05/12/2011
Bonanni:«Lunedì Cisl e Uil faranno 2 ore di sciopero». Manovra, le critiche della Cei: «Necessaria, ma le misure dovevano essere più eque»
Bonanni:«Lunedì Cisl e Uil faranno 2 ore di sciopero». Manovra, le critiche della Cei: «Necessaria, ma le misure dovevano essere più eque»Il segretario generale della cisl: «Senza trattativa non ci può essere equità». Bonanni: «A Roma andremo sotto il Parlamento con una fortissima presenza di lavoratori e pensionati». Monsignor Bregantini, responsabile dei problemi del Lavoro: «Si poteva fare di più sui redditi alti»
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18/11/2011
Anche la Cei benedice Monti: "Dia una iniezione di fiducia"
Anche la Cei benedice Monti: "Dia una iniezione di fiducia"Colloquio a Fiumicino tra il neo premier e Bendetto XVI prima del voto a Montecitorio. La Cei promuove il governo tecnico: "Ora serve coesione nazionale"
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11/03/2011
I vescovi: «La Carta non è intoccabile Ineleggibilità per chi ha pendenze»
I vescovi: «La Carta non è intoccabile Ineleggibilità per chi ha pendenze»Documento conclusivo della 46/ma Settimana Sociale. La Cei: «All'elettore il reale potere di scelta e di controllo. Si affronti la questione del numero di mandati»
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02/10/2010
Bufera su Berlusconi, la Cei: "Insopportabile bestemmia"
Bufera su Berlusconi, la Cei: "Insopportabile bestemmia"Dopo i video del premier diffusi ieri, il quotidiano dei vescovi Avvenire scrive: "Su ogni uomo delle istituzioni e a maggior ragione sul capo del governo grava, inesorabile, un più alto dovere di sobrietà e di rispetto”. Il Vaticano: "Chieda scusa"
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22/08/2010
Mantovano: espulsione per gli stranieri senza un reddito
Mantovano: espulsione per gli stranieri senza un redditoIl sottosegretario all’Interno: "Noi siamo avanti rispetto alla Francia. Con il pacchetto sicurezza possiamo rispedire a casa i criminali, anche comunitari. Ora Bruxelles deve consentirci di farlo con i cittadini che non si sostentano da soli". La Cei: "L'italia non può cacciare nessuno"
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31/07/2010
I vescovi: «Italia senza classe dirigente»
I vescovi: «Italia senza classe dirigente»Il documento della Cei. «Mancano persone che per ruolo imprenditoriale, politico e culturale sappiano offrire obiettivi condivisi»
CITTÀ DEL VATICANO - L'Italia sta vivendo un momento «drammatico», appare «un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, obiettivi condivisi e condivisibili». È l'analisi da cui parte il documento base della prossima Settimana sociale, promossa dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) a Reggio Calabria, anticipato in un' intervista a Radio Vaticana, dal segretario del comitato organizzatore, Edoardo Patriarca.
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28/05/2010
Pedofilia, Bagnasco: “Possibili coperture in Italia”
Pedofilia, Bagnasco: “Possibili coperture in Italia”Il presidente della Cei alla 61/a assemblea generale: c'è "la possibilità" che ci siano state coperture anche di qualche vescovo su casi di abusi commessi da sacerdoti. Nella mia carriera affrontai un caso a Pesaro
In Italia vi e' ''la possibilita''' che ci siano state coperture anche di qualche vescovo su casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti. E' quanto ha affermato oggi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a conclusione della 61/a assemblea generale dei vescovi italiani. ''Si tratta - ha detto - di una cosa sbagliata, che va corretta e superata''.
In Italia non ci saranno commissioni "ad hoc" per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il "referente" per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale. Ha affermato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia. Non ha quantificato nemmeno il numero delle vittime, ma ha ammesso che vi è "la possibilità" che ci siano state coperture anche di qualche vescovo. "Si tratta - ha affermato - di una cosa sbagliata, che va corretta e superata".
