20/09/2011

Vendola: «Quattro vecchi, maschi e rinc... sporcano la politica»

Vendola: «Quattro vecchi, maschi e rinc... sporcano la politica»

Ad un convegno di piazza a Civitavecchia. Il leader di Sel: «Ci vergogniamo, con Enrico Berlinguer, era una grande passione e non una piccola miseria»

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06/04/2010

Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio

Il sindaco chiude la centrale La Procura indaga per omicidio

L'INCIDENTE NELL'IMPIANTO DI TORREVALDALIGA. La decisione nel giorno dello sciopero degli operai per ricordare Sergio Capitani, 34 anni, morto sabato

 

La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa)
La centrale Enel di Civitavecchia (Ansa)

ROMA - Il sindaco Giovanni Moscherini ha deciso la chiusura della centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia. Nel giorno dello sciopero dei lavoratori per commemorare Sergio Capitani, il collega 34enne morto nell'incidente avvenuto sabato scorso il primo cittadino ha preso un provvedimento che rende omaggio alle morti bianche. Gli operai riuniti nella sala consiliare hanno accolto con soddisfazione la decisione del sindaco facendo un lungo applauso anche come segno di solidarietà per il collega scomparso. L'Enel prende atto della decisione del primo cittadino e intanto la Procura di Civitavecchia indaga per omicidio colposo 10 dirigenti dell'azienda. La procedura è un atto dovuto in quanto la magistratura ora deve accertare se ci sono responsabilità penali e chi debba risponderne.

Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa)
Il sindaco Giovanni Moscherini (Ansa)

CHIUSURA PER LE VERIFICHE - Il sindaco Moscherini ha spiegato che l’ordinanza di chiusura della centrale Enel di Torrevadaliga è condivisa dal sindaco di Tarquinia e dalla Provincia di Viterbo insieme con i rappresentanti della Provincia di Roma che hanno partecipato all’incontro di martedì pomeriggio. L’ordinanza dunque porterà ad un periodo di chiusura dell’impianto per il tempo necessario alle verifiche, che il sindaco ha definito «a freddo»: i controlli che saranno fatti mentre la centrale non è in funzione. Lo stabilimento sarà poi riaperto con decisione che spetterà anche all’Inail e all’Asl quando i tecnici istituzionali «avranno finito il loro lavoro e avranno tutto il tempo per farlo». Successivamente partirà una seconda fase «a caldo» con riattivazione della produzione. Moscherini ha poi spiegato che da mercoledì partiranno inoltre tutte le procedure necessarie per venire incontro ai lavoratori, tra cui anche la cassa integrazione, che saranno predisposte con accordo sindacale. «Qualora l’indagine dovesse accertare - ha aggiunto Moscherini - una responsabilità diretta di Enel il Comune, insieme al Comune di Tarquinia, ha deciso di costituirsi parte civile».

Gli operai in sciopero (Ansa)
Gli operai in sciopero (Ansa)

LO SCIOPERO -Braccia incrociate, cartelli e striscioni di protesta. In silenzio. Lo sciopero di otto ore dei lavoratori è iniziato la mattina di martedì. Gli operai della centrale, tra il dolore e la rabbia, hanno protestato per le carenze della sicurezza con uno sciopero proclamato dalle segreterie territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. I sindacati si dicono «stanchi di denunciare le situazioni di pericolo. Queste tragedie devono essere evitate mediante una completa riorganizzazione del lavoro e delle relative procedure di sicurezza».

LA CHIUSURA E LA CASSA INTEGRAZIONE - Gli operai coinvolti dalla chiusura della centrale sono circa 1.500 di cui 1.100 lavorano per le ditte appaltatrici e circa 350 direttamente per Enel. Il sindaco ha spiegato che proprio sul versante ditte subappaltatrici sarà condotta una verifica parallela per accertare che non ci siano abusi e per verificare anche se il livello salariale sia adeguato. Nel periodo di chiusura della centrale «utilizzeremo gli ammortizzatori sociali, probabilmente la cassa integrazione, per garantire un reddito ai lavoratori» ha detto il sindaco.

