13/10/2010

Sono cinesi le tre donne più ricche al mondo

Sono cinesi le tre donne più ricche al mondo

Nella top 20 di "Hurun", il "Forbes" dell'estremo Oriente, c'è anche Giuliana Benetton, all'11esimo posto. Dopo le prime tre miliardarie, al quarto posto, Rosalia Mera, madrina di Zara

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08/10/2010

Sequestrato laboratorio tessile cinese Sulle giacche il logo della polizia

Sequestrato laboratorio tessile cinese Sulle giacche il logo della polizia

Gli operai irregolari realizzavano anche i capi della linea d'abbigliamento approvata dal ministero

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20/08/2010

Frosinone, sequestrate 45 tonnellate di farmaci cinesi

Frosinone, sequestrate 45 tonnellate di farmaci cinesi

Denunciato il responsabile dell'azienda che aveva importato il principio attivo della mesalazina per un valore di 2 milioni di euro senza l'autorizzazione dell'Agenzia del farmaco



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04/08/2010

La maxi truffa al fisco di mille imprese cinesi

La maxi truffa al fisco di mille imprese cinesi

Operazione della Guardia di Finanza dell'Emilia-Romagna che ha scoperto una frode da 300 milioni di euro. Il sistema si avvaleva della consulenza di connazionali laureati negli atenei italiani

 

 


Le 1200 aziende tessili cinesi finite nel mirino della Guardia di Finanza dell'Emilia-Romagna non erano sconosciute al Fisco, ma riuscivano ad azzerare i redditi perché compravano fatture false da una decina di altre aziende, sempre cinesi. La maxioperazione delle Fiamme gialle è partita nel 2008; si è conclusa con l'arresto di imprenditori cinesi, 24 persone denunciate per reati fiscali e sull'immigrazione, la scoperta di 77 lavoratori in nero, 62 clandestini di cui 11 arrestati.

Le aziende sono sparse su tutto il territorio nazionale, 240 solo in Emilia-Romagna, un centinaio a Bologna. Le dieci che producevano fatture false si concentrano in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Lombardia. Il sistema di fatture false ha fruttato un azzeramento dei redditi per 250 milioni di euro e un'evasione di Iva per altri 45 milioni. Il sospetto è che le aziende si servissero della consulenza finanziaria di commercialisti cinesi, laureati in atenei italiani e impiegati in otto studi professionali (a Bologna, Milano, Firenze e Modena).


Esisteva un vero e proprio tariffario per l'emissione di fatture false: una da 309mila euro costava all'imprenditore 600 euro. ''Siamo di fronte a una nuova forma di evasione fiscale'', commenta il tenente colonnello Fulvio Bernardini della Guardia di Finanza dell'Emilia-Romagna. Le indagini sono nate due anni fa dalla scoperta di una vera e propria cittadella cinese in provincia di Ferrara: decine di persone, anche bambini, vivevano in completo isolamento dentro un capannone industriale con abitazioni create con pannelli di compensato e tetti di stoffa.

 

Comperavano fatture false nei guai 1200 imprese cinesi

CARLO GULOTTA


27/06/2010

Sicari, tangenti e affari a Chinatown I tre omicidi che scuotono Prato

Sicari, tangenti e affari a Chinatown I tre omicidi che scuotono Prato

Omertà e dialogo ridotto tra le comunità. Su mille clandestini solo sette rimpatriati. I misteri dietro il trionfo del mercato sommerso. L’ambasciatore cinese in visita: troppi controlli

 

Per dirla con Mao, la trasferta pratese di venerdì 25 del nuovo ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, non è stato un pranzo di gala. Le notizie che filtrano parlano di un confronto piuttosto acceso tra il diplomatico e il prefetto della città toscana, Maria Guja Federico. Anche il colloquio con il sindaco di centro- destra Roberto Cenni è stato a tal punto «franco» che la Lega Nord di Prato ha emesso un comunicato nel quale invita il ministro dell'Interno Roberto Maroni a protestare con Pechino e a chiedere il richiamo in patria dell'ambasciatore. Mai, nei pur delicati rapporti tosco-cinesi, la corda si era tesa tanto e il motivo è lampante: nel giro di pochi giorni a Prato si sono verificati tre omicidi, prima due sicari incappucciati hanno sparato alla testa di un imprenditore cinese e pochi giorni dopo alle 17 nella centrale via Strozzi un commando di giovani asiatici è entrato in una tavola calda e ha ammazzato a colpi di machete due connazionali.

