26/07/2011

Arriva la polizia per arrestarlo, si barrica in albergo e si spara

Arriva la polizia per arrestarlo, si barrica in albergo e si spara

Como - tragedia in un hotel di Grandate. L'uomo, ex guardia giurata, ai domiciliari per rapina, aveva sottratto la pistola a un collega

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30/09/2010

Le stelle, la luce e la scoperta, I buchi neri non sono più neri

Le stelle, la luce e la scoperta, I buchi neri non sono più neri

Scienza. Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricercatori italiani. Confermata la teoria di Hawking sui «mostri celesti»

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24/07/2010

Rubati i dischi d'oro e platino dei Rockets Il tastierista: «Vi prego, restituiteli»

Rubati i dischi d'oro e platino dei Rockets Il tastierista: «Vi prego, restituiteli»

Il timore del musicista è che i cimeli siano messi in vendita sul mercato clandestino. I ladri si sono introdotti in casa di Fabrice Quagliotti e hanno sottratto i trofei guadagnati con l'album «Galaxy»

 

 

Fabrice Quagliotti, tastierista dei Rockets
Fabrice Quagliotti, tastierista dei Rockets

COMO - Si sono introdotti nella sua abitazione alla periferia di Como e hanno rubato alcuni oggetti di valore, ma soprattutto un disco di platino e uno d'oro, trofei guadagnati con il leggendario album «Galaxy»: ora potrebbero finire sul mercato clandestino. A denunciare il furto è Fabrice Quagliotti, il tastierista storico del gruppo rock-elettronico dei Rockets, la band di «extraterrestri» che tanto spopolò negli anni 80 e che ancora oggi gode di un discreto successo europeo, pur avendo cambiato formazione. Fabrice Quagliotti da alcuni anni risiede a Como, al confine con San Fermo della Battaglia, e ora lancia un appello per tornare in possesso dei due cimeli conquistati con l'album «Galaxy» che vendette oltre un milione di copie.

L'APPELLO - «Il reale valore dei due dischi è affettivo e professionale più che per altro visto che l'oro e il platino sono solo una leggera patina», spiega Quagliotti, che in queste ore sta utilizzando i social network per far sapere ai fan del furto subito e avvertirli che un eventuale acquisto comporterebbe un reato. «Vorrei che i ladri me li facessero ritrovare», aggiunge mentre guarda sconsolato la parete vuota della sua villetta sulle colline della Spina Verde. I ladri si sono impossessati anche di altri oggetti di valore: «Ma quelli possono anche tenerseli». (fonte: Agi)


15/04/2010

Pedofilia, arrestato perito informatico

Pedofilia, arrestato perito informatico

A senna Comasco. Aveva adescato via chat un dodicenne. L'uomo è anche presidente di una società di basket

 

COMO - Un perito informatico di 50 anni, Enrico Marelli, di Capiago Intimiano (Como), presidente della società di basket di Senna Comasco, è stato arrestato dai carabinieri di Como per pedofilia, sulla base di un'ordinanza emessa dal gip di Como. Secondo le accuse l'uomo avrebbe adescato via chat un ragazzino di 12 anni. Un colloquio via internet, dove erano usati termini sessuali espliciti e veniva fissato un incontro tra i due, è stato però intercettato da una parente del ragazzino, che ha avvisato i carabinieri, i quali si sono presentati all'appuntamento. Una successiva perquisizione nel garage di casa dell'indagato ha permesso di scoprire una postazione con vari computer e web cam. Sul disco fisso di un computer sono state trovate centinaia di immagini pedo pornografiche nonchè riprese video con protagonista lo stesso perito informatico. Marelli, sposato, due figli, è un personaggio molto noto anche nel mondo della pallacanestro. I carabinieri hanno precisato che l'indagato non avrebbe mai approfittato della sua carica di presidente della società di basket per molestare o contattare ragazzi che la frequentano (fonte: Ansa).


