30/08/2011
Casa al Colosseo, Scajola indagato
Casa al Colosseo, Scajola indagatoL'INCHIESTA / Quando si dimise spiegò:«Comprata a mia insaputa». L'ex ministro deve rispondere di violazione della legge sul finanziamento illecito dei partiti
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18/02/2011
Turista Usa violentata a Villa Borghese Alemanno: «Accendiamo il Colosseo»
Turista Usa violentata a Villa Borghese Alemanno: «Accendiamo il Colosseo»Arrestato un 30enne. La ragazza, 28 anni, è stata portata da un romeno senza fissa dimora in una cabina elettrica: lì l'aggressione. Il sindaco: luci sull'Anfiteatro in segno di solidarietà
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27/09/2010
Bossi spara contro la Capitale: «A Roma il Gp lo facciano con le bighe»
Bossi spara contro la Capitale: «A Roma il Gp lo facciano con le bighe»Dopo le proteste la controreplica: «Era una battuta, ma forse si sentono in colpa». Il Senatur: «Spqr? "Sono porci questi romani"». Insorge la politica romana. E Totti: venga a dirlo al Colosseo
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14/07/2010
Soldi del Sisde per ristrutturare le case di Scajola e Pittorru
Soldi del Sisde per ristrutturare le case di Scajola e PittorruLa «cricca». La Procura di Perugia ascolterà le telefonate che riguardano i politici
| Claudio Scajola in una foto d'archivio (Ansa) |
PERUGIA — La procura di Perugia ha avviato l’ascolto delle telefonate rimaste finora segrete tra i componenti della «cricca» e i politici. Migliaia di conversazioni intercettate in oltre due anni di indagine che riguardano gli affari legati agli appalti dei Grandi Eventi, ma anche le nomine e gli accordi avvenuti all’interno delle strutture che hanno gestito l’organizzazione del G8 a La Maddalena e poi a L’Aquila, i Mondiali di Nuoto, le celebrazioni dei 150 dall’Unità d’Italia. E che potrebbero aggiungere nuovi dettagli a quanto è stato scoperto negli ultimi mesi attraverso le verifiche dei conti correnti degli indagati e i controlli effettuati sulle ristrutturazioni compiute dalle ditte del costruttore Diego Anemone. L’ultima informativa consegnata dalla Guardia di Finanza ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi fornisce nuovi dettagli sulle operazioni immobiliari effettuate per favorire l’ex ministro Claudio Scajola e il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru. È stato infatti accertato che le fatture da decine di migliaia di euro per il rifacimento dei loro appartamenti furono emesse a carico del Sisde e pagate con i soldi destinati al rifacimento della nuova sede degli 007 in piazza Zama, a Roma.
Nove vani sul Colosseo
Comincia tutto il 2 aprile del 2004 quando l’architetto Angelo Zampolini versa 285.000 euro per l’acquisto di un appartamento per Pittorru. «Il sistema—racconterà poi il professionista— è stato messo in piedi da Anemone che mi consegnava soldi in contanti e mi chiedeva di cambiarli in assegni circolari da mettere a disposizione al momento del rogito». Proprio come avvenuto per l’allora ministro per l’Attuazione del programma Scajola che di euro ne ha avuti 900.000 per la dimora vista Colosseo. Ma evidentemente non è bastato. E infatti, qualche mese dopo, quando in tutti questi immobili vengono avviate le ristrutturazioni, si trova il modo di regalare anche i lavori, materiali compresi. Il 16 settembre successivo, come risulta dalla Dia (la denuncia di inizio lavori) depositata al comune di Roma, è lo stesso Zampolini a dare il via al progetto per il rifacimento di casa Scajola affidata alla A.M.P srl di Daniele Anemone, fratello dell’imprenditore e lui stesso finito nel registro degli indagati per concorso in corruzione. Le piantine dimostrano che dai nove vani iniziali sono state ricavate altre due stanze e due bagni, per un prezzo che alla fine supererà i 150.000 euro. Meno fastosi ma pur sempre impegnativi sono i lavori effettuati nelle case di Pittorru. Il generale incontrava spesso Anemone e il commercialista Stefano Gazzani che a lui si sarebbero rivolti sperando di avere notizie sulle indagini in corso, anche tenendo conto che per anni era stato nella Guardia di Finanza. Da qui la decisione di far scattare l’accusa di corruzione.
