26/11/2011

Bolletta boom: mai così cara in Italia

Bolletta boom: mai così cara in Italia

Secondo i dati di Confartigianato, aumento record, + 26, 5% in dodici mesi. Per le famiglie costo di quasi 2.500 euro l'anno

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14/06/2011

Bankitalia: nuovo record ad aprile del debito pubblico. Bene le entrate fiscali. Confartigianato:«Giusto un sistema con 3 aliquote Irpef »

Bankitalia: nuovo record ad aprile del debito pubblico. Bene le entrate fiscali. Confartigianato:«Giusto un sistema con 3 aliquote Irpef »

Il gettito gennaio-aprile ha avuto un incremento del 5,97%. E' salito a quota 1890,622 miliardi euro. L'aumento negli ultimi 12 mesi è pari al 4,14%. Confartigianato: gli italiani pagano 54 miliardi in più di tasse rispetto a media Ue. Tremonti: «Le aliquote più basse possibili sono il miglior investimento per ridurre l'evasione fiscale»

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24/10/2010

Il lavoro? C’è, ma nessuno vuole farlo

Il lavoro? C’è, ma nessuno vuole farlo

Mancano installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti ma anche falegnami e cuochi. Uno studio della Confartigianato rileva come per le aziende italiane nel 2010 sarà difficile reperire il 26,7% delle figure professionali delle quali hanno bisogno

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10/06/2010

Berlusconi contro la Costituzione: "E' difficile governare"

Berlusconi contro la Costituzione: "E' difficile governare"

All'assemblea annuale di Confartigianato, il premier propone la revisione dell'art. 41 della Carta: "E' molto datata, governare così è un inferno". Sulle intercettazioni: "Solo una piccola lobby di toghe e giornalisti è contraria".

 

 

 

"Se non avessi avuto il 'no' di Emma, avrei proposto anche a te di fare il ministro, ma ne parleremo in separata sede...". Con questa battuta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si è rivolto al numero uno di Confartigianato Giorgio Guerrini durante l'assemblea annuale dell'associazione.  "Non c'è un punto - ha aggiunto il premier - della tua relazione che non mi trovi d'accordo. Una relazione completa, concreta propositiva e piena di entusiasmo".

"GOVERNARE E' UN INFERNO"
- Nel suo intervento, Berlusconi è poi tornato a puntare l'indice sull'eccesso di burocrazia e di pesantezza dello Stato: "governare e fare le leggi, visto da dentro è un inferno - ha detto - e non certo per mancanza di progetti ma a causa della nostra architettura istituzionale. Lo Stato si è sviluppato in maniera eccessiva".
"Fare leggi con la nostra architettura istituzionale - ha detto il presidente del Consiglio - è un inferno".

INTERCETTAZIONI -
Berlusconi è poi tornato sul tema delle intercettazioni: "Questa legge non risolve tutti i problemi, è un primo passo, cercheremo di migliorarla più avanti". Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto che chi si oppone al provvedimento è solo "una piccola nomenclatura e lobby di magistrati e giornalisti. Bisogna andare avanti decisi in questa direzione perchè il diritto alla riservatezza e all'inviolabilità della comunicazione è in cima ai diritti dei cittadini. L'attuale ddl non risolve tutti i problemi ma è un primo paso improtante, cercheremo di migliorarlo più avanti. Su questa legge - ha proseguito il premier- c'è stata molta baraonda sui giornali. A favore delle intercettazioni c'è solo una piccola lobby di magistrati e giornalisti. La grandissima maggioranza è stanca di non poter usare il telefono per paura di essere spiata".

"COSTITUZIONE DATATA"
- "La Costituzione è molto datata. Si parla molto di lavoratori e quasi mai di impresa e di mercato", ha detto Berlusconi sottolinenado nuovamente la necessità di aggiornarla anche attraverso la revisione dell'articolo 41 della Carta. "La Costituzione è nata in un momento in cui era forte la contrapposizione tra capitale e lavoro e democristiani e comunisti dovettero trovare dei compromessi su ogni articolo: mi chiedevo stanotte per quanto tempo un'impresa potrà vivere e crescere su compromessi di matrice cattocomunista". La risposta datela voi!".

