29/07/2011
"Ora vi spiego perché mangiamo i pesticidi"
"Ora vi spiego perché mangiamo i pesticidi"Le Regioni potrebbero disporre di 1.500 euro a ettaro (fondi Ue) per trasformare le attuali coltivazioni, intrise di pesticidi, in agricoltura biologica ma non lo fanno... Ecco perché
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05/07/2010
Consumi, crolla la spesa media mensile
Consumi, crolla la spesa media mensileI DATI DELL'ISTAT. Giù dell'1,7%. Oltre 1/3 delle famiglie riduce la qualità o la quantità di cibo acquistato. Cresce spesa per il mutuo.
ROMA - Nel 2009 la spesa media mensile delle famiglie italiane è calata dell'1,7%. a 2.442 euro, secondo l'indagine Istat realizzata lo scorso anno su un campione di circa 23 mila famiglie. L'Istat spiega che per consumi delle famiglie si intendono i beni e servizi acquistati o autoconsumati dalle famiglie per il soddisfacimento dei propri bisogni. Vi rientrano i beni che provengono dal proprio orto o azienda agricola, i beni e i servizi forniti dal datore di lavoro ai dipendenti a titolo di salario, i fitti figurativi (cioè quello che una famiglia con casa di proprietà spenderebbe se fosse in affitto). Questo, dicono i tecnici dell'Istituto, spiega il valore di spesa mensile, che a prima vista può risultare troppo alto.
Tornando ai dati, il calo è ancor più accentuato (-2,9%) se si considera la mediana, con la metà delle famiglie che non ha raggiunto una spesa mensile di 2.020 euro. Oltre 1/3 delle famiglie dichiara di aver ridotto la qualità o la quantità di cibo e bevande che acquista, mentre cresce la spesa per il mutuo.
L'Istituto di statistica spiega che la variazione incorpora sia la dinamica inflazionistica (0,8% indice Nic), sia la diminuzione del valore del fitto figurativo (-1,1%) , "dunque la riduzione della spesa media mensile per consumi in termini reali appare alquanto significativa". La contrazione della spesa per consumi appare particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. Diminuisce del 3%, a 461 euro al mese rispetto al 2008, la spesa media per generi alimentari e bevande (che rappresenta il 18,9% della spesa totale) con una percentuale di famiglie che dichiara di aver diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti acquistati pari al 35,6% rispetto al 2008. All'abitazione viene ormai destinato oltre 1/3 della spesa totale (il 33,5% del 2009 contro il 32,1% del 2008), con una quota di famiglie che vive in affitto al 17,1%, come nel 2008 e una spesa media effettiva per il canone locativo pari a 372 euro (447 euro delle regioni del Centro e i 295 euro del Mezzogiorno, dove tuttavia si osserva l'incremento maggiore rispetto all'anno precedente). Il 74% delle famiglie vive in abitazione di proprietà e di queste il 15,9% paga un mutuo (era il 16,3% nel 2008). Questa voce di bilancio, pur non essendo una spesa per consumi ma piuttosto un investimento, "rappresenta un'uscita consistente che, per circa 2 milioni 902 mila famiglie, è pari, in media, a 510 euro al mese (erano 465 nel 2008)", spiega Istat. La spesa non alimentare risulta stabile a livello nazionale e pari a 1.981 euro mensili mentre diminuisce quella per servizi sanitari, tabacchi, comunicazioni.
In aumento la spesa per combustibili ed energia, che si associa a un periodo invernale particolarmente lungo e rigido. Diminuisce anche la quota di spesa destinata al tempo libero e alla cultura (dal 4,3% al 4,2%): in particolare quella per l'acquisto di nuove tecnologie, CD, DVD, giornali ed aumenta quella per l'acquisto di televisori (indotta dal passaggio al digitale terrestre), per attività sportive e per totocalcio, lotto e altri giochi con vincita. Nel 2009, la Lombardia è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.918 euro), seguita da Veneto (2.857) ed Emilia Romagna (2.799). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia con una spesa media mensile (1.721) di oltre mille euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata.
