25/05/2011

Catturato boss della camorra

Catturato boss della camorra

E' accusato di associazione mafiosa, detenzione di armi ed altri reati. Giuseppe Dell'Aquila, 49 anni, latitante dal 2002, trovato a Varcaturo in una villa sul litorale domiziano

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16/05/2011

Camorra, un altro colpo al clan dei Casalesi Arrestati 13 fiancheggiatori, tra loro 3 agenti

Camorra, un altro colpo al clan dei Casalesi Arrestati 13 fiancheggiatori, tra loro 3 agenti

L’operazione, iniziata all’alba di lunedì 16 maggio, ha fatto scattare le manette ai polsi di 13 persone. Per quanto riguarda gli agenti, uno è accusato di truffa aggravata mentre gli altri due di intestazione fittizia di beni

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03/05/2011

Voto di scambio e mafia, sindaco arrestato

Voto di scambio e mafia, sindaco arrestato

Ordinanze di custodia per 40 persone in un blitz contro i Mazzaferro. Il primo cittadino di Marina di Gioiosa Ionica fermato con tre suoi assessori: davano appalti alle cosche

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02/05/2011

Catturato il boss Mario Caterino, numero due del clan dei Casalesi

Catturato il boss Mario Caterino, numero due del clan dei Casalesi

Nella lista dei 30 latitanti italiani più pericolosi LA SCHEDA. Latitante dal 2005, si nascondeva a Casal di Principe, nell'abitazione di un fiancheggiatore incensurato del clan

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09/02/2011

Tratta di prostitute romene: 40 arresti

Tratta di prostitute romene: 40 arresti

Sgominata un'organizzazione strutturata in tre clan. Indagini avviate a Messina nell'autunno del 2007

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05/08/2010

Palermo, false fatture per pagare il pizzo

Palermo, false fatture per pagare il pizzo

Emettevano documenti fiscali per servizi mai resi. Il racket scoperto dai carabinieri ha portato a 8 arresti. Nessuna collaborazione da parte degli imprenditori vittime. I magistrati: "Adesso però non hanno più alibi per la loro omertà"

 

 

Emettevano regolari fatture, pagando anche l'Iva per servizi e forniture mai resi. In questo modo pagavano il pizzo alla mafia. L'escamotage, scoperto dai Carabinieri del comando provinciale di Palermo, ha portato in manette 8 persone con l'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e traffico di stupefacenti. I provvedimenti cautelari, emessi su ordine della Direzione disrettuale antimafia, hanno decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi, paese a pochi chilometri da Palermo.

Le indagini, avviate nel novembre del 2008, sono partite da una serie di attentati incendiari di evidente matrice mafiosa. La modalità era sempre la stessa: l'uso di copertoni irrorati di benzina.


In particolare, a destare l'attenzione degli investigatori è un episodio avvenuto nel settembre del 2008, quando un autocarro, riconducibile ad un'impresa edile di Bagheria, viene dato alle fiamme alla luce del sole. Pochi giorni dopo il titolare dell'azienda rimane ferito in un pestaggio anche questa volta in pieno giorno. Ma la vittima non denuncia l'accaduto ai carabinieri, che acquisiscono la notizia informalmente.


Gli inquirenti denunciano scarsa collaborazione da parte degli imprenditori vittime del racket. "Abbiamo deciso di non sentirli nemmeno durante le indagini perché abbiamo capito che non ne avremmo cavato nulla", ha detto il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci. "Con questi arresti, gli imprenditori non hanno più alibi per la loro omertà. O parlano, o pagheranno le conseguenze del loro silenzio".


L'operazione denominata "Iron Man" avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. Giovanni Trapani, 54 anni, indicato come l'attuale reggente della famiglia mafiosa, titolare di una ditta di movimento terra, doveva guardarsi dall'attacco di Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni. Quest'ultimo, secondo gli inquirenti, voleva sfruttare il vuoto di potere provocato dal blitz Perseo. Nel 2008 era infatti stato decapitato anche il vertice della famiglia di Bagheria da cui Ficarazzi dipende.


09/06/2010

Camorra, 11 persone in manette Operazione contro il clan dei Casalesi

Camorra, 11 persone in manette Operazione contro il clan dei Casalesi

In azione la squadra mobile di Caserta. In manette gli incaricati della raccolta delle estorsioni e della distribuzione degli stipendi agli affiliati

 

CASERTA - È in corso un'operazione della squadra mobile di Caserta per eseguire di 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti esponenti del «clan dei casalesi - gruppo Schiavone». L'operazione, che segue di pochissimi giorni il fermo di altri 9 esponenti dello stesso clan, scaturisce dalle indagini condotte dalla polizia di stato di Caserta a seguito del sequestro, ad uno degli affiliati, del «libro mastro» riportante la contabilità dell'organizzazione camorristica e l'elenco degli «associati», spesso indicati con termini gergali.

