06/07/2010
Kylie Minogue come Afrodite
Kylie Minogue come AfroditeLa Venere tascabile australiana torna prepotentemente sulla scena con un nuovo lavoro all'insegna della dance music, dell'energia e dell'ottimismo, dall'emblematico titolo 'Aphrodite', dea dell'amore, della bellezza e della sensualità
Il nuovo album di Kylie Minogue, dal conturbante titolo 'Aphrodite', disponibile nei negozi da martedì 7 luglio, segna il ritorno sulle scene della poliedrica artista e performer che nella sua carriera ha venduto oltre 60 milioni di dischi nel mondo. L'album sarà disponibile in versione cd e cd e dvd (che contiene il making of del video di 'All the lovers', il video del singolo, quattro performance live del tour Usa 2008/2009 e alcune immagini inedite).
L'album vede Kylie celebrare le sue origini dance con la collaborazione, in veste di executive producer, di Stuart Price, che ha prodotto anche artisti del calibro di Madonna, Pet Shop Boys, Missy Elliott, The Killers, Gwen Stefani, Starsailor e Seal. La lista degli autori dei brani vede in primis Kylie e a seguire Stuart Price, Calvin Harris, Jake Shears, Nerina Pallot e Tim Rice-Oxley dei Keane.
La cantante australiana ha presentato il singolo 'All the lovers' lo scorso 29 maggio in Italia, nella suggestiva cornice dell'Arena di Verona per i Wind Music Awards. "Il singolo -ha spiegato l'artista- è stato uno degli ultimi brani ad essere scritto per l'album. Anche mentre lo stavo registrando, già sapevo che 'All The Lovers' sarebbe stato il primo singolo; rappresenta perfettamente l'allegria dell'album. E' una canzone da pelle d'oca. Sono curiosa di sapere cosa ne pensera' il pubblico".
"'All The Lovers' -ha aggiunto il produttore Stuart Price- è un brano magico e sintetizza perfettamente quello che l'album veramente e' Kylie che fa musica pop dance nel migliore dei modi. A pensarci bene Kylie e' in ogni dettaglio di quest'album".
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30/09/2009
Il nuovo Cd di Emily Howell: la compositrice «virtuale»
Il nuovo Cd di Emily Howell: la compositrice «virtuale»
MUSICA DIGITALE. La musica dagli algoritmi, in un esperimento di intelligenza artificiale durato 30 anni
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MILANO – Dopo anni di lavoro intenso, il primo disco di Emily Howell sta per essere pubblicato. Non si tratta di un’artista emergente in carne e ossa, ma di un software in grado di comporre musiche originali messo a punto presso l'Università della California.
IL PROGETTO – La paternità di Emily è del professor David Cope, che da circa un trentennio è impegnato nello studio di un algoritmo che consenta di creare musica di qualità tramite l’intelligenza artificiale. Ciò che Cope ha realizzato non è un programma qualsiasi per l’elaborazione dei suoni: Emily è infatti in grado di produrre composizioni originali partendo dall’analisi delle melodie contenute in un database di musica creato dallo scienziato. Si tratta quindi di brani nuovi ispirati a musica già esistente, che però è stata a sua volta prodotta dalla prima versione del programma, nome in codice EMI.
DA EMI A EMILY – I risultati ottenuti da Cope con EMI (che si ispirava invece a un archivio di opere dei grandi della musica classica) hanno da subito suscitato grande interesse nel mondo scientifico. Tra musicisti e compositori, invece, il software ha più che altro generato scetticismo, se non addirittura ostilità da parte degli agenti dei (pochi) interpreti che invece avevano dimostrato interesse per le melodie di EMI dicendosi addirittura disposti a eseguirle in concerto. Per i professionisti del settore – ha spiegato il professore – «la creazione della musica è una capacità innata negli esseri umani» e una macchina non può essere all’altezza. Tuttavia, nonostante l’iniziale delusione, Cope non si è arreso e dalle ceneri di EMI (nonché dal database di melodie da lei create) è nata Emily Howell, caratterizzata da uno stile tutto suo, che nulla ha da invidiare ai grandi musicisti. E mentre l’etichetta discografica Centaur Records si appresta a produrre il primo Cd del talentuoso compositore virtuale, Cope fa sapere di non aver ancora finito e di essere già al lavoro su un nuovo progetto. Perché per lui la musica è una scienza matematica e la composizione non è solo una questione di ispirazione, ma anche di programmazione.
