28/11/2011

Muti: «Io pago le tasse, molti miei colleghi risiedono all'estero e poi sputano sull'Italia»

Muti: «Io pago le tasse, molti miei colleghi risiedono all'estero e poi sputano sull'Italia»

LA POLEMICA. Il j’accuse del Maestro: "Ho la residenza qui, non come quelli che la portano all’estero per non pagare le tasse. E poi si mettono a criticare la classe politica". Il direttore d'orchestra ha ricevuto il premio Paolo Borsellino

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19/11/2010

Operaio torturato in fabbrica per dieci anni dai colleghi di lavoro

Operaio torturato in fabbrica per dieci anni dai colleghi di lavoro

Choc in belgio. Un video documenta le sevizie subite dall'uomo. Venticinque persone sotto inchiesta

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09/10/2010

La tesi di laurea più «proibita»

La tesi di laurea più «proibita»

Il caso che imbarazza la prestigiosa Duke University. Una studentessa recensisce le sue notti di passione con 13 «colleghi». E il documento fa il giro del mondo

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03/08/2010

Usa, appena licenziato spara contro i colleghi: 8 morti

Usa, appena licenziato spara contro i colleghi: 8 morti

Strage in un deposito di birra nel Connecticut. L’uomo, che era stato allontanato per motivi disciplinari, si è suicidato con un fucile dopo essere stato accerchiato dalle forze dell'ordine

 

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MANCHESTER (Connecticut, Usa) - Ennesima strage in un posto di lavoro negli Stati Uniti. Un uomo, a cui era stato detto che doveva dimettersi dopo essere stato richiamato per motivi disciplinari, ha sparato contro i colleghi in un deposito di birre a Manchester, nello Stato del Connecticut, uccidendo otto persone dopo di che si è tolto la vita. Secondo una prima ricostruzione della polizia, Omar Thornton, 34 anni, un camionista che lavorara nel magazzino da un paio di anni, si sarebbe suicidato dopo essere stato accerchiato dalle forze dell'ordine. La ditta dove è avvenuta la sparatoria, la Hartford Distributors, è uno dei principali distribuitori di birra e vino del Connecticut ed è di proprietà di una nota famiglia ebraica della zona. Al momento della strage intorno alle 7 del mattino (le 13 in Italia) nell'edificio vi erano tra le 35 e le 40 persone in quanto stava avvenendo il cambio di turno.

RAZZISMO - «Un funzionario del sindacato lo stava accompagnando in direzione per un colloquio di chiarimento per la nota disciplinare, quando Thornton si è messo a sparare», ha detto John Hollis, un dirigente del sindacato dei camionisti al giornale locale Hartford Courant. Il killer ha sparato con una pistola semiautomatico calibro 223. Thornton, un afro-americano, in passato si era lamentato per il razzismo di cui, a suo dire, sarebbe stato oggetto sul posto di lavoro. Lo ha dichiarato Joanne Hannah, una vicina la cui figlia Kristi è stata per otto anni la fidanzata di Thornton. «I dirigenti del deposito non hanno fatto assolutamente nulla dopo le sue lamentele», ha detto la donna. Nel febbraio 2007 e nel dicembre 2009 Thornton venne trovato due volte oltre i limiti di velocità e la sua patente commerciale venne sospesa per tre mesi.

Redazione online


09/06/2010

Donna uccisa a Sesto Fiorentino I colleghi interrogati dai carabinieri

Donna uccisa a Sesto Fiorentino I colleghi interrogati dai carabinieri

La vittima, 44 anni, originaria di Taranto, Lavorava per una catena di supermercati. Avrebbe aperto al suo assassino che l'ha colpita con un coltello

 

SESTO FIORENTINO (FIRENZE) - Una donna di 44 anni, originaria di Taranto, è stata uccisa nel suo appartamento a Colonnata, una frazione di Sesto Fiorentino (Firenze). L'assassino avrebbe colpito la donna più volte con un coltello. L'allarme è scattato martedì sera, intorno alle 20,30, quando alcuni colleghi che dovevano cenare con lei hanno suonato alla porta dell'appartamento. Non ottenendo risposta hanno cercato il marito che, con la figlia ventiduenne, è in Puglia da alcuni giorni. E sono stati gli stessi colleghi a dare l'allarme ai carabinieri. Al loro arrivo i militari hanno trovato il corpo ormai senza vita della donna in una pozza di sangue.