I fondi riservati
Gli accertamenti condotti nelle ultime settimane proprio dagli investigatori delle Fiamme Gialle aprono però un nuovo scenario che potrebbe fornire ulteriori elementi a sostegno della contestazione. Proprio nel 2004 un’altra azienda del Gruppo, la «Anemone di Anemone Dino», è impegnata in un appalto ben più remunerativo: il rifacimento della caserma Zignani destinata a diventare una delle prestigiose sedi del Sisde, ora Aisi. I costi, inizialmente fissati in tre milioni di euro, lieviteranno fino a portare nelle casse della società circa 12 milioni. Dal 10 ottobre di quell’anno il direttore del Dipartimento tecnico-logistico del Sisde—l’ufficio che si occupa di sovrintendere a questo tipo di appalti—è proprio Pittorru. La Finanza ha acquisito le fatture emesse per le ristrutturazioni degli appartamenti dello stesso generale e di Scajola, le ha confrontate con gli atti acquisiti al Sisde. Poi ha interrogato i responsabili delle ditte che se ne occuparono per sapere chi pagò i conti. «Ci dissero — hanno spiegato — che tutto andava addebitato al Sisde come se quei lavori fossero stati compiuti all’interno della Zignani e così abbiamo fatto». Ora bisognerà scoprire se fu Pittorru ad autorizzare i mandati di pagamento, ma già si sa che sono stati utilizzati i fondi riservati, che la legge destina esclusivamente agli 007.
Dischetti e brogliacci
E proprio per verificare se nuovi elementi investigativi possano arrivare dalle telefonate rimaste finora segrete che i pm hanno ordinato l’ascolto di tutti i nastri e la trascrizione di quelli ritenuti utili all’inchiesta. I brogliacci trasmessi dai colleghi di Firenze danno conto di conversazioni registrate sui telefoni di Angelo Balducci, di Diego Anemone e degli altri indagati, compreso il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Ci sono vari contatti istituzionali e dunque con interlocutori di palazzo Chigi, del ministero delle Infrastrutture e del Turismo coinvolti nell’organizzazione dei Grandi Eventi, della Santa Sede. Ma ci sono anche colloqui privati tra personaggi che sono entrati nell’inchiesta soltanto nelle ultime settimane. Al termine di una prima verifica si era ritenuto che non ci fossero elementi rilevanti, ma alla luce di quanto è emerso in seguito si è deciso di effettuare una «rilettura» completa del materiale partendo proprio dalle sintesi contenute nei registri compilati dai carabinieri del Ros.
Fiorenza Sarzanini
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04/06/2009
«Degrado al Colosseo, è un suk arabo» Giro : così se ne vanno i turisti
«Degrado al Colosseo, è un suk arabo» Giro : così se ne vanno i turisti
L'ALLARME DEL SOTTOSEGRETARIO AI BENI CULTURALI. Il ministero pensa alla creazione di un'isola recintata. Al via i lavori alla Domus Aurea, riaprirà tra due anni
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| Rifiuti a due passi dal Colosseo (foto Jpeg) |
Domus Aurea, partono i lavori per combattere infiltrazioni d’acqua e pericolo di crolli: aprirà fra due anni. E si pensa anche al Colosseo, a combattere il degrado che lo circonda. Nel giorno in cui è stata firmata l’ordinanza di protezione civile che nomina l’architetto Roberto Cecchi nuovo commissario per l’area archeologica di Roma (ha preso il posto di Guido Bertolaso) il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro lancia l’«emergenza Colosseo», dove quest’anno si è registrato un minore afflusso di visitatori intorno al 25 per cento (ma sono arrivati anche meno turisti).
«L’area è troppo degradata - ha detto Giro - non è da paese civile. C’è stato un calo progressivo di affluenza di turisti. E ho ricevuto dal sovrintendente archeologico Angelo Bottini un dossier fotografico impressionante - aggiunge - l’area che lo circonda è un suk arabo, bisogna rivedere la disposizione dei camion bar e riportare il decoro, perché ce lo chiede il mondo. Dobbiamo pensare a una grande 'isola protetta', con una recinzione nuova e allargata a tutta l’area: si va a toccare una parte di pertinenza comunale, ma la volontà del Campidoglio è di sanare la situazione. L’aspettativa è arrivare ad una gestione condivisa, con la gestione commissariale si può contare su 50 milioni di euro».