Il presidente della Cei ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. E' avvenuto - ha detto in conferenza stampa a conclusione dei lavori della 61/a assemblea generale di vescovi - quando era responsabile della diocesi di Pesaro. "Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l'attendibilità di un'accusa, di una voce, di un 'rumor'; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere". A Genova "fino ad oggi non mi risulta alcun caso" e - ha concluso - "speriamo di non doverne mai affrontare".
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25/05/2010
Pedofilia, le cifre della Cei: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni»
Pedofilia, le cifre della Cei: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni»Lo ha riferito il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. «Ma anche un solo caso è sempre di troppo»
| Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata (Ansa) |
CITTÀ DEL VATICANO - Sono «un centinaio» i casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell'ultimo decennio». Lo ha riferito il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, incontrando i giornalisti durante i lavori dell'assemblea generale dei vescovi italiani, riuniti da lunedì in Vaticano.
«TROPPO» - Secondo Crociata, questo è «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque - ha aggiunto - che «anche un solo caso, come ha detto il cardinale Bagnasco, è sempre di troppo». Monsignor Crociata non ha voluto precisare se tali processi si siano conclusi con una condanna.
SCUOLE CATTOLICHE - Nel corso della prima conferenza stampa che accompagna i lavori della 61ma assemblea generale dei vescovi, monsignor Crociata ha precisato: «Non abbiamo notizie di un calo del numero degli iscritti alle scuole cattoliche da parte dei fedeli a causa dello scandalo degli abusi sessuali». «La reazione dei credenti - ha aggiunto - è quella di chi vuole affrontare il problema e risolverlo per continuare a far crescere la vita della Chiesa». «Il popolo dei credenti - ha detto ancora Crociata - ci chiede chiarezza, di prendere le misure necessarie, la penitenza, vuole insomma che la Chiesa cresca in qualità. I credenti vogliono che questo dramma diventi l'occasione per un salto di qualità nella vita della Chiesa».
NON OBBLIGO DI DENUNCIA - Poi Crociata precisa che l’obbligo di denuncia di un prete pedofilo alle forze dell’ordine non è previsto dalla legge italiana, però assicura la «cooperazione e collaborazione» dei vescovi con l’autorità giudiziaria per «l’accertamento dei fatti». «La normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia in questi casi come in molti altri casi», ha spiegato monsignor Crociata. «Questo evidentemente non esclude che, per nostra iniziativa, assicuriamo una cooperazione e collaborazione che consiste nell’accertamento dei fati e nell’incoraggiamento alla denuncia dei fatti da parte di chi ha subito o è a conoscenza dei fatti». Interpellato dai cronisti sulla recente testimonianza di monsignor Gino Reali, vescovo di Porto - Santa Rufina, al processo per pedofilia a don Ruggero Conti, al tribunale di Roma, monsignor Crociata ha commentato: «Che un vescovo possa essere ascoltato come testimone mi sembra un fatto ordinario».
Redazione online
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01/09/2009
Boffo, la sua difesa: «Distillato di falsità, puro veleno costruito per diffamare»
Boffo, la sua difesa: «Distillato di falsità, puro veleno costruito per diffamare»
Boffo, i vescovi sapevano da tempo Cei: "Dovrebbe valutare le dimissioni". Su Avvenire tre pagine dedicate allo scontro con Il Giornale. Scavo: tutto scritto da mani abili, niente affatto disinteressate.
Terni - Il fascicolo di condanna c'è. Della vicenda chiusa con il patteggiamento di Guido Boffo e del pagamento dell'ammenda massima prevista: 516 euro per il reato di molestie. È conservato negli archivi del tribunale di Terni. Una vicenda sulla quale stamani non ha voluto fare commenti il procuratore della Repubblica, Fausto Cardella. Il magistrato, che all’epoca dei fatti non guidava ancora l’ufficio, si è limitato a confermare che nessuna iniziativa è stata presa dalla procura in seguito alla pubblicazione della notizie riguardanti Boffo da parte de Il Giornale.
