27/09/2010

Tanzi va arrestato, pericolo di fuga

Tanzi va arrestato, pericolo di fuga

L'imputato è troppo vecchio solo per scontare la pena non la custodia cautelare. Il Pg di Milano chiede al tribunale del riesame di mandare in carcere l'ex patron della Parmalat

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13/09/2010

L'Udc cambia nome e chiede aiuto al web

L'Udc cambia nome e chiede aiuto al web

L'obiettivo è invitare gli utenti a formulare proposte per trovare la sigla di “una nuova realtà”: il "Partito della Nazione". In palio, ci sono 5.000 euro. È il primo esperimento di crowdsourcing applicato alla politica italiana

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Rapito imprenditore a Nola: chiesto un riscatto di 5 milioni

Rapito imprenditore a Nola: chiesto un riscatto di 5 milioni

Antonio Buglione è stato sequestrato il 12 settembre. Sarebbe già stata chiesta una cifra per la sua liberazione ma gli investigatori non escludono si tratti di una vendetta. Buglione era stato in passato indagato per associazione di stampo camorristico

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02/09/2010

Ballaman, il leghista recordman dell'auto blu

Ballaman, il leghista recordman dell'auto blu

In passato finì sui giornali per lo «scambio delle compagne» con Balocchi. Il politico friulano ha poi rinunciato chiedendo però 3.200 euro di rimborso al mese.

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05/07/2010

Brancher di fronte ai giudici: “Mi dimetto”

Brancher di fronte ai giudici: “Mi dimetto”

Il ministro al Decentramento e alla Sussidiarietà ha annunciato al processo Antonveneta la propria intenzione di dimettersi e ha chiesto il rito abbreviato. Berlusconi: "Decisione condivisa con me".

 

 

MILANO - Dimissioni dal governo, rinuncia al legittimo impedimento e richiesta di rito abbreviato. Si concludono così, davanti al giudice monocratico di Milano Annamaria Gatto, i 17 giorni da ministro di Aldo Brancher. Ad annunciare la decisione di lasciare il dicastero del Decentramento della Sussidiarietà è stato lo stesso esponente del Pdl durante l'udienza del processo Antonveneta, che lo vede imputato di ricettazione e appropriazione indebita insieme alla moglie. «Comunico in questa sede la mia decisione irrevocabile di dimettermi dall'incarico di ministro», ha detto Brancher. «Ho condiviso la decisione di dimettersi da ministro» ha commentato a caldo Silvio Berlusconi. «Conosco e apprezzo ormai da molti anni Brancher e so - ha aggiunto il premier - con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali» ha spiegato attraverso una nota il capo del governo. «Sono certo che superato questo momento - aggiunge Berlusconi - Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all'operato del governo e alla coalizione».

IL PRESSING DEL PREMIER - A spingere Brancher verso le dimissioni era stato lo stesso premier. Durante un vertice serale ad Arcore, il Cavaliere avrebbe convinto l'esponente Pdl della insostenibilità della situazione e dei rischi che l'immenente mozione di sfiducia avrebbe comportato sulla tenuta della maggioranza e nei rapporti con il Quirinale. La decisione di Brancher di lasciare l'incarico di governo dovrebbe a questo punto far allentare la tensione tra il presidente del Consiglio e Gianfranco Fini. E le parole di Italo Bocchino lo dimostrano. «Chapeau a Brancher. Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl» ha detto il parlamentare vicino al presidente della Camera. «Ci fa piacere aver avuto ragione - ha aggiunto - difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l'imputato dal suo giudice naturale. Il primo atto del "ghe pensi mi" berlusconiano va incontro alle nostre richieste e siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni, manovra e vita interna del Pdl».