GLI ELEMENTI - La vittima, che come il marito lavorava per una catena di supermercati, sarebbe stata uccisa nel pomeriggio di martedì, intorno alle 15,30. Secondo quanto si è appreso, nella porta dell'appartamento, al secondo piano di un complesso residenziale di recente costruzione (dove prima c'era l'ex manifattura Ginori) non vi sarebbero segni di scasso: è quindi probabile che la donna abbia aperto al suo assassino. Mentre in casa i carabinieri, con il pm di turno Giuseppina Mione, effettuavano tutti i rilievi, nella caserma di Sesto Fiorentino sono stati ascoltati per tutta la notte alcuni amici e colleghi, e controllati gli alibi di alcune persone. L'arma del delitto, non ancora trovata, non era nell'appartamento e i carabinieri hanno passato al setaccio anche i cassonetti dei rifiuti del complesso residenziale. A vedere viva per l'ultima volta la quarantaquattrenne è stata, due giorni fa, una vicina di casa che poi, martedì, al suo rientro ha notato la finestra aperta con la zanzariera abbassata. Insieme ai giornalisti, ai cameraman e ai fotografi, davanti alla casa ben presto sono arrivate anche alcune amiche della figlia: era stata quest'ultima a chiedere loro di andare a vedere cosa fosse successo. Fuori, davanti alla porta, sono rimaste due bottiglie di vino portate, con molta probabilità, dai colleghi per la cena. (Fonte: Ansa).


13/02/2010

Non le rinnovano il contratto: docente fa strage nel campus

Non le rinnovano il contratto: docente fa strage nel campus

 

La donna ha fatto fuoco all'Università di Huntsville in Alabama. Le vittime sono tre colleghi, diversi i feriti. Aveva saputo che l'ateneo non le avrebbe assegnato la cattedra di neurologia

 

 

Le hanno rifiutato la cattedra di biologia e ad Amy Bishop, la brillante specialista in neurologia laureata al prestigioso ateneo di Harvard, sono saltati i nervi: ha provocato una strage. La donna ha preso un fucile e ha sparato contro i suoi colleghi uccidendone tre, ferendone due gravemente e colpendo, ma in maniera meno grave, anche un dipendente dell'Ateneo. E' successo all'Universita dell'Alabama, a Huntville, e la brillante docente, quasi 40 anni, rischia ora la sedia elettrica.


07/11/2009

Francia: autista portavalori scompare con 11 milioni di euro

Francia: autista portavalori scompare con 11 milioni di euro

 

COLPO ROCAMBOLESCO A LIONE. Aspetta che i suoi colleghi scendano dal furgone, mette in moto e si volatilizza

 

Tony Musulin, il portavolari scomparso con 11 milioni di euro (Afp)
Tony Musulin, il portavolari scomparso con 11 milioni di euro (Afp)

PARIGI - Rocambolesco furto di 11 milioni di euro a Lione, in Francia, dove l'autista di un furgone portavalori si è volatilizzato con il «bottino» che trasportava. Il blindato, invece, è stato ritrovato dalla polizia poche ore dopo ma naturalmente vuoto. L'uomo, 39 anni, principale sospettato del mega furto, è dipendente da una decina d'anni della Loomis, ditta svedese di trasporto di fondi. Ieri mattina era al volante del furgone che doveva effettuare un giro di rifornimento in denaro di diverse banche su Lione. Nel cofano blindato c'erano 49 sacchi di banconote ritirati direttamente dalla Banque de France. L'uomo avrebbe approfittato di una breve sosta, durante la quale i due colleghi si sono allontanati, per sparire con il denaro. Ora è ricercato

LE INDAGINI - Gli inquirenti stanno indagando sulla personalità del dipendente-malfattore, una persona «taciturna», dicono i suoi colleghi, ma che «già da qualche mese si comportava in modo strano». All'inizio era stata avanzata l'ipotesi che l'autista fosse stato preso in ostaggio e costretto a partire sotto minaccia. Poi tutti i sospetti si sono concentrati su di lui quando gli agenti sono sbarcati nel suo appartamento e lo hanno trovato vuoto e ripulito, senza neanche più un solo documento o oggetto personale. Era stato svuotato persino il frigorifero. Secondo i primi elementi dell'indagine, l'autista del furgone portavalori avrebbe approfittato di alcune crepe nella sicurezza del trasporto. Il blindato, infatti, non solo non era scortato dalla polizia, come dovrebbe essere, ma trasportava una somma di denaro (oltre 10 milioni di euro) superiore ai limiti consentiti. Il fatto che l'autista fosse rimasto da solo a bordo non dovrebbe costituire invece un errore di procedura.


