07/02/2011

Vince al lotto e salva la sua ex azienda

Vince al lotto e salva la sua ex azienda

«Non potevo lasciarli in mezzo alla strada». A settembre si era aggiudicato 10 milioni... Camionista baciato dalla fortuna compra una piccola impresa di trasporti e ridà speranza ai suoi 15 dipendenti

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08/05/2010

Eto’o, super casa: mille metri quadrati in centro, costo 17 milioni di euro

Eto’o, super casa: mille metri quadrati in centro, costo 17 milioni di euro

DAVANTI ALLA SEDE DEL MILAN. L'attaccante dell'Inter ha appena acquistato l'ultimo piano di un palazzo in via Turati. Piscina sul terrazzo

 

 

Il palazzo in via Turati: Eto'o ha acquistato tutto l'ultimo piano (Fotogramma)
Il palazzo in via Turati: Eto'o ha acquistato tutto l'ultimo piano (Fotogramma)

MILANO - La trattativa è stata molto riservata, s’è conclusa qualche giorno fa. Samuel Eto’o, attaccante dell’Inter, ha appena acquistato una nuova casa. Anzi, tre case: tre maxi appartamenti che occupano l’intero ultimo piano di un palazzo in via Turati, proprio di fronte alla sede del Milan. Costo dell’operazione: 17 milioni di euro, per una superficie di circa mille metri quadri. Guardando risultati e classifica, con l’Inter in testa al campionato e la finale di Champions da disputare tra un paio di settimane, l’acquisto assume un forte valore simbolico. Samuel Eto’o, campione della squadra di Moratti, da oggi potrà guardare dall’alto in basso (anche fisicamente) i rivali del Milan. Per la sua nuova casa milanese, Eto’o ha scelto via Turati. E ha acquistato l’intero ultimo piano di un palazzo che si trova proprio di fronte alla sede della società rossonera. Affacciandosi dal terrazzo, là sotto, l’attaccante dell’Inter si troverà davanti gli uffici in cui Galliani e Braida gestiscono il Milan. Dall’alto di quello stabile si vede mezza Milano e pare che il capitano della nazionale del Camerun intenda godersi lo spazioso terrazzo: il primo lavoro che ha ordinato, si dice, è la costruzione di una grande piscina.

Samuel Eto'o Fils, 29 anni, originario del Camerun
Samuel Eto'o Fils, 29 anni, originario del Camerun

La trattativa è stata lunga e molto riservata. Alla fine Eto’o si è accordato con i venditori per un prezzo di 17 milioni di euro. Che a dirla così sembrerà una cifra stratosferica, ma di fatto è in linea con i valori di mercato in quella zona, sopra i 15mila euro al metro quadrato. In realtà non si tratta di una sola casa, ma di ben tre maxi appartamenti, uno accanto all’altro, che occupano l’intero ultimo piano dello stabile, per una superficie totale di circa mille metri quadri. Non si sa ancora (sembra che il calciatore stia decidendo) se i muri verranno buttati giù o se verranno conservati appartamenti indipendenti. Racconta un esperto di intermediazione immobiliare ad alto livello: «Con quelle caratteristiche, potrebbe diventare una delle case più belle di Milano. Una sorta di villa, pensando ai grandissimi spazi, ma all’altezza dei tetti della città».

L’operazione immobiliare sarà anche un investimento, per uno dei calciatori più ricchi del mondo. Al di là dello stipendio dell’Inter, Eto’o ha accumulato una fortuna dai tempi del Barcellona, squadra con cui ha vinto tre campionati spagnoli e due Champions League. Un campione con la passione per le fuoriserie: negli anni è riuscito a mettere insieme una collezione di oltre 30 auto. In via Turati abiterà in un palazzo dallo stile lusso-moderno, appena ristrutturato, con una facciata in marmo chiaro. Al piano terra c’è una sorta di piazzetta interna che, dall’altra parte, sbocca verso i giardini «Montanelli» di via Palestro. Le voci del palazzo sorridono: «La casa acquistata da Eto’o potrebbe essere addirittura più bella di quella di Massimo Moratti».

Alberto Berticelli
Gianni Santucci


25/02/2010

Imprenditore ospita i rom nel giardino dell’azienda: «Ero povero come loro»

Imprenditore ospita i rom nel giardino dell’azienda: «Ero povero come loro»

 

La storia . Ha comprato la roulotte e paga le bollette: «Visto che posso, faccio qualcosa». Tonin, 100 dipendenti, da 10 anni ospita quattro famiglie nomadi affianco al suo capannone: vivevo in una baracca

 

Il mobiliere Gianni Tonin, imprenditore di San Giorgio in Bosco (Padova), con una delle quattro famiglie rom che ha ospitato all’interno del recinto della sua fabbrica (Gobbi)

Il mobiliere Gianni Tonin, imprenditore di San Giorgio in Bosco (Padova), con una delle quattro famiglie rom che ha ospitato all’interno del recinto della sua fabbrica (Gobbi)

 

SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) - L'imprenditore «zingaro». E cacciatore di storie. Da dieci anni ospita quattro famiglie di rom all'esterno del suo capannone: ha comprato le roulotte e ha dato loro la residenza, così i bambini possono andare a scuola. Ma c'è molto di più da raccontare. E' una storia che comincia nel Veneto contadino, quando al posto dei capannoni c'era solo terra. E di un camion in cui si cucinavano gli spaghetti in corsa pur di arrivare in tempo all'apertura dei mercati. Oltre il muro di Berlino, a Est. Nel palazzo-capannone, sede dell'azienda con le pareti vetrate, si apre un porta nel corridoio e senza filtri si entra nel laboratorio delle decorazioni. C'è un mobile bianco in legno massiccio, placcato con fogli dorati: «Questo va in Russia».

La roulotte comprata da Tonin accanto al capannone (Gobbi)
La roulotte comprata da Tonin accanto al capannone (Gobbi)

Incontriamo Gianni Tonin nel cuore del suo impero a San Giorgio in Bosco dove il mobilificio sforna mobili di design da quando ha inventato il marchio di famiglia. Un suo tavolo, per dire, è finito in una delle edizioni del Grande fratello. Lui, nell'impeccabile gessato, entra in fabbrica e prende un caffè con gli operai dalla macchinetta. Intasca un numero di telefono ricevuto da una decoratrice romena, che gli chiede: «Gianni chiami tu?». All'esterno, oltre i capannoni hi-tech ultimati quattro anni fa, lasciati i suv aziendali nel piazzale, c'è un altro capannone dove risiedono - regolarmente iscritte all'anagrafe - quattro famiglie rom. Sono originari della Romania e sono diventati negli anni italiani a tutti gli effetti. Vivono in un camper e altre roulotte: ci sono dei servizi igienici, la corrente e l'antenna Tv. Hanno scelto di restare erranti per tutta la vita. Il riscaldamento lo forniscono le bombole del gas e il conto lo salda «Toni ».

E' il soprannome dell'imprenditore diventato re degli zingari in casa propria. Ed è lì nell'accampamento con il falò ai piedi dei capannoni, che c'è il cuore del suo regno. Si siede nel camper a bere un caffè e ad ascoltare le storie accendendosi l'ennesima sigaretta. Accade in un Veneto dove in quasi tutti i comuni vige il divieto di stazionamento e ci sono sbarre nei parcheggi. Con un ghigno, Gianni Tonin ricorda quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: «Così imparano a mandarli via». «Ogni giorno c'era un polverone di denunce e io sono un maestro dei "disastri" - racconta con ironica schiettezza -Ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente il bagno esterno e il riscaldamento». E perché lo fa? «Se lo domandano in molti: io voglio sentire le storie del mondo. E visto che posso, faccio qualcosa». Dà un'altra possibilità. E' nella carovana, oltre la soglia del suo ufficio, che ricorda come è nato tutto. Risale a quando c'erano solo i campi dove adesso sorge la zona industriale. Tonin all'epoca, non era «nemmeno un contadino». «Con i miei genitori vivevamo in una baracca "abusiva", perché chiamarla casa… Era in mezzo alle terre dei contadini, rubavo le uova e le galline per mangiare. L'acqua la bollivamo per berla, la prendevamo a valle dopo che era passata dai maiali: perché non ci volevano dare niente nelle fattorie».

Il re del mobile si stiracchia sulla poltrona di design, distende le gambe e si scioglie un poco a ritrovarsi bambino. «Io e i miei ridevamo e cantavamo sempre, avevamo la fede: poveri i ricchi!». Racconta e arriva fino all'incidente che lo ha fatto diventare imprenditore quando, a vent'anni, faceva il camionista. In un viaggio gli capitò di restare intrappolato sotto la motrice del camion mentre si scapicollava per le strade della Polonia, Cecoslovacchia (allora) e Romania. Ai tempi del muro di Berlino. «Ero specializzato nel cucinare gli spaghetti in camion mentre correvamo: il ritardo al mercato ci sarebbe costato una penale - dice sorridendo - Passavamo le frontiere dell'Urss in silenzio tra carri armati e mitra, i militari guardavano sotto il camion con gli specchi: avevamo sempre un po' di burro di contrabbando». E via con le discese in folle per lanciare il camion oltre i cento all'ora. Una di quelle volte, il suo amico si scontrò vicino a un ponte. Lui dormiva in cuccetta: «Mi sono ritrovato con il letto incastrato sotto la motrice che sprofondava nel fango, l'olio del motore mi bruciava il petto e il peso mi stritolava: mi hanno salvato dei camionisti di passaggio che erano di Tombolo (Padova)».

Dopo essere tornato dalla Romania in treno con sette vertebre fuori posto, ha iniziato a vendere scarpiere a domicilio. Da qui nasce l'impero Tonin. Prima ne ha assunto uno, poi due fino ad oggi con oltre cento di dipendenti: italiani, turchi, romeni, brasiliani. Il capomastro è il primo romeno che Tonin ha aiutato e ce ne sono stati molti altri. Ancora, perché? «Mi ricordo la fame dei popoli che ho incontrato nei miei viaggi - racconta - Una ventina di anni fa sono tornato in Romania e in un bar di notte - va a nozze con le periferie - a Baia Mare ho conosciuto Beni, uno di lì, che parla italiano e con lui ho ricostruito un villaggio di zingari». É fatto così. Un giorno poco prima di Natale gli hanno raccontato di romeni che vivevano in un bosco, fuori San Giorgio, nel suo paese. Non poteva lasciarsi sfuggire quel mistero. «Sono arrivato in Bmw con cappello e cappotto nero: pensavano fossi un poliziotto invece li ho invitati tutti a casa per il pranzo di Natale - ride senza prendere fiato - E’ stato il più bel pranzo di Natale che ricordi ». Gianni Tonin ha molte altre storie da raccontare. Storie. Dell'imprenditore che sogna di tornare zingaro almeno per una volta, ancora a bordo della sua carovana.

Martino Galliolo