05/11/2010

Ecco una cometa come non si era mai vista

Ecco una cometa come non si era mai vista

Ha la forma di una nocciolina americana. Una sonda Nasa mai così vicina. Deep Impact da 700 chilometri scatta le foto di Hartley 2

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11/06/2010

È in arrivo una cometa sarà visibile a occhio nudo

È in arrivo una cometa sarà visibile a occhio nudo

Nelle prossime settimane aumenterà la sua luminosità. Tra il 15 e il 16 giugno transiterà nel punto più vicino alla Terra

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Una nuova cometa arriva per la prima volta nel nostro cielo a dar spettacolo. È la C/2009 R1 (McNaught) e tra il 15 e il 16 giugno transiterà nel punto più vicino alla Terra a 1,13 Unità astronomiche. Ora è visibile con un binocolo e un piccolo telescopio prima dell’alba guardando verso Nord-Est tra le stelle della costellazione Perseo, ma nelle prossime settimane si potrebbe osservare a occhio nudo.

LUMINOSITÀ - Adesso la sua luminosità è ridotta (magnitudine 6) ma dovrebbe via via accendersi sempre di più sino ad arrivare alla seconda magnitudine ed essere quindi brillante quanto le stelle del Grande Carro. La cometa C/2009 R1, non periodica, è stata scoperta nel settembre dell’anno scorso dall’astronomo britannico-australiano Robert H. McNaught utilizzando l’Upsala Schmidt Telescope del Siding Spring Observatory nel New South Wales (Australia). In realtà lo scopritore la trovava fra cinque immagini che aveva già scattato un paio di mesi prima, in luglio. McNaught è un celebre cacciatore di comete e varie decine portano il suo nome. L’attuale è la prima volta che compie un viaggio nel sistema solare interno e dunque gli astronomi sono cauti nell’esprimere previsioni che potrebbero essere smentite, non conoscendo bene il nuovo astro con la coda. Ma sono ottimisti e già invitano ad alzare gli occhi al cielo per inseguirla: lo spettacolo – dicono – ricompenserà della levataccia.

Giovanni Caprara


04/01/2010

Una cometa inghiottita dal Sole il primo evento celeste del 2010

Una cometa inghiottita dal Sole il primo evento celeste del 2010

 

Scoperta da un astrofilo australiano analizzando immagini online. Potrebbe essere «figlia» di un corpo celeste visto spezzarsi nel 371 avanti Cristo ?

 

Uno scontro catastrofico fra una cometa e il Sole: ecco la prima scoperta astronomica del 2010, documentata da una spettacolare sequenza di immagini del satellite SOHO (Solar Heliospheric Observatory), frutto maturo ma ancora validissimo della collaborazione fra gli enti spaziali europeo (ESA) e americano (NASA).

SCOPERTA DA UN ASTROFILO - A scoprire la cometa, non attraverso il tradizionale telescopio, ma analizzando le immagini di SOHO disponibili online, è stato Alan Watson, un astrofilo australiano da anni impegnato in questo particolare tipo di caccia fra i pixel. L’astronomo non professionista stava passando le prime ore del nuovo anno a decifrare il movimento delle migliaia di puntini luminosi che compaiono nelle sequenze di immagini riprese in continuazione da SOHO, quando ne ha rintracciato uno, seguito da una scia, che si avvicinava pericolosamente al Sole: «È una sungrazing comet», ha pensato immediatamente, cioè una cometa che passa radente al Sole. E, infatti, a un certo punto, l’oggetto è scomparso come se fosse stato inghiottito dalla nostra stella. Anche noi possiamo ammirare la scena attraverso una composizione animata delle immagini di SOHO. Si vede la cometa seguita dalla lunghissima coda arrivare da sinistra e puntare al centro, verso il Sole artificialmente occultato da un disco opaco che serve a contenere la sua luce abbagliante.

SCOMPARSA - Qualche volta succede che dopo il passaggio al punto di minima distanza dal Sole (perielio in gergo astronomico) l’intera cometa, o almeno qualche frammento di essa evidenziato da una coda gassosa, ricompaia e riprenda la corsa lungo la sua orbita. Ma, finora, della cometa «sungrazing» non c’è traccia: se qualche pezzo è scampato alla disintegrazione nell’inferno solare, forse è troppo piccolo per essere visto.

LE «SUNGRAZING» - Fra tutti i corpi minori che popolano il sistema solare, le comete sono astri molto particolari. Sono costituite da un nucleo solido di qualche km di diametro, formato da materiale roccioso e da ghiacci che evaporano in prossimità del Sole, sviluppando spettacolari chiome e code gassose. Quando queste parti effimere della struttura cometaria sono particolarmente sviluppate, allora possiamo vederle dalla Terra a occhio nudo, senza l’aiuto del telescopio. Solitamente le comete percorrono orbite molto ellittiche, attraversando gran parte del sistema solare e ritornando periodicamente a circumnavigare il Sole a una distanza di sicurezza. Ma, come ha documentato l’ormai quindicenne satellite SOHO, sono frequenti anche i casi di comete «sungrazing», che sfiorano la nostra stella fino alla parziale o totale disintegrazione. Alla fine dell’Ottocento, l’astronomo tedesco Heinrich Kreutz, confrontando le orbite delle poche comete «sungrazing» allora conosciute, si accorse che avevano caratteristiche simili e pensò che fossero il risultato della frammentazione in più parti di una singola cometa progenitrice. Studi successivi confermarono questa ipotesi e portarono all’identificazione di altre comete sungrazing collettivamente battezzate col nome dell’astronomo tedesco: il cosiddetto «gruppo di Kreutz». Secondo alcuni studiosi, l’antica cometa capostipite del gruppo sarebbe passata radente al Sole addirittura il 371 avanti Cristo e corrisponderebbe all’astro osservato dallo storico greco Eforo, il quale riferì di avere assistito alla sua scissione in due parti. Col trascorrere dei secoli i frammenti, nel corso di successivi passaggi solari radenti, si sarebbero ulteriormente suddivisi, dando vita al numeroso gruppo di Kreutz. La cometa scoperta all’inizio di quest’anno apparterrebbe proprio a questa straordinaria filiazione celeste.

