10/05/2010
"Rete Imprese Italia" unisce due milioni di aziende italiane
"Rete Imprese Italia" unisce due milioni di aziende italianeE' nata la nuova associazione di commercianti, artigiani e piccole imprese. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, alla guida del nuovo organismo di rappresentanza
Nasce, ufficialmente, oggi all'Auditorium della musica di Roma "Rete Imprese Italia", il nuovo organismo di rappresentanza che vede, per la prima volta, insieme commercianti, artigiani e piccole imprese. Si compie il percorso di un progetto iniziato quattro anni fa che si poneva come obiettivo la creazione di un organismo unico capace di rappresentare un mondo come quello delle piccole e medie imprese che in Italia vanta numeri considerevoli.
DUE MILIONI DI IMPRESE ISCRITTE - Basti pensare che la nuova associazione potrà vantare su più di due milioni di imprese iscritte, su 14 milioni di addetti (pari al 60% della forza lavoro italiana), su 800 miliardi di valore aggiunto prodotto mediamente in un anno. Oggi quindi verrà ufficializzata la nascita di un soggetto che affincherà Confindustria nella rappresentanza dell'impresa nel nostro Paese. Alla guida di Rete Imprese Italia si alterneranno, ogni sei mesi, i presidenti della cinque associazioni che hanno siglato l'accordo: Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani.
SANGALLI ALLA GUIDA - Il primo timoniere designato è Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, tra i più convinti sostenitori di un progetto che cambia radicalmente il panorama della rappresentanza in Italia, pone le pmi come solido interlocutore e allarga il vecchio sistema triangolare della concertazione che fino a oggi vedeva protagonisti solo governo, Confindustria e sindacati. Una sfida impegnativa che ha le caratteristiche dell'unicità in un Paese dalla diffusa propensione alla scissione piuttosto che all'accorpamento.
Isidoro Trovato
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19/04/2010
84 estorsioni in tre mesi, 21 arresti a Napoli
84 estorsioni in tre mesi, 21 arresti a NapoliI carabinieri del capoluogo campano hanno sgominato una banda camorrista dedita al racket dell’estorsione. Alcuni commercianti di Ercolano avrebbero subito più di ottanta richieste di “pizzo” dall’inizio dell’anno fino a fine marzo
I carabinieri in un blitz hanno notificato 21 ordini di custodia cautelare, alcuni ad affiliati già detenuti nei confronti di esponenti del clan Ascione-Papale, attivo ad Ercolano, nel napoletano, per estorsione aggravata e associazione a delinquere di stampo mafioso.
Le indagini, sviluppo di un'altra inchiesta, da gennaio a marzo di quest'anno hanno consentito di rivelare un quadro di richieste di “pizzo” capillari nella cittadina alle porte di Napoli a 30 imprenditori e commercianti, individuando almeno 84 estorsioni tentate o consumate. Alcune delle vittime, sentite come persone informate dei fatti, hanno ammesso gli episodi di racket.
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23/02/2010
L'Aquila, scendono in piazza i commercianti
L'Aquila, scendono in piazza i commercianti
Dopo la protesta dei cittadini che hanno chiesto a gran voce la riapertura del centro storico, oggi si faranno sentire invece i proprietari delle attività commerciali: "Vogliamo tornare a lavorare"
Ancora proteste a L'Aquila. Se domenica sono scesi in piazza i cittadini che vogliono rientrare nella città, oggi si annuncia invece la manifestazione dei commercianti. Ce l'hanno soprattutto con le autorità, e con il sindaco, perché a 11 mesi dal terremoto il commercio non è ancora ripartito e sono davvero pochi i negozi autorizzati a lavorare.
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17/01/2010
Firenze, donna a capo di una gang di cinesi
Firenze, donna a capo di una gang di cinesi
Era il capo di una gang che chiedeva regolarmente il "pizzo" ai commercianti della zona. In sei sono finiti in manette
Era il capo di una banda di soli uomini, la quarantaseienne cinese che ieri pomeriggio si e' presentata per la quarta volta consecutiva, dal 10 dicembre scorso, in un laboratorio di pelletteria, gestito da connazionali, tentando di estorcere denaro. A fermarla gli agenti delle Volanti di Firenze diretti dal vice questore Roberto Sbenaglia che per lei e per cinque uomini della sua "gang", di eta' compresa tra i trentototto e ventisei anni, hanno fatto scattare le manette per tentata estorsione.
