30/12/2011

Clochard con quindici proprietà il Comune gli presenta il conto

Clochard con quindici proprietà il Comune gli presenta il conto

LA STORIA. Assistito dal ’76, debiti per 130 mila euro. Una passione per i rifiuti tenuti in casa. Ha vissuto in roulotte e auto

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29/12/2011

Hans Cassonetto, senzatetto per scelta: «Solo così posso sentirmi libero»

Hans Cassonetto, senzatetto per scelta: «Solo così posso sentirmi libero»

MORTO BRUCIATO A BOLZANO LA NOTTE DI NATALE. Il racconto di un'amica di famiglia: «La madre gli lasciò 250 mila euro, una villa e appartamenti. Lui disse no»

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22/10/2010

Clochard «ripuliti» e ben vestiti usati per truffa alle banche, otto arresti

Clochard «ripuliti» e ben vestiti usati per truffa alle banche, otto arresti

Indagate a vario titolo 40 persone. La banda faceva loro aprire conti correnti per poi emettere assegni a vuoto: un giro da 7 milioni di euro

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14/01/2010

Clochard ucciso nell’acqua gelata

Clochard ucciso nell’acqua gelata

 

Un marocchino di 37 anni è stato trovato senza vita. «Rimasto ore con gli abiti bagnati». La denuncia dei volontari che si occupano dei senzatetto: è stato aggredito da un gruppo di giovani

 

NAPOLI - Non è stato soltanto il freddo a uccidere Yussuf Errahali, marocchino di 37 anni trovato morto martedì mattina su una panchina nella centralissima piazza Cavour, davanti alla stazione della metropolitana. Anzi, per quanto la temperatura della notte fosse stata gelida, Yussuf probabilmente l’avrebbe sopportata: non era la prima volta che dormiva in strada, ci dormiva sempre, come ci dormono in tanti in quella piazza di Napoli e in molte altre piazze e strade, soprattutto in prossimità delle stazioni ferroviarie. Però Yussuf la temperatura vicina a zero gradi l’ha affrontata inzuppato d’acqua gelata, dopo che un gruppo di balordi l’aveva buttato in una fontana lì a due passi e lui, intontito cronico per una vita consumata a scolare bottiglie e a cercare i soldi per la droga (fino all’altro giorno era in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio di disintossicazione), non ha saputo reagire, e nemmeno è stato capace di tirarsi su in fretta. È rimasto lì chissà per quanto tempo, e anche quando ne è uscito non aveva certo un posto dove andare a asciugarsi, cambiarsi e prendere calore.

L’inedita ricostruzione di quella che sembrava una tragedia della miseria (nella stessa notte a Napoli ce n’è stata un’altra: un uomo di 45 anni è stato trovato morto nei pressi di un’altra stazione della metropolitana) è di Stefano Piedimonte del Corriere del Mezzogiorno, che ha rintracciato testimoni e particolari. Ad accorgersi delle particolari condizioni di Yussuf sono stati i medici del 118 intervenuti tra le nove e le dieci di martedì su segnalazione di alcuni passanti. Hanno visto che l’uomo aveva i vestiti inzuppati, ma in quel momento hanno cercato di rianimarlo, hanno fatto tutte le manovre possibili, prima di arrendersi e rassegnarsi all’idea di essere intervenuti troppo tardi. Ma il racconto di quello che era successo la notte lo si deve ai volontari dell’associazione «Il Camper», operatori sociali che, per conto del Comune, girano la città cercando di portare assistenza a chi ne ha bisogno. È stato con loro che si sono confidati quelli che durante la notte avevano assistito all’aggressione subita da Yussuf. È gente che vive in strada, abituata alla diffidenza di molti: comprensibile che cercassero qualche faccia amica per raccontare quello che avevano visto. Non lo hanno fatto con i vigili urbani né con la polizia, ma con i volontari sì. E tutti hanno riferito la stessa scena: a buttare il marocchino nella fontana sarebbe stato un gruppetto composto per lo più da giovani e giovanissimi che già in altre occasioni si erano fatti vivi da queste parti e sempre per insultare e aggredire. Stavolta hanno fatto di peggio, al pari di quelli (sempre che non siano gli stessi) che nel settembre scorso diedero fuoco a un anziano che dormiva davanti alla stazione: non lo uccisero, ma da allora quell’uomo non è mai più uscito da un ospedale, in un infinito calvario tra il centro grandi ustionati del Cardarelli, la rianimazione dello stesso ospedale, e una riabilitazione difficilissima.

