23/12/2009

«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge

«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge

 

Riforma Urbani applicata alla commedia con De Sica. Rischi per i piccoli cinema. Le nuove norme e le scelte del ministero. Il riconoscimento anche a «Winx Club 2»

 

Christian De Sica, Sabrina Ferilli e Michelle Hunzicker: sono nel cast di «Vacanze a Beverly Hills» (Ansa)
Christian De Sica, Sabrina Ferilli e Michelle Hunzicker: sono nel cast di «Vacanze a Beverly Hills» (Ansa)

MILANO — Nemmeno nei suoi sogni più azzardati Christian De Sica aveva osato tanto: il cinepanettone dichiarato ufficialmente «film d’essai». E non per un qualche colpo di mano dei fan del supertrash o una resa incondizionata del fronte unito Critici & Castigamatti, ma per «merito» della legge italiana sul cinema. Per aggirare i deprecati cedimenti ideologico-consociativi (leggi: favori ai fanigottoni del cinema sempre pronti a autofinanziarsi coi soldi dello Stato), la riforma dell’allora ministro della Cultura Urbani istituiva precisi parametri matematico-quantitativi per valutare i meriti di un film. Era il reference system che dava punti alla solidità produttiva, alla ricchezza del cast, al valore dei registi o dei direttori della fotografia, eccetera eccetera.

Quei punteggi servivano, e servono, per ottenere finanziamenti «bipartisan» oppure per accedere alla qualifica di «film d’interesse culturale e nazionale». Naturalmente le domande si presentano prima che il film sia girato (per ottenere le sovvenzioni) o comunque prima dell’uscita (per avere la qualifica) e la commissione che li concede si riserva poi di confermarli «previa visione della copia campione». Ma salvo improbabili colpi di scena, nessuna qualifica viene mai revocata. Da qualche mese, poi, questa qualifica è diventata vitale per ottenere i tanto agognati «crediti d’imposta»: per ridare fiato all’industria del cinema senza ricadere nelle sovvenzioni d’antica memoria, sono stati introdotti dei meccanismi di riduzione fiscale (i crediti d’imposta, appunto) capaci di favorire il reimpiego di capitali nella produzione. Ma per evitare che diventassero finanziamenti indiscriminati (e quindi fuori legge), la Comunità europea ha imposto che ne potessero usufruire solo i film di qualità, quelli cioè dichiarati «di interesse culturale e nazionale».

E qui si torna a «Natale a Beverly Hills», che ha chiesto e ottenuto la qualifica in questione per aver diritto ai sacrosanti crediti d’imposta ma che si è conquistato in sovrappiù una «qualifica di film d’essai» che per la legge Urbani spetta di diritto a tutti i film di interesse culturale e nazionale. E qui le cose si complicano. E in peggio. Perché diventare film d’essai vuol dire permettere al cinema che ti programma di ottenere quegli aiuti (fiscali e monetari) che sostengono gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film più difficili, controversi, stimolanti e culturalmente validi. Non certo a quelle megastrutture che magari riempiono tutte le sale con tre o quattro blockbuster e non si preoccupano di far quadrare le logiche del botteghino con quella della qualità. Invece «trasformando» in cinema d’essai anche i multiplex che proiettano opere come «Natale a Beverly Hills» (nella stessa riunione ha già ottenuto lo stesso riconoscimento «Winx Club 2») si finisce solo per sottrarre ulteriori finanziamenti a quei piccoli esercenti che, con un pubblico più attento alla qualità dei film che del pop corn, sono l’ultimo baluardo per la difesa di un cinema degno di questo nome. Altrimenti rischiano di diventare pura demagogia tutte le richieste di maggior efficienza e moralizzazione che la Politica rivolge a questo settore: se non si cambia al più presto questa legge, le occasioni per essere orgogliosi della nostra cinematografia diventeranno ogni giorno più esigue. Con o senza il marchio d’essai.