Le indagini sono in corso e poco si sa. Non ci sono elementi fondati sul collegamento tra i due fatti di sangue e non c’è nemmeno una vera interpretazione su cosa stia succedendo nella Chinatown del Bisenzio, quali equilibri di potere si siano rotti. La sensazione però in città e in Procura è che dall’illegalità merceologica si stia marciando a grandi passi verso un sistema radicato di criminalità economica. E martedì 22 parlando in pubblico a 300 suoi concittadini (piuttosto preoccupati) il sostituto procuratore Laura Canovai ha usato parole molto dure: «La comunità cinese non ci aiuta, non collabora con le istituzioni». Xu Qiulin, l'unico imprenditore cinese iscritto alla Confindustria pratese, espressione di una borghesia asiatica in passato propensa al dialogo, parlando con la stampa locale ha espresso dubbi sull'ipotesi di uno sbarco in Toscana di cosche mafiose dall'Asia ma ha detto che ci sono in città «tanti giovani che sono sbandati, non si rendono conto nemmeno di dove vivono, anzi pensano di essere in Cina».

La visita dell’ambasciatore, seppur improvvisa e non sufficientemente preparata, avrebbe dovuto gettare acqua sul fuoco e porre le basi di una collaborazione. Invece ha sortito l’effetto contrario perché Ding Wei si sarebbe innanzitutto lamentato per i controlli anti-illegalità messi in atto dalle autorità di polizia e avrebbe espresso preoccupazioni per l’incolumità dei cinesi di Prato. Il prefetto non ha nascosto la sua irritazione e il successivo ping pong durato un’ora e mezza, a differenza dei tempi di Richard Nixon, non è stato sinonimo di diplomazia.

Dietro gli omicidi e i ferimenti di questi giorni (un altro giovane cinese che fa da interprete per i carabinieri è stato aggredito all’uscita dalla discoteca Siddharta), c’è la realtà del distretto tessile parallelo, di una Prato che si lecca le ferite della sua industria declinante e vede invece fiorire il business dei confezionisti cinesi, che importano il tessuto dal loro Paese e grazie all’attività dei laboratori clandestini riescono a vendere jeans e maglie a prezzi stracciati a camionisti e intermediari dell’Est europeo. Il tutto nell’apoteosi dell’economia sommersa: ogni giorno aprono 4 aziende cinesi e 2 chiudono, partite Iva che vanno e vengono, un giro d’affari di 2 miliardi di euro per più della metà in nero. A tingere di mistero e corruzione l’attività cinese è arrivata a fine marzo anche un’inchiesta della magistratura ribattezzata Permessopoli, che ha portato in carcere due capi della comunità, Bangyun Dong e Zhouwen Ye, il vice questore Fabio Pichierri, quattro poliziotti e due carabinieri. I ricchi cinesi, secondo l’accusa, pagavano i funzionari italiani per il rilascio di permessi di soggiorno e per avere soffiate sui controlli programmati dalle forze di polizia. I due stranieri sono ancora in carcere mentre Pichierri resta indagato ma è in libertà.

In tanto bailamme e in pochi mesi quasi tutti i protagonisti delle vicende sino-pratesi sono saltati. Sono cambiati da poco sia l’ambasciatore cinese a Roma (Sun Yuxu) sia il console a Firenze e anche in Questura sta arrivando da Livorno un nuovo capo al posto di Domenico Savi. Questo tourbillon non sembra però finora aver prodotto risultati, cambiando la formazione il risultato resta però lo stesso. L’unica buona notizia è che, in virtù del calo dell’euro, i prodotti tessili pratesi hanno ricominciato ad avere un po’ di mercato e le esportazioni nel primo trimestre del 2010 hanno fatto segnare +7,3%. Per il resto si naviga nel buio. L’idea avanzata qualche mese fa dal sindaco Cenni, proprietario dell’azienda di abbigliamento Sasch e quindi ottimo conoscitore del settore, di integrare i due distretti obbligando i cinesi a comprare il tessuto da Prato e impegnandosi a vendere i loro prodotti pronto moda a una grande catena internazionale tipo H&M non ha fatto nessun passo in avanti. Anzi, oggi sembra totalmente irrealistica. Ma anche la strada di un dialogo politicamente corretto tra le due borghesie, sostenuta con forza dal presidente della Provincia Lamberto Gestri (centro- sinistra) sembra sbarrata. Il tavolo italo-cinese non si riunisce più e anche le cinque associazioni della comunità si sono limitate, dopo gli ammazzamenti, a emettere un comunicato ma nessun cittadino asiatico ha collaborato finora con gli investigatori.

Visto che le Chinatown esistono dovunque e tutti hanno da imparare dai casi-limite ogni tanto arriva a Prato un inviato di testate internazionali. I francesi de Le Point, il New York Times e il Financial Times, persino Al Jazeera e se ne vanno (stupefatti) scrivendo che gli uffici di money transfer ogni giorno movimentano da Prato 1,2 milioni di euro diretti in Cina, un flusso continuo a fine anno dà la bella cifra di 500 milioni. Nel 2009, che per noi italiani è stato l’anno della recessione, il distretto cinese di Prato ha visto crescere del 13% le aziende, del 20% le importazioni di tessuti dall' Asia e del 25% le rimesse verso casa. Cifre record nonostante da un anno si siano intensificati i controlli e su 156 ispezioni effettuate nei primi mesi del 2010 tutti i 156 laboratori sono risultati fuorilegge. Ma, come ha detto sconsolatamente il magistrato Canovai, dopo 5 anni di sequestri il fenomeno non è in diminuzione. Su mille clandestini fermati nel 2009 si è riusciti a rimpatriarne solo 7. Una beffa continua perché non declinando i lavoratori fermati nome e cognome e non potendo essere identificati, hanno di fatto l’opportunità di tornare nella clandestinità. L’unico spiraglio che la visita di Ding Wei ha aperto riguarda l’intenzione annunciata da parte della comunità cinese di stilare una lista di connazionali pericolosi da trasmettere al console fiorentino Zhou Yunqi e poi all’ambasciata per poterli rimpatriare. Una concessione che a Prato è stata interpretata come un’implicita ammissione di come nella Chinatown toscana si siano infiltrate bande criminali. In città comunque le autorità non hanno intenzione di mostrarsi buoniste e quindi è facile arguire che i controlli continueranno. Il lungo travaglio di Prato non conosce tregua.

Dario Di Vico


13/02/2010

Scoperta e bloccata la «banca dei falsi» nei capannoni migliaia di capi di moda

Scoperta e bloccata la «banca dei falsi» nei capannoni migliaia di capi di moda

 

CONTRAFFAZIONI. Sequestrati abiti, pellicce, scarpe pronti per essere con i marchi di note griffe: 500 mila tonnellate di merce

 

ROMA - Scoperta e neutralizzata la «banca» delle false griffe: migliaia di capi d'abbigliamento pronti per essere etichettati con i marchi di note griffe italiane sono stati bloccati a Roma. Otto capannoni industriali che si trovano in un quartiere periferico della Capitale sono stati posti sotto sequestro dalla polizia che ha recuperato 500mila tonnellate di merce importata clandestinamente, per un valore di 5 milioni di euro. Due commercianti cinesi saranno espulsi, altri due sono finiti in manette per contrabbando.

TRENTA MAGAZZINI - Negli otto capannoni erano stati allestiti una trentina di magazzini nei quali erano contenuti abiti, pellicce e scarpe ed altri accessori realizzati con colori e design identici a quelli di alcuni grandi marchi della moda made in Italy. La merfce, una volta immessa sul mercato, avrebbe generato un giro d'affari per alcuni milioni di euro. L'operazione è stata condotta dall'ufficio immigrazione della Questura romana insieme alla squadra mobile, alla polizia amministrativa alla Asl e ai vigili del fuoco.

Scatoloni di vestiti con false griffe (foto Proto)
Scatoloni di vestiti con false griffe (foto Proto)

CITTADELLA FORTIFICATA - Per compiere il blitz le forze dell'ordine hanno dovuto scavalcare mille ostacoli. Il gigantesco super deposito era una vera e propria cittadella fortificata, con tanto di filo spinato e vedette cinesi per dare l'allarme: 10mila metri quadrati con 8 capannoni, 30 magazzini e 500 centomila tonnellate di merci varie, per un valore commerciale di 5 milioni di euro.
La merce e gli immobili sono stati sequestrati dalla polizia nella di zona di San Basilio, in via Casale dei Cavallari 35. Qui due cinesi avevano importato illegalmente la merce prodotta in Cina e ancora senza targhette identificative, per questo l'accusa è contrabbando aggravato e non contraffazione di merce. Si tratta di giocattoli senza autorizzazione Ue, scarpe, abiti, occhiali, pellicce di marchi italiani molto conosciuti. Probabilmente il più grande sequestro di merci mai avvenuto a Roma.