Smentite Nel fascicolo riguardante il procedimento per molestie a carico di Boffo "non c’è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali": a confermarlo ai giornalisti è stato oggi il gip di Terni Pierluigi Panariello. Il giudice si sta occupando della vicenda essendo stato chiamato a decidere in merito alle richieste di accesso agli atti presentate oggi da diversi giornalisti. Sull’istanza dei giornalisti deve esprimere un parere anche il procuratore della Repubblica Cardella. Dopo che lo avrà fatto gli atti passeranno al gip che dovrà pronunciarsi (una decisione è attesa non prima di domani mattina). Già in passato altri cronisti presentarono richiesta di accesso agli stessi atti, ma il gip di allora respinse le istanze.
La condanna La vicenda di Boffo venne definita con un decreto penale di condanna di 516 euro relativo al reato di molestie alla persona, anche se - secondo quanto si è appreso - il pm avrebbe potuto ridurre della metà la pena. Un atto al quale il direttore di Avvenire non fece opposizione e quindi la vicenda si chiuse senza la celebrazione del processo. Nell’indagine venne ipotizzato anche, inizialmente, il reato di ingiurie, ma la querela che ne era alla base - secondo quanto emerge dallo stesso fascicolo - venne poi rimessa. Tra gli atti del procedimento non figurano intercettazioni telefoniche. Ci sono invece i tabulati relativi al telefono di Boffo dal quale partirono le presunte chiamate moleste.
Mogavero (Cei): "Messaggio mafioso" "Sì, ho ricevuto l’informativa su Boffo anch’io e ne sono rimasto indignato". Il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici, definisce il dossier "una forma di avvertimento che da siciliano definirei di tipo mafioso". Ricevuta l’informativa sul direttore dell’Avvenire, monsignor Mogavero racconta di averla "cestinata" e di essere "rimasto indignato della cosa. Se infatti - spiega il presidente Cei per gli Affari giuridici - dovesse trattarsi della fotocopia di documenti veri ci sono diverse violazioni di legge e, da alcune analisi fatte, emerge che vi sono diverse incongruenze. Inoltre il fatto che ci possa essere qualcuno che è andato a frugare in una casella giudiziaria di una procura è un reato gravissimo". Un testo del genere, "indirizzato a più persone", ha lo scopo di "un avvertimento" che, osserva il vescovo, "io da siciliano definirei di tipo mafioso" in particolare "nei confronti dei due cardinali citati, Camillo Ruini e Dionigi Tettamanzi".
Pensare alle dimissioni "Se ritiene che tutta la vicenda - dice monsignor Mogavero - pur essendo priva di fondamento, possa nuocere alla causa del giornale o agli uomini di Chiesa, Boffo potrebbe anche decidere di dimettersi". Ma così non sarebbe un’ammissione di colpa? "In effetti in Italia chi si dimette è sempre ritenuto colpevole. Ma non sempre è così. Ripeto: se lo facesse per il bene del giornale e della Chiesa.... Se Boffo accettasse anche di passare per un disgraziato pur di non nuocere alla causa del giornale, farebbe la cosa giusta. Poi nelle sedi opportune si accerteranno debitamente i fatti".
Contro il Giornale L’intera vicenda legata a questa informativa per Mogavero è "un affaraccio brutto, inquietante, spazzatura maleodorante e prestarsi a un gioco di questo genere è offensivo della dignità delle persone, della libertà di stampa e anche di una certa professionalità. Non credo proprio - sottolinea - si tratti di un autentico scoop". Il vescovo di Mazara del Vallo ragiona anche sulle conseguenze del caso Boffo. "Bisogna capire - spiega - che quando si entra nel piano della rappresaglia si sa da dove si comincia ma non si sa dove si va a finire, soprattutto perché esistono persone che poi in queste situazioni ci sguazzano. Certi signori - rimarca - si sono assunti la responsabilità morale di aver messo in moto un meccanismo che speriamo si fermi qui". In merito alla rivendicazione del direttore del Giornale Feltri di avere agito in autonomia dal presidente del Consiglio, Mogavero afferma: "Nessuno nega autonomia a Feltri, ma non sono disponibile a pensare che nessuno della proprietà del Giornale fosse al corrente di quanto si stava per pubblicare, saremmo fuori dal mondo se si sostenesse una cosa del genere. Può essere che non lo sapesse il presidente del Consiglio - conclude -, ma non la proprietà".
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