Paolo Mereghetti


26/11/2009

Checco Zalone "cade dalle nuvole" con allegria

Checco Zalone "cade dalle nuvole" con allegria

 

Al cinema dal 27 novembre la commedia del comico pugliese, che diverte anche attraverso le canzoni del cabarettista. "Ci sono dentro tutti i miei sogni ma io sono meno burino del protagonista", dice Zalone

 

Al cinema dal 27 novembre la commedia "Cado dalle nuvole" firmata Checco Zalone. Il comico pugliese diverte anche attraverso le sue canzoni. "Ci sono dentro tutti i miei sogni ma io sono meno burino del protagonista", dice Zalone, che ha una speranza: "Mi auguro che tutti vengano al cinema e non si limitino a scaricare il film da internet".

 

 


09/07/2009

I Grandi e le misure anti-crisi: «Segni di ripresa, ma restano i rischi»

I Grandi e le misure anti-crisi: «Segni di ripresa, ma restano i rischi»

 

Accordo anche sul Clima. Ma india e cina bloccano l'intesa sui gas serra. Approvata la dichiarazione economica:«Mantenere aperti i mercati. Le persone al primo posto»

 

 

(Afp)

 

Berlusconi con la Merkel (Reuters)
Berlusconi con la Merkel (Reuters)

L'AQUILA - I segnali positivi ci sono. Ma la situazione economica mondiale rimane «incerta» con «rischi significativi per la stabilità». Per questo i Paesi si impegnano a fare «tutti i passi necessari per sostenere la domanda e ripristinare la crescita», mantenendo «liberi e aperti i mercati» e respingendo «il protezionismo di ogni genere» . È questo il messaggio principale contenuto nella dichiarazione economica approvata durante la prima giornata del G8 dell'Aquila. Nuove regole globali, lotta ai paradisi fiscali e attenzione al lavoro e al sociale sono le altre priorità toccate dal documento.

VIA PER LA RIPRESA - I Grandi sottolineano «i progressi raggiunti finora nel ripristinare la fiducia, stabilizzare il settore finanziario e fornire lo stimolo per sostenere la crescita e per creare posti di lavoro», ma «la situazione rimane incerta e rimangono rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria». Le misure dei governi a sostegno dell'economia, che gli stessi si impegnano a continuare a fornire, «hanno avuto un impatto sulle finanze pubbliche». Per questo i Grandi si impegnano «ad assicurare la sostenibilità fiscale a medio termine». I capi di Stato e di governo affermano il loro impegno a raggiungere una chiusura positiva della riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio in maniera «rapida, ambiziosa, equilibrata e ampia».

LOTTA A PARADISI FISCO - La lotta all'evasione fiscale assume dimensioni internazionali: «Non possiamo continuare a tollerare - dicono i Grandi - grossi ammontari di capitali nascosti per evadere il fisco». Ruolo fondamentale è affidato all'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che ha già stilato le black list sui paradisi, alla quale si chiede di affrontare «rapidamente queste sfide e proporre ulteriori passi» in vista del prossimo G20 finanziario. I Grandi rinnovano il loro impegno all'applicazione di norme e principi comuni di «correttezza, integrità e trasparenza» coinvolgendo il G20 nella strategia definita dal "Lecce Framework", il quadro di regole promosso dalla presidenza italiana e dal ministro Tremonti nel recente vertice. Il G8 si impegna a anche a mantenere gli impegni presi nei vertici di Washington e Londra per riformare la regolamentazione finanziaria e stabilire norme più stringenti fra cui il controllo sugli hedge funds e i tetti agli stipendi dei manager. Il sostegno all'economia, sostengono inoltre i Grandi, passa per una maggiore attenzione al lavoro e alla situazione della gente che vive sulla pelle gli effetti della crisi. «Siamo impegnati a trattare la dimensione sociale della crisi, ponendo le persone al primo posto».

