27/04/2012
E Grillo si traveste da politico d'antan
E Grillo si traveste da politico d'antanScappa davanti al fuoco di fila di domande del cronista di «servizio pubblico». Santoro in trasmissione gli dice: «Perché ti sottrai al confronto?»
15:41 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, beppe grillo, comizio, servizio pubblico, michele santoro, intervista | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
12/10/2010
Nudo davanti a Obama, per pubblicità E un fan gli lancia un libro alle spalle
Nudo davanti a Obama, per pubblicità E un fan gli lancia un libro alle spalleMovimentato comizio a Filadelfia per il presidente Usa. Arrestato un 24enne, senza vestiti e con una scritta sul petto per promuovere il sito del miliardario Alki David
12:45 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, comizio, presidente degli stati uniti, barack obama, filadelfia, arrestato, ragazzo, nudo, scritte, promozione, sito, miliardario, laki david | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
24/03/2010
Bossi, primo comizio per il figlio «È in lista perché ha lavorato»
Bossi, primo comizio per il figlio «È in lista perché ha lavorato»
Il centrodestra - Il Carroccio. E sul ministero dell’Agricoltura: mi impunterò, non lo molleremo.
| Umberto Bossi con il figlio Renzo nel comizio di Brescia (Stefano Cavicchi) |
BRESCIA — «Per mio papà è la prima volta. E mi sa che è più emozionato di me». Renzo Bossi scherza dal palco sulla piazza del Mercato di Brescia. Ma probabilmente ci prende. Umberto Bossi è lì, al suo fianco, per la prima volta nella lunga campagna elettorale della Lega, e può misurare l'appeal del figlio su quella folla che ha portato lui ad essere l'uomo più potente del governo dopo Silvio Berlusconi. Sotto il palco, uno striscione lo saluta: «Renzo figlio di Umberto, Lega figlia di Bossi». Una sorta di «fratellanza» che poco più tardi Rosy Mauro ribadisce: «Noi al progetto di Umberto ci siamo arrivati, lui ci è nato in mezzo». Ma in effetti il «Capo» ci tiene per davvero. Al punto da strizzare l'occhio: «Vi spiego come si vota. Voi mettete la croce sul guerriero, basta quello. Poi, se proprio volete un nome, c'è Bossi». Il leader leghista, però, tiene a sottolineare che a Renzo non è stato regalato niente: «Noi siamo quelli che mandano avanti chi lavora. E anche con mio figlio è stato lo stesso. Lo abbiamo fatto venire in consiglio federale e gli abbiam detto: vediamo un po’ quello che hai fatto ». La strada per arrivare alla serata di ieri è stata lunga. Molto è accaduto dopo che per la prima volta il capo leghista presentò il figlio ai militanti.
Lo fece nel modo più simbolico possibile, in un’occasione ad altissima carica emotiva: Renzo apparve al suo fianco nel 2005 a Lugano, nella casa in cui abitò Carlo Cattaneo, alla prima uscita di Bossi dopo lo «schioppone» che l’aveva colto l'anno prima. Con i militanti con la pelle d’oca nel rivedere quel «capo» che in molti temevano aver perso. Dopo quel momento, l’atteggiamento del leader fu altalenante. Da una parte, l’orgoglio e la voglia di vederlo nell’agone. Dall'altra la preoccupazione di bruciarlo, di esporlo alla prima fila del fuoco mediatico senza la gradualità necessaria a chi ha un cognome meno impegnativo. Da qui la sdrammatizzazione della «trota», come lo ribattezzò a chi gli chiedeva se sarebbe stato il suo delfino. Da qui l’annuncio, nel settembre scorso: «Lascerà l’Italia. Qui lo attaccano per attaccare me». Poi, con le Regionali Bossi rompe gli indugi: «Ho visto che aveva trovato la sua strada». E il giovane Renzo sta alla parte. Parla di lavoro, conduce tutta la campagna elettorale da presidente dell'Aditer, una non notissima associazione delle imprese del territorio. Una scelta forse azzardata, visto che i presidenti di associazione imprenditoriale di 22 anni sono rari. Però, lui ci si butta: il lavoro è il filo conduttore di tutti i comizi. Con Bossi che incalza: «I nostri dovranno andare in Regione con le forbici. Per tagliare. Tutte le risorse devono andare per il lavoro». Il cuore di papà è soddisfatto: «È stato abbastanza bravo ». E alla fine la promessa del leader sul ministero dell’Agricoltura: «Se Zaia non resterà lì non sarà facile che la Lega lo molli. Io mi impunterò. E in Lombardia più forti saremo e più ci impunteremo».
