20/10/2011

All'Eliseo arriva Dalia, ma Sarkozy non c'è

All'Eliseo arriva Dalia, ma Sarkozy non c'è

PARIGI. Il parto è avvenuto mentre il presidente francese era a Francoforte per il super-vertice Ue

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18/05/2010

Aperto fascicolo per omicidio colposo

Aperto fascicolo per omicidio colposo

Sotto indagine l'operazione in ospedale che ha portato al blocco cardiaco. Il pm Petruzziello ha fatto sequestrare la cartella clinica di Sanguineti. La moglie: «due ore in pronto soccorso»

 

GENOVA - Il pm Patrizia Petruzziello ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti in seguito alla morte, avvenuta in sala operatoria, dell'intellettuale genovese Edoardo Sanguineti. Sanguineti era stato ricoverato per un aneurisma ed era stato sottoposto ad un intervento chirurgico presso l'ospedale Villa Scassi di Genova Sampierdarena.

AUTOPSIA - L'operazione, inizialmente condotta senza complicazioni, era improvvisamente precipitata, con un blocco cardiaco che aveva determinato la morte del paziente. Il sostituto procuratore Petruzziello ha fatto sequestrare la cartella clinica di Sanguineti ed è intenzionata a sottoporre la salma dell'intellettuale genovese ad autopsia.

LA MOGLIE: «DUE OREIN PRONTO SOCCORSO» - «E' successo tutto stamani, l'ho accompagnato al pronto soccorso - ha raccontato al'Ansa la moglie Luciana. Eravamo soli, lui ed io. Abbiamo aspettato due ore, si sa come va nei pronto soccorso. Prima gli hanno fatto una Tac, hanno visto che c'era un aneurisma aperto ed hanno detto che dovevano operare subito. Per fortuna c'era un professore che l'aveva già operato per un by-pass alla gamba un anno e mezzo fa. Ero tranquilla perché è un ottimo medico, ma purtroppo è capitato quello che è capitato. La questione è che non bisogna mai andare in ospedale. Dicevo ai medici del pronto soccorso, non schiacciategli la pancia che ha un aneurisma che si vede dall'esterno, niente, quelli dicevano che dovevano visitarlo».


26/05/2009

Praga, seno nuovo gratis per chi accetta di fare l’infermiera

Praga, seno nuovo gratis per chi accetta di fare l’infermiera

 

La clinica: in tre mesi boom di richieste. Praga, benefit per bloccare la fuga: in cambio un contratto di lavoro per tre anni

 

(foto di Marcella Milani)
(foto di Marcella Milani)

PRAGA — Gli infermieri so­no merce rara. In Italia. In Euro­pa. Nel mondo, visto che quelli dei Paesi più poveri migrano in cerca di salari migliori nelle re­gioni più ricche. E così, per fer­mare l’emorragia e reclutare nuove infermiere, una clinica privata di Praga ha offerto un benefit unico nel suo genere: un’operazione di plastica al se­no (cosce e/o pancia) in cambio di un contratto di lavoro per tre anni. «È stato un successo: in tre mesi abbiamo incrementato le domande del 10%», ha esulta­to Jiri Schweitzer, amministra­tore delegato della Iscare, sfi­dando le polemiche nate sul ca­so. «Ovviamente, se la dipen­dente vorrà andarsene prima, dovrà rimborsare i costi dell’in­tervento». Petra Kalivodova, 31 anni, è una delle prime infermiere ad aver firmato il contratto. Tra i benefit proposti — lezioni di te­desco, cinque settimane di va­canza o chirurgia plastica — ha scelto un’operazione estetica al seno. Nella Repubblica Ceca l’in­tervento costa, normalmente, 2.600-2.800 euro. Una spesa, ha dichiarato Petra all’Internatio­nal Herald Tribune, che non avrebbe mai potuto sostenere con i suoi mille euro scarsi al mese di stipendio. «Mi sento meglio quando mi guardo allo specchio», ha detto. «Ci hanno sempre insegnato che se un’in­fermiera è bella, intelligente e ama il suo lavoro, il recupero dei suoi pazienti è più veloce». Dunque, perché no?

Solo nell’ultimo anno 1.200 infermieri hanno lasciato la Re­pubblica Ceca per cercare un impiego all’estero. Germania e Gran Bretagna in primis. Ma an­che in Italia. All’appello, secon­do le associazioni di categoria, mancherebbero a 5.000 dipen­denti. A Brno, per questo moti­vo, un ospedale è stato costret­to a chiudere il suo reparto di terapia intensiva. E pure la pub­blica Na Bulovce di Praga, insie­me a buoni pranzo e assistenza ai figli, ha deciso di offrire co­me benefit ai suoi infermieri «operazioni di estetica a prezzi ridotti».