BERLUSCONI: «IL PEGGIO È PASSATO» - In serata, è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a stilare un bilancio sull'accordo e sulla prima giornata del G8: «Tutti quanti abbiamo convenuto che ci sono segnali di miglioramento - ha dichiarato. - Ormai la parte più dura della crisi è alle spalle, ora bisognerà uscire dalla crisi con un codice di valore per far sì che non si ripeta più». Il premier ha ribadito che «ci sono segnali di miglioramento» e al vertice «tutti abbiamo convenuto su questo. Abbiamo deciso - ha aggiunto - che è importante mantenere il sostegno al sistema bancario e a chi ha perso il posto di lavoro».

INTESA SUL CLIMA - Capitolo clima: i Paesi del G8, si legge nella dichiarazione che è stata approvata al termine della sessione sulla lotta ai cambiamenti climatici e sullo sviluppo, si impegnano a limitare «l'aumento globale della temperatura media a due gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali». Ma non solo. Gli Otto grandi sottolineano anche la «volontà di condividere con tutti i Paesi l'obiettivo di raggiungere una riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali entro il 2050, riconoscendo che questo implica che le emissioni globali raggiungano il picco quanto prima, per avviare subito dopo una rapida riduzione» e riaffermano il sostegno «all'obiettivo dei Paesi sviluppati di ridurre insieme le emissioni di gas serra dell'80% o oltre entro il 2050, prendendo il 1990 o anni più recenti» come punto di riferimento per il calcolo delle riduzioni». «Abbiamo raggiunto sul clima una posizione comune che discuteremo con i Paesi emergenti - ha dichiarato Berlusconi. - Europa e Stati Uniti sono fermamente per la riduzione dell'emissione di anidride carbonica. La data di ingresso in vigore dell'accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». Bisogna insomma «verificare» se sia possibile un'intesa con India e Cina (pronte a dare battaglia sulla riduzione dei gas serra).

SVILUPPO E AFRICA - Via libera dai leader del G8 anche alla dichiarazione su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. Secondo i Grandi, è necessario porre «l'agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell'agenda internazionale». I progressi «nello sradicamento della povertà - si legge - possono essere raggiunti solo se la crescita economica e il cambiamento climatico, attraverso un ambizioso accordo a Copenaghen», sono perseguiti in maniera congiunta.

RITARDI NEGLI AIUTI - A proposito degli aiuti all'Africa, Berlusconi ha affermato che l'Italia si impegna di fronte al G8 a rispettare gli obiettivi che aveva assunto nell'ambito del global fund (nei giorni scorsi le organizzazioni a sostegno del continente africano hanno rinfacciato all'Italia di essere lontana dall'investimento programmato pari allo 0,5% del Pil per il programma promosso al G8 di Genova del 2001, anch'esso a presidenza italiana). Sull'Africa «sono stati segnalati alcuni ritardi fra i quali quelli del mio Paese che, è stato fatto notare, non ha versato quanto dovuto. Manterremo l'impegno entro fine anno come è negli accordi del global fund», ha assicurato Berlusconi.

IRAN - I leader del G8 hanno poi raggiunto un accordo per un testo comune sulla delicata questione dell’Iran. A quanto si apprende da fonti della presidenza, non è stato però ancora stabilito se il dossier iraniano sarà incluso nella dichiarazione finale degli Otto sulla politica estera o se sarà l'oggetto di uno "statement" isolato.


08/07/2009

I Grandi a Coppito, parte il G8 Obama: «Forte leadership dell'Italia»

I Grandi a Coppito, parte il G8 Obama: «Forte leadership dell'Italia»

 

Il cancelliere tedesco angela Merkel sulle rovine di Onna. Un pranzo su temi economici dà il via al vertice. Il presidente Usa a L'Aquila dopo l'incontro con Napolitano

 

L'arrivo a Pratica di Mare del presidente americano Barack Obama e della Moglie Michelle (Reuters)
L'arrivo a Pratica di Mare del presidente americano Barack Obama e della Moglie Michelle (Reuters)

L'AQUILA - Il vertice del G8 a L'Aquila è ufficialmente iniziato. Ad aprire i lavori un pranzo di lavoro incentrato sui temi dell'economia globale, iniziato intorno alle 13, 30 con un ritardo di circa mezz'ora sulla tabella di marcia. La prima delle tre giornate di lavoro è ristretta ai leader degli Otto Grandi (Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) più il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e il premier svedese e presidente di turno dell'Ue, Fredrik Reinfeldt.