Marco Cremonesi
10:36 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, elezioni, legha, bossi, candidature, figlio, carroccio, renzo bossi, comizio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
15/03/2010
Nuovo malore per Di Pietro ad un comizio
Nuovo malore per Di Pietro ad un comizio
Dimesso dopo una notte all'ospedale, oggi viene sottoposto a nuovi controlli a Bergamo. Dopo l'episodio di Arezzo, l'ex pm si è sentito male sul palco domenica durante un raduno dell'Idv a Verbania
![]() |
| Antonio Di Pietro durante un comizio (Ansa) |
MILANO - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, è uscito dall'ospedale di Verbania dove era stato ricoverato domenica per fare dei controlli dopo il lieve malore che lo aveva colto durante un comizio elettorale. Ora è a Bergamo dove continuerà a fare degli accertamenti. Gli appuntamenti che aveva in Veneto sono dunque saltati, informano dal suo staff. Si tratta del secondo disturbo fisico in una settimana: l'ex pm si era sentito male anche lo scorso 8 marzo durante un evento politico ad Arezzo.
MALORE SUL PALCO - Di Pietro si trovava sul palco installato in piazza Città Gemellate per il suo comizio quando è stato visto sbiancare in volto. Ha interrotto l'intervento e si è seduto su una sedia. Dopo pochi minuti però si è rialzato e ha ripreso l'intervento, portandolo fino in fondo. Alla fine dell'intervento, pressato dai suoi collaboratori, è salito sulla sua auto accettando di essere accompagnato all'ospedale di Verbania per un controllo.
15:28 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, malore, di pietro, ricoverato, ospedale, comizio, campagna elettorale, verbania, accertamenti, controlli | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
23/12/2009
Berlusconi: ho perdonato Tartaglia
Berlusconi: ho perdonato Tartaglia
Il cavaliere collegato da arcore in conference call con la sede del Pdl a Roma. «Nel giudicarlo la magistratura non lasci passare il messaggio che si può colpire liberamente il premier»
MILANO - Silvio Berlusconi ha perdonato Massimo Tartaglia, l'uomo che lo ha aggredito una settimana fa a Milano, ma allo stesso tempo ritiene che nel giudicare il suo gesto la magistratura debba ora tenere conto del fatto che non si può far passare il messaggio che si può aggredire il presidente del Consiglio, che resta una istituzione da difendere. È questo, secondo quanto apprende l'Ansa da chi ha potuto ascoltarlo, il ragionamento che il premier ha svolto da Arcore nel corso di una conference call con la sede del Pdl di Roma per gli auguri natalizi.