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22/12/2009
Chiudono più negozi, il timore di investire
Chiudono più negozi, il timore di investire
Piccole imprese: gli Autonomi. Trentacinquemila saracinesche abbassate, il nodo tutele
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| (Fotogramma) |
MILANO — In un anno in cui la crisi economica internazionale e la contrazione dei consumi hanno trascinato nella bufera professionisti, lavoratori autonomi e sistema industriale, potevano rimanere al sicuro quelle micro-imprese rappresentate dai negozi di vendita al dettaglio? Naturalmente no, come conferma anche un’indagine condotta dal centro studi di Confcommercio.
Il primo dato che balza all’occhio è che sia nel 2008 che nel 2009 le chiusure hanno ampiamente superato le nuove aperture (alla fine di quest’anno i negozi chiusi dovrebbero superare i 100 mila, le aperture sono state 65 mila con un saldo negativo di 35 mila). Malgrado il sistema di rotazione in Italia sia stato sempre molto alto, è evidente che in questo biennio abbia subito una forte accelerazione. Il malessere colpisce l'industria italiana nel suo complesso, al punto che le imprese in perdita, che nel nel 2007 erano pari al 20%, nel 2008 sono raddoppiate toccando quota 41,2%. Però, considerando il fatturato medio per settore di attività economica, si nota come la crisi abbia colpito nel 2008 maggiormente il commercio all'ingrosso (- 9,1%) che include anche una quota di attività di import-export, mentre il commercio al dettaglio ha avuto un impatto meno negativo (addirittura un più 0,3% di fatturato medio rispetto all'anno precedente). Attenzione però, l’anno prossimo il commercio all’ingrosso, che finora è stato più penalizzato dalla crisi, dovrebbe ripartire trascinato dall’export e dalla crescita dei grandi mercati internazionali, mentre assisteremo a una penalizzazione del commercio al dettaglio che per risalire avrà bisogno di una ripresa dei consumi interni. La radiografia effettuata da Confcommercio ci dice che da due anni centri storici e prime periferie vedono moltiplicarsi le vetrine vuote con la scritta affittasi. Per un negozio che apre ce ne sono due che chiudono. Chi resta stringe i denti senza neanche poter attuare una politica dei prezzi riducendo i margini come fa la grande distribuzione sfruttando l’economia di scala. Ai piccoli serve un clima di fiducia e una maggiore disponibilità economica delle famiglie. Un’occasione per aumentare il potere di spesa degli italiani poteva essere la detassazione della tredicesima, adesso invece i commercianti chiedono di pensare a una manovra strutturale per ridurre la pressione fiscale sul lavoro. Un intervento mirato a rimettere in moto i consumi interni ridando fiato e speranza a quelle micro-imprese commerciali che vivono la crisi con ammortizzatori sociali molto marginali e con un debole sistema di previdenza.
Ma la posta in gioco l’anno prossimo è molto alta e la partita dovranno giocarsela anche i commercianti. Dall’indagine infatti appare evidente che le imprese con un fatturato fino a 100 mila euro annui (quelle più a rischio chiusura) non hanno chiesto finanziamenti, probabilmente perché non potevano permetterseli o magari perché le richieste di garanzia delle banche erano troppo alte. Però la mancanza di investimenti crea un ritardo nell’ammodernamento. Altro nodo emerso dalla ricerca è quello legato agli studi di settore: il timore dei commercianti è che questo strumento, costruito con riferimento a periodi di normalità, venga poi applicato, senza modifiche significative, in un momento di crisi in cui i volumi di vendite, i margini commerciali presentano valori completamente alterati. Su un punto però tutti sembrano d’accordo: gli studi di settore vanno rimodellati e ripensati, ma non aboliti. Come dire, nessuno torni a parlare di redditometro.
