25/05/2010
La stampa spagnola: «Il Milan vuole Ibra»
La stampa spagnola: «Il Milan vuole Ibra»Gazprom: «Nessuna trattativa in corso con la società rossonera». Il club sarebbe pronto a lanciare un'offerta per lo svedese. Manchester United su De Rossi
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| Ibrahimovic |
MILANO - Una cosa è certa: l'annata di Ibrahimovic al Barcellona è stata al di sotto delle aspettative. La società blaugrana ha ufficialmente tolto lo svedese dal mercato, ma in realtà l'ex attaccante dell'Inter sembra avere le valigie pronte. Soprattutto dopo l'arrivo di David Villa alla corte di Guardiola. Le società interessate al giocatore non mancano, e tra queste spunta adesso anche il Milan. Secondo il quotidiano catalano «Sport», il club rossonero - che provò a strappare il fuoriclasse alla Juventus già nel 2006, dopo Calciopoli - avrebbe intenzione di accontentare i tifosi con un grande acquisto: Ibra sarebbe un colpo perfetto per rinforzare un reparto, quello offensivo, che ha bisogno di nuovi innesti da affiancare a Pato e Borriello.
OBIETTIVI - Ibra del resto a Milano si è sempre trovato bene. I buoni rapporti col Barça potrebbero facilitare l'operazione, ma difficilmente i blaugrana se ne priveranno per meno di 50 milioni di euro. L'altro obiettivo resta Dzeko: secondo quanto scrive la Gazzetta dello Sport, Gazprom sarebbe interessato ad acquistare una quota del 25-30% della società, portando in dote 150-180 milioni, parte dei quali potrebbero essere investiti sul mercato. Ma il colosso del gas afferma che non c'è «nessuna trattativa in corso».
DE ROSSI - Tra i giocatori più corteggiati del momento c'è Daniele De Rossi. Oltre a Mourinho, che vorrebbe portarlo con sé al Real Madrid, il centrocampista della Roma ha un altro estimatore: Alex Ferguson. Il manager del Manchester United ha bisogno di un rinforzo di alto livello a centrocampo visto che Hargreaves, al rientro dopo essere rimasto fermo per due anni, non convince, Scholes è a fine carriera mentre Anderson e Carrick sono in partenza. Strapparlo ai giallorossi, però, sarà tutt'altro che semplice anche perché la Roma non ha intenzione di cederlo per meno di 44 milioni di euro.
ROSSI - Rafa Benitez potrebbe invece riportare Giuseppe Rossi in Premier League. Stando alla stampa inglese, il manager del Liverpool è alla ricerca di rinforzi in avanti per non lasciare il peso dell'attacco delle spalle del solo Torres e il 23enne attaccante del Villarreal, autore di 45 gol in tre stagioni, sarebbe l'ideale. Il suo cartellino è valutato 12 milioni di sterline, circa 14 milioni di euro, cifra che Benitez potrebbe abbassare inserendo Albert Riera come contropartita tecnica.
Redazione online
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08/05/2010
Al Fayed vende Harrods
Al Fayed vende HarrodsL'ACCORDO. I grandi magazzini di Londra alla Qatari Holdings per circa 1,5 miliardi di sterline
| Mohamed Al Fayed (Ansa) |
LONDRA - Mohammed Al Fayed ha raggiunto un accordo per vendere i grandi magazzini Harrods di Londra alla Qatari Holdings per circa 1,5 miliardi di sterline. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg, che cita Bbc e Sky Tv. L'accordo è stato firmato sabato mattina e verrà ufficializzato nelle prossime ore. Al Fayed aveva acquisito Harrods nel 1985, attraverso un'offerta da 615 milioni di sterline. I grandi magazzini di lusso, situati a Knightsbridge, nel quartiere di South Kensington, sono una meta obbligata per i milioni di turisti che visitano Londra. Con una superficie di circa 90mila metri quadri divisi in oltre 330 reparti e il motto «dallo spillo all'elefante», accolgono infatti ogni anno circa 15 milioni di clienti.
