14/12/2010

Allarme metano: il gas è responsabile del 18% dell'effetto serra

Allarme metano: il gas è responsabile del 18% dell'effetto serra

Il suo potenziale di riscaldamento globale è di 23 volte maggiore dell'anidride carbonica. La sua concentrazione nell'atmosfera è aumentata del 158% rispetto all'era pre-industriale, la CO2 del 38%

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11/12/2010

Cancun, mezza vittoria al vertice Onu

Cancun, mezza vittoria al vertice Onu

Creato un fondo da 100 miliardi di dollari per facilitare il passaggio a tecnologie pulite. Il summit sul clima si chiude con un atto che va oltre Kyoto, ma senza impegni vincolanti. La Bolivia non ci sta

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24/04/2010

Morales a ruota libera «Il pollo fa diventare gay»

Morales a ruota libera «Il pollo fa diventare gay»

In bolivia - Conferenza alternativa sul Clima. «È gonfio di ormoni. E non bevete la coca-cola, serve soprattutto a sturare i rubinetti»

 

Evo Morales
Evo Morales

Se l'umanità sta facendo a pezzi la Pachamama, la Madre Terra dei miti indigeni, a causa della sua corsa dissennata ai consumi, è il cibo capitalista che più mette in pericolo l'uomo, e soprattutto il maschio. Evo Morales ne è convinto, e inaugurando un forum mondiale sull'ambiente nella sua Bolivia se l'è presa con due capisaldi dell'alimentazione di massa: il pollo e la Coca Cola. Il pennuto, fritto o arrosto che sia, «è oggi gonfiato di ormoni femminili», il che implica che «gli uomini che lo mangiano hanno deviazioni nel loro essere uomini...».

Quanto alla bevanda gassata nata ad Atlanta, resta valida per Morales l'antica diceria per cui sarebbe ottima a sturare i gabinetti: «È noto che quando l'idraulico arriva a casa vostra e non riesce a risolvere il problema, scarica la Coca nel water e tutto si sistema». Risate dal pubblico. L'incontro di Cochabamba, gremito di scienziati, politici e movimenti sociali, è stato un utile richiamo agli insuccessi di Copenaghen. Ma — si sa come vanno queste cose — a fare il giro del mondo sono state le due frasi da bar del presidente boliviano. La prima, quella sugli ormoni, è inevitabilmente riassunta in «se mangi pollo diventi gay», suscitando tra l'altro le proteste delle organizzazioni per i diritti degli omosessuali. «Morales omofobico!», protestano dalla Spagna. «Allora se un omosessuale mangia un pollo con ormoni maschili diventa etero?», si è chiesto sghignazzando il presidente di un gruppo gay argentino.

Esperti interpellati sul tema sostengono poi che la leggenda metropolitana secondo cui il pollo gonfiato fa crescere il seno agli uomini è pure anacronistica. Da molti anni non si usano più ormoni nell'alimentazione delle galline. Da La Paz, il ministero degli Esteri è dovuto correre in soccorso del leader indio. «Morales non ha fatto alcun accenno alla sessualità, ha solo detto che i polli nutriti con gli ormoni possono avere effetti collaterali sui nostri corpi. Se non fosse vero, perché allora molti governi li hanno vietati?». Nessun serio approfondimento invece su un'altra affermazione di Morales, secondo cui la nostra alimentazione occidentale e capitalista sta facendo aumentare il fenomeno della calvizie. «Tra 50 anni avremo una società senza capelli e senza parrucchieri — ha detto lo spiritoso e zazzeruto presidente —. Guardate noi indios: ne conoscete qualcuno calvo?». Quanto alla Coca Cola, simbolo capitalista per eccellenza, l'antipatia di Morales ha saldi fondamenti. Da leader storico dei cocaleros boliviani, ha sempre sostenuto l'utilizzo alternativo e lecito della foglia magica. Al punto che il suo governo ha finanziato una piccola società che ha appena lanciato sul mercato locale tale Coca- Colla, bibita energetica alternativa.

