04/07/2010
Sudafrica, Paris Hilton arrestata per uno spinello
Sudafrica, Paris Hilton arrestata per uno spinelloLa ricca ereditiera è stata arrestata al termine del match Olanda-Brasile, perché sorpresa a fumare marijuana in compagnia di amici. Dopo una breve comparsa in tribunale è stata però rilasciata
Secondo il portavoce di Paris Hilton s'è trattato soltanto d'un equivoco. Si è chiuso così l'incidente, in cui era incappata la bella ereditiera americana, arrestata dalla polizia di Port Elizabeth per possesso e consumo di marijuana. Secondo quanto riportato dai media locali, la Hilton era stata fermata all'uscita dello stadio Nelson Mandela Bay al termine della partita dei quarti di finale tra Brasile e Olanda.
Dopo essere comparsa brevemente in un'aula di tribunale a Port Elizabeth, la Hilton è stata subito rimessa in libertà. Le autorità avrebbero fatto cadere le accuse, dopo l'ammissione di uno dei suoi amici di essere in possesso di cannabis. Paris ha voluto subito tranquillizzare i suoi fan con un messaggio su Twitter: "Ehi ragazzi, ci sono un sacco di voci folli in giro. Voglio solo che sappiate la verità. Va tutto bene. Non ho fatto niente. Amo il Sud Africa! Un posto incredibile specialmente durante la Coppa del Mondo!".
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25/02/2010
Scandalo alla British airways
Scandalo alla British airways
Le hostess della British in pose sexy durante il volo intercontinentale

Avevano scattato delle scherzose foto sexy, ma, come spesso capita, qualcuno ha pensato bene di farle girare un po' troppo. Così alcune hostess della British Airways si sono ritrovate, in pose sexy e seminude, su un sito a luci rosse. E ora le stesse hostess rischiano il posto di lavoro, dopo che le foto sono state pubblicate dai principali tabloid inglesi. "E' inutile dire che la compagnia si riserva qualsiasi decisione al riguardo. Sempre se le ragazze in questione sono davvero hostess che lavorano per noi", hanno fatto sapere dalla British Airways, compagnia di bandiera britannica e uno dei colossi europei del settore. Il Sun ha pubblicato le foto, oscurando i volti delle hostess per proteggere le loro identità: nelle immagini si vedono le ragazze in pose sexy, in calze autoreggenti o in perizoma, nella cabina di comando. Da domani saranno in molti a voler volare con lq British Airways


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14/10/2009
In viaggio su una crociera-gay senza preavviso, coniugi contro la Grimaldi
In viaggio su una crociera-gay senza preavviso, coniugi contro la GrimaldiMarito e moglie di Trevi hanno chiesto un risarcimento alla compagnia napoletana per l'insolito tour sulla tratta civitavecchia - barcellona

