24/01/2012

Pirateria online, spunta il Sopa italiano

Pirateria online, spunta il Sopa italiano

La norma. Emendamento del leghista Fava passa in commissione. Fli e Pd alzano le barricate: «È il bavaglio di Internet»

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04/10/2011

Vasco fa pace con Nonciclopedia, e il sito riapre

Vasco fa pace con Nonciclopedia, e il sito riapre

Torna on line il sito web satirico che aveva chiuso i battenti dopo che il Blasco aveva annunciato querela. Il portale si scusa e il rocker di Zocca ritira la denuncia. Intanto in Rete è esplosa la polemica

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Vasco Rossi travolto dall’effetto Streisand

Vasco Rossi travolto dall’effetto Streisand

Nonciclopedia, nota versione satirica di Wikipedia, chiude i battenti per timore della causa legale intentata dal Blasco. Ma la Rete non apprezza e si innesca il cosiddetto effetto Streisand, ridda di critiche su Twitter e Facebook e un'enorme pubblicità

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06/07/2011

Notte del Web «anti censura». E l'Agcom prende tempo

Notte del Web «anti censura». E l'Agcom prende tempo

La Rete - Il presidente Calabrò assicura: troveremo una soluzione giusta ed equilibrata. Oggi ci sarà solo il primo sì, poi la consultazione pubblica

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13/08/2010

Alla regia ci pensano i club. È la svolta del calcio in tv

Alla regia ci pensano i club. È la svolta del calcio in tv

La rivoluzione. Con la nuova legge, sarà la Lega a produrre le partite. Le società potranno censurare striscioni e replay

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29/07/2010

Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »

Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »

UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PARTITO CONVOCATO PER LE 20 DI QUESTA SERA. Pronto documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl

 

Fini e Berlusconi (Ansa)
Fini e Berlusconi (Ansa)

ROMA - Notte insonne e di passione per il Pdl alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, si è deciso che l'offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l'impegno con gli italiani» (fatta con un'intervista su Il Foglio) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti alla riunione, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta al mattino e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.

UFFICIO DI PRESIDENZA ALLE 19 - Il documento verrà discusso questa sera da un ufficio di presidenza del Pdl convocato per le 19. Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati.

LA VISITA NOTTURNA DI FERRARA - A Palazzo Grazioli era arrivato anche il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che aveva raccolto in un «colloquio-intervista» l'appello del presidente della Camera a ribadire le ragioni dell'unità. Quando era da poco passata la mezzanotte Giuliano Ferrara, in camicia di lino e sandali francescani, lasciava Palazzo Grazioli dove era ancora in corso il vertice chiamato a decidere sulle sorti del partito e sul controverso rapporto tra i due cofondatori: «Ero qui solo per una chiacchierata con un vecchio amico», ha detto Ferrara sorridendo prima di inforcare la sua Vespa rossa.

Redazione online


06/04/2010

«Italia e Stati Uniti hanno lo stesso problema: la manipolazione delle news»

«Italia e Stati Uniti hanno lo stesso problema: la manipolazione delle news»

AL GORE IN ESCLUSIVA SU “A”: «Per questo ho fondato Current tv». «Non siamo contro i governi. Siamo contro la censura. Noi non abbiamo paura»

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22/01/2010

Internet e diritti, Pechino protesta: «Rapporti a rischio con gli Stati Uniti»

Internet e diritti, Pechino protesta: «Rapporti a rischio con gli Stati Uniti»

 

E dal web spariscono gli articoli critici. Dura replica dopo la presa di posizione del segretario di Stato Clinton sulla rottura tra Cina e Google

 

La sede di Google a Pechino (Ap)
La sede di Google a Pechino (Ap)

PECHINO - Continua il braccio di ferro tra Pechino e Washington. Il governo cinese ha replicato duramente all'intervento di Hillary Clinton contro la censura su internet, definendolo «dannoso» per i rapporti tra i due Paesi, anche se - viene sottolineato - Pechino è disposta a proseguire nel dialogo.

«ACCUSE IRRAGIONEVOLI» - In una nota pubblicata sul sito, il ministero degli Esteri afferma che gli «irragionevoli» attacchi degli Usa negano la realtà: «Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i fatti e smettere di utilizzare la cosiddetta libertà su internet per formulare accuse senza fondamento. Internet in Cina è aperta e siamo il Paese più attivo nello sviluppo della rete - viene affermato -. Alla fine dell'anno scorso i netizens cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni e ci sono 3,68 milioni di siti e 180 milioni di blog. Pechino gestisce internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali». La nota si conclude esprimendo la speranza che gli Usa rispettino gli impegni presi dai rispettivi leader per lo sviluppo delle relazioni bilaterali.