In ogni caso, dice Evo, sempre meglio la chicha, bevanda andina a bassa gradazione alcolica, ottenuta dalla fermentazione del mais. Folklore alimentare a parte, la conferenza di Cochabamba ha avuto una notevole eco tra i movimenti sociali e ambientalisti di tutto il mondo. Voluta da Morales e dall'alleato venezuelano Hugo Chávez per denunciare gli insuccessi dei precedenti summit mondiali, ha messo sul banco degli imputati i Paesi ricchi per il deterioramento del clima, mentre a subirne le conseguenze sono soprattutto le nazioni in via di sviluppo. La montagnosa Bolivia è un simbolo, con i suoi ghiacciai andini dimezzati in volume negli ultimi 40 anni e in crisi per la mancanza cronica di acqua nelle città. Il summit ha chiesto una riduzione di almeno il 50 per cento delle emissioni di gas e la creazione di un tribunale internazionale per giudicare i crimini ambientali. Morales sogna un grande referendum che si svolgerebbe nel Sud del mondo, tra un anno, dove due miliardi di persone dovrebbero votare per imporre ai Paesi ricchi soluzioni immediate. Catastrofico nel suo intervento Hugo Chávez: «Se l'egemonia del capitalismo yankee continuerà su questo pianeta, la vita umana volgerà alla fine. Ricordiamocelo sempre: la Terra è vissuta milioni di anni senza la razza umana! Quindi Pachamama o morte! ».

Rocco Cotroneo


25/09/2009

Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione

Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione

 

Approvato all'unanimità il testo presentato dagli Usa. La riunione presieduta da Barack Obama

 

Obama, Brown e Hatoyama (Reuters)
Obama, Brown e Hatoyama (Reuters)

NEW YORK - Via libera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla risoluzione sul disarmo e la non proliferazione nucleare. Il testo, proposto dagli Stati Uniti, è stato approvato all'unanimità. Ad annunciarlo è stato il presidente Usa, Barack Obama.

STORICO - Si è trattato di un vertice storico. È la prima volta, infatti, che un vertice del Consiglio di sicurezza viene guidato da un presidente degli Stati Uniti da quando è stato costituito, nel 1946. E si è trattato inoltre del quinto meeting del Consiglio di sicurezza riunito a livello di capi di Stato, ed il primo a concentrarsi esclusivamente sulla proliferazione e il disarmo nucleare. «Ho convocato questo (vertice) per poter affrontare al più alto livello una minaccia fondamentale alla sicurezza di tutte le nazioni: la diffusione e l'utilizzo delle armi nucleari», ha detto Obama. «Questa importante istituzione è stata fondata agli albori dell'era nucleare, in parte perché la capacità umana di uccidere deve essere limitata, e nonostante abbiamo evitato un incubo nucleare nel periodo della Guerra Fredda, oggi affrontiamo una proliferazione di una complessità che richiede nuove strategie e nuovi approcci». Obama ha sottolineato che l'anno prossimo sarà «assolutamente critico» per determinare l'efficacia degli sforzi per fermare la diffusione e l'uso delle armi nucleari.

IL TESTO - La risoluzione presentata dagli Usa chiede «ulteriori sforzi nell'ambito del disarmo nucleare» ed esorta tutti i paesi che non hanno ancora firmato il trattato di non proliferazione nucleare del 1970 (Npt) a sottoscriverlo al più presto. La risoluzione chiede inoltre di porre fine alla proliferazione di armi nucleari, e ricorda ai membri dell'Npt di rispettare la promessa di non sviluppare armi atomiche. I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza -- Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia -- sono tutti dotati di bombe atomiche. La risoluzione non menziona Paesi specifici, ma l'esortazione agli Stati che non hanno firmato il Tnp a partecipare allo sforzo per giungere al disarmo è un riferimento a India e Pakistan (mentre Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere ordigni atomici). La risoluzione, senza nominare direttamente Iran e Corea del Nord, menziona anche le «grandi sfide esistenti al regime di non proliferazione nucleare».


24/09/2009

Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»

Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»

 

Il leader usa: «Non possiamo fare da soli, serve l'impegno di tutti». Il presidente americano all'Assemblea generale dell'Onu: «La democrazia non sia imposta dall'esterno»

 

Barack Obama durante il suo intervento (Reuters)
Barack Obama durante il suo intervento (Reuters)

NEW YORK - Esordisce rispolverando il tema vincente della sua esaltante campagna elettorale: «La speranza e il cambiamento sono possibili». Lancia i «quattro pilastri» della politica americana: «Disarmo, pace, clima ed economia». E chiede a tutti i Paesi «una nuova era di impegno». Barack Obama interviene per la prima volta da presidente Usa davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed elenca le sfide che il mondo si trova a dover affrontare: «Estremisti che stanno cercando di seminare il terrore, conflitti che si protraggono all'infinito, genocidi e atrocità di massa, sempre più nazioni con armi nucleari, calotte polari che si sciolgono, persistente povertà e malattie pandemiche». «Dico tutto questo - afferma il leader Usa - non per seminare la paura ma per affermare un fatto: le nostre azioni non sono state ancora alla altezza della vastità delle sfide esistenti».