06/04/2010

Donna del lago, confermato l'arresto del marito. «Beatrice voleva separarsi»

Donna del lago, confermato l'arresto del marito. «Beatrice voleva separarsi»

Atteso a lugano il corpo per l'autopsia. Marco Siciliano ha fatto nuove ammissioni durante l'interrogatorio. Trovate tracce di sangue nella sua auto


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LUGANO - È stato confermato dal giudice di Lugano l'arresto di Marco Siciliano, il fisioterapista di 32 anni accusato dell'omicidio della moglie Beatrice Sulmoni, scomparsa da casa nella zona di Mendrisio una decina di giorni fa e trovata venerdì nelle acque del lago di Como. L'accusa formulata, spiega la polizia cantonale, è di omicidio intenzionale. Siciliano è stato interrogato lunedì pomeriggio dal pubblico ministero Rosa Item e ha fatto delle ammissioni frammentarie, confermando quanto detto subito dopo l'arresto. Nell'auto sequestrata a Siciliano gli investigatori svizzeri hanno trovato tracce di sangue che ora saranno sottoposte alle analisi di laboratorio per capire se appartengono alla vittima.

BEATRICE VOLEVA SEPARARSI - Il movente del delitto è quasi certamente passionale: Beatrice Sulmoni sarebbe stata uccisa perché voleva separarsi e continuava a ripeterlo al marito. Il rapporto di coppia era ormai da tempo compromesso nonostante i due abbiano un figlio minorenne. Siciliano, di quattro anni più giovane della moglie e titolare con un socio di un centro di fisioterapia a Chiasso, resta nel carcere di Lugano. Ora le indagini dovranno chiarire come il cadavere sia arrivato nel lago. Gli inquirenti tendono a escludere che possa essere stato gettato da Ponte San Pietro, paesino che confina con Obino dove la coppia viveva, nel fiume Breggia, mentre sembrano propendere per l'ipotesi che sia stato portato con un veicolo e poi gettato nel lago. Il delitto potrebbe essere avvenuto il 25 marzo: il giorno dopo l'uomo ha denunciato la scomparsa della moglie. Potrebbe esserci stata una furiosa lite in cui Beatrice è stata selvaggiamente picchiata: il marito le avrebbe fracassato il cranio con un oggetto pesante, per poi sgozzarla. Dopo aver cancellato le tracce in casa del delitto e aver caricato il cadavere in auto avrebbe atteso la notte per poi farlo sparire. Il giorno dopo la denuncia e i tentativi di depistare le indagini con alcuni sms inviati con il telefonino di lei ai familiari: «non cercatemi più», «non avvisate la polizia», «lasciatemi tranquilla» e altri di questo tenore inviati nei giorni successivi. Ma proprio questi sms hanno tradito Siciliano, che al momento del fermo aveva con sé il telefonino della moglie con i messaggi ancora in memoria. Non si esclusa, al momento, l'ipotesi della premeditazione. Intanto si attende l'arrivo a Lugano del cadavere per l'autopsia.

 

 

Redazione online


05/04/2010

Como, arrestato il marito della donna svizzera. Prime ammissioni: «È stato lui»

Como, arrestato il marito della donna svizzera. Prime ammissioni: «È stato lui»

La 36enne, madre di un bambino, era scomparsa il 25 marzo: il corpo trovato venerdì. L'uomo ha mandato degli sms dal telefono della moglie invitando i parenti a non cercarla. Oggi l'interrogatorio.

 

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COMO - È risolto il giallo della donna svizzera trovata morta nelle acque del lago di Como. Domenica il cadavere è stato identificato e poche ore dopo, in tarda serata, il marito è finito in manette. I coniugi vivevano con un figlio nel Canton Ticino, in Svizzera: avevano una villetta a Obino, frazione di Castel San Pietro, vicino a Mendrisio e al confine con l'Italia. La vittima si chiamava Beatrice Sulmoni e aveva 36 anni: faceva la casalinga ma lavorava a tempo perso come cameriera ed era conosciuta in paese per il suo impegno come volontaria. Era anche cognata del sindaco di Castel San Pietro. Il marito, ora chiuso nel carcere di Lugano, avrebbe già confessato: si chiama Marco Siciliano, ha 32 anni, è fisioterapista e studia a Chiasso. Oggi viene interrogato dai magistrati, ma la polizia non ha dubbi sulle sue responsabilità. «L'inchiesta ha potuto stabilire che l'autore del delitto è il marito - si legge in una nota pubblicata sul sito della polizia cantonale -. Ora bisognerà stabilire le modalità dell'efferato delitto». Nella casa dove la vittima viveva con il marito e il figlio è in corso un sopralluogo da parte del procuratore Rosa Item con la polizia scientifica. Il fascicolo sull'omicidio è passato alla magistratura di Lugano: lì sarà eseguita l'autopsia sul cadavere.