L'ARRIVO DI OBAMA - Uno degli ultimi leader ad arrivare nel capoluogo abruzzese è stato il presidente americano Barack Obama. Ad accogliere l'inquilino della Casa Bianca a Coppito c'era il premier Silvio Berlusconi. I due si sono abbracciati e baciati, facendosi immortalare davanti al logo del summit. Obama, così come il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev e il premier giapponese Taro Aso sono arrivati all’ingresso della sala a piedi accompagnati dalle loro delegazioni. Altri leader invece hanno usufruito della macchina elettrica.

LA VISITA AL QUIRINALE - Prima di arrivare a L'Aquila, al termine della visita al Quirinale, il presidente americano Obama ha voluto offrire un vero attestato di stima e fiducia all'Italia e al suo esecutivo. «Il governo italiano è un vero, grande amico degli Stati Uniti su tanti temi importanti e Italia e Usa lavorano fianco a fianco» ha detto Obama. L'Air Force One proveniente da Mosca e con a bordo il presidente americano, la moglie e le loro figlie Malia e Sasha è atterrato a Pratica di Mare intorno alle 10, 30. La famiglia Obama si è subito diretta in elicottero a Roma per incontrare al Quirinale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la moglie Clio. Sui temi del G8 «il governo italiano ha dimostrato una forte leadership» ha ribadito più volte il presidente americano, sgombrando di fatto il campo dalle polemiche sollevate dal New York Times. Lo stesso sherpa americano del G8 Mike Froman ha voluto specificare che la presidenza italiana ha fatto «uno splendido lavoro» nella preparazione del vertice sia sull'agenda politica che per la logistica. E il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, rispondendo a una domanda dei giornalisti su una possibile fuoriuscita dell'Italia dal club dei grandi ha spiegato che si tratta di una ipotesi «assolutamente non credibile».

ELOGIO A NAPOLITANO - Obama, per la prima volta in Italia da presidente, ha voluto chiudere il colloquio con Napolitano facendo i complimenti al capo dello Stato: il presidente gode di «una reputazione meravigliosa», «dell'ammirazione di tutto il popolo italiano, non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza: è un vero leader morale e rappresenta al meglio il vostro Paese» ha detto il presidente americano. Il capo dello Stato da parte sua ha rimarcato nel suo intervento la «forte convergenza di veduta tra il presidente Usa Obama, l'amministrazione Usa e governo italiano sulle misure anticrisi».

Silvio Berlusconi e Angela Merkel a Onna (Reuters)
Silvio Berlusconi e Angela Merkel a Onna (Reuters)

BERLUSCONI CON LA MERKEL A ONNA - In mattinata, mentre Obama era impegnato al Quirinale il cancelliere tedesco Angela Merkel ha visitato Onna, il paese dell'Aquilano più colpito dal terremoto del 6 aprile, accompagnata dal premier Silvio Berlusconi. La Germania intende finanziare la ricostruzione della cittadina dove avvenne un eccidio nazista nella Seconda guerra mondiale.

LA PROTESTA DEI TERREMOTATI - A l'Aquila, in concomitanza con il summit, è iniziata la protesta dei terremotati. I comitati di cittadini nati dopo il summit del 6 aprile hanno sistemato sulla collina di Roio una scritta a lettere cubitali, visibile anche dalla sede del vertice. «Yes we camp» si legge. Impossibile non notare che si tratta di una ironica distorsione dell'ormai famoso slogan di Obama.