Probabilmente si tratta di balordi che vengono dal vicino rione Sanità, un posto che è il simbolo delle contraddizioni di Napoli, dove avvengono scene come quelle riprese in un video che pochi mesi fa ha fatto il giro del mondo (l’omicidio in pieno giorno del pregiudicato Mariano Bacioterracino), ma dove vive e opera da anni un sacerdote come don Antonio Loffredo, che è riuscito a offrire ai giovani del quartiere opportunità di lavoro che in altre parti di Napoli se le sognano, e lo ha fatto utilizzando soprattutto il patrimonio artistico e culturale della zona, come le antichissime catacombe che portano al tesoro di San Gennaro.

Che siano venuti dalla Sanità o da qualche altra parte, comunque, agli aggressori di Yussuf Errahali sta dando la caccia la polizia, informata dagli operatori de «Il camper»: e rintracciare una banda di balordi non dovrebbe essere un’impresa troppo difficile.

 

Fulvio Bufi


06/01/2010

Giovani danno fuoco a un barbone, l'uomo si salva

Giovani danno fuoco a un barbone, l'uomo si salva

 

Venezia, i ragazzi hanno gettato liquido infiammabile sui cartoni dove dormiva l'uomo vicino ai Frari

 

 

Il giaciglio di un barbone (archivio)

Il giaciglio di un barbone (archivio)

VENEZIA - Si è salvato per la prontezza di riflessi che gli ha permesso di alzarsi e fuggire alle prime vampate di calore ma ha rischiato di morire nel fuoco un barbone veneziano il cui giaciglio è stato dato alle fiamme da un gruppo di giovani. È successo l’altra notte a Venezia in corte Badoera, a due passi dalla chiesa dei Frari: alcuni giovani, secondo la stessa vittima tre o quattro ragazzi e un paio di donne, hanno cosparso di liquido infiammabile i cartoni adibiti a giaciglio. L’uomo, 61 anni che da tempo vive sotto quel portico, si è accorto quasi subito di quanto avveniva e ha spento da solo le fiamme che gli avevano avvolto una manica della giacca. Il sessantunenne ha quindi raccontato agli inquirenti di aver visto «un gruppo di giovanissimi» fuggire dopo il gesto. Non sarebbe la prima volta che il barbone veneziano viene preso di mira da delinquenti: altre volte sarebbe stato fatto oggetto di lanci di carta incendiata, episodi che non aveva mai voluto denunciare.


19/05/2009

Clochard italiano ricercato «Gli dobbiamo 3 mila euro»

Clochard italiano ricercato «Gli dobbiamo 3 mila euro»

 

La storia Giampiero Filangieri è di Reggio Calabria. Fu malmenato un anno fa. La Spagna sulle sue tracce per risarcirlo dopo un’aggressione filmata con un videofonino

 



MADRID — Ha il cognome illustre, Filangieri, del giurista e filosofo Gaetano, vissuto nel ’700 alla corte di Ferdinando IV di Borbone, ma — per ora—meno fortuna: Giampiero, esattamente un anno fa, era un giovane italiano senza tetto che vagabondava per Granada, viveva alla giornata e dormiva sotto le stelle. L’8 giugno, otto adolescenti locali decisero di far pagare proprio a lui il vuoto di quella loro domenica pomeriggio. Insulti, risate, poi l’assalto. Soltanto una ragazzina del gruppo si tirò indietro per dedicarsi al lavoro più pulito: le riprese con il videofonino.

Un film già visto. Che potrebbe però avere un finale imprevisto e vagamente lieto: i 3.000 euro di risarcimento che le famiglie degli aguzzini minorenni sono state condannate, dal tribunale, a pagare alla vittima. Di Giampiero Filangieri, però, non c’è più traccia. Gli ultimi a ricordarsi di averlo incontrato sono i medici dell’ospedale traumatologico che avevano cercato di riaccomodargli la faccia e le ossa, stilando una sconfortante prognosi di 90 giorni. Ma non lo hanno mai visto guarito, ammesso che si sia curato.

Non si è più presentato nemmeno per la revisione della ferula, un presidio ortopedico flessibile, che gli era stato applicato a un dito fratturato. Come un animale ferito e selvatico, appena si è sentito di nuovo autosufficiente, è sparito. Al tribunale, la direzione sanitaria ha potuto fornire soltanto la sua impressionante cartella clinica, asettico riassunto di un linciaggio mancato per poco; e tutto ciò che della sua vita è rimasto impresso a Granada sono le sue origini: nato a Reggio Calabria nel 1980. Senza fissa dimora. Ovunque sia finito, Giampiero Filangieri non sa di aver diritto a una piccola fortuna che, ben impiegata, potrebbe aiutarlo magari a cambiare il suo destino. E che, in ogni caso, potrebbe regalargli qualche settimana o addirittura qualche mese di agi insperati. Probabilmente nemmeno sospetta che, in meno di 12 mesi, la giustizia abbia fatto il suo corso, individuato e processato i colpevoli, stabilito un prezzo per quel pestaggio gratuito.

