24/04/2012

Berlusconi: «Se si vota a ottobre vince la sinistra»

Berlusconi: «Se si vota a ottobre vince la sinistra»

IL RITORNO DEL CAVALIERE. Lo sfogo di Berlusconi ai suoi: «A prossimo congresso del Pdl proporremo il cambio di nome»

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29/09/2011

Katarina: «Sono la fidanzata di Silvio»

Katarina: «Sono la fidanzata di Silvio»

«NON L'HO MAI RICATTATO». Parla la ventenne ex Miss Montenegro: «Vivo ad Arcore, ho conosciuto il premier quando avevo 18 anni»

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26/05/2011

Berlusconi: blocco mediatico contro di me

Berlusconi: blocco mediatico contro di me

«De Magistris? Un bell'uomo, ma un incapace totale. Chi lo vota è senza cervello». Il premier: «Non siamo soddisfatti del voto, ma la sconfitta della Moratti è dovuta alla disinformazione»

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20/05/2009

Toghe e caso Noemi: Silvio si sente «braccato»

Toghe e caso Noemi: Silvio si sente «braccato»

 

Il capo del governo preoccupato anche dagli effetti delle vicende personali. Berlusconi ritiene di essere vittima di un’operazione che mira a destabilizzarlo. «Cosa vogliono, che mi dimetta?»

 

 

Silvio Berlusconi durante l'ultima conferenza stampa all'Aquila (Ansa)
Silvio Berlusconi durante l'ultima conferenza stampa all'Aquila (Ansa)

ROMA — «Cosa vorrebbero, che morissi in un attentato? Cosa dovrei fare, scompari­re?». Berlusconi si sente come un toro a cui i picadores stanno infliggendo le banderillas, per poi lasciarlo senza forze al colpo del mata­dor. Dice di essere «circondato, braccato», e ie­ri pomeriggio la sua furia senza bersaglio era rivelatrice del suo stato d’animo: «Sono scon­fortato. Vogliono che molli tutto e mi dimetta? Questo vogliono? Massì, chi me lo fa fare, arri­vederci...»

Così aveva farcito le sue conversazioni pri­ma di presentarsi all’Aquila. E quel ragiona­mento svolto con autorevoli ministri e dirigen­ti di partito, quell’atto d’accusa verso una spectre priva di volti e di nomi, aveva allarma­to la corte del Cavaliere, dove a un certo punto era prevalso il timore che davvero il premier fosse pronto a un gesto clamoroso, di sfida quantomeno, se non addirittura di rassegnazio­ne. È chiaro che senza Berlusconi l’intera archi­tettura politica cederebbe, perché senza di lui ­ lo spiegò tempo addietro Confalonieri - salte­rebbe tutto. Ma non è questione all’ordine del giorno, semmai il patron di Mediaset è preoccu­pato per l’amico di una vita, teme che altre ban­derillas possano venire usate per stroncare una leadership che oggi non ha rivali.

La sentenza Mills è un altro colpo all’imma­gine del premier, «coperto» dall’avvocato in­glese e protetto dal lodo Alfano. Certo, l’ennesi­ma offensiva contro Berlusconi per la sua enne­sima vertenza giudiziaria, nelle urne potrebbe trasformarsi in un boomerang per l’opposizio­ne. Ma per quanto possa apparire paradossale, la campagna elettorale non interessa più nes­suno, nell’inner circle del Cavaliere se ne sono convinti, «tanto, anche se il Pd arrivasse al 27% invece del 25%, si direbbe che in fondo ha ottenuto un buon risultato rispetto alle atte­se».

È Berlusconi nel centro del mirino, almeno così lui si sente: vittima di un’operazione che mira a destabilizzarlo. E più del caso Mills, è ossessionato dai vortici sulla vicenda di Noemi che lo chiama «papi», da quella parola terribile che non osa nemmeno pronunciare, che teme di veder affiorare sulle labbra dei suoi contestatori, o di veder riproposta sulle prime pagine della stampa internazionale quando ospiterà i leader mondiali al G8. Ecco oggi la priorità del premier: c’è un’immagine da rico­struire in fretta, come l’Abruzzo, anche al co­spetto dei potenti della Terra. L’ha fatto capire quando ha ammesso che «il danno c’è stato, certamente», e che sarà chiamato a «uno sfor­zo per far passare la realtà» con le cancellerie straniere.

