03/04/2012

Poliziotto infiltrato fra gli studenti: fa arrestare i compagni di scuola

Poliziotto infiltrato fra gli studenti: fa arrestare i compagni di scuola

USA. Alex Salinas come Johnny Depp in «21 Jump Street»: per otto mesi si è finto teenager

Continua...


21/04/2011

Troppo «occidentale». I compagni la corteggiano e il padre la riempie di botte

Troppo «occidentale». I compagni la corteggiano e il padre la riempie di botte

L'uomo di origine pachistana si è infuriato per gli apprezzamenti dei coetanei all'uscita di scuola

Continua...


20/06/2010

Nozze: Cassano ha detto "sì" Portofino abbraccia la coppia

Nozze: Cassano ha detto "sì" Portofino abbraccia la coppia

Il fantasista della Samp si è sposato con la pallanuotista Carolina Marcialis nella chiesa di San Martino. Fra i presenti il presidente Garrone ("Il rinnovo? Dipende da entrambi"), i compagni Pozzi e Accardi, l'ex allenatore Delneri, l'amico-tecnico Fascetti

 

cassano sposo.jpg

 

 

PORTOFINO (Genova), 19 giugno 2010 - "Questo è un matrimonio diverso rispetto a quelli di tanti calciatori: di solito i giocatori sposano modelle e gran belle donne. Antonio le ha avute tutte prima ed ora ha scelto una donna bellissima ma anche per altri motivi. Direi che è quasi un matrimonio in famiglia". Così si è espresso il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, giungendo a piedi, da solo, sul sagrato della chiesa di San Martino a Portofino, dove si celebrano le nozze di Antonio Cassano e Carolina Marcialis. Tra gli invitati già giunti in chiesa l'ex allenatore della Sampdoria ed attuale tecnico della Juventus Gigi Delneri e l'allenatore-amico di Cassano Eugenio Fascetti.

 

cassano moglie.jpg
cassano e moglie.jpg

 

LE NOZZE — Con i canonici dieci minuti di ritardo Carolina Marcialis ha fatto il suo ingresso in chiesa, anticipata di una quarantina di minuti dal neosposo. Bellissima, vestita di bianco con un lungo strascico di satin ed un velo a coprirle parzialmente il viso, Carolina è scesa da una Mercedes grigia e, coperta dagli ombrelli bianchi degli uomini della sicurezza, è entrata in chiesa senza neppure un cenno di saluto per i tanti curiosi che l'hanno accolta con un applauso. Pochi minuti dopo la sposa sono giunti a Portofino gli unici due calciatori della Sampdoria presenti al matrimonio, Nicola Pozzi e Pietro Accardi.

cassano uscita chiesa.jpg

IL RINNOVO — Il rinnovo del contratto di Cassano, dipende da me, da noi e da lui". Lo ha detto il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone all'arrivo sul sagrato della chiesa a Portofino. Il presidente blucerchiato ha fatto solo un accenno al mercato calcistico affermando che "Pazzini e Palombo non si vendono. Ora pensiamo alle comproprietà". Come dono agli sposi, il patron blucerchiato ha scelto un servizio di piatti da 12 dipinto dal maestro Raimondo Sirotti, con l'immagine del presidente della Samp e del giocatore barese insieme.


03/06/2010

Conquista l'Everest, muore subito dopo

Conquista l'Everest, muore subito dopo

Inutili i tentativi di soccorrerlo. L'arrivo del maltempo costringe la squadra a fuggire. Lo scozzese Peter Kinloch si accascia 200 metri dopo avere iniziato la discesa. I compagni costretti a lasciarlo

 

Peter Kinloch in una foto tratta dal suo profilo Facebook
Peter Kinloch in una foto tratta dal suo profilo Facebook

