15/02/2012

La Rai commissaria Sanremo e invia Marano con potere d'intervento

La Rai commissaria Sanremo e invia Marano con potere d'intervento

LA DECISIONE DI LORENZA LEI. La scelta dopo le polemiche sull'intervento di Celentano. I vescovi: «chieda scusa»

Continua...


30/10/2010

La «guerra del commissariamento»

La «guerra del commissariamento»

L'Università di Siena Dopo il buco nel bilancio. Travolto dalle indagini, lo storico ateneo è senza direttore amministrativo, pro rettore e dirigenti amministrativi. A rischio gli stipendi di circa 2500 persone

Continua...


31/07/2010

Il sistema Verdini, un cda di amici «La sua banca era senza controllori»

Il sistema Verdini, un cda di amici «La sua banca era senza controllori»

Le violazioni che sono costate il commissariamento del Credito cooperativo fiorentino. Gli ispettori di Bankitalia: «Gravi irregolarità

 

FIRENZE - Punto primo: «L'assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Poi un rilievo generale sui «processi organizzativi risultati lacunosi». Altra questione: lo «sviluppo degli impieghi di denaro non è improntato a canoni di prudenza», per non parlare del «mancato o non corretto esercizio dei controlli antiriciclaggio». E infine le «operazioni in conflitto di interessi». Eccole, le «gravi irregolarità» costate il commissariamento al Credito cooperativo fiorentino (Ccf) di Campi Bisenzio, l'Istituto bancario guidato fino a pochi giorni fa da Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Questi cinque punti (e molto altro ancora) sono nella lista delle «violazioni» rilevate dagli ispettori della Banca d'Italia, Vincenzo Catapano e Antonio Cattolico, nella relazione di 109 pagine con la quale è stato proposto al ministro Giulio Tremonti di commissariare la banca: proposta votata all'unanimità dal Direttorio di Bankitalia e accolta dal ministro. Ora la relazione è sul tavolo del procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi («Ci sono spunti interessanti per nuove indagini») e del suo sostituto Luca Turco. Ma anche la procura di Roma ne possiede una copia perché la banca di Verdini è stata al centro di molti passaggi di denaro che hanno a che fare con l'inchiesta sull'eolico in Sardegna sulla quale i magistrati romani stanno cercando di fare luce.

Denis Verdini
Denis Verdini

L'inchiesta sulla banca di Verdini
Sul fronte fiorentino le indagini relative al Credito cooperativo sono in piedi da molti mesi. Partendo dal «patto corruttivo» che sarebbe stato stipulato per la costruzione della Scuola Marescialli a Firenze, gli inquirenti scoprirono il rapporto «ambiguo» fra Verdini e Riccardo Fusi, l'imprenditore, ex socio e amico di sempre. La procura accertò una gestione «spregiudicata» della banca del coordinatore Pdl e arrivò a indagare sia lui (per mendacio bancario) sia Fusi (per appropriazione indebita). In mezzo a tutto questo l'ispezione di Bankitalia e, adesso, l'esito deciso dal ministro Tremonti. Da due giorni il Credito cooperativo è nelle mani dei commissari straordinari nominati dal governatore di Bankitalia Mario Draghi: il professor Angelo Provaroli, ex rettore dell'Università Bocconi, e Virgilio Fenaroli, manager bancario. Avranno un anno di tempo per mettere ordine nella gestione dell'Istituto di credito.

Il «sistema» Verdini
«Ben vengano gli ispettori così potranno accertare che qui è tutto in regola». Così disse a febbraio il banchiere Verdini. A giudicare dalla relazione si direbbe invece che ci sia un lungo elenco di episodi accanto ai quali i controllori di Bankitalia non scriverebbero la parola «regolare». A cominciare da quell'«assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Cosa significa? Sono due punti legati a uno stesso «difetto»: praticamente, questo ipotizzano gli inquirenti, gli uomini di Verdini erano nei punti chiave della banca. Cioè nel Consiglio di amministrazione e negli organi di controllo (il collegio sindacale). Qualche esempio: il vicepresidente della banca era il suo avvocato penalista, Marco Rocchi. L'altro suo avvocato, civilista, Antonio Marotti, era presidente del collegio dei sindaci revisori. A voler ipotizzare intrecci sospetti fra Verdini e Fusi, la procura potrebbe approfondire anche la presenza di Monica Manescalchi, la segretaria di Fusi, nel collegio dei probiviri. E ancora: i sindaci revisori Luciano Belli e Gianluca Lucarelli avevano ruoli importanti nella Edicity, la società di Simonetta Fossombroni, moglie di Verdini. Belli è un socio mentre Lucarelli è presidente del collegio sindacale.