SMS AI PARENTI DELLA DONNA - A tradire il 32 enne sono stati alcuni sms che ha inviato dopo il delitto e dopo la denuncia della scomparsa dal cellulare della moglie ai parenti di lei, invitandoli a non cercarla più. Prima di essere arrestato, domenica mattina, era stato sentito come testimone dalla polizia cantonale. Dopo che gli investigatori, grazie al confronto di radiografie dentali, hanno avuto la certezza dell'identificazione della vittima, hanno perquisito l'abitazione dei coniugi. Quindi il fermo dell'uomo, che aveva ancora con sé il cellulare della moglie. Oggi dall'interrogatorio dovrebbero emergere nuovi dettagli, in particolare sulle modalità con cui ha commesso il delitto e si è poi sbarazzato del cadavere. Inoltre bisogna capire che cosa ha portato l'uomo a uccidere la donna. La 36enne era scomparsa da casa il 25 marzo: il cadavere è stato trovato tre giorni fa al largo di Laglio, non lontano dalla villa di George Clooney.

I DUE TATUAGGI - Decisiva è stata la collaborazione tra i carabinieri di Como e la polizia del Canton Ticino, oltre naturalmente alla labile traccia trovata sul corpo senza vita restituito dal lago: due tatuaggi, uno sul seno e uno sulla spalla, che riproducevano l'uno un Cupido e l'altro un sole. Ulteriori conferme sull'identità sono poi arrivate dall'analisi dell'arcata dentaria della donna e infine dal riconoscimento del cadavere da parte del fratello. Ancora da stabilire il luogo in cui è stato commesso materialmente l'omicidio, anche se appare improbabile che il responsabile possa aver corso il rischio di passare il confine italo svizzero con un cadavere nella macchina; in un primo momento era stato ipotizzato che la donna fosse stata gettata nel lago qualche chilometro a nord di Laglio e che la corrente, molto forte la notte precedente il macabro ritrovamento, l'avesse sospinto verso Como. Il cadavere della giovane donna è stato trovato con la gola squarciate e la testa quasi decapitata ma la morte sarebbe stata provocata da una frattura cranica: l'assassino deve averla colpita alla testa con una pietra o un bastone per poi infierire sul cadavere.

Redazione online


03/04/2010

Giallo sul Lago di Como, ripescato il corpo di una 30enne

Giallo sul Lago di Como, ripescato il corpo di una 30enne

 

Il cadavere di una donna, di cui ancora non si conosce il nome, è stato avvistato in acqua nei pressi di Laglio, vicino alla villa di George Clooney. Una profonda ferita al collo lascia ipotizzare che si tratti di un omicidio. Oggi l'autopsia

 

 

Il cadavere di una donna, di età apparente tra i 25 e i 30 anni, è stato ripescato ieri pomeriggio in una piccola spiaggia nei pressi del municipio di Laglio, a poche centinaia di metri dalla Villa di George Clooney. Il corpo - che presenta una vasta ferita alla gola - dovrebbe essere rimasto in acqua almeno da un giorno, e sarebbe finito nel lago, o in uno dei suoi affluenti, in un punto imprecisato, ma verosimilmente molto più a nord: negli ultimi due giorni, infatti, sul Lario è spirato un forte vento in direzione sud che ha mosso parecchio la superficie del lago. Il corpo, sul quale oggi verrà eseguita l’autopsia, è stato notato dalla riva ed è stato. La donna indossava solo degli slip neri e una maglietta.

Sulle cause della morte della donna sembrano esserci pochi dubbi. In base all'esame esterno sul cadavere effettuato all'ospedale di Como su disposizione della Procura, la profonda ferita al collo, da parte a parte, è stata provocata da un'arma da taglio e risale a prima della morte.

Quanto basta per tratteggiare l'ipotesi di un assassinio. In un primo momento, infatti, non si escludeva che la lesione potesse essere posteriore al decesso, magari provocato dall'urto in acqua con rifiuti galleggianti o con qualche imbarcazione. Ipotesi, questa, che avrebbe potuto far pensare anche al suicidio, ma che è stata scartata.
L’autopsia permetterà di avere elementi in più per far luce sulle cause della morte.

La donna, curata, di bell'aspetto, pelle chiara, aveva i capelli a caschetto di colore castano-rossiccio, molto probabilmente tinti: non risultano negli ultimi giorni in zona denunce di scomparsa di persone con una descrizione simile, per cui ora si sta cercando di risalire all'identità attraverso il confronto delle impronte digitali.


