17/07/2011

Copa, Perù in semifinale: 2-0 alla Colombia.

Copa, Perù in semifinale: 2-0 alla Colombia.

Due siluri peruviani, di Lobaton e di Vargas, eliminano i "Cafeteros" in quella che rimarrà la prima partita della storia della Copa America decisa ai tempi supplementari. Sullo 0-0, decisivo l'errore dal dischetto di Falcao.

Continua...


08/11/2010

"El Ponchis", il killer 12enne che semina terrore in Messico

"El Ponchis", il killer 12enne che semina terrore in Messico

Assoldato dal Cartello del Pacifico Sud è famoso nella zona di Cuernavaca. Si è specializzato nel tagliare la gola agli avversari. I complici filmano gli omicidi e li diffondono sul web

Continua...


16/08/2010

Colombia, incidente aereo Un fulmine lo trancia in 3: una vittima, oltre 30 feriti

Colombia, incidente aereo Un fulmine lo trancia in 3: una vittima, oltre 30 feriti

Un Boeing 737 della compagnia aerea colombiana Aires si è spezzato il tre parti dopo essere stato colpito da un fulmine: una passaggera è morta e altre 34 persone suono rimaste ferite

Continua...


16/07/2010

Turismo sessuale in Colombia, condannato un italiano

Turismo sessuale in Colombia, condannato un italiano

TERRE DES HOMMES: «E' UNA SENTENZA STORICA»

Paolo Pravisani riconosciuto colpevole di pedofilia. Nel Paese è la prima sentenza del genere contro uno straniero

 

Paolo Pravisani (da eluniversal.com.co)
Paolo Pravisani (da eluniversal.com.co)

Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes, l'ha definita una «sentenza storica». E in effetti, Paolo Pravisani è il primo straniero condannato per pedofilia in Colombia, paradiso del turismo sessuale. Dopo una lunga udienza giovedì sera a Cartagena, infatti, il 72enne originario di Udine, è stato riconosciuto colpevole di pedofilia, detenzione di materiale pedopornografico e induzione alla prostituzione. Pravisani era accusato di aver pagato minori per abusarne sessualmente, nonché di aver pagato delle donne per compiere atti sessuali con minori, ai quali egli assisteva. Il giudice, che entro un mese fisserà la pena a suo carico, ha già ordinato il trasferimento del 72enne dalla clinica psichiatrica nella quale si era rifugiato durante tutto il processo al carcere di Ternera. Assieme a Pravisani sono state condannate Hilda Martínez e Angélica Tovar per atti sessuali con minori di 14 anni e come complici di induzione alla prostituzione e pornografia infantile.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI - I fatti che vedono coinvolto l'italiano risalgono al 2009. E la ricostruzione riportata da diversi media colombiani e da Terre des Hommes, la ong che opera attivamente nel paese sudamericano in difesa dei minori vittime di sfruttamento sessuale e che si occupa del caso, è dettagliata: il 23 febbraio del 2009 la polizia trova nell'appartamento dell'ex pilota di Udine a Cartagena (meta turistica molto nota sulla costa caraibica) il 15enne colombiano Yesid Torres, nudo e agonizzante, con segni di violenza sul corpo. Accanto a lui, Pravisani, in mutande e visibilmente ubriaco. I soccorsi, seppur immediati, risultano inutili e il giovanissimo Yesid muore in ospedale. Il medico legale, spiega Terre des Hommes, stabilisce che la morte del 15enne, che ufficialmente lavorava come domestico in casa del pensionato italiano, è stata causata da una overdose di cocaina, motivo per cui Pravisani non viene accusato di omicidio. Ma la polizia trova in casa dell'italiano droga e foto pedopornografiche che ritraggono, racconta la ong, atti sessuali tra minori, in alcune delle quali appare lo stesso Pravisani. Dopo pochi giorni di carcere, Pravisani entra in una clinica psichiatrica.

PROCESSO STORICO - Il processo Pravisani è stato il primo di questo tipo istituito in Colombia contro un cittadino straniero. La condanna è arrivata a quasi un anno e mezzo dalla morte di Yesid e Terre des Hommes esulta. «Finalmente - ha detto Salinari - si spezza il cerchio di omertà e complicità che da anni si chiudeva attorno alle tante vittime della prostituzione infantile e copriva gli sfruttatori ed i clienti».