La mancanza di prudenza
Fra i rilievi di Bankitalia ci sono «gli impieghi di denaro non improntati a canoni di prudenza». In sostanza la concessione di fidi e finanziamenti senza che ci fossero le garanzie necessarie. «C'è una concentrazione di denaro erogato a pochi soggetti» spiegano gli ispettori «e non sempre ben individuati». La maggior parte delle irregolarità è stata accertata nel rapporto con il colosso delle costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontelli (Btp) di Riccardo Fusi. Sarebbero stati concessi alla Btp fra i 20 e i 25 milioni di euro di finanziamenti sulla base di contratti preliminari di compravendita immobiliare mai andati a buon fine (ai quali, cioè, non è mai seguito un solo rogito). Fra le «imprudenze» del Credito cooperativo di Verdini anche i rapporti con la Ste, la Società toscana di edizioni (editrice de Il Giornale della Toscana). La banca, violando i vincoli normativi, le aveva concesso soldi per più del 10% del suo valore patrimoniale. I controllori di Bankitalia, inoltre, rilevano «gravi violazioni» delle norme antiriciclaggio: per esempio non sono state eseguite correttamente alcune delle operazioni obbligatorie per segnalare versamenti sospetti. Come nel caso di otto assegni da 12.499 euro versati (sul conto della Ste) nella banca di Verdini per aggirare, ipotizzano i magistrati di Roma, le norme che fissano in 12.500 euro il limite massimo per far partire la segnalazione.

Giusi Fasano


09/10/2009

Fondi (LATINA), il governo commissaria ma non per infiltrazioni mafiose

Fondi (LATINA), il governo commissaria ma non per infiltrazioni mafiose

 

POLITICA & 'NDRANGHETA. Il prefetto aveva chiesto lo scioglimento del Comune. Di Pietro: «Maroni si dimetta e Napolitano non firmi»

 

 

Manifestaione dell'Idv davanti Palazzo Chigi nello scorso settembre (Fotogramma)
Manifestaione dell'Idv davanti Palazzo Chigi nello scorso settembre (Fotogramma)

FONDI - Ci si aspettava un pronunciamento definitivo da parte del consiglio dei ministri in merito alla richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose nel comune di Fondi. Ma la decisione dell'esecutivo si è limitata a ratificare il commissariamento - già in atto da lunedì- a seguito delle dimissioni di sindaco e consiglieri avvenute sabato scorso. Il ministro dell'Interno ha reiterato la proposta di un commissariamento per infiltrazioni mafiose, ma la relazione è stata bocciata da alcuni membri dell'esecutivo.

ELEZIONI A MARZO - Il Consiglio dei Ministri, ha spiegato il ministro per l'Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha scelto «la via ordinaria» del commissariamento per il comune di Fondi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha dichiarato che per il comune di Fondi si voterà a marzo, persumibilmente in contemporanea alle regionali. Maroni su Fondi afferma: «Abbiamo scelto di ridare la parola al popolo sovrano piuttosto che imporre un commissariamento di 18 mesi».

