27/04/2012

La Rai chiude New York, 38 licenziati

La Rai chiude New York, 38 licenziati

SI MUOVONO ANCHE I SINDACATI AMERICANI. I dipendenti: «Buttati in mezzo alla strada con le nostre famiglie». Beni della società all'asta ai primi di maggio

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14/09/2011

Rai: diritti degli abbonati violati

Rai: diritti degli abbonati violati

Gli abbonati Rai hanno subìto la cancellazione del proprio diritto, costituzionalmente garantito, a un'informazione libera, plurale e obiettiva. Abbiamo proposto una class action davanti al Tribunale di Roma per consentire agli abbonati che vi aderiranno di essere risarciti.

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07/09/2011

Viaggio infernale, giudice condanna Trenitalia "Pendolare umiliata", risarciti i danni morali

Viaggio infernale, giudice condanna Trenitalia "Pendolare umiliata", risarciti i danni morali

La donna ha viaggiato per anni in condizioni infernali, ta sporcizia, sovraffollamento e ritardi. Quando ha sporto denuncia, un giudice di pace di Milano le ha dato ragione. Risarciti i 500 euro dell’abbonamento, ma anche i danni esistenziali provocati dallo sballottamento

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29/12/2010

Utenti in rivolta: «Le applicazioni di iPad e iPhone ci spiano»

Utenti in rivolta: «Le applicazioni di iPad e iPhone ci spiano»

Dopo un servizio del Wall Street Journal è pronta una class action contro la Apple. L'accusa è di trasmettere informazioni personali a società di ricerca e pubblicitarie senza il consenso di chi le usa

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02/07/2010

Difetti iPhone, class action contro Apple

Difetti iPhone, class action contro Apple

L'apparecchio ha problemi dovuti alla pozione dell'Antenna. La società: nella norma. La compagnia di Steve Jobs citata a giudizio assieme ad At&T per «pratiche commerciali ingannevoli»

 

(Ap)
(Ap)

LOS ANGELES - Per Apple e l'operatore Usa AT&T cominciano a piovere le prime class action per l'iPhone di ultima generazione e i suoi problemi di ricezione se impugnato in modo da coprire le antenne. Gizmodo, già autore dello scoop sul prototipo di iPhone 4, pubblica il documento di quella che afferma essere «la prima class action sull'ultimo modello del melafonino», depositata presso la Corte distrettuale Usa per il distretto del Maryland.

«PRATICHE INGANNEVOLI» - L'azione legale punta il dito contro «problemi di design dell'antenna», rivolgendo alla Mela e all'operatore Tlc statunitense diverse accuse, che vanno dalla «falsa dichiarazione» alla «frode», dalla «generale negligenza» alle «pratiche commerciali ingannevoli». Solo Apple è invece accusata di «difetto di progettazione, fabbricazione e assemblaggio» e di violazione della garanzia. Il lancio dello smartphone Apple di ultima generazione, il 24 giugno scorso negli Usa e in altri quattro mercati, è stato contestualmente accompagnato da un coro di lamentele e critiche circa la drastica riduzione, fino all'assenza totale, del segnale di rete se il dispositivo viene tenuto in mano in un certo modo, ovvero coprendo le antenne poste a lato del terminale.

LA REPLICA DI JOBS - Segnalazioni che hanno spinto Steve Jobs in persona ad intervenire, affermando che il «problema» è comune a qualsiasi altro telefono e che non rappresenta in alcun modo un difetto tecnico o di software dell'iPhone. A giudicare da quanto detto da Jobs sarebbe in arrivo una «patch» software per risolvere il problema, ma al momento non c'è ancora alcun annuncio ufficiale. L'ultimo modello del melafonino, che a fine luglio dovrebbe arrivare anche in Italia, ha venduto in tre giorni più di un milione e 700 mila unità, diventando «il lancio di prodotto di maggior successo nella storia» dell'azienda. (Fonte: Ansa)


15/01/2010

Il Codacons lancia le prime tre class action contro la pubblica amministrazione

Il Codacons lancia le prime tre class action contro la pubblica amministrazione

 

Già notificate le tre diffide. I temi: il pagamento dei vaccini contro il virus H1N1, la messa in sicurezza di 9 comuni e le classi troppo affollate

 

Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Ansa)
Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Ansa)

MILANO - Al via le prime tre class action contro la Pubblica amministrazione. Con la prima si chiede il blocco del pagamento dei vaccini contro il virus H1N1, con la seconda di mettere in sicurezza le aree a rischio frana in nove comuni dichiarati a rischio, e con la terza di risarcire le famiglie i cui ragazzi sono costretti a studiare in classi troppo affollate come «pollai». Lo rende noto il Codacons comunicando di aver notificato oggi - data di entrata in vigore della normativa relativa alla Pubblica amministrazione - tre azioni collettive contro altrettante amministrazioni statali.

