08/05/2012
Usa, sventato attentato contro aereo di linea. Al Qaeda voleva usare le «mutande esplosive»
Usa, sventato attentato contro aereo di linea. Al Qaeda voleva usare le «mutande esplosive»A organizzare l'operazione sarebbe stato Hasan Al Asiri, l'artificiere principe del gruppo. Al Qaeda avrebbe tentato di far salire a bordo un kamikaze imbottito di esplosivo. L'operazione di intelligence della Cia
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04/05/2011
Il Pakistan: «Covo di Osama fallimento intelligence mondiale»
Il Pakistan: «Covo di Osama fallimento intelligence mondiale»Il premier Gilani chiede aiuto al Mondo contro il terrorismo. La figlia di Bin Laden: mio padre catturato vivo e poi ammazzato
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15/11/2010
E gli Usa divennero il rifugio dei nazisti
E gli Usa divennero il rifugio dei nazistiRivelazione del New York Times: dopo la guerra molti criminali di guerra furono impiegati da Cia e Nasa
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28/08/2010
«Bin Laden è al soldo della Cia»
«Bin Laden è al soldo della Cia»Per il leader cubano l'ex presidente usava il capo di Al Qaeda per suscitare terrore. Fidel Castro: «A Bush non è mai mancato il sostegno di Osama»
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25/08/2010
Wikileaks: in arrivo nuovi documenti sulla Cia
Wikileaks: in arrivo nuovi documenti sulla CiaIl sito che che pubblica materiale riservato e che recentemente ha rivelato i documenti dell'intelligence Usa sulla guerra in Afghanistan, ha annunciato su Twitter la pubblicazione di altri file top secret
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27/07/2010
Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoop
Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoopJulian Assange, fondatore del sito che ha svelato i segreti della guerra in Afghanistan spiega a Sky.it: mi alleo con i grandi editori per verificare le notizie e aumentarne l’impatto. Agli italiani promette: mandatemi le vostre intercettazioni…
A festeggiare non ci ha nemmeno pensato, nonostante sia responsabile di uno dei maggiori scoop della storia del giornalismo. Da Londra, dove ha messo in piedi un ufficio stampa temporaneo, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, conferma che non viaggerà negli Stati Uniti per un po’, dopo aver svelato i segreti sulla guerra in Afghanistan. Così rilevanti da aver costretto il Pentagono ad aprire un'inchiesta penale sulla fuga di notizie. Ma rivela: "il mio sito ha più di un ammiratore all'interno della Difesa americana", avremo nuovi colpi nei prossimi 6 mesi. E agli italiani promette: mandateci le vostre intercettazioni telefoniche. Noi le pubblicheremo sempre.
Partiamo dall’Afghanistan. Quale risultato sperate sortisca l’ultimo vostro scoop?
Speriamo che conduca ad un'ampia soluzione di pace per la nazione. E' un risultato molto difficile da realizzare ma sembra che l'attenzione in Usa, in Europa, in Pakistan e in Afghanistan si stia concentrando sulla scelta di un nuovo modo di procedere.
Avete più volte confermato di avere in mano il video del massacro di Garani (quando un attacco aereo americano causò la morte di molti civili afghani, tra cui parecchi bambini, ndr) ma non l'avete ancora pubblicato. Lo farete?
Arriverà, ma il materiale è molto complesso.
Lo era anche quello che avete appena pubblicato. E’ per questo che avete scelto New York Times, the Guardian e Der Spiegel come partner per questo scoop?
Sono le più influenti pubblicazioni nelle loro rispettive nazioni, sono molto conosciute nel mondo, dispongono di ingenti risorse e fanno costantemente giornalismo di inchiesta. Ci sono anche altri che lo fanno, penso a testate francesi per esempio, ma dato il poco tempo che avevamo per mettere a punto una partnership questi giornali erano i primi tre nella nostra lista.
In passato vi siete lamentati di come i giornalisti hanno trattato alcuni documenti che avete pubblicato. E' soddisfatto del lavoro di queste testate?
Credo che sia stata un'esperienza interessante ed efficace avere una collezione di 4 soggetti di questo tipo ( il quarto è WikiLeaks, ndr) che hanno lavorato pubblicando anche i documenti originali: questo ha costretto tutti ad avere una prospettiva più onesta. Credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Il Guardian, oltre a 14 pagine nell'edizione di lunedì, ha fornito la copertura meglio strutturata sul web. Der Spiegel ha dedicato 17 pagine all'evento. Il New York Times è stato un po' più difensivo sulla pubblicazione di quello che avrebbe dovuto essere; per esempio si è rifiutato di fornire il link a WikiLeaks, il che mi sembra poco professionale. Penso però che la loro copertura, pur all'interno delle limitazioni del contesto americano, sia stata piuttosto buona.
