26/12/2010

Federalismo fiscale: ci perde il Sud (Sardegna esclusa), guadagna il Nord

Federalismo fiscale: ci perde il Sud (Sardegna esclusa), guadagna il Nord

Uno studio del Pd sui dati della Commissione per l'attuazione del provvedimento. Le città più penalizzate sono L'Aquila e Napoli (-60%). Milano +34%, Parma +105%, ma Genova -22, Torino -9%

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27/10/2010

Malasanità, un caso ogni due giorni Metà delle vittime in Calabria e Sicilia

Malasanità, un caso ogni due giorni Metà delle vittime in Calabria e Sicilia

I numeri della commissione sugli errori in campo sanitario. Da aprile 2009 a metà settembre 2010 si contano 242 episodi: 163 hanno fatto registrare la morte del paziente

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01/07/2010

Lodo Alfano, allo studio l'estensione dello scudo per il presidente del Consiglio

Lodo Alfano, allo studio l'estensione dello scudo per il presidente del Consiglio

Berselli: «ingiusto un diverso trattamento rispetto al capo dello stato». La proposta è contenuta nel parere che la commissione Giustizia del Senato darà agli Affari costituzionali

 

Silvio Berlusconi (Ap)
Silvio Berlusconi (Ap)

ROMA - In arrivo modifiche per il Lodo Alfano: l'idea è di estendere ulteriormente lo scudo per il premier prevedendo che la sospensione possa valere anche per i processi cominciati prima dell'assunzione della carica. Il Pdl vorrebbe estenderla al presidente del Consiglio e ai ministri, mentre nel testo attuale vale solo per il capo dello Stato. La proposta è contenuta nel parere sul Lodo che la commissione Giustizia del Senato, presieduta da Filippo Berselli, dovrebbe consegnare giovedì a quella degli Affari costituzionali. «Del resto - spiega lo stesso Berselli che ha messo a punto il parere - sarebbe stato un diverso trattamento tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio e non sarebbe stato giusto. Così la proposta è quella di uniformare il trattamento riservato al presidente della Repubblica anche al premier e ai ministri».

«ERRORE NEL TESTO» - Nel testo attuale si prevede che lo scudo possa valere nei confronti del presidente della Repubblica «anche in relazione a fatti antecedenti all'assunzione della carica». «Ma questa formulazione, per un errore di chi ha messo a punto il testo - sottolinea Berselli -, non era stata estesa al presidente del Consiglio e ai ministri». «E ora - sottolinea - nel parere che stiamo per presentare cerchiamo di ovviare a questa disparità di trattamento». Se il parere della commissione Giustizia verrà accolto lo scudo per il premier e per i ministri si potrebbe estendere ulteriormente e la sospensione scatterebbe anche per i processi cominciati prima dell'assunzione dell'incarico. «Proponiamo di introdurre anche altre modifiche, come quella che riguarda la sostituzione del termine "procedimento" con "processo". Ma tutti gli altri rilievi sono più che altro di carattere tecnico» ha concluso Berselli.

PD: DECISIONE SCONCERTANTE
- «La decisione di modificare il Lodo Alfano per estendere ulteriormente lo scudo al presidente del Consiglio e ai ministri è davvero sconcertante»: questo il commento del capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti. «Questa decisione - aggiunge - dimostra qualora ce ne fosse stato bisogno, che non si tratta di un provvedimento con nobili intenzioni. Ripeto, è tutto molto sconcertante» (Ansa)


26/06/2010

Sì al residence della D’Addario La difesa di Emiliano

Sì al residence della D’Addario La difesa di Emiliano

La Commissione del Comune approva il progetto del quale parlò a Berlusconi. Il sindaco Pd: non ne sapevo nulla, la decisione finale spetterà a uffici legati al ministero di Bondi

 

 

Patrizia D'Addario (LaPresse)
Patrizia D'Addario (LaPresse)

ROMA«Vedete che il ruolo del governo alla fine era davvero importante? Sarà il ministro Bondi, o magari Berlusconi in persona, a dover dire l’ultima parola sul residence di Patrizia D’Addario. Era destino...». Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, scherza ma fino a un certo punto. Dice di aver appreso dai giornali che finalmente, dopo anni d’attesa, l’escort barese ha ricevuto l’ok tecnico per ristrutturare il vecchio rustico di famiglia vicino al torrente Montrone e trasformare, così, la bivilletta rossa anni ’70 che oggi cade a pezzi in un residence elegante con tanto di centro benessere.