«GESTO DA NON SOTTOVALUTARE» - Ritornando sull'aggressione di piazza del Duomo, Berlusconi ha spiegato ai suoi, sempre secondo il resoconto di chi ha potuto ascoltarlo, di aver perdonato umanamente Tartaglia. Sapete che non so portare rancore, avrebbe detto il Cavaliere rivolgendosi agli interlocutori che lo ascoltavano dalla sede di via dell'Umiltà. Detto ciò, il premier ha sottolineato l'importanza che il gesto di Tartaglia non sia sottovalutato. Il suo ragionamento è stato il seguente: non deve passare il messaggio che si può andare in giro e colpire liberamente il presidente del Consiglio che rappresenta un'istituzione; il rischio è che altrimenti parta un tiro al bersaglio. Nel motivare le sue osservazioni, Berlusconi ha poi ricordato che se la statuetta fosse stata lanciata qualche centimetro più in alto lui sarebbe finito «sotto terra» o avrebbe perso un occhio. L'aggressione in piazza Duomo, ha spiegato il Cavaliere ai suoi, è stata frutto di un clima d'odio. Io - ha ragionato secondo quanto riferiscono i presenti - non ho mai scaldato il clima, ho fatto solo notare la provenienza di alcuni organismi istituzionali che è una provenienza chiaramente di sinistra.
SONDAGGI - Nel corso della telefonata da Arcore ai dirigenti e al personale del Pdl Berlusconi ha anche svelato i dati degli ultimi sondaggi sostenendo di godere di un gradimento personale che va oltre il 65% e che il partito «sfiora» il 40%.
«GRATO AL PREMIER» - Alessandro Tartaglia, il padre dell'uomo che ha colpito al volto il premier, è «grato» a Silvio Berlusconi che ha detto di essere pronto a perdonare il suo aggressore. «Sono contento di questo gesto e mi farebbe piacere se per mio figlio ci fosse la possibilità di riscatto». «Il perdono sarà certamente per Massimo Tartaglia un sollievo» ha detto l'avvocato Daniela Insalaco, legale dell'uomo in carcere per aver ferito il Cavaliere.
BERSANI - Anche Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, nel corso della registrazione di Porta a Porta è in qualche modo tornato sul tema dell'aggressione a Silvio berlusconi. «I fatti di violenza vanno condannati senza aggiungere parole» ma «nel nostro Paese c'è un aria un po' pesante perché non c'è ascolto». «Ognuno faccia il suo mestiere - ha aggiunto Bersani -, qualsiasi tipo di critica e pulsione deve avere una risposta. Anch'io penso che in qualche punto del Paese tiri un'aria non buona». Quanto all'ipotesi di norme restrittive per il web Bersani ribadisce che «ci sono altre strade, ci sono meccanismi di autoregolamentazione dei gestori della rete».
07:37 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, aggressione, berlusconi, comizio, milano, reazioni, politici, bufera, di pietro | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
21/12/2009
«Clima d'odio influenza menti labili»
«Clima d'odio influenza menti labili»
Dopo l'aggressione una mattinata tranquilla nella residenza di arcore. Messaggio di Berlusconi: «Vado avanti per il bene del Paese. La solidarietà mi dà una spinta ulteriore»
![]() |
| Berlusconi in una foto di alcuni giorni fa (Afp) |
MILANO - «Andrò avanti per il bene del Paese»: questo il messaggio lanciato da Silvio Berlusconi ai partecipanti alla manifestazione di solidarietà indetta in Piazza Brà a Verona, a una settimana dall'aggressione subita dal premier a Milano. «Manifestazioni di solidarietà nei miei confronti - ha detto Berlusconi, che ha chiamato al cellulare il sottosegretario Aldo Brancher - mi danno una ulteriore spinta ad andare avanti e a sostenere il nostro impegno per il bene del Paese».
ODIO - «Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno - ha dichiarato Berlusconi - è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante». Il presidente del Consiglio ha poi sottolineato che da quanto avvenuto si deve trarre l'insegnamento di «rispettare» gli avversari politici senza considerarli «nemici».
COMMOSSO - «Sono commosso - ha detto ancora Berlusconi - e ringrazio Verona che ha per prima voluto organizzare questa manifestazione di solidarietà». «L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio», ha ribadito il presidente del Consiglio; è lo stesso slogan dello striscione che campeggia sulla scalinata del Municipio. «Questo è il messaggio - ha aggiunto il premier - che stiamo portando in giro per tutta l'Italia». «Sotto l'albero di Natale - ha detto ancora, rivolgendosi ai sostenitori - regalate una tessera del Pdl». In piazza Brà, secondo una prima stima, un migliaio di persone, tra le quali oltre a Brancher il sottosegretario Alberto Giorgetti, e vari sindaci e assessori comunali. La manifestazione si è chiusa con le note di «Meno male che Silvio c'è».
