24/12/2010

Baldwin truffato da Costner, nel nome dell’ecologia

Baldwin truffato da Costner, nel nome dell’ecologia

Il disastro del golfo del Messico e una tecnologia depurativa. Un’intricata vicenda finanziaria vede protagonisti le due star di Hollywood

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11/01/2010

Bolivia, quasi pronta la "Coca Colla" la bevanda a base di foglie di coca

Bolivia, quasi pronta la "Coca Colla" la bevanda a base di foglie di coca

 

Sarà commercializzata tra quattro mesi. Sarà scura e avrà un'etichetta rossa molto simile a quella della Coca Cola

 

Il presidente Evo Morales con una foglia di coca in mano
Il presidente Evo Morales con una foglia di coca in mano

LA PAZ (BOLIVIA) - I suoi ideatori sperano di lanciarla sul mercato già fra quattro mesi e assicurano che in poco tempo potrebbe diventare il "soft drink" più venduto in Bolivia . E' "Coca Colla", una bevanda ottenuta dalle foglie di coca che riprende il termine "collas", soprannome delle popolazioni che vivono a ridosso delle Ande. Il prodotto, fortemente sostenuto dai coltivatori della provincia di Chapare, è stato presentato la settimana scorsa al governo di Evo Morales. Quest'ultimo, primo presidente indigeno del paese, appena rieletto per un secondo mandato elettorale e famoso per essere un abituale masticatore di foglie di coca, come peraltro buona parte della popolazione, (più volte il presidente durante le riunioni dell'Onu si è mostrato con una foglia di coca in mano), potrebbe appoggiare l'iniziativa visto che da anni si batte per la legalizzazione a livello internazionale della "pianta sacra" boliviana.

ANALOGIE CON LA COCA COLA - La bevanda, secondo quanto ha riferito l'associazione dei coltivatori di coca, sarà scura e avrà un'etichetta rossa molto simile a quella della Coca Cola. Il viceministro Victor Hugo Vasquez ha definito l'iniziativa "di estremo interesse" perché segue "la politica d'industrializzazione della coca" portata avanti dal governo. Infatti in Bolivia da tempo sono commercializzati numerosi beni a base di coca come dentifrici, liquori, farine alimentari e diversi prodotti da masticare. La Bolivia è anche il terzo produttore di coca al mondo dopo la Colombia e il Perù. Nel 2008, proprio il governo di Evo Morales, ha aumentato del 6% i terreni boliviani nei quali può essere coltivata la "pianta sacra". La foglia di coca, che gli abitanti delle Ande masticano da millenni per alleviare la fame e il "mal d'altitudine", è stata definita nella nuova costituzione del paese andino "patrimonio culturale della Bolivia" e "fattore di coesione sociale".

OPPOSIZIONE - I più fieri avversari di "Coca Colla" saranno sicuramente gli Usa. Non solo perché il nome e alcune caratteristiche della nuova bevanda ricordano la Coca Cola, ma anche perché da anni ormai le autorità statunitensi criticano severamente la politica del governo Morales sul tema della droga. Gli Usa affermano che buona parte dei 12mila ettari di suolo legalizzati per la coltivazione della foglia di coca sono in mano a narcotrafficanti che producono cocaina, il più famoso derivato della "pianta sacra", che poi è commercializzata in diversi paesi internazionali. Da parte sua il governo guidato da Evo Morales, cifre alla mano, risponde che da quando gli agenti antidroga americani sono stati espulsi dal paese andino, la lotta contro il narcotraffico ha ottenuto importanti successi. Solo nel 2009 - dichiarano fonti governative - sono state sequestrate 26 tonnellate di droga.