Il primo cittadino pd chiama in causa Roma, ma la «Commissione locale per il paesaggio» che ha dato il via libera è un organo nominato proprio dal Comune che lui stesso dirige. «Eh no — continua Emiliano —. Adesso non dite che l’ho autorizzata io la D’Addario per farle un favore, eh? Perché non è vero. Io non ne sapevo niente e non ho autorizzato un bel niente. E sapete perché? Perché non ho alcun controllo politico, nessun potere d’indirizzo in materia. Sono pratiche in mano agli uffici. È come per il rilascio di una carta d’identità: vi risulta che il sindaco ci possa metter bocca? La parola definitiva, comunque, spetterà alla Direzione regionale per i Beni architettonici, che è un organo periferico dei Beni culturali. Dunque, come vi dicevo, tocca a Bondi...».

Il residence vicino al torrente Montrone è il sogno della vita per Patrizia D’Addario, un obiettivo inseguito a lungo «per mantenere la promessa fatta a mio padre». Tanto che la donna chiese aiuto perfino a Berlusconi, nell’autunno di due anni fa, quando, accompagnata dall’imprenditore barese Gianpi Tarantini, andò per due volte a Palazzo Grazioli portandosi dietro pure il registratore. «La seconda volta — raccontò poi ai giornali—quando sono rimasta tutta la notte con Berlusconi, non ho avuto nulla in cambio se non la promessa che sarei stata aiutata a costruire finalmente quel residence per il quale ho le carte in regola e ho pagato già per ben quattro volte gli oneri di edificabilità». L’aiuto del premier, però, non arrivò mai. Lunedì scorso, invece, la Commissione per il Paesaggio — composta da 5 membri esterni, un archeologo, un agronomo, un ingegnere, un architetto e un geologo, tutti vincitori di un bando pubblico e scelti, in base ai curricula, da una commissione del Comune presieduta dal segretario generale—ha accolto la domanda della signora.

Il progetto iniziale, comunque, era già stato modificato. Nell’aprile 2009, infatti, la D’Addario aveva chiesto di poter demolire e ricostruire la villa di famiglia. «Ma quella è un’area vincolata — spiega Anna Maria Curcuruto, direttore della Ripartizione urbanistica ed edilizia privata del Comune — perché si trova a ridosso di una "lama", cioè il solco di un antico corso d’acqua. E dunque niente si può costruire ex novo, non si possono aggiungere volumetrie, per aprire il centro benessere ci sarà bisogno dell’ok della Asl...». Come diceva Emiliano, però, la via crucis burocratica per Patrizia D’Addario non è finita. Ora, il giudizio della Commissione per il paesaggio finirà al vaglio della Sovrintendenza ai beni architettonici, che ha 45 giorni di tempo per esprimersi. Dunque, ferie permettendo, se ne riparla forse a Ferragosto.

Fabrizio Caccia


21/06/2010

Emendamento del Pdl alla manovra Condono edilizio anche in aree protette

Emendamento del Pdl alla manovra Condono edilizio anche in aree protette

Per gli abusi realizzati entro il 30 marzo 2010. La sanatoria viene estesa anche alle costruzione realizzate «in aree sottoposte alla disciplina di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio»

 

ROMA - Il Pdl ha presentato alla commissione Bilancio del Senato un emendamento alla manovra che chiede la riapertura del condono edilizio che era stato varato nel 2003 (legge 269) per gli abusi realizzati entro il 30 marzo 2010. La sanatoria viene estesa anche alle costruzione realizzate «in aree sottoposte alla disciplina di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio». Primo firmatario è Paolo Tancredi.

SANZIONI SOSPESE - La proposta, che porta la firma di tre senatori Pdl (oltre a Tancredi, Cosimo Latronico e Gilberto Pichetto Fratin), non usa giri di parole e porta il titolo esplicito: "Emendamento condono edilizio". La domanda deve essere fatta entro il 31 dicembre, «anche qualora l'amministrazione abbia adottato il provvedimento di diniego». Sono dunque sanabili anche gli abusi sui quali i Comuni non avevano espresso il parere favorevole nel precedente condono. «A tal fine - indica l'emendamento del Pdl - sono sospesi tutti i procedimenti sanzionatori di natura penale e amministrativa, già avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato».

Redazione online


16/06/2010

Niente protezione speciale a Spatuzza Dubbi dei finiani, pm sorpresi

Niente protezione speciale a Spatuzza Dubbi dei finiani, pm sorpresi

Bufera dopo la decisione del Viminale. il pm lari: grave se il pentito smette di risponderci. Il vicepresidente della commissione antimafia Granata (Pdl): «Chiederemo le motivazioni»

 

Gaspare Spatuzza si copre il volto e regge in mano una bottiglietta d'acqua ed un bicchiere di plastica, mentre entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell'Utri il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (Ansa)
Gaspare Spatuzza si copre il volto e regge in mano una bottiglietta d'acqua ed un bicchiere di plastica, mentre entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell'Utri il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (Ansa)

ROMA - Ha sollevato non poche polemiche la decisione del Viminale di non ammettere al programma di protezione speciale il pentito delle stragi di mafia, Gaspare Spatuzza. Il vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata, deputato finiano del Pd, si dice «colto di sorpresa come tutti» dalla decisione seguita alle richiesta di diverse procure. «Non è successo molte volte, a mia memoria - sottolinea Granata in una intervista a La Stampa -, con tutte le procure che indagano sulle stragi del '92 e '93, cioè Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto». «Ovviamente - aggiunge Granata - la decisione avrà delle motivazioni che la commissione Antimafia chiederà subito, già tra oggi e domani, al ministero dell'Interno. Le leggeremo con attenzione». Colti di sorpresa dalla decisione del Viminale anche i pm. In una intervista al Corriere il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, che sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza ha riaperto l'indagine sulla strage di via D'Amelio, ha parlato di decisione «senza precedenti» e che ci saranno «gravi conseguenze» se il pentito smetterà di rispondere ai magistrati.

«DICHIARAZIONI TARDIVE» - La Commissione centrale del Viminale ha respinto la proposta, avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi di via D'Amelio e del '93, di ammettere al programma di protezione speciale gaspare Spatuzza perché il pentito ha cominciato a fare le sue dichiarazioni oltre il limite di 180 giorni. Restano confermate «le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato».

Redazione online


19/05/2010

Ddl intercettazioni, via libera alle maxi-multe per gli editori

Ddl intercettazioni, via libera alle maxi-multe per gli editori

I lavori in commissione riprendono lunedì prossimo. È invece ancora da approvare l'emendamento che stabilisce le pene per i giornalisti

 

MILANO - Via libera in commissione Giustizia del Senato alle sanzioni, contenute nel ddl intercettazioni, previste per gli editori nel caso di «pubblicazione arbitraria» di indagini e intercettazioni prima dell'udienza preliminare. Con la bocciatura degli emendamenti soppressivi presentati dalle opposizioni, infatti, il testo prevede che la pubblicazione degli atti comporta, per editori, una multa da 64.500 a 464.700 euro. Contrariamente a quanto dichiarato da più senatori all'uscita, la Commissione Giustizia del Senato non ha ancora approvato invece l'emendamento del relatore Centaro che stabilisce le pene per i giornalisti che pubblicano «in tutto o in parte, anche a guisa d'informazione» atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione. Lo rendono noto il relatore Massimo Centaro e la Presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro.