«Anche nel nostro Paese, so­prattutto le cliniche private, ri­corrono a una serie di benefit per attirare infermieri. Ma que­sti casi, gravissimi, sono l’em­blema di un’emergenza ormai globale», afferma Annalisa Sil­vestro, presidente della Federa­zione nazionale dei collegi infer­mieri. In Gran Bretagna sono state temporaneamente taglia­te decine di letti negli ospedali. Negli Usa il governo ha stimato una carenza di un milione di in­fermieri entro il 2016. «In Italia ne mancano tra i 40.000 e i 60.000», spiega Silvestro. «Con­tiamo 375.000 infermieri e di questi 30.000 sono stranieri. An­che se si inizia a vedere un eso­do all’inverso, questo è un be­ne per noi e un male per i loro Paesi: ecco perché i governi de­vono affrontare il problema a li­vello globale». Concorda Gio­vanni Muttillo, presidente del Collegio Ipasvi di Milano, che ri­lancia: «Noi stiamo cercando di contrastare in tutti i modi que­ste speculazioni, è in corso una vera e propria tratta degli infer­mieri ». E spiega: «I benefit spre­giudicati e le organizzazioni che reclutano infermieri in mo­do irregolare (diplomi falsi, se­questro di documenti) fanno parte di un’unica realtà che tra­valica i confini e fa male alla sa­lute globale».

Alessandra Mangiarotti


11/03/2009

INCHIESTA SU CLINICA: "TROPPE MORTI SOSPETTE"

INCHIESTA SU CLINICA: "TROPPE MORTI SOSPETTE"

 



PAOLA (COSENZA) - Degenti scomparsi, morti sospette ma anche traffico di organi e falsi testamenti per accaparrarsi i beni dei pazienti. Ha dell'incredibile quanto sta emergendo dall'inchiesta che la Procura della Repubblica di Paola sta conducendo sull'Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello. La struttura, di proprietà di una fondazione che fa capo all'Arcidiocesi di Cosenza, è nell'occhio del ciclone dal 2006, da quando cioé fu sequestrata a causa delle condizioni di degrado.

Ma è nel luglio del 2007 che il bubbone della struttura di ricovero scoppia in tutta la sua virulenza con l'arresto del direttore, don Alfredo Luberto, un sacerdote che si sarebbe appropriato di somme per milioni di euro investendole in appartamenti di lusso, quadri antichi, gioielli e altri beni poco consoni all'austerità cui dovrebbe ispirarsi la vita di un sacerdote. Don Luberto, proprio nei giorni scorsi, è stato rinviato a giudizio. Adesso, però, si scopre che l'istituto Papa Giovanni XXIII non sarebbe servito soltanto a don Luberto ed alla cerchia dei suoi più stretti collaboratori per arricchirsi. La casa di cura sarebbe stata, secondo la definizione del Procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, "un pozzo degli orrori".

Nelle indagini si parla, infatti, di 12 persone scomparse e di 15 morti sospette riguardanti altrettanti degenti. I numeri, tra l'altro, secondo gli investigatori, sono parziali ed a conclusione dell'inchiesta, quando i fatti saranno accertati completamente, saranno molto più consistenti. Chi è deciso ad andare fino in fondo in questa vicenda è proprio la Procura di Paola "Stiamo indagando - ha detto Giordano - per fare luce su tutte le stranezze che hanno caratterizzato la gestione del Papa Giovanni. E vogliamo anche capire le complicità occulte di cui potrebbero avere beneficiato i responsabili di questa situazione". La Procura ha già disposto lo sgombero dei 300 degenti del Papa Giovanni. Un provvedimento che sarà eseguito, ha detto Giordano, "soltanto quando sarà trovata una collocazione alternativa per i ricoverati e quando si realizzeranno le condizioni più opportune per la sua esecuzione. Non una pura azione repressiva, dunque, ma di salute e sicurezza pubblica, nell'interesse in primo luogo degli ammalati e dei lavoratori".

Bisogna anche risolvere il problema del futuro dei circa 500 lavoratori del Papa Giovanni. L'istituto è servito anche per gestire clientele politiche legate all'assunzione del personale. Ci sono stati periodi in cui il Papa Giovanni ha avuto più dipendenti che ricoverati. Per l'attuazione dello sgombero saranno impiegati oltre mille agenti con l'intervento del Reparto Celere. Quanto sta emergendo dall'inchiesta viene, comunque, vivacemente contestato dal portavoce dei dipendenti dell'istituto.

"In questa struttura - dicono i dipendenti - non si è verificato nulla di losco. Non ci sono state scomparse e meno che mai omicidi, ma solo 4-5 allontanamenti volontari. Troviamo ingiusto che ora noi dipendenti veniamo descritti come degli assassini quando, invece, per anni, ci siamo presi cura dei pazienti che si trovano in questa struttura".

Ezio De Domenico


03/03/2009

CLINICA USA, NEL 2010 PRIMO BEBE' SU MISURA

CLINICA USA, NEL 2010 PRIMO BEBE' SU MISURA

 

ROMA - L'incubo dei bambini su misura, da embrioni selezionati sulla base di tratti fisici, sembra materializzarsi: secondo la BBC una clinica per la fecondazione assistita statunitense offre la possibilità di selezionare i tratti fisici del bebé, dal colore degli occhi a quello dei capelli. Atteso per il prossimo anno il primo bebé su misura. Si tratta dei Fertility Institutes di Los Angeles diretti da Jeff Steinberg.