Isidoro Trovato
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29/10/2009
Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese
Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese
Saia, relatore al ddl Finanziaria: Intervento di 2-3 miliardi di euro, «massimo di 4». La maggioranza presenta tre proposte. Il vice ministro Vegas: «Interessante, ma ora non ci sono risorse»
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| (Ansa) |
MILANO - «Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese con meno di 50 addetti e che potrebbe essere legato al mantenimento dei lavoratori in azienda». È questa una «ipotesi allo studio» della maggioranza che potrebbe presentare una nuova proposta con l'obiettivo di introdurre la novità già nella Finanziaria. Lo riferisce il relatore Maurizio Saia (Pdl), a margine dei lavori della commissione Bilancio al Senato, evidenziando come si tratti ancora di una fase preliminare e come il governo non abbia ancora espresso alcuna valutazione in merito. «In tutto si potrebbe trattare di un intervento del peso di circa 2-3 miliardi. A dirla grande di 4 miliardi», spiega Saia. Ma il lavoro del relatore non sarà facile in quanto dovrà mettere d'accordo la proposta della Lega sopra citata, con quelle del Pdl che variano tra 8 e 12 miliardi, e il Tesoro che, per bocca del vice ministro Vegas, dice «proposte interessanti, ma ora non ci sono risorse».
I DETTAGLI - Al momento, spiega Saia, il tentativo è di trovare «una sintesi tra le proposte messe in campo dalla maggioranza, dalla Lega ma anche dall'opposizione». Si tratta «di un'ipotesi che può venire anche smentita. Io come relatore mi carico delle istanze parlamentari e cerco di sollecitare il governo». Nel caso in cui si arrivasse a trovare una mediazione già in commissione, la proposta potrebbe essere comunque formalizzata solo dal relatore o dal governo. L'Irap sarà comunque «tra gli ultimi capitoli che affronteremo» durante l'esame in commissione spiega il relatore. In alternativa, occorrerebbe attendere l'approdo del testo in aula.
EMENDAMENTI - Sul taglio dell'Irap, il Pdl ha presentato due proposte di modifica in commissione Bilancio e la Lega una. «Abbiamo presentato un emendamento complessivo che include interventi sull'Irap e sull'Irpef per 35 miliardi di euro», spiega il presidente della commissione Finanze al Senato, Mario Baldassarri (Pdl). «Poi sono stati presentati singoli emendamenti che sono pezzi di un quadro. Dentro questo, uno sull'Irap con deduzione sul monte salari per tutti che costa 12 miliardi di euro. Un altro che deduce il monte salari fino a cento addetti e costa 8 miliardi. La Lega ha presentato un emendamento sul taglio dell'Irap per le aziende sotto i 50 addetti e l'opposizione ha presentato proposte di modifica».
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22/07/2009
Black out elettrico, centro in ginocchio Centinaia di uffici e negozi al buio
Black out elettrico, centro in ginocchio Centinaia di uffici e negozi al buio
Iniziato alle 6,30. Per ore interi quartieri di Napoli paralizzati dallo stop di energia dovuto a un guasto sulle linee ad alta tensione
Negozi e uffici chiusi nel centro e la gente aspetta
NAPOLI - Black out elettrico e il centro finisce in ginocchio. Paralizzati centinaia di uffici e negozi che restano senza corrente. Un lungo stop nell'erogazione dell'energia elettrica sta, infatti, bloccando il «cuore» degli affari e del commercio - da Mergellina a via Duomo - mettendo in crisi l'inizio di tutte le attività, pubbliche e private. Scene insolite nell'area della city, con centinaia di persone assiepate davanti ai portoni in attesa della ripresa dell'erogazione dell'energia elettrica che permetta il ripristino di ascensori, computer, illuminazione degli uffici e condizionatori. Stop anche alle attività commerciali con bar e ristoranti con le saracinesche abbassate e all'università, dove esami e attività didattiche sono fermi.N
Il guasto è avvenuto intorno alle 6,30 a causa di un problema sulle linee a 220 mila volt di Terna, l'azienda che gestisce il «trasporto» dell'energia elettrica. Due cabine di trasformazione ad alta tensione - una alla Doganella, un'altra al centro - sarebbero andate in fumo per cause ancora da accertare. Un'anomalia che si è riversata «a valle» in tutta l'area della distribuzione cittadina, con semafori al buio, negozi con le luci spente e, in pratica, il centro degli affari e del commercio - da Piazza dei Martiri a via Marina - in tilt. Una scena d'altri tempi.