Redazione online
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10/01/2010
Mediaset: sciopero degli addetti al trucco, presidio a Cologno Monzese e a Roma
Mediaset: sciopero degli addetti al trucco, presidio a Cologno Monzese e a Roma
A rischio un centinaio di posti di lavoro. I lavoratori protestano contro la decisione di cedere il ramo d'azienda a partire dal primo febbraio

MILANO - Con un presidio di oltre cento lavoratori si sta svolgendo a Cologno Monzese e davanti alla sede romana uno sciopero dei lavoratori di Videotime, l'azienda attiva nelle produzioni televisive del gruppo Mediaset. Alcuni programmi tv potrebbero essere a rischio. È quanto rende noto Paolo Casamassima, delegato dello Slai Cobas, il sindacato di base che ha condiviso la protesta con le altre organizzazioni, Sistel-Cisl, Uilcom-Uil e Flc-Cgil.
PRESUNTE IRREGOLARITA' - Il sindacalista ha denunciato il fatto che «è stato impedito ai delegati che ne avevano fatto richiesta di entrare in azienda per verificare l'andamento dello sciopero». Secondo Casamassima infatti «sono stati visti entrare lavoratori di altre aziende che noi riteniamo siano stati utilizzati per svolgere le mansioni dei lavoratori in sciopero». Il sindacalista punta il dito contro l'azienda «di proprietà del presidente del Consiglio e guidata dal proprio figlio che non rispetta il contratto di lavoro che prevede per i rappresentanti sindacali il diritto di entrare in sede per verificare il funzionamento delle attività».
LA PROTESTA - Come detto la protesta è stata indetta dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil dopo avere avuto ufficiale comunicazione insieme alle Rsu di Videotime di Milano e Roma della intenzione della volontà della proprietà di procedere, prevedibilmente a partire dal primo febbraio 2010, alla cessione a Pragma Service srl del ramo d’azienda relativo alle attività di Sartoria, Trucco e Acconciatura, costituito da un organico complessivo di 56 addetti di cui 26 a Cologno Monzese, 4 a Milano Due e 26 a Roma. «Da qualche tempo - denunciano fra l’altro i sindacati - registriamo un graduale allentamento della qualità delle relazioni, che l’operazione di esternalizzazione rischia di compromettere in modo pesante. Siamo convinti che questa non sia la strada migliore per affrontare le trasformazioni in atto».
I COMUNICATI - Nel corso dell'edizione delle 13 del Tg5, nella quale non ci sono stati disservizi da segnalare, è stato letto un comunicato di solidarietà da parte del Comitato di redazione della testata ai lavoratori in sciopero. Il Cdr del Tg5 condivide «il timore espresso dai colleghi di Videotime-Mediaset che il progetto di cessione di questo ramo d'azienda possa essere l'inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto, che nell'ambito delle più generali trasformazioni dei settore televisivo, potrebbe coinvolgere altri settori, sedi o attività del gruppo Mediaset nel suo complesso». Da parte sua l'azienda, in un altro comunicato letto sempre in diretta durante l'edizione delle 13 del Tg5, «rassicura i dipendenti» spiegando che l'operazione «non avrà alcun effetto sull'occupazione o sulla condizione retributiva» dei lavoratori coinvolti che, assicura Mediaset, avranno «posto di lavoro assicurato». Inoltre l'azienda sottolinea che considera sempre «strategica l'attività televisiva».
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17/12/2009
Tata e Mahindra & Mahindra interessate a Termini Imerese
Tata e Mahindra & Mahindra interessate a Termini Imerese
Lo stabilimento Fiat in Sicilia. I due colossi indiani avrebbero avviato contatti con il Lingotto. Scajola non saprebbe nulla della trattativa
| Centinaia di operai della Fiat e delle aziende dell'indotto di Termini Imerese in corteo il 14 dicembre a Termini Imerese. (Ansa) |
PALERMO - I gruppi automobilistici indiani Tata e Mahindra & Mahindra (M&M) avrebbero mostrato interesse per lo stabilimento della Fiat di Termini Imerese. È quanto scrive il sito d'affari online Business Standard, riportando fonti vicine al ministero dello Sviluppo Economico.
CONTATTI - I due colossi indiani avrebbero manifestato la propria disponibilità a presentare un progetto di takeover e avrebbero avviato contatti con il Lingotto. Secondo Business Standard il ministro Claudio Scajola non sarebbe a conoscenza delle trattative. Il 22 dicembre la Fiat presenterà a Palazzo Chigi il piano industriale. Fim Fiom e Uilm chiedono al Lingotto il mantenimento della produzione di auto in tutti i siti industriali italiani, compreso Termini Imerese dove, secondo i piani ufficiosi del Lingotto, non saranno prodotte più auto a partire dal 2012.
