03/07/2011

Tav, battaglia al cantiere: feriti e arresti Dopo i cortei dei residenti, la guerriglia

Tav, battaglia al cantiere: feriti e arresti Dopo i cortei dei residenti, la guerriglia

La protesta in Val di Susa, in mattinata le manifestazioni pacifiche degli abitanti. Una giornata di scontri violenti, lancio di pietre e lacrimogeni. Oltre 70 i feriti tra le forze dell'ordine: «In azione Black bloc con impostazione paramilitare»

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Val di Susa, il giorno della protesta No Tav Scontri con la polizia, sparati lacrimogeni

Val di Susa, il giorno della protesta No Tav Scontri con la polizia, sparati lacrimogeni

A migliaia si radunano a exilles e a Giaglione. Perino: «Quest'opera non si farà mai». Due i cortei che convergeranno verso di Chiomonte. Uno più istituzionale, timori invece per quello dei centri sociali

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30/04/2011

Napoli, bomba carta esplode a pochi metri dal comitato elettorale di Lettieri

Napoli, bomba carta esplode a pochi metri dal comitato elettorale di Lettieri

Il candidato del pdl venerdì era stato aggredito da alcuni giovani dei centri sociali. Molto spavento, ma nessun ferito. L'aspirante sindaco: «Il clima è irrespirabile»

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10/06/2009

Gheddafi è a Roma, sale la protesta «Sono qui perché l'Italia si è scusata»

Gheddafi è a Roma, sale la protesta «Sono qui perché l'Italia si è scusata»

 

Polemiche per la foto dell'eroe libico appuntata sulla divisa. Giovedì parlerà al Senato, l'opposizione contesta. Napolitano: «Da lui parole di grande moderazione»

 

Stretta di mano tra Berlusconi e Gheddafi (Afp)

 

ROMA - «L'Italia di oggi non è più l'Italia di ieri. Con l'Italia di oggi c'è pace, collaborazione e amicizia». Le dichiarazioni di fratellanza si sprecano nella prima visita ufficiale in Italia di Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato accolto a Ciampino da Silvio Berlusconi (che in un primo tempo aveva dato forfait causa torcicollo) e dal picchetto d'onore. Sulla pista dello scalo militare, blindato per l'occasione, i due si sono scambiati un caloroso abbraccio. Gheddafi è accompagnato da una folta delegazione, comprese le "amazzoni", la celebre guardia del corpo tutta al femminile con baschi rossi e divise militari. Occhiali neri, cappello e alta uniforme, il colonnello non passa inosservato. In particolare le attenzioni (e le polemiche) si sono concentrate su una foto appuntata sulla divisa: ritrae un eroe della resistenza libica contro gli italiani, Omar Al Muktar, noto come il "leone del deserto". Non solo: l'ultimo discendente di Al Muktar, ormai ottantenne, è sbucato dall'aereo subito dopo il leader libico.

GHEDDAFI AL COLLE - «Si è chiusa una lunga pagina dolorosa. Siamo contenti di averla qui» ha esordito il Cavaliere, illustrando poi al colonnello la fitta agenda degli appuntamenti per i tre giorni nella Capitale. Quindi Gheddafi ha raggiunto il Quirinale per la colazione con Napolitano. «Non guardiamo al valore materiale degli indennizzi - ha detto al termine dei colloquio con il presidente della Repubblica, durato 35 minuti - perché per quello che l'Italia coloniale ha commesso contro il popolo libico non ci sarebbe alcun controvalore. Ma il Trattato di Amicizia (siglato a Bengasi il 30 agosto, ndr) è comunque un segnale che l'Italia condanna il colonialismo, si scusa per quello che è avvenuto, ed è questo che mi ha permesso di poter venire oggi qui».