A VILLA SAN MARTINO - L'intervento telefonico alla manifestazione di Verona è stato l'unico impegno pubblico di Berlusconi nella mattinata di domenica. Dopo la cena che ha portato sabato sera ad Arcore il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e i big della Lega, quella di domenica è stata una mattinata tranquilla a Villa San Martino, residenza di Silvio Berlusconi, in cui il premier ha deciso di passare la convalescenza dopo l'aggressione subita in piazza Duomo a Milano. Nessuna visitatore ha varcato in mattinata i cancelli della casa del Cavaliere e nessuno ospite particolare è atteso in giornata.
11:52 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, aggressione, berlusconi, comizio, milano, reazioni, politici, bufera, di pietro | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
16/12/2009
Da Berlusconi un messaggio sul sito Pdl «State sereni, l'amore vince sull'odio»
Da Berlusconi un messaggio sul sito Pdl «State sereni, l'amore vince sull'odio»
BOLLETTINO MEDICO: SARA' DIMESSO MERCOLEDI'. La telefonata di obama. Bonaiuti: «Notte tranquilla e nuovi controlli». Striscioni di sostegno davanti al San Raffaele. Di Pietro attacca
| Paolo Bonaiuti |
MILANO - Anche Barack Obama ha telefonato a Silvio Berlusconi dopo l'aggressione di Milano. Il leader americano ha fatto al presidente del Consiglio gli auguri di pronta guarigione. «È stata una conversazione molto cordiale - rende noto Palazzo Chigi - nella quale il Presidente Obama si è informato delle condizioni di salute del Presidente Berlusconi e gli ha espresso solidarietà e vicinanza, augurandogli una rapida guarigione. Il Presidente degli Stati Uniti - prosegue la nota - ha anche ringraziato il Presidente del Consiglio per l’eccellente contributo italiano in Afghanistan e per la decisione del Governo italiano di inviare altri mille uomini nel corso del 2010». Il premier, intanto, ha trascorso un'altra giornata all'ospedale: l'ultima, prima di essere dimesso. E ha parlato, anche se solo attraverso un messaggio pubblicato sul sito del Pdl: «Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio».
ALTRE AGGRESSIONI - Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, in collegamento con il Tg1, ha riferito sulle condizioni di salute del presidente del Consiglio. «Tutti noi temiamo nuove aggressioni e glielo abbiamo detto altre volte, però togliere a Berlusconi il contatto con la gente sarebbe impossibile, non avremmo più il Berlusconi leone combattente che è sempre stato. È la chiave del suo successo personale e del suo carisma». Il presidente ha ripreso a lavorare? «Tenere lontano dal lavoro Berlusconi è estremamente difficile - dice Bonaiuti -. Ha vissuto tutta la vita lavorando, è un lavoratore nato, quindi togliergli questa possibilità di lavorare significa togliergli una cosa che gli sta molto a cuore».
MERCOLEDì LA DIMISSIONE - Berlusconi dovrebbe essere dimesso mercoledì pomeriggio dal San Raffaele, «con la raccomandazione di astenersi da impegnative attività pubbliche per almeno due settimane - ha spiegato il suo medico personale Zangrillo -. Le condizioni cliniche non destano preoccupazioni. Permangono i problemi legati alla sintomatologia dolorosa dovuta agli esiti del trauma subito, e in particolare alla riacutizzazione della cervicalgia che nei mesi precedenti aveva afflitto il presidente in più di una circostanza». Dal punto di vista psicologico, «l'umore è preoccupante perché è sempre piuttosto abbacchiato ma dà segni di ripresa - ha detto Zangrillo -. Ha una coda di profonda amarezza per quanto è capitato e per alcune cose successive». È stato intensificato il programma analgesico, cioè sono state aumentate le prescrizioni di antidolorifici dato il dolore persistente che affligge il premier in seguito alla ferita riportata. Il medico personale di Berlusconi ha anche specificato che il premier «mangia regolarmente, anche se con fatica», e che sul viso di Berlusconi non rimarranno cicatrici.