Lo hanno lasciato a morire in cima a quel monte Everest che aveva conquistato solo poche ore prima, pazzo di felicità per aver raggiunto la sua quinta vetta ed essere così ad un passo dal completare la «Seven Summit Challenge». Il 28 enne Peter Kinloch aveva iniziato la discesa da neanche 200 metri, quando all’improvviso ha cominciato ad inciampare e a lamentarsi, dicendo che non riusciva a vedere bene. Immediatamente soccorso dagli altri partecipanti alla spedizione himalayana e da tre sherpa arrivati dal campo-base dopo la richiesta di aiuto e che per quasi 12 ore gli hanno somministrato ossigeno e steroidi per cercare di evitargli il congelamento, lo sfortunato ragazzo non è, però, riuscito più a riprendersi e, alla fine, quando ormai erano le 2 del mattino, i compagni si sono rassegnati ad abbandonarlo al suo destino, lasciandolo in un posto chiamato «Mushroom Rock» a 8.595 metri di altezza, anche perché le condizioni meteo erano rapidamente peggiorate e i superstiti rischiavano di rimanere intrappolati a loro volta in cima alla montagna.

Peter sulla vetta del Monte Bianco durante una precedente spedizione (da Facebook)
Peter sulla vetta del Monte Bianco durante una precedente spedizione (da Facebook)

EMORRAGIA CEREBRALE - Stando a quanto riporta il Daily Mail, pare che l’improvvisa perdita della vista lamentata da Kinloch (un informatico che lavorava per la polizia, descritto in ottime condizioni di salute e non certo il tipo da correre rischi) possa essere stata causata da un’emorragia cerebrale. «Arrivare in cima alla montagna è stato faticoso – ha detto al tabloid un membro della spedizione che ha chiesto l’anonimato –, ma Peter sembrava stare bene ed era di ottimo umore, tanto che poco prima di raggiungere la vetta ci aveva confidato che conquistare l’Everest era per lui la realizzazione di un sogno lungo 25 anni. Poi però, all’improvviso, quando abbiamo cominciato la discesa, sembrava che perdesse la coordinazione e continuava ad inciampare, sebbene intervallasse queste scivolate con la normale camminata. Pochi minuti dopo, però, Peter ha detto a David O’Brien (il capo della spedizione, ndr), che non ci vedeva più. Per la verità, il ragazzo non sembrava sorpreso da quello che gli stava capitando, anzi era assolutamente calmo e ha raccontato che gli era già successo prima, sebbene mai in montagna».

SOCCORSI SENZA SUCCESSO - A quel punto, i tre sherpa e O’Brien hanno cercato di farlo scendere ad un’altitudine meno pericolosa per il corpo umano, ma dopo quattro ore avevano percorso appena 60 metri. «Peter cominciava a dare segni di congelamento a due dita – ha proseguito il testimone – anche se restava lucido e non sembrava soffrire per l’altitudine. Quelli della squadra di soccorso hanno fatto davvero tutto quanto in loro potere per salvarlo, arrivando loro stessi ad un passo dal dover chiedere aiuto». Ora il corpo di Kinloch (con addosso il berretto e la sciarpa della sua adorata Inverness Caledonian Thistle”, squadra di calcio della Prima Divisione Scozzese) riposerà su quella stessa montagna che già è diventata la tomba di molti scalatori nel corso degli anni.

IL RECUPERO DELLA SALMA - Ancora non si sa se le autorità tibetane appronteranno un piano per recuperare la salma, anche perché ogni tentativo in tal senso potrebbe rivelarsi assai pericoloso. E mentre la sua fidanzata turca, Gul Cosguner, ha lanciato un accorato appello al Times affinchè Peter «possa tornare a casa», per il padre di Kinloch «il solo conforto che ci rimane è sapere che mio figlio ha realizzato una delle sue aspirazioni». Anche se per farlo ci ha rimesso la vita.

Simona Marchetti


23/04/2010

Balotelli: "Scusatemi. Esasperato, ho perso la testa"

Balotelli: "Scusatemi. Esasperato, ho perso la testa"

Mea culpa dell'attaccante dell'Inter nel giorno in cui, all'ingresso di Appiano Gentile, è apparsa una scritta in spray che invita SuperMario a lasciare i nerazzurri. Contestazione ma anche qualche applauso all'allenamento.