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03/07/2009
Il legale di Fioranelli: «Il problema della Roma? Si chiama Totti»
Il legale di Fioranelli: «Il problema della Roma? Si chiama Totti»
Ma l'agente fifa prende le distanze: «Qualcuno sparla...». L'avvocato «Il capitano sta rovinando la squadra». Lettera di Rossella Sensi: Francesco sei la nostra storia
| Francesco Totti giovedì a Trigoria prima della partenza per il ritiro (Tedeschi) |
È Totti e non i Sensi «la rovina della Roma. Via, aria, vi sta rovinando. Vi sta rovinando». È la dura opinione dell'avvocato Nicola Irti, che si dichiara legale della Fio Sports Group di Vinicio Fioranelli, rilasciata ai microfoni di «Te La Do Io Tokyo» su Centro Suono Sport. Immediata la replica di Francesco Totti, che ha dato mandato all'avvocato Franco Coppi di valutare eventuali azioni legali contro l'avvocato Irti.
LE PAROLE - «La famiglia Sensi sta rovinando la Roma? No, io sono un avvocato, non c'entro nulla con la Roma. Se voi non vi liberate... come se il Real Madrid non si libera da Raul... la Roma si deve liberare da Totti. Chiaro? È chiaro il concetto? È un mio pensiero questo». Irti aveva fatto scalpore nei giorni scorsi parlando della presunta opposizione delle banche all'acquisto della Roma da parte di Fioranelli. Una dichiarazione che aveva indotto l'agente Fifa a emettere un comunicato di presa di distanza, nel quale però non si contestava il ruolo di Irti come legale della Fio Group.
«Spero che venga nominato un commissario e il commissario, come per l'Alitalia, farà chiarezza. Ed io spero che sia un amico della mia famiglia - ha aggiunto Irti parlando delle trattative per la cessione Roma - L'inchiesta della Procura? La Procura fa il suo lavoro. Giustamente fa bene. La società è quotata in borsa e pertanto tutti gli organi preposti al controllo è bene che agiscano quando ci sono delle informazioni sensibili. Fanno bene. Io sono con loro. Le persone oneste sono sempre con la giustizia».
IL CAPITANO - Francesco Totti tace, come sempre nel suo stile, ma ha dato mandato allo studio dell'avvocato Franco Coppi di valutare eventuali azioni legali contro l'avvocato Irti, legale della Fio Group di Vinicio Fioranelli, per le sue dichiarazioni. L'avvocato Coppi ha già acquisito l'audio dell'intervista radiofonica di Irti.
LA FAMIGLIA SENSI - «Caro Francesco, sei e continuerai ad essere la storia della Roma. Tu non sei solo un campione di calcio, ma sei un esempio per la Tua professionalità e per le tue doti umane che ti hanno sempre contraddistinto». Rosella Sensi, presidente della Roma, ha inviato al capitano giallorosso Francesco Totti una lettera che si legge sul sito ufficiale della società capitolina, per volontà dello stesso calciatore viene resa pubblica. Il presidente si rivolge a Totti definendolo «un esempio per tutti i giovani, soprattutto per quelli cresciuti nel nostro vivaio a cui teniamo in modo particolare e per i quali sei un punto di riferimento». «Forse solo la storia di Di Stefano al Real Madrid è pari alla Tua nella Roma. Sei il simbolo della nostra squadra e di tanti romani, e credo di non offendere nessuno dicendo che - come Maldini - sei l'ultima bandiera di quel calcio fatto di sentimenti, di passionalità e amore per i colori della propria squadra», scrive la Sensi. «Sono sicura che farai ancora il bene della nostra Roma e, soprattutto, sono onorata di averTi come amico», conclude.
FIORANELLI BACCHETTA IRTI - E in serata è lo stesso Fioranelli, intervenendo a Radio Centro Suono Sport, a prendere le distanze dalle affermazioni di Irti: «Francesco Totti è il più importante della Roma per ciò che ha fatto nella Roma, merita tutto il rispetto anche dei non romanisti, non si può metterlo in discussione, basti pensare alle condizioni in cui ha giocato contro l'Arsenal». «Parlare di lui è come sfondare una porta aperta - prosegue - chi lo discute non ha capito nulla della Roma, è un predestinato anche per un ruolo importante in società. Totti è nato nella Roma e dovrà rimanere finché vorrà». «Sono circondato da persone che sparlano» aggiunge. «Queste turbolenze danneggiano la nostra immagine. Chi è deputato a parlare per il nostro gruppo? Solo io mio figlio Jesse e Volker Flick - afferma Fioranelli - il resto non è autorizzato. Sono state dichiarazioni gratuite e molto sciocche. Certa gente usa questa piattaforma per farsi pubblicità».
