16/06/2010
Mandò l'autista a comprare la coca. Accusato politico Udc. Cesa: sospeso
Mandò l'autista a comprare la coca. Accusato politico Udc. Cesa: sospesoARRESTATA LA SEGRETARIA DEL PARLAMENTARE. LUI: «ACCUSE FALSE». Il deputato regionale siciliano Salvatore Cintola coinvolto nell'inchiesta che ha portato all'arresto 29 persone
![]() |
| Salvatore Cintola |
«ODIO LA DROGA» - Cintola, da parte sua, respinge al mittente tutte le accuse: «Odio la droga e non ne ho mai fatto uso. E poi nel 2004 non ho utilizzavo l'auto blu perché, nonostante fossi assessore al Bilancio, per una questione di moralità politica avevo deciso di usare la mia auto privata. Successivamente fui costretto a fare uso della vettura della Regione» ha detto all'Agi.
INTERCETTAZIONI AGLI ATTI - Agli atti dell'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Marcello Viola e dall'aggiunto Teresa Principato, ci sarebbero le conversazioni intercettate al telefono fra uno spacciatore e la segretaria di Cintola, che discutono dell'acquisto di cocaina destinata al politico. Nel 2004, dopo l'ennesimo dialogo, i poliziotti fecero irruzione nella segreteria del parlamentare, ex assessore regionale al Bilancio nel governo guidato da Salvatore Cuffaro, sequestrando dieci grammi di droga. L'indagine è emersa adesso, nell'ambito dell'operazione antidroga della notte scorsa. Cintola è stato indagato nei mesi scorsi anche per corruzione dopo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino su alcune tangenti pagate per i lavori di metanizzazione nei comuni siciliani.
Redazione online
18:24 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, sicilia, arrestata, segretaria, parlamentare, salvatore cintola, coinvolgimento, inchiesta, arresto, persone, spaccio, droga | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
20/05/2010
Berlusconi: «Appaltopoli? Casi personali che non riguardano governo e Pdl»
Berlusconi: «Appaltopoli? Casi personali che non riguardano governo e Pdl»Il premier sulle recenti inchieste che hanno coinvolto alcuni esponenti politici: «No a isterie giustizialiste», «nessuna indulgenza e impunità per chi ha sbagliato»
| Silvio Berlusconi |
MILANO - «Si tratta di casi personali e isolati che nulla hanno a che vedere con l'attività del governo e del partito». Lo dice Silvio Berlusconi a Bruno Vespa che, per il libro 'Nel segno del Cavaliere', gli chiede di commentare i casi Scajola e Verdini e le recenti inchieste sulla "cricca". Il presidente del Consiglio risponde: «Si tratta di casi personali e isolati e dagli ultimi sondaggi risulta che per l'opinione pubblica è chiaro che questi casi non hanno nulla a che vedere né con l'attivitá di governo né con quella del partito. Una cosa è certa: il Popolo della libertà non ha mai ricevuto finanziamenti illeciti da nessuno e semmai è stato il presidente del Consiglio ad intervenire sulle finanze interne con mezzi propri».
«SEVERITA', NO ISTERIE» - «La nostra linea, da quando siamo scesi in campo, è sempre la stessa: nessuna indulgenza e impunità per chi ha sbagliato» afferma il presidente del Consiglio. Berlusconi aggiunge però: «Non mi è piaciuta per nulla l'ennesima esibizione di isteria giustizialista, con la pubblicazione di centinaia di nomi di clienti di un'azienda presentati come se fossero tutti dei colpevoli. Non è gettando fango su degli innocenti che si fa giustizia. Se ci saranno uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo. E in questo caso ci sarà severità di giudizio e di decisione nei confronti di chi fa politica e ha responsabilità pubbliche».
