19/11/2010

Birra e volgarità: ubriachi in chiesa I consiglieri Pdl e Lega in un video

Birra e volgarità: ubriachi in chiesa I consiglieri Pdl e Lega in un video

«Un errore, ci pentiamo». Il lumbard: sono pronto a dare le dimissioni. Nella cattedrale di Monaco di Baviera con bottiglie di birra in mano, tra parolacce, rutti e una bestemmia

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13/11/2010

Duomo, ok all'albero di Tiffany La Curia: contrari, non vogliamo soldi

Duomo, ok all'albero di Tiffany La Curia: contrari, non vogliamo soldi

Davanti alle telecamere del Chiambretti Night il sindaco aveva bocciato la boutique. Offerta per i restauri della Cattedrale. Monsignor Manganini: «No, stravolto un simbolo religioso»

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25/06/2010

Blitz nella cripta di una cattedrale belga Si cercano presunti dossier sulla pedofilia

Blitz nella cripta di una cattedrale belga Si cercano presunti dossier sulla pedofilia

Dura la replica della santa sede: «Stupore e sdegno». Controlli a Mechelen. I media: «I poliziotti cercavano documenti nascosti nella tomba di un arcivescovo»

 

I controlli nell'arcivescovado (Ansa)
I controlli nell'arcivescovado (Ansa)

ROMA - Torna la tempesta sulla chiesa cattolica belga, con una serie di nuove perquisizioni effettuate dalla polizia dopo le ultime denunce di abusi sessuali da parte di preti pedofili. I controlli di giovedì hanno riguardato, oltre all'arcivescovado, anche la cripta della cattedrale Saint Rombout a Mechelen. Lo riferiscono venerdì diversi quotidiani del Belgio, secondo i quali gli agenti sono scesi fino nella cripta alla ricerca di dossier sulla pedofilia che sarebbero stati nascosti nella tomba di un arcivescovo.

NESSUN NASCONDIGLIO - I poliziotti avrebbero utilizzato anche martelli pneumatici, ma non sarebbe stato trovato alcun nascondiglio segreto. Secondo una fonte giudiziaria citata dal quotidiano De Morgen, le perquisizioni sono state fatte nell'ambito dell'inchiesta denominata «Operazione Chiesa». «Se dai dossier sequestrati dovesse emergere che alcuni ordini religiosi hanno impedito sistematicamente, per decenni, che i pedofili potessero essere giudicati, allora per la legge formerebbero un'organizzazione criminale. È complice anche chi aiuta a garantire l'impunità», ha indicato la fonte del De Morgen.

SI SCAVA NEL PASSATO - La priorità del giudice Wim De Troy, che conduce l'inchiesta, scrive anche il quotidiano La Derniere Heure, è di stabilire se il comportamento della Chiesa, «da più di venti anni», può costituire «complicità in senso penale». Il ministro della giustizia dimissionario Stefaan De Clarck (il Belgio non ha un nuovo governo dopo le elezioni del 13 giugno scorso), in un'intervista, si è detto sorpreso delle perquisizioni, ma ha precisato che la magistratura è indipendente e che spetta a quest'ultima decidere se sono necessarie.

SANTA SEDE
- Dura la reazione della Santa Sede. La «violazione delle tombe» avvenuta in Belgio ha suscitato «sdegno» nella Segreteria di Stato vaticana, che, in una nota ufficiale, torna a condannare l'abuso di minori da parte di religiosi, esprimendo però «vivo stupore» per le modalità in cui sono avvenute le perquisizioni». Stupore e sdegno che «sono stati espressi personalmente da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, a Charles Ghislain, Ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede».

I VESCOVI
- I vescovi del Belgio hanno preferito non commentare, limitando la loro protesta ad un solo aspetto: il sequestro delle carte della «Commissione Adriaensses» sul «trattamento degli abusi sessuali nel quadro di una relazione pastorale». E insieme allo stesso prof. Peter Adriaensse «si rammaricano del fatto che, durante un'altra perquisizione, tutti i dossier di questa commissione sono stati sequestrati». «Questo fatto - sostengono i presuli - va contro il diritto alla riservatezza di cui devono beneficiare le vittime che hanno scelto di indirizzarsi a questa commissione». Secondo la Conferenza Episcopale del Belgio, «tale azione lede dunque gravemente il necessario ed eccellente lavoro di questa commissione». La nota della Conferenza Episcopale del Belgio afferma comunqe che «i vescovi hanno sempre detto di avere fiducia nella giustizia e nel suo lavoro. La presente perquisizione viene accolta con la stessa fiducia e perciò, per il momento, essi si astengono dal fare ulteriori commenti».

Redazione online


19/09/2009

Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci

Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci

 

Al duomo Il cardinale striglia la politica:«Il Sud è uscito dall'agenda politica, ma non ci dobbiamo rassegnare»

 

Il prodigio di San Gennaro

Il prodigio di San Gennaro

 

NAPOLI - Si ripete il prodigio del sangue di San Gennaro, ma il cardinale Sepe «striglia» la politica, nazionale e locale. Alle ore 9.57 il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro. La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. Lo sventolio del fazzoletto bianco dall’altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli.

IL MONITO DI SEPE - Parole dure del cardinale, nel corso dell'omelia di San Gennaro. «I problemi del sud sono scomparsi, per lungo tempo, da un’agenda politica troppo impegnata a turare le altre falle che via via si aprivano». ha detto. «Ma il Mezzogiorno non può continuare a essere la falla permanente della storia d’Italia; così come Napoli non può rassegnarsi a tenere saldamente il titolo della città dell’emergenza». «La mancanza di lavoro è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli», ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale. «Lavoro significa un guadagno onesto, lavoro significa la possibilità di rendersi utile e di esprimere le proprie competenze. In una parola, lavoro è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Sepe ha poi fatto riferimento ai temi dell’integrazione con gli immigrati: «Siamo, nonostante le poche risorse, la città dell’accoglienza. Le porte di Napoli sono aperte a tutti e il volto della comunità esprime ora una multiculturalità diffusa e accettata». Poi l'ultimo colpo alla politica, ma anche al ceto intellettuale e alla gente comune: «Non possiamo restare immobili di fronte all’inevitabile, non possiamo restare vittime della nostra commiserazione, sperando di commuovere qualcuno e spronarlo a porre attenzione alla nostra storia futura».