04/02/2010

La ricostruzione dell'omicidio nel racconto di Arrighi: «Due colpi alla nuca, poi sono andato al poligono»

La ricostruzione dell'omicidio nel racconto di Arrighi: «Due colpi alla nuca, poi sono andato al poligono»

 

Como, Il caso dell'armiere che ha ucciso l'imprenditore. «Aveva offeso la mia famiglia. L'ho decapitato con un seghetto»

 

La polizia scientifica lascia la pizzeria Conca d'Oro di Senna Comasco dove è stata trovata la testa dell'imprenditore Giacomo Brambilla, ucciso dall'armiere comasco Alberto Arrighi (Ansa)
La polizia scientifica lascia la pizzeria Conca d'Oro di Senna Comasco dove è stata trovata la testa dell'imprenditore Giacomo Brambilla, ucciso dall'armiere comasco Alberto Arrighi (Ansa)

COMO - «Signor giudice, quando ho sentito quella frase sulla mia famiglia, non ci ho visto più. E ho sparato...». Quale frase può aver mai fatto perdere completamente il senno ad Alberto Arrighi, l’armiere comasco che ha ucciso Giacomo Brambilla, l’ha decapitato bruciandone la testa in un forno e ne ha abbandonato il corpo in una sperduta località a 150 chilometri da Como?

Questa: «Ho detto al Brambilla che non stava rovinando solo me, ma anche mia moglie e le mie figlie. Lui mi ha risposto: "Bello, di tua moglie e delle tue figlie non me ne frega niente!". Poi è successo tutto». «Tutto» è contenuto nel verbale di interrogatorio, il primo sostenuto da Arrighi negli uffici della questura di Como, davanti al pm Antonio Nalesso e all’avvocato difensore Ivan Colciago e dal quale è scaturito il fermo dell’uomo. Per due ore l’armiere, incensurato, consulente della procura, amico di tanti poliziotti e carabinieri, racconta con lucidità i dettagli raccapriccianti del delitto. Uno riguarda la decapitazione: «Ho usato un seghetto, ho fatto tutto da solo, mio suocero non c’entra». Arrighi, nella confessione, tenta in tutti i modi di scagionare Emanuele La Rosa, il suocero che assieme a lui è sottoposto a fermo (ma solo per distruzione di cadavere, non per l’omicidio).

Alberto Arrighi nella sua armeria a Como
Alberto Arrighi nella sua armeria a Como

Il magistrato concentra tuttavia la sua attenzione sui rapporti tra Arrighi e la vittima: lì è contenuto il movente del delitto, i cui contorni sono ancora da definire. Così li ha raccontati il fermato: «Conoscevo il Brambilla perché in passato era stato mio cliente. Verso settembre si è ripresentato da me e pareva che fosse al corrente delle difficoltà economiche che sto attraversando. "Non capisco come un negozio come questo, nel centro di Como, non riesca a sfondare" e si è proposto di aiutarmi nella gestione». Il primo aiuto consiste in un prestito di 70-80 mila euro. Da lì in avanti la presenza del creditore nella vita di Arrighi si fa via via più costante. «Era un incubo. Mi telefonava anche 10-15 volte al giorno, mi impartiva ordini, voleva spadroneggiare». E si giunge alla stretta finale: Brambilla propone all’interlocutore di diventare socio nel negozio con una quota del 99 per cento. Alla famiglia, proprietaria dell’esercizio dal 1938, restano solo le briciole.

È di questo che si parla nell’appuntamento fatale di lunedì. «La lite si è accesa, ho visto il Brambilla che metteva mano alla cintola, temevo mi stesse sparando. Poi ha pronunciato quella frase sulla mia famiglia. Si è girato e ha fatto due passi verso il retro. Ho preso una calibro 22 dal tavolo e gli ho sparato due colpi alla nuca». La sequenza è ripresa anche dalle telecamere del negozio. In seguito Arrighi compie una serie di atti senza logica e senza speranza: «Ho lasciato il cadavere in negozio e sono partito sul Cayenne del Brambilla. Arrivato a Nova Milanese l’ho abbandonato a un distributore della Shell e ho buttato via le chiavi. Sono tornato a Como in taxi e sono andato al poligono a sparare».