"Non direi che è una strada pericolosa - è la dichiarazione di Steinberg su BBC online - ma piuttosto una strada irregolare", quella di selezionare gli embrioni per motivi non solamente di salute ma puramente estetici. Delle coppie potrebbero volere un figlio dalla carnagione più scura per evitargli il rischio melanoma, ha aggiunto Steinberg, o più semplicemente potrebbero preferire un colore di capelli piuttosto che un altro. La clinica Usa già permette alla coppia di scegliere il sesso del nascituro. Questo annuncio sembra essere un'accelerazione ancora più forte verso i bambini su misura e rischia di gettare il discredito sulle tecniche per la fecondazione assistita cui invece ricorrono coppie che non possono avere un bambino naturalmente o portatori sani di malattie ereditarie.

La clinica statunitense dice di poter selezionare alcuni tratti somatici tramite la diagnosi preimpianto usata proprio per prevenire la nascita di bebé gravemente malati. Oggi la clinica offre già un 'servizio' per la scelta del sesso del nascituro. E assicura che con una batteria di test genetici potrà permettere la selezione di un bebé con un certo colore di capelli o occhi o con una precisa carnagione. "Ma non tutte le coppie saranno considerate adatte a questo tipo di test", né la clinica dà garanzia assoluta di successo, si legge in un comunicato pubblicato di recente sul sito della clinica.


15/06/2008

SANTA RITA: PORRE FINE LA SISTEMA DEGLI ERRORI

SANTA RITA: PORRE FINE LA SISTEMA DEGLI ERRORI

L'aberrante vicenda della clinica Santa Rita è un caso estremo, nella sua brutale mercificazione dei malati, che mette in luce una contraddizione di fondo della sanità convenzionata lombarda: quello tra il perseguimento dell'interesse del paziente (avere la cura più appropriata e conveniente) e quello del profitto economico (fornire non la cura che serve, ma quella che più remunera).

Da anni si cerca di informare i cittadini a scegliere nella maniera più consapevole i medici e le strutture cui rivolgersi. Molte le lacune emerse in un inchiesta sulla qualità degli ospedali.

L’ inchiesta sulla qualità degli ospedali
Nell'inchiesta sulla qualità delle cure in 14 ospedali ha messo a confronto la qualità delle cure fornite da 14 tra i maggiori ospedali italiani. Dall'inchiesta è emerso come:

  • circa metà degli ospedali visitati non avesse messo in atto nessun tipo di programma relativo alla sicurezza, volto ad applicare procedure specifiche per ridurre al minimo il rischio dovuto ad errori degli operatori sanitari (operazioni all'arto o nel sito sbagliato, dosaggi errati di farmaci, strumenti o garze dimenticati nella ferita);
  • una sola struttura, tra tutte quelle visitate, era dotata di un programma per registrare sistematicamente errori ed eventi avversi ("near miss", cioè "quasi errori"), unico sistema valido per rendere sistematicamente più sicure le procedure;
  • nessuno dei reparti da noi visitati svolge di propria iniziativa indagini sulla soddisfazione dei pazienti: solo in alcuni casi queste indagini erano messe in atto dagli Urp (uffici relazione col pubblico) o dagli uffici di qualità;
  • diversi ospedali non prevedono nessun programma specifico per monitorare e combattere il dolore postoperatorio;
  • i moduli per il "consenso informato", che dovrebbero tutelare il paziente e consentirgli di scegliere con consapevolezza se sottoporsi a un trattamento sanitario, spesso sono concepiti più per tutelare la struttura ospedaliera che il paziente e molto spesso sono sottoposti al malato talmente a ridosso dell'intervento che non resta il tempo né per riflettere con calma, né per consultarsi con un familiare o con un altro medico.

Cosa chiedere prima di sottoporsi a un intervento
Ecco una serie di consigli che possono aiutare a fare chiarezza prima di sottoporsi a un intervento chirurgico:

  • Chiedere esplicitamente al medico: l'intervento è indispensabile? Quali sono le conseguenze, se non viene eseguito? Quali sono i rischi connessi all'intervento? Quali le possibili conseguenze? Non ci sono soluzioni alternative? Non si può aspettare per vedere l'evoluzione spontanea del disturbo?
  • Se non si è convinti, chiedere un secondo parere ad un altro medico prima di sottoporsi all'intervento
  • Chiedere di avere in anticipo materiale informativo sull'intervento e i moduli con cui viene richiesto il consenso informato, per poterne parlare con persone di fiducia.
  • Informarsi su come viene gestito il dolore postoperatorio: ci sono programmi specifici per controllarlo e rilevarlo?
  • Il medico è disponibile e rintracciabile dopo l'intervento? Con quali modalità?
  • Quali sono le modalità di richiesta della cartella clinica e i tempi e i modi di consegna?

 


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