INTRUSIONI E CENSURA - Un discorso, quello del segretario di Stato, che ha sollevato una controversia sulla politica informatica dopo che Google ha minacciato di ritirarsi dalla Cina lamentando intrusioni di hacker ed episodi di censura. La Clinton ha chiesto a Pechino di indagare in modo «trasparente e approfondito» su quanto denunciato dal motore di ricerca. «Una nuova cortina sta scendendo sull'informazione in buona parte del mondo. I Paesi che limitano il libero accesso alle informazioni o violano i diritti basilari degli utenti di internet rischiano di tagliarsi fuori dal progresso del secolo» ha detto il segretario di Stato citando - oltre alla Cina - Iran, Tunisia, Uzbekistan, Arabia Saudita e Vietnam e minacciando «conseguenze» per chi vuole limitare la libertà nel cyberspazio. Una situazione che la Clinton ha paragonato al muro di Berlino. L'accusa di censura è stata respinta dal governo e dai media cinesi: ma, a dimostrazione che il problema esiste, gli articoli critici sono stati ancora una volta eliminati dalla rete.

COMMENTI ELIMINATI - Pechino ha inizialmente tentato di spostare l'attenzione dalla vicenda Google sollecitando l'amministrazione Obama ad affrontare temi più urgenti: il commercio, Taiwan e Tibet. Alcuni media cinesi tuttavia sono stati rapidi nel criticare i rilievi della Clinton, senza citare alcun commento ufficiale. Il Global Times ha condannato Washington per l'abitudine di fare prediche alle altre nazioni. Ma a riprova che il tema ha toccato un nervo scoperto, molte delle reazioni cinesi sono state eliminate dal web nel giro di poche ore dalla pubblicazione. Non è chiaro perché siano state rimosse, ma i siti spesso adattano o eliminano i contenuti in base alle istruzioni delle autorità.

Redazione online


14/01/2010

Cina, risposta a Google: la censura serve

Cina, risposta a Google: la censura serve

 

Il motore di ricerca aveva minacciato di andarsene dal Paese. La portavoce del governo: sia rispettata la nostra legge. E un funzionario: dobbiamo guidare l'opinione pubblica

 

Il palazzo che ospita la sede di Google a Pechino (Ansa)
Il palazzo che ospita la sede di Google a Pechino (Ansa)

Pechino ha emesso la propria sentenza. E, salvo clamorosi dietrofront rispetto alle dichiarazioni rilasciate mercoledì, Google dovrà presto fare le valigie e lasciarsi alle spalle l'esperienza all'ombra della Grande Muraglia. I vertici della compagnia di Mountain View avevano infatti spiegato di non volere più sottostare alla censura imposta dal governo cinese, che sostanzialmente limita le ricerche di informazioni pretendendo l'introduzione di filtri che evitino la circolazione di notizie considerate scomode. La portavoce governativa Jang Yu oggi ha annunciato la versione ufficiale dell'esecutivo guidato da Wen Jiabao: le imprese straniere «sono le benvenute» su Internet se «agiscono in accordo con la legge» cinese. Come dire: potete stare, ma solo se fate come diciamo noi. Ovvero, se i filtri imposti alle ricerche degli utenti restano.

«MA NOI INCORAGGIAMO INTERNET» - Google aveva minacciato di chiudere le sue operazioni in Cina dopo aver subito attacchi di «pirati informatici» cinesi che cercavano informazioni riservate sui suoi utenti, in particolare cittadini cinesi oppure aziende straniere che utilizzano i server di posta Gmail. Parlando in una conferenza stampa a Pechino, Jiang Yu ha aggiunto che «in Cina Internet è aperta, noi incoraggiamo lo sviluppo di Internet». La portavoce non ha però chiarito cosa succederà in futuro con Google, che da ieri non usa i «filtri» richiesti dal governo cinese consentendo dunque l'accesso ad una serie di siti web considerati «proibiti».

«GUIDARE L'OPINIONE PUBBLICA» - Non è stata solo la portavoce del governo a prendere posizione sulla querelle avviata dalla compagnia americana. Il ministro dell'Ufficio informazioni del consiglio di Stato, Wang Chen, ha detto che pornografia online, frodi e «rumours» rappresentano una minaccia. E ha aggiunto che i media su Internet devono contribuire a «guidare l'opinione pubblica» in Cina, che conta il maggior numero al mondo di utenti Web, attualmente a quota 360 milioni. Un mercato dunque importantissimo per gli operatori internazionali, che tuttavia, accettando la censura imposta da Pechino, si espongono a dure critiche negli Usa e nel resto del mondo libero. Nelle sue dichiarazioni Wang non ha mai citato espressamente Google. Ma sono parole che pesano, soprattutto la pretesa di «guidare l'opinione pubblica», che si scontra con uno dei caposaldi della democrazia, ovvero la libertà di opinione. Difficile dunque immaginare un'intesa attorno ad un qualsivoglia compromesso.