«COLLUSIONE MAFIA E POLITICA» - «Chiediamo le dimissioni del ministro Maroni. È vergognoso che questo governo non abbia sciolto il comune di Fondi. È un atto gravissimo che conferma la collusione fra la politica e la mafia». Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la decisione del Consiglio dei ministri di commissariare e non di sciogliere il comune di Fondi. «La legalità, la trasparenza e il rispetto delle istituzioni sono un optional per questo esecutivo- aggiunge Di Pietro- che continua a calpestare le più elementari regole di civiltà. L'Italia dei Valori che sin dal primo giorno ha denunciato le connivenze pericolose dell'amministrazione di Fondi, certificate anche dal Prefetto, sta dalla parte dei cittadini onesti e continuerà a battersi, senza se e senza ma, a difesa della legalità». L'ex pm conclude: «Non ci si nasconda dietro una foglia di fico: con la decisione presa oggi il governo Berlusconi dà il via libera alla candidatura, per le prossime elezioni, al sindaco e ai consiglieri dimissionari». Il senatore dipietrista Pedica che ha potuto assistere alla riunione dell'esecutivo su invito del segretario generale Manlio Strano aggiunge: «Il Prefetto Frattasi e il ministro Maroni hanno perso, ha vinto la camorra. A questo tutti i comuni prenderanno questo caso ad esempio: si dimetteranno un giorno prima dello scioglimento». L'iter dello scioglimento per infiltrazioni mafiosi sarebbe dunque decaduto, il senatore invita il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «a non firmare il provvedimento di commissariamento».

«DECISIONE VERGOGNOSA» - «Decisione vergognosa nel metodo e nel merito», la definisce Luisa Laurelli del Pd, presidente della commissione di sicurezza della Ragione Lazio. «Una manovra - dice Laurelli - che consentirà, di fatto, agli amministratori uscenti, alcuni dei quali indagati, di potersi ricandidare alla guida del Comune alle prossime elezioni senza che, nel frattempo, il commissario designato abbia ricevuto il mandato di agire in profondità per liberare l'amministrazione comunale dalle infiltrazioni che la infestano. Commissariare il Comune per motivi di mafia avrebbe significato, infatti, il riconoscimento da parte del Governo della gravità della situazione in tutto il sud pontino, dove la criminalità organizzata è ormai una presenza stanziale.

MAFIA, L'ITER DECADE POSSIBILITA' DI CANDIDARSI - A questo punto gli amministratori che hanno presentato le dimissioni pochi giorni fa, potranno ricandidarsi alle amministrative di marzo.

Michele Marangon

Fonte: Corriere.it


03/10/2009

Fondi, sindaco e consiglieri dimissionari: «Siamo logorati, non reggiamo il peso»

Fondi, sindaco e consiglieri dimissionari: «Siamo logorati, non reggiamo il peso»

 

INFILTRAZIONI MAFIOSE. Si va verso il commissariamento. Il Consiglio dei ministri ieri aveva rinviato la decisione sullo scioglimento

 

L'allontamento del senatore dell'Idv Stefano Pedica, da Palazzo Chigi il 2 settembre. Il senatore ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi (Ansa)
L'allontamento del senatore dell'Idv Stefano Pedica, da Palazzo Chigi il 2 settembre. Il senatore ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi (Ansa)

FONDI - Sedici consiglieri comunali di maggioranza ed il sindaco Luigi Parisella hanno presentato in blocco le dimissioni nelle mani del segretario generale dell'amministrazione fondana che le ha comunicate alla prefettura di Latina. «Abbiamo concordato la nostra condotta in una riunione che ha raccolto tutta la maggioranza del Comune di Fondi. Il consiglio comunale ora è formalmente decaduto, da lunedì ci sarà un commissario». Il sindaco Parisella (Pdl) ha spiegato così le dimissioni, ma non ha chiarito se la decisione della maggioranza servirà a bloccare la decisione del governo sulla richiesta di scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose inviata oltre un anno fa dal prefetto di Latina Bruno Frattasi. «Non ci interessa - ha detto Parisella - Per noi le dimissioni rappresentano solo la liberazione da una vicenda che ci ha logorato».

L'EPILOGO - E' l'epilogo di una vicenda lunga tredici mesi, cioè da quando il prefetto di Latina Bruno Frattasi ha inoltrato al ministro dell'Interno la richiesta di scioglimento dell'amministrazione per infiltrazioni mafiose, sulla base di un lungo dossier stilato dalla commissione d'accesso che ha passato al setaccio la macchina amministrativa. In questi mesi - costellati dal rinvio della decisione da parte del consiglio dei ministri - diverse operazioni della Dda si sono concentrate sui funzionari pubblici e su un ex assessore fondano, oltre ad aver portato agli arresti di due esponenti della 'ndrangheta – Carmelo e Venanzio Tripodo. E' stata anche necessaria una seconda relazione del Prefetto, maggiormente dettagliata rispetto alla prima, sulla scorta del nuovo pacchetto sicurezza.