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| Sorveglianza: una delle telecamere puntate sull'area del Colosseo |
«L’idea è quella di allargare il perimetro della recinzione a tutta l’area, girando intorno l’Arco di Costantino - spiega il sovrintendente archeologico Angelo Bottini - Per migliorare in maniera drastica l’area occorre proteggerla tutta e meglio. Purtroppo bisogna creare una situazione di 'filtro' e di difesa per proteggerla dai vandali».
Partiranno tra un mese al massimo i lavori che renderanno sicura la Domus Aurea, chiusa dal 2005 per gravi infiltrazioni d’acqua. Un intervento di due anni, al termine dei quali verrà aperto un percorso di visita di 2.600 metri quadri. Ad annunciarlo il commissario straordinario Luciano Marchetti: «Si tratta di una prima tranche di lavori - ha precisato - che riguarda circa un terzo dell’area del complesso, quella orientale, dove si trova la 'sala Ottagona' ». L’importo è di 3,2 milioni di euro che saranno coperti con finanziamenti Cipe (3 milioni) e della Protezione civile (800 mila). E con la nomina di Roberto Cecchi per la Domus ci sono in pratica due commissari. Ma «Cecchi rinunci al compenso e usi quelle risorse per gli interventi sull’area», chiede Gianfranco Cerasoli, della Uil Beni culturali.
Lilli Garrone
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23/09/2008
Bacio gay al Colosseo, coppia a giudizio per «atti osceni in luogo pubblico»
Bacio gay al Colosseo, coppia a giudizio per «atti osceni in luogo pubblico»I due giovani saranno processati il prossimo 24 febbraio. L'accusa: «Tra loro vi fu un rapporto orale». La difesa: In alcuni video l'insussistenza del reato contestato
ROMA - Atti osceni in luogo pubblico. Questa l'accusa per la quale saranno processati, il prossimo 24 febbraio, Michele F. e Roberto L.,i due giovani omosessuali sorpresi dai carabinieri nel luglio dello scorso anno, a Roma, nei pressi del Colosseo, a scambiarsi effusioni giudicate contrarie alla pubblica decenza.
«RAPPORTO ORALE» - Chiusa l'inchiesta, il pm di Roma, Pietro Pollidori, ha citato direttamente in giudizio la coppia. I fatti, per i quali Michele F. e Roberto L. (rispettivamente di 36 e 28 anni) saranno processati dal giudice monocratico, risalgono al 27 luglio dello scorso anno. L'accusa non ha dubbi: Michele e Roberto furono sorpresi durante un vero e proprio rapporto orale (circostanza che avrebbe in ogni caso richiesto l'intervento dei militari anche se si fosse trattato di una coppia eterosessuale) e non a scambiarsi un bacio come loro stessi hanno sostenuto più volte anche in pubbliche prese di posizione e in interviste.
«SOLO UN BACIO» - Per la difesa d'altra parte i due si stavano solo baciando dopo una serata trascorsa insieme con amici nella "Gay street" di San Giovanni. Da alcune videoregistrazioni emergerebbe, secondo la difesa, l'insussistenza del reato di atti osceni in luogo pubblico contestato alla coppia omosessuale. «Ero convinto che l'indagine si concludesse con una richiesta di archiviazione - sostiene il legale dei due, l'avvocato Michele Stoppello -. Avevamo chiesto l'acquisizione di filmati effettuati la notte del 26 luglio dalle telecamere posizionate vicino la scalinata d'accesso al Colosseo. Ma secondo la pubblica accusa l'acquisizione della videoregistrazione "è attività complessa dall'esito incerto e non proporzionata all'oggetto del procedimento"». A giudizio dell'avvocato Stoppello, che è anche legale dell'Arcigay, «il pm ha ancorato a doppio filo il proprio convincimento sulle sole asserzioni contenute nel verbale dei carabinieri. Ma affronteremo con serenità il processo confidando pienamente nella giustizia».
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