Se n’è andato, senza interessarsi alla sorte di chi aveva ridotto il suo volto a una maschera di sangue. Senza recriminare, senza accusare, senza nulla pretendere. Neppure una risposta al perché di tanta crudeltà. Una risposta che non c’è stata, né poteva esserci: i colpevoli hanno ammesso, la condanna è stata patteggiata, senza arrivare al dibattimento. Tutti condannati. Ma Giampiero, a quanto pare, non lo sa. Non sa e forse non gli importerebbe di sapere che nemmeno la regista in erba, quella che filmava l’impresa dei compagni e i suoi fiotti di sangue, se l’è cavata. Secondo un quotidiano di Granada, la ragazzina aveva poi cercato di difendersi sostenendo di averlo fatto per poter mostrare l’accaduto a un parente, agente di polizia.

I giudici non le hanno creduto; e ora quelle immagini, le ultime di Giampiero, sono di scarso o di nessun aiuto agli investigatori andalusi, che si accingono o dovrebbero accingersi a cercarlo, senza sapere bene da dove partire. Dal luogo in cui l’avevano trovato l’8 giugno dell’anno scorso? È in una zona popolosa di Granada, non lontana dal centro, la rotonda modernista di Arabial. Filangieri si stava lavando da solo le ferite in una fontana, quando le guardie si avvicinarono per soccorrerlo e cercare di ricostruire i fatti. Oppure dai centri di accoglienza per girovaghi squattrinati? Alla Casa «Luz Casanova», dove un lettore dell’Ideal di Granada scrive di averlo incrociato, non lo ricordano e non risulta mai registrato. Da quando la sua storia è stata pubblicata, gli avvistamenti a Granada si sono moltiplicati. C’è chi lo descrive come un uomo alto, rapato, con cicatrici visibili, un enorme zaino e sandali raffazzonati. Altri sostengono di averlo riconosciuto in uno squilibrato. È una caccia alla rovescia, al vincitore di un piccolo tesoro, da consegnargli per elementare senso di giustizia. Come sarebbe piaciuto all’altro Filangieri.


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14/03/2009

Firenze, clochard picchiata e stuprata

Firenze, clochard picchiata e stuprata

 

A DONNA RICOVERATA CON FRATTURE ALLE OSSA DELLA FACCIA E IN ALTRE PARTI DEL CORPO. Una 50enne italiana aggredita brutalmente da un dominicano, arrestato dagli agenti della Polfer

FIRENZE - Stava dormendo, come d'abitudine, nella stazione di Firenze, quando un uomo, un dominicano di 35 anni, l'ha aggredita, picchiandola selvaggiamente e poi l'ha violentata. Sono stai gli agenti della Polfer a interrompere gli abusi sulla clochard, una cinquantenne italiana, arrestando l'uomo.

FRATTURE ALLE OSSA DELLA FACCIA - Il dominicano, con regolare permesso di soggiorno in Italia, avrebbe scavalcato un cancello e aggredito la donna. È stato bloccato dagli agenti mentre la violenza era in corso. La donna è stata trasportata in ospedale, dove le sono state riscontrate fratture alle ossa della faccia e in altre parti del corpo.



24/11/2008

Clochard di Rimini, quattro giovani l'hanno bruciato per divertimento

Clochard di Rimini, quattro giovani l'hanno bruciato per divertimento

Il caso del senzatetto dato alle fiamme mentre dormiva su una panchina. Sono ragazzi poco più che diciottenni, incensurati e di buona famiglia. Al telefano scherzavano sulla bravata

 

 

(Emmevi)
 
RIMINI - La posizione di quattro giovani riminesi poco più che diciottenni, incensurati e di buona famiglia è al vaglio degli inquirenti che stanno indagando sul tentativo di omicidio di Andrea Severi, 44 anni, il clochard tarantino che fu dato alle fiamme mentre dormiva su una panchina a Rimini lo scorso 10 novembre e che fu ridotto in fin di vita, per poi cominciare una lenta guarigione.

LE INDAGINI - Li ha individuati la squadra mobile della questura di Rimini, nell'eventualità di un fermo di polizia giudiziaria per tentativo di omicidio. Severi, che ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul cinquanta per cento del corpo, è ancora ricoverato al centro grandi ustionati di Padova.

DIVERTIMENTO - I quattro giovani avrebbero ammesso le loro responsabilità, dichiarando di aver compiuto il gesto per divertimento. Secondo le indagini i quattro avrebbero anche scherzato tra di loro, al telefono, mentre leggevano i giornali che riportavano la notizia del gesto. Non ci sarebbero attriti particolari con il senzatetto dato alle fiamme, e per gli investigatori è quindi da escludere la matrice politica del gesto. I giovani, peraltro, avevano già preso di mira in passato Andrea Severi, lanciandogli addosso alcuni petardi.

 


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