IL VIA LIBERA
- La Commissione ha bocciato nel pomeriggio gli emendamenti soppressivi del comma che punisce gli editori che pubblicano gli atti dei procedimenti e le intercettazioni prima dell'udienza preliminare. Sono previste sanzioni pecuniarie da 64.500 euro a 464.700 euro. Per i giornalisti, invece, le sanzioni previste (ma ancora da approvare) sono le seguenti: una condanna fino a 2 mesi di carcere o un'ammenda da 2.000 a 10.000 euro, per la pubblicazioni degli atti anche per riassunto; una sanzione fino a 2 mesi di carcere e un'ammenda da 4.000 a 20.000 euro per la pubblicazione delle intercettazioni. Inoltre, è prevista la sospensione temporanea dalla professione.

RIPRESE E REGISTRAZIONI
- Condanne anche per chi compie riprese e registrazioni fraudolente (il cosiddetto «emendamento D'Addario»). Per quanto riguarda queste ultime, però, sono state approvate delle esimenti: non verrà condannato chi compirà questo tipo di registrazione o ripresa per motivi legati alla sicurezza dello Stato; se si tratta di un giornalista professionista nell'esercizio del diritto di cronaca; se realizzate nell'ambito di una controversia giudiziaria o amministrativa.

I TEMPI
- I lavori in commissione Giustizia del Senato riprenderanno la prossima settimana. «Ho parlato con il presidente del Senato Renato Schifani e abbiamo deciso che la seduta notturna della Commissione giustizia sarà sconvocata» annuncia il presidente della Commissione giustizia di palazzo Madama Filippo Berselli. «Siccome sarebbe potuta durare non più di due ore, visto che domani (giovedì, ndr) c'è la riunione congiunta con la prima Commissione sul ddl anticorruzione, abbiamo deciso di convocare la notturna direttamente lunedì prossimo», prosegue Berselli. «I senatori della maggioranza sono stati dei veri soldati e hanno resistito per due notturne consecutive - sottolinea Berselli - e dunque non posso sottoporli ad un ennesimo tour de force solo per due ore e solo per fare pochissimi emendamenti, visto l'ostruzionismo dell'opposizione». «Pertanto - conclude - è meglio andare avanti ad oltranza lunedì sera».

L'OPPOSIZIONE
- «La battaglia in aula la faremo tutta - annuncia Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd - e comunque vedremo qual è il testo che arriva. Il ddl ha subito tante modifiche e contiene tante incoerenze che non ho ancora capito cosa verrà fuori». Ma a chi le chiede se lo scontro politico, una volta approvata la nuova legge possa proseguire con un referendum popolare promosso dall'opposizione, Finocchiaro risponde: «Questo non lo so». Netta la posizione dell'Italia dei valori: «Se anche il vicedirettore de Il Giornale riconosce che il ddl sulle intercettazioni taglierà completamente le gambe all'informazione - afferma il capogruppo Idv in commissione Giustizia al Senato, Luigi Li Gotti - è segno che quanto stiamo ripetendo da giorni è la pura verità: ma la maggioranza continua a far finta di nulla e prosegue imperterrita nel mantenere fermi i punti chiave del provvedimento. Insomma, quello che uscirà con ogni probabilità dalla Commissione rappresenterà un intervento devastante e un arretramento vistoso nella lotta al crimine».