Come avete lavorato sui documenti e quante persone sono state coinvolte?
La prima fatica è stato cercare di capire la struttura di base dei materiali e dare a questi una forma dalla quale i giornalisti potessero partire e poi metterli online in una presentazione tale che la comunità globale potesse leggerli. L'analisi è andata avanti per più di un mese. Quanto al numero di persone, più o meno una dozzina.
E' questo il tipo di collaborazione con i media che pensate per il futuro?
In passato abbiamo collaborato con singoli soggetti. Per esempio con una tv islandese per mandare dei giornalisti a Bagdad per fare ricerche sul video “Collateral Murder” (che mostrava un elicottero americano uccidere dei civili a Bagdad, ndr). E' la prima volta che abbiamo strutturato una coalizione che tiene insieme tanti diversi gruppi editoriali così significativi. Ha funzionato molto bene. Lo faremo ancora tutte le volte che sarà necessario.
Chi farete arrabbiare la prossima volta?
I materiali che pubblicheremo nei prossimi 6 mesi avranno un impatto importante pressoché su tutte le nazioni.
Ha seguito le vicende delle leggi italiane sulle intercettazioni proposte dal governo Berlusconi? Che ne pensa?
Mandateci le vostre intercettazioni telefoniche e noi le pubblicheremo.
Il video dell'attacco americano in Iraq:
Raffaele Mastrolonardo
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26/07/2010
Wikileaks svela i segreti della guerra in Afghanistan
Wikileaks svela i segreti della guerra in AfghanistanIl portale pubblica i rapporti top secret dell’intelligence Usa. “Il conflitto è un fallimento. I servizi pakistani aiutano Al Qaeda”. L’ira della Casa Bianca: “La fuga di notizie mette in pericolo i nostri soldati”
E' Un ritratto "devastante" del conflitto afghano quello che esce dalla pubblicazione di 92.000 documenti riservati che mostrano anche l'atteggiamento ambiguo dei servizi segreti del Pakistan. I documenti che Wikileaks ha deciso di passare a New York Times, The Guardian e Der Spiegel, alcune settimane fa, mostrano, soprattutto, come il Pakistan, ufficialmente alleato degli Stati Uniti, permettesse ai propri servizi segreti di trattare e complottare con i talebani. Ma è la visione globale del conflitto a uscirne compromessa. I documenti, secondo The Guardian, "danno un'immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan". Le autorità statunitensi hanno condannato con fermezza la pubblicazione di questi documenti riservati, in quanto metterebbe in pericolo la vita dei soldati statunitensi e dei loro alleati in Afghanistan e hanno comunque garantito che non influirò sulle alleanze con Afghanistan e Pakistan. I documenti raccontano anche delle unità alleate create per uccidere o imprigionare senza processo i leader talebani e come le autorità militari statunitensi cerchino di coprire come i talebani stiano acquisendo sempre maggiori capacità militari e potenza di fuoco.
La Casa Bianca ha "fortemente condannato" la fuga di notizie sulla guerra in Afghanistan. In una lunga dichiarazione, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jim Jones, sottolinea che l'azione di Wikileaks mette a repentaglio "le vite sia di americani, sia dei nostri alleati, e rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale Wikileaks - ha aggiunto Jones - non ha fatto alcuno sforzo di contattarci circa questi documenti. Il governo degli Stati Uniti ha appreso da organizzazioni giornalistiche che questi documenti sarebbero stati pubblicati. Proprio per la grave situazione che si era creata nel corso degli anni, il presidente Obama ha annunciato la nuova strategia, basata su un sostanziale incremento di risorse in Afghanistan". Jones ha sottolineato poi il rapporto di forte alleanza che esiste tra Usa e Pakistan: "Gli Stati Uniti restano a sostegno del popolo pachistano e dello sforzo del Pakistan focalizzato a sradicare i gruppi estremisti violenti".
Il fondatore di Wikileaks, l'australiano Julien Assange, intervistato dalla CNN, ha però difeso la decisione di pubblicare i documenti riservati perchè "fanno emergere il vero squallore della guerra, e permettono alla gente di decidere se continuare a sostenerla oppure no". "Grazie a questi documenti è possibile farsi un'idea più precisa di cosa sta succedendo in Afghanistan ed è giusto che la gente lo sappia".