Sono 70 mila i «clienti» nell'area (almeno il doppio le persone interessate al guasto) che ha coinvolto i quartieri di Chiaia, Vomero, Piazza Plebiscito , zona Porto, e zona orientale. «Il guasto non sta impedendo - dice Enel in una nota - ai nostri tecnici di ripristinare gradualmente il servizio. Le squadre, prontamente intervenute per circoscrivere il guasto, sono riuscite a rialimentare più del 75% della clientela già alle 9. Grazie a manovre in telecomando delle linee di media tensione è stato rialimentato in circa 20 minuti l'ospedale Loreto Mare e la sede centrale della Prefettura». Ma da Posillipo alle strade dello shopping di via Toledo è ancora tutto spento. Previsioni? Si riprenderà nella tarda mattinata. «Prima di mezzogiorno», promettono all'Enel.
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17/07/2009
Da lunedì alcolici vietati agli under 16
Da lunedì alcolici vietati agli under 16
Il Comune di Milano è il primo in Italia a colpire il consumo di alcol. I genitori sanzionati con una multa di 450 euro, così come i commercianti che violano la disposizione
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| (Brandi) |
MILANO - La città della Madonnina fa da apripista: da lunedì i giovani sotto i 16 anni non potranno acquistare né consumare alcolici in strada o nei locali: se trasgrediranno i genitori saranno sanzionati con una multa di 450 euro, così come i commercianti che violeranno la disposizione. Il Comune di Milano è il primo in Italia a colpire non soltanto gli esercenti per la vendita e la somministrazione, ma anche i minori di 16 anni per il consumo e la detenzione di alcolici.
ORDINANZA - Come annunciato dal sindaco Letizia Moratti, la giunta comunale ha approvato la delibera che fissa l'importo della sanzione e in serata lo stesso primo cittadino firma l'ordinanza che impone a vigili, polizia, carabinieri e guardia di finanza il compito di far rispettare la nuova regola. Il divieto entrerà in vigore la prossima settimana con la pubblicazione del provvedimento nell'Albo pretorio. «Sul consumo è la prima ordinanza in Italia e spero che sia anche la prima per risultati positivi - ha detto la Moratti -. Ma questa ordinanza che interviene su vendita, somministrazione, consumo, detenzione e cessione a titolo gratuito di alcolici da sola non basta. Ci vogliono politiche sociali e culturali che sono importantissime per aiutare i ragazzi a costruire i loro sogni».
20:29 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/03/2009
A febbraio la cassa integrazione nell'industria è cresciuta del 553,17%
A febbraio la cassa integrazione nell'industria è cresciuta del 553,17%
Secondo gli ultimi dati forniti dall'Inps. Trend di forte crescita già registrato a novembre e dicembre scorsi dopo la frenata a gennaio
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| (Afp) |
ROMA - Riparte la corsa alla cassa integrazione nel mese di febbraio. Dopo i deboli segnali di frenata, a gennaio, nell'aumento di ore autorizzate, i dati del mese scorso ripropongono il trend di forte crescita già registrato a novembre e dicembre scorsi. In particolare, quella ordinaria nell'industria mostra un «boom» del 553,17%. Sono questi gli ultimi dati forniti dall'Inps.
INDUSTRIA - In particolare, tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. Se si confronta il primo bimestre (gennaio più febbraio) 2009 con l'analogo periodo dello scorso anno l'incremento di ore autorizzate è stato del 131,7% (per un totale di 72 milioni di ore). Scomponendo il dato emerge l'aumento eccezionale del ricorso alla cassa integrazione ordinaria (gestione industria): nel mese di febbraio appena passato sono state autorizzate 25,9 milioni di ore, contro le 3,9 milioni di ore dello stesso mese dello scorso anno, con un incremento del 553,17%. Se si fa il confronto sul primo bimestre dell'anno l'incremento sullo stesso periodo del 2008 è del 443,26%.