BRUNO CONTI - «Noi siamo tranquilli, forse sono gli altri che non riescono ad esserlo». Bruno Conti replica così alle dichiarazioni rilasciate da Nicola Irti. «Il nostro presidente - continua Conti ai microfoni di Sky Sport dal ritiro di Riscone di Brunico - ha scritto una lettera giustissima scrivendo quello che pensiamo noi, la città e i nostri tifosi. Totti è un simbolo, ma soprattutto ha fatto tantissimo per la Roma in questi anni, è stata bella tutta la reazione a quello che hanno detto persone che non conosco, noi qui ci abbiamo scherzato su». Conti scommette sulla squadra: «La voglia di ricominciare del mister e dei ragazzi è forte, c'è il desiderio di riscattare una stagione negativa con tutti i problemi che abbiamo avuto. Ci crediamo - spiega il responsabile tecnico della Roma -, abbiamo tanti nazionali e giocatori importanti, sicuramente riusciremo a riscattarci»
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20/06/2009
I Sensi cedono la Roma alla cordata di Fioranelli
I Sensi cedono la Roma alla cordata di Fioranelli
Cambio di proprietà. Operazione ormai chiusa: l’annuncio fra oggi e lunedì. L’investimento sfiora i 500 milioni di euro
Manca un ultimissimo passo: la certificazione da parte di Mediobanca del deposito di 201 milioni su un conto della Spafid, la fiduciaria dell’advisor della famiglia Sensi. Poi la cessione della As Roma, al termine di una infinita telenovela, sarà cosa fatta. L’annuncio oggi stesso, domani o al più tardi lunedì mattina, a Borsa chiusa.
C’è una seconda ipotesi: il bluff totale e scoperto di Vinicio Fioranelli, l’agente Fifa che ha condotto la trattativa per conto di Volker Flick e di un fondo di investimento, ma ieri nessuno dava più credito a questa clamorosa circostanza. Fonti interne a Unicredit parlano di grande soddisfazione: il debito di Italpetroli, la controllante della As Roma, sarà più che dimezzato. E nell’accordo è probabile anche uno sconto ai Sensi o una ristrutturazione del debito rimanente a nuove e più favorevoli condizioni. Le cifre dell’affare sono state anticipate da più fonti e, in modo particolare, da «Il Mondo ». L’investimento totale sfiora i 500 milioni di euro: 200 alla famiglia Sensi, che possiede il 67 per cento della azioni della As Roma; più l’offerta pubblica di acquista (Opa) per le restanti azioni, quantificabile in altri 100 milioni; più 40 milioni all’anno per rafforzare la squadra al calciomercato per le prossime quattro stagioni. A meno di clamorosi e imprevedibili colpi di scena, la famiglia Sensi lascia dopo 16 anni. Fu il patriarca Franco a salvare la società dopo la presidenza Ciarrapico nel maggio 1993: prima in compartecipazione con Pietro Mezzaroma, e poi da solo dall’8 novembre 1993. L’ha portata a uno storico scudetto, il secondo del dopoguerra, l’ha fatta diventare grande. La sua morte, il 17 agosto 2008, era già stata, in qualche modo, decisiva.
Due settimane fa la controllante Italpetroli aveva parlato di «verifiche in corso» per valutare la consistenza dell’interesse della cordata svizzero-tedesca di Fioranelli. Le società di diritto svizzere sono spesso, per usare un termine poco tecnico ma comprensibile a tutti, delle vere e proprie scatole cinesi. Non sempre chi investe vuole anche pubblicità. Così per lungo tempo la cordata Fioranelli è stata setacciata: ci sono stati incontri, scambio di mail, riunioni più o meno segrete. Due sono stati i passi decisivi: la pressione di Unicredit, che ha chiesto fermamente la cessione della Roma come unico asset che poteva «tagliare » il debito di Italpetroli, fino alla scelta da parte di Rosella Sensi di Mediobanca come advisor; la mancanza di un’alternativa al gruppo Fioranellli. I tifosi romanisti, a grande maggioranza, si sono sempre detti favorevoli al cambio. Erano spaventati dalla necessità dell’autofinanziamento. E la mancata qualificazione alla prossima Champions, valutabile in almeno 30-35 milioni di euro, significava un calciomercato modesto.