DIREZIONE NUOVA - Per questo, secondo Obama, «è giunto il momento che il mondo si muova in una direzione nuova. Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito. Sono consapevole dell'aspettativa che circonda il mio incarico, ma so che non ha radici in quello che io rappresento, ma nel fatto che il mondo è scontento dello stato e vuole cambiare. L'America è pronta a guidare questo cambiamento». Il leader Usa ribadisce che il suo Paese non può fare da solo: «Tutti devono cooperare contro il terrorismo e per il clima. I nostri destini sono condivisi. Chi ha criticato l'America in passato per avere agito da sola non può adesso aspettare che sia l'America da sola a risolvere i problemi del mondo». Obama rilancia dunque il multilateralismo: «È il momento di condividere le responsabilità nella risposta globale alle sfide globali».

DISARMO - A proposito del disarmo, Obama afferma che bisogna «fermare la diffusione di armi nucleari». Il presidente americano tende la mano a Iran e Corea del Nord perché accettino la via negoziale e rinuncino alla proliferazione nucleare. Nel suo appello rivolto dalla tribunetta dell'Assemblea generale, Obama dice che «il futuro non appartiene alla paura» e riconosce il diritto di Pyongyang e Teheran di garantire «il benessere e la ricchezza dei loro popoli», ma senza che questo rappresenti «una minaccia alla sicurezza internazionale». E sulla questione mediorientale il leader americano lancia una provocazione. «Non sono ingenuo, so che questo è un obiettivo difficile, ma dobbiamo chiederci se vogliamo seriamente la pace, o se invece la vogliamo solo a parole. È il momento di rilanciare il negoziato senza precondizioni, nell’ottica di una soluzione permanente delle questioni in gioco: la sicurezza di israeliani e palestinesi, i confini, i profughi e Gerusalemme».

 

ECONOMIA - Non manca l'impegno sulla crisi economica. Al vertice del G20 di Pittsburgh dei prossimi giorni, assicura, «lavoreremo insieme con le più grandi economie per disegnare una struttura per la crescita che sia equilibrata e sostenibile».

PACE - Obama cita poi Roosevelt: «La pace non è il lavoro di un uomo solo - dice - di un partito, di una Nazione. Non c’è una pace delle nazioni grandi o piccole, la pace è il frutto della cooperazione di tutto il mondo». «L'Onu - continua Obama - è fatta di Stati sovrani e purtroppo questo organismo troppo spesso diventa un forum di discordia, piuttosto che di consenso, è un teatro per giochi politici e per fare sfogo a tensioni piuttosto che risolvere problemi. Dopo tutto, è facile salire su questo podio e puntare il dito contro gli altri, alimentare divisioni. Quello sono capaci tutti a farlo». E poi aggiunge: «La democrazia non può essere imposta dall'esterno. Ogni società deve trovare la sua strada e nessuna strada è perfetta. Gli Stati Uniti - osserva - sono stati troppo spesso selettivi nella loro promozione della democrazia«. Secondo Obama, però, «ci sono alcuni principi di base che sono universali» e l'America «non vacillerà mai negli sforzi di far rispettare il diritto dei popoli in ogni angolo del mondo di determinare il loro destino».

GHEDDAFI - Subito dopo l'intervento di Obama, è toccato al leader libico, Muhammar Gheddafi, che si è congratulato con il presidente Usa (che però non è rimasto in sala ad ascoltarlo ed è uscito insieme al segretario di Stato, Hillary Clinton): «È un raggio di luce nel buio - ha dichiarato Gheddafi - Nessuno potrà dire cosa sarà l'America dopo Obama, saremmo contenti se fosse presidente per tutta la vita», ha aggiunto il colonnello. Gheddafi, vestito con una tunica marrone, con un berretto scuro sulla testa, si è poi scagliato contro la Carta dell'Onu, contro il Consiglio di sicurezza («dovrebbe essere chiamato Consiglio del terrore») e si è detto contrario a nuovi seggi permanenti. Il colonnello ha poi detto che nessuna nazione ha il diritto di interferire negli affari di altri Paesi, neanche in caso di dittature. E a proposito del virus dell'influenza A ha affermato che «potrebbe essere stato prodotto in un laboratorio militare ed essere uscito fuori controllo». Gheddafi, al suo primo intervento davanti all'Assemblea generale, ha parlato per un'ora e 35 minuti, ben oltre il quarto d'ora previsto per i leader della Terra.