«PAROLE RESPONSABILI» - Anche Napolitano ha sottolineato che la visita di Gheddafi può «contribuire a dare il via a una nuova fase di relazioni fra i due Paesi»: «Sulle questioni africane ho ascoltato da Gheddafi parole di grande moderazione e responsabilità - ha detto -. Occorre uno sforzo congiunto Italia-Libia in particolare per la Somalia. L'obiettivo di rendere il Mediterraneo un'area di pace, stabilità e benessere è altrettanto condiviso» ha concluso, facendo esplicito riferimento alla necessità di «riconoscere le ragioni palestinesi e israeliane secondo la formula di due popoli, due Stati». Il colonnello ha annunciato che presenterà all'assemblea generale dell'Onu una bozza di accordo per cercare di risolvere il problema della pirateria al largo delle coste somale, causata, ha spiegato, dalla «lacerazione dello Stato». Parlando dell'Unione Africana, di cui è il presidente di turno, Gheddafi ha detto che «non c'è posto per gli unici Stati singoli. Quelli che tengono oggi agli Stati nazionali remano contro corrente, quelli che hanno una visione unitaria vinceranno». Nel pomeriggio avrà un colloquio con Berlusconi a Palazzo Chigi, poi a Villa Madama ci sarà la firma degli accordi tra i due governi e la conferenza stampa congiunta. Venerdì parlerà della condizione delle donne africane all'Auditorium di Roma, davanti a una platea di mille donne italiane della politica, delle istituzioni, dell'imprenditoria.

 

 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve il leader libico (Graffiti Press)

 

Un manifesto contro Gheddafi (Ansa)
Un manifesto contro Gheddafi (Ansa)

L'OPPOSIZIONE PROTESTA - Giovedì Gheddafi è atteso in Senato per un intervento e dall'opposizione si levano proteste. I senatori idv, radicali e pd hanno sollecitato una nuova Conferenza dei capigruppo per rivedere la decisione di aprire l'Aula al leader libico. Il Pd invita i propri senatori a disertare la seduta. I radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno cominciato uno sciopero della fame, fino a quando la presidenza del Senato non riconvocherà la conferenza dei capigruppo. Per Stefano Pedica (Idv) è «una vergogna far parlare al Senato una persona che nel suo Paese non rispetta i diritti umani». Pedica ha minacciato di opporsi fisicamente al suo ingresso nell'Aula. La senatrice del Pd Anna Maria Carloni ha ricordato i precedenti interventi in Aula del re di Spagna Juan Carlos e dell'allora segretario dell'Onu Kofi Annan, «figure prestigiose, non contestate e sempre garanti dei diritti umani». Il Dalai Lama, aggiunge, non intervenne in Aula bensì a Palazzo Giustiniani. Protesta anche l'Udc con il presidente dei senatori Gianpiero D'Alia: «Scelta inopportuna che non condividiamo».

«DECISIONE CONDIVISA» - Dalla maggioranza replica il capogruppo del Pdl al Senato Gasparri: «È stata una decisione condivisa. Martedì la conferenza dei capigruppo, con la condivisione di tutti i gruppi tranne l'Idv, ha appoggiato questa tesi. Gheddafi parla in quanto leader dell'organizzazione dell'unità africana e non in una seduta del Senato, bensì dell'aula, dove sono state ospitate numerose manifestazioni di vario genere».

 

 

Sulla divisa del leader libico Muammar Gheddafi campeggia l'immagine di Omar Al Mukhtar circondato dagli italiani che lo hanno scovato dopo anni di azioni di guerriglia (Graffiti Press)

Sulla divisa del leader libico Muammar Gheddafi campeggia l'immagine di Omar Al Mukhtar circondato dagli italiani che lo hanno scovato dopo anni di azioni di guerriglia (Graffiti Press)


Il «leone del deserto» fu catturato a Solluch l'11 settembre 1931 e impiccato il 16 settembre per ordine del governatore della Cirenaica, il maresciallo Rodolfo Graziani. Alla figura di Al Mukhtar è stato dedicato un film, interpretato da Anthony Quinn, realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad. Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, secondo quanto affermò il presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». La pellicola verrà trasmessa in tv per la prima volta in Italia giovedì sera da Sky (Ansa)

Il «leone del deserto» fu catturato a Solluch l'11 settembre 1931 e impiccato il 16 settembre per ordine del governatore della Cirenaica, il maresciallo Rodolfo Graziani. Alla figura di Al Mukhtar è stato dedicato un film, interpretato da Anthony Quinn, realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad. Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, secondo quanto affermò il presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». La pellicola verrà trasmessa in tv per la prima volta in Italia giovedì sera da Sky (Ansa)

