì di avere installato 400.000 tende, che possono ospitare tra le cinque e le dieci persone ciascuna. L'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Navy Pillay, ha lanciato l'allarme sulla minaccia rappresentata dai leader delle gang criminali evasi dalle carceri del Paese - nel complesso gli evasi sopravvissuti al crollo delle prigioni sarebbero oltre 6.000 -, dai trafficanti di uomini, dalle esecuzioni sommarie di presunti ladri. E l'Unicef denuncia che la «situazione attuale ad Haiti favorisce i trafficanti di bambini».
Redazione online
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24/01/2010
Bertolaso: «Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza»
Bertolaso: «Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza»
«Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto,». Il capo della Protezione civile: «Situazione patetica, manca un coordinamento. Troppi show per la tv»
| Bertolaso in visita all'ospedale Saint Damien Fondazione Rava a Port-au-Prince (Ansa) |
«Ci sono enormi organizzazioni coinvolte e moltissimo da fare, ma la situazione è patetica, e tutto si sarebbe potuto gestire molto meglio». Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, critica duramente la gestione degli aiuti dopo il terremoto di Haiti. E, durante la trasmissione "In mezz'ora" su Raitre, spiega che «il mondo poteva dare prova di poter gestire al meglio una situazione come questa, ma finora non ha funzionato». Riguardo alla massiccia presenza di forze militari Usa, Bertolaso ha aggiunto: «Era inevitabile e indispensabile una forte presenza dell’esercito americano, anche se i 15mila uomini non sono utilizzati in modo migliore. Le navi ospedale, le portaerei, non hanno rapporti stretti con il territorio, con le organizzazioni umanitarie che sono presenti sul posto. Ognuno fa la sua parte, ma in modo svincolato».
TECNICA D'INTERVENTO - «Gli americani - ha aggiunto - tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza. Manca una capacità di coordinamento, utile per non disperdere gli aiuti che sono stati inviati. È stato fatto uno sforzo impressionante, encomiabile, ma non c’è una leadership. Serve un uomo, serve un Obama che gestisca le emergenze». Ed anche «Clinton che scarica le cassette della frutta» non è servito. «Sarebbe stata la svolta se lui avesse gestito l’emergenza in prima persona, invece se n’è andato». La «tecnica d’intervento» ad Haiti applicata dagli Usa, secondo Bertolaso, è quella già usata in passato a Goma, Ruanda e Cambogia. «Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma è una contraddizione se non si pongono le basi per la vita futura».
BELLA FIGURA - «Troppo spesso - rileva Bertolaso - una volta arrivati sul luogo di un disastro, si pensa subito a mettere un grande manifesto con lo stemma della propria organizzazione, a fare bella figura davanti alle telecamere, piuttosto che mettersi a lavorare per portare soccorso a chi ha bisogno».
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