27/07/2009

Clima, appello di Obama alla Cina: «Cooperiamo per un futuro sostenibile»

Clima, appello di Obama alla Cina: «Cooperiamo per un futuro sostenibile»

 

Il presidente Usa: «Serve una risposta energetica globale. Rapporto con Pechino determinante nel 21/mo secolo», «unità contro il nucleare in Corea del nord e in Iran»


Barack Obama (Afp)
Barack Obama (Afp)

 

 

 

 

 

 

 

WASHINGTON - La relazione tra Stati Uniti e Cina darà forma al 21/mo secolo. Barack Obama apre a Washington il vertice sul dialogo strategico ed economico con Pechino ribadendo l'importanza delle relazioni tra i due Paesi. Fra le questioni che necessitano di una forte collaborazione, afferma il presidente degli Stati Uniti, c'è il tema climatico ed energetico: il leader Usa rivolge per questo un appello a cooperare per una risposta globale per un futuro energetico «pulito, sicuro e prospero».

NUCLEARE - Obama sostiene che Washington e Pechino hanno interessi comuni nell'ambito di una ripresa economica sostenibile. «L'attuale crisi - dice Obama - ha chiarito che le scelte che facciamo all'interno dei nostri confini si riflettono per tutta l'economia globale e questo è vero non solo per New York e Seattle, ma anche per Shanghai e Shenzhen». «Per questo - aggiunge - dobbiamo impegnarci in un forte coordinamento bilaterale e multilaterale».

NUCLEARE E DIRITTI UMANI - Il presidente americano chiede inoltre alla Cina unità contro il nucleare in Nord Corea e in Iran. E rivolge alle autorità cinesi anche un invito a trovare un «terreno comune» sul tema del «rispetto della dignità di ogni essere umano». Secondo il leader Usa, «la religione e la cultura di tutti i popoli devono essere rispettate e protette».


08/07/2009

Calce in mare per affrontare il biossido di carbonio

Calce in mare per affrontare il biossido di carbonio

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO. Il composto sarebbe in grado di convertire la CO2 in ioni di bicarbonato, senza aumentare l’acidità delle acque

 

(Archivio Corriere)

Riversare ingenti quantitativi di calce negli oceani potrebbe fermare il processo di accumulazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Questo il nucleo centrale del progetto «Cquestrate», presentato da Tim Kruger nel corso di una conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dal quotidiano britannico Guardian. L’innovativa tecnica potrebbe aiutare a risolvere uno dei più pericolosi effetti collaterali delle emissioni umane di CO2, ovvero l’aumento dell’acidità delle acque oceaniche.

MARE - Gli oceani sono un punto chiave del ciclo naturale del biossido di carbonio. Circa la metà delle emissioni di anidride carbonica rilasciate nell’aria dall’uomo vengono, infatti, assorbite dalle acque marine. Ciò aiuta a rallentare il surriscaldamento del pianeta, ma aumenta il tasso di acidità del mare, creando una minaccia potenzialmente disastrosa per il suo ecosistema. Il progetto di Kruger punta ad aumentare la capacità degli oceani di assorbire CO2, ma in una maniera rivoluzionaria che, invece di aumentarne l’acidità, aiuti a diminuirla. Obiettivo che si può raggiungere, appunto, convertendo la pietre calcaree in calce, attraverso un processo simile a quello sfruttato dalle industrie cementifere, e riversando in mare il prodotto così ottenuto.

IL PROGETTO - La calce reagisce con il biossido di carbonio dissolto negli oceani, convertendolo in ioni di bicarbonato. Così facendo, l’acidità dell’acqua diminuisce e consente agli oceani di assorbire una maggiore quantità di CO2, contribuendo ulteriormente a ridurre il surriscaldamento climatico. Secondo Kruger «è essenziale che le nostre emissioni di anidride carbonica diminuiscano, ma potrebbe non essere una soluzione sufficiente. Bisogna predisporre un piano B per ridurre efficacemente la quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera. E ciò va fatto ora, non solo da parte degli scienziati, ma anche dei governi e delle istituzioni».