Gheddafi con l'ultimo discendente di Omar Al Mukhtar (Graffiti Press)

Gheddafi con l'ultimo discendente di Omar Al Mukhtar (Graffiti Press

L'anello di Gheddafi (Ansa)

Foto sotto le famose «amazzoni» libiche, che seguono il colonnello in ogni suo spostamento. Portano un vistoso basco rosso e la divisa militare (Graffiti Press)

(Laruffa)

 

(Laruffa)

(Ansa)

(Ansa)

 

 


09/06/2009

Arrivano Gheddafi e le sue donne Roma blindata e proteste annunciate

Arrivano Gheddafi e le sue donne Roma blindata e proteste annunciate

 

DAL 10 AL 13 GIUGNO. Prima visita di Stato del colonnello in Italia. Misure di sicurezza strettissime. Volantini e cortei contro di lui

 

Villa Pamphili, dove verrà montata una enorme tenda per Gheddafi (Emmevi)
Villa Pamphili, dove verrà montata una enorme tenda per Gheddafi (Emmevi)

Sarà una visita blindata quella nella Capitale del leader libico Muammar Gheddafi prevista da mercoledì 10 giugno. Numerose le misure di sicurezza messe in campo dalla prefettura per la tre giorni romana del colonnello, alla sua prima visita in Italia.

DIVIETO DI VOLO - Previsto dal prefetto Giuseppe Pecoraro il divieto di sorvolare la capitale durante la visita a Roma per garantire una maggior sicurezza. L'ordinanza scatterà alle 10 del 10 giugno e terminerà alle 24 del 13. Sarà anche vietato svolgere manifestazioni a Villa Pamphili, il parco meta di giovani, famiglie e appassionati dello jogging, dove il leader libico, che arriverà con un seguito di 300 persone, ha chiesto che venga montata una gigantesca tenda beduina. Proprio nella storica villa sono stati affissi alcuni volantini dai militanti del collettivo del centro sociale «BlackOut», contrari alla visita del leader libico.

Volantini anti-Gheddafi a Villa Pamphili (Emmevi)
Volantini anti-Gheddafi a Villa Pamphili (Emmevi)

SCORTATO - Il dispositivo di sicurezza ha previsto anche che dal suo arrivo nell'aeroporto militare di Ciampino e per tutti i suoi spostamenti nella capitale, Gheddafi sia accompagnato da una staffetta delle forze dell'ordine e dei corpi speciali di polizia e carabinieri. Tiratori scelti vigileranno inoltre su tutti i percorsi stabiliti e quelli alternativi previsti nella visita. Intanto gli studenti dell'Onda, in occasione della visita di Gheddafi all'Università La Sapienza, prevista giovedì, annunciano mobilitazioni «contro l'accordo tra Gheddafi e Berlusconi, che prevede i respingimenti degli immigrati provenienti dalle coste libiche».

MUSEI CAPITOLINI CHIUSI - Alle 18 di giovedì il colonnello incontrerà il sindaco di Roma Gianni Alemanno in Campidoglio. Anche in questa occasione sono state prese misure di sicurezza: i Musei capitolini e la Terrazza Caffarelli resteranno chiuse al pubblico dalle 14 fino a cessate esigenze. La visita in Campidoglio del leader libico durerà circa un'ora. Gheddafi dovrebbe arrivare dall'entrata capitolina di Sisto IV per recarsi nella stanza del sindaco, poi in Sala degli Arazzi e in quella delle Bandiere, dove dovrebbe firmare il libro d'oro degli ospiti. Dopo uno scambio di doni Gheddafi verrà accompagnato nell'aula Giulio Cesare e si affaccerà su piazza del Campidoglio, dove parlerà per venti minuti. Sulla piazza michelangiolesca verranno sistemate 300 sedie.

