26/09/2010

Lite tra vicini di casa: trentenne prende a bastonate pregiudicato

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L'uomo colpito, ubriaco, aveva iniziato la lite con una aggressione, ma è stato disarmato. Operato al cervello

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09/12/2009

Buco da 132 mila euro. «Obbligati a vendere la casa»

Buco da 132 mila euro. «Obbligati a vendere la casa»

 

Un debito di 25 mila euro solo per la fornitura dell’acqua potabile. Condominio di via Crespi, difficile convivenza con gli stranieri. «Sono proprietari, ma non pagano le spese»

 

Il palazzo di via Crespi (foto Mauro Sioli)
Il palazzo di via Crespi (foto Mauro Sioli)

MILANO - Tra gli italiani rimasti, uno di cognome fa Corea e l’altra è la moglie di Abtellatif. Egizia­no, Abtellatif nel 1986 diede fuoco agli abbaini popolati da clandestini, che infatti sloggia­rono, alcuni dei quali con qual­che ustione. Poi Abdellatif av­viò la ricostruzione e si creò, raccontano mettendo a tacere i contrari a suon di minacce e sfuriate nelle assemblee di con­dominio, un attico abusivo a due piani. Travi, finestroni, piante che si arrampicano, mu­retti a vista. Per tutte queste cose è stato indagato, arrestato e condan­nato a sei anni di prigione. Pe­rò la moglie continua ad abita­re lassù (ha usufruito di qual­che condono?). Del resto pare che in casa la regola sia di fre­garsene degli altri. Difatti la si­gnora, nelle spese condominia­li, ha un debito, lasciato pasco­lare e ingrassare negli anni, di 20.546,74 euro. Cosa volete che sia: tutto il palazzo, il civi­co 10 di via Crespi, una piccola traversa del primo tratto di via­le Monza, ha arretrati per 132 mila euro, dei quali 25 mila sol­tanto per l’acqua (i numeri so­no contenuti nei rendiconti in­viati a Comune e Prefettura).

Fregi e letti a castello
Fino a quarant’anni fa nel palazzo, di ringhiera, «abitava­no professori e commerciali­sti, c’erano i fregi, insomma, era un luogo borghese», dice l’amministratore, «un vesuvia­no che ama Milano, o amava, perché, carissimo mio, Milano mi fa paura, non governa più i suoi pro­blemi». In dieci dei 48 appartamen­ti abitano italia­ni. Gli altri sono di proprietà di egiziani (17), ci­nesi (4), cingalesi (4), filippini (1) e sudamericani vari (12). Via Crespi 10 è un ottimo osser­vatorio per provare a capire co­me e se l’integrazione procede nella Milano che conta 40 mila condomìni. A Oppeano, in Veneto, la scorsa settimana, un sindaco leghista ha annunciato la pro­posta di introdurre, proprio nei condomìni, un numero chiuso per gli immigrati. A guardare il civico 10 di via Cre­spi, e chissà quanti altri civici di altre strade, si dovrebbe piuttosto cominciare con il nu­mero chiuso per i residenti in ogni singolo alloggio. In quello di Abdur R. sono sta­ti contati 21 inquilini. Da Hossain B. 17. Da Amukul B. 12. Da Hasan K. 18. Qualcuno giura sull’esi­stenza di camere con letti a ca­stello da quattro piani.

Uno degli inquilini, venditore di rose (foto Mauro Sioli)
Uno degli inquilini, venditore di rose (foto Mauro Sioli)

Se son rose sono euro
In un casa, dei ragazzi cinga­lesi guardano, su un canale te­levisivo del loro Paese, uno show. Si balla, canta, ride. In cucina (altrove, con estrema cortesia, ci viene impedito di sbirciare) c’è un grande pento­lone sul fornello, un pentolone da caserma, e ci sono una scar­piera intasata, i vetri appanna­ti, un foglio con elencate le spe­se settimanali per il mangiare. Non si capisce chi sia il proprie­tario e chi paghi l’affitto a chi. Mowla ha 30 anni, fa le puli­zie in un palazzo. Kamal ne ha 27 e per «cinque euro l’ora» pulisce la casa di una coppia italiana. C’è un terzo ragazzo, basso e timido. Un quarto si è appena svegliato, vende di notte le rose nei ri­storanti e fuori dalle discoteche. Un quin­to si mette giaccone e cappuccio, inforca le ro­se, le sfiora per pulirle, o forse le accarezza nella spe­ranza che portino fortuna. Via Crespi 10. Nel consuntivo delle spese condominiali, leggia­mo che la famiglia Luo Z. ha ar­retrati per 1.225 euro, Moha­med S. per 3.089, Gamal E. per 1.261, l’italiano P. per 3.372, Araft E. per 10.510. Non è una questione di nazionalità, o non soltanto. È una questione di gen­te che non paga. Di alloggi in su­baffitto, di dormitori, di poveri e di furbi, di menefreghismo.

«Il crollo dei prezzi»
Sulle scale un estintore fuo­ri posto, nessuno scarabocchio sui muri, musica marocchina, infinita biancheria a stendere, la rastrelliera per le biciclette, cinesi di corsa sugli alti tacchi «non capile italiano». Nemme­no i più informati raccontano di grossi giri di droga, coltella­te, risse. Non è un angolo di cri­minalità, il palazzo, anche se solo nell’ultimo mese la poli­zia ha fatto quattro visite-blitz. In via Crespi 10 non si trema per la sicurezza eppure gli ita­liani se ne sono andati. Sven­dendo: «Si viaggia sui 2.400, 2.500 euro al metro quadrato. Un nulla, data la zona e dato il palazzo» dice l’amministrato­re. Che si presenta come uno che combatte contro i mulini a vento. E se i mulini a vento fos­sero le vecchie case milanesi di ringhiera di questa città da 190 mila residenti stranieri? Passa Alì, muratore, clandestino. Pas­sa Jama, cingalese, aiuto-ban­carella al mercato, clandesti­no. Fuori passano i vigili, stan­gano sui divieti di sosta.

Andrea Galli