16/02/2010
Tumori: un super-raggio per «bruciarli» con i protoni
Tumori: un super-raggio per «bruciarli» con i protoni
SARA' PIENAMENTE OPERATIVO NEL 2013. Apre il centro di adroterapia di Pavia. È il quarto al mondo. Servirà nei casi non operabili
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MILANO - È un super-raggio invisibile che arriva fin dentro il Dna delle cellule del tumore e lo distrugge. A produrlo è un complicato sistema di macchine acceleratrici e di linee di trasporto che portano, direttamente sul paziente in sala operatoria, fasci di particelle subatomiche, capaci di aggredire anche quel 5 per cento di tumori non operabili o resistenti alle normali radioterapie. La nuova terapia è adesso disponibile anche in Italia, a Pavia, dove è stato inaugurato ieri, alla presenza dei ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, il primo Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (gli adroni sono appunto le particelle utilizzate, protoni e ioni di carbonio), il quarto al mondo, dopo quelli di Chiba e Hyogo, in Giappone, e di Heidelberg, in Germania.
SINCROTRONE - A produrre e ad accelerare gli adroni è un sincrotrone realizzato dall’Istituto italiano di fisica nucleare. «Si tratta di un acceleratore di particelle — spiega Sandro Rossi, direttore tecnico della Fondazione Cnao — con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Questi ioni girano nel sincrotrone a una velocità iniziale di circa 30 mila chilometri al secondo e vengono, poi, accelerati fino all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità del tumore». Il fascio viene poi avviato alla sala di trattamento (ce ne sono tre, mentre una quarta servirà per la ricerca): in quella centrale si trova «sospeso» un magnete di 150 tonnellate che serve a curvare di 90 gradi il fascio di particelle e a dirigerlo, dall’alto, sul paziente. Possono bastare 2-3 minuti per l’irradiamento e, in media, una decina di sedute per completare il ciclo di terapia. «Questo trattamento, però — ricorda Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao — non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un’arma in più». Alcune delle forme «difficili» che si potranno trattare con la adroterapia sono i sarcomi, i tumori del sistema nervoso centrale, quelli della testa e del collo, i melanomi dell’occhio, ma anche tumori cosiddetti non a piccole cellule del polmone o le neoplasie primitive del fegato. A oggi, in tutto il mondo, 50 mila pazienti sono stati trattati con protoni e oltre 6 mila con ioni carbonio con ottimi risultati. Una particolarità di questa terapia è, infatti, la capacità di penetrare in profondità, ma salvaguardando i tessuti sani. Il centro pavese avvia ora la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell’ottobre del 2011, e da allora comincerà la vera e propria attività di cura routinaria. Lavorerà a pieno regime nel 2013, quando sarà in grado di curare circa 3000 pazienti in un anno.
Adriana Bazzi
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15/11/2009
Torna l'allarme Br, Maroni: "Cellule in 5 città"
Torna l'allarme Br, Maroni: "Cellule in 5 città"
Nuclei delle Brigate rosse starebbero radicandosi in diverse città del Nord. Il ministro dell'Interno avverte: fenomeni del genere vanno fermati al più presto
Siamo preoccupati, i segnali che abbiamo ricevuto in questi giorni dell'attività di un gruppo che si rifà alle Brigate Rosse" non sono da sottovalutare. L'allarme arriva direttamente dal ministro dell'Interno Maroni e si riferisce ad un documento di quattro pagine contenente minacce a politici e giornalisti. Materiale recapitato nei giorni scorsi alla redazione di Bologna dell'Unità, a quelle del resto del Carlino e di altri quotidiani. Un documento siglato da fantomatici nuclei di azione territoriale intitolati a Luca e Annamaria Mantini, due terroristi proletari uccisi negli anni '70 e contenente, secondo gli esperti del Viminale, una risoluzione "strategica" di attacco allo stato. Nel testo si parla di cellule radicate in cinque città, tutte nel Nord, Milano, Torino, Como Lecco e Bergamo, pronte all'azione diretta "violenta" contro forze dell'ordine, carceri, centri di identificazione per gli immigrati, ma anche contro i mezzi di informazione. Un'impostazione che inquieta gli esperti dell'antiterrorismo perche unisce temi propri degli anarco-insurrezionalisti insieme alla rituale chiamata alle armi delle vecchie e nuove Brigate rosse.
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06/11/2009
Maroni: «Cellule terroriste in Italia. Cresciute qui e ora pronte a colpire»
Maroni: «Cellule terroriste in Italia. Cresciute qui e ora pronte a colpire»
Sicurezza, incontro con berlusconi per avere più fondi. Il ministro dell'Interno: «Dopo Milano il quadro è cambiato. Fino a ieri facevano solo raccolte di fondi»
| Il ministro Maroni (Fotogramma) |
MILANO - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni lancia un allarme sul terrorismo di matrice islamica che in Italia non ha precedenti. «Pensiamo che ci possano essere cellule in Italia che si formano, finanziano e addestrano per fare attentati da noi» ha detto Maroni. E ha aggiunto che in Italia, dopo l'attentato di Milano, «il quadro è cambiato». «Ne ho parlato ieri al G6 di Londra - ha spiegato - : c'è un'evoluzione che mi preoccupa molto nel nostro Paese, dopo il fatto di Milano». La vicenda del kamikaze libico, per Maroni, «segna una svolta nella presenza di queste attivitá in Italia».