LA CIG STRAORDINARIA - Più contenuto l'aumento della cassa integrazione straordinaria (gestione industria): sempre a febbraio sono state autorizzate 12,8 milioni di ore, contro le 8,9 del febbraio 2008, con un incremento del 44,8% che spalmato sul primo bimestre dell'anno diventa +26,65% (22,5 milioni di ore di cigs nei primi due mesi dell'anno, contro i 17,8 milioni del gennaio-febbraio 2008). Si accentua l'incremento di ore autorizzate anche nel settore edilizia, fino allo scorso mese in linea rispetto all'anno precedente. Si è passati dai 2,9 milioni di ore del febbraio 2008 ai 3,8 milioni del febbraio 2009, con un aumento del 29,45%: nel bimestre si è passati da 5,3 milioni del 2008 a 6,2 milioni nel 2009, l'incremento in questo caso è stato del 17,25%.
15:29 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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09/01/2009
Torna la cassa integrazione anche per i commercianti
Torna la cassa integrazione anche per i commerciantiCi si deve dichiarare subito disponibili alla riqualificazione professionale. Emendamento a Dl anticrisi: sostegno al reddito (pre-pensione) per chi lavora nel turismo o commercio
ROMA - Scatta un sostegno al reddito anche per chi lavora nel turismo e nel commercio, se è costretto a tirare giù la serranda tre anni prima di andare in pensione: è quanto prevede un emendamento al decreto legge anticrisi.
PRE-PENSIONE - L'importo del sostegno al reddito è pari a quello di una pensione minima, quindi 516 euro. Appare «indispensabile - si legge nella relazione illustrativa alla proposta - ripristinare l'accesso di tali soggetti agli indennizzi per le aziende commerciali in crisi, già operanti fino al 31 gennaio 2008. Come è noto, l'intervento d'importo pari alla pensione minima, viene concesso a favore degli esercenti attività commerciali costretti a cessare anticipatamente l'attività nei tre anni precedenti il pensionamento di vecchiaia».
SENZA ONERI PER LO STATO - «Alla luce dell'attuale situazione di crisi dei consumi - spiega la relazione illustrativa - occorre evitare che molti operatori del settore commerciale e turistico siano costretti a cessare anticipatamente l'attività senza poter usufruire di alcune forme di sostegno al reddito». Quella prevista è «una forma di ammortizzatore sociale la cui erogazione - prosegue la relazione - non comporta alcun onere per lo Stato dal momento che viene autofinanziato dalla categoria attraverso una specifica contribuzione a carico di tutti gli iscritti alla gestione pensionistica commercianti presso l'Inps. La norma proposta intende anche riconoscere il diritto al trattamento degli indennizzi per i mesi intercorrenti fra il raggiungimento dell'età per il pensionamento di vecchiaia e l'apertura della relativa finestra». «Tale misura si rende necessaria - sottolinea ancora il testo - per scongiurare che a seguito dell'introduzione delle finestre anche per la pensione di vecchiaia gli interessati si trovino per alcuni mesi privi di trattamento pensionistico e dell'erogazione dell'indennizzo».
PREPENSIONAMENTI GIORNALISTI - Un altro emendamento, presentato da Rocco Girlanda (Pdl) e su cui il governo ha già espresso parere favorevole, prevede lo stanziamento di 10 milioni di euro per far fronte ai prepensionamenti dei giornalisti nel 2009 e per ciascuno degli anni successivi. In questo modo l'onere annuale sostenuto dall'Inpgi per i trattamenti di pensione anticipata è a carico dello Stato per 10 milioni di euro l'anno. L'istituto presenterà annualmente al ministero del Lavoro la documentazione relativa per ottenere i rimborsi. Al compimento dell'età prevista per la pensione ordinaria da parte dei beneficiari dei trattamenti anticipati, l'onere in questione è posto a carico del bilancio dell'Inpgi, fatta eccezione per la quota di pensione connessa agli scivoli contributivi, riconosciuti fino a un massimo di 5 annualità, che continua a gravare sul bilancio dello Stato. Nella riformulazione dell'emendamento è saltata invece l'estensione dei pre-pensionamenti ai periodici.
23:16 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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