RINUNCIA AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO - Prima di annunciare davanti ai giudici le dimissioni da ministro, Brancher aveva rinunciato al legittimo impedimento, spiegando di aver fatto una scelta «nel rispetto della famiglia» e anche «perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». È questo un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice della quinta sezione penale. Nel comunicare di aver rinunciato al legittimo impedimento, il ministro dimissionario ha detto anche: «Pensavo di dover privilegiare per un breve periodo gli obblighi verso il mio Paese ma siccome questa scelta è stata indebitamente strumentalizzata ho fatto diverse scelte: prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e poi anche perchè finiscano le strumentalizzazioni e speculazioni». Poi ha confermato la rinuncia al legittimo impedimento già annunciata dai suoi legali, le dimissioni da ministro e la scelta del rito abbreviato incondizionato. Il processo è andato dunque avanti a porte chiuse. Dopo la richiesta dell'imputato di essere giudicato con rito abbreviato, il presidente della quinta sezione del tribunale ha fatto uscire i numerosi giornalisti che erano in aula per proseguire con l'udienza. Il processo a questo punto verrà celebrato allo stato degli atti, cioè in base alle carte del fascicolo processuale. In aula si è concordando il calendario. Secondo i programmi preannunciati, la sentenza dovrebbe arrivare entro fine mese. Poco dopo le 10, Brancher ha lasciato il tribunale di Milano. Uscito da una porta laterale, ha abbandonato l'aula senza incontrare i cronisti e quindi senza rilasciare dichiarazioni.

LE OPPOSIZIONI ESULTANO - Pd e Idv esultano per le dimissioni di Brancher e parlano di una vittoria delle opposizioni. «Le dimissioni del ministro Brancher dimostrano che quando l'opposizione prende una iniziativa politica al di là dei numeri e dei rapporti di forza in parlamento, può ottenere dei risultati importanti» ha detto Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera.

Redazione online


21/04/2010

Tragedia di Ventotene, Alemanno: vogliamo il lutto cittadino

Tragedia di Ventotene, Alemanno: vogliamo il lutto cittadino

La procura di Latina apre un'indagine contro ignoti per la morte delle due studentesse romane di 14 anni, schiacciate da rocce staccatesi all'improvviso da un costone di tufo che sovrasta una spiaggia. Il sindaco di Roma pensa a una giornata di lutto


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"Questa mattina valuteremo se fissare una giornata di lutto cittadino in occasione delle esequie" delle due studentesse morte a Ventotene. "Siamo in attesa di parlarne con i familiari e confrontarci con le altre istituzioni". Lo ha detto stamani il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine delle celebrazioni per il 2763esimo Natale di Roma.

Il giorno dopo la tragedia di Ventotene, dove due ragazze in gita scolastica hanno perso la vita a causa del crollo di un costone di roccia che le ha colpite mentre erano in spiaggia, regna il dolore e lo sgomento. Intanto, la procura di Latina apre un'indagine contro ignoti per duplice omicidio colposo.


"Da anni lanciavo l'allarme che un giorno avremmo pianto. Ci sono altri punti sull'isola a rischio, con il sindaco ne avevamo parlato proprio nei giorni scorsi". Lo dice Pietro Pennacchio, albergatore e residente dell'isola.


"Ho la coscienza a posto, sarà la magistratura a provvedere. L'unico rammarico che ho è di non essere riuscito a salvare quella ragazza, che sembrava si stesse riprendendo invece mi e' morta tra le braccia". Lo ha detto il sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso replicando ai cronisti che gli chiedevano se si aspettasse un avviso di garanzia per il crollo e per la morte delle due ragazze a Cala Rossano. "Ho incontrato i genitori alla cappella del cimitero - ha raccontato il sindaco - li ho salutati, non mi hanno detto niente personalmente. Sicuramente ce l'avranno con me, ce l'avranno con tutti. E' normale li capisco. Sono un genitore anche io, capisco cosa provano".



15/03/2010

Giappone, Prada licenzia i dipendenti «brutti, vecchi e grassi»: è polemica

Giappone, Prada licenzia i dipendenti «brutti, vecchi e grassi»: è polemica

 

La donna ha chiesto un risarcimento e di essere reintegrata nel suo ruolo. La denuncia di un'ex manager retrocessa e poi cacciata: «Il ceo Sesia non voleva che i visitatori mi vedessero»

 

Il quartier generale di Prada a Tokyo
Il quartier generale di Prada a Tokyo

TOKYO - Una controversia legale rischia di compromettere seriamente l'immagine di Prada in Giappone. Il celebre marchio italiano è accusato di molestie e discriminazioni sul lavoro da Rina Bovrisse, ex direttrice generale del gruppo nel Paese nipponico. Dopo aver tentato inutilmente di raggiungere un compromesso con la casa di moda milanese, l’ex manager che fino allo scorso novembre gestiva circa 500 dipendenti nei 40 negozi di Prada sparsi nel paese del Sol Levante, ha dichiarato che nei prossimi mesi presenterà una nuova azione legale contro la nota società di moda milanese.