GLI INCONTRI - Il primo appuntamento del leader libico è al Quirinale dove, subito dopo il suo arrivo mercoledì, sarà ospite a colazione del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, incontrerà mercoledì 10 giugno 2009, Muammar El Ghaddafi leader della Rivoluzione a Palazzo Chigi alle 18 e a Villa Madama alle 19. E proprio mentre il premier e il colonnello si parleranno, in piazza Farnese intellettuali e artisti si mobilitano per dire no a Gheddafi e alla politica di respingimenti.
Sempre mercoledì è previsto l'incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini e giovedì con quello del Senato Renato Schifani. Anche il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna vedrà il colonnello. L'incontro avrà luogo il 12 giugno alle 12:30 all'Auditorium di Roma, Parco della Musica, dove 700 donne del mondo politico, della cultura e dell'imprenditoria del nostro Paese ascolteranno il colonnello. Tra loro anche il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Poco prima, alle 10.30 l'arrivo in Confindustria accolto dalla presidente Emma Marcegaglia che lo introdurrà al ghota degli imprenditori italiani.

GLI ITALIANI RIMPATRIATI - Dal punto di vista politico manca solo un incontro: quello con l'Associazione degli Italiani Rimpatriati dalla Libia (Airl) che rappresenta i connazionali «cacciati» dalla Libia nel 1970, cui furono confiscati tutti i beni. «Non è stato previsto nulla anche se ci era stato assicurato - ha detto Giovanna Ortu, presidente dell'associazione - siamo dispiaciuti. Noi ce lo aspettavamo, anzi, lo davamo per scontato». L'agenda non istituzionale lascia però aperti dei margini.

 

Uno dei volantini contro il leader libico (foto Ansa)

PROTESTE - «Gheddafi, Monteverde non ti vuole»: da lunedì questo striscione campeggia sulla stazione Fs di viale Quattro Venti, nel quartiere Monteverde, appeso dai Collettivi autorganizzati contro la visita del presidente libico a Roma. Gli studenti dell'Onda e i collettivi preparano già mobilitazioni, proteste e azioni comunicative che verranno decise martedì in un'assemblea interna e non pubblica che si terrà all'interno dell'ateneo. «Non sono escluse ancora azioni e volantinaggi a Villa Pamphili - dicono gli studenti -, valuteremo anche in base alle decisioni che verranno prese sull'eventuale chiusura della villa per motivi di sicurezza».

LA VISITA ALLA SAPIENZA - Il leader libico giovedì 11 sarà in visita anche all'Università La Sapienza. Proprio lunedì c'è stato un sopralluogo organizzativo dell'ambasciatore libico nell'ateneo in vista dell'incontro ufficiale di giovedì, a cui è prevista la partecipazione, tra gli altri, di docenti e di rappresentanze studentesche delle singole facoltà. Anche se per l'università «l'incontro alla Sapienza è dedicato in particolare agli studenti e sarà l'unica occasione di dialogo degli universitari italiani» con il leader libico nell'ambito della sua visita a Roma, gli studenti dell'Onda si stanno organizzando - hanno detto - per «azioni di protesta al piazzale della Minerva o nei pressi dell'aula magna», dove si svolgerà la visita. «Manifesteremo il nostro dissenso - hanno aggiunto gli universitari dell'Onda - perché Gheddafi è complice con Berlusconi dell'intesa sulla gestione dell'immigrazione clandestina, che prevede i respingimenti e l'istituzione di Centri di Permanenza temporanea in Libia, dove vengono anche perpetrate torture nelle carceri contro le popolazioni migranti».


28/02/2009

Centri sociali, tensione a Milano Scontri con la polizia a Bergamo

Centri sociali, tensione a Milano Scontri con la polizia a Bergamo

 

Prima il corteo di Milano è stato pacifico, poi il cambio di clima dopo le notizie provenienti da Bergamo, imbrattamenti e petardi fumogeni nel capoluogo lombardo

 

 

Il corteo a Milano (I. Pedercini)
Il corteo a Milano ( Ilaria Pedercini)