"TERREMOTO, NESSUNA CRICCA"
- "Io non ho partecipato ad alcun appalto, non ho raccomandato alcuna azienda - dice Silvio Berlusconi intervenendo all'Assemblea di Confartigianato - ma vi posso dire il modo in cui ho visto la gente lavorare e quale gente lavorava: professori universitari che venivano gratuitamente da tutta le università d'Italia. E in tutti gli appalti non c'è stata nessuna cricca, niente di meno che positivo. Se ci fosse stato qualcosa di meno che positivo gli esclusi da uno dei 390 appalti avrebbero protestato - sottolinea ancora il premier - e invece non c'è stata una sola azione di protesta da parte di un solo degli imprenditori che hanno partecipato agli appalti e hanno perso".

"BASTA CON LO STATO PADRONE" -
"Vogliamo arrivare a un nuovo sistema in cui non si debbano chiedere più permessi, autorizzazioni, concessioni o licenze" ha detto il presidente del Consiglio durante il suo intervento.  "Per me - ha prosdeguito - sono un linguaggio e una pratica da Stato totalitario, da Stato padrone che percepisce i cittadini come sudditi". Entro l'autunno, ha poi promesso il premier, lo Statuto degli imprenditori sarà legge. "Quello che va bene alle imprese va bene all'Italia".

LE REAZIONI -
“Ho apprezzato l'impegno di Berlusconi per la semplificazione delle imprese, anche attraverso la modifica dell'articolo 41 della Costituzione". E’ questo il commento del presidente di Confindustria, Emma Marceglia, aggiungendo che ha "pienamente condiviso la relazione di Guerrini".
Diverso, il tenore delle dichiarazioni di Antonio Di Pietro: "Se Berlusconi davvero pensa che siano solo quattro gatti a essere contrari al ddl sulle intercettazioni si sbaglia di grosso", confermando l’idea di promuovere un referendum per abrogare la legge, quando sarà approvata: "Gli dimostreremo che non sono certo quattro gatti, ma milioni, i cittadini che hanno capito che questo provvedimento blocca le indagini, copre gli affari di mafiosi e truffatori, imbavaglia la stampa calpestando palesemente il diritto di informare ed essere informati.
"Il Ddl sulle intercettazioni è una legge da ventennio che il governo Berlusconi vuole approvare con metodi da ventennio" è invece il commento del presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. Per il segretario del Pd Bersani "se Berlusconi è contrario alla Costituzione se ne vada a casa".

 

 


17/12/2009

L’albo che fa sparire 30 mila restauratori

L’albo che fa sparire 30 mila restauratori

 

Regole molto selettive per avere il riconoscimento dal ministero. Posti di lavoro a rischio. Nuove norme per la categoria, pochi sono in regola. La Confartigianato: tagliati fuori i più giovani

 

Controlli sui restauri agli affreschi di Piero della Francesca sulla 'Leggenda della Vera Croce' (Ansa)
Controlli sui restauri agli affreschi di Piero della Francesca sulla "Leggenda della Vera Croce" (Ansa)

ROMA — Nell’Italia delle cor­porazioni, dove c’è chi ha pro­posto in Parlamento l’istituzio­ne dell’ordine dei cuochi profes­sionisti e perfino quello dei pre­dicatori islamici, non si poteva certamente rifiutare un albo ai restauratori. Nobile professio­ne, soprattutto in un Paese che ha un patrimonio sterminato di beni storici e artistici, anche se finora asseverata a regole piut­tosto sgangherate. Che fosse quindi necessaria una messa a punto, è una cosa sulla quale tutti si sono trovati d’accordo. Peccato soltanto che il risultato si sia rivelato altrettanto sgan­gherato.

La Confartigianato e la Cna, organizzazioni a cui fa riferi­mento una fetta consistente del­la categoria, hanno fatto ricor­so al Tar contro i decreti appro­vati a maggio dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e che entreranno in vigore il pri­mo gennaio 2010. I restauratori sono scesi in piazza, mentre Partito democratico e Lega Nord hanno chiesto consistenti modifiche.

La principale lamen­tela è che le nuove regole provo­cherebbero una fucilazione di massa. Le imprese di restauro attive in Italia, non di rado indi­viduali, sono 12.864 e danno la­voro a 32.116 persone. Entro il 31 dicembre di quest’anno chi vorrà ottenere dai Beni cultura­li il titolo di «restauratore» per poter accedere all’albo soste­nendo un esame, dovrà dimo­strare di avere le caratteristiche previste dai decreti ministeria­li. Il fatto è, sostengono le orga­nizzazioni artigiane, che allo stato attuale potrebbero avere con certezza diritto a fregiarsi di quel titolo, e quindi ad acce­dere agli appalti pubblici, non più di 640 persone. Cioè il 2% di tutti gli addetti del settore.