Alessandra Carboni
Fonte: Corriere della Sera
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01/08/2009
La bidella che mi ha cambiato la vita
La bidella che mi ha cambiato la vita
IL CANTAUTORE DELLE «STORIE TESE». Elio: «Condannato al flauto dalle mamme (degli altri). A scuola volevo il piano, ma il corso era pieno»
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Festa grande, quest’anno per Elio e le Storie Tese. A ottobre festeggiano i vent’anni dal primo album: «Avevamo cominciato a fare concerti nell’81-’82, per il disco abbiamo aspettato un po’» racconta Elio. Ma intanto erano già famosi, canzoni come «Cara ti amo», «Silos», «John Holmes» le conoscevano tutti. Ci sarà un concerto solenne agli Arcimboldi (22 ottobre) con un’orchestra di 55 elementi, pochi giorni dopo esce un cofanetto edizione speciale, tutti i cavalli di battaglia riarrangiati con l’apporto di un’orchestra classica. Si fanno le cose in grande, insomma. «Sì, il modello è Céline Dion, è quello il nostro obiettivo».
Elio e basta — il vero nome non tiene a dirlo — nasce a Milano 47 anni fa e prestissimo trova la persona che gli cambia la vita. «Andavo alle elementari alla scuola di via Wolf Ferrari, ero in quinta quando un giorno entra la bidella e chiede chi voleva seguire i corsi di musica della Scuola civica di Milano. Io dissi subito di sì. Solo che quando ci fu la riunione per scegliere lo strumento — pianoforte, violino, flauto — io ero da solo mentre gli altri ragazzi erano venuti con le mamme. Volevo il pianoforte, però le mamme degli altri si erano già fatte avanti, non c’erano più posti disponibili. Mi fu assegnato il flauto». Sette anni di studi («un po’ di più, in realtà»), poi il diploma del conservatorio, ed Elio diventa maestro di flauto. Si iscrive all’università, ingegneria al Politecnico, e «con calma» (nel 2002) prende la laurea. Ma intanto è la musica che lo appassiona. «Sono sempre stato convinto che se volevo fare qualcosa di nuovo, di mio, di originale, sarebbe stato grazie alla musica ». Musica nella sua totalità, visti gli studi classici («la Scuola civica era ed è una grande scuola») ma anche la musica che girava intorno in quegli anni. «I Deep Purple, naturalmente, Frank Zappa. Sono stati, i Settanta, anni di grande creatività anche in Italia: la PFM, gli Area con Demetrio Stratos, cose importantissime che hanno avuto la sfortuna di nascere in Italia».
E la musica classica? «Sono d’accordo con Berio: ci sono solo due tipi di musica, quella bella e quella brutta». Alla fine degli Anni 70, così, nasce il gruppo: amici, compagni di studi, amici degli amici. «L’idea era di fare cose che in Italia non si facevano. Unire grande preparazione tecnica con testi dissacranti, comici, irriverenti. Un po’ come Zappa, appunto. In Italia in quegli anni c’era Sanremo in playback, una cosa da tv ucraina dell’era Breznev. Noi volevamo tornare alla giovinezza del rock, musica onesta e generosa, liberatoria anche nell’uso del turpiloquio. Sapevamo bene che il rock era morto da tempo, si era trasformato in una liturgia ». Per questo gli Elii preferiscono il contatto diretto con il pubblico, all’inizio nei locali di Milano. «Mi ricordo che nell’88 Leo Waechter, l’uomo che aveva portato i Beatles a Milano, ci propose una settimana al Ciak di via San Gallo. Impaurito, dissi: facciamo solo tre serate. Furono tre esauriti, e dovemmo concedere altri due date».