Assange, 39 anni, australiano con un passato di hacker e programmatore di computer, ha citato ad esempio le operazioni della Task Force 373, "uno squadrone della morte" delle forze speciali Usa incaricato di eliminare singole persone incluse in una lista nere. "Hanno assassinato almeno sette bambini e altri innocenti", ha riferito Assange sottolineando che a decidere chi doveva finire sulle 'liste della morte', "erano i governatori locali o altre autorita sulla base di prove deboli e senza il controllo di alcun giudice".
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14/07/2010
Intrigo Usa-Iran, lo scienziato Amir: “Così mi hanno rapito”
Intrigo Usa-Iran, lo scienziato Amir: “Così mi hanno rapito”Parla Shahram Amiri, il fisico nucleare misteriosamente scomparso nel 2009 e riapparso lunedì a Washington. L’Iran ha accusato la Cia di averlo prelevato con forza. Stati Uniti: nessun sequestro, era in America di sua volontà
“Ho attraversato due strade, un furgone bianco si è fermato davanti a me. C’erano tre persone nel veicolo: un autista, un’altra persona con la barba vestita in modo formale e una terza sul sedile posteriore. Anche questa era vestita in modo formale. In lingua Farsi mi hanno detto di far parte di un gruppo di pellegrini e hanno aggiunto: andiamo verso una moschea e saremo felici di portare anche te”. Così Shahram Amiri, lo scienziato nucleare iraniano misteriosamente scomparso nel 2009 e riapparso lunedì a Washington dicendo di esser stato rapito dalla Cia durante un pellegrinaggio in Arabia Saudita e trattenuto per 14 mesi, racconta a una televisione danese alcuni dettagli del suo sequestro.
E continua: “Stavo per entrare nel furgone e quando ho aperto la porta per sedermi la persona sul sedile posteriore mi ha puntato una pistola e mi ha detto: stai tranquillo non fare rumore. Il governo israeliano vuole assumersi tutte le responsabilità di questa vicenda. Hanno detto: se non l’obbligate a cooperare siamo pronti a prenderci le responsabilità di questo rapimento, prendere in custodia questa persona e obbligarla a parlare. Se non parla lo terremo nelle nostre prigioni segrete e daremo informazioni false a suo nome ai media, che verranno usate per danneggiare la repubblica islamica dell’Iran”.
Lo scienziato iraniano nucleare, Shahram Amiri, ha lasciato ora gli Stati Uniti e ha annunciato che al suo arrivo a Teheran racconterà ai media iraniani tutti i particolari del suo "sequestro". Amiri è partito da Washington con un volo diretto verso un Paese terzo, da cui prenderà una coincidenza per l'Iran. La repubblica islamica ha accusato gli Stati Uniti di aver rapito lo scienziato, che ha lavorato per l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, ma secondo altre fonti avrebbe scelto liberamente di collaborare con Washington fornendo informazioni sul programma atomico iraniano e in questo ultimo anno avrebbe vissuto in Arizona, prima di decidere il rimpatrio per le pressioni ricevute dalla sua famiglia. Per il Dipartimento di Stato Usa Amiri non è stato né rapito dalla Cia, né imprigionato negli Usa né torturato. Amiri era negli Stati Uniti "di sua volontà ed è libero di andarsene se vuole", ha detto il segretario di stato Hillary Clinton. E il portavoce del Dipartimento ha sottolineato: "Non posso dire se Amiri abbia dato informazioni sul programma nucleare iraniano”.
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16/02/2010
Pakistan, la Cia cattura Baradar, il mullah capo militare dei talebani
Pakistan, la Cia cattura Baradar, il mullah capo militare dei talebani
IL NYT AVEVA DA GIORNI LA NOTIZIA: HA ASPETTATO A DARLA SUA RICHIESTA DELLA CASA BIANCA. Preso a Karachi, il numero due del mullah Omar. È nato nel 1968 in un villaggio dell’Oruzgan
WASHINGTON – Un successo che conta. Con un'operazione congiunta della Cia e dell'intelligence pachistana è stato catturato a Karachi il mullah Abdul Ghani Baradar. Figura di spicco dei talebani, è considerato il vero responsabile militare del movimento. Sopra di lui c’è solo il misterioso mullah Omar. Baradar sarebbe stato arrestato alcuni giorni fa, ma il «New York Times», che ha rivelato la notizia ha aspettato a pubblicarla su richiesta della Casa Bianca. Poi quando le voci sono iniziate a circolare nella regione il giornale ha deciso di scriverla. Nato nel 1968 in un villaggio dell’Oruzgan, il mullah è ritenuto un abile comandante tanto dai nemici che dai suo compagni. Per questo Omar gli ha affidato la responsabilità del settore nord dove ha combattuto fino alla caduta del regime nel 2001. Catturato una prima volta dagli afghani filo-Usa è stato poi rilasciato per l'intervento – sembra - dell’intelligence pachistana.