Redazione online


03/05/2010

Patente privilegiata per le auto blu

Patente privilegiata per le auto blu

Il privilegio previsto da un emendamento approvato in commissione al Senato. Agli autisti dei politici non verranno tolti punti per le infrazioni

 

(Olycom)
(Olycom)

ROMA— Rocco Mastrogiulio è l’autista del presidente della provincia di Matera. Guida un’auto blu e due anni fa è rimasto senza patente: «Faccio 100 mila chilometri l’anno, prendere una multa non è difficile. Una volta la cintura, una volta la corsia preferenziale... Avevo finito i punti». Ha dovuto rifare l’esame, il signor Rocco. Ma se non ci saranno inversioni ad u in Parlamento, si risparmierà pure questa seccatura. A lui ed ai suoi colleghi la riforma del codice della strada all’esame del Senato regala la doppia patente. Oltre a quella privata, da usare nel tempo libero, avrà quella professionale, da tenere nel cruscotto quando guida per lavoro. Un privilegio per chi ogni giorno si mette al volante del simbolo del Privilegio. La patente professionale non è una novità assoluta. In Italia c’è già per gli autisti di camion ed autobus. Visto il tempo che passano al volante loro hanno una dote aggiuntiva di punti: oltre ai 20 che abbiamo tutti noi, altri 20 per le multe prese sul lavoro. Lo stesso meccanismo potrebbe essere utilizzato per gli autisti della auto blu. Ma non è detto. Finora la commissione del Senato ha solo introdotto il principio generale, a scendere nei dettagli sarà un decreto del ministero delle Infrastrutture. Gli autisti dei politici sono in attesa. E riuniti nell’apposita associazione, il Sindacato italiano degli autisti di rappresentanza di cui il nostro signor Rocco è vice presidente, sono convinti di incassare molto di più. Guidano senza cintura, superano i limiti di velocità? Pagano la multa (salvo ricorso) ma se viaggiano per lavoro di punti non ne perdono neanche uno. Nemmeno la scocciatura di trovare una zia pronta al sacrificio, come molti continuano a fare. Per loro, solo per loro, lo spauracchio dei punti sarebbe cancellato di colpo. Quante persone avrebbero questo privilegio?

Nella prima versione si parlava genericamente degli «autisti addetti ad organi istituzionali». Praticamente tutti, compresi quelli delle comunità montane (sì, ci sono) o del piccolo comune di provincia. Davvero troppo, pure in Senato l’hanno capito. Limatura, allora: solo gli autisti dei ministri. Ma dopo le proteste del sindacato di categoria, si è arrivati alla mediazione. Dentro ci sono gli autisti delle «alte cariche costituzionali» e poi dei presidenti di Regione, Provincia e dei Comuni capoluogo di provincia. In tutto 1.500. Tra loro c’è pure il nostro signor Rocco che tocca ferro. Non siamo al primo tentativo, infatti. Sono almeno cinque anni che il sindacato degli autisti prova a portare in Parlamento le sue richieste. Durante l’ultimo governo Prodi, lo staff dell’allora ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi aveva assicurato più volte il suo sostegno. Le lettere sono tutte lì, orgogliosamente sul sito internet del sindacato. Poi non se ne fece nulla. «Ma solo perché cadde il governo— assicura il signor Rocco — stavolta invece... ».

Lorenzo Salvia


04/03/2010

Rifiuti in Campania, Italia condannata «Messi in pericolo l'uomo e l'ambiente»

Rifiuti in Campania, Italia condannata «Messi in pericolo l'uomo e l'ambiente»

 

L'accusa è di «non aver creato una rete adeguata di recupero e smaltimento». La Corte di giustizia Ue accoglie il ricorso presentato dalla Commissione nel 2008: congelati 500 milioni

 

Rifiuti a Napoli (Fotogramma)
Rifiuti a Napoli (Fotogramma)

Italia condannata dall'Unione europea sulla gestione dei rifiuti in Campania. L'accusa: «Non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l'ambiente». La Corte di giustizia di Lussemburgo ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea a luglio 2008. I giudici condannano l'Italia per «non aver creato una rete adeguata e integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione»: in questo modo, spiega la Corte, «l'Italia è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti».