CARTELLI E STRISCIONI - Davanti all'ospedale sono ancora numerosi i cartelli e gli striscioni di solidarietà al presidente del Consiglio. Sui cancelli dell'ingresso principale è stato appeso un grande cartellone: «Forza presidente», firmato dalla Curva sud del Milan. Un altro recita: «La mia famiglia crede in te, presidente non darla vinta a quei balordi».
DI PIETRO: «GOLPISTI» - Al messaggio di Berlusconi sul sito del Pdl ha risposto Antonio Di Pietro: «L'amore vince sull'odio? Vorrei fosse così, ma detto da un manipolo di golpisti che brandisce prima il bastone e tende poi la mano...» ha scritto su Twitter il leader dell'Idv, che attacca l'idea di norme più rigide su web e manifestazioni: «Stanno scoprendo le carte: approfittando del gesto di uno squilibrato preparano leggi che limitano la libertà di manifestare. Maroni vorrebbe chiudere Facebook e YouTube, sono loro i maggiori sciacalli di quanto accaduto a Milano».
07:32 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, aggressione, berlusconi, comizio, milano, reazioni, politici, bufera, di pietro | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
14/12/2009
«Il Cavaliere istiga», bufera su Di Pietro Bindi: il premier non faccia la vittima
«Il Cavaliere istiga», bufera su Di Pietro Bindi: il premier non faccia la vittima
Le reazioni dopo l'aggressione a Berlusconi/Napolitano: fermare la spirale di violenza. Fini: gravissimo, inaccettabili le parole del leader Idv. Bossi: atto di terrorismo. Bersani: gesto inqualificabile
| Il premier durante il comizio (Afp) |
MILANO - «Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del presidente del Consiglio al quale va la mia personale solidarietà». Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha commentato così l'atto di violenza contro il presidente del Consiglio in piazza Duomo a Milano. Il presidente della Repubblica, che domenica sera ha anche telefonato al premier al termine degli accertamenti medici all'ospedale San Raffaele, ha anche espresso «il più netto, rinnovato appello perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza». Il messaggio del Colle non ha però spento le polemiche politiche scatenate dal primo commento a caldo di Antonio Di Pietro sull'aggressione al premier.
«CONTRO LA VIOLENZA MA LUI ISTIGA»- «Io non voglio che ci sia mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza» ha detto il leader Idv. «Condivido - ha aggiunto - le rimostranze dei cittadini che ogni giorno vedono un premier che tiene bloccato il Parlamento per fare leggi che servono a lui e soltanto a lui, mentre milioni di cittadini perdono il lavoro e faticano ad arrivare a fine mese». Proprio pochi giorni fa Di Pietro, nel corso della manifestazione della Cgil a Roma, aveva detto: «Se il governo continua ad essere sordo ai bisogni dei cittadini, si andrà allo scontro di piazza, e lì ci scapperà l'azione violenta se il governo non si assume la responsabilità di rispondere ai bisogni del Paese». E dopo le critiche piovutegli addosso da tutto il Pdl e la presa di distanza di Pd e centristi, il leader dell'Idv ha mandato una nuova nota: «Come al solito quando si tratta di criticare l'Idv i soliti "Soloni" capiscono fischi per fiaschi. Ribadisco allora che noi tutti deploriamo e condanniamo l'aggressione subita dal presidente del consiglio. Ci mancherebbe altro!». «Però - aggiunge - non può e non deve legittimare e giustificare la dilagante esasperazione che l'assenza di politiche economiche e sociali di questo governo sta provocando nei confronti di miglia di lavoratori e padri di famiglia. Non è prendendosela con me che si risolvono i problemi, ma affrontandoli e dando risposte ai bisogni dei cittadini, cosa che il governo Berlusconi non ha fatto e non pare abbia alcuna intenzione di fare». Lunedì mattina l'ex pm è tornato a respingere con fermezza le critiche e ha puntato il dito contro «il balletto sconsiderato di criminalizzazione nei miei confronti a cui sto assistendo da ore».