Redazione online


04/07/2010

Intercettato il sottomarino della coca

Intercettato il sottomarino della coca

Il mezzo è stato individuato e sequestrato dalla Dea e dall'esercito dell'Ecuador. Trenta metri, periscopio, aria condizionata: così i cartelli della droga tentano di portare gli stupefacenti negli Usa

 

Il sottomarino sequestrato dalla Dea e dalle forze armate dell'Ecuador
Il sottomarino sequestrato dalla Dea e dalle forze armate dell'Ecuador

WASHINGTON – Dopo i semi-sommergibili, un sottomarino vero. Lungo trenta metri, con periscopio ed aria condizionata. Un mezzo navale per trasportare tonnellate di cocaina dal Sud America verso gli Stati Uniti. Un’operazione congiunta dell’esercito dell’Ecuador e della Dea americana ha permesso di scoprire l’unità in una zona al confine con la Colombia. Nascosto in un canale nella giungla, il battello avrebbe dovuto eseguire la prima “uscita” nella giornata di venerdì.

Per i servizi anti-droga si tratta di un segnale allarmante. Da diversi anni i trafficanti usano i semi-sommergibili per trasferire la cocaina in Messico, da dove poi prosegue - via terra - in direzione degli Usa. Si tratta di mezzi in fibra di vetro che procedono a pelo d’acqua e lasciano immersa gran parte dello scafo. Le condizioni all’interno del minisub – in grado di accogliere 10-12 tonnellate di “polvere” – sono piuttosto dure. I motori sprigionano calore, c’è poca aria e gli spazi sono angusti. Tanto è vero che gli equipaggi, di solito da 4-5 elementi, li chiamano le “bare”. Costo stimato di produzione: un milione di dollari circa. Quello che è stato invece scovato dalla Dea è un vero sottomarino, spinto da un motore diesel e con capacità operative maggiori. Anche la forma e la qualità dello scafo sembrano essere superiore ai battelli sequestrati in precedenza. Uno sviluppo temuto dai servizi anti-droga.

Per diverso tempo, i contrabbandieri hanno aggirato i controlli con i semi-sommergibili impiegati sulla rotta Colombia (o Ecuador)-Messico. Invisibili al radar, i mezzi possono essere avvistati solo dall’alto da un elicottero o da un aereo. E tenendo conto che l’area da pattugliare è enorme non è facile individuarli Poi, con il crescere dei controlli, specie lungo la costa, il numero dei minisub intercettati è cresciuto. E dal 1993 ne sono stati confiscati oltre 50. Una flottiglia. Ma a giudizio degli esperti decine di altri sono riusciti a compiere la loro missione di contrabbando. E un recente studio della Marina colombiana ha stabilito che il 45 per cento della cocaina prodotta nel paese raggiunge gli Usa proprio su battelli di questo tipo.


 

Guido Olimpio


17/06/2010

Pedofilia, italiano a processo: il caso che turba la Colombia

Pedofilia, italiano a processo: il caso che turba la Colombia

Cartagena, la denuncia di terre des hommes: «fare luce sulla vicenda», 72enne di Udine avrebbe abusato di un 15enne, trovato nudo e in agonia per overdose. Il ragazzo è poi deceduto

 

Paolo Pravisani (da eluniversal.com.co)
Paolo Pravisani (da eluniversal.com.co)

CARTAGENA (COLOMBIA) - Se Paolo Pravisani venisse riconosciuto colpevole, quella a suo carico sarebbe la prima condanna per pedofilia in Colombia contro un cittadino straniero. L'imputato è un 72enne originario di Udine. È accusato, oltre che di pedofilia, anche di detenzione di materiale pedopornografico, droga e induzione alla prostituzione. Il 16 giugno alle ore 9 (le 15 in Italia) dovrà presentarsi in aula.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI - I fatti che vedono coinvolto Pravisani risalgono al 2008. E la ricostruzione riportata da diversi media colombiani e da Terre des Hommes, la ong che opera attivamente nel paese sudamericano in difesa dei minori vittime di sfruttamento sessuale e che si occupa del caso, è dettagliata: il 23 febbraio del 2008 la polizia trova nell'appartamento dell'ex pilota di Udine a Cartagena (meta turistica molto nota sulla costa caraibica) il 15enne colombiano Yesid Torres, nudo e agonizzante, con segni di violenza sul corpo. Accanto a lui, Pravisani, in mutande e visibilmente ubriaco. I soccorsi, seppur immediati, risultano inutili e il giovanissimo Yesid muore in ospedale. Il medico legale, spiega Terre des Hommes, stabilisce che la morte del 15enne, che ufficialmente lavorava come domestico in casa del pensionato italiano, è stata causata da una overdose di cocaina, motivo per cui Pravisani non viene accusato di omicidio. Ma la polizia trova in casa dell'italiano droga e foto pedopornografiche che ritraggono, racconta la ong, atti sessuali tra minori, in alcune delle quali appare lo stesso Pravisani. Dopo pochi giorni di carcere, il 70enne italiano entra in una clinica psichiatrica.

