20/10/2010

Ior, il Riesame conferma il sequestro dei 23 milioni di euro

Ior, il Riesame conferma il sequestro dei 23 milioni di euro

Respinta la richiesta della banca vaticana di sbloccare la somma sequestrata in seguito all'inchiesta sulla presunta violazione della prevenzione del riciclaggio

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03/07/2010

Giovane scomparsa nel Novarese «Il suo ex ha confessato il delitto»

Giovane scomparsa nel Novarese «Il suo ex ha confessato il delitto»

La svolta nelle indagini. Un uomo di 28 anni avrebbe ammesso di aver ucciso la ragazza e di aver gettato il corpo nel Ticino

 

MILANO - Svolta nelle indagini sulla scomparsa di Simona Melchionda, la venticinquenne uscita dalla sua casa di Oleggio, nel novarese, la sera del 6 giugno e di cui non si sono più avute tracce. Stando a fonti non ancora confermate ufficialmente, dopo due giorni di stringenti interrogatori un uomo di 28 anni, con il quale Simona aveva avuto una breve storia d'amore, avrebbe confessato di avere ucciso la ragazza.

RICERCHE IN CORSO
- L'uomo avrebbe indicato anche il luogo dove l'avrebbe buttata nel Ticino, nei pressi di Varallo Pombia. E proprio lì sono in corso i controlli dei carabinieri, che si avvalgono anche dei vigili del fuoco e dei reparti di sommozzatori. Sulla vicenda vige il riserbo più assoluto, ma l'ipotesi dell'omicidio prende sempre più piede. D'altra parte si tratta della pista indicata fin dalle prime ore dai genitori di Simona che parlavano di un incontro della figlia per chiarire definitivamente i rapporti proprio con l'ex fidanzato. Simona - da quanto si apprende - aveva avuto una relazione con il ventottenne ma nell'inverno scorso, al ritorno da una vacanza ai Caraibi, la ragazza avrebbe scoperto che lui aveva un'altra storia con una donna che era in attesa di un bambino. E questo fatto aveva posto fine al rapporto tra i due, che tuttavia pare continuassero a vedersi, anche se Simona avrebbe voluto tagliare i ponti definitivamente (fonte: Ansa).


03/05/2010

United Airlines-Continental, sì a fusione Ecco la compagnia più grande del mondo

United Airlines-Continental, sì a fusione Ecco la compagnia più grande del mondo

Confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni. Trovato l'accordo definitivo: il nuovo colosso avrà sede a Chicago. Ora serve il via libera dell'antitrust

 

(Ap)
(Ap)

NEW YORK - Le compagnie americane United Airlines e Continental hanno ufficialmente annunciato la loro fusione, una operazione da cui nascerà il nuovo numero uno mondiale del trasporto aereo. Ual, la società che detiene United Airlines, e Continental, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg, prevedono che dalla fusione deriveranno sinergie per 1-1,2 miliardi di dollari entro il 2013, «compreso un aumento di ricavi annui tra gli 800 e i 900 milioni di dollari». La fusione consiste in uno scambio azionario in base al quale gli azionisti di Continental riceveranno 1,05 azioni United per ogni azione detenuta. Con l'operazione United deterrà il 55% del capitale del nuovo gruppo. L'operazione dovrebbe essere completata nel quarto trimestre 2010.

LA CONFERMA
- Erano giorni che indiscrezioni di stampa riferivano di un accordo imminente, su una fusione che era stata già oggetto di trattative negli anni scorsi e poi accantonata fino ad oggi. Con un comunicato, i due vettori hanno precisato che l’operazione resta sottoposta al via libera delle autorità antitrust. Il nuovo colosso dei cieli manterrà il marchio United, e avrà come sede Chicago.