Il passaggio di proprietà della Roma, allo stato attuale delle cose, non risponde a tutte le domande che sono state fatte in queste settimane. Dietro a Fioranelli c’e' solo Volker Flick, cognome pesante degli eredi Mercedes che, però, nelle persone dei due big Mick e Muck avevano smentito un loro diretto coinvolgimento? È Massimo Pica la sponda italiana della cordata? Quello che pare certo è il coinvolgimento del gruppo tedesco HPP. Una sigla dietro la quale c’è la costruzione di alcuni importanti stadi di società calcistiche tedesche. Sì proprio la costruzione di un nuovo impianto (il via libera è stato dato da tempo dal sindaco Gianni Alemanno) sarà parte integrante del grande business intorno alla As Roma. Manca ancora un ultimissimo passo. E poi...
Luca Valdiserri
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16/05/2009
Ancelotti ha deciso Vuole andarsene
Ancelotti ha deciso Vuole andarsene
Vicenda milan. Il pressing di Berlusconi su Ronaldinho alla base della fuga. La mediazione di Galliani
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| Ancelotti e Berlusconi (Lapresse) |
UDINE—È altamente probabile che, a dispetto del desiderio di non muoversi dal suo habitat naturale (Milanello e dintorni), quella di stasera a Udine possa essere la terzultima presenza di Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan dopo 8 stagioni e 418 partite ufficiali. La svolta è certamente clamorosa perché nelle ultime settimane, in coincidenza con l’intensificarsi degli spifferi provenienti da Londra, il tecnico rossonero si era impegnato in una spasmodica difesa del contratto che lo lega al club «più titolato al mondo» fino al 30 giugno del 2010, addirittura fornendo pubblicamente e con la solita scanzonata ironia l’identikit dell’allenatore per la prossima stagione: aziendalista, profondo conoscitore delle dinamiche del club, paffutello, «comunque un bel ragazzo»: cioè lui. Ora tutto questo non ha più valore perché le esternazioni da Bar Sport di Silvio Berlusconi hanno provocato una frattura insanabile tra proprietà e conduzione tecnica. Incolpando platealmente il suo allenatore di essere l’unico responsabile della mancata conquista di uno scudetto che nessuno quest’anno è mai realmente riuscito a insidiare all’Inter, il patron rossonero ha fatto traboccare un vaso già ricolmo di incomprensioni e sfuriate. Quella in terra d’Egitto non è stata infatti una sparata fine a se stessa ma è risultata essere l’ultimo anello di una serie di rilievi mossi da un presidente che si sente allenatore a tutto tondo.
È da parecchie settimane, diciamo da metà marzo, da quando è tornato disponibile dopo un infortunio, che Berlusconi rimprovera ad Ancelotti lo scarso utilizzo di Ronaldinho. E questo nonostante gli sia stato spiegato come l’ex Pallone d’oro non sia presentabile a certi livelli perché i suoi allenamenti non sono ritenuti soddisfacenti. È a partire da Siena Milan (1-5) del 15 marzo che il premier fa pressing sul suo allenatore affinché mandi in campo un giocatore che ormai soltanto lui si ostina a considerare decisivo ma Ancelotti, elmetto in testa e il conforto dello zoccolo duro dello spogliatoio, ha sempre resistito in trincea. Né a Siena e neppure nelle successive 8 partite di campionato il brasiliano è stato infatti titolare e a Catania, due settimane fa, è rimasto addirittura incollato alla panchina. E del resto quali siano le sue condizioni attuali lo hanno mostrato in maniera impietosa gli spezzoni conclusivi di Milan-Juve. Se ne sono resi conto tutti meno il capo del governo che, rinchiuso nella sua campana di vetro calcistica, vive nell’utopia che con Ronaldinho in campo il Milan avrebbe potuto vincere lo scudetto. Così, al di là delle concilianti versioni di facciata, Ancelotti ha detto basta: ritiene conclusa la sua avventura in rossonero per la mancanza dei presupposti minimi di fiducia e di sintonia con il suo datore di lavoro. Anche il più sprovveduto degli osservatori di cose rossonere non può infatti non essersi reso conto di quanto poco convinte siano state le smentite berlusconiane al polverone scatenato da quella frase («Se abbiamo perso lo scudetto la colpa è solo di Ancelotti») destinata a lasciare tracce profonde nella storia minima del club.