«BASTA RINVII» - L'italiano si trova tuttora nella stessa clinica e, dal 2008 ad oggi, le udienze del processo Pravisani vengono continuamente rinviate per la mancata presenza in aula dell'imputato e di Ilda Rosa Martinez, accusata di procacciare minori all'italiano. Gli avvocati di Pravisani cercano di farlo assolvere perché «incapace di intendere e volere», ma diverse perizie hanno dimostrato il contrario. Il turismo sessuale è un fenomeno molto diffuso in Colombia, a causa dell'indigenza in cui versa gran parte della popolazione. A Cartagena Terre des Hommes ha denunciato in cinque anni 48 casi di pedofilia, undici dei quali hanno già avuto come esito delle condanne. Il processo Pravisani è il primo contro uno straniero e la ong chiede che si faccia luce sul caso. «Il fatto che gli avvocati della difesa cerchino di posticipare la sentenza definitiva con vari mezzi costituisce un grave ostacolo all'esercizio della giustizia in un campo così delicato come lo sfruttamento sessuale dei minori - denuncia Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes -. Confidiamo quindi che con l'udienza del 16 giugno il giudice possa stabilire la verità sul caso senza ulteriori rinvii».

Redazione online


29/03/2010

La top model regina della cocaina: traffici anche in Italia

La top model regina della cocaina: traffici anche in Italia

 

Dall’Argentina. Era una delle più note sulle passerelle del Sud America. È accusata di gestire banda di belle ragazze spacciatrici

 

Angie Sanclemente Valencia con un delfino
Angie Sanclemente Valencia con un delfino

BUENOS AIRES — C’era anche l’Italia e in particolare Roma tra le destinazioni finali di una rete di narcotrafficanti gestita da una ex top model colombiana, Angie Sanclemente Valencia, che secondo le autorità avrebbe avuto per anni un ruolo chiave nel trasportare ingenti dosi di cocaina purissima da Buenos Aires a Cancùn, in Messico, e da lì in Europa. «Abbiamo scoperto una valigia piena di droga in partenza per Fiumicino», hanno dichiarato alla stampa argentina gli inquirenti, impegnati in una caccia all’uomo in tutto il Sud America per stanare la pusher, oggi 31enne, contro la quale l’Interpol ha emesso un mandato internazionale di cattura dopo la sua misteriosa scomparsa a Buenos Aires, alcune settimane fa.

Figlia di una poverissima madre single che utilizzò tutti i suoi risparmi per farla studiare alla prestigiosa scuola per modelle «La Pasarella» di Barranquilla, prima di finire nella famigerata lista most wanted, la Sanclemente era una delle modelle più gettonate dalle agenzie di moda, vincitrice di innumerevoli concorsi di bellezza e volto- copertina di riviste e giornali. A mettere gli investigatori sulle sue tracce, è stato l’arresto, il 13 dicembre all’aeroporto di Buenos Aires, di sei spacciatori, quattro uomini e due donne, che l’hanno additata come la «capobanda». Nella valigia di una di loro, Maria, i doganieri hanno trovato 55 chilogrammi di cocaina per un valore complessivo di quasi tre milioni e mezzo di dollari, se rivenduta nelle strade d’Europa o Stati Uniti. Gli agenti sarebbero rimasti colpiti dal look mozzafiato di Maria, una bionda 21enne e molto sexy, vestita con abiti attillati, studiati ad hoc per distogliere l’attenzione degli agenti dalla valigia.