VISIONE MORALE - «Il Popolo della Libertà - afferma Berlusconi - non ha mai ricevuto finanziamenti illeciti da nessuno e semmai è stato il presidente del Consiglio ad intervenire sulle finanze interne con mezzi propri. In politica - rileva - penso di avere portato una nuova visione morale, che non è solo quella di non rubare per sé o per il partito, ci mancherebbe, ma è soprattutto quella di mantenere la parola data agli elettori realizzando gli impegni assunti con il programma elettorale. Su questo, nessuno può darmi lezioni. E sfido chiunque ad affermare il contrario».
Redazione online
15:57 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, inchieste, appaltopoli, appalti, grandi eventi, premier, berlusconi, coinvolgimento, esponenti politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
25/02/2010
Indagine sulle coperture politiche In una telefonata citato Fini
Indagine sulle coperture politiche In una telefonata citato Fini
Verifiche sull'autorizzazione all'arresto del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo negata nel 2008
![]() |
| Il senatore Nicola Di Girolamo (Fotogramma) |
ROMA - Quindici interrogatori. Molti silenzi. Prime ammissioni. E adesso c’è un nuovo filone nella maxi inchiesta sulla colossale truffa ai danni dello Stato che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle, pezzi di istituzioni e pezzi della 'ndrangheta decisi a scendere in politica facendo eleggere il proprio candidato, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. È il filone delle coperture politico-istituzionali. I magistrati sono a caccia della verità sulla mancata autorizzazione all’arresto di Di Girolamo del giugno 2008 e sul «no» alla sua decadenza da senatore per assenza dei requisiti: non era residente all’estero come aveva dichiarato e dunque non era eleggibile. Secondo la procura esponenti politici e sostenitori di destra, o di una componente di Alleanza nazionale, avrebbero «protetto» Di Girolamo.
In questo clima si riascoltano con attenzione telefonate intercettate. E ne spuntano alcune con riferimenti a nomi di politici: l’ex leader di An, e ora presidente della Camera, Gianfranco Fini; il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il senatore Pdl Aldo Scarabosio. Il nome di Fini viene speso in una telefonata del 16 aprile del 2008. Cominciano a giungere le prime notizie relative all’elezione di Nicola Di Girolamo. Il boss della ’ndrangheta Franco Pugliese parla con il neo-senatore. Poi chiama Gennaro Mokbel, il dominus dell’operazione, e si lamenta di non essere stato informato della vittoria: «Ho perso la voce pe ste c... e votazion... e voi non mi chiamate manco».. Mokbel si giustifica. E aggiunge che Di Girolamo sarebbe stato chiamato dal leader di An: «Mo’ ha chiamato Fini... stamattina...». Il nome di Scajola viene fatto da Gianluigi Ferretti (uno degli «istigatori» della falsa residenza di Di Girolamo). A Di Girolamo, riassume il gip, propone «un pranzo o una cena con il senatore Scarabosio che, essendo amico di Scajola, probabile futuro presidente del Senato, gli potrebbe essere molto utile per i futuri rapporti parlamentari».
È Mokbel, invece, in una telefonata con Paolo Colosimo a fare il nome di Alemanno: «C’ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa’ delle telefonate... di Gianni ... di Alemanno». Tra gli ex An la notizia dei sospetti dei magistrati suscita sorpresa. Il relatore del provvedimento che avrebbe fatto decadere Di Girolamo da senatore era Andrea Augello. Ma se l’aula avesse approvato la sua relazione Di Girolamo sarebbe fuori dal Senato. Venne votata invece una mozione «garantista» che rinviava il voto a dopo che le indagini della magistratura si fossero chiuse. Ma ci sono anche altri versanti delicati nell’inchiesta. Ci sono riferimenti a uomini del Sisde. Come un certo «Alessandro» del quale avrebbe parlato Luca Berriola, il finanziere finito in manette. Ieri a Regina Coeli molti arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, compreso Mokbel. Gli interrogatori riprenderanno venerdì.
Virginia Piccolillo
11:44 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, indagini, maxinchiesta, truffa, stato, implicati, vertici, fastweb, telecom sparkle, coinvolgimento, politica, 'nrangheta, istituzioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook







