11/08/2010
Melfi, la Fiat ricorrerà contro il reintegro dei tre operai
Melfi, la Fiat ricorrerà contro il reintegro dei tre operaiL'azienda automobilistica ha reso noto di aver ricevuto copia del provvedimento del giudice del lavoro di Potenza, che aveva definito i tre licenziamenti illegittimi, disponendone il reinserimento
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10/08/2010
Fiat, reintegrati operai licenziati a Melfi
Fiat, reintegrati operai licenziati a MelfiIl giudice del lavoro di Potenza condanna il Lingotto per "comportamento anti-sindacale". I tre avevano bloccato un carrello robotizzato che riforniva altri dipendenti regolarmente al lavoro
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14/04/2010
«Bergamo, c’è un regalino per te»
«Bergamo, c’è un regalino per te»Calciopoli - Il figlio dell’ex capitano nerazzurro: inaccettabile falsificazione. La difesa di Moggi produce una telefonata tra Facchetti e il designatore
NAPOLI — Alla fine il colpo di scena è al contrario. Le telefonate inedite ci sono e si sapeva, i difensori di Moggi ne chiedono l’acquisizione — per ora solo di 75 ma dicono che ce ne saranno altre — e pure questo si sapeva, il tribunale è favorevole e la Procura non si oppone, ma nemmeno queste sono sorprese. La notizia semmai viene da tutt’altra parte rispetto al tribunale di Napoli dove ieri mattina si è svolta l’udienza del processo Calciopoli più affollata di sempre. La novità viene dall’apertura dell’inchiesta della Procura della Federcalcio, che chiederà al tribunale di Napoli la trasmissione dei nuovi atti e indagherà sul contenuto delle telefonate appena acquisite, in cui ci sarebbero conversazioni di dirigenti di Inter, Roma e di altre società.
Ma è un altro il colpo di scena all’incontrario. E lo fa venir fuori un uomo che con Calciopoli non c’entra niente e vuole che nemmeno il nome di suo padre venga tirato in mezzo a questa storia: è Gianfelice Facchetti, figlio del grande Giacinto, a spegnere la luce della ribalta mediatica messa in piedi dall’entourage di Luciano Moggi. Quando viene a sapere che in tribunale l’avvocato Paolo Trofino, per dimostrare che anche l’Inter telefonava ai designatori e parlava anche di «griglie » (il tris di nomi tra i quali sorteggiare l’arbitro di ogni partita), cita una conversazione tra Facchetti e Bergamo in cui — sostiene l’avvocato — il primo dice all’altro: «Metti dentro Collina», Gianfelice detta alle agenzie una dichiarazione in cui parla di «grave, vergognosa e inaccettabile falsificazione dei fatti», e spiega che «in quella telefonata non è mio padre che pronuncia il nome di Collina ma Bergamo». Lo scopre grazie all’ormai solita diffusione delle telefonate inedite scelta da Moggi come linea difensiva fuori dal tribunale. Ma stavolta invece dei testi, ai siti di tifosi juventini nostalgici dell’ex dg sono stati mandati i file audio, ed è venuta fuori la bufala. Qualche ora dopo ne hanno diffusa un’altra in cui, stando alla trascrizione fatta dalle stesse persone che hanno attribuito a Facchetti — cambiando il senso dell’intero discorso - una parola pronunciata da Bergamo, il compianto capitano di Inter e Nazionale parla al telefono con Bergamo (è il 23 dicembre 2004) e gli dice tra l’altro: «Se tu chiami Moratti... son stato... anche ieri da lui... abbiamo parlato». Bergamo: «Io non ho più il suo numero, se tu me lo dai... infatti ricordi... ne avevamo parlato ». Facchetti: «Sì dai perché voleva... se passi di qui un giorno... ». Bergamo: «Ma dov’è è a Forte?». Facchetti: «In ufficio, no no a Milano se ti capita di venire giù perché aveva là un regalino da darti». Bergamo: «Volevo sentirlo anche così anzi avevo piacere anche di incontrarlo, di incontrarvi, insomma per fare così qualche riflessione insieme».
Da questa strategia mediatica si è sempre dissociato l’avvocato Trofino che ieri in aula ha citato l’intercettazione tra Facchetti e Bergamo per sostenere che anche altri dirigenti parlavano con i designatori: «Se Facchetti e Bergamo parlavano di griglie senza commettere, cosa di cui io sono convinto, alcun illecito — dice —, lo stesso discorso dovrebbe valere per Moggi».