Come funziona il gruppo? Chi scrive i testi, chi la musica? «Per essere nati in un Paese di individualisti, noi lavoriamo come un vero gruppo. Alla fine, visto che io canto, dedico un po’ più di attenzione alla parte vocale, ma le canzoni nascono in collettivo, un po’ come la creatura di Frankenstein, un pezzo di qua uno di là. Ci sono solo tre versi di cui è certa la mia paternità: 'Ditemi perché/se la mucca fa mu/il merlo non fa me'. Mi erano venuti mentre facevo il servizio civile ». E «John Holmes», chi l’ha scritta? «Rocco Tanica era un appassionato dei film porno. Da qui l’idea di fare una canzone su un protagonista del cinema hard, poi insieme abbiamo lavorato sulle strofe». Con i giochi di parole come «il pene mi dà pane». E il ritornello: «John Holmes una vita per il cinema, una vita per la moto». Non ci furono problemi con la censura? «No, di censure ne ho avute pochissime » (l’episodio più grave fu nel ’91, al Concerto del 1˚ maggio, quando cantarono «Cassonetto differenziato per il frutto del peccato» con nomi e cognomi dei politici corrotti, tanto che i funzionari Rai coprirono il tutto). «Sono fortunato, fossi nato in Iran mi avrebbero già impiccato da tempo». Ma anche con le parodie avete avuto qualche problema: ci doveva essere un album, inizio Anni 90, mai uscito. «C’erano parodie delle canzoni di Sanremo. 'Verso l’ignoto' di Gianni Bella e Mogol con noi era diventato un poetico viaggio intestinale. Si offesero, quindi niente disco. Ma anche 'La terra dei cachi', con cui siamo andati al Festival nel ’96, nasce come parodia del genere 'canzone sanremese impegnata' che appunto non dev’essere molto impegnata, una cosa insomma tipo 'Chi non lavora non fa l’amore'. L’entourage di Baudo ci aveva chiesto una canzone per il Festival, all’inizio diciamo no, poi loro insistono ed eccoci al Teatro Ariston. Contenti di fare ogni serata a tema: una volta con il terzo braccio, la finale tutti d’argento, extraterrestri come i Rockets».
Un successone. Ma poi arriva il verdetto: gli Elii secondi dopo Tosca- Ron. Un risultato truccato? «Chi lo sa, mesi dopo siamo stati interrogati da un carabiniere. Che a un certo punto ci dice: la vostra canzone era arrivata prima, però non potete dirlo. Qualche anno più tardi, Giorgia mi ha raccontato che le era capitata la stessa cosa: l’interrogatorio e il carabiniere che dice che era lei la vincitrice». Nel 2008 Baudo li richiama a Sanremo, gli Elii conducono il Dopofestival: «Avevo delle parrucche meravigliose».
Da tempo, Elio sperimenta felice vari tipi di contaminazione: l’opera contemporanea e i due spettacoli in tournée dalla metà di agosto, «Figaro il barbiere» («ammiro Rossini, uno che ha fatto grandissima musica su libretti di grande comicità ») e «Fu…turisti», rivisitazione musicale del Futurismo. «Sono anche tre modi per potermi travestire, per indossare bellissime parrucche. Essere diventato un musicista dà diritto anche a questo. Grazie dunque alla bidella della mia scuola. E ora devo preparami per il progetto Céline Dion».
Ranieri Polese
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13/05/2009
La Siae e il costo della creatività
La Siae e il costo della creativitàOggi la tecnologia mette favolosi strumenti al servizio di chi sia dotato di un po’ di creatività, consentendogli di produrre opere di buona qualità in totale autonomia e di distribuirle grazie agli strumenti disponbili gratuitamente online. L’approccio della legislazione e del sistema di protezione dei diritti d’autore sembra lontano anni luce dalle effettive esigenze di gran parte degli autori, che sempre di più autoproducono file multimediali e li diffondono in libertà. I sistemi digitali consentono di mettere a punto meccanismi di monitoraggio utili per remunerare al centesimo l’autore. La Siae costa uno sproposito rispetto alle attività di intermediazione effettivamente necessarie e il suo monopolio anche sui contenuti distribuiti in rete è anacronistico e contrasta con la progressiva liberalizzazione dei mercati. È ora di riconoscere e rispettare i diritti digitali dei consumatori, rendendo appetibili offerte legali di contenuti sul web con prezzi accettabili. Nell'era digitale la contrapposizione netta fra gli interessi di autori e consumatori è ormai obsoleta.
Il ruolo della Siae
In Italia la gestione dei diritti d'autore ha per protagonista un unico soggetto: la Siae, Società italiana autori ed editori. Fondata alla fine dell'Ottocento, questa associazione, che è un ente pubblico, è l'unica preposta a fare da intermediario tra l'autore di un'opera e chi vuole utilizzarla.
Per un autore l'iscrizione non è obbligatoria ma "consente di avere a disposizione un'organizzazione capillare, in Italia e nel mondo, che provvede a seguire le utilizzazioni delle opere ovunque e comunque avvengano", come si legge sul sito Siae. Insomma, potreste controllare voi stessi quando vengono usati i vostri brani, riscuotere i diritti e verificare che non vi siano abusi, ma sarebbe un lavoraccio.
Un'occhiata al bilancio
Sono 743 i milioni di euro incassati nell'ultimo anno dalla Siae. Di questi, 109 milioni sono stati trattenuti dall'ente come compenso per le sue attività. Che non si esauriscono con la tutela dei diritto d'autore in Italia, funzione che l'ente esercita in pratica in monopolio nel nostro Paese.