Sarà pur vero che l’indice di gradimento re­sta altissimo, «ero al 75,1% e sono calato solo dello 0,3%, cioè nulla». Ma intanto l’altra sera alla cena elettorale di Milano — citando gli amatissimi sondaggi — è rimasto sul vago di­cendo che «il Pdl sta ben sopra il 40%», lascian­do intuire una flessione. Eppoi, a forza di subi­re colpi, il rischio è che un tarlo possa logorare il suo rapporto con l’opinione pubblica, anco­ra solidissimo. Chi lo cinga d’assedio non lo di­ce, al di là dell’offensiva contro «la stampa di sinistra». Che sia pronto a ribattere è evidente, quando annuncia di volersi recare in Parlamen­to a parlare di giustizia.

Ma Berlusconi avverte l’accerchiamento. La crisi economica sembrava il suo unico nemi­co. In autunno, «quando eravamo sull’orlo del­l’abisso », Tremonti aveva scorto strane mano­vre dentro e fuori il Palazzo, le aveva attribuite al «partito della crisi», a «quelli del tanto peg­gio tanto meglio». «Sfascisti idelogici», li ave­va definiti il titolare di via XX Settembre, «so­no personaggi che si illudono di poter eredita­re qualcosa dalla caduta del governo, senza ca­pire che una crisi non sarebbe solo la fine del­l’esecutivo ma la fine di tutto». «L’allarme è rientrato», spiegava Tremonti una settimana fa. Ora c’è un altro fronte, ben più insidioso, a preoccupare il Cavaliere.

Francesco Verderami


09/01/2009

La sfida di Soru: se io vinco ripeto quel che riuscì a Prodi

La sfida di Soru: se io vinco ripeto quel che riuscì a Prodi

Il governatore chiede che il pd esalti «l'esperienza dell'ulivo». «In Sardegna si può tornare al successo e a battere Berlusconi»

 

ROMA — «La sconfitta non è per sempre». Adagio che dovrebbe suonare rassicurante per i vertici del Pd. E, certo, l'intento era quello, anche se il resto della frase, e l'autore, autorizza a una lettura più maliziosa: «Se vinciamo in Sardegna, si può tornare a vincere e a battere Silvio Berlusconi, come ha fatto Prodi due volte». Renato Soru, governatore della Sardegna, con un'intervista all'Espresso si accredita come l'uomo che può ridare fiducia al centrosinistra. E, sempre volendo trarne una lettura maliziosa, si erge contemporaneamente a futuro leader del centrosinistra per sconfiggere il Cavaliere. Dando qualche sostanza alle voci che da settimane lo vedono come il possibile uomo nuovo del Pd, pronto a uscire allo scoperto anche sul piano nazionale.

Il governatore uscente della Sardegna, dimissionario dopo una scontro interno nel Pd, attacca frontalmente Berlusconi, ignorando il suo sfidante, Ugo Cappellacci, considerato poco credibile: «Sarà uno scontro Soru-Berlusconi per interposta persona». Lo scontro comincia con un parallelo con Mussolini: «"Faccio sapere ai sardi che noi ci occupiamo amorevolmente dei problemi della loro isola". Sa di chi è questa frase? Di Benito Mussolini. Berlusconi dice la stessa cosa».