Redazione online
13/03/2010
Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l'elefante morto
Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l'elefante morto
Allarme della Croce Rossa: un abitante su quattro non ha cibo. Servizio fotografico choc sul Daily Mail: documenta l'assalto alla carcassa, spolpata in due ore
Le immagini sono choc, ma la storia che c’è dietro lo è altrettanto, perché parla di miseria e disperazione, di morte e lotta per la sopravvivenza. Per la maggior parte di noi, un elefante morto di vecchiaia nella savana è solo una scena triste, ma per centinaia di disperati che ogni giorno muoiono di fame nello Zimbabwe è stata un’autentica manna. Pochi minuti dopo aver individuato la carcassa in un angolo remoto del “Gonarezhou National Park”, (la seconda riserva del paese, che si estende su una superficie di 5mila chilometri quadrati), un gruppo sempre più crescente di persone ha, infatti, cominciato ad uscire dalla boscaglia circostante, proveniente da ogni dove.
SPOLPATO IN DUE ORE - Armati di machete, asce e coltelli fatti con barattoli di latta, gli uomini si sono avvicinati al pachiderma morto (un gigante di 6 tonnellate e alto quasi 4 metri) e in meno di due ore (1 ora e 47 minuti, per la precisione) lo hanno letteralmente spolpato, strappandone la carne a pezzi e lasciandone solo lo scheletro. Neanche la proboscide e le orecchie si sono salvate da questo autentico scempio e pure le stesse ossa sono state successivamente portate via, per essere bollite e diventare così una zuppa. Nemmeno 24ore più tardi, tutto quello che è rimasto dell’elefante era una macchia di sangue nella savana. Una scena di una crudeltà terribile quella che è apparsa davanti agli occhi attoniti del fotografo inglese David Chancellor, che era nello Zimbabwe per fotografare gli elefanti nel loro habitat naturale. Grazie a quelle immagini, dal titolo “Elephant Story”, l’uomo ha vinto uno dei prestigiosi “World Press Photo 2010”, ma ha ammesso al londinese “Daily Mail” di non riuscire davvero a dimenticare quanto visto in quell’angolo sperduto di mondo.
LOTTA PER IL CIBO - «Poco dopo l’alba, un abitante della zona ha visto la carcassa dell’elefante mentre passava in bicicletta – ha raccontato Chancellor -. Sembrava in mezzo al nulla, ma in appena un quarto d’ora sono arrivati centinaia di disperati da ogni direzione: le donne hanno formato un cerchio attorno all’animale e gli uomini stavano all’interno e ho visto gente litigare e accoltellarsi a vicenda, pur di accaparrarsi più carne possibile per la famiglia. Carne che è stata poi portata a casa per essere lavata, essiccata e, quindi, messa da parte, ma c’è anche chi l’ha mangiata lì, al momento. E nei villaggi circostanti hanno fatto poi festa per due giorni, per celebrare la fortuna che era loro capitata”. Già, perché quell’elefante morto ha significato la sopravvivenza garantita per un bel po’ di tempo, stante la tremenda situazione economica in cui versa il paese sotto il regime di Robert Mugabe.
ALLARME DELLA CROCE ROSSA - Non a caso, giusto giovedì la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un grido d’allarme, definendo “assai critica” la situazione dello Zimbabwe, dove oltre 2 milioni di persone – ovvero, un abitante su quattro – muore di fame, e chiedendo agli Stati Uniti un aiuto immediato di almeno 24 milioni di dollari per alleviare la crisi. «In alcune zone del paese la situazione è difficile come mai si è visto prima d’ora – ha spiegato Emma Kundishora, della Croce Rossa dello Zimbabwe, al sito dell’agenzia d’informazione “ZimOnline” – e per esempio a Masvingo le piogge non sono arrivate in tempo e così tutto il raccolto è andato perduto». Nel gennaio dell’anno scorso Jonny Rodrigues, un attivista della “zimbabwe Conservation Task Force”, aveva rivelato alla Bbc che la carne di elefante veniva data nel rancio ai soldati di Mugabe perché era la sola disponibile, visto che i contratti per la fornitura di carne bovina erano stati cancellati, ma nessun uomo del governo aveva confermato l’accusa.