«PREGATE PER I LEADER» - Un pensiero al summit in programma a l'Aquila lo ha rivolto in mattinata Benedetto XVI, esortando i fedeli, nel corso dell'udienza generale del mercoledì, a pregare «per tutti i responsabili del G8 riuniti in questi giorni a L'Aquila» e ad «affidare alla Vergine Maria le loro grandi intenzioni». «Da questo importante summit mondiale possano scaturire decisioni e orientamenti utili al vero progresso di tutti i popoli, specialmente di quelli più poveri» ha detto il Pontefice. Si è soffermato sul vertice, facendo riferimento anche all'enciclica di Ratzinger, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parlando all'assemblea dell'Abi. Facendo riferimento al processo di regolamentazione che arriva sul tavolo del G8 il ministro ha spiegato che «l'utilità delle regole in economia è fondamentale» e questo «è una conquista che risale a 2-3 secoli fa». Ma le regole, avverte Tremonti,, «devono essere qualcosa in più: lo trumento che trasporta nel mondo dell'economia i valori, il principio, l'etica. Questo è il messaggio che ci viene dall'enciclica. Questo è il punto principale, l'etica» ha spiegato il ministro, auspicando a «regole che non soffochino il mercato» ma «che siano etiche e morali, che trascendono gli interessi particolari».

 

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Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»

Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»

 

Duro Scontro tra il ministro e il quotidiano britannico. Il giornale: «I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani». Il ministro: «Solo sciocchezze»

 

Frattini (Newpress)
Frattini (Newpress)

ROMA - Il Guardian spara sull'Italia, a proposito dell'organizzazione del summit dell'Aquila: «Italia fuori dal club del G8». E Frattini risponde ad alzo zero: «È una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali». In serata arriva anche la replica diretta del presidente del Consiglio, Berlusconi: «Una colossale cantonata di un piccolo giornale». Tutto è nato dalla tesi sostenuta dal quotidiano britannico, in un commento dell'editorialista che si occupa di diplomazie, Julian Borger, secondo le quali «all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos». Il commento prevede anche un futuro scenario di vertici senza l'Italia, «sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite» e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali «il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L'Italia non lo sta facendo».

«ITALIANI TERRIBILI» - Secondo la fonte citata dal Guardian, «gli italiani - nell'organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi». Il giornale scrive anche che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una «teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit». Un analista della New York University citato dal giornale, Richard Gowan, critica duramente la presidenza di Berlusconi: «Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un'agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un'agenda».

FRATTINI: «È UNA BUFFONATA» - «Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo» ha dunque replicato il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest quando gli è stata rivolta una domanda sull'articolo del quotidiano britannico. Il ministro ha definito una «buffonata» la notizia, riportata dal Guardian, che gli Usa abbiano preso in mano l'organizzazione del summit dell'Aquila con una videoconferenza tra gli sherpa. «È una sciocchezza», ha commentato Frattini. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia che gli Usa abbiano preso in mano la situazione c'è «un evidente fraintendimento» perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

LA RUSSA: «NON LEGGO GIORNALI STRANIERI» - «È una sciocchezza, basta non comprare il quotidiano inglese. L'Italia fuori dal G8? Se mai il "Guardian" sarà fuori dalle edicole...». Con una battuta anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, liquida l'articolo del 'Guardian «In questi giorni -dice La Russa- non leggo i giornali stranieri, nè le notizie riprese dai giornali stranieri».

BOSSI: «COPIANO I GIORNALI ITALIANI DI SINISTRA» - Anche Umberto Bossi dice di non essere minimamente preoccupato per le continue accuse della stampa estera nei confronti di Silvio Berlusconi. «Sono critiche - spiega mentre pranza in un bar vicino alla Camera dei deputati con il figlio Renzo - che vengono dall'interno, all'estero copiano i nostri giornali, i giornali della sinistra. Ma Berlusconi - aggiunge Bossi - non cade e non cadrà... Un governo cade se non fa niente ma lui di cose ne ha fatte tante...».