MOLESTIE E DISCRIMINAZIONI - Tutto è iniziato lo scorso maggio quando l’allora direttrice generale del gruppo ha ricevuto da Davide Sesia, ceo di Prada nel paese nipponico, un ordine perentorio: licenziare 15 membri dello staff perché «brutti, vecchi e grassi e troppo lontani dallo stile Prada». L'amministratore delegato poi avrebbe fatto sapere alla manager che se voleva continuare a lavorare per il marchio italiano doveva cambiare pettinatura e soprattutto dimagrire. Sesia avrebbe detto alla Brovisse che «si vergognava della sua bruttezza e non voleva che i visitatori provenienti dall’Italia la vedessero».

DENUNCIA E COMPROMESSO FALLITO - Come racconta il sito di Japan Times, una prima denuncia contro l'azienda è stata presentata dalla Bovrisse lo scorso dicembre al tribunale distrettuale di Tokyo. La manager non solo ha chiesto il risarcimento per lo stress emotivo subito, ma soprattutto di essere reintegrata nel suo ruolo. Infatti dopo aver dichiarato di non essere d'accordo con gli ordini dell'amministratore delegato, la Bovrisse sarebbe prima stata retrocessa di livello e poi le sarebbe stata imposta una sospensione temporanea dall'attività lavorativa. In questi mesi l'ex direttrice generale ha tentato inutilmente di raggiungere un accordo con il marchio italiano. Lunedì scorso la doccia fredda: l’azienda italiana decide di licenziare la Bovrisse per le sue «false accuse nei confronti della società». In una dichiarazione ufficiale ripresa dal Telegraph di Londra, il quartier generale di Prada a Tokyo fa sapere che «il tribunale giapponese ha respinto tutte le accuse della dipendente e ha confermato che il licenziamento della signora Rina Bovrisse è perfettamente legale».

NUOVA AZIONE LEGALE - Adesso la Bovrisse ha dichiarato al quotidiano Japan Times che presenterà una nuova azione legale contro la società: «Sto raccogliendo nuove testimonianze e presenterò una denuncia dettagliata il più presto possibile». La Bovrisse che lavora da circa 18 anni nel mondo della moda ha aggiunto: «Il mio dovere è proteggere le donne che lavorano duro e fare in modo che possano lavorare in un ambiente sicuro». Secondo l'ex direttrice generale molte delle persone accusate di essere "brutte, vecchie e grasse" dall'amministratore delegato hanno subito il suo stesso destino. Prima sono state retrocesse di livello e poi licenziate.

 

Francesco Tortora


23/02/2010

L'Aquila, scendono in piazza i commercianti

L'Aquila, scendono in piazza i commercianti

 

Dopo la protesta dei cittadini che hanno chiesto a gran voce la riapertura del centro storico, oggi si faranno sentire invece i proprietari delle attività commerciali: "Vogliamo tornare a lavorare"

 

 

Ancora proteste a L'Aquila. Se domenica sono scesi in piazza i cittadini che vogliono rientrare nella città, oggi si annuncia invece la manifestazione dei commercianti. Ce l'hanno soprattutto con le autorità, e con il sindaco, perché a 11 mesi dal terremoto il commercio non è ancora ripartito e sono davvero pochi i negozi autorizzati a lavorare.

 


10/02/2010

I lavoratori di Termini: «Fiorello aiutaci»

I lavoratori di Termini: «Fiorello aiutaci»

 

Appello via facebook. «Sospendi la pubblicità in onore di Termini Imerese! Orgoglio siculo!»