LA POSIZIONE DEGLI USA - E ora che succederà? Google terrà fede al proposito di non restare in un mercato soggetto a vincoli democratici tanto ingombranti? Il presidente degli Usa, Barack Obama, ha fatto sapere, proprio in concomitanza con il braccio di ferro avviato da Mountain View, che lui e la sua amministrazione sono «convinti sostenitori della libertà per internet». Gibbs ha ricordato che lo stesso Obama aveva affrontato il tema con le autorità cinesi durante il suo viaggio a Pechino l'anno scorso.

I POSSIBILI SCENARI - Resta ora da vedere se la possibile ritirata di Google verrà vista dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti civili a cui far seguire sanzioni o ritorsioni. Per ora, nonostante la presa di posizione di mercoledì, quella del ritiro è solo un'eventualità. Già in diverse occasioni i principali motori di ricerca erano stati messi sul banco degli imputati per la decisione di assecondare le autorità cinesi nell'imposizione dei filtri alle ricerche, ovvero limitando la libertà di espressione e di opinione degli individui. Un funzionario dell' ufficio informazioni governativo cinese ha detto all' agenzia Nuova Cina che le autorità «stanno cercando di ottenere maggiori informazioni» sulle intenzioni della compagnia americana.

L'home page di Baidu.com, il concorrente asiatico di Google
L'home page di Baidu.com, il concorrente asiatico di Google

SOCIAL NETWORK BLOCCATI - Dall'altra parte del mondo, negli Usa, il New York Times, cita «fonti vicine all' indagine» condotta da Google, e spiega che gli attacchi oggetto della presa di posizione sono stati condotti la scorsa settimana contro 34 «compagnie o entità» che si trovano nella Silicon Valley in California, sede dei server di Google usati da molti cinesi che vogliono sfuggire alla censura. Che non colpisce solo i motori di ricerca, ma anche social network e siti di condivisione come Youtube, Facebook e Twitter. Rebecca MacKinnon, esperta di Internet in Cina, afferma che «Google ha subito negli ultimi mesi ripetute prepotenze e rischia di non poter garantire agli utenti la sicurezza delle sue operazioni». Google, che è la principale concorrente del più popolare motore di ricerca cinese, Baidu.com, è stata messa sotto accusa in Cina per motivi che vanno dalla «diffusione di materiale pornografico», all' uso senza autorizzazione dei testi di autori cinesi.

 

Alessandro Sala


10/07/2009

L'Università censura le «Fantastiche 4»

L'Università censura le «Fantastiche 4»

 

BOLOGNA. Rettore e docenti fanno oscurare il manifesto che pubblicizza le sedi distaccate dell'Ateneo

 

 

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Le «Fantastiche 4»
Le «Fantastiche 4»


BOLOGNA — Dotta sì. Veli­na mai. Ma che ci fa il simbo­lo dell'Alma Mater, la più anti­ca università del mondo occi­dentale, severa, austera, ri­spettata, sul seno di quattro sventole (due bionde e due more) intubate in sottilissime tutine, sotto una scritta che è un capolavoro di originalità («Le fantastiche 4, il massimo per i tuoi studi»), il tutto spal­mato su manifesti di 6 metri per 3? Prima ancora di darsi una risposta, una fetta consi­stente del corpo docente del­l'ateneo bolognese, con in te­sta il rettore Pier Ugo Calzola­ri, è andata su tutte le furie e, tra mitragliate di email e co­municati infuocati, ha intima­to ai promotori dell'inedita campagna di oscurare tutto, «perché questa è una struttu­ra di formazione, non una bir­ra o una fabbrica di veline».

I contestati manifesti sono comparsi giorni fa a Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, che ospitano alcune facoltà distac­cate dell’ateneo bolognese. L'idea dei promotori (alcu­ni degli enti che sostengono l’attività delle sedi romagno­le) era quella di attirare nuo­ve matricole, offrendo, non si sa quanto consapevolmente, una sorta di «lato B» della cul­tura: quello, appunto, delle «Fantastiche 4». La cosa non poteva passare inosservata e, come ha ricostruito sul Corrie­re di Bologna Marina Amaduz­zi, la protesta è subito monta­ta tra docenti e addetti ai lavo­ri. Fino ad approdare, con tut­to il suo carico di ufficialità, al Senato accademico, che ha chiesto all’unanimità la sop­pressione della pubblicità: «È un messaggio che svilisce il la­voro che si fa in Romagna — dice la giurista Carla Faralli, portavoce della protesta —, con l'aggravante che sfrutta il prototipo delle veline, partico­larmente negativo in questo momento». «Un incidente di percorso», lo definisce il retto­re Calzolari, che individua in «un deficit di consultazione con l'Università» la causa del corto circuito. Incidente chiu­so? Macché. La questione pla­nerà in consiglio d'ammini­strazione. E si annuncia tem­pesta. I promotori delle «Fan­tastiche 4» respingono le ac­cuse: «Non c'è nulla di sessi­sta o volgare, si rappresenta­no le quattro città». Malissi­mo, secondo un creativo anti­conformista come Oliviero To­scani: «Idea provinciale: quel­le mutande nere, i cinturo­ni... ». Bocciati.

Francesco Alberti