DIFFICOLTÀ - Tuttavia, immettere grandi quantità di calce in mare è attualmente illegale. Inoltre, è lo stesso Kruger ad ammettere che gli ostacoli da superare non sono pochi. La quantità di calce da riversare ogni anno negli oceani per far fronte alla totalità delle emissioni mondiali è davvero ingente e dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 km3. Senza dimenticare che un tale progetto avrebbe senso soltanto se l’anidride carbonica risultante dalla produzione di calce venisse catturata e smaltita alla fonte.

MANCHESTER REPORT - «Cquestrate» appartiene al gruppo dei cosiddetti progetti di geo-ingegneria che si propongono di intervenire nel sistema terrestre per contrastare i cambiamenti climatici. Quella di Kruger è una della venti innovative proposte illustrate durante la Conferenza di Manchester, una due giorni organizzata dal Guardian e dedicata alle idee più suggestive ed efficaci per salvare il pianeta, che verranno selezionate entro la prossima settimana da un gruppo di esperti incaricato di evidenziare le dieci idee più promettenti.

Simone D’Ambrosio


27/06/2009

Clima: la Camera Usa approva legge storica su taglio emissioni

Clima: la Camera Usa approva legge storica su taglio emissioni

 

SVOLTA EPOCALE PER GLI STATI UNITI. Le industrie, incluse le raffinerie, dovranno ridurre le emissioni di anidride carbonica e altri gas del 17% entro il 2020 e dell'83% entro il 2050

 

WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ottenuto una importante vittoria sul fronte della lotta al cambiamento climatico, quando la Camera dei Rappresentanti ha approvato un provvedimento che punta a ridurre le emissioni industriali ritenute responsabili del riscaldamento globale. La Camera, controllata dai Democratici, ha approvato la legge, una priorità nel programma di governo di Obama, con 219 voti favorevoli e 212 contrari. Il provvedimento ora passa al Senato, dove potrebbe essere modificato e approvato entro l'autunno. Obama ha elogiato la Camera per quest'"azione storica" e ha sollecitato il Senato ad agire.

SVOLTA EPOCALE - «È un passo audace e necessario che rispetta la promessa di creare nuove industrie e milioni di nuovi posti di lavoro, diminuendo la nostra dipendenza pericolosa dal petrolio straniero», ha detto Obama. Il Presidente Usa potrà ora vantare significativi progressi nella lotta al riscaldamento globale dopo che per anni Washington è stata accusata dai paesi stranieri di partecipare poco agli sforzi internazionali sul clima. La legge prevede che le grandi compagnie Usa, incluse le raffinerie, società del settore manifatturiero e utilities, riducano le emissioni di anidride carbonica e altri gas associati al riscaldamento globale del 17% entro il 2020 e dell'83% entro il 2050, rispetto ai livelli del 2005. Obiettivi da raggiungere adottando gradualmente una energia alternativa più pulita rispetto a quella inquinante basata sul petrolio o sul carbone. Al centro del provvedimento, lungo circa 1.500 pagine, vi è un programma di «cap and trade» (un sistema che fissa un tetto alle emissioni e ne consente lo scambio). In base al piano, il governo emetterà un numero minore di autorizzazioni alle compagnie, che potranno vendersele l'un l'altra in base alle necessità.

 


27/03/2009

Mondo al buio per un'ora

Mondo al buio per un'ora

 

Sabato scatta l’Ora della Terra lanciata dal WWF contro il riscaldamento globale. Luci spente in 2848 città di 83 paesi diversi: 160 solo in Italia, a partire dalle 20,30

 

Una vista notturna di Sydney
Una vista notturna di Sydney

La Nazionale di calcio scende in campo con il Montenegro proprio in concomitanza con l’Ora della Terra, l’evento di mobilitazione globale per il clima organizzato dal Wwf, che sabato 28 marzo attraverserà 25 fusi orari (alle 20.30 toccherà all’Italia), spegnendo le luci di città, monumenti simbolo, istituzioni, imprese, case in tutto il mondo. Ed è per questo che il capitano della nazionale, Fabio Cannavaro, seguendo l'esempio di un altro simbolo del calcio, Francesco Totti, in un video schiera la squadra azzurra a fianco dell'iniziativa: «Lanciamo insieme un messaggio di speranza che risuonerà in ogni angolo del mondo». Le luci si spegneranno in 2700 città del Mondo (di cui 100 in Italia) e 83 paesi, con l'obiettivo di coinvolgere un miliardo di persone: qualcuno lo definisce già “il maggior evento globale di tutti i tempi”. L’Ora della Terra sarà una grande "ola di buio": dalle Piramidi al Colosseo, dalla Tour Eiffel al Golden Gate, dal Ponte di Rialto alle Cascate del Niagara. Nell'intento degli organizzatori il messaggio ai leader mondiali lanciato da quest'iniziatova è chiaro: l'emergenza non può attendere oltre. La crisi a cui si va incontro se non si pongono rimedi sulle emissioni di gas serra impone che deve essere raggiunto entro quest’anno un accordo per fermare i cambiamenti del clima.