Redazione online


29/04/2010

La Juventus cambia tutto: «Andrea Agnelli presidente»

La Juventus cambia tutto: «Andrea Agnelli presidente»

La conferma della società. Giovedì l'assemblea di Exor, che detiene la maggioranza, lo indicherà quale successore di Blanc

 

Andrea Agnelli, classe ’76, figlio di Umberto, e John Elkann, coetaneo (LaPresse)
Andrea Agnelli, classe ’76, figlio di Umberto, e John Elkann, coetaneo (LaPresse)

TORINO - Prima l'indiscrezione poi la conferma: «Andrea Agnelli sarà presidente della Juventus». Lo annuncia, in una intervista che sarà pubblicata domani su La Stampa, il presidente di Exor e di Fiat, John Elkann.

L'ASSEMBLEA - Il nome di Andrea Agnelli, figlio di Umberto, verrà fatto all'assemblea di Exor, la società che detiene la maggioranza della Juventus. E in questo caso a indicarlo quale successore di Jean Claude Blanc sarà il cugino di Andrea, John Elkann, presidente di Exor e, da pochi giorni, della Fiat. L'insediamento di Andrea Agnelli come presidente della Juventus, si legge sul sito del club bianconero, avverrà al termine del campionato in corso.

IL CUGINO - «La Juve è molto importante per la mia famiglia e per me, c'è bisogno di una vicinanza costante», dice Elkann spiegando il valore del ruolo che verrà ricoperto dal cugino. «Con il fatto di aver aumentato il mio livello di responsabilità - spiega il neo presidente della Fiat - ho chiesto ad Andrea se fosse stato disponibile a fare il presidente». Agnelli andrà ad affiancare Jean-Claude Blanc, attuale presidente, che sposterà le sue competenze sulle questioni amministrative e di marketing. «C'è un percorso che condividiamo - sottolinea ancora Elkann - procederemo insieme. Andrea lavorerà fianco a fianco con Blanc, che uscirà rafforzato da una presidenza familiare con cui instaurerà un legame molto stretto». «Andrea non è solo un rappresentante della nostra famiglia - conferma Elkann - ma è anche una persona che ama la Juventus in modo genuino. Non è solo per questo che diventerà presidente». «Andrea ha una reale esperienza nel mondo dello sport, ha lavorato in Juventus, Ferrari, con la Philip Morris per la parte sportiva. Oggi è molto impegnato nel golf con un progetto di rilancio del Royal Park I Roveri, dove tra l'altro la settimana prossima si svolgerà l'Open d'Italia, ed è Consigliere Federale».


25/03/2010

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

 

La conferma è arrivata dalle osservazioni con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile

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Misteri e domande dal mondo delle galassie. Nelle osservazioni delle isole stellari c’era il dubbio che qualcuna sfuggisse al conto. Il dubbio era legittimo perché ora con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile, si è addirittura scoperto che il 90% delle galassie lontane non si riesce a vedere. Nella caccia si cercava di rilevare la luce emessa dall’idrogeno che gli astrofisici chiamano “riga Lyman-alfa”. Adesso si è visto che la radiazione viene intrappolata dalle galassie più remote al 90% e quindi da Terra non si scorgono. Con questa valutazione precisa si dovranno rifare i conti, scrivono gli autori sulla rivista Nature, e il cielo risulterà più affollato.

LUMINOSITA' 100 VOLTE SUPERIORE ALLA VIA LATTEA - Sempre su Nature si racconta che gli scienziati della Durham University britannica scrutando, sempre con i telescopi in Cile, quattro regioni della galassia “SMM J2135-0102” hanno trovato che ciascuna di esse è cento volte più luminosa della nostra galassia Via Lattea ai confini della quale noi abitiamo. Tuttavia, mentre rimane misterioso il motivo per cui le stelle di queste zone si formino tanto rapidamente, gli studiosi sono d’accordo nel dire che gli astri si formavano in maniera più efficiente quando l’universo era più giovane rispetto ad oggi. Allora, insomma, tutto accadeva più rapidamente. Infine su Science un gruppo di astrofisici di varie università americane, da Harvard a Tucson, indagando l’evoluzione misteriosa dei Quasar (“Quasi stelle” lontanissime che emettono segnali radio) hanno costruito un modello teorico che cerca di dare una risposta. Essi suggeriscono che essi nascano dalla collisione di due gigantesche galassie ricche di gas accendendo quel processo di accrezione al centro dello scontro (dove si ritiene si formi un buco nero) e rilevato grazie all’emissione di radiazione X . Ma la conclusione finisce con un punto di domanda. Sarà questa la vera origine?

Giovanni Caprara


29/01/2010

Fannulloni, quando il Duce faceva come il ministro Brunetta

Fannulloni, quando il Duce faceva come il ministro Brunetta

 

Pizzinato: conferma che i metodi autoritari non servono. Il telegramma del 1941: «Esigo che alle 8 gli uffici pubblici siano già al lavoro»

 

Il telegramma di Mussolini ritrovato nell'Archivio di Stato
Il telegramma di Mussolini ritrovato nell'Archivio di Stato

ROMA — Ci ha già provato niente di meno che il duce a far lavorare i fannulloni. Nel 1941. Esattamente il 19 maggio del XIX anno dell’era fascista, con un telegramma agli uffici pubblici. Il tono è quello perentorio, inconfondibile di Benito Mussolini, se possibile accentuato dalla mancanza di segni di interpunzione: «È ormai diventato un sistema quello adottato da Ufficiali e Funzionari che consiste nell'avviarsi all'ufficio alle 8 il che significa essere al tavolo di lavoro non prima delle 8 et 15 e forse più tardi alt Esigo che questa deplorevole abitudine tipica manifestazione di quel pressappochismo e deleteria tara del carattere di troppi italiani abbia immediatamente a cessare alt Alle 8 chi non è già al suo tavolo di lavoro ha perduto la giornata con le relative conseguenze alt Farò controllare quanto sopra alt - MUSSOLINI»

Del telegramma si è trovata traccia in una circolare dell'«Istituto nazionale fascista per l’assicurazione contro gli infortuni del lavoro», mandata a tutte le direzioni il 23 maggio del 1941 per informarle che «il Ministero delle Corporazioni » il 21 maggio aveva comunicato «per la scrupolosa osservanza» il telegramma del duce, di cui si riportava appunto il testo. La scoperta è stata fatta negli archivi di Stato da alcuni ricercatori che, racconta Antonio Pizzinato, presidente dell’Anpi, per conto dell’associazione nazionale partigiani d’Italia stanno conducendo studi sugli scioperi del ’43-44. Quale sia stato l’esito degli ordini di Mussolini non è dato sapere, ma il problema non è stato evidentemente risolto se ancora oggi il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha tra le sue principali preoccupazioni la lotta ai fannulloni. Anche allora il nodo era la verifica della effettiva presenza in ufficio. Tanto che nella circolare si invitano tutte direzioni a emanare un «ordine di servizio al dipendente personale — che dovrà firmare per presa conoscenza — il telegramma del DUCE - esigendo da tutti indistintamente la più rigorosa e puntuale osservanza dell’orario, sia in entrata sia in uscita dall’ufficio ».

Facile concludere per Pizzinato, che ha alle spalle una lunga carriera nel sindacato fino a diventare segretario generale della Cgil (1986-88), che «non è con i metodi autoritari chesi fanno lavorare le persone, ma coinvolgendole e motivandole ». Fatto sta che, 68 anni dopo Mussolini, Brunetta è dovuto ricorrere a misure punitive come il taglio della retribuzione accessoria per abbattere il tasso di assenteismo.

Enrico Marro


16/01/2010

La Cassazione conferma le condanne al clan dei Casalesi

La Cassazione conferma le condanne al clan dei Casalesi

 

Processo spartacus. Restano i 16 ergastoli ai boss, tra i quali Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone

 

Francesco Schiavone dopo l'arresto (Ansa)
Francesco Schiavone dopo l'arresto (Ansa)

ROMA - La prima sezione penale della Cassazione ha confermato tutte le condanne inflitte dalla Corte d'Assise d'appello di Napoli nel 2008 nei confronti dei vertici del clan dei Casalesi nel processo Spartacus. Confermate quindi per i 24 imputati i 16 ergastoli e le 8 condanne a pene inferiori dai 2 ai 30 anni. Nel dicembre scorso il pg aveva chiesto la conferma della sentenza emessa nel giugno 2008 dalla I sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli. In primo grado, i giudici della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere, avevano comminato a 16 imputati altrettanti ergastoli.

I REATI - I reati vanno a vario titolo dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’omicidio, all’estorsione. In particolare, l’ergastolo è stato confermato dai Supremi giudici nei confronti dei boss Francesco Bidognetti, detto «Cicciotto e Mezzanotte», Francesco Schiavone, 54 anni, detto Sandokan, il cugino omonimo, di 55 anni detto «Cicciariello», Walter Schiavone, Antonio Iovine, Giuseppe Caterino e Vincenzo Zagaria. Oltre che per Cipriano D’Alessandro, Raffaele Diana, Enrico Martinelli, Alfredo Zara, Mario Caterino, Giuseppe Diana, Sebastiano Panaro, Luigi Venosa e Michele Zagaria.

IL PROCESSO - Lo Spartacus è considerato uno dei più importanti processi contro la malavita organizzata: oltre mille gli indagati, è durato quasi 12 anni. E' iniziato nel luglio 1998. Dai faldoni del procedimento contro il clan camorristico di Casal di Principe sono nate numerose altre inchieste che hanno fatto luce sugli affari della Camorra, su omicidi, estorsioni, traffico di droga e appalti. Le carte del processo sono state state tra l'altro la fonte principale per il libro best seller «Gomorra» di Saviano.

corriere.it


17/11/2009

Di Pietro e Pd divisi sulla piazza

Di Pietro e Pd divisi sulla piazza

 

IL No B. DAY del 5 dicembre. Bersani conferma il no alla manifestazione del 5 dicembre: «Non accettiamo lezioni»

 

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (Eidon)
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (Eidon)

ROMA - Una manifestazione nazionale, a Roma, per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. L'hanno indetta i promotori del comitato «No Berlusconi Day», un'organizzazione nata dall'iniziativa portata avanti via Facebook da un gruppo di blogger e che ora l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro ha deciso di rilanciare. Aprendo un fronte polemico con il Pd, che ha invece scelto di non prendere parte all'iniziativa.

«NIENTE LEZIONI DALL'IDV» - Il Pd fa sapere di non accettare lezioni di opposizione dall'Idv e conferma l'intenzione di non partecipare alla marcia anti-premier del prossimo 5 dicembre. Il segretario dei democratici, Pier Luigi Bersani, a margine di una manifestazione dei lavoratori Eutelia, conferma: «Noi facciamo le nostre manifestazioni e lezioni di antiberlusconismo non le prendiamo da nessuno». E poi insiste sul leit motiv: «Il più antiberlusconiano è quello che riesce a mandare a casa» il presidente del Consiglio, «non quello che grida di più. Dopodichè, se le parole d'ordine sono accettabili non c'è divieto per i militanti del Pd» di partecipare anche a manifestazioni indette da altri.

Il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro (Emblema)
Il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro (Emblema)

«O CON NOI O CON BERLUSCONI» - Invece l'Italia dei valori aveva esortato il principale partito del centrosinistra a scendere in classe e ad andare oltre questa posizione da «primi della classe». E' lo stesso Antonio Di Pietro a dirlo. «Il 5 dicembre, tutti insieme, scendiamo in piazza per manifestare contro le politiche di questo governo che lascia per strada migliaia e migliaia di lavoratori, che fa chiudere aziende tutti i giorni ed annichilisce le funzioni del Parlamento, utilizzandolo solo per fare leggi ad uso e consumo del Presidente del Consiglio e della sua lobby piduista», ricorda Di Pietro. «Chi non sarà con noi - aggiunge - sarà alla stessa stregua del governo Berlusconi». Quanto al Pd, l'ex pm si chiede: «Che senso ha dire: "Non abbiamo convocato noi la manifestazione quindi non possiamo andarci"? Toglietevi il cappello da primi della classe e partecipate alla manifestazione indetta dal popolo della Rete, insieme con noi, poveri, umili oppositori di questo governo Berlusconi».