 

 

 

Le scuse del campione - "Chiedo scusa a tutti per il mio gesto di martedì sera. Quando sono entrato in campo e ho sentito i fischi della gente e le urla dell'allenatore ho perso la testa, non capivo più niente e poi alla fine mi son tolto la maglia solo per sfogare la mia rabbia. Mi dispiace di non essere riuscito a controllare la tensione e la frustrazione che da mesi mi stanno logorando". Lo scrive Mario Balotelli in un messaggio anticipato all'Ansa, che sarà pubblicato sul sito dell'attaccante interista.

La contestazione
- 'Balotelli vattene'. Questa scritta in vernice spray verde su un cancello della Pinetina e qualche foglio con la foto dell'attaccante e un simbolo di divieto d'accesso sono gli unici segni della contestazione da parte degli oltre 2 mila tifosi che hanno invaso il centro sportivo dell'Inter per assistere all'allenamento a porte aperte, iniziato alle 10.30 e durato circa un'ora. Mario Balotelli, al termine, è stato comunque convocato da Mourinho per la partita contro l'Atalanta di domani alle 18.30 al Meazza (non è stato invece convocato Pandev per infortunio).

Fischi e applausi
- Qualche fischio, qualche 'vergognati!', ma anche applausi e urla di incitamento, 'vai Mario!'. Questo il trattamento riservato a TurboMario dai tifosi dell'Inter che hanno assistito all'allenamento aperto al pubblico. Al di là della scritta 'Balotelli vattene' fuori dalla Pinetina, dunque, per metà seduta Balotelli è stato praticamente ignorato dal pubblico. Poi, un suo dribbling e un assist a Milito durante la partitella hanno scatenato i primi applausi a cui altri tifosi hanno risposto fischiando. Al termine dell'allenamento, in risposta agli applausi di un gruppo di sostenitori, l'attaccante ha calciato verso di loro un paio di palloni. Ma mentre il pubblico si contendeva questi souvenir da portare a casa, il vice di Mourinho, Beppe Baresi, ha redarguito Balotelli, rientrato a testa bassa negli spogliatoi.

Alla Pinetina c'erano impiegati, che hanno preso un giorno di ferie, famiglie, anziani e persino alcune scolaresche ad assistere sotto una leggera pioggia alla rifinitura della squadra di José Mourinho, che domani affronterà l'Atalanta. Nessuna contestazione plateale da parte dei sostenitori contro Balotelli, autore tre giorni fa della sceneggiata con insulti al pubblico del Meazza e maglietta gettata a terra. Solo parecchi applausi per Mourinho, Milito, Sneijder ed Eto'o da parte dei tifosi che sotto gli ombrelli hanno assistito alla seduta, scandendo qualche coro.


22/04/2010

Balotelli, via da Inter o causa per mobbing L'esperto: «Non ci sono le condizioni»

Balotelli, via da Inter o causa per mobbing L'esperto: «Non ci sono le condizioni»

Dopo l'allenamento È uscito da Appiano Gentile da un'uscita secondaria. Sembra insanabile la rottura tra l'attaccante e la società e Raiola butta sul tavolo l'ipotesi di andare in tribunale

 

Dopo l'allenamento Balotelli esce dall'uscita secondaria della Pinetina ma due tifosi riescono lo stesso a contestarlo (Omega)
Dopo l'allenamento Balotelli esce dall'uscita secondaria della Pinetina ma due tifosi riescono lo stesso a contestarlo (Omega)

MILANO - Via dall'Inter o causa per mobbing. Queste le ipotesi che Mario Balotelli avrebbe messo sul piatto della società. Prima l'agente Mino Raiola - spiega la Gazzetta dello Sport - ha chiesto che l'attaccante sia messo sul mercato a fine stagione, poi ha ricordato alcuni episodi: la catenina strappata da Mourinho, l'energico intervento di Materazzi dopo la partita con il Barcellona (secondo Raiola «lo ha preso a calci»). Poco prima il presidente Moratti aveva parlato senza mezzi termini di «suicidio pubblico». Una rottura che sarà difficile ricomporre.