06/11/2009

Travolto dal treno in corsa mentre lavorava sui binari

Travolto dal treno in corsa mentre lavorava sui binari

 

La tragedia. Domenico Ricco, 27 anni, era insieme ad altri due colleghi che sono riusciti a mettersi in salvo. L'incidente nella notte. Indagini in corso

 

 

 

FIRENZE - Ancora un drammatico incidente sul lavoro: un operaio di 27 anni è morto questa notte, intorno alle 23.30, investito da un treno, nel tratto tra la stazione di Rifredi e quella di Santa Maria Novella, mentre stava lavorando sui binari per uno scambio.

LA RICOSTRUZIONE - In base a una prima ricostruzione della Polfer, l’uomo, Domenico Ricco, di Barletta, stava lavorando con due colleghi fiorentini ad uno scambio. Stavano sistemando un guasto al deviatoio di una rotaia quando sono stati avvisati del passaggio di un treno merci dove erano loro. I tre si sarebbero allontanati dal binario su cui stavano lavorando per il sopraggiungere del convoglio ma, durante lo spostamento, la vittima è stata investita da un secondo treno, un regionale che andava verso Santa Maria Novella, in arrivo sul binario accanto. I due colleghi fiorentini sono riusciti a mettersi in salvo sull'interbinario mentre Domenico non ce l'ha fatta ed è stato travolto. Accertamenti sono in corso dal parte della polizia ferroviaria della Toscana e della polizia scientifica. Le Ferrovie hanno aperto un’indagine interna per chiarire la dinamica dell’incidente e la procura ha aperto un'inchiesta. L’operaio era un dipendente di Rfi, con i colleghi faceva parte di una squadra di pronto intervento della stazione Santa Maria Novella.

LA DRAMMATICA LISTA - Con la morte di Domenico Ricco, sono tre gli incidenti mortali sul lavoro avvenuti in un poco più di un anno sui binari a Firenze. Il 2 ottobre del 2008, in un cantiere ferroviario a Castello (Firenze), un carrello investì una squadra di operai, causando la morte di un dipendente di Rfi, Alessandro Marrai, 50 anni di Prato, e il ferimento di altri due: uno riportò l’amputazione di un piede. Il 18 luglio del 2009, un addetto alle pulizie, dipendente di una ditta esterna, Alessio Maccanti, 44 anni, nato in Svizzera ma residente in provincia di Firenze, morì alla stazione ferroviaria di Campo di Marte a Firenze, dopo essere stato urtato da un Eurostar.

L'INCONTRO CON IL PREFETTO - Per conoscere la dinamica dell’incidente e individuare quali azioni intraprendere per aumentare da subito i livelli di sicurezza dei lavoratori impegnati sui binari, il prefetto Andrea De Martino ha incontrato i dirigenti di Rete Ferroviaria Italiana, Calogero Di Venuta, responsabile per la Toscana di Rfi, e Orazio Iacono, responsabile del centro operativo esercizio rete Firenze. «Mi sono fatto interprete con Ferrovie del diffuso allarme in Toscana che questo grave incidente ha suscitato nel mondo del lavoro, dopo quelli accaduti nell’ottobre del 2008 e nel luglio di quest’anno – ha detto De Martino - e nell’incontro è stato messo a fuoco il sistema di prevenzione e le procedure di sicurezza da impiegare, in particolare dal momento della chiamata delle squadre di manutenzione a quello del loro intervento sul luogo del guasto».

LA RABBIA DI NENCINI - «Basta con questo stillicidio. Non è più tollerabile. Occorre fissare regole e strumenti efficaci per interrompere una catena assurda e inaccettabile». Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale toscano Riccardo Nencini in seguito all’incidente sul lavoro. Nencini ha espresso «profonda vicinanza e cordoglio» ai familiari del giovane.

SCIOPERO LUNEDI' - Le segreterie regionali della Toscana Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil trasporti hanno proclamato uno sciopero per lunedì 9 novembre, in seguito alla morte di Domenico Ricco. «Il personale di manutenzione infrastruttura Rfi - spiega la nota - sciopererà per l’intera giornata, mentre il restante personale dipendente del Gruppo Fs sciopererà dalle 10 alle 12 (circolazione treni compresa)». «Al di là degli accertamenti che seguiranno per identificare la dinamica di quanto accaduto - aggiungono i sindacati - il sindacato chiede di individuare le responsabilità al fine di prendere provvedimenti urgenti ed evitare il ripetersi di tali tragedie. Abbiamo da tempo messo in campo varie iniziative per sensibilizzare Fs sulle problematiche della sicurezza; le risposte di Fs sono state sempre insufficienti ed inadeguate. Vogliamo qui denunciare le gravi responsabilità aziendali su questa ennesima tragedia».