FERMATI IN 35 - La Squadra Mobile e l'ufficio Immigrazione delle Questura di Roma ha denunciato i due cinesi regolari titolari di due ditte, fermato altri 35 cinesi che andavano a prendere le merci, 18 uomini e 17 donne. Due di questi, senza permesso di soggiorno, riceveranno il decreto di espulsione dall'Italia. A quanto pare l'attività era in corso da più di un anno e la polizia sta ora cercando i proprietari dell'immobile che sono italiani. Tutta la merce - ha spiegato Maurizio Improta, dirigente dell'ufficio Immigrazione della Questura - sarà ora venduta all'asta e il ricavato sarà a disposizione del ministero delle Finanze.

Redazione online


30/01/2010

Hacker cinesi, Google va al contrattacco «Non supporteremo più Explorer 6»

Hacker cinesi, Google va al contrattacco «Non supporteremo più Explorer 6»

 

Dal 1° marzo. Dopo le infiltrazioni in caselle di posta, il portale corre ai ripari: alcune applicazioni non potranno più essere usate

 

Google va al contrattacco. Dopo le infiltrazioni di hacker in account di posta elettronica cinesi e la conseguente minaccia di lasciare il Paese,poi rientrata, il colosso di Mountain View ha deciso comunque di correre ai ripari: dal 1° marzo non supporterà più il sistema operativo Internet Explorer 6, considerato l'anello debole che ha permesso gli attacchi alle caselle Gmail. Nei giorni scorsi anche i governi francese e tedesco hanno invitato i propri cittadini a cambiare sistema operativo, almeno finché la Microsoft non avrà apportato i necessari correttivi.

USATO DAL 20% DEGLI UTENTI - E l'azienda ha in effetti provveduto a effettuare un upgrade di sicurezza tre settimane prima della data programmata. Tuttavia Google ha deciso di ritirare gradualmente il supporto del sistema: alcune funzionalità delle applicazioni - come Google Docs o Google Sites - non funzioneranno più con IE6, uscito nove anni fa ma ancora utilizzato dal 20% degli utenti internet comprese numerose pubbliche amministrazioni. I cyberattacchi effettuati contro account di posta elettronica di Google hanno fatto sì che la casa statunitense abbia minacciato il ritiro dal mercato cinese: decisione criticata dal patron Bill Gates, secondo cui la censura del governo di Pechino sulle risorse internet sarebbe «limitata e facilmente aggirabile».

 

 

Redazione online


23/12/2009

La Ford vende la Volvo alla cinese Geely

La Ford vende la Volvo alla cinese Geely

 

L'offerta sarebbe di 2 miliardi di dollari, meno di un terzo dell'acquisto dieci anni fa. L'accordo sarà finalizzato nei primi tre mesi del 2010

 

La 240, un modello storico della Volvo
La 240, un modello storico della Volvo

STOCCOLMA - Nuovo colpo all'industria automobilistica svedese. La Ford ha venduto la Volvo alla cinese Geely, mentre la scorsa settimana la General Motors aveva reso noto che il marchio Saab andrà lentamente a sparire essendo fallite le trattative di vendita alla Spyker. L'accordo tra Ford e Geely sarà finalizzato nei primi tre mesi del 2010, ha comunicato una nota della casa americana.

FORD - Ford da mesi stava trattando per la cessione di Volvo e lo scorso ottobre aveva già reso noto di ritenere Geely il miglior candidato. Già martedì sera gli organi d'informazione svedesi avevano riferito di un'intesa imminente tra le due case automobilistiche. Secondo l'agenzia Bloomberg, Geely avrebbe offerto intorno a 2 miliardi di dollari, meno di un terzo di quanto la Ford ha pagato Volvo un decennio fa (6,45 miliardi di dollari).


21/07/2009

In Asia l'eclisse del secolo

In Asia l'eclisse del secolo

 

Vi assisteranno oltre due miliardi di persone. Ma in Cina si teme l'effetto dellesuperstizioni, ed è boom del turismo astronomico


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SHANGHAI — Il drago celeste è pronto a divorare il Sole. Mercoledì, a partire dalle otto del mattino (le due di notte in Italia), avrà inizio in Cina una spettacolare eclisse totale, la più lunga del secolo: al suo apice, l’ombra del satellite oscurerà la terra per oltre sei minuti, un record che non si ripeterà sino 2132. Riquanshi: con questa locuzione — che significa letteralmente «il Sole completamente mangiato (dal drago)» — i cinesi indicano ancora oggi il fenomeno celeste, evocando tempi in cui gli uomini sapevano poco di astronomia e osservavano il cielo con grande soggezione. Un fenomeno che sta provocando grande eccitazione nella Repubblica popolare, ma anche timori per le possibili reazioni «superstiziose del popolo».

FRA SCIENZA E SUPERSTIZIONE - Il governo di Pechino da giorni sta istruendo i media e le unità di lavoro perché «diffondano le conoscenze scientifiche appropriate», per evitare «panico e ingiustificate reazioni» legate alle leggende. La prudenza non è mai troppa, considerato che almeno 300 milioni di persone saranno interessate dalla corsa dell’ombra lunare, che attraverserà — dopo l’inizio in India, Nepal, Bangladesh e Birmania — una fascia larga 200 chilometri dal Tibet a Shanghai, passando per il Sichuan e la valle dello Yangtze (il Fiume Azzurro), cioè l’area più popolata della Cina, per andare a spegnersi nell'Oceano Pacifico. Perché tanti timori? In Asia le eclissi sono legate a eventi infausti. Il Partito comunista cinese non ne parla apertamente. Ma quando fa riferimento alle «superstizioni» tutti, qui, sanno cosa possa significare. Perché nella Storia la caduta delle dinastie è tradizionalmente legata a fenomeni naturali come terremoti, inondazioni e, appunto, eclissi: segnali che il «mandato del Cielo» era scaduto e i governanti sulla Terra non riscuotevano più la fiducia delle divinità celesti. Ora, da un anno a questa parte, la Repubblica popolare è stata ripetutamente sconvolta da catastrofi come il sisma nel Sichuan e ripetute alluvioni che hanno fatto migliaia di vittime. Adesso si presenta persino questo evento astrologico rarissimo: che sia suonata l’ora della «dinastia rossa»? «L’eclisse non è pericolosa, non provoca danni alle persone — si affanna a spiegare Hao Jinxin, vicedirettore dell’Osservatorio astronomico nazionale —. È un fenomeno del tutto naturale: la Luna che blocca i raggi del Sole. Al massimo le persone possono sperimentare un disagio di tipo psicologico». Appunto: proprio quello che le autorità temono.

BOOM DI TURISTI - Per questo, visto che nell’area dell’eclissi sono confluiti diverse decine di milioni di turisti e curiosi, la polizia è in stato di massima allerta, pronta a ogni evenienza. «I responsabili del traffico saranno istruiti perché si attendano i problemi tipici delle ore notturne — fa sapere la municipalità di Shanghai —. Gli automobilisti stiano bene attenti a quanto avviene lungo le strade e non nel cielo». Ovviamente, visto l’enorme afflusso di visitatori, che hanno riempito alberghi e fatto la felicità dell’agenzie viaggi, c’è chi si frega le mani. «Nei mesi scorsi i miei colleghi si sono lamentati perché gli affari andavano malissimo — ha detto Zhi Chenyan, vicedirettore della Federazione turistica della provincia dello Zhejiang —. E ora improvvisamente, ecco un boom mai visto». A Shanghai, tutto è pronto per lo spettacolo con un timore: le previsioni per domani danno pioggia battente dopo giornate di canicola intensa. Ma il meteo non ha impedito alla metropoli di preparare con cura l’«avvenimento del secolo», superstizioni o meno. «Lavorerò al mio ultimo libro tutta la notte — ci dice per esempio Mian Mian, scrittrice shanghaiese molto nota anche in Italia (Nove oggetti di desiderio, Einaudi) —. Ma domattina sarò in strada: questo è certo».

Paolo Salom


08/05/2009

Farmaci irregolari dalla Cina, indagati i vertici Menarini

Farmaci irregolari dalla Cina, indagati i vertici Menarini

 

L'inchiesta/L’accusa: importavano princìpi attivi coperti da brevetto. L’azienda nega. Perquisita la sede dello stabilimento fiorentino

 

Un laboratorio

Un laboratorio

 

L’inchiesta porta un nome abba­stanza delicato — «Farmaco Scarlat­to » — ma la sostanza è ben diversa. O per lo meno è quello che spunta da un’indagine ben precisa. La magistra­tura fiorentina, diretta dal procurato­re capo Giuseppe Quattrocchi, sta in­fatti facendo luce su un presunto traf­fico internazionale di «principi atti­vi». Un giro di farmaci che, a detta dell’accusa, ruota attorno all’Italia, Honk Kong, la Svizzera e la Norvegia. A coordinare l’inchiesta è il sosti­tuto procuratore Luca Turco, che ha la fa­ma di magistrato duro e inflessibile. È stato lui che, ieri mattina, ha man­dato i carabinieri del Nas a perquisi­re diverse aziende farmaceutiche.

LE PERQUISIZIONI - A Firenze i militari hanno passato al se­taccio la Menarini, azienda leader del settore in Italia, secondo i rating diciannovesima in Europa (su 2.311 concorrenti) e trentaseiesima nel mondo (su 4.641 aziende). La procura fiorentina ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di truffa. La vicenda ha per oggetto un presunto traffico internazionale di «principi attivi» protetti da brevetto. Secondo i primissimi risultati degli inquirenti, dietro ci sarebbe un mec­canismo ben preciso. Di fatto, alme­no secondo l’accusa, esiste una hol­ding capofila che ha sede a Lugano (Svizzera), che a sua volta si avvale per i suoi scopi di alcune società con­trollate da una terza società, diretta da due svizzeri. Un gioco a incastro, un puzzle che gli inquirenti hanno ri­costruito dopo diverso tempo. Sempre secondo l’accusa, la socie­tà luganese gestisce, per conto della Menarini, l’intero commercio delle materie prime attraverso una secon­da società, che per gli inquirenti rap­presenterebbe una sorta di «paraven­to ». Questi i dati che sono serviti a in­crociarsi con quelli di un contratto av­venuto alcuni anni fa proprio tra l’azienda farmaceutica fiorentina e un’altra società: quel contratto preve­de che venga concessa la licenza per due «princìpi attivi» ben precisi. Ov­vero la pravastatina e il fosinopril. Quel contratto, almeno secondo gli inquirenti, prevede che l’approvi­gionamento dei princìpi attivi avven­ga esclusivamente da una casa farma­ceutica. Ma è qua che il percorso de­via, sempre secondo quanto ipotizza­to dagli inquirenti: l’approvigioba­mento sarebbe avvenuto tramite un’altra società che ha sede in Nuova Zelanda. Con prodotti che arrivano direttamente da Honk Kong. La complessità dello schema delle varie società rappresenta molto bene un intreccio che deve essere ancora approfondito. Ed è per questo moti­vo che ieri mattina, oltre a perquisire la sede centrale della Menarini, i cara­binieri del Nas hanno perquisito an­che le abitazioni private di una deci­na di persone.

GLI INDAGATI - Sul registro degli inda­gati sono così finiti i vertici della casa farmaceutica del capoluogo toscano: il presidente del gruppo, il cavaliere del lavoro Alberto Aleotti, e gli assi­stenti del presidente, Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti. Si tratta, ov­viamente, di un atto dovuto. L’azienda replica: «Respingiamo nella maniera più decisa e categori­ca qualsiasi illazione in merito a una presunta importazione illegale di un principio attivo dalla Cina e alla violazione di qualunque diritto di brevetto». Al momento gli inquirenti fanno un’ipotesi ben precisa: grazie a que­sto presunto meccanismo, la fattura­zione dei prodotti importati sarebbe risultata superiore a quella reale. Ec­co perché accanto ai carabinieri del Nas ci sono anche i funzionari delle Agenzie delle Entrate, che stanno fa­cendo accertamenti per conto della magistratura. È chiaro che l’indagi­ne è appena all’inizio. E che tutto il materiale sequestrato sarà passato al setaccio del Nas. Non fosse altro per l’importanza dell’azienda che na­sce oltre un secolo fa (esattamente nel 1886) in un piccolo laboratorio della Farmacia Internazionale di Na­poli e si trasferisce a Firenze nel 1915, dove tuttora ha la sua sede cen­trale. Una storia importante come i dati stessi dell’azienda che, non più tardi di tre anni fa, dava lavoro a ol­tre diecimila dipendenti sparsi in tut­ta Italia. Produce 450 milioni di con­fezioni di medicinali all’anno nei due stabilimenti di Firenze, nel nuo­vo stabilimento di L’Aquila, e in quelli di Pisa, Lomagna , Barcellona, Istanbul e Berlino. Nel gennaio 2006 Menarini ha acquisito l’impianto far­maceutico AWD Pharma di Dresda che le ha permesso ti potenziare la propria presenza sui mercati dell’Eu­ropa centrale e orientale.

Simone Innocenti