07/10/2010
Sarah è stata uccisa, lo zio ha confessato Il cadavere seppellito nelle campagne
Sarah è stata uccisa, lo zio ha confessato Il cadavere seppellito nelle campagnel caso della ragazza scomparsa il 26 agosto. I militari cercano il corpo della 15enne in un podere tra Avetrana e Nardò, nel punto indicato dall'uomo
03:00 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, andria, bari, confessa, zio, sarah scazzi, ragazza, scomparsa, uccisa, arrestato | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
29/07/2010
Plastic Bertrand: «Ora confesso Quelle hit non le cantavo io»
Plastic Bertrand: «Ora confesso Quelle hit non le cantavo io»Famoso negli anni '70, la voce era di Lou Deprijck. Il cantante francese rivela: «Questa cosa mi perseguiterà fino alla fine dei miei giorni»
![]() |
Plastic Bertrand, star della musica pop anni '70-'80, 20 milioni di dischi venduti nel mondo, ha confessato che non era sua la voce in «Ça plane pour moi», il suo primo successo datato 1977.
«È vero, quella non era la mia voce. Questa cosa mi perseguiterà fino alla fine dei miei giorni, ma allora dobbiamo anche dire che è stata tutta una montatura di Lou Deprijck», ha ammesso Bertrand, vero nome Roger Jouret, al quotidiano belga Le Soir tirando in ballo il produttore che lo scoprì.
«Mi aveva chiesto di non cantare in cambio dello 0,5% dei diritti. Mi aveva promesso che poi sarebbe stata pubblicata anche la mia versione, ma questo non è mai accaduto», ha aggiunto il 56enne che annuncia una causa contro l'ex amico per diffamazione.
Non si tratterebbe solo di una canzone, però. Ma dei primi quattro album del cantante belga: «Sono io la vittima. Volevo cantare, ma lui mi impediva di entrare in studio». La voce girava da anni, ma a stabilire la verità è stato un tribunale. La casa discografica AMC, proprietaria della registrazione originale di «Ça plane pour moi», aveva denunciato Deprijck, accusandolo di aver usato le incisioni originali per una cover pubblicata su un disco del 2006. Un perito ha stabilito che le registrazioni erano diverse, aggiungendo che il timbro vocale e l'accento erano della stessa persona. «Non ne voglio a Plastic - ha detto Deprijck -: lui ha fatto il suo lavoro, era lui in scena, era lui a gesticolare. Ma la sua voce non ha nulla a che vedere con la mia».
All'epoca Bertrand era stato preferito dalla casa discografica per il suo atteggiamento sul palco e il suo look ossigenato da pioniere del punk. Molto più appetibile per un pubblico giovane dei baffoni del collega.
Bertrand divenne un mito. Anni dopo persino Joe Strummer ne riconobbe il valore: «Plastic Bertrand, chiunque fosse, aveva messo in tre minuti qualcosa che faceva ballare anche uno in coma. Non si poteva nemmeno nominare Plastic Bertrand ai puristi del punk, ma questo disco è stato molto meglio di tanti album cosiddetti punk», disse il cantante e leader dei Clash.
Tra il 1982 e il 1985 Bertrand ha vissuto a Milano. In quegli anni divenne protagonista di un fotoromanzo, piazzò in classifica due tormentoni come «Hula hoop» e «Ping Pong» e andò come ospite al Festival di Sanremo nell'edizione del 1982.
Non è il primo caso del genere nella storia della musica. Nel caso dei Milli Vanilli, una volta scoperta la frode venne revocato il Grammy vinto da Fab Morvan e Rob Pilatus.(Fonte:Corriere della Sera)
Andrea Laffranchi
15:53 Scritto in musica | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: musica, plastic bertrand, confessa, cantante, francese, denuncia, produttore, lou deprijck, voce, scambio, vocalist, canzoni, diffamazione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
09/06/2010
Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"
Nocera, i colleghi dell'infermiera: "Un modello, pregava Padre Pio"«Donna irreprensibile. Con noi da 10 anni, la riprenderemmo ora»
«Qui non sono ammessi errori: i ricoverati sono tutti in condizioni delicate e hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24. E Rita, da questo punto di vista, era irreprensibile». Arturo Agovino ha da poco terminato un intervento chirurgico su una paziente. Dirigente medico, conosce Rita da anni e come tutti gli altri scuote la testa ogni volta che si parla di lei. «Siamo allibiti, Rita si è sempre dimostrata affidabile e preparata. Chieda anche agli altri infermieri: tutti diranno la stessa cosa». Ed è così. In questo reparto al primo piano del padiglione L del Cardarelli ci sono venti posti letto e regna un’insolita calma. «Non è sempre così - spiega un infermiere -. Alcuni giorni ci sono barelle ovunque e Rita si rimboccava le maniche e lavorava sodo».