Tornato libero ha conquistato una posizione di rilievo nel consiglio talebano che ha il suo rifugio a Quetta, Pakistan. E, agendo in stretto coordinamento con il mullah Omar, Baradar ha diretto le operazioni degli insorti mostrando ottime capacità organizzative. Il suo arresto è significativo per quattro motivi. Primo. Nel breve termine i talebani avranno qualche difficoltà, anche se l’esperienza insegna che sono veloci nel rimpiazzare i leader caduti. Proprio Baradar ha dato disposizioni in questo senso. Secondo. La collaborazione dei servizi pachistani nel blitz è il segnale che qualcosa sta cambiando a Islamabad: forse hanno deciso di fare sul serio contro i militanti. Terzo. Baradar non era nascosto in Afghanistan ma a Karachi, in Pakistan: la conferma di dove siano i santuari dei terroristi. Quarto. Il mullah potrebbe fornire informazioni interessanti sul network estremista. I pachistani sanno come farlo parlare, non sappiamo però se condivideranno quello che scopriranno
Guido Olimpio
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31/12/2009
Afghanistan, uccisi otto agenti Cia
Afghanistan, uccisi otto agenti Cia
bomba a kandahar: muoiono quattro soldati canadesi e una giornalista. Un kamikaze vestito da militare si è fatto saltare in aria nella provincia di Khost. Raid Nato: vittime civili
Otto agenti Cia sono rimasti uccisi in Afghanistan a seguito di un attacco suicida. L'attentatore si è fatto esplodere all'ingresso di un avamposto (una forward operating base, in pratica proprio un sito che la nuova strategia di Barack Obama vuole chiudere) nella provincia di Khost. Fonti afghane hanno detto che un kamikaze con un giubbotto imbottito di esplosivo è entrato nell'installazione e si è fatto saltare in aria. Tutti i morti erano agenti Cia, ha riferito un portavoce americano. L'attacco alla base americana è stato rivendicato dai talebani. Lo riferisce l'agenzia di stampa Pajhwok. «L'attacco mortale è stato condotto da un valoroso membro dell'esercito quando gli agenti erano occupati a raccogliere informazioni sui mujaheddin», ha affermato il portavoce Zabiullah Mujahid che ha dato il nome del militare, Samiullah. Questo spiegherebbe anche come l'attentatore sia potuto penetrare nella palestra della base superprotetta. Il ministero della Difesa afghano ha però smentito che il kamikaze fosse un ufficiale dell'esercito.
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| La reporter Michelle Lang sorride con un soldato canadese al Kandahar Airfield in Afghansitan. (AP Photo/The Canadian Press, Colin Perkel) |
KANDAHAR - Nelle stesse ore l'esplosione di una bomba a Kandahar ha provocato la morte di quattro soldati canadesi e di una giornalista al seguito. A darne notizia è stato il ministero della Difesa di Ottawa, secondo cui nella stessa esplosione che ha investito un mezzo blindato a quattro chilometri a sud dalla città nel sud dell'Afghanistan sono rimasti feriti altri quattro militari e un civile. La giornalista canadese rimasta uccisa è Michelle Lang, 34 anni: per conto del «Calgary Herald» era arrivata nel Paese a metà dicembre e avrebbe dovuto fermarsi per sei settimane. Sempre a Kandahar i talebani hanno decapitato sei presunte spie.
RAID NATO - Un bombardamento della Nato nella provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan, ha invece causato diverse vittime civili. A denunciarlo è un portavoce del governatore provinciale. Il raid aereo era stato ordinato in risposta a un attacco contro una pattuglia dell'Isaf alle porte del capoluogo Lashkar Gah. Non è stato precisato quanti siano i morti e la Nato non ha voluto commentare la notizia.
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