MILANO - Dai colori e gli sfottò in perfetto clima carnevalesco, con il solito strascico di scritte disseminate sui muri lungo il percorso, al nervosismo dell'attesa delle notizie provenienti da Bergamo. È stato il cambio di clima che ha 'spezzato' in due il corteo nazionale di Milano indetto dai centri sociali «contro le logiche securitarie, per l'autogestione e gli spazi sociali». Le prime voci degli scontri tra i «compagni» partiti per la città orobica per impedire l'apertura di una sede di Forza Nuova e le forze dell'ordine sono cominciate a circolare a metà del lungo tragitto iniziato alle 16 da piazza XXIV Maggio. Arrivati all'altezza di via De Amicis le preoccupazioni sono rimbalzate fino al corteo di testa che ha comunicato a tutti le poche informazioni che arrivavano via cellulare da Bergamo. Con il crescere del numero dei fermati di cui giungeva via via notizia, è aumentato il nervosismo tra i 10 mila partecipanti (il dato è degli organizzatori). È stato il punto di svolta di un corteo che, fino a quel momento, aveva attraversato la città pacificamente riempiendola di colori, maschere carnevalesche, pupazzi e cori di scherno diretti verso l'amministrazione comunale e il governo. Il serpentone ha lasciato dietro di sè il solito contorno di murales, manifesti e scritte spray (comprese quelle che recitavano 'Nassiriya festa nazionale' e 'Quattrocchi e Raciti, 10-100-1000 Nassiriye') ma senza i danneggiamenti che avevano invece contraddistinto il corteo dello scorso 24 gennaio.

I NUOVI ARRIVI - Poi, l'eco degli scontri bergamaschi ha fatto comparire decine di ragazzi a volto coperto con cappucci delle felpe, sciarpe e passamontagna. Dopo diversi minuti passati a decidere il dà farsi, il corteo, cui ha partecipato anche l'ex di Potere Operaio Oreste Scalzone, ha deciso di proseguire la sua strada fino a quando «i compagni fermati non verranno tutti liberati». I numeri si sono quindi ridotti. Sono andati via gli spezzoni dei lavoratori della Innse e delle sigle partitiche della sinistra radicale. A sfilare sono rimasti in oltre un migliaio compresi i diversi esponenti di realtà occupate di fuori Milano e di altre regioni. Dai fumogeni e dalle azioni spettacolari, come gli striscioni issati sopra Porta Romana in piazzale Medaglie d'Oro e il sabotaggio dei cancelli dei giardini di piazza Vetra, si è passati ai cestini incendiati e ai petardi lanciati contro gli agenti e i mezzi delle forze dell'ordine che controllavano a distanza. Quando la tensione ha raggiunto il culmine, all'incrocio tra viale Toscana e via Castelbarco, dove allo schieramento massiccio di agenti in tenuta antisommossa i manifestanti hanno risposto con il lancio di qualche petardo, le telefonate rassicuranti dei legali dei ragazzi fermati a Bergamo, in cui comunicavano il rilascio dei più, hanno smorzato la rabbia e i toni della protesta e il serpentone che ha paralizzato per ore il traffico del sabato ha raggiunto, intorno alle 21, il luogo da dove era partito, piazza XXIV Maggio, dove il corteo si è infine sciolto. Duro il commento del vice sindaco Riccardo De Corato: «È uno sciame delirante condito da uno squallido e vergognoso inneggiamento all'eccidio di Nassiriya».


GUERRIGLIA A BERGAMO - Scene di guerriglia urbana sabato pomeriggio in centro a Bergamo,
con scontri tra le forze dell'ordine e una sessantina di esponenti della sinistra antagonista, al termine di una giornata di tensioni per l'apertura in città della sede provinciale di Forza Nuova, movimento di estrema destra. Alla fine, circa cinquanta persone sono state portate in Questura e una decina di uomini delle forze dell'ordine sono rimasti contusi e sono stati medicati al Pronto Soccorso. Il caos è scoppiato poco dopo le 18 in mezzo al traffico di via Paleocapa, quando ormai la manifestazione era terminata. Per tutto il pomeriggio cinquecento esponenti di estrema sinistra avevano manifestato con un presidio in via Quarenghi, mentre nella vicina via Bonomelli si inaugurava la sede locale di Forza Nuova, alla presenza del segretario nazionale Roberto Fiore. Non ci sono stati scontri neppure durante il corteo dei circa trecento sostenitori di estrema destra, che hanno sfilato dal piazzale della Malpensata fino a via Bonomelli, arrivando fino a un centinaio di metri di distanza dalla contestazione di sinistra. Le schermaglie si sono limitate a slogan, lanci di alcuni fumogeni ed esposizione di striscioni. I sostenitori di Forza Nuova hanno lasciato la città intorno alle 17.30 a bordo di autobus e automobili.