GLI ALTRI OPERAI FERITI - Per giovedì invece è stata disposta l'autopsia sul corpo della vittima che dovrebbe aiutare a chiarire la dinamica dell'accaduto sulle cui cause è in corso l'indagine disposta dalla Procura di Civitavecchia e condotta dai carabinieri. Per quanto riguarda gli altri tre operai rimasti feriti, per fortuna in maniera non grave ma che comunque hanno riportato lievi ustioni, uno è stato dimesso dall'ospedale martedì, gli altri due torneranno a casa a breve. Nei giorni di ricovero i tre uomini sono stati costantemente assistiti dai familiari che, insieme ai medici, li hanno aiutati a superare le conseguenze psicologiche dell'incidente e della morte del loro giovane collega.

LA RICOSTRUZIONE DELL'INCIDENTE - Come sosteneva l'Enel - che ha avviato un'indagine interna - l'incidente «non è stato causato dallo scoppio di una tubazione» bensì «da una fuoriuscita di acqua e ammoniaca. Il flusso è uscito da un tubo aperto da entrambi i lati sul quale la squadra di tecnici stava intervenendo per rimuovere una ostruzione». Gli inquirenti, infatti, avrebbero escluso qualsiasi esplosione della condotta di portata dell'ammoniaca. La ricostruzione della dinamica dell'incidente costato la vita a Capitani, dipendente della ditta Guerrucci, ribadisce che si sarebbe verificata un'apertura improvvisa della tubazione che ha prodotto la fuoriuscita con violenta pressione l'ammoniaca mista ad acqua. Il getto ha colpito direttamente la vittima togliendogli, per la potenza, le protezioni da dosso (la maschera tipo maschera anti-gas) e scaraventandola addosso ad un palo sul quale ha battuto la testa. Scartata, dunque, l'ipotesi di uno scoppio: l'incidente sarebbe legato al cedimento di una giuntura della tubazione che sembra fosse parzialmente otturata.
Le indagini devono fare luce anche sul rispetto delle procedure e degli standard di sicurezza e su eventuali responsabilità di terzi. Alcuni indizi potrebbero venire dall’esame autoptico della vittima disposto dal magistrato, che si terrà giovedì 8 aprile a Roma. Intanto i carabinieri hanno fatto i primi rilievi, iniziato ad ascoltare i testimoni e a raccogliere elementi utili all’inchiesta. Questa è la terza morte bianca registrata nella centrale.

Redazione online


03/04/2010

Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati

Civitavecchia: incidente a impianto Enel, morto un operaio, tre intossicati

 

Per la rottura di una tubatura è fuoriuscita ammoniaca. Sergio Capitani, 34 anni, è deceduto. Gli altri feriti non sono in gravi condizioni

 

CIVITAVECCHIA - Incidente sul lavoro all'interno dell'impianto Enelgreenpower del Gruppo Enel a Torrevaldaliga Nord presso Civitavecchia, all'interno del polo industriale della città portuale sul litorale a nord di Roma. Sergio Capitani, 34 anni, è morto e tre altri operai sono rimasti intossicati a causa dell'ammoniaca che è fuoriuscita per la rottura di una tubatura. Sul posto sono intervenuti cinque squadre dei vigili del fuoco e l'impianto è stato messo in sicurezza. L'Enel riferisce che i feriti sono stati subito soccorsi dagli operatori del presidio medico presente nell'impianto e che l'operaio deceduto dopo il suo trasporto in ospedale era dipendente di una ditta esterna.

INCIDENTE - Gli operai rimasti intossicati sarebbero in condizioni stabili: ad alcuni è stato applicato un respiratore, altri avrebbero già ripreso le normali attività respiratorie. Uno, invece, colpito agli occhi dai vapori, sarà trasportato in ambulanza all'Oftalmico di Roma per consulenza. Secondo la prima ricostruzione dell'accaduto, gli operai stavano lavorando su un'impalcatura a 15 metri d'altezza a una condotta a pressione che trasporta acqua e ammoniaca per abbassare le emissioni del monossido di azoto che si sviluppano durante il processo produttivo. Gli operai avrebbero aperto una valvola della condotta e sarebbero stati investiti dal getto delle esalazioni. L'operaio deceduto, di Tarquinia, è stato investito al volto e sbalzato su un palo contro cui ha sbattuto violentemente la testa.