Ma sono i passaggi interni sul centrosinistra che fanno riflettere. Soru chiede al Pd «un forte segno di discontinuità», ovvero la non canditura di chi ha più di due legislature e di chi «non si riconosce nel programma». Bene il Pd, se non altro perché ha «cominciato una traversata nel deserto, strada senza ritorno ». Ma servirebbe una correzione di rotta: «Bisognerebbe mettere più in risalto la continuità con l'esperienza di Romano Prodi e dell'Ulivo. Quella è la radice più autentica del Pd». Quanto basta per entusiasmare Arturo Parisi, pronto a criticare chi, ovvero Veltroni, «ha provocato un disastro con l'illusione della solitudine: bisogna tornare all'Ulivo ». «Parole sante quelle di Soru», conferma un altro prodiano, Franco Monaco. E a giungere alle estreme conseguenze ci pensa «Il Regno», mensile dei padri dehoniani di Bologna, vicini alle posizioni prodiane, per il quale «il Pd di Veltroni e D'Alema, con corredo di ex popolari, è avviato al declino». Veltroni non commenta, anche se in largo del Nazareno si ricorda come nell'ultima Direzione sia stato lo stesso segretario a ricordare positivamente l'esperienza dell'Ulivo. Quanto a Soru, smentisce quanto scritto ieri da un quotidiano locale, secondo il quale avrebbe scoraggiato la partecipazione di Veltroni alla campagna elettorale sarda. Smentita alla quale si associa il commissario del Pd in Sardegna Achille Passoni. E infatti, Veltroni in Sardegna ci sarà, «regolarmente invitato» dal candidato ufficiale del Partito democratico.

Di parere opposto il candidato PDL che replica: "In Sardegna la sinistra ha lasciato un disastro, non avrà la riconferma". Nell'intervista rilasciata ad un quotidiano nazionale, dice;


 
Ugo Cappellacci, subito dopo l’investitura Berlusconi ha sentenziato che lei sarà «il Gianni Chiodi sardo». È pronto alla sfida con Soru per la presidenza della Regione?
«Sento una grande responsabilità sulle spalle, soprattutto per la situazione in cui si trova la mia terra: 190mila disoccupati, 300mila vicini alla soglia della povertà, popolazione indebitata tanto che su uno stipendio medio di 1500 euro, 700 se ne vanno per pagare le rate dei mutui...».
 
Scenario allarmante. Ma Soru è un osso duro...
«L’analisi sugli ultimi cinque anni non l’abbiamo fatta noi ma esperti ed economisti. La sinistra non ha mantenuto gli impegni e non può pretendere di essere riconfermata».
 
Soru la attacca dicendo che lei si presenta come nuovo, ma non lo è. E che non conosce la Sardegna...
«Sono sardo al 200 per 100: genitori e nonni sardissimi. Conosco bene i problemi della mia terra a differenza di chi ha governato chiuso nel grigiore solitario delle stanze del palazzo. Mentre io riporterò al centro la famiglia, le imprese e il territorio, con i sindaci in prima linea».
 
Soru sembra snobbarla dicendo che «in Sardegna ci sarà uno scontro Soru-Berlusconi»...
«Se conterò lo diranno gli elettori e i fatti della mia azione di governo. Non ho alcun timore a raccordarmi con un governo che è e sarà amico della Sardegna. Se necessario chiederò interventi da Roma perché i miei disoccupati e i padri di famiglia in grave difficoltà possano vivere con dignità. Non mi vergognerò di chiedere aiuto al governo perché non sto chiedendo assistenza ma soltanto condizioni di pari dignità per i sardi».
 
La sinistra insinua che lei cura l’aspetto fiscale delle ville sarde di Berlusconi...
«Non curo alcun aspetto fiscale delle ville di Berlusconi. Sono solo figlio d’arte di un commercialista e ho lavorato per il gruppo Fininvest ma anche per il gruppo De Benedetti oggi, come noto, molto vicino a Soru».
 
Il modello Soru: dove ha fallito?
«Con la scusa di farsi paladino di principi di sardità ha di fatto imposto un sistema di governo centrato sul pensiero unico, sulla sua personale mono-cultura, sulla sua incommensurabile magnificenza di monarca illuminato. Deve vedere e controllare tutto lui, gli altri non contano nulla. Un modo dispotico di governare, inqualificabile per una moderna democrazia. Eppoi non sorride mai e non guarda negli occhi quando parla».
 