BINDI: «IL PREMIER NON FACCIA LA VITTIMA» - Commentando l'aggressione al premier, il Pd attraverso il segretario Pier Luigi Bersani, ha parlato di un «gesto inqualificabile che va fermamente condannato». Ma in un'intervista a La Stampa, Rosy Bindi, pur condannando «il gesto folle», ha invitato il premier a «non fare la vittima», apostrofandolo come «uno degli artefici del clima violento» nel Paese. La presidente del Pd ha espresso «solidarietà» a Berlusconi, ma ha anche sottolineato che «resta il fatto che tra gli artefici di questo clima c'è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima». Per la Bindi gesti come quello di cui si è reso responsabile Tartaglia quelli «vanno sempre condannati, mai giustificati. Qualche volta, però, sono spiegabili». «Motivi di esasperazione ce ne sono molti, legati alla crisi economica che alcuni pagano con prezzi altissimi», ha detto Bindi a La Stampa. «La sensazione più diffusa è che non sai più a chi rivolgerti, chi ti tutela. C'è perfino una rottura in parte creata ad arte del movimento sindacale. E poi c'è uno scontro politico che si porta dietro sicuramente frange estremiste o persone che perdono la testa, ma - sottolinea - chi ha più responsabilità fa di tutto per dividere il paese».
FINI: «GESTO GRAVISSIMO» - «È davvero un brutto giorno per l'Italia, si tratta di un gesto gravissimo di fronte al quale tutte le forze politiche hanno il dovere di manifestare una convinta condanna esprimendo solidarietà al presidente del Consiglio»: è stato il primo commento del presidente della Camera Gianfranco Fini che aggiunge: «Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro sono inaccettabili. Non si può in alcun modo giustificare un atto di violenza». «Solidarietà doverosa e condanna di un gesto di violenza che non può e non deve in alcun modo né minimizzato né giustificato». Ha aggiunto al Tg1 il presidente della Camera. «Il contrasto anche aspro non può legittimare o giustificare quanto avvenuto. C'è il dovere di tutte le forze politiche, e lo sottolineo perché mi sembra ci sia stata qualche dichiarazione francamente inaccettabile, di fare fronte comune perché l'Italia non riviva gli anni della violenza; chi ha 50 anni si ricorda quegli anni, che non devono tornare». Appena saputo del gesto, il presidente della Camera ha subito telefonato al ministro La Russa, in piazza Duomo con Berlusconi, per chiedere informazioni sulle condizioni del premier. «Era molto preoccupato», ha detto il ministro della Difesa.
BOSSI: «ATTO DI TERRORISMO» -«Quello che hanno fatto a Berlusconi è un atto di terrorismo» ha detto il ministro Umberto Bossi. «Si sentiva un clima pesante da tempo - ha detto Bossi -. E quello che è accaduto oggi è un segnale preoccupante». «Silvio è un amico - ha aggiunto il leader del Carroccio - e mi aveva appena espresso in pubblico, nel suo discorso in piazza Duomo, ancora una volta la sua stima». «Dopo quel che è accaduto oggi - ha concluso Bossi - bisogna alzare la guardia. Ci sono in giro troppe persone pronte a gesti delinquenziali. La Lega si mobilita e si prepara per combattere contro ogni rischio di terrorismo».
