24/05/2011

Netanyahu: «Pronto a compromessi dolorosi per la pace con i palestinesi»

Netanyahu: «Pronto a compromessi dolorosi per la pace con i palestinesi»

Il primo ministro di Israele ha parlato al Congresso degli Stati Uniti. La replica gelida di Abbas: «Niente di nuovo, se non l'aggiunta di altri ostacoli»

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09/12/2010

Lingue dei brevetti comunitari, Italia e Spagna si appellano al Consiglio Ue

Lingue dei brevetti comunitari, Italia e Spagna si appellano al Consiglio Ue

Una decina di stati europei vogliono che si usi solo inglese, francese e tedesco. Lettera di Berlusconi e Zapatero che non vogliono che vada in porto la procedura della cooperazione rafforzata

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11/06/2009

Fiat, intesa con Chrysler. Marchionne ad

Fiat, intesa con Chrysler. Marchionne ad

 

Nove componenti nel nuovo cda, tre saranno scelti dalla casa di torino. Perfezionata l'alleanza tra il Lingotto e la casa Usa. «Giorno importante per tutta l'industria dell'auto»

 

(Afp)
(Afp)

WASHINGTON - Le nozze Fiat-Chrysler ora sono una realtà. A benedirle, annunciando il closing dell'alleanza strategica globale, una nota congiunta delle due case automobilistiche, nella quale si precisa che Sergio Marchionne, ad del Lingotto, sarà anche ad di Chrysler. «Questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell'amministrazione del presidente Obama, - commenta a caldo Marchionne - non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono l'industria automobilistica ma rappresenta un passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di produttori a livello globale». Il nuovo ad della casa Usa saluta l'intesa parlando di un «giorno molto importante, non solo per Chrysler e per i suoi dipendenti, che hanno vissuto quest'ultimo anno in un contesto pieno di incertezze, ma anche per l'intera industria automobilistica». «D'ora in avanti lavoreremo alla definizione di un nuovo modello di riferimento per le aziende automobilistiche che vogliano produrre utili» promette Marchionne, assicurando inoltre che con il Lingotto Chrysler «può tornare ad essere una società forte e competitiva con una gamma di vetture affidabile che colpiscono l'immaginazione e ispirano fedeltà».

IL NUOVO CDA - La nuova Chrysler sarà guidata da un consiglio di amministrazione composto da tre amministratori nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne in qualità di amministratore delegato, quattro nominati dal Dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal governo canadese e uno dall'United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust. Il consiglio dovrebbe nominare presidente Robert Kidder, afferma il comunicato di Fiat. «Chrysler Group LLC e Fiat Group - si legge nella nota del gruppo torinese - comunicano il closing dell'alleanza strategica globale già annunciata, con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in modo efficace a livello mondiale». Fiat fornirà a Chrysler tecnologia, piattaforme e propulsori per vetture piccole e medie. «Chrysler - aggiunge il comunicato - potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall'esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia», conclude la nota.

(Fotogramma)
(Fotogramma)

BORSA EUFORICA - L'alleanza strategica tra Fiat e Chrysler dunque è una realtà. Ha spianato la strada alla trattativa finale la decisione della Corte Suprema americana, che respingendo il ricorso contro l’operazione presentato dai fondi pensione dell’Indiana, ha di fatto dato il via libera al passaggio della casa automobilistica americana sotto il controllo del Lingotto. In Italia, l'attesa che l'intesa venisse perfezionata ha fatto schizzare il titolo del Lingotto a Piazza Affari, che ha continuato la sua corsa in Borsa anche dopo l'ufficializzazione della chiusura dell'operazione.

SCAJOLA - Prima che l'operazione venisse chiusa, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola aveva fatto sapere che intende mettere a punto un incontro tra Fiat e le parti sociali, spiegando anche che l'esecutivo vuole avviare «in modo chiaro un confronto sui riflessi in Italia» dell'intesa, tenendo presente che per il governo italiano «i cinque stabilimenti italiani debbano rimanere». «Il governo - ha aggiunto - è disponibile a trovare soluzioni che possano garantire il consolidamento di Fiat in Italia».


09/06/2009

Chrysler, la Corte Suprema Usa sospende la vendita alla Fiat

Chrysler, la Corte Suprema Usa sospende la vendita alla Fiat

 

L'ad Marchionne: «Non abbandoneremo l'accordo. CI vuole pazienza». In un’ordinanza il giudice Ginsburg ha affermato che la vendita è «sospesa fino a nuovo ordine»

 

(Ansa-Epa)
(Ansa-Epa)

NEW YORK - Con un colpo di scena dell' ultimo minuto, una giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Ruth Bader Ginsburg, ha sospeso la vendita della Chrysler alla Fiat, creando nuove incertezze su una operazione che veniva data praticamente per sicura da tutti. In un’ordinanza la Ginsburg ha affermato che la vendita è «sospesa fino a nuovo ordine».

MARCHIONNE - Poche ore dopo l'ordinanza è arrivata la risposta della casa torinese: Fiat non ha nessuna intenzione di abbandonare l'accordo con Chrysler, neanche dopo la scadenza del 15 giugno. «Mai» ha detto a Bloomberg l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, rispondendo ad alcune domande dopo la decisione di sospendere temporaneamente la vendita della compagnia americana. «Dobbiamo essere pazienti - ha precisato il manager italo canadese - e consentire al sistema di lavorare. Non abbandoneremo mai questo processo con la Chrysler».

GLI SVILUPPI - Il giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg ha reso nota la sua decisione proprio prima della scadenza fissata per la giornata di lunedì alle 16 ora locale. Se la Corte Suprema non si fosse espressa, la vendita di Chrysler a Fiat sarebbe stata sbloccata. A questo punto, Ginsburg potrà prendere una decisione da sola, o chiedere all’intera Corte Suprema di decidere. Al momento non si hanno indicazioni su come la questione potrebbe evolversi. Sta di fatto che a incombere è un’altra scadenza cruciale, quella del 15 giugno. Se l’accordo di cessione di Chrysler a Fiat non sarà completato entro questa data, Fiat potrà infatti decidere di ritirarsi dall’alleanza. Ed è quanto ha ripetuto più volte Chrysler nelle ultime ore.

LA STAMPA: «CONTRATTEMPO PER OBAMA» - Secondo i primi commenti a caldo della stampa Usa, si tratta di uno serio contrattempo per l'amministrazione del presidente Usa Barack Obama, perché c'è il rischio non solo di un fallimento per la Chrysler, ma anche di problemi in vista per il secondo colosso di Detroit in difficoltà, la Generale Motors.


01/06/2009

Via libera all'accordo Fiat-Chrysler Gm chiede la bancarotta pilotata

Via libera all'accordo Fiat-Chrysler Gm chiede la bancarotta pilotata

 

Al Lingotto il 20% del capitale, potrà salire fino al 55%. GM: debito per 172,81 miliardi, 13 impianti chiusi entro 2010. Obama: «Chrysler ne uscirà più forte e competitiva»

 

Sergio Marchionne (Ap)
Sergio Marchionne (Ap)

NEW YORK (USA) - Tutto come previsto. Il giudice del Tribunale fallimentare Usa, Arthur Gonzales, ha approvato la vendita di quasi tutti gli asset di Chrysler al gruppo Fiat, dando così il via libera al piano del governo di Barack Obama per l'uscita della casa automobilistica americana dalla bancarotta. La vendita riguarda asset per circa 2 miliardi di dollari alla nuova società che sarà controllata al 68% da un fondo di previdenza sociale, per il 20% da Fiat (destinata a salire in futuro nel capitale fino a un 55%), mentre il restante 12% farà capo ai governi di Usa e Canada.

OBAMA: «NE USCIRÀ PIÙ FORTE» - Il presidente Obama ha detto che Chrysler uscirà dalla bancarotta nelle vesti di una «società nuova, più forte e competitiva». «Solo un mese fa il futuro di questa società era in bilico - spiega -: ora, grazie al sostanziale impegno del governo e ai duri sacrifici di tutti gli attori coinvolti nella vicenda, Chrysler può avere una nuova vita. Avevamo detto che il processo sarebbe stato rapido ed efficiente e così è stato. Decine di migliaia di posti di lavoro saranno salvati grazie a questi sforzi straordinari».

ULTIMI OSTACOLI - C'è però un ultimo ostacolo alla nascita della nuova compagnia. Tre fondi dell'Indiana, fra cui un fondo pensione per insegnanti e poliziotti, hanno preannunciato la presentazione di un ricorso in appello contro la sentenza di autorizzazione, contestando il rimborso di 29 centesimi per dollaro prestato alla Chrysler che era stato stabilito. La Chrysler aveva contratto debiti sul mercato dei bond per 6,9 miliardi di dollari, 42,5 milioni dei quali (circa l'1%) di proprietà dei tre fondi dell'Indiana frondisti che avevano acquistato i bond nel luglio del 2008 per 43 centesimi per dollaro. Dovrebbero presentare ricorso anche alcuni gruppi di concessionari, fra i 789 tagliati fuori dalle operazioni della nuova società. Questi ritengono che la Fiat debba accettare un numero più elevato di concessionari o che l'accordo debba essere fatto slittare affinché possano negoziare con la Fiat un accordo migliore.

GENERAL MOTORS - Sempre oggi il gigante americano dell'auto General Motors ha ufficialmente chiesto al tribunale fallimentare di New York l'avvio della procedura di bancarotta pilotata prevista dal cosiddetto "Chapter 11", e ha presentato la documentazione per lo scorporo delle attività più sane della casa automobilistica. Entro il 2010 saranno chiusi tredici impianti. Nell'istanza viene indicato un debito per 172,81 miliardi e il totale delle attività pari a 82,29 miliardi. I creditori sono oltre 100mila. Il caso è stato assegnato al giudice Robert Gerber. Si tratta della terza maggior bancarotta nella storia americana, dopo quelle di Lehman Brothers (a settembre 2008, debiti per 613 miliardi di dollari) e Worldcom (a luglio 2002, perdite oltre i 30 miliardi di dollari).

AIUTI PER 30 MILIARDI - Il governo potrebbe fornire aiuti per altri 30,1 miliardi di dollari (aveva già versato 20 miliardi), divenendo il maggiore azionista con una quota del 60%. Sarà lo stesso presidente Obama a spiegarlo in un discorso pubblico alle 18 ora italiana. Obama indicherà le tappe di un processo che dovrebbe compiersi in 60-90 giorni, anche se l'amministrazione Usa ha riconosciuto che la situazione di General Motors è «più complessa» di quella della Chrysler e che il processo sarà più lento. Il numero uno di Gm Fritz Henderson potrebbe annunciare la chiusura di undici impianti e la perdita di 21mila posti di lavoro.


29/05/2009

Opel si allontana da Fiat

Opel si allontana da Fiat

 

MA SCAJOLA: «LA PARTITA E' ANCORA APERTA». Accordo vicino con Magna. Marchionne: «La trattativa sta diventando una soap opera brasiliana»

 

L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne (Afp)
L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne (Afp)

BERLINO - Magna e General Motors avrebbero raggiunto un accordo di massima sulla Opel, secondo l'emittente tv tedesca N-24 e il canale pubblico Zdf. In serata inoltre fonti del governo tedesco hanno fatto trapelare che il piano Magna ha fatto passi avanti nel corso dell'esame in atto presso la cancelleria di Berlino. Dunque la Fiat sarebbe fuori dalla corsa per l'acquisizione della casa automobilistica tedesca.

MEMORANDUM D'INTESA - L'agenzia Reuters riporta che Magna e Gm stanno cercando adesso di arrivare a un memorandum d'intesa su cui il governo tedesco dovrebbe poi basare la decisione per il previsto finanziamento ponte da 1,5 miliardi di euro alla Opel. Sul memorandum inoltre si baserebbe la prevista amministrazione fiduciaria temporanea della società, necessaria per proteggerla dai creditori nel caso di bancarotta della casa madre americana General Motors. «Un accordo quadro è stato raggiunto - scrive la Reuters citando una fonte vicina ai colloqui -. L'obiettivo è di definire il maggior numero di dettagli possibile prima dell'incontro con la Merkel per firmare un memorandum d'intesa oggi».

VERTICE - Il governo tedesco ha rinviato di due ore il vertice in programma alle 16. All'incontro non partecipano i rappresentanti di Fiat, Magna e Gm, ma solo esponenti del governo tedesco nazionale e regionali. È improbabile che venga presa qualche decisione definitiva sul futuro partner della casa automobilista. Secondo il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg non ci sono garanzie che oggi si raggiunga un accordo per Opel. Il ministro conferma però che Magna e Gm stanno ancora discutendo una possibile intesa: «Ci sono alcune idee di Magna su cui si sta ancora discutendo con Gm e che anche noi stiamo esaminando. Non ci sono garanzie che oggi arriveremo a un accordo».

MARCHIONNE: «SOAP OPERA» - Duro il commento di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: «Le trattative con la Opel stanno diventando una specie di soap opera brasiliana in un anno elettorale». Per Fiat, Chrysler è «l'obiettivo primario», ma non è venuto meno l'interesse per Opel e in particolare per le attività in America Latina di General Motors. Ma in ogni caso «la vita va avanti», spiega l'ad: se Fiat non riuscirà ad acquisire Opel, continuerà a cercare un accordo per Saab. Invece Fiat non è interessata a una cooperazione con Magna su Opel, né all'acquisto del marchio Saturn di Gm. Infine Marchionne ha espresso l'auspicio che la Ue, seppure in ritardo, si occupi della vicenda Opel.

«NO RISCHI INUSUALI» - Poche ore prima la Fiat aveva fatto sapere che non intendeva partecipare alle riunioni «che hanno come unico argomento all'ordine del giorno il supporto finanziario di urgenza a Opel». Il gruppo di Torino «riafferma il suo interesse alla ricerca di un possibile accordo», ma non avendo avuto il tempo necessario per una valutazione della situazione finanziaria dell'azienda tedesca non può prendersi «rischi inusuali». Ricorda le proposte fatte e aggiunge: «Di più non ci può essere richiesto».

ULTIME RICHIESTE - Nella nota, la Fiat «riafferma il suo interesse alla ricerca di un accordo con General Motors per la possibile fusione delle proprie attività automobilistiche con quelle di Opel», che porterebbe alla creazione del secondo produttore automobilistico in Europa. «Il piano proposto da Fiat - prosegue la nota - limiterebbe i costi sociali del processo di integrazione e al tempo stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la condivisione di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni». La ricerca di un partner per Opel, iniziata da Gm e proseguita dal governo tedesco, «è stato un processo complicato e difficile - sottolinea Marchionne -. Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero di settimane, ma le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente, dal momento che non eravamo stati informati di certi dati e informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un'offerta di fusione seria». Perciò, Fiat «non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e poter così formulare un'offerta di fusione che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat». «Le richieste dell'ultima ora costringerebbero, fra l'altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell'immediato - spiega il comunicato della casa torinese -, mentre il governo tedesco determina i tempi e le altre condizioni del finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e irragionevoli». Senza il tempo necessario a una «valutazione di business» e le «usuali attività di due diligence». Marchionne ribadisce quindi l'offerta di «apportare le nostre attività automobilistiche senza debiti», ma «di più non ci può essere richiesto». Alla luce di queste considerazioni - conclude la nota - «Fiat ha deciso di non partecipare alle riunioni che il governo tedesco sta cercando di organizzare a Berlino».

SCAJOLA: «LA FIAT NON È FUORI DAI GIOCHI» - La Fiat non è fuori dai giochi: così il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha commentato le voci del presunto accordo tra Gm e la casa austro-canadese Magna. Scajola è a Bruxelles per l'incontro tra la commissione Ue e i ministri dell'industria europei per discutere del caso delle filiali europee di Gm. «L'ipotesi su cui si starebbe ragionando - ha spiegato Scajola - è quella della costituzione di una società, con un prestito ponte da 1,5 miliardi, che per sei mesi gestisce Opel e garantisce la permanenza dei siti nell'attesa che venga perfezionato l'accordo con l'acquirente, che potrà essere Fiat o Magna. Anche se per ora - ha aggiunto il ministro - General Motors sembra privilegiare Magna, pur in presenza di alcune parti un pò oscure in mancanza di una valutazione complessiva su Opel».

PRESTITO DI 1,5 MILIARDI - Il vice portavoce del governo tedesco, Thomas Steg, ha detto che Berlino intende concedere alla Opel un prestito ponte per un massimo di 1,5 miliardi di euro. «Oltre questa cifra, il governo non è disponibile - ha sottolineato -. Il salvataggio della Opel non sarà a ogni costo».


26/05/2009

La carta di Torino: nessuna scalata, una fusione con Opel

La carta di Torino: nessuna scalata, una fusione con Opel

 

La telefonata La Cancelliera chiama, il manager torna dagli Usa. E zu Guttenberg invita John Elkann

 

MILANO — I concorrenti, ossia i vertici di Magna, Ange­la Merkel li ha già incontrati. Robusto appoggio, per loro: sa­bato sera, in Cancelleria, li ha preceduti una telefonata di Vla­dimir Putin. Chiaro effetto del­l’alleanza con i russi di Gaz e Sberbank e di quanto tenga, Mosca, a vincere la partita su Opel. Sergio Marchionne con Frau Merkel si vedrà invece og­gi. Volo diretto dagli Usa — do­v’era appena arrivato e dove dovrebbe tornare subito — do­po l’invito ricevuto da Berlino al termine della riunione di go­verno. A precedere lui, stando alle dichiarazioni ufficiali, nes­suna chiamata da Palazzo Chi­gi: «Non voglio interferire», ha spiegato Silvio Berlusconi alla Cnn. E all’amministratore dele­gato Fiat va bene così. Difficile sostenere che gli sarebbe spia­ciuto, un appoggio dell’esecuti­vo italiano analogo a quello messo in campo dai competi­tor.

Ma si è sempre mosso da solo, in Germania come in America, per cui non è nemme­no da escludere che il «non in­tervento » sia stato in realtà in qualche modo concordato. Ma­gari attraverso Gianni Letta.

Sia come sia, il tutto è in pie­no stile Marchionne. Dalla Me­rkel si presenterà forte del suo piano e nient’altro. Se la spun­terà su Magna, nessuno potrà sostenere che hanno vinto lob­by interne e internazionali. Se dovesse perdere, in molti tor­neranno quei sospetti di «deci­sione preconfezionata» che an­che in Germania circolano dal­l’inizio della gara su Opel. E se finisse — ma la Cancelliera si è già detta contraria — con la temporanea parità di un’«insol­venza controllata», tutti legge­ranno la scelta come un rinvio dettato dall’imbarazzo tedesco e dal fantasma delle prossime elezioni.

Marchionne, oggi, ovvia­mente questi discorsi non li fa­rà. A Frau Merkel ripeterà quel­lo che ha già detto ai ministri, ai leader politici, ai governato­ri dei laender, ai sindacati. Ma avrà da illustrare, in più, la car­ta giocata nel weekend. Quel ri­lancio destinato a rafforzare an­cora l’anima strettamente indu­striale del progetto Fiat: una fu­sione, non un takeover, per cre­are un gruppo che punta a gio­care da secondo player mon­diale. «Baluardo contro l’eso­do di tecnologia dalla Germa­nia e dall’Italia», l’ha definito Marchionne, parlando di pia­no «realistico», con prezzi mi­nimi sul fronte dell’occupazio­ne e, insieme, senza «costi oc­culti » da scaricare sui contri­buenti: tutte le garanzie statali, ha assicurato, saranno restitui­te entro quattro anni (uno in meno rispetto alla proposta ini­ziale Fiat e all’ultima offerta di Magna).

Per dirla con le parole di Lu­ca Cordero di Montezemolo, ie­ri: «Il piano presentato da Mar­chionne e dai suoi collaborato­ri è chiaro, l’importante è stare fermi su quello. Ora c’è da par­lare poco e vedere l’evoluzio­ne ». Ci sarà del resto poco da aspettare. La Merkel ha pro­messo una decisione al massi­mo per giovedì mattina. E già oggi i vertici Fiat faranno un primo punto diretto. Non solo al telefono. Coincidenza vuole che John Elkann avesse da tem­po in agenda un meeting berli­nese organizzato dall’amba­sciatore italiano. Karl-Theodor zu Guttenberg, il ministro cui fa capo direttamente il dossier Opel, ha chiesto di incontrare anche lui. Scontato quel che si sentirà dire: appoggio totale dell’azionista di riferimento al­la strategia che, nel frattempo, l’amministratore delegato avrà illustrato o illustrerà in Cancel­leria.

Raffaella Polato


18/05/2009

La stampa tedesca: «Il marchio Lancia sparirà a favore di Opel»

La stampa tedesca: «Il marchio Lancia sparirà a favore di Opel»

 

Il cancelliere Merkel: «trattative ad una fase decisiva». Indiscrezione della rivista automobilistica tedesca «Automobilwoche» che chiama in causa una fonte Fiat

 

Sergio Marchionne (Reuters)
Sergio Marchionne (Reuters)

BERLINO - Ancora indiscrezioni dalla Germania, sul dossier Fiat-Opel: secondo la rivista automobilistica «Automobilwoche», che chiama in causa una persona "vicina" all'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, sulla base del piano del numero uno del Lingotto «la Lancia verrebbe chiusa in favore proprio di Opel». Il piano prevede inoltre che la svedese Saab venga fusa con Chrysler per produrre auto sportive e cabrio, mentre Alfa Romeo trarrebbe vantaggio dalla tecnica Opel per migliorare la sua immagine.

IL PIANO ALTERNATIVO - Non solo, ma, sempre secondo «Automobilwoche», la partita di poker tra Fiat e il costruttore di componentistica austriaco Magna per rilevare Opel si allargherebbe anche a Peugeot-Citroen e Ford. Il colosso austro-canadese si ripromette infatti di costruire anche modelli di altre case negli impianti della casa di Ruesselsheim. Insomma, a quanto pare l'idea di Magna «è di creare una piattaforma aperta ad un gran numero di case automobilistiche, su cui si potrebbero costruire con efficienza di costi auto piccole durante il loro intero ciclo di vita». «Automobilwoche» scrive inoltre che il gruppo francese Psa, produttore di Peugeot-Citroen, e la Ford avrebbero già mostrato interesse alla proposta.

STABILIMENTI OPEL - Marchionne intanto continua la sua «campagna di Germania». Nessuno stabilimento Opel in Germania sarà chiuso nel caso di acquisto da parte della Fiat. Lo avrebbe assicurato nello scorso fine settimana a Colonia a Jürgen Rüttgers, governatore del Land Nord Reno-Vestfalia propio l'amministratore delegato della Fiat. Lo scrive oggi il quotidiano tedesco Bild. L'incontro tra Marchionne e Rüttgers è stato confermato da un portavoce della cancelleria del Land, che però non ha voluto fornire dettagli sui contenuti dei colloqui.

IN UN HOTEL - Il Nord Reno-Vestfalia ospita un impianto Opel a Bochum, che dà lavoro a 5 mila persone. Secondo la Bild, Marchionne avrebbe garantito che anche questa fabbrica uscirebbe indenne dal piano di ristrutturazione. Secondo quanto ha riferito il portavoce della regione, l'incontro fra Marchionne e Rüttgers si è tenuto in un hotel di Colonia ed è durato circa un'ora e mezza. L'8 maggio il manager del Lingotto aveva incontrato i governatori dell'Assia e della Renania Palatinato, le regioni tedesche dove si trovano gli impianti Opel di Rüsselsheim e Kaiserslautern. Secondo il quotidiano economico Handelsblatt, Marchionne incontrerà anche il governatore della Turingia, Dieter Althaus, prima del 20 maggio, data ultima per la presentazione del piano Fiat al governo tedesco.

MERKEL - Le trattative per l'acquisto della Opel sono in una «fase decisiva» ha confermato domenica sera la cancelliera tedesca, Angela Merkel (Cdu), nel corso di una trasmissione televisiva in cui ha risposto alle domande del pubblico. In vista della scadenza di mercoledì per la presentazione dei piani al governo tedesco da parte dei potenziali acquirenti della casa automobilistica, la Merkel ha inoltre confermato il suo appoggio alla proposta del ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg (Cdu), per una temporanea amministrazione fiduciaria della società.


08/05/2009

Opel: da Fiat offerta «in tempi brevi»

Opel: da Fiat offerta «in tempi brevi»

 

Scajola: incontro con il gruppo e le parti sociali. Il governatore dell'Assia dopo l'incontro con l'ad del Lingotto Marchionne: «Entro la fine del mese»

 

(Fotogramma)
(Fotogramma)

BERLINO - La Fiat dovrebbe presentare la propria offerta per l'acquisto della Opel in «tempi brevi, entro la fine del mese». Lo ha comunicato in una nota il governatore dell'Assia, Roland Koch, al termine del suo incontro con l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Il governatore ha reso noto di avere «consigliato con urgenza» a Marchionne di presentare l'offerta Fiat nel rispetto delle «regole imposte», in modo che si possa effettuare una «valutazione equa in tempi brevi» di tutte le proposte sul tavolo. Koch si è inoltre «rallegrato» che anche la Fiat sia interessata all'acquisto di una «sostanziale partecipazione» per la nascita di una nuova «Opel europea». Il governatore ha indicato che Torino non ha ancora «preso visione» dei dati messi a disposizione da Opel Europa. Eventuali garanzie pubbliche, ha spiegato Koch, saranno legate ai piani che verranno presentati dai potenziali investitori. Koch ha aggiunto di essere in contatto con tutti i potenziali investitori. Invece il governatore della Renania Palatinato, Kurt Beck, ha dichiarato che dopo l'incontro con Marchionne «dal punto di vista tedesco e dal punto di vista della Renania Palatinato i punti interrogativi sul piano della Fiat sono diventati ancora più grandi». Un sondaggio della tv pubblica tedesca Zdf rivela che solo il 22% degli intervistati ritiene che l’ingresso di Fiat assicurerà la sopravvivenza di Opel; il 67% è convinto invece del contrario.

COLLOQUI USA - A proposito delle trattative con la General Motors, lo stesso Marchionne ha affermato che i colloqui che l'amministratore delegato della Fiat ha avuto in questi giorni negli Stati Uniti sono andati «bene». E sui tempi di una possibile chiusura dell'operazione con la Opel, Marchionne conferma: «La soluzione ideale sarebbe chiudere entro la fine del mese, anche per rispettare gli accordi presi con il presidente Usa, Barack Obama»

SCAJOLA - Intanto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha affermato che il governo vuole un incontro con la Fiat e le parti sociali sul piano industriale del gruppo torinese. «Ho voluto chiedere un incontro anche con le parti sociali per valutare nel complesso il piano industriale. Certamente dobbiamo prima permettere alla Fiat di proseguire l'importante trattativa anche con l'Europa e la Germania», ha aggiunto il ministro. «Mi auguro che il piano industriale della Fiat sia per sviluppare, crescere attraverso nuovi modelli per aggredire il mercato. È un piano industriale complesso del settore dell'auto, sono convinto che porterà a una riorganizzazione e non a un ridimensionamento».


07/05/2009

Scajola scrive ai vertici Fiat «Fabbriche italiane centrali»

Scajola scrive ai vertici Fiat «Fabbriche italiane centrali»

 

I sindacati al governo: «subito un incontro». Lettera a Montezemolo e Marchionne. La stampa tedesca: l'intesa con Opel prevede la chiusura di 2 stabilimenti

 

Sergio Marchionne (Ap)
Sergio Marchionne (Ap)

MILANO - La possibile creazione di un nuovo colosso dell'auto con l'aggregazione di Fiat Chrysler ed Opel fa ancora discutere il mondo economico in Italia, Stati Uniti e Germania. Il piano che la Fiat ha presentato lunedì scorso al governo tedesco per un'eventuale unione con la Opel prevedrebbe infatti la chiusura di alcuni impianti in Europa, inclusi due in Italia, uno al Sud e uno al Nord. Lo scrive il quotidiano tedesco Handelsblatt nella sua edizione online. Nessun commento da parte della Fiat, interrogata sull'argomento.
Tuttavia secondo una fonte vicina alla vicenda citata dall'agenzia Reuters, il gruppo torinese non intende chiudere impianti, anche se ci saranno tagli all'occupazione. Secondo la stessa fonte poi General Motors potrà prendere una quota in Fiat Auto-Opel se si realizzerà la fusione. Il gruppo italiano poi inietterà «working capital» in Opel. La possibilità che delle fabbriche Fiat in Italia chiudano, preoccupa anche il governo. In una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all'amministratore delegato Sergio Marchionne, il ministro Claudio Scajola sottolinea che la centralità delle fabbriche italiane, nell'ambito dell'accordo tra Fiat e Chrysler e delle trattative per la Opel, «è fondamentale». Nella lettera il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola preannuncia anche un incontro, presenti i sindacati, per discutere le prospettive dell'azienda in Italia.

NUOVO PIANO - Le informazioni su una possibile chiusura di impianti anche in Italia, scrive l'Handelsblatt - che cita fonti vicine ai negoziati - sono contenute nel documento presentato dall'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne al ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), dal titolo «Project Phoenix». Questo piano, scrive il quotidiano, è datato maggio 2009. Non si tratterebbe quindi del piano intitolato «Project Football», del mese scorso, che questa settimana era stato attribuito alla Fiat dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung e che il Lingotto aveva smentito. Il documento «Project Football», sempre secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, prevedeva la chiusura di 10 impianti in Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese. L'articolo pubblicato online dall'Handelsblatt non fa i nomi dei due impianti italiani che verrebbero chiusi, ma sottolinea - sempre citando il piano - che la Fiat vuole entrare anche in Gm Sud America e Gm Sud Africa, oltre che in Gm Europa.

SCAJOLA- Nella lettera a Montezemolo e a Marchionne, Scajola sottolinea che «l'accordo raggiunto dalla Fiat con la Chrysler ha costituito per l'economia del nostro Paese un fatto di grande rilievo: una nuova prospettiva di sviluppo - si legge -, maturata nel pieno della crisi del settore, fa emergere i valori dell'industria italiana come poche volte era accaduto in passato. Il Governo ha tempestivamente supportato la domanda del settore, in linea con gli altri Paesi, assicurando al contempo una evoluzione in senso ecologico coerente con gli interventi per una mobilità sostenibile. Gli ultimi dati sull'andamento delle vendite confermano che l'obiettivo di non penalizzare i nostri produttori è stato raggiunto, anche grazie ai risultati dell'innovazione di cui Fiat è stata capace». Ora, prosegue Scajola, «fondamentale sarà il permanere della centralità del sistema produttivo italiano». Nella lettera il ministro annuncia un incontro tra le parti, proprio per discutere le prospettive dell'azienda in Italia, alle presenza dei sindacati.

SINDACATI - La reazione delle parti sociali alle indiscrezioni che trapelano dalla Germania non si è fatta attendere. «Di fronte all'incorrersi di voci relative all'intenzione della Fiat di chiudere uno o più impianti nel nostro Paese, ribadisco, innanzitutto, che non è più rinviabile l'incontro che abbiamo chiesto al Governo di indire convocando la Conferenza delle Regioni la stessa Fiat e i sindacati» spiega in una nota il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. In secondo luogo, sottolinea il leader dei metalmeccanici della Cgil, «ribadisco che per noi è assolutamente inaccettabile qualsiasi ipotesi di chiusura di stabilimenti Fiat in Italia. Chi anche solo intendesse operare in questo senso, sappia che un simile, irresponsabile disegno porterebbe all'apertura di un pesante conflitto sociale».
Per Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, «È invece arrivato il momento in Italia di riunire sindacati, governo, Fiat e Confindustria per aprire il dibattito sugli interventi da attuare per salvaguardare la produzione Fiat. Il passaggio obbligato è di puntare sulla ricerca, con la garanzia da parte del governo di incentivi per favorire la realizzare di nuovi motori ad idrogeno, elettrici, ibridi, comunque a risparmio energetico. Un impegno comune con la prospettiva di difendere la produzione auto in Italia».

PIANO D'EMERGENZA - Intanto il governo tedesco sta preparando un piano d'emergenza per la Opel contro un'eventuale insolvenza della casa madre Americana General Motors (Gm). Lo scrive oggi il quotidiano Financial Times Deutschland nella sua edizione online. Stanno lavorando al piano, che prevede anche «aiuti di breve periodo» sotto forma di iniezioni di «liquidità», il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) in collaborazione con la cancelleria e il ministero delle Finanze, scrive l'Ftd attribuendo l'indiscrezione a fonti governative.