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19/12/2009
Pasta troppo cara: produttori convocati di nuovo da Mr Prezzi
Pasta troppo cara: produttori convocati di nuovo da Mr Prezzi
Cibo Il procedimento avviato dal Garante. Aumentata dieci volte più del grano
La rivolta contro il caro pasta continua. Questa volta i dati parlano da soli. Nell’ottobre 2006 un chilo di frumento duro (la materia prima) costava 0,15 euro, un chilo di semola (il semilavorato) costava 0,27 euro, un chilo di pasta era venduta a 1,18 euro al consumatore. A fine novembre di quest’anno all’origine il prezzo era salito a 0,18 euro (+4,2%), quello all’ingrosso a 0,31 euro (+7,1%), quello al consumo a 1,65 euro (+39,7%).
Ma anche la dinamica dei tre andamenti, come mostra l’elaborazione del Garante sui Prezzi su dati Istat ed Ismea, è significativa. A un certo punto, tra marzo e maggio 2008, dopo un periodo di impennata, i prezzi della materia prima e quelli all’ingrosso cominciano a scendere, i prezzi al dettaglio invece continuano a salire e poi si stabilizzano. «In genere se i prezzi all’ingrosso scendono per un periodo di tempo congruo, in un mercato concorrenziale qualcuno si differenzia e al dettaglio diminuisce i prezzi. Invece con la pasta non accade: gli attori si muovono tutti insieme, nonostante la frammentazione del mercato. Vuol dire che c’è qualcosa che non va», afferma Mr Prezzi Roberto Sambuco.
Nell’ultimo anno è successo qualcosa di ancora più evidente. I dati dicono che a novembre il prezzo della pasta sugli scaffali dei negozi è diminuito del 4,7% sull’ottobre 2008, ma nel frattempo la materia prima è crollata del 30,5% e la semola del 26,6%. Come dire: la fiammata dei prezzi dei cereali si è spenta, ma i prezzi della pasta non sono diminuiti o non sono diminuiti abbastanza. E questo dopo la prima indagine del Garante dei prezzi, seguita da una serie di tavoli con i produttori, dopo l’indagine dell’Antitrust, culminata con una multa per 12,5 milioni di euro a 24 pastifici e due associazione del settore, poi confermata a fine ottobre anche dal Tar, che ha respinto il ricorso dei pastifici. Ecco perché il Garante dei prezzi, dopo aver completato la nuova indagine sull’andamento dei prezzi degli ultimi 12 mesi, si prepara a una nuova offensiva contro i produttori di pasta. «A gennaio convocheremo di nuovo i pastai e tutte le parti interessate della filiera a un tavolo. Nel frattempo ci attiviamo, perché la dinamica sui prezzi è opaca e sicuramente non virtuosa. Sembra prefigurarsi un comportamento dannoso nei confronti dei consumatori». In pratica? «Speriamo che si ripeta quanto accaduto con gli Sms. Il prezzo massimo era fuori misura, perciò abbiamo chiesto agli operatori di intervenire, altrimenti lo avremmo fatto noi. E alla fine si sono adeguati».
Là c’era una direttiva Ue da rispettare, qui no. Però Mr Prezzi sembra pronto a intervenire comunque. Anche a costo di ricorrere all’uso della Guardia di Finanza, dopo l’intervento nei giorni scorsi con incursioni nelle maggiori aziende, su incarico della Procura della Repubblica, che ipotizza il reato di manovre speculative. E intenzionato, se i pastai non cederanno, perfino a presentare una riforma del mercato, come ha già fatto con i carburanti, riforma adesso allo studio del governo.