VATICANO: «DALLA VIOLENZA DELLE PAROLE AI FATTI» - Interviene anche il Vaticano a deplorare l'aggressione al presidente del Consiglio: «È un fatto molto grave e preoccupante, che manifesta il rischio reale che dalla violenza delle parole si passi alla violenza nei fatti» dice il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Ogni violenza - aggiunge - va fermamente condannata senza incertezze da tutte le parti politiche e dalle diverse componenti della società. Al Presidente Berlusconi, così irresponsabilmente colpito, va la nostra doverosa solidarietà».
LA CEI: «AUSPICHIAMO CLIMA PIU' SERENO» - «La violenta aggressione subita dal Presidente del Consiglio costituisce un episodio di singolare ed esecrabile gravità»: è il commento della presidenza della Conferenza episcopale italiana. «Mentre esprimiamo sincera vicinanza al Presidente Berlusconi - prosegue la nota della Cei del card. Bagnasco - auspichiamo per il nostro Paese un clima culturale più sereno e rispettoso al fine di realizzare nella coesione sociale e nella responsabilità politica il bene di tutti e di ciascuno».
SCHIFANI: «ATTO DI INTOLLERANZA» - Il presidente del Senato, Renato Schifani, esprime profonda solidarietà nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e condanna duramente l'inaccettabile aggressione subita oggi dal premier. «Quello che è accaduto oggi - dice il presidente Schifani - deve essere assolutamente condannato senza se e senza ma. Siamo davanti ad un gesto gravissimo ed incivile atto di intolleranza che offende il popolo italiano ed il nostro Paese».
JOSE BARROSO: «PRONTA GUARIGIONE» - E il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso ha inviato stasera un messaggio al presidente del Consiglio augurandogli «una rapida guarigione» dopo l'aggressione subita.
CASINI: «VIOLENZA INTOLLERABILE» - «La violenza anche in politica è intollerabile e lo è tanto di più quando sono in corso manifestazioni pacifiche. Berlusconi ha la nostra solidarietà senza se e senza ma». Lo ha detto il leader Udc, Pier Ferdinando Casini.
PRODI: «PROFONDO SDEGNO» - Solidarietà a Silvio Berlusconi anche dall’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi. «Esprimo profondo sdegno e una ferma condanna - afferma in una nota - per il gesto violento che ha colpito oggi a Milano l’onorevole Silvio Berlusconi, al quale va la mia più sincera solidarietà e l’augurio di una rapida guarigione».
RUTELLI: «GESTO INDEGNO» - Il presidente di Alleanza per l`Italia Francesco Rutelli esprime, in una nota, la sua «totale solidarietà» al Presidente del Consiglio, vittima di un «gesto indegno di un paese democratico e civile». «Tutti si impegnino, senza distinguo, perché questo clima di odio si superi immediatamente», ha sottolineato Rutelli.
11:07 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (5) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, aggressione, berlusconi, comizio, milano, reazioni, politici, bufera, di pietro | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
13/12/2009
Arrestato Massimo Tartaglia, l'uomo che ha ferito Berlusconi
Arrestato Massimo Tartaglia, l'uomo che ha ferito Berlusconi
Ha 42 anni e non è legato a gruppi che potrebbero far pensare a un'aggressione organizzata. In cura da 10 anni per problemi mentali, dopo l'interrogatorio in questura del procuratore antiterrorismo Armando Spataro, è stato arrestato per lesioni aggravate
Si chiama Massimo Tartaglia ed ha 42 anni l'uomo che ha ferito il premier Silvio Berlusconi dopo il comizio in piazza Duomo, colpendolo proprio con un souvenir che rappresenta il monumento simbolo di Milano.
L'uomo è stato immediatamente bloccato e portato via dalla polizia, che lo ha sottratto alla rabbia della gente. Secondo alcune testimonianze, mentre veniva portato via avrebbe detto: "Non sono io. Io non sono nessuno".