LE RAGIONI DELLA PROTESTA - Gli organizzatori hanno indetto la mobilitazione per chiedere che il Cavaliere rassegni le dimissioni dal ruolo di capo del governo. E questo perché «Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali» e «lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento». I blogger spiegano di non poter più «rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi». Vengono poi ricordate «le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa» e «i suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri». In sostanza, «deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte».


14/11/2009

La Nasa conferma: «C'è acqua sulla Luna»

La Nasa conferma: «C'è acqua sulla Luna»

 

Un mese fa la sonda LCROSS aveva lanciato missile-proiettile contro un cratere alla ricerca di riserve idriche, «significativa quantità»

 

(Afp)
(Afp)

MILANO - Una «significativa quantità» di acqua ghiacciata è stata trovata sulla Luna. Lo ha annunciato la Nasa a poco più di un mese dal lancio da parte della sonda LCROSS di un missile-proiettile contro il cratere Cabeus al polo Sud lunare. L'analisi spettrografica della nuvola di detriti provocata dall'impatto del missile ha confermato la presenza di acqua allo stato ghiacciato.

ACQUA - «I primi dati emersi dall'indagine lunare», si legge in una nota della Nasa, «indicano che la missione ha con successo scoperto l'acqua in un cratere nel lato non visibile della Luna». Una scoperta, afferma la Nasa «che apre un nuovo capitolo nello studio del territorio lunare». Nel cratere, secondo quanto riferito dal responsabile della missione Doug Cooke, c'erano circa 90 litri di acqua. «Non abbiamo scoperto un pochino d'acqua, ma una quantità importante», ha commentato Anthony Colaprete, responsabile della missione LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite). L'acqua era già stata individuata sulla Luna dalla sonda indiana Chandrayaan-1 e da altre missioni, ma in quantità molto



11/11/2009

Il calcio tedesco è in lutto Morto suicida il portiere Enke

Il calcio tedesco è in lutto Morto suicida il portiere Enke

 

GERMANIA SOTTO CHOC. Il giocatore della nazionale e dell'Hannover è finito sotto un treno con la sua auto

 

Robert Enke
Robert Enke

HANNOVER (Germania) - «Robert si è suicidato alle sei di questo pomeriggio, lo posso confermare». Arriva così all'agenzia tedesca Sid la conferma del suicidio di Robert Enke, il portiere dell'Hannover e della nazionale tedesca. A dare la notizia è un amico e consigliere del calciatore, Joerg Neblung, confermando dunque l'ipotesi del suicidio già avanzata dalla polizia. Enke, che aveva 32 anni, è stato investito da un treno a un passaggio a livello a circa 25 chilometri a nordest di Hannover. Lascia la moglie ed una bambina di otto mesi adottata lo scorso mese di maggio, tre anni dopo la scomparsa della loro figlia di due anni, morta per una malattia cardiaca.

«SIAMO SOTTO CHOC» - Sconvolti il ct Joachim Loew ed il manager della nazionale Oliver Bierhoff: «Siamo sotto choc - il commento - non sappiamo cosa dire». Costernato il presidente dell'Hannover Martin Kind: «È stato un incidente, un disastro assoluto. Una cosa che non riesco a comprendere». Enke, successore di Lehmann durante Euro 2008, era infortunato da alcune settimane. Nella sua carriera ha vestito la maglia del Benfica (1999-2002), e quelle del Barcellona (2002-03) e del Tenerife (2003-04). Era dato come favorito per il ruolo di portiere della nazionale tedesca ai Mondiali del 2010 in Sudafrica.

FIORI E CANDELE ALLO STADIO - I tifosi dell'Hannover, appresa la morte di Enke si sono recati in pellegrinaggio al Niedersachsen Stadion per deporre fiori e accendere candele per il capitano della loro squadra. Intanto, la società ha confermato una conferenza stampa per mercoledì alle 12.30.