Alla fine del corridoio c’è un altarino: una statua della Madonna, immagini di Padre Pio. C’è sempre qualcuno che prega, e c’è chi giura che anche Rita si fermava spesso qui. Una donna è esterrefatta: «Incredibile, è sempre stata così gentile. Da qualche tempo non si vedeva in reparto, chissà quanto deve aver sofferto». Ma c’è anche chi pensa all’altra mamma, quella del piccolo Luca, passata dalla gioia alla disperazione in poche ore. «Come madre - spiega una donna in visita a un parente - non oso pensare a cosa abbia passato la mamma di quel neonato».
Annarita Buonocore è entrata in questa reparto dieci anni fa dopo aver superato regolare concorso, e sempre qui ha prestato la sua opera. Il 10 maggio scorso aveva comunicato la sua assenza per malattia poi, dopo una quindicina di giorni, la caposala l’aveva contatta. «Mancava personale, ho telefonato a Rita per chiederle quando sarebbe rientrata», spiega Flora Verde. Il giorno dopo, a testimonianza del suo ottimo rapporto con tutti, Rita era in corsia. «Mi ha detto - ricorda la caposala - che dal giorno seguente sarebbe ritornata in malattia».
C’è un’infermiera però che ricorda che a loro, Rita, aveva spiegato che era incinta e che a fine mese avrebbe partorito. «Che tipo era? Ottimo elemento», anche la caposala elogia l’infermiera irreprensibile diventata ladra di bambini. «Ci fidavamo tutti di lei. Qualche anno fa anche mio marito ha subito un intervento in questo reparto - spiega Flora Verde -. Quando rientravo a casa chiedevo a Rita di assisterlo. Di lei mi fidavo ciecamente, la conoscevo da dieci anni».
ANTONIO SALVATI
08:24 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, arrestata, infermiera, nocera superiore, rapito, neonato, confessa, aborto, perdono, madre | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
08/06/2010
L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»
L'infermiera confessa: «Avevo abortito Avrei restituito il piccolo stamattina»La madre di Luca: «La perdono». Il movente: voleva dimostrare all'uomo che amava di aver avuto un figlio da lui, quindi ha rapito il neonato.
| Annarita Buonocore l'infermiera di 42 fotografata lunedì notte prima di essere interrogata dalla polizia (Ansa) |
NOCERA INFERIORE (SALERNO) - Era agitatissima all'inizio, ha negato tutto e si è mostrata molto aggressiva con gli inquirenti. Poi però ha ceduto Annarita Buonocore, l'infermiera di 42 anni che lunedì ha rapito un neonato nell'ospedale di Nocera Inferiore a pochissime ore dalla nascita. A chi l'ha interrogata la donna ha detto che avrebbe voluto restituire alla sua famiglia il piccolo Luca Cioffi stamattina. La donna, madre di due figlie, una di 11 e l'altra di 19 anni, ha alle spalle un matrimonio e una convivenza. Agli investigatori in un primo momento avrebbe detto «il bimbo me l'hanno portato per accudirlo» e ha raccontato di essere stata incinta davvero ma che ha avuto un aborto spontaneo. Per questo ha rapito il piccolo Luca, per fare credere all'amante di avergli dato un figlio. Poi avrebbe ammesso: «Ho due figlie femmine e anch'io vorrei un figlio maschio». «Se lo trovo bello e fatto - ha aggiunto l'infermiera del Cardarelli - lo allevo».
LA STORIA - Quella della Buonocore è una relazione con un uomo sposato, di Napoli, un amministrativo dello stesso ospedale in cui lavora come infermiera, e da lui avrebbe dovuto avere un figlio proprio in questi giorni. La gravidanza però non è andata a buon fine: la donna ha dichiarato agli inquirenti durante l'interrogatorio di aver subito un aborto naturale nei primissimi mesi. Della circostanza non aveva informato l'amante, che invece, a quanto pare, avrebbe voluto diventare padre. Così la donna avrebbe simulato, per tutti questi mesi, di aspettare un figlio. Vistasi alle strette, poi, avrebbe pianificato di portar via un piccolo proprio dall’ospedale di Nocera. Un luogo che lei conosceva e nel quale si muoveva agilmente. La donna, infatti, è proprio di Nocera. All'amante aveva chiesto proprio lunedì una visita a casa: così in mattinata aveva rapito il piccolo Luca Cioffi dalla stanza di sua madre, poche ore dopo il parto, e lo aveva portato a casa sua, spacciandolo per suo figlio. La donna avrebbe anche detto ai suoi figli, un minorenne e una maggiorenne, di dover accudire il neonato perché la madre non era stata bene. Un racconto al quale i suoi familiari avevano creduto. Sentito nell'imminenza del ritrovamento del neonato rapito, l'uomo, che non è indagato, ha risposto agli agenti che gli chiedevano chi fosse il piccolo Luca Cioffi: «Questo è mio figlio». La Buonocore era riuscita dunque a simulare una gravidanza in tutti questi mesi. Arrivata al giorno del presunto parto era riuscita ad evitare una visita del padre del bambino, che era andato a trovarla solo lunedì a casa sua, dopo il rapimento del piccolo Cioffi. La donna, che non ha precedenti penali, né risulta affetta da patologie psicologiche, è ora in stato di arresto per sequestro di persona.
IL VICINO - Contro l'infermiera professionale in servizio al pronto soccorso dell'ospedale «Cardarelli» di Napoli, c'era la testimonianza di un uomo, un insegnate che l'aveva conosciuta anni prima e che proprio ieri pomeriggio si è trovato di passaggio nel reparto di ostetricia proprio mentre Annarita Buonocore, con il camice bianco da infermiera, usciva tenendo in braccio il piccolo Luca Cioffi. L'insegnante si è rivolto alla polizia stradale di Angri, non appena ha saputo, attraverso i mezzi di informazione, che c'era stato il rapimento di un bimbo nell'ospedale di Nocera. L'esame dell'identikit, diffuso nella tarda serata di lunedì, ha tolto ogni dubbio al testimone del rapimento. La polizia, che non aveva però indicazioni precise sul nome dell'infermiera, ha rintracciato il padre di quest'ultima. È scattata la perquisizione in casa del genitore della rapitrice, dove è stata recuperata una foto recente della donna mostrata subito ad Annalisa Fortunato, madre del piccolo Luca, e alla zia che hanno subito riconosciuto l'infermiera che si era allontanata con il bimbo.
IL BLITZ NELLA NOTTE - Subito dopo gli inquirenti sono passati all'azione. La preoccupazione che Annarita Buonocore potesse disfarsi del piccolo Luca nel modo più folle ha indotto gli agenti della Squadra Mobile di Salerno e del Commissariato di Nocera a bloccare porte e finestre dell'appartamento al settimo piano dove abita la Buonocore e ad agire con la massima rapidità. La donna, che lunedì sera, poco dopo le 23 era in casa con le due figlie, non ha avuto il tempo di reagire. La polizia l'ha bloccata mentre metteva in salvo il piccolo. Nell'abitazione le tre donne stavano seguendo gli sviluppi della vicenda, attraverso la televisione, ma del rapimento le due figlie erano all'oscuro. La madre aveva detto loro che quel neonato le era stato affidato da un'amica per qualche giorno. La stessa giustificazione Annarita Buonocore ha cercato di darla anche ai poliziotti che hanno eseguito il blitz, ma nessuno le ha creduto. In casa della donna gli agenti, guidati dal capo della Mobile, Carmine Soriente, hanno trovato pannolini e biberon, che la donna avrebbe acquistato poco dopo il rapimento.