Piano paesaggistico regionale, ossia i vincoli allo sviluppo edilizio delle coste che è costato caro al governatore uscente... Le piace?
«Cinque anni fa Soru ha raccontato una bella storia fatta di principi sacrosanti legati alla struggente bellezza della nostra isola. Ci batteremo più di lui perché tutto questo sia salvaguardato ma noi siamo più credibili. La vicenda del piano paesaggistico ha dimostrato che è stata tolta ai sindaci la possibilità di essere protagonisti a casa loro. Quello che noi non accettiamo. Tutela dell’ambiente sì, ma concordata e condivisa».
 
Soru e il conflitto di interessi: dal caso Saatchi & Saatchi alla liaison con i De Benedetti. In molti, anche a sinistra, sono in imbarazzo...
«Non ho tempo per seguire questioni di cattiva amministrazione dei soldi pubblici, sui cui sta indagando la magistratura».

 

 


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19/11/2008

Di Pietro attacca il Cavaliere Il premier chiama in tv: lo querelo

Di Pietro attacca il Cavaliere Il premier chiama in tv: lo querelo

L'ex pm: lui corruttore politico. La replica: mi denunci o è calunnia. Lite in diretta con Epifani sull'incontro «segreto» con Cisl e Uil

 

 

ROMA — «Berlusconi? È un grande corruttore politico». Antonio Di Pietro attacca con violenza il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusandolo di avere tentato di portare dalla sua parte, del centrodestra s'intende, dapprima lo stesso ex pm ai tempi del primo governo del Cavaliere, e poi il candidato delle opposizioni alla presidenza della commissione di Vigilanza della Rai, Leoluca Orlando, e da ultimo il presidente Riccardo Villari («È come Giuda si sarebbe venduto per trenta denari», secondo il leader dell'Idv) votato dalla maggioranza assieme a due esponenti del centrosinistra.

Ma di fronte a questa ricostruzione dei fatti il capo del governo insorge e chiama in diretta al telefono la trasmissione di Giovanni Floris, Ballarò, su Raitre. Una replica altrettanto dura: «Di Pietro ha detto che avrei tentato di corrompere in questi anni lui, Leoluca Orlando e Villari: ebbene Villari non lo conosco, non l'ho mai incontrato, a Orlando non ho mai proposto un appuntamento. Effettivamente a Di Pietro pensai nel '94 di proporre un ministero, ma allora non ero a conoscenza del fatto che da pm aveva messo in galera degli innocenti, persone poi neppure rinviate a giudizio. Avendolo conosciuto, ho rinunciato seduta stante a fargli la proposta. Di Pietro se dice queste cose deve andare dai magistrati a denunciarmi. Io lo denuncerò per calunnia».

Berlusconi parla anche dell'incontro avuto la scorsa settimana con i leader sindacali di Cisl, Raffaele Bonanni, e di Uil, Luigi Angeletti, nella sua residenza privata di palazzo Grazioli, incontro stigmatizzato dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani presente nello studio di Ballarò. «Nessun incontro, nessuna cena. — chiarisce —. L'incontro c'è stato, ma è avvenuto non a casa mia ma nella sede di Forza Italia, è stato un incontro rapido al quale io sono stato invitato e del quale non sapevo nulla fino a mezz'ora prima». Epifani, però, contesta questa ricostruzione e sostiene che «non si fa così, serve trasparenza e lei avrebbe dovuto sentire la mancanza di un grande sindacato come la Cgil». «Trovo del tutto fuori luogo questa osservazione — obietta Berlusconi —. La vita politica è fatta di molteplici incontri con i singoli e con le parti. L'incontro di cui parliamo era di questo tipo, ne ho avuti diversi altri».

Berlusconi insiste sul punto tanto che aggiunge: «Gli incontri ufficiali avvengono nella sala verde, e a questi la Cgil è stata sempre invitata». Ma, obietta il capo del governo citando la vertenza Alitalia, «per sette volte invitato, Epifani non si è presentato per fare fallire la trattativa su mandato della sinistra». «Il presidente del Consiglio così conferma l'incontro, ne prendo atto — incalza Epifani — quindi qualcuno ha detto una bugia». A «Ballarò» Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani a colloquio con Silvio Berlusconi durante la puntata di «Ballarò» ieri sera L'incarico Riccardo Villari è stato eletto presidente della commissione di Vigilanza Rai

Per guardare il video clicca qui