26/02/2012

Più di un miliardo di costi. Ora le banche fanno i conti

Più di un miliardo di costi. Ora le banche fanno i conti

LE SCELTE DEL GOVERNO. Le misure del governo sui depositi e le commissioni

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06/10/2010

Banche, in arrivo tagli sulle commissioni

Banche, in arrivo tagli sulle commissioni

Operazioni con il bancomati, domiciliazioni delle bollette o pagamenti con ricevute bancarie potrebbe costare molto meno in futuro. Soddisfazione delle associazioni dei consumatori

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Pdl-Lega e finiani: c'è l'accordo sulle Commissioni

Pdl-Lega e finiani: c'è l'accordo sulle Commissioni

Nel vertice delle forze di maggioranza a Palazzo Madama sono state riconfermate tutte le presidenze delle commissioni di Camera e Senato in scadenza. Bocchino: "Bastava prendere atto che la terza gamba c'è per risolvere i problemi"

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09/02/2010

Il «rosso» costa anche 200 euro al mese

Il «rosso» costa anche 200 euro al mese

 

Dopo l’abolizione della commissione sul massimo scoperto la situazione non è migliorata. A tanto può arrivare la «spesa» per chi, senza fido, sfora di mille euro. E i tassi raggiungono quasi al 20%

 

MILANO - Vietato andare in rosso. Se non si ha un fido, costa salato: anche più di 200 euro al mese per uno sconfino di mille euro. Come dire: il 20%. Colpa dei tassi alle stelle, che arrivano al 20% (19,68% alla Cassa di Risparmio di Ravenna: cinque punti in più rispetto al fido); ma, soprattutto dei nuovi costi che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto ( Cms), le cosiddette « commissioni di disponibilità fondi». Da quando, dopo le spinte dell’Antitrust e della Banca d’Italia, la commissione sul massimo scoperto è stata abolita, la situazione è paradossalmente peggiorata, come ha denunciato la stessa Authority guidata da Antonio Catricalà. In particolare per chi non ha il fido. Se, infatti, sui conti affidati è stato posto con il decreto Tremonti un tetto alle spese sostitutive, sui conti senza fido non ci sono regole.

La stangata

C’è anche chi fa pagare 10 euro al giorno di commissione (Banca Marche, per sconfini fra mille e 5 mila euro). Diversi istituti chiedono 5 euro al giorno, per un rosso sotto i mille euro. «Le banche stanno orientando il cliente a utilizzare i prodotti finanziari, come le carte di credito e i prestiti, invece che a sconfinare» dice Stefano Caselli, docente di Finanza in Bocconi. Con l’Università Bocconi abbiamo analizzato sette casi (vedi tabella), che comprendono le due maggiori banche (Unicredit con il conto Genius Club e Intesa Sanpaolo con Benefit) e cinque altri istituti ( Carige, Credem, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ravenna e Popolare dell’Emilia Romagna — gli ultimi tre segnalati da Adiconsum perché oggetto di reclami). Abbiamo quindi avanzato due ipotesi: sconfinamento di mille e 2 mila euro, per un giorno, sette giorni, un mese. I risultati sono clamorosi, soprattutto nei medi istituti dell’Italia centrale: Cariravenna, Bper, Banca Marche.

I record

Andare in rosso di mille euro per un mese, senza fido, con il conto ordinario della Popolare dell’Emilia Romagna guidata da Fabrizio Viola costa 203 euro, il record. Segue con 191 euro la Cassa di Risparmio di Ravenna presieduta da Antonio Patuelli. Terza in classifica, con 109 euro la Banca Marche di Massimo Bianconi. La stessa Cariravenna, che applica agli sconfini in assenza di fido addirittura due commissioni, una giornaliera di 5 euro e un’altra a forfait di 25 euro («recupero costi per procedura amministrativa»), chiede 30,54 euro a chi sfora di mille euro per un solo giorno; e 63,77 euro per una settimana. Intesa Sanpaolo e Unicredit, con le loro commissioni giornaliere di 2 euro, sono allineate su cifre minori, ma sempre significative: costa 70 euro nella prima e 71 nella seconda andare in rosso di mille euro per un mese. Vediamo ora il caso dei 2 mila euro. La maglia nera sullo scoperto per un mese spetta sempre alla Bper: per dare 2 mila euro, ne chiede 216. Sui sette giorni la palma è di Banca Marche: 75 euro. Chi chiede di più per lo sconfino di un solo giorno è invece ancora Cariravenna: 31 euro. A proposito di Cariravenna: quelli riportati sono i costi in vigore dal primo marzo prossimo. Sembra incredibile, ma oggi sono più alti, addirittura 25 euro al giorno. È il segnale di un processo di riduzione generale, dopo le segnalazioni dell’Antitrust? Forse. Anche Bper lascia intendere che diminuirà questi costi: «Trattandosi di commissioni di nuova introduzione — dice Pierpio Cerfogli, direttore commerciale — sono in corso le verifiche volte ad apportare, laddove ritenuto utile, miglioramenti alla struttura commerciale introdotta». In ogni caso, le associazioni dei consumatori si stanno muovendo. Il 18 gennaio Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori hanno costituito l’Osservatorio sulla Commissione di massimo scoperto. «Abbiamo ricevuto un centinaio di segnalazioni», dice Fabio Picciolini, segretario di Adiconsum. Ed è attesa per aprile la pronuncia sull’ammissibilità del ricorso, a Torino, contro Intesa, nella class action avviata dal Codacons. Che rivela di avere ricevuto « 5 mila preadesioni alle class action sulle Cms, il nostro tema principale di questi giorni, insieme con i vaccini inutilizzati per la suina». Era il 20 dicembre quando l’Antitrust segnalò «nuove condizioni peggiorative sino a 15 volte per i clienti rispetto alla commissione di massimo scoperto». L’Associazione bancaria di Corrado Faissola rispose: «Prendiamo atto». E chiese un incontro. Da allora, nulla si è mosso.