Il Colosseo senza luci
Il Colosseo senza luci

SIMBOLI ITALIANI Il Bel Paese spegnerà i suoi gioielli d’arte, i monumenti più belli, più famosi e più amati in tutto il mondo, dalla Cupola di San Pietro al Colosseo, dal Ponte di Rialto alla Torre di Pisa, il Maschio Angioino e la Reggia di Caserta, l’Arena di Verona, la Valle dei Templi di Agrigento, il Castello Sforzesco di Milano, le due Torri (degli Asinelli e Garisenda) di Bologna, il Castello di Monteriggioni, oltre a decine di palazzi comunali, provinciali e regionali, piazze, strade, mura, castelli, scuole, chiese, rocche e ponti delle più di 100 città italiane che hanno aderito all’iniziativa. A Roma sarà Francesco Totti a spegnere le luci del Colosseo, come da lui stesso annunciato in un videomessaggio

IL GIRO DEL MONDO DEL BUIO - Il "giro del mondo" dell’Ora della Terra attraverserà 25 fasce orarie, dalle coste del Pacifico ai paesi delle coste atlantiche, mirando a contagiare un miliardo di persone con il click di un interruttore per una grande ola mondiale di buio. Tutto inizierà alle 7.45, ora italiana, di sabato 28: dall’altro capo del mondo le prime a spegnersi (alle 20,30 locali) saranno le Chatham Islands, un piccolo arcipelago al largo delle coste neozelandesi, il luogo più lontano dall’Italia poiché distano circa 19.250 chilometri dal centro di Roma“. Dalla Nuova Zelanda in poi sarà un susseguirsi di spegnimenti spettacolari con Sydney, Pechino, Tokyo, Bangkok, Nuova Delhi, Mumbai, passando per Roma, Parigi, Atene, Madrid, Budapest, Copenaghen e finire a ovest con Rio de Janeiro, New York, San Francisco. Chiuderà la maratona Las Vegas.

I MONUMENTI SI SPEGNERANNO NEL MONDO - Europa: Tour Eiffel, Cattedrale di Notre Dame, Hotel De Ville a Parigi, Piccadilly Circus, Times Square, Stadio del Millennium a Cardiff, Acropoli di Atene, Atomium a Bruxelles, Museo Guggenheim di Bilbao, Cibeles e la Porta di Alcalà a Madrid, Torre di Agbar a Barcellona, Alhambra di Barcellona, Clifton Suspension Bridge a Bristol.
Nel resto del mondo: le Piramidi di Giza, Cristo Redentore a Rio De Janeiro, Table Mountain a Città del Capo, Merlion a Singapore, Opera House di Sidney, Torre CN a Toronto, Taipei 101 in Cina, l’edificio più alto del mondo, Cascate del Niagara, Università di Mosca, Obelisco a Buenos Aires, Gateway Arch di Saint Luis, Golden Gate di San Francisco, Empire State Building a New York, Palazzo delle Nazioni Unite a New York, Piazza del Museo Niemeyer a Brasilia, New World Center e lo Stadio del ‘Nido’ a Pechino, Hong Kong New World Tower a Shanghai, Giardino Hamarikyu a Tokyo, Ponte S. Tejo in Portogallo, Piazza centrale di Copenaghen, Biblioteca di Alessandria, Acropoli di Atene.


01/02/2009

Clima: stop CO2, iniezioni e specchi

Clima: stop CO2, iniezioni e specchi

 

Primi test efficacia su 17 mosse anti effetto serra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - Specchi orbitanti, iniezioni di zolfo tra le nuvole, coperture plastiche sui deserti, sequestro e immagazzinamento di anidride carbonica. Sono alcune delle 17 proposte per contrastare il riscaldamento globale, di cui due ricercatori inglesi hanno analizzato l'efficacia. I risultati sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics Discussion. 'Abbiamo visto che diverse proposte possono essere efficaci, ma da sole non possono risolvere il problema'.