NOTIFICA - Oggi infatti l'Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida. Con la prima class action - spiega l'associazione - si chiede al Ministero della salute, al Ministero dell'Economia e al Direttore Generale della sanità Fabrizio Oleari di risolvere subito il contratto con le industrie farmaceutiche relativo alla fornitura di vaccini contro l'Influenza A per il nostro paese. L'azione mira a far ottenere agli utenti del Ssn (oltre 60 milioni di cittadini) i soldi già pagati dall'Italia per l'acquisto di 24 milioni di dosi del vaccino, soldi che rappresentano una spreco immane vista la scarsa adesione alla vaccinazione e l'allarme legato al virus H1N1 che fin dall'origine, non sussistendo i presupposti di una «pandemia» come definita dall'Oms, era del tutto infondato ed esagerato. Il risarcimento è pari ai 186 milioni di euro spesi per l'acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn (fonte Istat: 60.067.070 persone) dell'importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento «simbolico» per ogni iscritto, per un totale di oltre 9,3 miliardi di euro.

SECONDA AZIONE - Con la seconda class action si chiede al responsabile del Dipartimento della Protezione Civile, ai Sindaci, alle Province e alle Regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (Roccaraso, Noli, Civitanova del Sannio, Erice, AciCastello, Santa Marinella, Mandatorriccio, San Lorenzo Maggiore, Gavazzana), e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio. La misura del risarcimento stimata dal Codacons è pari a 100.000 euro a famiglia, e i cittadini interessati sono oltre 75.000, per un totale di circa 7,5 miliardi di euro, oltre ai costi sostenuti per «mettere in sicurezza» da soli la propria casa.

TERZA AZIONE COLLETTIVA - Con la terza azione collettiva si chiederà - sempre decorsi i 90 giorni dalla diffida - al Tar del Lazio di ordinare al Ministero della Pubblica istruzione e ai 20 direttori scolastici regionali di rispettare il limite previsto dalle leggi vigenti di 25 alunni per aula. I genitori degli studenti costretti a fare lezioni in classi sovraffollate e dove il numero di alunni supera le 25 unità, così come i docenti, possono aderire alla class action e chiedere un risarcimento che il Codacons stima in 250 euro a studente. Nel ricorso si chiede la restituzione alle famiglie di una parte della tassa scolastica pagata in proporzione al minore spazio a disposizione di ciascun alunno, oltre il danno connesso al rischio per la sicurezza e la diminuzione del servizio istruzione reso ridicolo da classi pollaio di 35-40 alunni a causa dei tagli agli organici del personale docente.

Redazione online


01/01/2010

Dal 1 gennaio i consumatori italiani possono esercitare la class action

Dal 1 gennaio i consumatori italiani possono esercitare la class action

 

La prima sarà contro unicredit e intesa. È l'azione collettiva a tutela dei diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende

 

ROMA - Dal 1 gennaio 2010 i consumatori italiani possono esercitare la cosiddetta «class action», l'azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende. Lo ha reso noto una nota del ministero dello Sviluppo economico. La nuova normativa sostituisce la precedente, prevista dalla legge finanziaria per il 2008, ma mai entrata in vigore perché ritenuta carente sia sotto l'aspetto procedurale che sostanziale.

AZIONE PIÙ SEMPLICE - «Da ora è più semplice, concreto ed effettivo l'esercizio dell'azione collettiva, poiché questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anziché solo dalle loro associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno», ha detto nella nota il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. I consumatori o utenti, che abbiano subito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, potranno unire le proprie forze per ottenere il risarcimento nel caso in cui il ricorso al giudice fosse troppo oneroso per un singolo individuo. Con le nuove norme in vigore dal primo gennaio 2010, informa la nota del ministero, tutti coloro che si trovino nella stessa situazione di chi ha promosso la causa potranno aderire all'azione, facendo valere i propri diritti, anche attraverso il promotore e senza bisogno di ricorrere autonomamente ad un avvocato.