In questo scenario turbolento si muove Adriano Galliani, consapevole del fatto che il panorama nazionale ed internazionale non offra al momento allenatori funzionali al progetto milanista. Il vicepresidente vicario sta cercando di mediare e di ricucire ma lo strappo è difficile da sanare. Ancelotti se ne vuole andare, a Roman Abramovich ovviamente tutto questo non sembra vero, e stavolta per riuscire nella sua missione (mantenere Carletto a Milano almeno per un’altra stagione), il plenipotenziario di Berlusconi dovrà davvero dare fondo a tutte le sue capacità di diplomatico, consapevole del fatto che non ci sia peggior sordo di chi non voglia sentire, soprattutto se il sordo in questione non soltanto è convinto di essere un eccellente politico ma pure un abile stratega calcistico. «In questi ultimi giorni Ancelotti con noi si è chiuso a riccio ma se davvero dovesse andarsene sarebbe un dispiacere e una delusione». Nelle parole di Rino Gattuso, coscienza critica di uno spogliatoio speciale, c’è tutta l’amarezza di una squadra che stavolta fatica a condividere le scelte del proprio presidente. Anche se è Silvio Berlusconi e anche se è a capo del governo.
«Kakà ingaggiato dal Real Madrid». Il padre: «Falso, nessun accordo». Le speculazioni sul contratto: «percepirà 9.120.000 euro netti all'anno». I giornali spagnoli «As» e «Marca» titolano a tutta pagina: accordo concluso. Ma arriva la smentita.
«Le ore di Kakà come giocatore del Milan ormai sono contate». Lo scrive, sia nell'edizione in edicola che in quella online, il quotidiano sportivo spagnolo «As», secondo cui Florentino Perez, candidato alla presidenza del Real Madrid (e grande favorito di queste elezioni) ha già un accordo con Kakà per il trasferimento in Spagna dell'ex Pallone d'Oro brasiliano. «Ingaggiato», titola a tutta pagina in prima e nell'apertura dell'edizione online anche l'altro quotidiano sportivo spagnolo, «Marca», sottolineando che Kakà è già del Real Madrid. Ma a smentire la stampa spagnola ci pensa il padre del calciatore, dal sito del Milan: «Non c'è nessun accordo con il Real Madrid».
I DETTAGLI - «As» scrive che «l'accordo è già stato assolutamente concluso, ed è stato raggiunto dal club con il giocatore ed il suo agente e padre Bosco Leite». Il giornale sportivo spagnolo è anche prodigo di dettagli: «E' vicina la conclusione dell'accordo anche con il club italiano, che ha già dato il via libera alla trattativa. La società, in particolare Adriano Galliani, è cosciente che data la sua cattiva situazione ha bisogno di vendere giocatori». Quindi, scrive ancora «As», se il 14 giugno Perez sarà il presidente del Real Madrid, Kakà firmerà un contratto quinquennale per il quale percepirà 12 milioni di euro a stagione«. E qui il giornale spagnolo scende appunto nei particolari spiegando che «trattandosi di un giocatore extracomunitario che arriva per la prima volta nel nostro Paese, la ritenuta che verrà applicata dal Fisco sarà del 24%, quindi Kakà pagherà in tasse 2.880.000 euro. Ciò vuol dire che il primo Galattico della nuova era di Florentino percepirà 9.120.000 euro netti all'anno, diventando il calciatore meglio pagato del Real Madrid. Finora lo è Raul, che prende 6.840.000 euro netti a stagione (agli spagnoli viene applicata una tassazione del 43%)». «As» chiude il suo pezzo spiegando che «le smentite fatte finora da Kakà sul suo trasferimento al Real sono state una strategia per evitare il malcontento dei tifosi rossoneri».
LA SMENTITA - Bosco Leite, padre e legale del fuoriclasse brasiliano, in una nota pubblicata sul sito del Milan fa sapere che «non c'è nessun accordo con il Real Madrid, e non costituisce verità l'affermazione secondo cui il giocatore ha già firmato un contratto con il club spagnolo. Kakà - spiega Bosco Leite - è sempre concentrato sulle ultime partite della stagione ed è sempre molto legato al Milan. Qualunque informazione sulla carriera dell'atleta è da considerarsi credibile e ufficiale, solo se avviene attraverso il suo legale rappresentante o attraverso il Milan. Qualsiasi altra fonte di infomazione è da considerarsi inattendibile».
Alberto Costa
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