C’è da dire che il numero delle ditte di restauro vere e proprie, quelle cioè del settore opere d’arte e monumenti sono 4.441, con 12.140 dipendenti. Calcolata su questi numeri, la fetta dei sopravvissuti salireb­be così al 5%. Ma è pur sempre infinitesima. Chi sono i 640 fortunati? Quelli con il diploma consegui­to in tre scuole: l’Istituto centra­le per il restauro, l’Opificio del­le pietre dure di Firenze e la Scuola del mosaico di Ravenna. Sono gli unici che potrebbero avere con certezza assoluta il ri­conoscimento. Ovviamente non sono queste le sole scuole di restauro esistenti in Italia. Nel corso degli anni se ne sono aggiunte molte organizzate dal­le Regioni, e sono nati anche corsi specifici nelle Accademie di Belle arti. Le regole volute da Bondi sono però tassative: per avere il riconoscimento di «re­stauratore » è necessario aver accumulato almeno 1.600 ore di formazione. E questa potreb­be rappresentare una barriera decisiva. Si sa che presso il mi­nistero le scuole alternative ai tre istituti non hanno mai ri­scosso particolare credito. In molti casi, va detto con onestà, per ragioni più che solide.

Ciò non toglie che il segretario ge­nerale della Confartigianato Ce­sare Fumagalli si dichiari preoc­cupato perché «in questo mo­do si potrebbero qualificare ogni anno soltanto poche deci­ne di persone» in grado di far avere alle imprese il «patenti­no» per partecipare alle gare pubbliche. E tutti gli altri? Quelli che per anni e anni, anche senza avere fatto quelle scuole hanno mes­so le mani sui marmi romani o sugli affreschi del Trecento? I re­golamenti ministeriali hanno previsto una porta d’accesso an­che per loro: sulla carta. Basta che possano dimostrare di aver lavorato per otto anni prima del 2002. Otto anni «solari», cioè con 365 giorni di cantiere aperto. Il che significa, per mol­te imprese, un periodo ben più lungo.

Già, ma come si può di­mostrare? Semplice: producen­do una montagna di documen­ti, dai certificati di collaudo ai verbali di consegna dei lavori, i contratti di appalto... Ma dopo tanto tempo capita facilmente che questa documentazione non esista più. Talvolta non è neanche mai esistita, se si pen­sa che la certificazione di cantie­re è obbligatoria soltanto a par­tire dal 2000. Il ministero si ac­contenterebbe allora in casi par­ticolari anche della «memoria storica» del funzionario. Già, e se poi il funzionario in questio­ne soffre di amnesia, o è stato sostituito? Anche ammettendo che la tradizione orale possa funzionare, secondo Fumagalli «questa regola ha un effetto per­verso, perché taglia fuori tutti coloro che hanno lavorato ne­gli anni successivi, dal 2002 al 2009. Vale a dire che sono esclu­si tutti i giovani che hanno co­minciato a lavorare nel nuovo secolo».

Perché chiudere il can­cello alla fine del 2001? Più vol­te, in varie occasioni, esponenti del ministero hanno dichiarato pubblicamente che in Italia ci sono troppe imprese di restau­ro. Enunciando l’obiettivo di ri­durre il loro numero a non più di 1.500. E sia. Ma questo anco­ra non spiega il 2001. Vero è che in questa storia ci sono diversi aspetti curiosi. A cominciare dal tempo biblico che c’è voluto per fare i decreti di cui si parla, regolamenti at­tuativi di una riforma che porta la data del 22 gennaio 2004. Os­sia, il codice dei beni culturali varato per decreto legislativo quando al ministero dei Beni culturali c’era Giuliano Urbani. Da allora sono passati al Colle­gio Romano altri tre ministri. Perché ci sono voluti sei anni per partorire due regolamenti? Altro mistero. Ma che la buro­crazia italiana non sia in grande sintonia con la realtà del Paese è un fatto incontrovertibile. Per non parlare dei mestieri particolari che non potranno avere l’ambito riconoscimento di «restauratore». Per esempio gli organisti, cioè gli esperti che riparano gli antichi stru­menti musicali delle chiese: non sono contemplati dai de­creti. C’è infine la ciliegina sulla torta. Una volta dimostrato di essere in possesso di un diplo­ma accettabile o di aver lavora­to per i famosi otto anni prima del 2002, per accedere alla cor­porazione così selezionata biso­gna superare un esame. Rispon­dendo in un’ora a un centinaio di quiz. Come per la patente...

Sergio Rizzo