10/06/2010

Rai, i compensi scritti nei titoli di coda

Rai, i compensi scritti nei titoli di coda

Trasparenza sugli stipendi dei conduttori di trasmissioni non di servizio pubblico. La Commissione di vigilanza approva un emendamento che chiede di inserire costi e stipendi dei conduttori

 

Antonella Clerici (LaPresse)
Antonella Clerici (LaPresse)

MILANO - I compensi Rai nei titoli di coda. Bisognerà vedere in quale corpo tipografico verranno scritti e se per sapere quanto guadagna Antonella Clerici o Carlo Conti bisognerà munirsi di una lente d'ingrandimento. Ma il principio rimane valido.

LA DECISIONE - Alla fine dei programmi saranno trasmessi i compensi dei conduttori, degli ospiti nonchè i costi dei format dei programmi di servizio pubblico, compresi trasmissioni di approfondimento e tg. Saranno inoltre trasmessi i compensi dei conduttori dei programmi non di servizio pubblico. È quanto prevede l'emendamento approvato dalla Commissione di Vigilanza con i voti di maggioranza e opposizione. In serata la Commissione ha approvato all'unanimità il parere al contratto di servizio 2010-2012 tra Rai e ministero dello Sviluppo economico, obbligatorio ma non vincolante. Il testo, che contiene alcuni emendamenti allo schema trasmesso dal ministero, sarà ora sottoposto al vaglio delle parti. L’emendamento sui titoli di coda, presentato dal capogruppo Pdl Alessio Butti, è passato - con alcune modifiche - anche con i voti dell’opposizione che ha chiesto che la trasparenza non riguardasse solo i programmi di approfondimento ma tutti quelli di servizio pubblico, compresi i Tg. Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione sulla norma relativa alla neutralità tecnologica della Rai. L’articolo 20 del contratto prevede che la programmazione Rai sia presente su tutte le piattaforme tecnologiche e l’azienda si impegna a mettere a disposizione una piattaforma distributiva per ogni piattaforma tecnologica. In questo modo, contesta l’opposizione, la Rai non è tenuta a scegliere la piattaforma Sky e può restare solo su Tv Sat, a vantaggio di Mediaset.

Redazione online


03/03/2010

Conduttori Rai in piazza contro lo stop ai talk show

Conduttori Rai in piazza contro lo stop ai talk show

 

Sit in di protesta con Giovanni Floris, Michele Santoro, Bruno Vespa contro la cancellazione dei programmi d'informazione in nome della par condicio decisa dai vertici di Palazzo Mazzini.

 

 

 

Dagli schermi tv alla piazza, contro la decisione del Cda Rai di sospendere alcuni talk show fino alle regionali. Protestano la Federazione della stampa e l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti della televisione pubblica. In piazza tutti i volti più conosciuti della televisione. Da Michele Santoro ad Andrea Vianello, passando per Giovanni Floris. In via Teulada c’era anche il popolo viola. Immancabili le reazioni politiche. Sostegno dall'Italia dei valori e dal Pd: "Per Berlusconi sarà un boomerang", prevede il segretario Pier Luigi Bersani. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, ha già chiesto al premier Silvio Berlusconi di intervenire.


11/02/2010

Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"

Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"

 

Vigilanza: Dal 28 febbraio al 28 marzo salteranno le trasmissioni di approfondimento. Il premier: legge da abolire. Il Pd: decisione da rivedere. Garimberti: «Approfondiremo». Giovedì Cda Rai

 

Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon)
Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon)

MILANO - Michele Santoro parla di «abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». Giovanni Floris si scaglia contro «l'ingordigia della politica che si mangia l'editore, l'azienda, i conduttori, i giornalisti, gli ospiti e i telespettatori che pagano il canone». Anche Bruno Vespa, pur sottolineando di aver sempre rispettato la par condicio, definisce «molto grave» l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e si augura che ci possano essere spazi di mediazione. Un mare di polemiche dunque ha sommerso il regolamento sulla par condicio approvato martedì dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che stabilisce la sospensione delle trasmissioni di approfondimento nel mese precedente le elezioni regionali, dal 28 febbraio al 28 marzo. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la decisione del Parlamento sui talk-show è da rispettare: «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perché alcune sono «trasmissioni-pollaio. Per una questione di decoro credo sia un bene che le trasmissioni siano diverse, non parlo di quella di Bruno Vespa ma di altre». Per il premier comunque la par condicio è una legge «liberticida e assurda». «Continuo a ritenere - è l'opinione del Cavaliere - che si deve abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti».

«LA DECISIONE VA RICONSIDERATA» - L'opposizione dal canto suo chiede una rapida inversione di rotta. «La decisione della commissione va rapidamente riconsiderata» è l'auspicio del leader del Pd Pier Luigi Bersani, secondo cui «non c'è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori e il controllo della commissione di Vigilanza, e l'apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in parità di condizione». Ancora più critico il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni: «I programmi di informazione non sono i pollai di cui parla Berlusconi, ma uno degli spazi di libero confronto sanciti dalla Costituzione. Cancellare l'autonomia dei programmi di informazione, costringendoli nelle regole della comunicazione politica, non solo contrasta con dieci anni di regolamenti della Vigilanza e di Agcom, ma anche con la sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale».

L'APPELLO A ZAVOLI - Dentro la Rai i consiglieri di opposizione - Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - hanno rivolto un appello al presidente Sergio Zavoli e all'intera commissione di Vigilanza perché il regolamento venga riformulato in modo da garantire «l'autonomia del servizio pubblico anche in occasione di importanti consultazioni elettorali». Il testo approvato, spiegano, «sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a essere informati». Secondo i tre consiglieri è a rischio l'autonomia editoriale della Rai e «le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull'intera programmazione e quindi sul fronte dei ricavi pubblicitari».

«IMMEDIATO APPROFONDIMENTO» - Dal canto suo il presidente della Rai Paolo Garimberti sottolinea che l'azienda è tenuta al rispetto delle decisioni della commissione, ma che «le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento». Dunque non si escludono ulteriori sviluppi. Giovedì il Consiglio di amministrazione dell'azienda di viale Mazzini si riunirà «per valutare l'impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».

CONDUTTORI - Come si diceva, i conduttori dei principali approfondimenti televisivi della Rai sono sul piede di guerra. «Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare - dice Giovanni FlorisBallarò) -: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d'altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri». Bruno Vespa (Porta a porta) difende la sua trasmissione: «L'esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali. Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». Per Michele Santoro (Annozero) la decisione della Vigilanza «è un abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». (

EMITTENTI PRIVATE - Il regolamento sulla par condicio sarà valido anche per le emittenti private, ma solo nella prima fase della campagna elettorale, dall'11 al 28 febbraio. Lo ha deciso la commissione Servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una scelta prudente, legata alla necessità di approfondire alcuni questioni relative alla seconda fase della campagna elettorale. Da prassi, il regolamento che l'Agcom vara per le tv commerciali rispecchia quello che la commissione di San Macuto mette a punto per il servizio pubblico.

 

 

Redazione online


02/12/2009

Brunetta: «I compensi dei conduttori Rai nei titoli delle trasmissioni»

Brunetta: «I compensi dei conduttori Rai nei titoli delle trasmissioni»

 

È l'idea del ministro della Funzione Pubblica. «Ne ho parlato con il direttore Masi e stiamo lavorando»

 

Renato Brunetta (Eidon)
Renato Brunetta (Eidon)

MILANO - I compensi dei conduttori inseriti nei titoli di testa e di coda delle trasmissioni Rai. È l'idea del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta.

CON MASI - Intervendendo a «Cominciamo bene» di Rai Tre, il ministro lancia una proposta su cui sta lavorando con il direttore generale Mauro Masi. «Dobbiamo pubblicare nei titoli di testa e di coda delle trasmissioni Rai tutti i compensi dei conduttori. Sto cercando di fare trasparenza e ci riuscirò, anche nella Rai che ha un azionista pubblico. Vuol dire dare il giudizio nelle mani dei cittadini», afferma. La Rai, aggiunge, «è un concentrato di professionalità. Perché fare figli e figliastri? Ne ho parlato con il direttore Masi e stiamo lavorando. Non sono Robespierre, ma sono un rivoluzionario». Parlando della sua riforma ha aggiunto: «non taglio teste e spero che non mi sia tagliata». Il ministro si è detto sicuro di portare a compimento il progetto: «ci riuscirò», ha concluso.