E poi lo scempio sul cadavere: «La decisione di bruciare la testa nel forno della pizzeria? Volevo rendere il corpo irriconoscibile». Polizia e procura ora metteranno al vaglio questa confessione con alcuni elementi oggettivi di cui nel verbale non ci sarebbe traccia. Ad esempio: Arrighi parla di due colpi. Dall’esame del cadavere gli spari risultano invece tre, uno dei quali esploso dall’armiere con una calibro 40 che il Brambilla aveva con sé al momento del delitto. C’è poi il mistero di 100 mila euro in contati sequestrati nella pizzeria del suocero: non sono di Arrighi né di La Rosa, forse appartenevano alla vittima.

Claudio Del Frate



02/02/2010

Como, armiere uccide e fa a pezzi il socio. Si indaga su un grosso debito

Como, armiere uccide e fa a pezzi il socio. Si indaga su un grosso debito

 

Lunedì sera in pieno centro cittadino. Agghiacciante delitto compiuto dal gestore di un negozio di armi. Il cadavere ritrovato vicino a Domodossola

 

 

COMO - Ha dato un appuntamento al benzinaio, socio in affari, nel suo negozio di armi, per parlare. Gli doveva dei soldi, tanti soldi: si parla di 200 mila euro. Ma qualcosa è andato storto, e l'armiere ha fatto fuoco. Poi si è disfatto del corpo, facendolo a pezzi. Ma gli è servito a poco, perché le forze dell'ordine hanno scoperto il delitto e lo hanno fermato per omicidio volontario. Il corpo mutilato della vittima è stato trovato dopo alcune ore dalla polizia nei pressi di Domodossola, in Piemonte, su indicazioni date dall'assassino.

IL DELITTO - L'omicidio è stato commesso lunedì sera nel retro dell'armeria Arrighi di via Garibaldi, nel centro storico di Como. Il gestore, ora in stato di fermo, è Alberto Arrighi, 40 anni. La sua fedina penale è perfettamente pulita; l'uomo lavorava addirittura come consulente balistico per la Procura. Pare assodato che da qualche tempo versasse in notevoli difficoltà economiche: nel novembre scorso aveva licenziato il personale del negozio di armi e articoli per cacciatori. La vittima è un imprenditore comasco, Giacomo Brambilla, 43 anni, pure incensurato, titolare di vari distributori di benzina Shell della zona. Secondo quanto si è potuto apprendere i due, che erano in rapporti di affari, avrebbero avuto una discussione, sino al tragico epilogo: Arrighi avrebbe ucciso Brambilla a colpi di pistola, utilizzando un'arma che la polizia questa mattina ha rinvenuto nella vetrina dell'armeria, sembra su indicazione dello stesso Arrighi. Da qui il fermo per omicidio volontario.

LA DENUNCIA - Il provvedimento è scattato dopo che la convivente di Brambilla, durante la notte, ne aveva denunciato la scomparsa. La donna ha parlato di un appuntamento che il compagno aveva con l'Arrighi nel suo negozio. Entrati nell'armeria, gli agenti della polizia hanno trovato tracce di sangue, ma non il cadavere. In mattinata è scattato il fermo di Arrighi, che è stato portato in questura per essere interrogato dalla squadra mobile e dal magistrato di turno. L'uomo ha ammesso il delitto e ha dato agli agenti le indicazioni per ritrovare il cadavere. Nel primo pomeriggio di martedì il corpo, mutilato e decapitato, è stato trovato nei pressi di Domodossola, in Piemonte, a circa 140 chilometri di autostrada da Como.

Claudio Del Frate


25/12/2009

Como, spesi 16 milioni di euro per un muro da abbattere

Como, spesi 16 milioni di euro per un muro da abbattere

 

Un'ennesima storia di sprechi nella pubblica amministrazione, documentata dalla rubrica "Di Tasca Tua". Si parla, questa volta, di una recinzione che copre la vista del lago e che sarà demolita con un costo aggiuntivo di altri 2 milioni

 

 

Centocinquanta metri di lunghezza per un metro e settanta di altezza. Sono queste le misure del muro sul lago di Como, edificato nel 2006 per un costo di oltre 15 milioni di euro e destinato a essere abbattuto dopo le proteste dei cittadini. Allungata negli ultimi mesi nonostante che il sindaco Bruni parlasse di una sua demolizione entro il febbraio 2010, l'opera, benché inutile e paesaggisticamente dannosa, è stata costruita per non perdere i fondi stanziati dalla legge Valtellina di 20 anni fa. E come se non bastasse l'abbattimento costerà altri 2 milioni di euro a carico della Regione.