Angie è stata per diversi anni una delle top model più famose della Colombia
Angie è stata per diversi anni una delle top model più famose della Colombia

Secondo le accuse dei magistrati, l’organizzazione utilizzava soltanto mulas (corrieri) donne: i carichi in partenza per l’Europa e l’Italia dovevano infatti essere trasportati da giovani ragazze, tutte belle, molte delle quali ex modelle o comunque con esperienza nel mondo delle passerelle. Nonostante il mandato di cattura internazionale, la Sanclemente ha continuato ad aggiornare il suo profilo su Facebook, usandolo per inviare un messaggio alla Cnn dove dichiara di essere «rattristata e ferita per come i media possano distruggere un innocente ». «Non voglio andare in prigione perché non me lo merito», spiega al network all news. «Vista la sua bellezza, teme di essere violentata, se entra in carcere», le fa eco il suo avvocato, Guillermo Tiscornia, smentendo — come sostiene la stampa — che la sua cliente sia stata sposata con il capo dei Narcos messicani Carlos Cabañas Catzin, noto come «il mostro».

E sarebbero stati proprio i padrini a scoprirla, durante il concorso per Miss Caffè, da lei poi vinto. «I Narcos frequentano regolarmente i concorsi di bellezza per comperare le donne che gli aggradano », spiega alla Cnn un’addetta ai lavori, costretta all’anonimato, «sono loro a sponsorizzare le candidate, a pagare le operazioni di chirurgia plastica e, spesso, a corrompere i giudici per far vincere la loro ragazza». Se decidesse di collaborare con la giustizia, la donna rischia di fare la stessa fine di Julio Correa, uno spacciatore «pentito», fidanzato dell’ex top model colombiana Natalia Paris, ucciso nel 2001 da un ex socio che per farlo sparire lo tagliò a pezzi, gettandolo dentro un tritacarne.

Alessandra Farkas


24/02/2010

Da modella a capo dei narcotrafficanti

Da modella a capo dei narcotrafficanti

 

La trentenne Angie Sanselmente Valencia. Una gang di modelli e indossatrici che regolarmente trasportano cocaina dal Sudamerica in Europa

 

Angie Sanselmente Valencia (da Lanacion.com)
Angie Sanselmente Valencia (da Lanacion.com)

BOGOTA'(COLOMBIA) - Da modella di biancheria intima a capo di un'organizzazione internazionale di droga. È ancora latitante la bellissima trentenne Angie Sanselmente Valencia che secondo la stampa argentina sarebbe a capo di una gang di modelli e d’indossatrici che quotidianamente trasportano cocaina dal Sudamerica in Europa.

MANDATO DI CATTURA - La ragazza descritta dal quotidiano La Nacion come «una bellezza dalla pelle scura, con gli occhi marroni, i capelli castani e un sorriso fatale» è nata in Colombia nel maggio del 1979 e sulla sua testa pende un mandato di cattura internazionale. Valencia avrebbe cominciato la sua attività illegale dopo aver sposato un noto boss della droga messicano conosciuto con il soprannome di «Il mostro». Ma l'anno scorso, dopo aver appreso i segreti del mestiere, avrebbe lasciato il criminale e avrebbe organizzato la sua gang di narcotrafficanti.

ADDIO ALLE PASSERELLE - In passato Valencia ha vinto diversi concorsi di bellezza e nel 2000 è stata incoronata Regina del Caffè in Colombia. Solo recentemente ha scelto di abbandonare il mondo delle passerelle per dedicarsi completamente agli affari illeciti. Il suo quartier generale sarebbe in Messico e il business del suo gruppo criminale è andato a gonfie vele fino allo scorso 13 dicembre, quando la polizia ha arrestato nell'aeroporto di Buenos Aires una ragazza del clan con 55 chili di cocaina. La ventunenne ha confessato alla polizia argentina che ogni giorno a turno uno dei membri del clan viaggiava su un aereo intercontinentale trasportando una valigetta piena di cocaina. Il viaggio era retribuito con 5 mila dollari. Grazie alle confessioni della ventunenne, altri tre membri della gang sono stati arrestati a Buenos Aires, mentre una coppia di ragazzi per non finire in galera si è gettata dal balcone di un palazzo che si trova nel quartiere di Belgrano, sempre nella capitale argentina.

LATITANZA - La «mula» (termine usato per identificare i corrieri della droga) ha rivelato anche che il suo capo gli aveva assicurato che nessuno l'avrebbe controllata in aeroporto. Adesso la polizia argentina sta indagando sui legami tra la gang e alcune persone che lavorano nello scalo internazionale bonarense. La leader della gang ancora una volta ha dimostrato di essere molto astuta ed è riuscita a evitare l'arresto. Ospite di un hotel a quattro stelle di Buenos Aires, la trentenne ha saputo in anteprima del blitz della polizia e ha fatto perdere le sue tracce. Secondo gli inquirenti si troverebbe ancora in Argentina e la polizia assicura che la sua latitanza non durerà a lungo.