ENEL: «CAUSE DA ACCERTARE» - L'Enel ha avviato un'indagine interna. Secondo un comunicato dell'azienda l'incidente si è verificato «per ragioni ancora da accertare, in prossimità di alcune tubazioni contenenti ammoniaca, nell'area del quarto gruppo di generazione. Sono stati coinvolti quattro lavoratori, di cui un dipendente Enel e tre di una impresa esterna. Uno di questi è deceduto poco dopo l'incidente. I feriti sono stati immediatamente soccorsi dal presidio medico dell'impianto ed è stato anche richiesto l'intervento di un'eliambulanza». Enel «ha immediatamente costituito un comitato di crisi e ha attivato un'indagine interna per chiarire le dinamiche dell'accaduto. Sul posto si sono recati i responsabili della direzione produzione, generazione e safety di Enel».

Redazione online


14/10/2009

In viaggio su una crociera-gay senza preavviso, coniugi contro la Grimaldi

In viaggio su una crociera-gay senza preavviso, coniugi contro la Grimaldi

Marito e moglie di Trevi hanno chiesto un risarcimento alla compagnia napoletana per l'insolito tour sulla tratta civitavecchia - barcellona

 

La crociera gay «Revuelta» (da www.gay.it)

 

La crociera gay «Revuelta» (da www.gay.it)

 

NAPOLI - Strana «disavventura» per due coniugi umbri che si sono trovati a viaggiare su una crociera della Grimaldi rigorosamente dedicata ai gay. Marito e moglie di mezza età, residenti a Trevi, sostengono di non essere stati avvisati del «particolare» tipo di viaggio sulla nave «Cruise Barcellona» della compagnia napoletana, che da Civitavecchia approda nel capoluogo catalano. I coniugi ritengono di aver prenotato un viaggio «normale» e perciò hanno chiesto alla Grimaldi un risarcimento di 3mila euro.

La notizia è stata riportata dal Corriere dell’Umbria. La coppia di Trevi si sono rivolti all’avvocato Antonio Francesconi che ha scritto alla compagnia senza però - ha spiegato - ricevere al momento alcuna risposta. «Non è una questione di discriminazione - ha detto il legale - ma solo di godimento del viaggio. Uno spiacevole equivoco che però va risarcito».

La coppia aveva ottenuto il viaggio con una raccolta punti. Dopo averlo scelto sul catalogo - ha spiegato l’avvocato Francesconi - i due si erano «messi in contatto con la compagnia per la prenotazione senza però che nessuno facesse riferimento alla crociera gay». Una volta a bordo, il 19 settembre scorso, marito e moglie si sono imbattuti - riferisce legale - in una nave «a tema», con feste e spettacoli «tutte» dedicate ai gay. «Una situazione di palese imbarazzo per i miei assistiti - ha concluso l’avvocato Francesconi - che al ritorno hanno deciso di chiedere il


31/01/2009

Poliziotto uccide senegalese, immigrati in rivolta davanti al commissariato

Poliziotto uccide senegalese, immigrati in rivolta davanti al commissariato

 

 Civitavecchia: omicida e vittima erano vicini di casa, un colpo di fucile ha reciso l'arteria femorale, da chiarire i motivi della lite. La protesta: «Giustizia»

 

Il luogo dell'omicidio (Ansa)
Il luogo dell'omicidio
CIVITAVECCHIA - Rivolta dei senegalesi a Civitavecchia dopo l'omicidio di un loro connazionale da parte di un ispettore di polizia. Decine di persone hanno bloccato viale della Vittoria, sede del commissariato, con due cassonetti, al grido di «Vogliamo giustizia, vogliamo sapere. Chiamate la magistratura». Ancora da chiarire la dinamica dei fatti che hanno portato alla morte di Chehari Mehari Fuoid, 42 anni, originario del Senegal. L'uomo è rimasto ucciso sabato mattina, intorno alle 9, da un proiettile sparato dal fucile a pompa di un ispettore di polizia di 45 anni, suo vicino di casa, in via Sposito, nel quartiere di Campo dell'Oro. L'agente ha raccontato di essere intervenuto per sedare una rissa fra senegalesi; secondo altri testimoni, c'erano vecchi rancori tra lui e il senegalese. Sta di fatto che dall'arma ed è partito un colpo: Fuoid è stato colpito ad una coscia, ed è rimasta lesa l'arteria femorale. Subito soccorso da una volante della polizia, è stato poi trasportato in ambulanza all'ospedale, dove è morto poco dopo il ricovero. All'ispettore, fermato dai suoi stessi agenti, è stato fatto lo stub, in attesa dell'interrogatorio con il pm. Due testimoni del fatto sono stati portati in Procura.