Francesco Tortora


05/05/2009

Pellicce di foca, l'Europa dice basta

Pellicce di foca, l'Europa dice basta

 

Consentita solo la commercializzazione di prodotti provenienti dagli Inuit. Il parlamento di Strasburgo approva le norme che ora varranno in tutti i 27 Paesi dell'Unione

 

Una foca con il suo cucciolo: la Ue dice stop alla commercializzazione delle loro pelli (Ap)
Una foca con il suo cucciolo: la Ue dice stop alla commercializzazione delle loro pelli (Ap)

STRASBURGO (Francia) - A larghissima maggioranza (550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni), il Parlamento europeo ha approvato oggi, a Strasburgo, un regolamento che vieta la vendita nell’Ue di prodotti derivati dalle foche. Saranno ammesse eccezioni solo per gli animali uccisi nel contesto della caccia tradizionale degli esquimesi (inuit) o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se i prodotti derivati costituiscono «souvenir» di viaggio.

UGUALE PER TUTTI - Il nuovo regolamento, sul quale c’è già stato un compromesso con il Consiglio Ue che garantisce ora la sua rapida adozione formale ed entrata in vigore, mira a superare con una norma unica europea la frammentazione del mercato causata dalle diverse leggi nazionali, rispondendo allo stesso tempo alle preoccupazioni dei cittadini sul benessere delle foche. Da anni, le immagini cruente delle battute di caccia sulla banchisa in cui i cuccioli di foche vengono massacrati a bastonate, commuovono le opinioni pubbliche e motivano le campagne delle associazioni animaliste e delle ong ambientaliste.

LE NUOVE REGOLE - Con le nuove norme verrà vietata su tutto il mercato Ue la commercializzazione di prodotti ottenuti da animali che possono aver provato «dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza». Il regolamento si applicherà nove mesi e venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. In base al testo di compromesso con il Consiglio Ue, l’introduzione sul mercato comunitario di prodotti derivati dalle foche sarà autorizzate solo quando «provengono dalla caccia tradizionalmente praticata dagli Inuit e da altre comunità indigene e contribuiscono alla loro sussistenza». Inoltre, l’importazione di prodotti derivati dalle foche è autorizzata quando «è di natura occasionale ed è costituita esclusivamente da merci destinate all’uso personale dei viaggiatori o dei loro familiari». La vendita sul mercato Ue sarà anche autorizzata «unicamente su basi non lucrative» per gli articoli provenienti da sottoprodotti della caccia regolamentata dalla legislazione nazionale e »praticata al solo scopo di garantire una gestione sostenibile delle risorse marine». In entrambi i casi, il tipo e la quantità di questi prodotti non dovranno essere tali da far ritenere che l’importazione e la vendita possa avere finalità commerciali.

L'IMPORT IN ITALIA - Le foche sono cacciate dentro e fuori l’Ue per ricavarne prodotti e articoli, quali carne, olio, grasso, organi, pelli per pellicceria e articoli derivati, inclusi i prodotti più vari come le capsule Omega 3 o abiti che incorporano pelli e pellicce lavorate di foca. Nell’Ue le foche sono uccise e scuoiate in Svezia, Finlandia e Regno Unito (Scozia) per ricavarne prodotti o a fini di disinfestazione. Nei paesi terzi la caccia è praticata soprattutto in Canada, Groenlandia, Namibia, Norvegia e Russia. La Danimarca e l’Italia sono di gran lunga i due più grandi importatori di pelli da pellicceria gregge di foca destinate alla trasformazione o vendita sul mercato comunitario. La Danimarca le importa direttamente dal Canada e dalla Groenlandia, mentre l’Italia da Russia, Finlandia e Scozia.

ATTUAZIONE E SANZIONI - Entro nove mesi dall’ entrata in vigore del regolamento, gli Stati membri dovranno stabilire le sanzioni da applicare in caso di violazione delle sue disposizioni, e prendere tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive» e andranno notificate alla Commissione europea. Inoltre, due anni dopo l’entrata in vigore, e successivamente ogni quattro anni, gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione una relazione in cui illustrano le azioni intraprese per attuare il regolamento. La Commissione presenterà un rapporto al Parlamento europeo e al Consiglio Ue sull’applicazione del regolamento entro i dodici mesi che seguono la fine di ogni periodo.


