07/01/2010

Nuovo cellulare "blindato" per Sarkozy

Nuovo cellulare "blindato" per Sarkozy

 

Dopo Obama anche il leader francese deve lasciare l'amato BlackBerry. Un software speciale impedisce di captare le conversazioni del presidente e dei suoi collaboratori

 

Il nuovo modello di cellulare che userà il presidente francese
Il nuovo modello di cellulare che userà il presidente francese

PARIGI - Assomiglia a un normale smartphone, ma garantisce un altissimo livello di sicurezza. E’ "Teorem", il cellulare “impenetrabile” testato per la prima volta mercoledì scorso da Nicolas Sarkozy e che dall'anno prossimo sarà usato dai più importanti funzionari francesi e dalle principali cariche militari transalpine. Secondo quanto scrive il quotidiano Le Point quasi 20.000 telefonini saranno prodotti entro il 2011 dalla multinazionale transalpina Thales e saranno distribuiti a personalità pubbliche con importanti incarichi governativi e militari. Il prezzo del telefonino è top secret e solo il governo francese potrà acquistare questo prodotto in modo da tutelare la sicurezza nazionale e impedire che le conversazioni e gli sms di importanti personaggi del governo possano essere intercettate.

ADDIO BLACKBERRY - Sarkozy, come in passato è già accaduta a Barack Obama, dovrà separarsi dall'amato BlackBerry in nome della sicurezza. Infatti il cellulare prodotto dall'azienda canadese "Research in Motion", molto apprezzato sia dai professionisti che dai politici, come molti cellulari d'uso commerciale, presenterebbe lacune nel sistema di sicurezza e, secondo gli esperti, può essere facilmente intercettato. Teorem, invece, sarà dotato di un avveniristico software di sicurezza che renderà impossibile riuscire a captare le conversazioni del presidente e dei suoi collaboratori. «È davvero carino» ha commentato Sarkozy durante il primo test di prova, mentre l'azienda che produce Teorem ha confermato che «il telefonino è dotato di un sistema di "criptofonia" di nuova generazione che sarà usato dalle forze armate e dai ministeri».

ALLARME - Già nel 2007 uno studio della Sgdn, l'agenzia per la sicurezza nazionale francese, aveva lanciato l'allarme del pericolo intercettazioni e aveva invitato i membri del governo a non usare più il BlackBerry. Secondo la Sgdn infatti l'utilizzo di server collocati nel Regno Unito e negli Usa rende le comunicazioni via email del BlackBerry facilmente intercettabili dalla National Security Agency (Nsa), l'ente governativo statunitense incaricato della sicurezza in ambito nazionale e in grado di controllare tutto il traffico telefonico e di posta elettronica negli Usa. L'azienda canadese "Research in Motion" ha più volte smentito le accuse della Sgdn affermando che il sistema crittografico installato sul BlackBerry è uno dei più sicuri al mondo, usato, tra l'altro, dal governo britannico e dalla Nato.

Francesco Tortora


06/08/2009

La lista dei super regali del re delle bonifiche: orologi per 6,4 milioni

La lista dei super regali del re delle bonifiche: orologi per 6,4 milioni

 

L’inchiesta: Fondi ai partiti attraverso i parenti dei collaboratori. Grossi li faceva acquistare da prestanome

 

MILANO — Soldi a prestano­me e a loro familiari per aggira­re dietro questo schermo la leg­ge sul finanziamento pubblico ai partiti. E 6 milioni e mezzo di euro in orologi da 200mila l’uno, dispensati come «rega­li » a misteriosi destinatari an­notati in files con nomi di fan­tasia. Sott’acqua di un’indagi­ne della Procura di Milano si comincia a scorgere il profilo di un altro di quegli imprendi­tori (Giuseppe Grossi, numero uno in Italia nelle bonifiche ambientali) sconosciuti al grande pubblico ma destinati a rivelarsi interlocutori di pri­ma grandezza della politica: e non sempre linearmente, alme­no a sentire quel poco che sino­ra hanno messo nero su bian­co due suoi stretti collaborato­ri, gli ex militari della Guardia di Finanza Giuseppe Anastasi e Paolo Pasqualetti, dal 2 feb­braio in carcere (dopo l’arresto insieme all’avvocato svizzero di Grossi, Fabrizio Pessina) con l’accusa di aver riciclato 22 milioni provenienti in parte dalla bonifica dell'area Monte­city di Zunino.