CAMBIO DI STRATEGIA - le parole del ministro riguardano un possibile cambio di strategia delle cellule terroristiche in Italia. Fino all'attentato di Milano, ha sostenuto Maroni, «in Italia le cellule raccoglievano fondi e facevano reclutamento per azioni da compiere all'estero». Ora «il quadro è cambiato» anche se «non siamo ancora al fenomeno dell'homegrown terrorist, come in Gran Bretagna e in Spagna. Ma ci siamo molto vicini». Qui si innesca un tema caro alla Lega, ovvero la battaglia contro la cittadinanza «facile» per gli extracomunitari. Il ministro sottolinea che, se fosse stata giá in vigore la legge sulla cittadinanza che riduce i tempi per l'ottenimento da dieci a cinque anni, l'attentatore libico «sarebbe stato un cittadino italiano». Ma la preoccupazione vera è un'altra, ovvero il livello di organizzazione delle cellule e i loro collegamenti all'estero: «Siamo molto preoccupati. Non c'è Al Qaeda in Italia, ma cellule che vi fanno riferimento e in qualche modo hanno ottenuto l'autorizzazione da Al Qaeda. È un fenomeno che stiamo ancora investigando».
PRIORITÀ E FONDI - Anche in considerazione di questo allarme, rimane l'esigenza di più fondi per la sicurezza chiesti nei giorni scorsi dal ministro. Maroni ha incontrato stamani il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che gli ha assicurato il suo «totale impegno» per maggiori risorse da destinare alla forze dell'ordine: lo ha riferito ai giornalisti lo stesso Maroni che si è detto molto soddisfatto. «Stamani con Berlusconi a margine del Cdm - ha spiegato poi Maroni - abbiamo parlato di questo e lui mi ha assicurato il suo totale impegno per garantire maggiori risorse al comparto sicurezza. Non so - ha proseguito - se è frutto della mia dichiarazione dell'altro giorno (quando aveva detto di essere pronto a votare con l'opposizione ndr.) ma se è così ben venga». «Il fatto che il premier abbia riconosciuto che la sicurezza è in cima delle priorità del governo italiano - ha concluso - è un fatto molto positivo».
MAFIA - Intanto il Viminale sta predisponendo un piano contro la mafia in dieci punti e dovrebbe essere pronto entro qualche settimana. «Stiamo predisponendo - ha detto il ministro - un piano contro la mafia in dieci punti che presenterò al presidente del Consiglio nelle prossime settimane».
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18/09/2009
Trovato il gene dell’armonia che disattiva i tumori al seno
Trovato il gene dell’armonia che disattiva i tumori al seno
Scoperta allo Ieo. La via aperta è talmente importante da meritare la copertina di Cell, autorevole rivista scientifica.
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| Pier Giuseppe Pelicci (dal web) |
L’«armonia del cosmo» di Giovanni Keplero (grande astronomo del XVII secolo) e l’armonia del microcosmo cellulare scoperta dai ricercatori italiani. Una svolta nel campo dei tumori, per ora del seno. Le cellule staminali del cancro agiscono innescando la disarmonia tra le cellule sane: rompono il gioco tra simmetrie e asimmetrie dei tessuti sani. Un gene, il p53, sarebbe fondamentale per mantenere l’equilibrio e si può ribattezzare oggi il gene dell’armonia cellulare. Il tumore lo disinnesca, i ricercatori italiani con un farmaco lo hanno riattivato curando il tumore. Per ora sperimentalmente. Ma la via aperta è talmente importante da meritare la copertina di Cell , una tra le più autorevoli delle riviste scientifiche internazionali.
La ricerca è del gruppo coordinato da Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell’oncologia molecolare dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo). In sintesi: è stato chiarito come si moltiplicano le cellule staminali del cancro e dimostrato che si può intervenire con particolari farmaci. Si tratta di una pietra miliare per la messa a punto di nuove terapie anti-tumorali rivoluzionarie. «Siamo partiti da due domande fondamentali — spiega Pelicci —: Che cosa hanno di sbagliato le cellule staminali del cancro, rispetto a quelle dei tessuti normali? E perché le staminali normali mantengono i tessuti in un’armonia perfetta, mentre nel cancro si moltiplicano e il tumore cresce continuamente?». Il gruppo milanese ha così individuato la differenza: le cellule staminali normali si dividono in maniera asimmetrica, quelle del cancro in maniera simmetrica. Non è un dettaglio. Le staminali del cancro, pur essendo pochissime all’interno dei tumori, sono le vere responsabili della crescita del tumore e della sua diffusione nell’organismo (le metastasi). Spiega Pelicci: «Quando una staminale sana si duplica, dà origine a due cellule diverse fra loro (divisione asimmetrica): una rimane staminale, l’altra si specializza e dà origine, a sua volta, al tessuto. In questo modo, il loro numero resta costante e il tessuto si rigenera continuamente.