Alessandra Puato


18/04/2009

Le Carte prepagate? Costano troppo «Entrino le società di telefonia mobile»

Le Carte prepagate? Costano troppo «Entrino le società di telefonia mobile»

 

Indagine antitrust. Commissioni di ricarica fino a 5 euro. Possibili risparmi per i consumatori con l'ingresso delle tlc

 

ROMA - I costi delle carte prepagate sono «ancora elevati» se si considerano «gli strumenti offerti dal sistema bancario». Lo sottolinea l'Autorità garante della concorrenza e del mercato secondo la quale sono «possibili risparmi per i consumatori con l'ingresso nel mercato delle società di telefonia mobile nel settore dei micropagamenti». Sono gli elementi principali dell'indagine conoscitiva sul settore appena conclusa dalla stessa Antitrust. Per l'Autorità, inoltre, l'Italia risulta «ancora arretrata nell'utilizzo della moneta elettronica».

IN LINEA CON COSTI BANCARI - I costi delle carte prepagate sono «in linea con quelli degli altri strumenti di pagamento tradizionali come conti correnti e carte di credito», rileva l'Antitrust nelle conclusione dell'indagine sul settore, offerte dal sistema bancario, con commissioni di ricarica che possono arrivare fino a 5 euro. Per favorire una loro riduzione occorre sfruttare le potenzialità legate a un possibile ingresso, nel mercato dei pagamenti elettronici, degli operatori telefonici mobili che, con 80 milioni di carte, costituivano alla fine del 2007 la principale componente delle carte prepagate chiuse».

USA E GETTA - Dallo studio dell'Autorità emerge che nel mercato italiano si registra una domanda crescente di carte prepagate «aperte», tipicamente le carte bancarie o postali, grazie alle quali è possibile effettuare qualsiasi tipologia di pagamento: alla fine del 2007 l'insieme delle carte ricaricabili e «usa e getta» emesse da banche e Poste Italiane era pari a 5,8 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente del 30,1% e una crescita media annua, dal 2003, del 72,2%. L'incidenza di questo strumento nel settore delle carte di pagamento (il complesso delle carte di credito e di debito) per quanto ancora relativamente contenuta, è in continua crescita: era del 6,4% nel 2006, è arrivata al 7,8% alla fine del 2007, con un ruolo leader di Poste Italiane che copre quasi il 60% del segmento.

NUMERI - In base all'indagine a campione condotta dall'Antitrust su 33 istituti bancari e Poste Italiane, emerge che lo stock di prepagate è costituito per poco meno di 3,9 milioni da carte nominative ricaricabili e per il restante (poco più di 900.000) da carte al portatore non ricaricabili (usa e getta). Nel 2006 si sono registrate più di 25 milioni di operazioni di pagamento con carte prepagate presso Pos o su Internet, con transazione dal valore medio di 60 euro, a fronte di circa 12,4 milioni di prelievi presso gli sportelli Bancomat, per importo medio di 97 euro presso la propria banca e 105 euro presso gli altri istituti. Il valore caricato nelle carte prepagate bancarie è stato pari nel 2006, con riferimento ai principali operatori, a circa 3,5 miliardi di euro. Il costo annuo per il consumatore medio della carta prepagata «varia a seconda che il possessore della carta abbia o no un conto corrente presso una banca», riferisce sempre l'Antitrust sottolineando che «gli 80 milioni di carte prepagate telefoniche presenti in Italia rappresentano, per la loro ampia diffusione e per le tecnologie connesse, lo strumento attraverso il quale esercitare una positiva pressione competitiva nel settore dei pagamenti elettronici».