19/04/2011

Nucleare, stop del governo alle centrali

Nucleare, stop del governo alle centrali

Potrebbe saltare il referendum. Gli antinuclearisti: «Attenti alla fregatura». Abrogate le norme per la realizzazione degli impianti. Tremonti: finanziare le rinnovabili con gli Eurobond

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24/02/2011

Tribù contro l'energia solare di Obama «Distrugge la terra dei nostri antenati»

Tribù contro l'energia solare di Obama «Distrugge la terra dei nostri antenati»

«Scadevano gli stimoli e lo Stato ha scelto in fretta e furia senza consultarci». Atzechi e indiani sul piede di guerra dopo la scelta di due siti in California per l'installazione di nuove centrali

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23/09/2010

Scorie nucleari, ecco le aree. Pronta una lista con 52 siti

Scorie nucleari, ecco le aree. Pronta una lista con 52 siti

Secondo i tecnici potrebbe esserci lo slittamento di 12 mesi sulle centrali. Ma per il piano Palazzo Chigi chiede di aspettare l'Agenzia

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09/12/2009

Prima centrale nucleare al Nord Il dossier porta alla Regione Veneto

Prima centrale nucleare al Nord Il dossier porta alla Regione Veneto

 

Centrali - Per il deposito delle scorie si sta studiando l’ipotesi di una località al Sud. L'ipotesi di realizzare un sito nell’area del Polesine, vicino a Chioggia

 

Il ministro Scajola
Il ministro Scajola

ROMA — «Se potessi scegliere dove mette­re una centrale nucleare me la metterei nel giardino di casa». Parola di Claudio Scajola. Peccato che la casa del ministro dello Svilup­po economico si trovi in Liguria, regione che non avrebbe neanche un centimetro quadrato idoneo a ospitare un impianto atomico. Figu­riamoci un giardino. Per giunta la Liguria, go­vernata dal centrosinistra, è una delle dieci Re­gioni che hanno fatto ricorso alla Consulta contro la legge 99 con la quale il governo ha riaperto la strada al nucleare. Una iniziativa che, visti i precedenti, può rappresentare un ostacolo serissimo a tutta l'operazione.

Intanto il tempo passa. Ed è sempre più vici­na la scadenza del 15 febbraio, data entro cui dovrebbero essere pronti i quattro provvedi­menti del governo necessari per poter costrui­re le nuove centrali. Serve una delibera del Ci­pe che dirà quali tecnologie si potranno impie­gare, e probabilmente saranno ammesse tan­to la francese (Epr) che l'americana (Ap 1000). Serve un decreto che dica dove si farà il depo­sito delle scorie, ed è un problema mica da ri­dere. Serve un decreto per decidere le compen­sazioni economiche per gli enti locali che acco­glieranno gli impianti. Serve, soprattutto, il de­creto sulle localizzazioni: un provvedimento che stabilirà non dove si possono fare, ma do­ve «non» si possono fare le centrali. Sulla base di questa mappa «al negativo», l'Enel e chi al­tro vorrà realizzare un impianto avanzerà pro­poste all’Agenzia per la sicurezza nucleare. Che dovrà dire sì o no.

Soltanto a quel punto si potrà avere l’elen­co dei siti. Da mesi circolano tuttavia presunte liste nelle quali figurano i luoghi dove erano già presenti i vecchi impianti. Oppure dove era stata avviata la costruzione di centrali quando, nel 1987, il referendum antinucleare bloccò tutto. Il quotidiano Mf ha rilanciato ie­ri i nomi di Trino vercellese, Caorso, Montalto di Castro, Latina e Garigliano: quelli di 22 anni fa. E sempre ieri il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ha rivelato la dislocazione dei siti a sua conoscenza. Quali sarebbero? Gli stessi, più Oristano, Palma (in Sicilia, Agrigento) e Mon­falcone. Località considerate idonee da trent’anni. Risale infatti al 1979 la mappa ela­borata dal Cnen sulla base di alcuni parametri come il rischio sismico, la presenza dell’ac­qua, il tasso di urbanizzazione, l’esistenza di infrastrutture. Parametri che da allora posso­no essere anche molto cambiati. La portata idrica del Po, per esempio, non è più quella del 1979. Molte aree poco urbanizzate sono og­gi iperabitate. E anche la carta del rischio si­smico, con il progresso delle tecniche d’indagi­ne, potrebbe riservare tante sorprese.