| (web) |
Al contrario, la staminale del cancro si duplica in maniera simmetrica, dando origine a due staminali, ciascuna capace di formare tessuto tumorale. In questo modo il loro numero aumenta progressivamente e il tumore si espande in modo geometrico». Anche le staminali normali, però, si possono duplicare in maniera simmetrica? «Sì, ma lo fanno molto raramente — risponde Pelicci —, e solo quando devono riparare un tessuto danneggiato. Quelle del cancro, invece, lo fanno anche quando non serve». Il team milanese ha poi compreso le basi del fenomeno. «L’armonia dei tessuti— continua Pelicci — è garantita da un particolare gene, chiamato p53, che impone alle cellule staminali normali di dividersi in maniera simmetrica. Se manca p53, le cellule staminali perdono le istruzioni, e si dividono in modo simmetrico». P53 è un gene che è perso o inattivato nel 100% dei tumori. I conti tornano: nei tessuti sani p53 mantiene l’asimmetria delle staminali, in quelli malati p53 non funziona. E il tumore cresce. Ma se si riattiva p53 nei tumori? I ricercatori hanno trattato alcuni tumori sperimentali con un farmaco che riattiva p53 e hanno osservato il ripristino dell’asimmetria e il blocco della crescita del tumore. La nuova strada è ora aperta.
Mario Pappagallo
15:07 Scritto in GENETICA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: scoperta, tumori, seno, genetica, gene, mutamento, pubblicato, articolo, rivista, cell, ricercatori, italiani, cellule | OKNOtizie |
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10/03/2009
Obama: «Via i limiti alla ricerca sulle cellule staminali»
Obama: «Via i limiti alla ricerca sulle cellule staminali»
Nuove linee guida per i finanziamenti pubblici. Il presidente Usa: «Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze. No alla clonazione umana»
| Barack Obama (Ap) |
WASHINGTON - «Le scelte sulla ricerca scientifica devono essere basate sui fatti, non sull'ideologia». E ancora: «Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze». Barack Obama annuncia, durante una cerimonia alla Casa Bianca, l'attesa svolta sulle cellule staminali embrionali: cancellati i divieti e i limiti imposti dall'amministrazione di George W. Bush. «L'America guiderà il mondo verso le scoperte che questo tipo di ricerca potrà un giorno offrire», ha dichiarato Obama.
LINEE GUIDA - L'ordine esecutivo dà ora 120 giorni al National Institute of Health (Nih, il cuore della ricerca scientifica americana) per mettere a punto le linee guida delle modalità con cui verranno distribuiti i finanziamenti federali. «La completa potenzialità della ricerca sulle cellule staminali - ha spiegato Obama - resta sconosciuta, e non deve essere esagerata. Ma gli scienziati ritengono che queste piccole cellule possano avere il potenziale di aiutarci a capire, e possibilmente a curare, alcune delle più devastanti condizioni mediche e malattie». Il presidente americano ha sottolineato di non poter «promettere che troveremo i trattamenti e le cure che cerchiamo», ma ha garantito che la sua amministrazione farà tutto il possibile per favorire la ricerca, agendo «in modo attivo, responsabile, e con l'urgenza necessaria per recuperare il tempo perduto». Obama ha aggiunto che il governo americano sosterrà anche le «ricerche promettenti» sulle cellule staminali adulte.
NO ALLA CLONAZIONE - Dal presidente Usa arriva però un secco «no», nel modo più assoluto, alla clonazione umana. «Posso promettervi che non intraprenderemo mai alla leggera la ricerca scientifica - ha aggiunto - perché la sosterremo solo quando sia scientificamente valida e condotta responsabilmente». Per questo «svilupperemo regole severe che rispetteremo scrupolosamente perché non tollereremo abusi. E ci accerteremo che il nostro governo non apra mai la porta all’uso della clonazione per la riproduzione umana. È pericoloso, profondamente sbagliato e non ha posto nella nostra società o in nessuna società».
| Christopher Reeve, l'ex Superman morto nel 2004 (Ap) |
DEDICA - Obama ha dedicato la decisione sulle staminali alla coppia di attori scomparsi Christopher e Dana Reeve . L'ex 'Superman', morto nel 2004, e la moglie, uccisa da un tumore due anni dopo, sono stati due strenui protagonisti della battaglia per favorire la ricerca sulle staminali. «Vorremmo che fossero con noi in questo momento», ha detto Obama. Christopher Reeve, ha affermato Obama, non ha avuto la possibilità come sperava di veder sviluppare farmaci che gli permettessero di tornare a camminare. «Ma se perseguiamo questa ricerca - ha aggiunto il presidente - forse un giorno, forse non durante la nostra vita, o nemmeno durante quella dei nostri figli, ma forse un giorno altri come lui potrebbero farcela».
07:00 Scritto in SCIENZE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: obama, scienze, veti, limiti, cellule, staminali, alleviare, sofferenze, ricerca | OKNOtizie |
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