Fulvio Bufi
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13/04/2010
Calciopoli, Moggi a centrocampo: «Mal di gola, parlano gli avvocati»
Calciopoli, Moggi a centrocampo: «Mal di gola, parlano gli avvocati»Al Palazzo di Giustizia di Napoli l'ex direttore generale della Juventus. I legali hanno chiesto la trascrizione di altre 75 telefonate. Alcuni tifosi fuori dal Tribunale
| (Ansa) |
NAPOLI - È il grande giorno. Comunque vada al centro del "campo" è tornato Luciano Moggi, con la sua ultima difesa: il lavoro dei suoi consulenti che hanno spulciato tra le 171mila telefonate intercettate durante l'indagine che ha portato al processo «Calciopoli».
Accolto dall'incoraggiamento di alcuni tifosi bianconeri, l'ex direttore generale della Juventus, ha fatto il suo ingresso nel tribunale a Napoli. Battuta: «Non parlo. Parleranno solo i miei avvocati. Oggi ho un po' di raucedine e non posso sforzare la gola».
LE NUOVE TELEFONATE - L'attenzione di tutti è rivolta alla richiesta che hanno avanzato i legali di Moggi, Maurilio Prioreschi e Paolo Trofino, ovvero l'acquisizione di altre 75 intercettazioni che nel 2006 non furono trascritte e che per la difesa dell'ex direttore generale della Juventus dimostrerebbero invece che la tanto famigerata cupola non è mai esistita. I testi di alcune di queste intercettazioni sono stati diffusi nei giorni scorsi e per la prima volta sono comparsi presidenti e dirigenti di società rimasti estranei, del tutto o in parte, allo scandalo, da Moratti a Facchetti, passando per Cellino, Galliani e Spalletti.
LA TESI DELLA DIFESA - La tesi dei legali di Moggi è che queste telefonate, ignorate dagli inquirenti, dimostrano che l'allora dirigente bianconero non era l'unico ad avere contatti con arbitri o designatori e che anzi questa era una pratica comune. Una sorta di «tutti colpevoli, tutti innocenti» che punterebbe a scagionare Moggi, anche se l'accusa insiste sul fatto che sono i contenuti delle telefonate a fare dell'ex dg juventino il "grande burattinaio". In effetti, fin qui, di compromettente le nuove intercettazioni non hanno evidenziato granché ma c'è da scommettere che Prioreschi e Trofino abbiano i loro assi nella manica, tanto che Nicola Penta, consulente sportivo di Moggi, rivela che in una delle intercettazioni c'è un presidente di club che contatta uno dei designatori, invitandolo a passare «da casa del maggiore azionista della società che ti deve dare un regalo».
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09/04/2010
Moggi scrive a John Elkann: «Ti sei comportato come l'Innominato»
Moggi scrive a John Elkann: «Ti sei comportato come l'Innominato»«Con questo suo inaspettato e tardivo ravvedimento, mi ricorda il personaggio dei Promessi Sposi», la lettera sarà pubblicata venerdì su libero.
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| Luciano Moggi (Ansa) |
MILANO - E' ormai guerra aperta tra la vecchia dirigenza juventina e i principali azionisti bianconeri. Materia del contendere, l'operato della famiglia Agnelli durante lo scandalo di Calciopoli. Così in una lettera aperta al numero uno della Juventus, John Elkann, lettera che Luciano Moggi ha affidato all’edizione di domani del quotidiano Libero, l’ex direttore generale della Juventus scrive: «Caro Elkann, con questo suo inaspettato e tardivo ravvedimento, mi ricorda l'Innominato dei Promessi Sposi».
LA LETTERA - Moggi, all’indomani della prima presa di posizione della Juventus sulle nuove intercettazioni telefoniche diffuse proprio dai legali dell’ex direttore generale, accusa Elkann di non avere difeso la vecchia dirigenza, spazzata via dalle durissime condanne che la giustizia sportiva decise nel 2006 per lo scandalo Calciopoli. «Lei - scrive Moggi all’erede Agnelli - addirittura ha accusato me e Giraudo di comportamenti illeciti in ambito economico-gestionale, poi puntualmente smentiti dal giudice. Quell'assoluzione vale per Lei come una condanna». Moggi è attualmente sotto processo a Napoli per lo scandalo di quattro anni fa. Giraudo, ex amministratore delegato del club bianconero, nel dicembre dello scorso anno è stato condanato a 3 anni di reclusione in primo grado con rito abbreviato dal Giudice di udienza preliminare. Giraudo, per il quale l’accusa domandò una condanna a cinque anni, ha presentato ricorso. Moggi e Giraudo nel 2006 furono condannati a cinque anni di inibizione con proposta di radiazione dalla giustizia della Figc per il loro ruolo centrale nello scandalo Calciopoli, la vicenda più grave nella storia dello sport italiano.
Redazione online
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23/07/2009
De Laurentiis scarica Pocho Lavezzi: non è il nuovo Maradona e ha fatto solo 7 gol
De Laurentiis scarica Pocho Lavezzi: non è il nuovo Maradona e ha fatto solo 7 gol
Il patron del napoli. «Se un attore si fosse comportato come lui me lo sarei mangiato. Ci stiamo attrezzando per fare a meno di lui»
NAPOLI - Tanto tuonò che piovve. Dopo i malumori dei giorni scorsi e i musi lunghi, arriva la rottura tra il Napoli e «Pocho» Lavezzi. Nel corso di una conferenza stampa tenuta nel ritiro austriaco di Lindabrunn, il presidente Aurelio De Laurentiis ha sparato a zero sull'argentino. «È un giocatore discontinuo - ha detto tra l’altro il presidente - non è il nuovo Maradona. Per il momento la società resta sulle sue posizioni». «Noi non abbiamo sbagliato - ha aggiunto il presidente del Calcio Napoli - sbaglia chi lascia la squadra per partire. Se un attore si fosse comportato come lui me lo sarei mangiato». «Ci stiamo attrezzando - ha aggiunto De Laurentiis - anche per fare a meno di lui o per utilizzarlo parzialmente». «Lavezzi - ha ancora detto De Laurentiis - vorrebbe che rivedessimo il contratto. Ma questo non è possibile. Lui non ci ha fatto andare in Champions League o in Europa League. Allora perchè si fanno i contratti? Lo sport deve essere un’immagine di educazione: che immagine daremmo se questi valori venissero traditi? E per cosa, per sette gol? Lavezzi ha fatto 7 gol mica ne ha fatti 27». «Da oggi in poi - ha concluso De Laurentiis - non tollero più nessuna furbizia. Basta fare tardi la sera».
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28/05/2009
CHOC IN RUSSIA
CHOC IN RUSSIA
Bimba di 5 anni allevata da cani e gatti. Ma i genitori vivevano nella stessa casa. La piccola - chiamata Natasha dai servizi sociali - è stata trovata sporca e trascurata, ma soprattutto alla vista degli agenti ha cominciato ad abbaiare e saltare come un cagnolino.

Mosca, 27 maggio 2009 - Una bambina di cinque anni allevata da cani e gatti e in grado di esprimersi solo come gli animali. La choccante scoperta a Cità, nella Siberia orientale nei pressi del confine con la Mongolia. La polizia e i servizi per la protezione dell’infanzia hanno riferito che Natasha - questo il nome della piccola paragonata a Mowgli, il personaggio del libro dela Giungla - non e’ mai uscita di casa ed e’ stata rinvenuta in un appartamento sporco e in stato di abbandono.
‘’Trascurata, con i vestiti sporchi e con un comportamento piu’ simile a quello di un animale domestico, la piccola Natasha si gettava sulle persone come fosse un cagnolino. In questi anni la bambina ha potuto apprendere solo la lingua degli animali’’, ha detto un portavoce della polizia citato da Interfax.
Nell’appartamento, ha aggiunto, vi era un cattivo odore insopportabile e dappertutto cani e gatti.
La cosa però più sconvolgente è che la piccola viveva come una bestiolina sotto gli occhi dei genitori, che non si sono mai occupati di lei: la mamma di 25 anni e il padre di 27 si palleggiano a vicenda le responsabilita’, e gli ispettori dei servizi per la protezione dell’infanzia hanno avviato indagni per chiarire le circostante di un caso cosi’ raccapricciante. Natasha e’ stata affidata a una istituzione pubblica dove riceve assistenza medica e psicologica, ma dove continua a trattare il personale saltando e abbaiando.
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