01/03/2009

Condanna contro Nestlè e TetraPack per il latte per bambini contaminato

Condanna contro Nestlè e TetraPack per il latte per bambini contaminato

 

Il caso era stato sollevato dal Codacons della Sicilia. «La commercializzazione del "prodotto inquinato" comporta una responsabilità di natura contrattuale»

 

 

Un rotolo di TetraPack (Ansa)
Un rotolo di TetraPack

MILANO - In Italia è arrivata la prima sentenza, emessa dal giudice Salvatore Fisichella, di condanna della multinazionale del latte Nestlè e delle multinazionali di confezionamento TetraPack. Si tratta di una importante vittoria del Codacons della Sicilia, che aveva sollevato il caso del latte per bambini contaminato da sostanze chimica. Il segretario nazionale dell'associazione dei consumatori, Francesco Tanasi ha commentato che anche contro colossi internazionali, difesi da primari studi legali italiani, è possibile ottenere giustizia. «La vittoria del Codacons in Sicilia contro la Nestlè e le TetraPack- spiega Tanasi- essendo la prima in Italia servirà a fare giurisprudenza in una controversia che appariva ai più persa in partenza proprio per la notevole differenza di forze in campo».

LA VICENDA - La sentenza ha riguardato il noto caso del latte prodotto dalla Nestlè Italiana S.p.a. in TetraPack, NIDINA 1 e NIDINA 2 e successivamente MIO sequestrato in data 22 novembre 2005, dal Corpo Forestale dello Stato, in esecuzione dell'ordinanza della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ascoli Piceno, in circa 30 milioni di litri di latte per bambini della Nestlè: «Mio», «Mio Cereali», «Nidina 2», con scadenza settembre 2006, «Nidina 1», quest'ultimo con scadenza maggio 2006, venduti nei supermercati, negozi e farmacie. La misura precauzionale del sequestro era stata disposta a seguito dei risultati delle analisi effettuate dall'Arpa - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Marche, successivamente ad un primo sequestro di due milioni di litri di latte, riguardante solamente la qualità «Mio» e «Nidina 2», avvenuto il 9 novembre. Tali analisi accertarono, in tutte le confezioni in scadenza a maggio/settembre 2006, l'alterazione del latte e la presenza di tracce di un componente chimico, identificato come IsopropilThioXantone (ITX), utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi, nelle confezioni in TetraPak a stampa off-set.

CONTAMINAZIONE DEL CARTONE - Il Corpo Forestale dello Stato ha chiarito che l'isopropylthioxanthone è un fissativo usato nella stampa tipografica per polimerizzare gli inchiostri; esso si fissa una volta esposto a raggi ultravioletti. Pertanto, accade che i fogli stampati si sono «sporcati» con questa sostanza, causando la contaminazione del lato del cartone che finisce a contatto col latte e si presume che il problema si sia creato proprio nella fase di polimerizzazione. In pratica il predetto componente aveva contaminato gli alimenti contenuti negli involucri. I genitori di due bambine, che avevano consumato il latte in questione si rivolsero al Codacons per la tutela dei loro diritti e per chiedere al giudice il risarcimento del danno.

LA CONDANNA - Il giudice di pace di Giarre (Catania) ha stabilito che «la commercializzazione del "prodotto inquinato" comporta una responsabilità di natura contrattuale ed extracontrattuale in quanto si profila non solo una ipotesi di inadempimento contrattuale ma anche una ipotesi di responsabilità per il danno alla salute che la commercializzazione comporta». Ed ancora, continua il giudice: «Nello specifico gli attori hanno fornito prova idonea che a seguito dell'acquisto del latte Nestlè e della somministrazione dello stesso alle proprie figlie, subirono un danno di natura psicologica determinato dal turbamento e dalla preoccupazione che la prole possa essere contaminata a causa della sostanza "inquinante". Nello specifico il giudice ha condannato la Nestlè Italiana s.p.a., la Tetra Pack International S.A. e la Tetra Pack Hispania S.A., in solido tra loro, al pagamento a favore dei genitori delle piccole che avevano utilizzato il prodotto alimentare adulterato sia del danno patrimoniale che del danno non patrimoniale nonchè al pagamento delle spese legali.