Senza considerare che la scelta dei siti «ido­nei » non spetta formalmente all’Enel, che può soltanto proporli, ma all’Agenzia per la sicu­rezza nucleare che ancora dev’essere costitui­ta. Non che qualche idea non ci sia già. Per esempio, un orientamento «politico» di fondo del governo: realizzare al Nord la prima delle quattro centrali previste dal piano. Dove, è dif­ficile dire. Com’è comprensibile, nessuno par­la: adducendo come motivazione la circostan­za che la mappa del 1979 è in fase di aggiorna­mento. Ma si sa, per esempio, che l’area non dovrebbe coincidere con quelle che hanno già ospitato un vecchio impianto atomico e que­sto porterebbe a escludere Caorso e Trino. Se il sito in questione dev’essere poi in prossimi­tà del mare, a causa delle sofferenze del Po, allora la ricerca si restringe. C’è la Toscana set­tentrionale con l’area di Cecina, città natale del ministro nuclearista Altero Matteoli, ma la regione è governata dal centrosinistra e ha già fatto ricorso contro la legge Scajola: la batta­glia sarebbe durissima. Nella mappa dei siti possibili figura anche l’isola di Pianosa, ma ol­tre ai problemi di cui sopra ci sarebbe la con­troindicazione del costo esagerato. Minori dif­ficoltà esisterebbero per la costa adriatica, in particolare quella Friuli Venezia Giulia e il del­ta del Po. Ma se la zona di Monfalcone è abba­stanza congestionata, il Polesine, area a una trentina di chilometri da Chioggia, lo è molto meno. Va ricordato che a favore della localizza­zione di una centrale atomica in Veneto si era già espresso il governatore Giancarlo Galan (uno dei pochi a non aver fatto ricorso alla Consulta) con riferimento alla conversione a carbone di Porto Tolle. Ovviamente contesta­to dagli ambientalisti.

Per ora, comunque, restiamo agli indizi. L’Agenzia, che ha potere decisionale, non è an­cora nata. Da settimane si attende la nomina dei suoi vertici: per la presidenza sarebbe ora in pole position il settantenne Maurizio Cu­mo, ex presidente della Sogin. Irrisolta resta anche la questione dei finanziamenti. L’Agen­zia dovrebbe avere un centinaio di dipendenti ma non una lira in più delle risorse già esisten­ti. Un emendamento alla finanziaria che le de­stinava 3 milioni di euro è stato bocciato in extremis dal Tesoro. E non si sa nemmeno do­ve avrà sede. Il ligu­re Scajola preme per Genova, mentre il suo collega venezia­no Renato Brunetta, che deve dare il pro­prio parere, punte­rebbe Slitta a dopo il voto la scadenza del 15 febbraio per i siti su Venezia.

Per non parlare degli altri problemi politici. Il primo di tutti: le prossime elezioni regionali. Una scadenza troppo importante per non far scivolare a una data successiva la presentazione dei decreti del governo, prevista entro il 15 febbraio. Alla luce di quello che sta accadendo, spiegano al ministero, quel termine dev’essere considera­to soltanto «ordinatorio». Se ne parlerà maga­ri in aprile, se non a maggio. E ci sarà anche più tempo per risolvere il problema delle sco­rie. Se la prima centrale dovrebbe essere fatta al Nord, sembra garantito che il deposito delle scorie sarà al Sud. A quanto pare non più nel sottosuolo, ma in superficie. Contando su una reazione più blanda delle popolazioni coinvol­te. Già. Ricordate Scanzano Jonico?