VERSO LO SCIOGLIMENTO - Proprio venerdì il consiglio dei ministri, ha aggiornato la discussione sullo scioglimento per approfondire la notizie delle possibili dimissioni di Sindaco e maggioranza, divenute oggi irrevocabili. Ma questa mossa, suggerita a Parisella ed ai suoi uomini dai vertici del Pdl locale, secondo fonti prefettizie non fermerà l'eventuale decisione sullo scioglimento per mafia all'ordine del giorno nella prossima riunione dell'esecutivo. Qualsiasi possa essere il pronunciamento finale del consiglio dei ministri, il Comune verrà comunque commissariato.

IL COMMENTO DI PEDICA - «Le dimissioni del sindaco e della giunta del Comune di Fondi rappresentano solo l'ennesimo atto mafioso. Sulla indubbia moralità di certi personaggi basta leggere le relazioni del prefetto Frattasi. Sanno di mentire e continuano a farlo, sanno che questa mossa, mafiosa, serve a loro per non sciogliere ma per commissariare un comune mafioso, con un prefetto in pensione già contattato dai Fazzone-Parisella per potersi ricandidare ancora una volta, cosa che non potrebbero fare se fosse sciolta dal governo in base all'ultima legge del luglio 2009», dichiarail senatore Idv Stefano Pedica, che ha presidiato per settimane le riunioni del Consiglio dei ministri per protestare contro il mancato scioglimento del comune di Fondi. «Tutto ciò, fa supporre che è in atto un'azione camorristica criminale nei confronti dello Stato e contro un prefetto che con le sue relazioni, ha smascherato e colpito la politica locale e nazionale del sud pontino. Chiederò al mio partito di farmi aderire alla commissione antimafia per vederci chiaro».

Michele Marangon


26/07/2009

Salute, conti a posto solo per 5 Regioni E al Nord Veneto e Liguria sono in rosso

Salute, conti a posto solo per 5 Regioni E al Nord Veneto e Liguria sono in rosso

 

Anche la Calabria a rischio commissario. Il disavanzo totale è di 3,9 miliardi: 3,2 al Centro Sud


ROMA — Dopo Lazio, Abruzzo, Campania e Molise, la prossima Regione a subire il commissariamento della Sanità potrebbe essere la Calabria. È quanto si ricava dal dossier informale che i tecnici del ministero del Welfare hanno elaborato per fare il punto sui sistemi sanitari regionali, sia dal punto di vista degli equilibri di bilancio sia da quello dell'efficienza delle prestazioni. Il quadro, come è già stato anticipato l'altro ieri dal governo a commento della decisione di commissariare Campania e Molise, è «devastante», in particolare per i deficit accumulati dalle Regioni del Centro-Sud, che sembrano destinati ad aggravarsi nel 2010.

Problemi anche al Nord

La spesa sanitaria, scrivono gli esperti che lavorano nel ministero guidato da Maurizio Sacconi, impegna quasi l'80% del bilancio delle Regioni e quindi la salute finanziaria delle stesse dipende dalla capacità di contenere il deficit in questo settore. Nel 2008 ben 14 Regioni (più la provincia di Trento) hanno chiuso i conti sanitari con un disavanzo strutturale. Solo 5 Regioni (più la provincia di Bolzano) in attivo: Lombardia (9,7 milioni), Friuli (6,6), Toscana (7,4), Umbria (20,1) e Marche (21,7). La classifica delle Regioni in rosso è guidata dal Lazio con 1,6 miliardi. Nelle prime posizioni troviamo poi: Campania (-554 milioni), Piemonte (-363), Sicilia (-350), Puglia (-211), Veneto (-201), Calabria (-159), Liguria (-111), Sardegna (-109), Abruzzo (-99), Molise (-80) ed Emilia Romagna (-37). Complessivamente, il disavanzo strutturale nazionale ammonta a 3,9 miliardi, dei quali 3,2 si concentrano nel Centro-Sud. Ma la cosa più preoccupante, aggiungono i tecnici, è che la spesa sale «negli ultimi anni a ritmi del 4-6%», molto più dell'inflazione. Considerando che il Fondo sanitario nazionale, che nel 2009 è stato di 102,6 miliardi, salirà nel 2010 di appena 1,3 miliardi, la situazione potrebbe appunto diventare «devastante».