LE INDAGINE - Le investigazioni e i riscontri al contenuto della documentazione sequestrata avevano già portato, nel settembre del 2008, all'arresto da parte della squadra mobile di caserta di ben 107 affiliati al clan, tra i quali anche Giuseppina Nappa, moglie di Francesco Schiavone «Sandokan». Le ulteriori indagini hanno portato alla individuazione degli arrestati di mercoledì di cui è stato delineato il ruolo nelle varie aree di influenza del clan, di cui rappresentavano, come capi zona, la sovranità criminale oppure erano incaricati della raccolta dei proventi delle estorsioni e della distribuzione degli stipendi agli affiliati ed alle famiglie dei detenuti. (Fonte: Agi)


26/05/2010

Camorra, tangente su vincita del superenalotto: 5 arresti

Camorra, tangente su vincita del superenalotto: 5 arresti

Il clan Cava-Genovese aveva individuato molti dei 30 fortunati che nel gennaio del 2008 avevano centrato un 6 da 33 milioni di euro. Da ognuno dei vincitori, operai e artigiani, pretendevano con minacce parte della vincita per finanziare gli affiliati

 

 

 

AVELLINO - Le mani della camorra e della mafia vanno sempre dove ci sono i soldi. Anche nel caso del Superenalotto. Esponenti del clan Cava-Genovese erano riusciti infatti a individuare molti dei trenta fortunati vincitori che, giocando in società un sistema, il 17 gennaio 2008 avevano centrato un 6 da 33 milioni di euro a Ospedaletto d'Alpinolo, in provincia di Avellino. Da ognuno dei vincitori, in maggioranza operai e artigiani, pretendevano con minacce e intimidazioni parte della vincita per finanziare il clan e sostenere gli affiliati finiti in carcere e le loro famiglie. Cinque gli arresti a conclusione di indagini durate un anno e mezzo.

DENTRO ANCHE FIGLIO DEL BOSS - Le ordinanze di custodia cautelare riguardano esponenti di spicco del clan attivo nel Vallo di Lauro, nella zona del Partenio e nell'hinterland avellinese. In carcere è finito anche Marco Antonio Genovese, figlio del boss attualmente detenuto Modestino, accusato anche di minacce nei confronti di un imprenditore della zona che non aveva voluto assumere nella sua azienda un giovane segnalato dal clan.

JACKPOT - Intanto martedì sera nessuno ha azzeccato la sestina vincente (6, 34, 43, 60, 71, 73. Jolly 81. Superstar 71) e il jackpot per l'estrazione di giovedì è così salito a 78 milioni di euro, già il quarto più alto della storia del concorso.

Redazione online


08/04/2010

Casalesi, maxi sequestro agli eredi di Dante Passarelli

Casalesi, maxi sequestro agli eredi di Dante Passarelli

I beni, per un valore complessivo di 700 milioni di euro, appartengono ai familiari dell'uomo morto nel 2004 in seguito a un misterioso incidente, pochi mesi prima della sentenza di primo grado del processo Spartacus, in cui era imputato

 

 

 

Dalle prime ore di stamane 200 uomini della DIA e dei Carabinieri di Caserta stanno eseguendo un decreto di sequestro beni per un valore complessivo di 700 milioni di euro emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a carico di esponenti del clan dei Casalesi.

I beni sottoposti a sequestro nell’operazione denominata Nemesi appartengono agli eredi di Dante Passarelli, morto nel 2004 a seguito di un misterioso incidente, proprio pochi mesi prima della sentenza di primo grado del processo Spartacus in cui lo stesso Passarelli era imputato del delitto di associazione mafiosa insieme ai vertici del clan dei Casalesi. Il patrimonio sequestrato è costituito da società immobiliari e agricole, centinaia di immobili e centinaia di terreni agricoli e beni strumentali Tra questi anche l'azienda agricola Balzana ex Cirio di Caserta che, secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, fu acquistata nella metà degli anni '90 dai massimi vertici dell'organizzazione dei Casalesi (Schiavone, De Falco e Bidognetti) attraverso Dante Passarelli, per un valore di oltre 10 miliardi di lire. In quell'occasione la forza del clan camorristico dei Casalesi fece sì che alcuni possibili acquirenti della tenuta agricola ex Cirio venissero dissuasi.



06/04/2010

Nella rete del «criminal network» I clan piegano il web ai loro interessi

Nella rete del «criminal network» I clan piegano il web ai loro interessi

Gli iscritti si chiamano Licciardi, Stolder, Tolomelli, Longobardi, Chierchia, Gallo, Iacomino. Su Facebook «A’ scission ro rion», «Vele di Scampia», gruppi intorno a cui ruotano le famiglie della malavita

 

Un gruppo su Facebook

 

NAPOLI - Tutto ruota intorno ai gruppi A’ scission ro rion (la scissione del rione), Masseria Cardone, A’ scission’ play e Vele di Scampia. Il primo, che fa il tifo per il clan Amato-Pagano, detto anche degli «Scissionisti», conta da solo 4.500 utenti iscritti. Siamo su Facebook: qui, come nella vita «reale», si stringono alleanze, si litiga, si fanno progetti. Gli esaltati un po’ sfigati, quelli che dicono «Viva Cutolo» e giocano a «Mafia Wars», non c’entrano niente. Qui non si gioca. Gli iscritti si chiamano Licciardi, Stolder, Tolomelli, Schlemmer, Chierchia, Gallo, Longobardi, Iacomino. E i «post» pubblicati dai partecipanti alle discussioni non parlano di oroscopo del giorno, bioritmo e test sulle affinità di coppia. Piuttosto, scorre la foto di una moto scarenata con su scritto «e mo jamm’ a fa’ stu muort’», l’immagine delle Vele di Scampia che parla di una fratellanza fra «Kiarolanz e Stolder, scissione para siempre», quella di una Beretta 92Fs per «quelli che almeno una volta hanno avuto il piacere di sparare con questo concentrato di tecnica tutto italiano!», o ancora una triste veduta della «Masseria Cardone», rione di Secondigliano che attualmente, secondo chi la pubblica, sarebbe senza un capo.

IL RIONE SENZA BOSS - Ma non passa molto tempo dalla pubblicazione del post, che tale Licciardi commenta: «ma nun o pnzat a stà capocchia....o scè liev stù cos oi stu povur dij» (tradotto: non date retta a questo deficiente. Scemo, togli questa frase, muoviti, povero Cristo). Il gruppo A’ scission ro rion riscuote un successo incredibile. C’è chi approfitta della bacheca per spiegare che «la famiglia Mazzarella è la numero 1», chi non nasconde le proprie simpatie per il «sistema di Ponticelli» e chi ribadisce: «la scissione regna su tutti un saluto a carmine savastano per un presto ritorno a casa». Il saluto ai carcerati è forse la pratica più diffusa per chi frequenta questi anfratti del web, vere e proprie mappe digitali utili a ricostruire legami e frequentazioni. Chi, neanche due settimane fa, ha creato il gruppo — sembrerebbe un ragazzino 12enne — forse non aveva idea di cosa questo spazio sarebbe arrivato a rappresentare, che quegli slogan, «Meglio morto che pentito», «Meglio detenuto che servo dello Stato», «I pentiti so’ guappi ’e cartone e si mettono paura della galera», avrebbero raccolto tanti consensi da registrare un incremento inarrestabile nel numero di iscritti.

I CONCORRENTI - Niente a che vedere con i gruppi «concorrenti», relegati a svolgere un ruolo di satelliti anche se nati molto tempo prima. Come quello dedicato alle Vele di Scampia, dove l’apice della mediocrità si raggiunge quando l’amministratore invita (trascrizione letterale): «Tossici dipendenti in cerca di soldi, à Secondigliano stà bella robb». Con il gruppo dedicato agli «Scissionisti», quello sulle Vele condivide molti link. Uno mostra il carcere di Poggioreale, e recita (tradotto da un napoletano incomprensibile) «Quando passiamo qui fuori, ognugno di noi ha un amico o un fratello carcerato, e vorremmo aprire queste sbarre per farli venire con noi in questa notte di libertà». Ampio spazio è dedicato ai neomelodici, specialmente a quelli che cantano della detenzione, delle logiche di camorra, dei tradimenti e della fedeltà agli «uomini d’onore».

GLI ASSETTI CRIMINALI - Consultando le pagine di molti iscritti, è possibile ricostruire gli assetti criminali di molte aree popolari. Come il Rione Provolera di Torre Annunziata, roccaforte dei clan controllato dalle famiglie Chierchia-Fransuà, i cui abitanti si danno ad appassionate conversazioni lodando i carcerati, il Kalashnikov, le pistole semiautomatiche e i boss di Cosa nostra, ai quali è dedicato un post dal titolo «Tutti sono maschi ma pochi sono uomini». Fra gli users, non mancano i nomi di detenuti illustri. Sono quelli che su internet si chiamano «fake»: nascondono altre identità, e il più delle volte fanno capo a pagine non consultabili dagli estranei. Lo spazio intitolato a Cosimo Di Lauro, per esempio, è privato, e non accetta amicizie al di fuori dei 77 contatti, italiani e stranieri, già associati al profilo.

Stefano Piedimonte