Giuliana Ferraino
16:52 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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09/12/2008
La Fao: fame inarrestabile. I senza cibo sono 963 milioni
La Fao: fame inarrestabile. I senza cibo sono 963 milioniE la crisi finanziaria potrebbe aggravare la situazione. Secondo l'ultimo rapporto, gli affamati sono nel 2008 quaranta milioni in più dell'anno scorso

La fame avanza inarrestabile, e miete sempre più vittime: oggi nel mondo ci sono 963 milioni di affamati, 40 milioni in più dell'anno scorso e 115 milioni in più rispetto al biennio 2003-2005. E l'attuale crisi finanziaria potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto Fao sullo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi)», che riporta i dati del 2007, aggiornati dall'agenzia Onu agli ultimi mesi di quest'anno e riportati nella conferenza stampa di lancio del documento, a testimoniare come la piaga della fame proceda inarrestabile e a ritmi sostenuti. Alla base del «drammatico quanto rapido» aumento del numero di affamati cronici nei Paesi del sud del mondo c'è l'impennata dei prezzi delle materie prime agricole, che ha fatto precipitare nell'insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e qualità del cibo a loro disposizione.
Nonostante il calo dei prezzi dall'inizio del 2008, ha spiegato vicedirettore generale della Fao e curatore del rapporto, Hafez Ghanem, «per milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo riuscire a mangiare ogni giorno una quantità di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana è ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l'accesso alla terra, al credito e all'occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari (calati del 50 per cento negli ultimi mesi ma ancora superiori del 20 per cento rispetto al 2006, ndr.) continuano a essere una spaventosa realtà». E ha avvertito: «Se i prezzi più bassi e la stretta creditizia associati alla crisi economica costringeranno gli agricoltori a diminuire le semine, l'anno prossimo potrebbe verificarsi un'altra drammatica ondata di prezzi alimentari alti».
Tuttavia, secondo gli esperti Fao, l'alto prezzo delle derrate può diventare un'opportunità di sviluppo ed essere la chiave di volta per uscire dall'impasse e scongiurare l'ulteriore crescita di povertà prevista dagli economisti. Nel lungo periodo, infatti, l'aumento del costo del cibo può rappresentare un'occasione di sviluppo per i milioni di piccoli agricoltori poveri, favorire l'espansione dei mercati regionali, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare in modo sostenibile l'agricoltura del sud. Da qui, la duplice strategia, coerente e coordinata, su cui governi, Paesi donatori, Nazioni Unite, ong, società civile e settore privato devono «immediatamente» convogliare gli sforzi: da una parte rafforzare il settore agricolo e aiutare i piccoli produttori ad aumentare la produttività fornendo sementi, fertilizzanti e mangimi per animali, oltre a macchine agricole, infrastrutture e servizi essenziali. Dall'altra, avviare programmi di sicurezza e protezione sociale per le categorie più vulnerabili, così da garantire ai più poveri l'accesso al cibo. Solo così la battaglia per raggiungere entro il 2015 gli Obiettivi del Millennio non sarà stata vana. Inoltre, quando visitate questo blog si aprirà un banner che vi permetterà di poter donare, per chi acquista on line, una parte delle vostre spese a carico dei negozi convenzionati per i bambini che hanno bisogno di cure o di cibo, basta registrarvi, scaricare un file dove sono inseriti i negozi convenzionati, o provato anche io e semplice e veloce, quindi, non bloccate i banner non sono degli spam. Basta un gesto di buona volontà e ricordatevi di chi nel mondo soffre per un pò di cibo. Grazie
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01/12/2008
Da REPORTER la denuncia dei superpesticidi
Da REPORTER la denuncia dei superpesticidi
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26/09/2008
Acqua e cibo per la vita, la scienza contro le ingiustizie
Acqua e cibo per la vita, la scienza contro le ingiustizie
Si sono aperti a venezia i lavori della conferenza "Food and Water for Life". Veronesi: «La ricerca deve occuparsi di obiettivi essenziali, come la denutrizione e la malnutrizione»
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INGIUSTIZIA ALIMENTARE - E proprio a questo concetto si richiama l'intervento del professor Umberto Veronesi, presidente dell'omonima Fondazione che ha organizzato l'evento veneziano insieme alla Fondazione Silvio Tronchetti Provera e alla Fondazione Cini, che si conclude con l'annuncio di un'imminente conferenza mondiale sulla pace e il disarmo. La ricerca deve occuparsi degli obiettivi essenziali per l'umanità, come la fame nel mondo, la mortalità infantile, la denutrizione e la malnutrizione, l'ecosistema e l'approvvigionamento dell'acqua: questi traguardi sono già stati fissati – ricorda Veronesi nel suo intervento di apertura dei lavori – dalla Carta di Venezia, una dichiarazione di quattro anni fa sottoscritta da centinaia di scienziati sul ruolo morale e sociale della scienza in un mondo in continua evoluzione. Compito della ricerca dunque è ridurre il divide tra Primo Mondo e Terzo Mondo, tra persone che muoiono di sete e di fame e persone che muoiono per eccesso di cibo. Questo è il paradosso del terzo millennio, questa è la tragica verità di cui parleranno una cinquantina di esperti di tutto il mondo, cercando e proponendo risposte scientifiche a specifici problemi, «perché - ricorda Umberto Veronesi - la lingua universale della scienza può colmare la differenze e dar vita a un dialogo costruttivo», dando per scontato che l'accesso al cibo e all'acqua siano un diritto universale.