CONGELATI 500 MILIONI - Restano dunque congelati i fondi comunitari destinati alla Campania e bloccati dalla Commissione europea dopo l'avvio della procedura d'infrazione. In ballo ci sono circa 500 milioni di euro, secondo i dati della Regione, di cui 300 della programmazione 2007-2013 e i restanti dei sette anni precedenti, bloccati da Bruxelles a giugno del 2007. L'argomento è stato affrontato giorni fa a Bruxelles nella riunione della commissione petizioni del Parlamento europeo, presieduta da Erminia Mazzoni (Pdl), a cui hanno partecipato rappresentanti delle autorità regionali e nazionali e dei cittadini firmatari di sedici petizioni relative ai problemi ambientali e dei rifiuti a Napoli e in Campania. «Siamo pronti a riconsiderare la decisione quando la situazione sarà cambiata, di fronte a risultati» ha spiegato Pia Bucella, direttrice alla dg Ambiente della Commissione, evidenziando gli elementi essenziali per raggiungere l'erogazione dei fondi comunitari per il settore: la definizione di una «solida programmazione» con un piano di gestione dei rifiuti, un'adeguata rete di infrastrutture per lo smaltimento, affiancato da un rendiconto reale e documentato e il ritorno alla gestione ordinaria. Aspetti su cui Bruxelles ritiene, in massima parte, di non aver avuto le delucidazioni necessarie.

RITORNO ALLA NORMALITÀ - In commissione è toccato a Raimondo Santacroce per la Campania e ad Ettore Figliolia per il governo illustrare i provvedimenti presi dall'Italia. La Regione ha assicurato che è in dirittura d'arrivo un piano capace di consentire il ritorno alla normalità e ha citato un aumento significativo della raccolta differenziata che si attesta al 22%. Di «obiettivi raggiunti» ha parlato anche il rappresentante del governo secondo cui il termovalorizzatore di Acerra sarà in grado di assorbire il 40% della produzione di rifiuti della Regione. «Siamo pronti a documentare quello che diciamo» hanno precisato i rappresentanti italiani. Poco convinte un'eurodeputata inglese del gruppo socialista e una danese dei Verdi, che hanno annunciato una visita in Campania. La presidente di commissione Mazzoni si è detta convinta della necessità di cercare e verificare le soluzioni per scongiurare il pericolo di perdere fondi comunitari. Ora, dopo la condanna della Corte Ue, i fondi potranno essere erogati solo se Bruxelles avrà elementi tali da certificare il ritorno alla normalità in Campania.

Redazione online

 


24/02/2010

Niente tetto per gli stipendi dei manager

Niente tetto per gli stipendi dei manager

 

Il testo prevedeva che il trattamento non potesse superare quello dei parlamentari. Camera, la commissione Finanze approva l'emendamento al ddl Comunitaria presentato da Gerardo Soglia del Pdl

 

ROMA - Niente tetto agli stipendi dei manager di banche e società quotate. È stato approvato in commissione Finanze della Camera l'emendamento al ddl Comunitaria che sopprime la misura introdotta durante l'esame in Senato presentato dal relatore Gerardo Soglia (Pdl). Il testo cancella due commi: prevedevano che il «trattamento economico onnicomprensivo» dei manager degli istituti di credito e delle società quotate non potesse superare il trattamento annuo lordo spettante ai parlamentari e che vietavano di includere tra gli emolumenti e le indennità le stock option. Resta intatta invece la previsione secondo cui i sistemi retributivi devono essere «in linea con le politiche di prudente gestione del rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo».

ITER DELLA LEGGE - Ora la commissione Finanze trasmetterà a Politiche Ue sia la sua relazione al disegno di legge comunitaria, sia gli emendamenti approvati. Il regolamento di Montecitorio prevede un iter particolare per le leggi comunitarie: gli emendamenti approvati dalle singole commissioni sono infatti ritenuti accolti dalla commissione Politiche dell'Unione europea salvo che questa non li respinga per motivi di compatibilità con la normativa comunitaria o per esigenze di coordinamento generale. Dunque anche un emendamento del relatore che non appartiene alla commissione di merito può comportare l'accantonamento della norma.

Redazione online