NYTIMES: «G8 COMMEDIA, TRAGEDIA O FARSA. DIPENDE DA BERLUSCONI» - A creare un clima di ulteriore attesa sul G8, con riflettori sempre più puntati su Berlusconi, arriva anche il New York Times che scrive come il vertice potrebbe assumere le caratteristiche della commedia, della tragedia o dell'impresa seria auspicata dai suoi organizzatori. Il più importante quotidiano Usa precisa che l'esito del vertice dipende dal premier Silvio Berlusconi, e dagli «scandali da soap opera a sfondo sessuale» da cui è costretto a difendersi. Ma non solo: a condizionare la riuscita o meno del vertice potranno contribuire anche altri due fattori, il sisma e i no global.


11/11/2008

L'Isola, il tradimento-commedia

L'Isola, il tradimento-commedia

Il televoto salva Luxuria. Il padre: «Ciao bello!». Ivana Trump al marito: ti aspetto a Miami. «Divorziare? Non vedo il motivo». E il pubblico in studio ride quando Rubicondi esclama: «Mannaggia!»

 

 

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MILANO - Doveva essere il momento di maggior pathos della puntata. Ma quando ieri sera si è iniziato a parlare del tradimento, vero o presunto, tra Belen Rodriguez e Rossano Rubicondi, in studio è scoppiata l'ilarità. Potere della tv. O, almeno, di una certa tv. Quella del trionfo del pettegolezzo. Perché se anche Simona Ventura non si stanca di ricordare che la forza dell' «Isola dei famosi» è nell'essere «un'analisi psicologica collettiva », l'Auditel insegna che forse il pubblico più che alla psicologia, è interessato agli eccessi. Al trash, alle liti, agli insulti, ai tradimenti e, appunto, al gossip, meglio se urlato. Ed è in questo contesto che l'annuncio del flirt adulterino ha garantito agli ascolti del programma di Raidue una crescita costante: la puntata di lunedì scorso ha battuto «Zelig», con il 21,08% di share contro il 18,76% del programma di Canale 5.

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Ieri sera, una ultragalvanizzata Ventura che ha definito il suo come «il reality più citato dalla stampa internazionale», ha accolto la prima vittima del giallo (tradimento sì-tradimento no?): Rossano Rubicondi. Di bianco vestito (scarpe comprese), il marito di Ivana Trump ha fatto la sua trionfale entrata con una bottiglia di champagne in una mano e due flûte nell'altra. Ma c'è stato poco da brindare, almeno per lui. In collegamento da New York è apparsa la sua sorridentissima moglie. Poco entusiasta della sorpresa è apparso invece lui che, al «mi manchi, torna a Miami» della Trump, ha risposto con un poco convinto «arrivo la prossima settimana. Forse ». Risisola dei famosi5.JPGate da tutto lo studio. Poi, alla Ventura: «Questa me la pagate».

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L'allegria contagia incomprensibilmente anche la signora Trump e gli amici che la circondano. La Ventura la loda dicendole che nessuna moglie italiana avrebbe reagito così «sportivamente» al (sempre presunto) tradimento del marito e le domanda: «Quindi non divorzierete? » e, all'ennesima rassicurazione della donna che no, non intende divorziare, a Rubicondi sfugge un «Mannaggia!». E un nuovo boato di risa avvolge lo studio. Arriva il momento dell'eliminazione: vince Vladimir Luxuria contro Ela Weber. Ma poi sempre lei viene di nuovo «nominata » assieme al «non famoso» Alessandro Feliù. E pensare che l'ex onorevole, dopo la «benedizione » di Liberazione che il 28 ottobre scriveva «Luxuria ha già vinto la sua Isola», rischia di uscire dal gioco perché affossata dalle antipatie degli altri naufraghi proprio per aver rivelato il presunto tradimento. Pochi minuti di diretta tv sono bastati a trasformare l'ex parlamentare da «paladina » dei diritti civili a moralista e, per di più, spia. Almeno secondo le feroci critiche degli altri concorrenti. Ieri sera Luxuria è stata almeno rinfrancata dall'inatteso saluto del padre che, dallo studio, si è fatto scappare un affettuoso: «Ciao bello!».