La crociera gay «Revuelta» (da www.gay.it)
NAPOLI - Strana «disavventura» per due coniugi umbri che si sono trovati a viaggiare su una crociera della Grimaldi rigorosamente dedicata ai gay. Marito e moglie di mezza età, residenti a Trevi, sostengono di non essere stati avvisati del «particolare» tipo di viaggio sulla nave «Cruise Barcellona» della compagnia napoletana, che da Civitavecchia approda nel capoluogo catalano. I coniugi ritengono di aver prenotato un viaggio «normale» e perciò hanno chiesto alla Grimaldi un risarcimento di 3mila euro.
La notizia è stata riportata dal Corriere dell’Umbria. La coppia di Trevi si sono rivolti all’avvocato Antonio Francesconi che ha scritto alla compagnia senza però - ha spiegato - ricevere al momento alcuna risposta. «Non è una questione di discriminazione - ha detto il legale - ma solo di godimento del viaggio. Uno spiacevole equivoco che però va risarcito».
La coppia aveva ottenuto il viaggio con una raccolta punti. Dopo averlo scelto sul catalogo - ha spiegato l’avvocato Francesconi - i due si erano «messi in contatto con la compagnia per la prenotazione senza però che nessuno facesse riferimento alla crociera gay». Una volta a bordo, il 19 settembre scorso, marito e moglie si sono imbattuti - riferisce legale - in una nave «a tema», con feste e spettacoli «tutte» dedicate ai gay. «Una situazione di palese imbarazzo per i miei assistiti - ha concluso l’avvocato Francesconi - che al ritorno hanno deciso di chiedere il
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26/04/2009
Dipendente in malattia «beccata» mentre usa Facebook: licenziata
Dipendente in malattia «beccata» mentre usa Facebook: licenziata
La denuncia: «L'AZIENDA CI SPIAVA TRAMITE UNA FALSA RICHIESTA D'AMICIZIA SUL SITO». Una 31enne di Basilea ha perso il posto: «Chi è in grado di navigare in Rete, può anche lavorare»
Una dipendente della nota compagnia di assicurazioni svizzera Nationale Suisse si è data malata per un giorno. La causa, una forte emicrania. Tuttavia, il datore di lavoro ha scoperto che la donna navigava su Facebook, e l'ha licenziata in tronco. La motivazione: «Chi è in grado di navigare in Rete, può anche lavorare». Ma allora, che cosa può o non può fare un dipendente mentre si trova a casa in malattia? Deve evitare tutte le attività e restare tassativamente a riposo a letto? Anzi, nemmeno stando a letto con il computer sulle ginocchia può sentirsi al sicuro? Il caso svizzero mostra a quali difficoltà può andare incontro un dipendente assente per malattia che però è attivo sul web ed è visibile dai colleghi di lavoro.
IL LICENZIAMENTO - Il fatto risale allo scorso novembre, ed è stato reso noto in questi giorni dal giornale elvetico online «20 Minuten». La 31enne di Basilea era rimasta a casa per un giorno. Aveva detto di non poter stare davanti allo schermo al computer per via di una forte emicrania, e di aver bisogno di stare al buio. Ma qualcuno, dalla ditta, l'ha vista attiva su Facebook. Una settimana dopo, il datore di lavoro l'ha convocata nel suo ufficio: «Deve lasciare la società. Ha cinque minuti di tempo per prendere le sue cose e uscire». Alle rimostranze della donna, la risposta del capo e del responsabile dell'ufficio personale è stata: «Chi naviga in Rete, può anche venire al lavoro». «L'abuso di fiducia, più che l'attività su Facebook, ha portato all'interruzione del contratto di lavoro», ha poi precisato la società in un comunicato. Questo fatto, ha aggiunto la compagnia Nationale Suisse, ha distrutto la sua credibilità come dipendente.
LA RICHIESTA DI AMICIZIA - La donna, di cui non è stato rivelato il nome, ha detto a «20 Minuten» online che a causa dell'emicrania non riusciva neppure a camminare avanti e indietro per casa, e che si è messa navigare su Facebook stando sdraiata sul letto, col suo telefonino iPhone. Inoltre, ha accusato il datore di lavoro di aver spiato per un lungo periodo sia lei che altri dipendenti: due settimane prima avrebbe ricevuto una richiesta d'amicizia da una fantomatica «Hannelore Müller». Anche ad altri suoi colleghi sarebbe arrivata la richiesta di questa misteriosa donna che non aveva foto online, ed è improvvisamente sparita poco dopo il licenziamento. Nationale Suisse ha respinto l'accusa di spionaggio, dicendo che l'attività della dipendente su Facebook mentre era a casa in malattia era stata intercettata da un collega «per caso». Ora l'accesso al social network è stato completamente bloccato in azienda. La donna, che in ogni caso non vuole più far ritorno dal suo ex datore di lavoro, ha ammesso infine: «Facebook per me oramai è morto».
Elmar Burchia
17:12 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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