Francesco Tortora


19/02/2010

Una 45enne si "risveglia" all'obitorio Stava per essere imbalsamata

Una 45enne si "risveglia" all'obitorio Stava per essere imbalsamata

 

In colombia. Noevia Serna, dichiarata morta dopo un infarto, ha mosso il braccio destro in camera mortuaria

 

CALI (COLOMBIA) - Una donna di 45 anni, dichiarata morta dopo un infarto, ha mosso il braccio destro mentre stava per esser imbalsamata in una camera mortuaria dell'ospedale di Cali, in Colombia. A quel punto l'impiegato dell'agenzia funebre ha immediatamente interrotto la procedura e ha riportato Noevia Serna, questo il nome della donna, in reparto. In rare occasioni, ha spiegato il neurochirurgo Juan Mendoza Vega, può succedere che il battito cardiaco e il respiro scendano a livelli impercettibili.

L'INFARTO E IL RICOVERO - Serna, malata di sclerosi multipla, aveva avuto un infarto lunedì scorso ed era stata ricoverata in ospedale. Per dieci ore era rimasta collegata al respiratore artificiale. Poi, dopo un secondo infarto, i medici l'avevano dichiarata morta. Tre ore dopo, in obitorio, stavano per iniettarle nella gamba il liquido che si utilizza per conservare i corpi prima del funerale. Ma si sono accorti di non avere di fronte un cadavere. «Muoveva il braccio destro, ho fermato la procedura e l'abbiamo riportata di corsa all'ospedale» ha raccontato uno degli impiegati dell'agenzia funebre. Secondo i medici le condizioni di Noevia restano critiche ma stabili anche se le sue possibilità di sopravvivere «non sono alte». È ancora incosciente ma non ha più bisogno del respiratore artificiale.

SINDROME DI LAZZARO - La figlia unica di Noevia, la 18enne Maria Fernanda Andrare, ancora scossa dall'accaduto, ha raccontato: «Non sapevo cosa fare, se correre a incontrarla, piangere o gridare». In attesa di un'indagine su quanto avvenuto nell'ospedale di Cali, l'ipotesi è che si sia trattato di un caso di quelli che i medici sono soliti chiamare «Sindrome di Lazzaro». Si tratta di una condizione rarissima, in cui pulsazioni cardiache e respirazione scendono al di sotto di livelli misurabili per poi riprendere. Non è neanche escluso che il «risveglio» sia da attribuirsi, seppure tardivamente, alle cure con cui medici hanno cercato di far ripartire il cuore dopo l'arresto.

Redazione online


29/11/2009

Cuoco italiano sparito dalla nave durante la crociera

Cuoco italiano sparito dalla nave durante la crociera

 

Sulla tratta di mare tra Aruba e Cartagena. Lavorava su una delle navi più belle del mondo. La famiglia non riceve sue notizie dal 25 novembre scorso

 

 

Stava lavorando su una delle più belle navi del mondo, di fatto il sogno della sua vita: cucinare viaggiando. Perché Angelo Faliva, 32 anni, cremonese, ci era riuscito. Diploma alberghiero, gavetta nei piccoli ristoranti, fino ad approdare a Londra e nelle isole Bermuda. Secondo cuoco, appena sotto il grado di chef, era poi arrivato a imbarcarsi sulle linee Princess, le crociere di lusso. Ci lavorava dal 2006.

Ci è rimasto fino al 25 novembre scorso. Quando, sulla tratta di mare tra Aruba e Cartagena (Colombia), Angelo è sparito. Del cuoco viaggiatore si sono perse le tracce dalle 20,15, quando il giovane è uscito dalla cucina per scomparire nel nulla. Che cosa è successo ad Angelo Faliva? Se lo chiede la famiglia in contatto con lui via mail. «Ho ricevuto sue notizie il 24 — racconta la sorella Chiara —, era contento, sereno, scriveva che stava per arrivare ad Aruba, e mi chiedeva di salutare tutti». Adesso sembra iniziato un incubo. «Il 26 ci hanno avvertito che Angelo era scomparso— spiega Chiara —, lo hanno cercato a bordo, hanno setacciato la nave, ma di lui nessuna traccia». La Farnesina sta seguendo il caso: «È un mistero, dobbiamo capire che fine ha fatto». Le ricerche della polizia locale continuano anche oggi.

Gra. Mot.