Alessandra Bravi


31/05/2009

«Via la bigliettaia con il velo» E a Venaria lo indossano tutti

«Via la bigliettaia con il velo» E a Venaria lo indossano tutti

 

Protesta alla reggia sabauda. Del Noce: «Il razzismo non c'entra». La ragazza marocchina: «Non ci faccio più caso, sono stati i colleghi a volermi difendere»

 

Yamna Amellal, la ragazza marocchina che lavora alla biglietteria della Reggia di Venaria Reale (Emmevi)
Yamna Amellal, la ragazza marocchina che lavora alla biglietteria della Reggia di Venaria Reale (Emmevi)

TORINO - Ieri i ragazzi della biglietteria, le guide, gli addetti alla sicurezza — insomma tutto il personale della Reggia di Venaria — si sono presentati al lavoro indossando veli e kefiah. Una protesta e, allo stesso tempo, una manifestazione di solidarietà per una loro collega marocchina, Yamna Amellal, di 35 anni. Il perché dell'iniziativa lo spiega Michele Francabandiera, 29 anni e da cinque uno di responsabili alla reception del castello sabaudo: «Yamna è con noi dal 2007, sempre dietro lo sportello, e fa bene il suo lavoro. Ma il fatto che sia musulmana e indossi il velo ha provocato delle proteste da parte dei turisti».

Un susseguirsi di episodi imbarazzanti e, venerdì scorso, una lettera anonima pubblicata sulla Stampa: «Mi sono presentata alla biglietteria della Reggia di Venaria, storica residenza di Casa Savoia e mi ha colpito non poco notare — ha scritto una visitatrice torinese — che fosse presidiata da due donne islamiche, una addirittura con il velo in testa. Non sarebbe più corretto che il personale indossasse abiti d'epoca dei Savoia? Quella presenza, invece, era decontestualizzata, fuori posto». La risposta del direttore della Reggia, Alberto Vanelli, è stata decisa ma articolata: «Io non ci trovo nulla di male, l'integrazione passa anche attraverso queste cose. Però confesso che, la prima volta che l'ho vista, ho avuto un attimo di perplessità. Già in passato ci è stato fatto notare che sarebbe stato più opportuno avere personale con profonde conoscenze della storia sabauda, ma l'assunzione è avvenuta tramite il Collocamento e una cooperativa di servizi».

Una guida, Sabrina Soccol, 28 anni, aggiunge: «La donna che ha scritto la lettera non si è neppure accorta che l'altra ragazza da lei indicata come islamica è invece italiana, calabrese...». A gettare acqua sul fuoco, il presidente del consorzio che amministra la Reggia, l'ex direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce: «L'opinione della signora, espressa in toni pacati e non oltranzisti, è da rispettare. Allo stesso modo la manifestazione dei colleghi della ragazza marocchina è stata altrettanto legittima e civile. Insomma, non siamo di fronte a un episodio di razzismo come quando l'intera curva di uno stadio insulta Balotelli». A storcere il naso, però, non è stata solo l'anonima lettrice. I colleghi della ragazza marocchina raccontano di episodi di razzismo («Torna a casa tua»; «Quel velo è una provocazione, sono tutti terroristi») e proteste quotidiane: «Spesso capita che qualcuno, per non acquistare il biglietto da Yamna, cambi fila — confida Sabrina Soccol —. E io, che accompagno i gruppi in visita, lo sento: c'è sempre chi commenta negativamente». Ieri, dunque, la protesta. In biglietteria, le colleghe di Yamna si sono presentate con un velo sul capo, i colleghi hanno indossato la kefiah. Ma i gesti di solidarietà hanno contagiato anche agli altri dipendenti (70 persone) delle due cooperative (la Copat e la Rear) che gestiscono i servizi turistici nel castello. «Noi hostess — dice Michela — abbiamo una divisa che prevede un foulard al collo: ce lo siamo messo tutte in testa».

Alla Reggia si è visto il vicesindaco della città, Salvino Ippolito: «Non possiamo discriminare nessuno per motivi religiosi e inoltre la ragazza fa bene il suo lavoro». Lei, Yamna Amellal, sposata con un pakistano, originaria di Khenifra in Marocco, vive a Torino da 5 anni e, per tutta la giornata, è sempre rimasta seduta al suo posto, a staccare biglietti: «A queste cose io quasi non ci faccio più caso, ci sono i miei colleghi a difendermi, è quasi come stare in famiglia. Lavoriamo in un bellissimo luogo e crediamo nella libertà e nella tolleranza. Togliermi il velo? Non ci penso proprio, rappresenta la mia fede. E io sono islamica qui come in qualunque altro posto».

Marco Bardesono