«UN PADRE DI FAMIGLIA» - Appresa notizia della morte del loro connazionale dai telegiornali, decine di senegalesi arrivati da varie parti del comprensorio si sono radunate davanti al commissariato di Civitavecchia. «Era una persona bravissima e a Civitavecchia lo conoscevano tutti. Era in città da più di 20 anni per lavorare e mantenere la sua famiglia in Senegal». Così Mustafà, amico di Chehari Mehari Fuoid, ricorda il 42enne. «Non sappiamo se ci siano stati altri litigi e come sono andate le cose. Certo è - continua Mustafà - che noi non abbiamo mai ammazzato nessuno. È un padre di famiglia, ti rendi conto. Non è che uno si sveglia la mattina e ammazza una persona. Cherari usciva la mattina alle 6 e rientrava la sera alle 22. Viveva in quella casa con due fratelli».

LA PROTESTA - Quando dal commissariato sono usciti due testimoni, i senegalesi hanno protestato con la polizia e cercato di impedire che la macchina lasciasse il commissariato perché volevano sapere dove li stavano portando. Secondo quanto si apprende, i testimoni sono stati portati in procura dal pm. I senegalesi hanno quindi bloccato la strada con i cassonetti, chiedendo giustizia. Gli agenti della polizia di Stato, usciti dal commissariato, stanno cercando di convincerli a togliere il blocco stradale.


28/12/2008

Precipitano in auto da cavalcavia Morti 4 giovani. Un altro è gravissimo

Precipitano in auto da cavalcavia Morti 4 giovani. Un altro è gravissimo

Tragico incidente a Civitavecchia. Il conducente ha perso il controllo, sfondando il parapetto della strada soprelevata in via della Vigna

 

 

CIVITAVECCHIA - Sono morti quattro giovani e un'altro è ricoverato in gravissime condizioni che si trovavano a a bordo di una utilitaria sono precipitata dal cavalcavia di via delle Vigne a Civitavecchia in provincia di Roma. Sul posto i vigili del fuoco stanno ancora lavorando per estrarre i corpi dalle lamiere

SFONDATO IL PARAPETTO - L'autovettura sulla quale viaggiavano in direzione di Civitavecchia, una Nissan Micra, 1200 di cilindrata, è stata notata da alcuni operai che attorno alle 7,30 di domenica stavano recandosi al lavoro nella vicina zona industriale e hanno dato subito l'allarme. L'incidente potrebbe quindi essere accaduto anche alcune ore prima. È sicuramente tra i deceduti il proprietario e conducente dell'autovettura che evidentemente ha perso il controllo, sfondando il parapetto della strada: l'auto è precipitata per molti metri e si è anche ribaltata. Sul posto la polizia stradale sta cercando di ricostruire la dinamica precisa dell'incidente; i vigili del fuoco hanno poi recuperato i corpi e l'autovettura.

UN VOLO DA 10 METRI DI ALTEZZA - Un volo lungo circa 25 metri, da un' altezza di 10 metri, un'autovettura capovolta finita sul terrapieno sottostante il viadotto della superstrada che unisce Civitavecchia a Orte, in Provincia di Roma. E' stata questa la scena che si sono trovati davanti i vigili del fuoco della capitale intervenuti non appena gli operai hanno dato l'allarme per liberare i corpi dalle lamiere contorte. È stato l'ultimo giovane estratto dalle lamiere l'unico sopravvissuto e che sta lottando tra la vita e la morte nell' ospedale san Paolo di Civitavecchia. Dalle condizioni dell'autovettura, una scatola di latta schiacciata capovolta sul terreno, è stata probabilmente l'alta velocità a far sfondare il parapetto del viadotto che non è riuscito a fermare la corsa della vettura. Ma saranno i rilievi della polizia stradale a ricostruire l'esatta dinamica dell' incidente mentre per l'ora dell'impatto si dovrà attendere il referto del medico legale. Il conducente e proprietario dell' autovettura, è morto insieme ad altri tre amici, tutti giovani che non superano i vent'anni d'età.