L'IMPORTANZA DELL'ACQUA – "Salus per aquam" dicevano gli antichi romani, primi ad aver intuito il collegamento cruciale tra acqua (acquedotti, acqua potabile) e salute, rammenta Giulio Tremonti, intervenuto alla cerimonia inaugurale dell'evento. Per il ministro dell'Economia l'acqua non sarà mai sostituibile (come è per esempio il petrolio) e non può essere abbandonata alla logica del profitto.
UN MONDO INTERCONNESSO - Marco Tronchetti Provera, intervenuto alla cerimonia d'apertura in qualità di Presidente di una delle tre Fondazioni, parla della crisi finanziaria di proporzioni incredibili, delle risorse del pianeta, delle charity e del microcredito, ricordando «che il nostro mondo interconnesso fa sì che un disastro della Borsa di New York si ripercuota in tutto il mondo». «Il mondo è nostro – dichiara Tronchetti Provera – e insieme dobbiamo trovare delle soluzioni per un uso più giusto e razionale delle risorse, considerando cibo e acqua le priorità assolute».
IL COMPITO DI CHI È FORTUNATO - Tra gli interventi quello di Kathleen Kennedy Townsend, vice presidente del vertice promosso dalle tre Fondazioni, è stato uno dei più emozionanti, evocando un ricordo strettamente personale: «Quando mio padre (Bob Kennedy) rientrò un giorno da un viaggio sul delta del Mississippi ci raccontò di una famiglia che viveva in condizioni di assoluta povertà e denutrizione. Ci spiegò quanto eravamo fortunati e ci insegnò che chi è fortunato ha il dovere di fare qualcosa per quei bambini». «I temi caldi di questo incontro veneziano sono tanti e tutti, scienziati, filosofi, politici, economisti, hanno un compito da svolgere» ricorda in collegamento video la presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf (prima presidente donna di uno stato africano), sottolineando la necessità di un approccio interdisciplinare ai problemi e snocciolando i numeri inquietanti dell'ingiustizia del cibo e dell'acqua: una persona su tre nel mondo non ha accesso ad acqua sicura, il 65 per cento della popolazione mondiale si trova sotto il livello minimo indispensabile di acqua potabile e 15 milioni di bambini muoiono ogni anno per malnutrizione.
UN DIALOGO APERTO A TUTTI - Alla fine si è trattato di una presentazione ufficiale che è entrata già molto nel merito dei temi che si affronteranno in questi giorni, con approfondimenti che hanno riguardato anche la biodiversità e l'importanza di tornare alle coltivazioni tradizionali, come ha ricordato Barbara Burlingame, per la Fao. Le idee della scienza sono tante, a cominciare da come risolvere il problema delle piante che hanno un alto fabbisogno idrico in zone dove c'è siccità, per finire con una qualità di riso, geneticamente modificata, che promette di risolvere il problema della fame nel mondo. Il dibattito non è, e non deve essere, riservato solo agli scienziati. Il cibo e l'acqua riguardano tutti.
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