Sergio Rizzo


03/06/2009

Usa, pubblicato per errore un rapporto con la mappa dei siti nucleari

Usa, pubblicato per errore un rapporto con la mappa dei siti nucleari

 

Il documento era riservato. Avviata subito un'inchiesta. Ma gli esperti minimizzano: «Molte di quelle informazioni erano già note»

 

Una centrale nucleare americana (Ap)
Una centrale nucleare americana (Ap)

WASHINGTON - sIl governo federale statunitense ha pubblicato per errore un rapporto segreto contenente informazioni riservate riguardo centinaia di siti nucleari civili, comprese le mappe che mostrano l'esatta collocazione dei depositi. La pericolosa svista è stata rivelata, scrive il New York Times, da una newsletter che si dedica allo studio dei documenti riservati federali. La lista sarebbe stata trovata sul sito del Goverment Printing Office.

INCHIESTA - A Washington è stata immediatamente avviata un'inchiesta su come e chi abbia reso pubblico il rapporto di 226 pagine che era definito «highly confidential» ma non «classified, vale a dire riservato ma non secretato. Il materiale era stato raccolto per essere trasmesso nei prossimi mesi all'Agenzia per l'Energia Atomica dell'Onu nell'ambito di un processo di maggiore trasparenza riguardo al nucleare civile che gli Stati Uniti hanno avviato nella speranza di poter spingere l'Iran ed altri paesi ritenuti in possesso di programmi segreti facciano lo stesso. Alcuni esperti, comunque, ridimensionano i rischi della pubblicazione sottolineando che gran parte delle informazioni erano già note. «Questi errori succedono, questo è andato un po' troppo oltre ma non sembra una cosa grave» ha commentato John Deutch, l'ex direttore della Cia che ora è docente al Mit di Boston. Ma per David Albright, presidente dell'Institute for Science and International security, le informazioni sui siti di stoccaggio del carburante nucleare «possono fornire a ladri e terroristi elementi utili a organizzare un furto ed è per questo che questi dati non vengono diffusi».


24/02/2009

Italia-Francia, accordo sul nucleare Berlusconi: «Presto avremo le centrali»

Italia-Francia, accordo sul nucleare Berlusconi: «Presto avremo le centrali»


A Roma il vertice tra il premier e Sarkozy: intesa per lo sviluppo congiunto delle strutture di nuova generazione, «la nazionalizzazione delle banche non è in alcun modo ipotizzabile»

 

 

Sarkozy e Berlusconi (Ap)
Sarkozy e Berlusconi

ROMA - Italia e Francia unite sul nucleare. Il premier Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno firmato a Roma l'accordo che vedrà Italia e Francia più vicine nella produzione di energia dall'atomo. L'intesa - raggiunta a Villa Madama al termine del vertice italo-francese - getta le basi per un'ampia collaborazione in tutti settori della filiera, ricerca, produzione e stoccaggio ed è accompagnato da due «memorandum of understanding» tra i due gruppi elettrici Enel ed Edf. Prevista la realizzazione di almeno quattro centrali di terza generazione nel territorio italiano. L'accordo, secondo il premier che si dice molto soddisfatto per aver raggiunto un risultato concreto, «comporta una politica nucleare condivisa, paritetica e di lungo periodo».

«PRESTO LE CENTRALI» - «Dobbiamo svegliarci dal nostro sonno, adeguarci, perché il futuro è nell'energia rinnovabile e nel nucleare - ha detto Berlusconi in conferenza stampa -. Collaboreremo alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri Paesi e affronteremo la costruzioni di centrali nucleari in Italia, con al nostro fianco la Francia che ci ha messo a disposizione il suo know-how, ciò che ci consentirà di risparmiare diversi anni e iniziare la costruzione delle centrali in un tempo assolutamente contenuto». Il premier ha attaccato la sinistra: «Eravamo protagonisti del nucleare negli anni '70, poi per il fanatismo ideologico di una parte politica abbiamo interrotto la costruzione di due centrali che erano vicine ad essere completate. Ora la Francia con grande generosità apre a noi e ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l'80% del loro fabbisogno con il nucleare, un'energia pulita in un sistema di sicurezza che consente ai francesi di pagare l'energia che consumano la metà di quanto pagano gli italiani». Soddisfatto anche il presidente francese: «Vogliamo sviluppare l'energia pulita insieme agli italiani. Vogliamo lavorare, e così deve fare l'Europa, per rispettare i propri impegni e sviluppare il nucleare e le energie rinnovabili. Per il 2020 bisognerà sviluppare centrali in maniera massiccia e nessuno deve porre veti».