Un momento degli scontri a Bergamo (Ansa)
Un momento degli scontri a Bergamo



GLI AUTONOMI - Mezz'ora dopo gli 'autonomi' hanno chiesto di poter sfilare in corteo da via Quarenghi al piazzale della Malpensata. Al rifiuto delle forze dell'ordine - e dopo alcuni attimi di tensione nei pressi dell'incrocio con via Paleocapa - il corteo si è sciolto verso via Spaventa e largo Medaglie d'Oro. Circa sessanta manifestanti appartenenti alla frangia più estrema, invece di recarsi in stazione, hanno cercato di tornare nelle vicinanze di via Bonomelli. A quel punto è partita la carica di polizia e carabinieri che, in mezzo al traffico, hanno bloccato una cinquantina di persone. Sono volati oggetti e bottiglie all'indirizzo delle forze dell'ordine e delle vetrine di alcuni negozi tra viale Papa Giovanni XXIII e Porta Nuova. La tensione è calata solo dopo una mezz'ora, in cui i manifestanti si erano sparpagliati in tutte le vie del centro di Bergamo. Per tutto il pomeriggio la circolazione in città è rimasta pressochè paralizzata, a causa delle tante strade chiuse al traffico. Al termine della giornata, la polizia ha sequestrato mazze di ferro, bastoni di legno, bandiere, un martello e alcuni caschi da motociclista. L'identificazione e gli interrogatori delle persone portate in Questura proseguirà fino a sera inoltrata. Le persone arrestate sarebbero almeno tre, ma il numero esatto si saprà probabilmente soltanto domenica . Nel frattempo, la sede di Forza Nuova resta presidiata da polizia e carabinieri.





27/01/2009

Manifestanti assaltano la prefettura Cinque agenti feriti a Torino

Manifestanti assaltano la prefettura Cinque agenti feriti a Torino

 

Coinvolti giovani dei centri sociali ed immigrati. Gli agenti sono rimasti feriti alle gambe con bastoni e cubetti di porfido

 

TORINO - Martedì sera di tensione, a Torino, per una manifestazione di giovani dei centri sociali ed immigrati che hanno assaltato la Prefettura di Torino: negli scontri cinque poliziotti sono rimasti feriti alle gambe con bastoni e cubetti di porfido. I manifestanti, a dispetto dell'orario serale, avevano chiesto di essere ricevuti in Prefettura per spiegare la loro protesta relativa alle condizioni di decine di profughi che occupano una ex clinica, a Torino.

LA DINAMICA - La polizia ha caricato i manifestanti, poco meno di un centinaio, a più riprese, allontanandoli dagli uffici della Prefettura in piazza Castello, fino a disperderli, dopo avere sparato alcuni fumogeni. Al momento, non risulta che ci siano stati dei fermi. La situazione è tornata tranquilla e nella piazza ci sono solo più carabinieri e poliziotti. Per la loro aggressione i manifestanti hanno lanciato cubetti di porfido estratti dal pavimento della piazza, pezzi di legno e ferro ricavati da alcune panchine smontate, un tombino e blocchi di neve ghiacciata. Sono state danneggiate alcune auto parcheggiate davanti alla Prefettura, contro il portone è stato lanciato un cassonetto dei rifiuti. L'assalto è avvenuto dopo una breve sosta sotto la Prefettura dove i giovani e gli immigrati avevano chiesto, con fare sempre più minaccioso - stando ai racconti delle forze dell'ordine - di incontrare il prefetto. Nel pomeriggio i manifestanti avevano protestato sotto il Municipio, poi, in serata, si sono diretti in corteo verso la Prefettura.