Per la vendita di biglietti e servizi di vidimazione, la Siae incassa quasi 16 milioni di euro. Di essi ben 12 milioni derivano dai bollini apposti sui libri (su richiesta dell'autore o dell'editore) e sui prodotti multimediali. Questi ultimi sono stati sospesi da una sentenza della Corte di giustizia di Strasburgo e ora reintrodotti in Italia grazie al decreto di inizio aprile della Presidenza del Consiglio dei ministri, contro la quale Altroconsumo ha presentato un esposto al Tar del Lazio.
Dall'analisi del bilancio 2007 della Società, i diritti distribuiti agli autori ammontano complessivamente a 193 milioni di euro. Una delle voci di spicco è costituita da costi strutturali: 13 milioni per i mandatari, 2 milioni per gli accertatori esterni, 2 milioni per gli organi sociali, 90 milioni per il personale, 5 milioni contribuzione ai fondi pensione, voci che insieme costituiscono il 76% dei costi della Società.
A un giovane autore non conviene iscriversi alla Siae per inseguire i diritti. Meglio produrre in proprio e lasciare la libertà di utilizzo dei brani. Per dimostrarne la paternità esistono varie alternative a costi assai ridotti.
- Depositare la propria opera presso un notaio.
- Criptare e spedire l'opera via email (anche a se stessi) con firma digitale.
- Spedirla a se stessi con raccomandata a/r: fa fede il timbro postale.
- Usare Copyzero (www.costozero.org/wai/copyzero.html) o il servizio gratuito Copyzero online, che tutela le opere dell'ingegno attraverso la firma digitale qualificata e la marca temporale.
- È poi possibile iscriversi a una società straniera: Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro), PRS in Gran Bretagna (10 sterline). Per i diritti maturati in Italia le società si appoggiano alla Siae, ma l'iscrizione costa meno e si paga una volta soltanto.
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26/09/2008
Svolta Oasis: «Niente droga nell'ultimo album. Sfonderemo il mercato religioso»
Svolta Oasis: «Niente droga nell'ultimo album. Sfonderemo il mercato religioso»
Liam Gallagher a Milano per presentare «Dig out your soul»: «Con il Manchester City conquisteremo il mondo», «Un omaggio a Lennon, ma non siamo i Beatles»
| Andy Bell e Liam Gallagher a Milano |

NON SIAMO I BEATLES – Il legame con i Beatles è forte. «Dig out you soul» è stato registrato negli studi di Abbey Road a Londra e il batterista, che ha suonato con loro fino a qualche mese fa, è il figlio di Ringo Starr. «Ma gli Oasis non hanno modelli ed esistono a prescindere dai Beatles» precisa Liam.
«CON IL MANCHESTER CITY CONQUISTIAMO IL MONDO» – «Gli italiani ci amano, ma anche noi amiamo il vostro Paese. Tutto è cool – dice Liam - le donne, il cibo, la moda, il calcio, non come il nostro, però...». Grandi tifosi del Manchester City, i fratelli Gallagher hanno accolto con gioia il passaggio di proprietà della loro squadra ad un gruppo di Abu Dabhi. «Da gennaio conquisteremo il mondo, vedrete – annuncia il frontman degli Oasis – altrimenti ce lo compriamo!».
«CI SIAMO FATTI DI LIMONATA» - Recentemente Noel Gallagher, autore della gran parte dei testi degli Oasis, ha confessato di aver fatto uso di droga durante la lavorazione degli album precedenti e di aver sniffato anche nel bagno riservato alla regina Elisabetta nella residenza del Primo Ministro a 10 Downing Street a Londra. E Blair se ne era accorto? «Probabilmente no, da bravo politico non se ne sarebbe accorto» commenta Liam, che è contrario alle droghe, perché «ci si ammazza». E la butta sul ridere: «Non ci siamo fatti di limonata per fare questo disco».
FREE DOWNLOAD – Anche gli Oasis si aprono ad internet e alla musica digitale, regalando un download gratis a chi ordina il loro cd online. «Sono anni che i dischi sono in crisi» dice Liam. «C’è chi regala la musica, noi invece abbiamo regalato gli spartiti ad un gruppo di artisti di strada di New York - aggiunge Andy Bell – poi abbiamo deciso di regalare un singolo». «Noi la musica che fa schifo la vendiamo!» lo incalza Liam, con il suo fare molto british, scontroso e sarcastico.
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