IL DOCUMENTO - Il documento definisce le linee direttrici per lo sviluppo in Italia della tecnologia Epr, ovvero quella del reattore di terza generazione che ricalca il modello francese. Enel dovrebbe poi entrare con una quota del 12,5% nel progetto per la costruzione di un secondo reattore nucleare in Francia a tecnologia Epr. In conferenza stampa Sarkozy ha definito «storico» l'accordo e ha affermato che se l'Italia conferma l'intenzione di aprire al nucleare, la Francia «propone una partnership illimitata».

NO A NAZIONALIZZAZIONE BANCHE - Altro grande argomento del vertice, la crisi economica mondiale. Berlusconi è tornato a dire che il sistema bancario italiano è «molto solido» e non vi sono titoli tossici, e che la nazionalizzazione delle banche «non è in alcun modo ipotizzabile», anche perché - ha sottolineato - il governo ha messo a disposizione ingenti somme per la ricapitalizzazione ma «finora nessun istituto ne ha fatto richiesta».

VISIONE COMUNE - Per Berlusconi il summit ha confermato che tra Roma e Parigi «c'è una visione comune su tanti problemi, su come devono essere cambiate le regole e sul modo in cui deve cambiare l'Unione europea». Al centro dei lavori - oltre alla cooperazione nel settore energetico e alla crisi economica - l'impegno militare in Afghanistan e in Medio Oriente, la lotta alla pirateria e la tav che collegherà Torino e Lione. Su quest'ultimo punto Sarkozy si è detto molto soddisfatto: «Ho molto apprezzato gli sforzi di Berlusconi per convincere i Comuni italiani ad andare avanti sull'alta velocità per la Torino-Lione e sul trasporto modale, sviluppando i collegamenti tra Italia e Francia non solo attraverso camion che passano per tunnel».

CRISI GEORGIA-RUSSIA - Per la politica estera, è stata analizzata la posizione della Russia. «Italia e Francia chiedono una nuova strategia della Nato. Vogliamo creare uno spazio comune con la Russia per garantire la sicurezza in senso lato del nostro continente» ha detto il presidente francese, ringraziando poi Berlusconi per il contributo dato alla soluzione della crisi tra Georgia e Russia grazie ai «rapporti cordiali con Vladimir Putin». In cambio il presidente del Consiglio ha fatto i complimenti a Sarkozy per il suo semestre di presidenza del Consiglio europeo: «È stato un semestre determinato e intelligente». I due interlocutori sono d'accordo su tutto: nucleare, infrastrutture, politica europea e politica internazionale, perfino sulla vittoria di Ugo Cappellacci in Sardegna. L'unica divisione è a tavola: «Venire in Italia mi piace sempre. L'unico problema è che qui non vi mettete mai a tavola prima delle 14.30, ma è un problema che si può risolvere» scehrza Sarkozy.

PROFESSIONISTA DELLA POLITICA - Altri scambi di complimenti: Sarkozy ha ricordato «il successo incredibile in Sardegna». «Meno male che sulla stampa si dice che non sei un professionista della politica...» ha scherzato il titolare dell'Eliseo rivolgendosi al Cavaliere e ringraziandolo anche per aver portato il G8 nell'isola e per aver allargato il G14 di luglio anche all'Egitto (una «decisione storica»). Infine, parlando dell'attentato al Cairo in cui è morta una studentessa francese, Berlusconi ha espresso a Sarkozy la propria solidarietà sottolineando l'importanza di «fare fronte comune contro il mondo della morte».