Ai primi tempestivi controlli è risultato che nei confronti di Tartaglia gli investigatori non hanno alcuna segnalazione che possa farlo ritenere vicino a gruppi organizzati o dell'estremismo. A suo carico solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Di fatto è un completo sconosciuto alla Digos, che ha immediatamente interrogato l'uomo per capire cosa lo abbia spinto a colpire Berlusconi. Secondo quanto risulta in Questura, Massimo Tartaglia non sarebbe legato a nessuna organizzazione antagonista conosciuta.
La dinamica dei fatti, peraltro, agli investigatori appare al momento più vicina ad un gesto isolato che ad un tentativo di aggressione organizzato.
L'ipotesi, al momento ritenuta più attendibile, è quella del gesto di uno sconsiderato. In effetti, è giunta conferma che l'uomo è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano e la sua psicologa lo ha raggiunto in questura.
In serata è stata anche perquisita la sua abitazione a Cesano Boscone. L'uomo lavora nell'azienda grafica del padre.
Quando è stato bloccato, aveva in tasca oltre ad altri due souvenir e un piccolo crocifisso anche una bomboletta di spray urticante al peperoncino.
Il particolare è emerso in Questura, dove tutto il materiale è stato portato ed è attualmente sotto sequestro. La presenza dello spray e degli altri oggetti è costata a Tartaglia anche l'aggravante della premeditazione per l'accusa di lesioni aggravate. Tartaglia, dopo l'interrgoatorio del procuratore antiterrorismo Armando Spataro, è stato dichiarato in arresto.
23:57 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, aggressore, berlusconi, arrestato, premier, comizio, piazza duomo, massimo tartaglia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
18/08/2009
Con il mitra al comizio di Obama «Posso farlo, da noi è ancora legale»
Con il mitra al comizio di Obama «Posso farlo, da noi è ancora legale»
Non è la prima volta che gli ultraconservatori si presentano armati alle convention. Un uomo con fucile automatico e pistola tra la folla in attesa del presidente americano: «Posso farlo, è la legge»
PHOENIX (Arizona, Usa) - Ancora americani che si recano armati ad un comizio del presidente Barack Obama. È successo a Phoenix dove, secondo quanto riporta il giornale locale The Arizona Republic, un uomo circolava con una mitraglietta semiautomatica al braccio ed una pistola nella fondina nel luogo dove era atteso il discorso del presidente sulla riforma sanitaria. Ad una diretta domanda del giornalista sul perchè girasse armato, l'uomo ha risposto: «perchè posso farlo, in Arizona ancora ci sono alcune libertà».
Anche la Cnn ha ripreso la scena ed il suo repoter ha raccontato di aver visto almeno un'altra persona armata con una mitraglietta. E di fronte alla denuncia da parte di altri media sulla presenza di diversi armati, la polizia di Phoenix ha ricordato che chi possiede legalmente un'arma non ha bisogno di un permesso speciale per portarla. Nessun crimine è stato commesso e nessuno è stato arrestato, hanno concluso gli agenti dell'Arizona.
I PRECEDENTI - Non è la prima volta che gli ultraconservatori, sostenitori del diritto a girare armati che sostengono sia sancito dalla costituzione, scelgono questo modo minaccioso ed intimidatorio di protestare contro l'amministrazione democratica ed in particolare la riforma sanitaria. Una settimana fa un uomo è stato arrestato nel New Hampshire dopo che la polizia lo ha trovato in possesso di un'arma non denunciata poco prima dell'arrivo di Obama ad una riunione cittadina sulla riforma. E sempre all'esterno della town hall del New Hampshire un uomo armato ha protestato brandendo un cartello con la famosa frase di Jefferson: «L'albero della libertà deve essere innaffiato ogni tanto con il sangue dei patrioti e dei tiranni».
16:56 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: phoenix, arizona, usa, comizio, obama, uomo, armato, legalità, porto d'armi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook









