13/11/2010

Birmania: Suu Kyi, attesa per rilascio

Birmania: Suu Kyi, attesa per rilascio

Regime pone condizioni che Premio Nobel non accetta

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10/08/2010

Si aggravano le condizioni di Cossiga: in rianimazione per problemi respiratori

Si aggravano le condizioni di Cossiga: in rianimazione per problemi respiratori

Il senatore a vita, 82 anni a luglio, ricoverato lunedì al Policlinico Gemelli di Roma è sottoposto a cure intensive. Nella notte avrebbe ricevuto l'estrema unzione

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25/05/2010

Celentano a Mina, tu sindaco io consigliere

Celentano a Mina, tu sindaco io consigliere

ADRIANO CELENTANO

Mina mia, sorella cara!
Hai sempre delle belle parole quando scrivi su di me. Anche quando ti balena il sospetto che io possa inciampare e, per una qualche ragione, cadere malato di mente...


Del resto non è una novità. Si sa che noi artisti, rispetto ai sani macellai che hanno distrutto la Milano dei sogni, un po' malati lo siamo.


I distruttori infatti o, per meglio dire, i costruttori dell'arroganza, ci considerano addirittura degli appestati. Gente da non mischiare con chi si nutre di religioso profitto. E dal loro punto di vista non gli si può certo dar torto. Gli appestati, dato che l'unica loro arma è il sogno, sono fragili. Ma è proprio dalla loro fragilità che si può scatenare il tremendo scossone da dare a questa società immobile. Per cui io sono sì, malato, ma non abbastanza, purtroppo, per fare il Sindaco. Potrei però fare l'ideatore del Sindaco. E a quel punto tu, mia vecchia amica a cui anch’io ho sempre voluto bene, quasi da innamoramento, potresti essere il prezioso vice Sindaco, sul quale io potrei fare leva per ottenere dal tuo Capo la realizzazione di progetti che, essendo magari troppo sognanti per i suoi gusti, potrebbe egli non condividerli con l'ideatore. L'altra soluzione per far sì che lo scossone da dare alla Milano seppellita dall'accozzaglia di grattacieli e quartoggiari sia ancora più devastante, non rimane che quella di essere tu il Sindaco, e io l'ideatore che ti vuole bene!


08/04/2010

Cucchi, i medici legali: «Poteva essere salvato»

Cucchi, i medici legali: «Poteva essere salvato»

Non è morto per disidratazione, ma perchè, pur in condizioni cliniche difficili, non è stato curato

 

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi

ROMA - Fa ancora discutere la morte di Stefano Cucchi il geometra di 31 anni morto dopo 6 giorni dall'arresto, il 22 ottobre scorso all'Ospedale Sandro Pertini. «La vita di Cucchi si sarebbe potuta salvare. Se fosse stata posta in essere un'idonea terapia si sarebbe potuto scongiurarne la morte». Così Paolo Arbarello, direttore dell'istituto di Medicina legale dell'università La Sapienza nel corso di una conferenza stampa in cui ha illustrato le conclusioni di una consulenza elaborata da un pool di esperti da lui guidati per far luce sulla morte di Stefano Cucchi, il detenuto morto il ottobre scorso al Sandro Pertini. «Stefano Cucchi non è morto per disidratazione. La sera prima del decesso aveva assunto tre bicchieri d'acqua ed erano stati fatti dei prelievi di urina da cui è emersa una corretta funzionalità renale».

LA MORTE - Stefano Cucchi non è morto per disidratazione, ma perchè, pur in condizioni cliniche estremamente difficili, non è stato curato. A questa conclusione è giunto il professor Paolo Arbarello, responsabile dell'istituto di medicina legale e a capo di una equipe medica nominata dal pm che conduce l'inchiesta sulla morte di Cucchi. Il fascicolo di 145 pagine è stato consegnato mercoledì ai magistrati.

Redazione online


03/03/2010

Omicidio Fragalà, indagato ex cliente

Omicidio Fragalà, indagato ex cliente

 

Attesa per l'esame del Ris dei suoi vestiti e del casco. L'uomo si sarebbe voluto vendicare perché convinto di non essere stato difeso bene dal legale

 

 

Il luogo dell'agguato (Ansa)
Il luogo dell'agguato (Ansa)

PALERMO - C'è un indagato per l'omicidio di Enzo Fragalà: è un ex cliente del noto penalista aggredito la scorsa settimana a colpi di bastone e morto dopo tre giorni di agonia. L'uomo in passato era stato condannato, a suo avviso, «ingiustamente» ed era convinto di non essere stato difeso bene dal legale, che aveva seguito in prima persona il suo caso, su cui vige il silenzio. Si trattava di un processo di microcriminalità, estraneo a reati di mafia. Il giovane, che corrisponderebbe alla descrizione fornita da alcuni dei testimoni sentiti dagli inquirenti, covava rancore nei confronti del legale.

ESAME SUI VESTITI - Ma sarà solo l'esame del Ris dei suoi vestiti e del casco a stabilire se effettivamente ci sono tracce di sangue o saliva del penalista ridotto in fin di vita a colpi di bastone e poi morto dopo tre giorni di agonia. I Carabinieri stanno anche passando al vaglio l'alibi del giovane fornito per la sera di martedì scorso. Ma l'uomo indagato, per un atto dovuto, per consentirgli di nominare un difensore in attesa di un atto irripetibile che verrà svolto giovedì a Messina, non sarebbe l'unico su cui i Carabinieri indirizzano l'attenzione.

APPLAUSO ALLA CAMERA - Intanto Enzo Fragalà è stato ricordato con un lungo applauso unanime dell'Aula della Camera ed un minuto di silenzio. Il presidente Gianfranco Fini ne ha ricordato la «barbara e vile aggressione che ha riempito tutti di sdegno», aggiungendo che Fragalà «portò in Parlamento una passione civile da tutti riconosciuta e la convinta adesione ai principi della Costituzione, spendendo il suo impegno per il rispetto pieno ed incondizionato della legalità contro ogni mafia. Fragalà credeva al rispetto della legge - ha proseguito Fini - credeva al primato della legge come presupposto della libertà contro ogni forma di mafia. Ne sentiremo la mancanza. È stato e sarà un fulgido esempio per le giovani generazioni di avvocati».


27/02/2010

E' morto l'avvocato Fragalà

E' morto l'avvocato Fragalà

 

Era stato aggredito martedì sera a bastonate da uno sconosciuto. Fini: «Gli spietati responsabili del suo vile assassinio siano quanto prima assicurati alla giustizia»

 

Enzo Fragalà (Ansa)
Enzo Fragalà (Ansa)

PALERMO - L'avvocato penalista ed ex parlamentate di An, Enzo Fragalà, è morto nel reparto di rianimazione dell'ospedale Civico di Palermo, dov'era in come dopo l'aggressione di martedì scorso. Fragalà aveva 61 anni ed era attualmente consigliere comunale del Pdl a Palermo. Martedì sera uno sconosciuto, che lo attendeva con un casco in testa davanti al suo studio legale vicino al palazzo di giustizia lo aveva massacrato con una mazza di legno. Al brutale agguato hanno assistito tre testimoni. Solo l'intervento di uno di loro ha messo in fuga il killer che si è accanito sulla vittima con una ferocia inaudita. Immediatamente portato all'ospedale Civico in fin di vita, il penalista è stato operato due volte, ma i medici hanno da subito definito disperate le sue condizioni.

INDAGINI - Sul caso indagano i carabinieri del reparto operativo coordinati dai pm Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e dall'aggiunto Maurizio Scalia. Il fascicolo, a carico di ignoti, originariamente iscritto per tentativo di omicidio, ipotizza l'omicidio volontario. Finora gli inquirenti hanno seguito la pista professionale puntando su quattro o cinque recenti casi trattati dal legale

LESIONI -
Il professionista e uomo politico aveva subato gravi lesioni cerebrali ed era in coma dal momento dell'aggressione. I medici della II Rianiminazione dell'ospedale Civico avevano da subito descritto un quadro clinico estremamente grave e ancora nell'ultimo bollettino, alle 11 di questa mattina, avevano parlato di prognosi «strettamente riservata».

FINI: «ASSICURARE L'ASSASSINO ALLA GIUSTIZIA» - «Il presidente della Camera Gianfranco Fini nel messaggio inviato alla famiglia. «Ho appreso con profondo dolore la notizia della tragica scomparsa dell'amico Enzo Fragalà, la cui vita è stata stroncata da una violenza barbara e cieca. Con lui scompare un valente parlamentare, un illustre giurista e un insigne avvocato penalista». «Enzo - scrive ancora Fini - ha saputo esprimere la sua passione e la sua lealtà alle Istituzioni e ai cittadini con l'impegno politico e con un'intensa attività di promozione dei diritti umani, riconosciutagli a livello internazionale. Auspico vivamente che gli spietati responsabili del suo vile assassinio siano quanto prima assicurati alla giustizia».

PARLAMENTARE DI AN DAL 1994 AL 2006 - Esponente di primo piano del Movimento sociale italiano, Fragalà, era poi stato parlamentare di Alleanza nazionale dal 1994 al 2006, dalla XII alla XIV legislatura. Era stato componente della commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin. Attualmente era consigliere del Pdl al Comune di Palermo, dove era subentrato da primo dei non eletti ad Alessandro Aricò, divenuto deputato regionale in occasione delle ultime elezioni regionali. Era uno dei più noti avvocati penalisti di Palermo e si era occupato di importanti processi di mafia. Docente di materie giuridiche all'Università di Palermo era sposato e padre di due figli.


24/02/2010

L'avvocato Fragalà aggredito a bastonate

L'avvocato Fragalà aggredito a bastonate

 

Due testimoni hanno assistito all'aggressione: «Il sicario lo stava aspettando». Ex deputato di An, è tra i più noti penalisti di Palermo. L'agguato all'esterno del suo studio. E' «gravissimo»

 

Enzo Fragalà (Emblema)
Enzo Fragalà (Emblema)

PALERMO - L'avvocato Enzo Fragalà, uno dei più noti avvocati penalisti di Palermo, ex parlamentare di An, è stato aggredito questa sera a bastonate da uno sconosciuto sotto il suo studio legale in piazza Vittorio Emanuele Orlando, di fronte il palazzo di giustizia del capoluogo siciliano. Il professionista, che è anche consigliere comunale, è stato trovato riverso per terra, in una pozza di sangue e privo di conoscenza, dai colleghi del suo studio che lo hanno trasportato all'ospedale Civico. Secondo le prime informazioni le sue condizioni sarebbero «gravissime» secondo i medici che gli hanno riscontrato un violento trauma cranico. L'avvocato è stato traportato subito in sala operatoria per un intervento finalizzato a ridurre la vasta emorragia cerebrale causata dai colpi ricevuti. Sull'episodio sono in corso indagini dei carabinieri.

Il luogo dell'aggressione (Ansa)
Il luogo dell'aggressione (Ansa)

«UN AGGUATO» - L'aggressione ad Enzo Fragalà è stata «un vero e proprio agguato», stando al racconto degli unici due testimoni oculari che hanno assistito al raid. Ai carabinieri hanno riferito che l'aggressore, che indossava un casco integrale e un giubbotto, ha atteso l'avvocato davanti al palazzo dove ha sede il suo studio legale. Non appena il penalista è uscito dal portone, il sicario lo ha colpito alle spalle con un bastone e ha continuato ad infierire anche quando Fragalà è stramazzato per terra. Solo la presenza dei due testimoni, che hanno cominciato a gridare, lo ha fatto desistere. A quel punto è fuggito di corsa in direzione della vicina via Volturno, dove quasi certamente lo attendeva un complice. Secondo i carabinieri, che stanno conducendo le indagini, è ancora prematuro azzardare un movente: l'aggressione, spiegano, potrebbe essere collegata sia all'attività professionale dell'avvocato sia al suo impegno politico.

GLI AMICI IN OSPEDALE - Una folla di avvocati e amici si è subito recata davanti all'ingresso dell'ospedale Civico di Palermo, in attesa di avere notizie sulle condizioni del penalista .Le indagini dei carabinieri sono coordinate dal Pm di turno, Nino Di Matteo. I militari stanno ascoltando, oltre ai due testimoni oculari dell'agguato, i colleghi dello studio del penalista.

Redazione online


13/01/2010

Tre colpi alla testa, padre spara al figlio di 12 anni e chiama i soccorsi

Tre colpi alla testa, padre spara al figlio di 12 anni e chiama i soccorsi

 

Nel padovano a Codevigo, il ragazzo è stato portato in condizioni disperate all'ospedale di Padova in attesa di un intervento chirurgico

 

 

L'auto abbandonata nel luogo del tentato omicidio (foto Galliolo)

 

PADOVA - Un ragazzo di 12 anni è rimasto gravemente ferito da tre colpi d’arma da fuoco alla testa sparati dal padre. Il fatto è avvenuto nel pomeriggio a Codevigo (Padova). Il ragazzo, ferito in modo grave, è stato trasportato in condizioni disperate con l'elicottero all’ospedale, mentre l’uomo è stato portato in caserma dai carabinieri di Piove di Sacco, a disposizione del magistrato. Il dodicenne è ricoverato in rianimazione nel reparto di chirurgia pediatrica in attesa di un possibile intervento. Le indagini sono coordinate dal pm Orietta Canova. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, con una telefonata al 118, qualcuno, probabilmente il padre, ha comunicato che c'era da soccorrere una persona ferita al cimitero di Codevigo. Una volta arrivata sul luogo, l'ambulanza del Suem non ha trovato nessuno e mentre stava facendo rientro a Padova, ha trovato ferma allo stop una Fiat Uno con gli sportelli aperti. Poco lontano, un uomo in condizioni non lucide e il corpo agonizzante del ragazzo. La pistola utilizzata per il tentato omicidio era stata gettata nel fossato vicino.

Martino Galliolo


25/10/2009

Morrissey sviene sul palco

Morrissey sviene sul palco

 

INGHILTERRA. Malore in scena per l'ex leader degli Smiths: ricoverato

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Il cantante britannico, già frontman degli Smiths, Morrissey è collassato durante un concerto. Sabato sera il 50enne era sul palco a Swindon, in Inghilterra, davanti ad un migliaio di spettatori, quando d'improvviso si è accasciato a terra perdendo i sensi. L'artista è subito stato trasportato all'ospedale più vicino dove i medici hanno riscontrato problemi respiratori. Le sue condizioni «sono stabili» e «non destano preoccupazioni», hanno comunicato dall'ospedale.

ROCK BRITANNICO - Morrissey é tuttora in tour: nelle prossime settimane è atteso in Germania, Francia, Irlanda e poi negli Stati Uniti. Steven Patrick Morrissey è diventato un'icona del pop-rock britannico negli anni ’80, facendo coppia nei leggendari The Smiths con il chitarrista Johnny Marr. Dopo l'uscita di quest'ultimo dal gruppo nel 1987, la band si scioglie e Mozzer (questo il suo soprannome) intraprende con successo la carriera solista. A inizio anno é uscito l'ultimo lavoro: «Years of refusal», nuovo album di inediti. L'artista di Manchester ha cancellato recentemente una serie di date e concerti (alcuni previsti quest'estate anche in Italia) a causa di una «non meglio specificata malattia», scrive la stampa britannica.

E.B.

corriere.it


21/10/2009

«Io, ancora precaria e single a 41 anni con dieci contratti da ricercatrice»

«Io, ancora precaria e single a 41 anni con dieci contratti da ricercatrice»

 

Laureata nel '94, maria grazia di certo lavora al cnr. La delusione dello stop alla stabilizzazione nel 2007. «Non guardo al futuro»

 

Maria Grazia Di Certo
Maria Grazia Di Certo

ROMA — La pazienza la avverti già nel tono della voce, disteso e per­sino rassicurante, con cui Maria Gra­zia Di Certo, romana, 41 anni, ricer­catrice in biotecnologie al Cnr, pre­caria da 15 anni, racconta la propria storia vissuta «sul filo». Quando si è abituati a camminare in bilico lassù, probabilmente non si solleva nem­meno più lo sguardo per scorgere l'approdo sicuro. Ci si concentra sul centimetro trattenendo il fiato, così come Maria Grazia fa ogni giorno, guardando con il microscopio il suo vetrino in una battaglia più grande di lei, quella contro le malattie gene­tiche.

In fondo il sogno era questo qui, quando Maria Grazia ha iniziato fre­quentando, a Roma, Scienze biologi­che. La laurea è arrivata nel 1994, nello stesso anno in cui a vincere il Nobel per la Medicina è Martin Rod­bell, biochimico, scopritore delle proteine G. «Mi sono specializzata in patologia clinica — racconta Ma­ria Grazia — e poi ho preso il dotto­rato di ricerca a L’Aquila in biotecno­logie ».

Comincia così un percorso insta­bile tra borse di studio e primi con­tratti: «Per carità, tutti noi sappia­mo che la gavetta è lunga — spiega la ricercatrice —. Io arrotondavo fa­cendo il rappresentante farmaceuti­co ». Da lì alla dura realtà dei co.co.co, i collaboratori coordinati e continuativi introdotti nel 1995 con la riforma Dini e istituzionalizzati due anni dopo dal «pacchetto Treu», il passo è breve: «Di quei con­tratti ne avrò collezionati almeno una decina!».

Poi una luce in fondo al tunnel: nel 2007 la Finanziaria Prodi intro­duce una graduale stabilizzazione dei precari. C’è la possibilità di ap­prodare al mitico posto fisso, al con­tratto a tempo indeterminato, a una casa propria e forse, chissà, a una fa­miglia. Maria Grazia si mette in fila per la regolarizzazione ed è a un pas­so dall’ottenerla, quando cambia il governo e la sanatoria viene blocca­ta. «Io non ce l’ho fatta, ma 3 o 4 col­leghi, sì. Erano in 4 mila a sperarci, ce l’avranno fatta, sì e no, un miglia­io ». La delusione è fortissima: «L’unica consolazione è che sono stata inquadrata come articolo 23, contratto a termine, questo signifi­ca almeno non avere più uno stipen­dio da fame...». Cioè? «Guadagno 1.700 euro al mese netti. Sono fortu­nata. Gli altri faticando come me tut­to il giorno, senza riconoscimento di straordinari, in media ne prendo­no 500 in meno».

Adesso però si schiude un’altra possibilità: «Il Cnr dopo 10 anni ria­pre i bandi per le assunzioni: spero di farcela anche se i posti sono po­chissimi e ci sono anche i giova­ni... ». In che senso? «Nel concorso l’anzianità vale, ma fino a un certo punto. Così può accadere che i più giovani ti passino avanti. È come se si saltasse una generazione: quella dei quarantenni come me. Lo trovo ingiusto. Va bene il merito, ma an­che l’esperienza è importante».

E cosa succederà se non supererà il concorso? «Ah, non lo so. Il mio contratto è rinnovabile per 5 anni e io sono al terzo. Tra due anni, o an­che prima, potrei tornare a fare la co.co.co.». Ma se potesse ricomincia­re oggi, rifarebbe tutto Maria Grazia: «Andando a lavorare all’estero però. In Italia la preparazione è ottima, ma dopo mancano i fondi. Si lavora in pochi ma non puoi giocare una parti­ta in tre quando le altre squadre so­no da 11 come accade in altri Paesi. Di sicuro non puoi vincerla».

Difficile parlare di prospettive di vita in queste condizioni. A dispetto del suo cognome, Di Certo, Maria Grazia ha pochi punti fermi: «Io non guardo al futuro: come potrei? Non ho un posto fisso e in banca il mutuo per la casa non me lo fanno. Sto in affitto». Ha una famiglia? Sor­ride: «Mediamente non ci si fa la fa­miglia con questo lavoro... statistica­mente è difficile farsela. Praticamen­te mi dedico al lavoro e continua a piacermi moltissimo».

Con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha fatto l’elo­gio del posto fisso, Maria Grazia si trova d’accordo: «Non si discute: la mobilità è negativa se non porta al­la costruzione di qualcosa di stabile. E questo vale poi per l’intera socie­tà ». In che senso? «Penso che il mi­nistro abbia visto che tanta gente non riesce ad arrivare a fine mese. Gente così non può permettersi di spendere un euro in più perché non ha prospettive, non ha neppure la tredicesima a Natale. Tremonti avrà pensato che l’economia non riparte senza garanzie per il futuro. È lapa­lissiano ».

Ma? C’è un «ma»? «Be’, aspetto di capire in che cosa si tradurrà questo pensiero: insomma si torna alla sta­bilizzazione dei precari? Io spero di sì. Mi auguro di poter continuare questo lavoro senza sentirmi border­line a 41 anni. Io non credo che in Italia si possano fare miracoli. Ma si può migliorare, un passo dopo l’al­tro. La pazienza di aspettare ce l’ho».

Antonella Baccaro

corriere.it