30/06/2010

Marea nera, il nuovo nemico della Bp è l'uragano Alex

Marea nera, il nuovo nemico della Bp è l'uragano Alex

Le forti piogge e i venti violenti causati dalla tempesta tropicale stanno complicando le operazioni per fermare la perdita di petrolio nel Golfo del Messico. Intanto Obama ha deciso di accettare l'aiuto di 12 Paesi stranieri per far fronte al disastro

 

 

Il maltempo portato dal primo uragano atlantico della stagione sta mettendo a dura prova le operazioni per tentare di porre rimedio alle conseguenze della gigantesca perdita di petrolio provocata da un incidente in un impianto di Bp Plc nel Golfo del Messico, costringendo a rinviare piani per contenere la marea nera e minacciando di spingere a riva ancor più acqua inquinata dal petrolio.
Il disastro nel Golfo è giunto al 72° giorno dall'incidente che lo ha provocato, con conseguenze economiche e ambientali sempre più gravose per il turismo, gli habitat naturali, la pesca ed altre attività, e con incognite sul futuro del colosso energetico BP, con sede a Londra.

Gli abitanti della zona sono stati alle prese ieri con forti piogge ed alluvioni causate da Alex, la tempesta che si è potenziata sino a trasformarsi in uragano e che sembra destinata a scaricarsi vicino al confine fra Texas e Messico tra stasera e domattina. I funzionari dell'amministrazione Obama continuano a visitare la regione del Golfo, ultimo il vicepresidente Joe Biden. "Non finiremo sino a quando tutto non sarà ripristinato", ha detto Biden ieri a Pensacola, Florida. Con forti venti, alte onde e piogge alluvionali in vista, fuochi controllati per bruciare petrolio sull'oceano, uso di disgreganti chimici volatili ed altre operazioni sono state al momento sospese, hanno detto i funzionari. Anche se Alex non minaccerà direttamente le piattaforme petrolifere nel Golfo, la tempesta è abbastanza potente da indurre diverse compagnie ad evacuare gli impianti.


E intanto, a circa 70 giorni dall'eplosione della piattaforma Deepwater Horizon l'amministrazione Obama ha deciso di accettare "l'aiuto di 12 Paesi stranieri" per fare fronte al più grave disastro ambientale della storia Usa. Lo ha reso noto il dipartimento di Stato.


10/01/2010

Calderoli, ministro della complicazione

Calderoli, ministro della complicazione

 

ANNUNCI E REALTA'. Dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi


Il ministro della Lega Roberto Calderoli
Il ministro della Lega Roberto Calderoli

ROMA - Dal Carroccio aveva giurato battaglia, Alberto Da Giussano-Calderoli, alla burocrazia del Barbarossa romano. Mulinando sopra la testa lo spadone da ministro della Semplificazione Normativa: «Taglierò 50 mila poltrone! 34 mila enti impropri! 39 mila leggi inutili!». Ma di poltrone, finora, manco una. Degli enti impropri, poi, non ne parliamo.

Sulle prime Roberto Calderoli li aveva definiti minacciosamente nel suo Codice delle Autonomie addirittura «enti dannosi»: consorzi di bonifica, bacini imbriferi, comunità montane, difensori civici, tribunali delle acque, enti parco… Poi, dopo aver cancellato con un tratto di penna quel termine «dannosi» (troppo crudo?) la lista degli enti da abolire è stata alleggerita fino a svanire completamente. Come neve al sole. Qualche taglietto era rimasto nella manovra del 2010? Via anche quello. Secondo Italia Oggi l’abolizione dei difensori civici (ma solo quelli comunali) e delle circoscrizioni nei Comuni slitterà di un anno grazie a un emendamento al decreto milleproroghe, varato dal governo tre giorni dopo la Finanziaria. E slitterà anche la prevista riduzione delle poltrone delle giunte e dei consigli degli enti locali. Mentre anche gli enti pubblici non economici che dovevano finire sotto la mannaia del cosiddetto taglia-enti hanno ottenuto una scappatoia per la sopravvivenza: gli è stato sufficiente presentare un piano riordino prima del 31 ottobre 2009. E la semplificazione delle leggi? Almeno quella è andata in porto, come ha orgogliosamente rivendicato il Nostro («Calderoli, missione compiuta, via 39 mila leggi», titolava l’Ansa il 19 ottobre 2009)? Dipende che cosa si intende per semplificazione. Eliminare migliaia di leggi inutili perché «esauste», che cioè hanno esaurito la propria funzione e quindi non sono più concretamente vigenti, anche se formalmente continuano a essere in vigore, è un’operazione di per sé inutile. Anche la legge che le elimina può quindi essere considerata una legge inutile.

La prova? Siccome lo spadone del ministro era calato all’inizio anche su provvedimenti magari un po’ vecchiotti ma forse non proprio inutili, come la legge che ha abolito la pena di morte o quella che ha istituito la Corte dei conti, dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi. Ben altro è semplificare. Significa scrivere norme chiare e comprensibili a tutti i cittadini. Come evidentemente sa bene anche Calderoli. Lui stesso ha voluto che in una legge approvata il 18 giugno dello scorso anno ci fosse un articolo intitolato: «Chiarezza dei testi normativi». Una norma draconiana, con la quale si stabilisce che quando si cambia o si sostituisce una legge, esercizio da noi piuttosto frequente, sia obbligatorio indicare «espressamente» che cosa viene cambiato o sostituito. E che quando in una legge c’è un «rinvio ad altre norme contenute in disposizioni legislative», si debba anche indicare «in forma integrale, o in forma sintetica e di chiara comprensione» il testo oppure «la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento». Ma si afferma pure il principio che le disposizioni sulla chiarezza dei provvedimenti «non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito». Ebbene, da quando queste norme sono state approvate, il governo del Semplificatore ha scritto leggi se possibile ancora più indecifrabili e complicate. L’ultima perla scintillante è il cosiddetto decreto milleproroghe.

Un comma a caso. Il numero 14 dell’articolo 1: «Al comma 14 dell’articolo 19 del decreto legislativo 17 settembre 2007, n. 164, le parole: "Fino all’entrata in vigore dei provvedimenti di cui all’articolo 18 bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del medesimo decreto" sono sostituite dalle seguenti: "Fino al 31 dicembre 2010, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58..."». Che cosa vuol dire? Che fino a quando non sarà operativo l’Albo dei consulenti finanziari gestito dalla Consob, potrà fare il consulente finanziario soltanto chi già lo faceva alla data del 31 ottobre 2007. Un’altra norma a caso. Sempre articolo 1, comma 19: «All’articolo 3, comma 112, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni, le parole: "Per l’anno 2008" sono sostituite dalle seguenti: "Per l’anno 2010" e le parole "31 dicembre 2009" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2010"». La traduzione? Il distacco di 21 dipendenti delle Poste presso la pubblica amministrazione viene prorogato di un altro anno. Se questo è il risultato, ministro Calderoli, non sarebbe stato meglio chiamare il suo dicastero in un altro modo? Magari «Ministero della Complicazione normativa»?

Sergio Rizzo