Guarda il video

 

Franco Foresta Martin


21/07/2009

Cometa si schianta su Giove: la scoperta dell'anno è di un astronomo dilettante

Cometa si schianta su Giove: la scoperta dell'anno è di un astronomo dilettante

 

Anthony Wesley, 44 anni, australiano, fotografa l'impatto. L'evento poi confermato anche dalla Nasa, si è creata una cicatrice nera sulla superfice del pianeta

La traccia su Giove dello schianto (nel riquadro) ripreso da un telescopio a raggi infrarossi (Nasa)

MILANO - E' la scoperta astronomica dell'anno. E la si deve ad un astronomo dilettante. Una cometa (o forse un asteroide) si è schiantata su Giove e l'evento è stato ripreso (quasi) in diretta. Tutto merito di un programmatore informatico australiano Anthony Wesley, 44 anni, che ha scoperto la zona dell'impatto mentre scrutava il cielo da casa. Il Laboratorio Propulsione Jet (Jpl) della Nasa ha confermato la scoperta usando il potente telescopio a infrarossi di Mauna Kea, nelle Hawaii.

La traccia su Giove dello schianto (da jupiter.samba.org)

La traccia su Giove dello schianto (da jupiter.samba.org)

LA SCOPERTA - La notizia della scoperta di Wesley ha lasciato attonito il mondo dell'astronomia. Wesley ha detto che gli ci sono voluti 30 minuti per realizzare che una macchia scura che ruotava nelle nubi di Giove il 19 luglio era effettivamente il primo impatto visto dagli astronomi da quando una cometa entrò in collisione con il Pianeta gigante nel luglio 1994. «Ho pensato che probabilmente si trattava di una normale tempesta polare», ha detto Wesley sul suo sito web. «Ma dal momento che continuava a ruotare e le condizioni miglioravano, improvvisamente ho capito che non era solo scura, era nero in tutti i canali, il che significava che era veramente una macchia nera», spiega Wesley dalla sua casa a Murrumbateman, a nord di Canberra. Le fotografie mostrano la zona dell'impatto, una «cicatrice nera», vicino al Polo Sud di Giove. «Siamo stati molto fortunati ad aver guardato Giove esattamente in quel momento, in quell'ora per assistere all'evento. Non avremmo potuto progettarla meglio», ha detto Glenn Orton, scienziato del Jpl della Nasa, al quotidiano australiano Sydney Morning Herald.

 

La traccia su Giove dello schianto (da jupiter.samba.org)

La traccia su Giove dello schianto (Nasa)

 


05/02/2009

Arriva Lulin, la «cometa verde»

Arriva Lulin, la «cometa verde»

 

Il 24 febbraio sarà nel punto più vicino alla Terra, a 60 milioni di chilometri. Nei prossimi giorni dovrebbe essere visibile anche a occhio nudo. Nel frattempo ha perso la coda

 

Lulin, la «cometa verde»
Lulin, la «cometa verde»
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
MILANO - Ormai è diventata nota come la «cometa verde» grazie al suo colore derivato dai gas che emette come ben si vede nella bella fotografia dell’astrofilo Paolo Candy. Stiamo parlando della cometa Lulin, scoperta nel 2007 da una collaborazione tra astronomi di Cina e Taiwan, che si sta avvicinando alla Terra: la «sfiorerà» il prossimo 24 febbraio da una distanza di 60 milioni di chilometri. Allora dovrebbe raggiungere una brillantezza tra la 4a e 5a magnitudine e quindi dovrebbe visibile ad occhio nudo.

GETTI EMESSI - Nessuno però lo giura perché questa è la prima visita di Lulin all’interno del sistema solare e nessuno sa come si comporti. Le sorprese sono quindi possibili. I getti che la colorano di verde emessi dal nucleo contengono cianogeno, un gas ritrovato in molte comete, e carbonio biatomico. Entrambe le sostanze garantiscono un alone verde quando sono illuminate dalla luce del Sole nel quasi-vuoto spaziale. Per vederla bisogna adesso guardare tra le stelle della costellazione della Bilancia.

 

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PRIMA SORPRESA - Il 16 febbraio transiterà nella costellazione della Vergine e il 24 febbraio apparirà a poca distanza da Saturno nella costellazione del Leone. Nelle immagini (in bianco e nero) raccolte ieri dagli astrofili Ernesto Guido, Giovanni Sostero e Paul Camilleri già la «cometa verde» ha offerto una prima sorpresa mostrando una «disconnessione», un distacco della coda di plasma (nella foto sopra). Ma siamo solo alle prime battute.

 


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