Il caso Calabria

Negli ultimi dieci mesi si sono svolte numerose riunioni ai tavoli tecnici tra governo e Regioni sotto osservazione. Alla fine il giudizio è stato del tutto negativo per Molise e Campania, commissariate l'altro ieri dal consiglio dei ministri, e per la Calabria, che potrebbe presto subire la stessa sorte. Questo significa che i piani di intervento decisi dalle istituzioni regionali non sono stati ritenuti dal governo idonei a risanare i conti. In particolare, per la Calabria «risultano non coperti per il 2007 e il 2008 ben 45,89 milioni di euro». I disavanzi, si sottolinea nel rapporto, «non possono essere coperti con ulteriori manovre fiscali» di inasprimento di Irap e Irpef. Le manovre di rientro non paiono inoltre credibili, si aggiunge, a causa della «inaffidabilità dei sistemi contabili regionali e quindi dei sistemi informativi». Mancherebbe insomma un bilancio sanitario attendibile.

Due anni per i pagamenti

Sugli squilibri contabili delle Regioni sotto osservazione pesa anche il livello di indebitamento nei confronti delle aziende fornitrici delle Asl. Si tratterebbe, solo verso i fornitori di tecnologie, di 5 miliardi di euro. Il debito si accumula anche a causa dei forti ritardi con i quali le aziende vengono pagate. A livello nazionale la media è di 287 giorni, cioè nove mesi e mezzo. Ma in Molise la media è di quasi due anni (668 giorni) e così anche in Calabria (661) mentre in Campania per incassare una fattura le imprese aspettano mediamente 611 giorni. Appena un po' meno nel Lazio (478 giorni) e in Puglia (403).

Ospedali scadenti

La Calabria e la Campania, scrivono i tecnici, «hanno i case mix (indice che misura la complessità dei casi trattati) più bassi d'Italia, a riprova della scadente qualificazione tecnologica professionale (salvo lodevoli eccezioni, che ci sono) delle strutture ospedaliere». La complessità dei casi trattati nel Centro-Sud è «mediamente del 15-20% inferiore alla Lombardia e del 10% alla media nazionale». Fanno parzialmente eccezione i dati del Lazio, grazie alle strutture ospedaliere e ai policlinici universitari della capitale, e del Molise, grazie ad alcuni ospedali privati. Nelle regioni del Centro-Sud la degenza media pre-operatoria, «che evidenzia la tempestività ed efficacia della diagnosi e degli accertamenti è mediamente superiore del 20-30% al dato nazionale pari a due giorni». Inoltre, sempre in confronto ai dati del Nord, si vede «con chiarezza» nel resto del Paese «il sovradimensionamento della rete ospedaliera e i conseguenti ricoveri anche per pazienti che potrebbero essere tratti con minori costi in strutture extraospedaliere o domiciliari». Carenti, invece, le strutture di riabilitazione e quelle per i lungodegenti.

Pochi day hospital e letti per anziani

Nel Centro-Sud le prestazioni in regime ambulatoriale o di day surgery (chirurgia giornaliera) sono di un terzo inferiori a quelle effettuate nel Nord in rapporto al totale dei ricoveri. L'altra faccia di questa «iperdotazione ospedaliera generalista», dicono gli esperti, è la «gravissima carenza» di posti letto specifici per gli anziani e di strutture per l'assistenza domiciliare, che consentirebbero di curare i pazienti con minori costi. Scontato che, in conseguenza di un sistema meno efficiente, nel Mezzogiorno (con l'eccezione di Abruzzo e Molise) si registri un «indice di fuga elevato» per farsi curare a Roma o al Nord.

Enrico Marro