 

Fiorello (Olycom)
Fiorello (Olycom)

«Caro Fiorello La Sicilia e i siciliani ti amano per quello che sei stato, per quello che sei....ma vederti in tv a pubblicizzare la Fiat...nooo!!!! Ti chiediamo di sospendere la pubblicità (anche momentaneamente) in onore di Termini Imerese! Orgoglio siculo! Dimostraci la tua sicilianità!». Dopo che l'azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Temini, operai e semplici cittadini siciliani ricorrono a Facebook per chiedere allo showman di interrompere gli spot del Lingotto, in segno di solidarietà per i corregionali minacciati di licenziamento.

I GRUPPI - Sono già sei i gruppi, per un totale di un migliaio di iscritti. Su uno di essi i componenti sono quasi 500, così come gli appelli che spesso fanno leva sul senso di appartenenza del comico alla sua terra. Si va da «vai Fioreee fatti sentire!», a «i siciliani sono orgogliosi di te! Ora tocca a te farti vedere orgoglioso della Sicilia!». Mentre Gino Cosenza scrive: «Fiorello sono un Lavoratore dello Stabilimento Fiat di Termini Imerese dopo 13 anni che ci lavoro mi stanno licenziando ti prego: interrompi la pubblicità che Fiat ti fa fare. So che è un contratto che hai fatto con la casa torinese ma da buon siciliano pensa a noi 2200 lavoratori, ti vogliamo bene. I lavoratori Fiat di Termini Imerese». Gli appelli si susseguono con enfasi: «Fiore.......dacci una mano per favore .....dillo chiaro e forte che non chiudano la stabilimento Fiat di Termini Imerese.....magari a te ti ascoltano...rifiutati di fare spot Fiat».

ANCHE IN DIALETTO - Non manca chi ricorre al dialetto («Nun fari u surdu all'appellu de Siciliani») e chi chiede a al comico: «Sai cosa significa licenziare quegli operai? Significa, in un territorio governato dalla mafia, mandare per strada 2200 famiglie». Mentre alcuni si adoperano affinchè il messaggio arrivi a destinazione, lanciando il passaparola tra i contatti e sulla bacheca del fan club di Fiorello. (Fonte AdnKronos)


15/10/2009

Onyewu crac, Galliani furioso: «Vogliamo un indennizzo dagli Usa»

Onyewu crac, Galliani furioso: «Vogliamo un indennizzo dagli Usa»

 

Il difensore rischia 4 mesi di stop dopo l'infortunio in nazionale. L'ad: «Sono molto arrabbiato»

 

 

Onyewu (Reuters)
Onyewu (Reuters)

MILANO - Rischia un lungo stop. L'infortunio di Oguchi Onyewu è piuttosto serio. Il difensore del Milan ha riportato la sospetta rottura del tendine rotuleo del ginocchio sinistro durante il match della sua nazionale, gli Stati Uniti, contro Costa Rica, ultima gara di qualificazione ai Mondiali del 2010 (risultato finale: 2-2, gli americani erano già qualificati). Il calciatore sarà sottoposto a ulteriori accertamenti e, se la diagnosi dovesse essere confermata, sarà operato. Il medico sociale rossonero Massimo Manara - si legge dal sito del Milan - è in costante contatto con Onyewu. Ma intanto l'amministratore delegato, Adriano Galliani, è furioso: «Sono molto arrabbiato perché le nazionali ancora una volta ci prendono i giocatori e noi dobbiamo rimetterci con gli infortuni - spiega nel corso della conferenza stampa commerciale del club rossonero -. Questo è un problema da risolvere. Noi come Milan pretendiamo un indennizzo dalla Federazione americana. Non possiamo stipendiare per sei mesi un calciatore che non può giocare».

BECKHAM E GILARDINO - Galliani si è soffermato anche sulla possibilità che un giorno Leonardo torni a fare il dirigente. «Leonardo ora è l'allenatore del Milan e a questo problema non ho pensato - assicura -. Spero che possa rimanere sulla panchina del Milan il più a lungo possibile». Dopo aver confermato che la trattativa per Beckham «non è chiusa definitivamente ma è molto probabile che il giocatore arrivi a gennaio», il dirigente rossonero ha parlato con ironia della tripletta di Gilardino in Nazionale. «I giornali scrivevano che avevo sbagliato a comprarlo, ora diranno che ho sbagliato a venderlo...».