MOBBING - Anche se una strada - quella della causa per mobbing - sembra tutta in salita, se non impossibile. Secondo l'avvocato Giulio Dini, esperto di diritto sportivo, non esistono i presupposti per una denuncia di questo genere, in particolare nel caso che la società abbia rispettato l'accordo collettivo che viene firmato dalle due parti e che prevede fedeltà reciproca. Inoltre, spiega Dini, «i comportamenti dei giocatori non devono recare pregiudizio all'immagine della società».

ALLENAMENTO - Quel che è certo è che la tensione si sente, eccome. Balotelli si è allenato regolarmente poi, un quarto d'ora dopo, ha lasciato Appiano Gentile. Lo stava facendo dall'ingresso principale ma, vedendo tifosi e telecamere attorno all'auto di Quaresma, ha fatto retromarcia con la sua fuoriserie nera ed è sfrecciato via da un'uscita secondaria del centro sportivo, dove comunque un paio di tifosi lo hanno contestato.

MANCINI - «Mi dispiace per Mario»: così Roberto Mancini ha commentato l'episodio che ha visto Balotelli protagonista in negativo al termine della semifinale di Champions League contro il Barcellona, quando il nerazzurro ha buttato a terra la maglia dell'Inter. «Non ho visto quello che è successo, ma ho letto i giornali - afferma il tecnico del Manchester City -. Mi dispiace perché Mario è un bravo ragazzo oltre a essere un grande talento. Certe cose però bisogna evitare di farle».

 

 

Redazione online


Il City chiama Balotelli. Mancini: "Bravo e talentuoso"

Il City chiama Balotelli. Mancini: "Bravo e talentuoso"

L'ex tecnico dell'Inter è intervenuto sull'ennesimo litigio tra il giovane attaccante e i tifosi nerazzurri: "Mi dispiace per lui, certe cose vanno evitate perché è un grande talento". Sull'Inter: "Ha meritato col Barça ma al ritorno sarà dura"

 

roberto_mancini_man_city.jpg

"Mi dispiace per Mario". Così Roberto Mancini ha commentato l'episodio che ha visto Mario Balotelli protagonista in negativo al termine della semifinale di Champions League contro il Barcellona, quando il nerazzurro ha buttato la maglia dell'Inter. "Non ho visto quello che è successo, ma ho letto i giornali - le parole del tecnico del Manchester City -. Mi dispiace perché Mario è un bravo ragazzo oltre ad essere un grande talento. Certe cose però bisogna evitarle di fare".

A proposito della vittoria dell'Inter, l'ex tecnico nerazzurro usa solo parole di elogio. "E' stata una grande partita e l'Inter ha giocato benissimo. Ha meritato di vincere, ma per la qualificazione è ancora dura perché non sarà facile al Camp Nou. Comunque credo che adesso l'Inter abbia il 60% delle possibilità di raggiungere la finale di Madrid".


Tutti contro Balotelli : squadra, tifosi e società. Divorzio sicuro

Tutti contro Balotelli : squadra, tifosi e società. Divorzio sicuro

L'ultima ribellione segna la fine del rapporto. Moratti: «Il suo è un suicidio pubblico»

 

(Ansa)
(Ansa)

MILANO— «Mario, gira voce che ti vuoi scusare: è vero?». Gli occhi un po’ smarriti cercano il procuratore Raiola, «dov’è Mino?, dov’è?». Senza di lui non dice neanche mezza parola. La risposta è che le scuse non ci sono. «Aspettiamo quelle dei tifosi — scherza Raiola —. Se due che si vogliono bene litigano, o ci si scusa entrambi o si lascia correre e si va avanti». Ma il punto è: avanti fino a quando? La verità è che Balotelli è un giocatore nerazzurro a termine. Sia lui che la società hanno capito che dirsi addio è l’unica soluzione. Per ora, la società lo multerà con la sanzione massima (il 30% dello stipendio). Poi c’è l’accordo di ricucire, ma solo per finire l’anno senza altri colpi di testa. In fondo mancano, se va bene, due partite in Champions, quattro in campionato e la finale di Coppa Italia.