SOLDI AI PARTITI — «Nel 2006 — spiega ad esempio Anastasi — ho effettuato, io personalmente e anche trami­te miei parenti, finanziamenti a partiti politici, in particolare per Forza Italia. Tale finanzia­mento, che ammontava mi sembra a 35 mila euro, è stato effettuato su richiesta di Gros­si, che successivamente ha provveduto a restituirmi la somma in contanti. Stesso di­scorso vale per Pasqualetti, per un importo che credo non si di­scosti molto dal mio. Di tali fi­nanziamenti abbiamo ricevuto la detrazione di imposta del 19% come previsto per legge». Pasqualetti conferma l’aggi­ramento della normativa, cioè il fatto che Grossi, quando non desidera comparire, finanzia partiti dando soldi in contanti a propri prestanome e a loro fa­miliari, che in teoria risultano così i finanziatori ufficiali: e «forse nel gennaio 2006» l’ex GdF colloca «35mila euro ver­sati con più bonifici bancari da me stesso, mio padre, mia ma­dre, mia moglie».

OROLOGI — Grossi vanta d’essere un grande collezioni­sta, nel proprio caveau ne cu­stodisce centinaia. Ma molti, e di gran valore, li regala. Uno co­mincia ad attirare gli investiga­tori. E’ un Patek Philippe da collezione, vale circa 240mila euro, e nel pri­mo interrogatorio Pasqualetti giura che lui e Anastasi hanno «investito nel­l’acquisto di un orologio di rilevante valore che custodiamo a casa, non ricordo di chi, forse mia, non lo so». Qualche settimana dopo, ci ri­pensa: «Grossi ci disse che vo­leva un orologio e ci avrebbe fatto avere la fattura di acqui­sto. Ci diede una fattura di 240mila euro che noi abbiamo pagato quando ci è stato detto da Grossi. Non ho mai visto l’orologio, ritengo l’abbia Gros­si ». L’orefice di fiducia di Grossi sta a Milano, si chiama Carlo Verga, e assicura che «da 30 an­ni Grossi è uno dei miei miglio­ri clienti»: sceglie gli orologi, ma quasi sempre fa risultare che a pagarli sia Pessina. Inve­ce «li ha sempre ritirati perso­nalmente Grossi», o al massi­mo «suo figlio o l’autista Do­menico. A volte mi diceva di appuntare il nome di battesi­mo dei destinatari e di fare pac­chetti regalo». Anche il famoso orologio da 240mila euro, ben­chè pagato da Pessina, «è stato in realtà un acquisto effettuato da Grossi». Pessina conferma ai pm il meccanismo: «Fu lui a chiedermelo, perché mi disse che era sorto un problema con una normativa antiriciclaggio e lui non voleva più apparire».

FILES E NOMI — La GdF tira le somme della spesa di Grossi in 4 anni: orologi per al­meno 6,4milioni. A chi ha dato quelli che regalava? Neppure Anastasi lo sa. Ma sa che «sul computer in Svizzera avevamo vari files , fra i quali anche il conto degli orologi comprati da Pessina. Grossi mi ha fatto aprire dei files intestati a vari nomi, nei quali inserivamo de­gli importi su indicazione di Grossi stesso. Ci dava dei bi­gliettini sui quali erano riporta­ti data, importo, nome vero o di fantasia, e a volte anche una nota, tipo primo acconto o sal­do . Sicuramente più di 10»

Luigi Ferrarella