SENTENZA ESECUTIVA - Il procedimento consentirà di avere una sentenza immediatamente esecutiva e non una mera sentenza di principio che poi costringe ad instaurare un successivo giudizio. Per assicurare una piena tutela dei consumatori che aderiscono, è previsto il preventivo esame da parte del giudice per verificare l'adeguatezza di chi ha instaurato il giudizio a curare l'interesse della classe, cioè del gruppo di consumatori o utenti che versino nella medesima situazione, e per accertare l'assenza di conflitti di interesse. Inoltre, è assicurata la piena trasparenza e pubblicità di tutte le fasi del procedimento, compresa la pubblicità sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Sono interessati dal provvedimento gli illeciti commessi successivamente alla entrata in vigore della Legge Sviluppo, cioè successivamente al 15 agosto 2009.

LA PRIMA È CONTRO UNICREDIT E INTESA - Sarà il Codacons a presentare la prima class action italiana, che riguarderà il settore bancario. Proprio il 1 gennaio - data di entrata in vigore dell'azione collettiva nel nostro paese - il Codacons ha notificato due citazioni in Tribunale contro due colossi bancari: Unicredit e Intesa Sanpaolo. Firmatario della prima class action il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, che apre così la strada a migliaia di correntisti intenzionati a far valere i propri diritti contro i due istituti di credito. L'azione del Codacons poggia sulle rilevazioni dell'Antitrust secondo le quali le banche avrebbero compensato l'eliminazione della Commissione di massimo scoperto introducendo nuove e più costose commissioni a carico degli utenti, anche 15 volte più care rispetto al massimo scoperto. Di qui la class action notificata al Tribunale di Torino (per Intesa SanPaolo) e a quello di Roma (per Unicredit) contro le due maggiori banche italiane. Se i giudici dovessero accogliere le istanze dell'associazione, migliaia di correntisti dei due istituti potranno aderire alla class action chiedendo di essere risarciti per le maggiori spese sostenute e senza necessità di rivolgersi al Giudice.


06/05/2009

Class action: verso l'abolizione della retroattività con un emendamento

Class action: verso l'abolizione della retroattività con un emendamento

 

Brutte notizie per i truffati Parmalat e Cirio. Lo ha presentato il Pdl. L'azione era stata introdotta dalla Finanziaria 2008 di Prodi, mai entrata in vigore

 

Callisto Tanzi, ex patron della Parmalat, al processo a Milano (Emblema)
Callisto Tanzi, ex patron della Parmalat, al processo a Milano (Emblema)

ROMA - Ulteriori brutte notizie per i truffati Parmalat, Cirio e bond argentini. La class action (la possibilità di un'azione legale comune e non individuale) potrebbe essere introdotta senza però valore retroattivo. «C'è un emendamento in questo senso del Pdl», lo riferisce al Senato il relatore al disegno di legge sviluppo, Antonio Paravia (Pdl). Secondo il testo del ddl uscito dalla commissione Industria, sono possibili azioni di classe contro frodi messe in atto a partire dal luglio 2008. Con l'emendamento della maggioranza si cancellerebbe anche questa breve retroattività. L'emendamento sarebbe contenuto in un fascicolo aggiuntivo ancora non diffuso a palazzo Madama. Il provvedimento già riconosceva il diritto al risarcimento solo ai singoli cittadini che avevano denunciato l'illecito e non a tutti coloro che avevano subito il danno.

RINVII - La class action era stata introdotta nella Finanziaria 2008 dal governo Prodi e fortemente osteggiata dalla Confindustria, sarebbe dovuta partire inizialmente nel giugno dello scorso anno, ma il governo Berlusconi ha predisposto prima uno slittamento al 1° gennaio 2009 per avere il tempo di modificarne l'impianto normativo, poi una seconda dilazione sino alla fine di giugno 2009.

PARMALAT -Proprio grazie a una class action, negli Stati Uniti la Parmalat all'inizio di maggio 2008 ha dovuto versare agli aventi diritto 10,5 milioni di azioni della compagnia italiana per un valore all'epoca di 23,8 milioni di euro.

PROTESTE - «Ogni altro rinvio della class action significa continuare ad andare a braccetto con bancarottieri, truffatori e furbetti del quartierino, cioè con tutti quelli che si disinteressano delle regole del mercato», ha affermato il capogruppo dell'Idv in commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti. «Già nell'attuale formulazione sono esclusi illeciti gravissimi come quelli conseguenti agli scandali Cirio, Parmalat e bond argentini, tagliando fuori più di un milione di risparmiatori». Secondo il capogruppo del Pd alla commissione Industria, Filippo Bubbico, «la riformulazione sulla class action è vergognosa».


29/04/2009

Biblioteca Google, indaga l'antitrust

Biblioteca Google, indaga l'antitrust

 

Prorogati al 4 settembre i termini sulla class action. Dubbi del Dipartimento di giustizia sull'accordo siglato tra il colosso web e i principali editori

 

Google Ricerca Libri
Google Ricerca Libri

WASHNGTON - Altri quattro mesi di tempo. La giustizia statunitense ha prorogato i termini dell'accordo di transazione stipulato tra Google e i principali editori dopo la class action lanciata contro il colosso web per il servizio Book Search (Ricerca Libri). La corte federale di New York ha infatti deciso che entro il 4 settembre - e non più entro il 5 maggio - gli editori e autori (anche italiani) dovranno decidere se entrare a far parte o meno dell'intesa legata alla massiccia attività di digitalizzazione di opere letterarie (oltre 7 milioni di volumi) realizzata da Google in collaborazione con una serie di biblioteche americane.

ANTITRUST - Sull'intera vicenda, però, indaga il Dipartimento americano della Giustizia. Lo rivela il New York Times. I dubbi delle autorità riguardano le possibili violazioni delle norme antitrust legate proprio all'accordo siglato da Google e dagli editori. In particolare, si teme che l'intesa possa concedere al motore di ricerca una licenza esclusiva su moltissimi libri di cui gli autori sono sconosciuti o di cui sono sconosciuti i detentori dei diritti.

I TERMINI - L'accordo, siglato a conclusione della vertenza giudiziaria nata nel 2004 dopo le accuse lanciate a Google per la violazione del copyright delle opere, è stato presentato alla Corte del Distretto di New York (la prima udienza sarà in programma non più l'11 giugno ma il 7 ottobre) e consente la digitalizzazione delle opere e il loro utilizzo per determinati servizi sviluppati da Google. Come si legge sulle pagine di Book Search, «la causa è stata chiusa e noi lavoreremo a stretto contatto con questi partner del settore per mettere online una quantità persino maggiore dei libri presenti al mondo». L'accordo lascia comunque libertà ad autori ed editori di aderire o meno: online è possibile «rivendicare libri e inserti», per ricevere i pagamenti relativi, oppure si può rinunciare alla transazione, conservando il diritto di intentare una causa legale contro Google.

AUTORI ED EDITORI ITALIANI - Tra i libri già digitalizzati da Google perché disponibili nelle biblioteche americane ve ne sono moltissimi italiani. «Agli editori europei è stata lasciata libertà di adesione o meno all'accordo - conferma il presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE) Federico Motta». «Il ruolo di AIE e della Federazione degli Editori Europei (FEP)- aggiunge - è ora quello di fornire più informazioni possibili su cosa comporterà questo e sui possibili rischi di mercato che ne possono d erivare. I termini vengono dilatati. La data del 5 maggio rimane invece fissa come limite temporale per i programmi di digitalizzazione di Google non autorizzati dagli aventi diritto».


01/02/2009

Banche: Codacons avvia azione legale

Banche: Codacons avvia azione legale

 

Addebiti illegittimi con commissioni su massimo scoperto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BARI -Il Codacons e l'associazione Comitas hanno avviato azione legale contro le banche chiedendo rimborsi per la commissione di massimo scoperto. Appellandosi a una sentenza della Cassazione (n.870/2006), il Codacons e il Coordinamento delle micro-piccole-medie imprese per la tutela e l'assistenza sostengono che per anni le banche hanno addebitato troppo spesso in modo illegittimo la commissione di massimo scoperto sui fidi concessi.