Lui, per essere uno che la sera prima ha sperimentato «il suicidio pubblico», usando le parole del suo presidente Massimo Moratti, sembra tutto sommato stare bene. «Sono sereno— assicura Mario —. Sono pronto a diventare il giocatore più forte del mondo, è il sogno che avevo fin da bambino, non voglio certo rovinarlo». Per ora è il più criticato del mondo, e anche il più scaricato, nel senso che è difficile, sui siti come nei bar, all’Inter come fuori, trovare qualcuno che lo difenda in queste ore. Mario — giubbotto di pelle verde e macchinone nero che sembra quello parlante di un vecchio telefilm — arriva quando l’incontro organizzato dalla Gazzetta dello Sport per la presentazione del libro di Stefano Borgonovo è già finito. D’altronde, solo l’idea di incontrare l’ex bomber della Fiorentina ammalato di Sla poteva fargli affrontare telecamere e taccuini in un giorno così, che è il day after gli insulti ai tifosi e la maglia scagliata in terra, mentre l’Inter stava vivendo una serata storica, una delle più belle della presidenza Moratti.

L’incontro lo ha emozionato per davvero. Borgonovo lo ha invitato a casa sua e Balotelli ha detto che andrà volentieri. «È una persona fantastica, mi ha detto che lui nella sua condizione sorride, e mi ha chiesto perché io non lo faccio. Gli ho spiegato che nella mia vita sono un ragazzo molto solare, magari lo faccio poco davanti alla tv». Ma non basterà un sorriso in più per convincere i tifosi che l’altra sera hanno tentato di assalirlo, con Moratti e Tronchetti Provera nell’inusitato ruolo di bodyguard. Non basterà per ricucire con il resto del gruppo, perché i compagni questa non gliela perdonano: se Materazzi ha pensato di risolvere la cosa fisicamente (a sentire Ibrahimovic «voleva matarlo», ucciderlo, a sentire Raiola «ha preso Mario a calci nel sedere»), gli altri, da Lucio a Eto’o, gli hanno urlato di tutto. Ecco perché la rottura sembra definitiva. «Ibra dice che dovevano lasciarmi stare? Io dico che ha ragione Ibra». Insomma, non pare esserci molta voglia di cospargersi il capo (scolpito) di cenere. Però un equilibrio va trovato.

La follia di SuperMario non è certo utile all’Inter, ma non lo è nemmeno a lui e a chi gli deve trovare un’altra squadra. Possibilmente in silenzio. Moratti sul futuro prima scherza con Lippi e Galliani in aula («Mi auguro che oggi il c.t. si sia convinto a chiamare Mario in nazionale... e poi c’è anche il Milan dietro, mi pare»), poi prova a lanciare segnali d’ottimismo, anche perché vorrebbe preservare Mario da un sabato infernale a San Siro contro l’Atalanta, quando potrebbe giocare. «Ricucire è difficile, ma non impossibile. La mia volontà è continuare con questo ragazzo, perché ha il talento e il carattere per superare certe cose. Ora cercheremo di rimarginare tutto con la squadra, l’allenatore e la società. Non sto sottovalutando il suo problema, se fa così un problema c’è». Già, alla fine resta una domanda semplice semplice. Ma perché si è ritagliato il ruolo di guastafeste? Balotelli ha considerato i fischi ingiusti, in generale si sente preso di mira. «Il suo è stato un suicidio pubblico. Lui ha le sue problematiche — continua Moratti —, ma non ci si può fermare al proprio dolore, pensare che ci sono altri con dolori più grandi aiuta». Chissà che dove non è arrivato Mou, dove non è arrivato Moratti, arrivi Borgonovo.

Arianna Ravelli


21/04/2010

Schiaffi e insulti, Balotelli non cambia

Schiaffi e insulti, Balotelli non cambia

L'ennesima lite. Litiga con pubblico e compagni nella notte della festa nerazzurra. Stankovic: «È un bambino»

 

Mario Balotelli litiga con gli 80 mila di San Siro (Ansa)
Mario Balotelli litiga con gli 80 mila di San Siro (Ansa)

MILANO - Super Mario non cambia di una virgola. E rovina la festa nerazzurra con una folle escalation di insulti con il pubblico e la lite negli spogliatoi con i compagni di squadra. L'ennesima serata tormentata per Balotelli, sempre più vicino alla rottura con l'Inter. Mandato in campo nel finale da Mourinho, l'attaccante si è attirato fischi e insulti dal pubblico, che ha mal digerito qualche suo errore e un atteggiamento ben sotto la soglia di intensità con cui stavano giocando i compagni. Quando poi Balotelli ha tentato il gol con un tiro quasi da metà campo, la rabbia del pubblico è esplosa.

INSULTI E GESTACCI - «Sporco milanista», l'insulto meno volgare che si è sentito in tribuna fra i fischi assordanti. L'attaccante ha risposto indicando tutte le tribune del Meazza indirizzando una serie di «vaffa...» e «figli di p...», come si è colto dal labiale nelle immagini televisive. Poi, al fischio finale, Balotelli si è tolto la maglia e l'ha gettata a terra (Stankovic per nasconderla se l'è infilata nei pantaloncini, poi ha commentato dicendo che «Mario è ancora un bambino») e si è avviato negli spogliatoi dribblando Gabriele Oriali che tentava di calmarlo. «Mi dispiace, ma capisco il pubblico perché tutti gli altri giocatori avevano dato tutto in campo mentre Balotelli ha avuto quell'atteggiamento: è successa una cosa brutta», ha detto Mourinho, assicurando che non si farà problemi a mandarlo in campo al Meazza sabato contro l'Atalanta.

SPOGLIATOI ROVENTI - Nello spogliatoio è stato duro il confronto fra Mario e alcuni compagni. «Materazzi voleva matarlo (ammazzarlo, ndr), mai vista una cosa del genere», ha raccontato Zlatan Ibrahimovic. Duro il commento anche di capitan Zanetti: «il suo gesto è stato una nota stonata. Dispiace che si possa rovinare una festa come questa con un gesto del genere. Mario deve capire tante cose, come stare tranquillo e fare ciò che sa, ovvero giocare a pallone». Oltre le parole sono andati alcuni tifosi, che hanno atteso Balotelli nei pressi della sua auto nel garage dello stadio. Uno gli ha tirato un ceffone ed è iniziato un parapiglia. Per placare gli animi sono intervenuti il presidente Massimo Moratti e il dirigente Marco Tronchetti Provera. «Mario è un ragazzo, questa sera voglio pensare soprattutto alla vittoria ma credo dia qualcosa che si rimarginerà ed è una lezione di vita che potrà essergli utile», ha osservato Moratti, che probabilmente prenderà provvedimenti contro il giocatore nei prossimi giorni.

Redazione online


01/04/2010

Balotelli si scusa: "Aspetto in silenzio di tornare utile"

Balotelli si scusa: "Aspetto in silenzio di tornare utile"

 

Dopo settimane di tensione, l'attaccante si è finalmente incontrato con Mourinho ad Appiano Gentile per un chiarimento: "Mi scuso per la situazione che si è creata negli ultimi tempi. Vorrei guardare al futuro per farmi trovare pronto".

 

Mario Balotelli

L'incontro con Mou - Il caso Balotelli é prossimo a una soluzione. In mattinata, l'attaccante dell'Inter ha avuto un incontro di chiarimento con José Mourinho ad Appiano Gentile e quindi potrebbe essere inserito tra i convocati per la partita contro il Bologna.

La dichiarazione -
"Mi scuso per la situazione che si è creata negli ultimi tempi. Sono il primo a soffrirne perché adoro il calcio e vorrei giocare e ora aspetto in silenzio per poter tornare ad essere utile alla mia squadra. Vorrei non dover più pensare al passato, ma guardare invece al futuro per concentrarmi sui prossimi impegni e farmi trovare pronto". E' questo il contenuto di una dichiarazione di Mario Balotelli pubblicata sul sito dell'Inter.