IL PERDONO DELLA MADRE - Intanto martedì mattina le prime parole di Annalisa Fortunato, mamma del piccolo appena nato, ancora sofferente dopo il parto cesareo, sono di perdono per l'infermiera: «Mi dispiace molto per questa persona, perché molto probabilmente non sta bene, non la odio, non provo niente. Sì, la perdono». «È nato per la seconda volta». Annalisa Fortunato ha espresso così la sua fortissima emozione poi ha iniziato a raccontare: «È entrata, era molto tranquilla. Non tremava. Era un'infermiera, aveva il camice». La rapitrice era riconoscibile, perché ha agito a viso scoperto: «Aveva gli occhiali e uno spillone nei capelli - ha raccontato la donna -. Aveva un comportamento normale. Ha parlato normalmente. Era un'infermiera dolcissima». Quella donna, che Annalisa ha dichiarato di non conoscere, si è presa cura di lei: «Mi ha aggiustato il catetere, mi ha aggiustato la flebo. Mi ha detto anche che è un peccato che certe donne abbandonino i bambini». Annalisa è disposta a perdonare chi le ha portato via suo figlio: «Non gli ha fatto del male - ha continuato - l'ha fatto pure mangiare. Lunedì quando è arrivato qui Luca dormiva». «Mi dispiace per questa persona - ha aggiunto - molto probabilmente non sta bene. La perdono, sì». Ritornando ai momenti di angoscia provati, la donna dice soltanto: «Ho pregato, pregato». «Finalmente è finita - ha concluso - è andato tutto bene. Grazie a tutti». Annalisa sa che tutto il paese ha partecipato: «Lo so bene, me lo hanno detto, anche se non ho visto la televisione. Voglio ringraziare davvero tutti. Ieri mio figlio è nato per la seconda volta». Che farà per prima cosa Annalisa, quando uscirà dall'ospedale? «Andrò al santuario di San Gerardo», risponde piangendo».
Redazione online
12:55 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, arrestata, infermiera, nocera superiore, rapito, neonato, confessa, aborto, perdono, madre, bambino | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
11/01/2010
Savona, il tabaccaio ha confessato
Savona, il tabaccaio ha confessato
L'omicidio della 29enne trovata venerdì scorso con il cranio fracassato. L'uomo, 34 anni, frequentava la vittima, appassionata giocatrice di videopoker
| Francesca Bova, la donna di 29 anni, madre di un bimbo di 8 mesi, trovata cadavere in uno scantinato di un condominio nella cittadina del Ponente Savonese (Ansa) |
SAVONA - Ha confessato Marco Francesco Virgilli, il tabaccaio incensurato di 34 anni, fermato dai carabinieri per l'assassinio di Francesca Bova, la donna di 29 anni trovata venerdì scorso con il cranio fracassato nelle cantine del condominio di Borghetto Santa Spirito (Savona) in cui viveva con i genitori ed il figlioletto di otto mesi.
L'INTERROGATORIO - Virgilli, originario di Milano ma residente da anni a Borgio Verezzi (Savona), è titolare di una tabaccheria di corso Europa 5 a Borghetto Santo Spirito, frequentata dalla vittima, appassionata giocatrice di videopoker. La donna, secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri, era un'assidua frequentatrice dei bar arrivando a spendere molti soldi, anche 200-300 euro al giorno. Spesso chiedeva prestiti, forse anche a Virgilli. L'esercente ha confessato durante l'interrogatorio di garanzia in carcere al gip Emilio Fois.
16:03 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, savona, confessa, tabaccaio, omicida, donna, trovata, casa, testa fracassata | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
08/12/2009
Lucca, strangolata in riva al fiume Fermato l'amico: «L'ho uccisa io»
Lucca, strangolata in riva al fiume Fermato l'amico: «L'ho uccisa io»
La ragazza ha vent'anni. I carabinieri hanno arrestato l’uomo, Simone Baroncini, 35 anni di Pisa, che ha confessato l’omicidio
LUCCA - Era uscita con lui, come aveva fatto già altre volte. Ma ha trovato la morte. Vanessa Simonini, 20 anni, è stata strangolata sul greto del fiume Serchio vicino a Gallicano (Lucca). Il suo assassino, reo confesso, è un uomo di 35 anni, Simone Baroncini,un amico che per la ragazza provava qualcosa di più e che dopo il suo rifiuto, accecato dalla rabbia, l'ha uccisa. Poi ha telefonato ai carabinieri parlando genericamente di un'aggressione, ha fatto ritrovare il corpo e infine, ha confessato di essere lui stesso l'assassino.
L'UOMO HA TELEFONATO AL 112 - L’omicidio è maturato al termine di una discussione tra i due. Il corpo della vittima è stato trovato in una stradina secondaria che scende verso il fiume Serchio. Ci sono volute molte ore per individuare il luogo ma un aiuto ai carabinieri, già allertati dai genitori di Vanessa Simonini per il mancato rientro della figlia a casa, è arrivato proprio da una telefonata al 112 fatta dallo stesso Baroncini, che parlava di un’aggressione ad una ragazza. I carabinieri lo hanno poi rintracciato e interrogato.
LA CONFESSIONE - «Pensavo che Vanessa fosse svenuta»: all'inizio ha detto questo Simone Baroncini mentre confessava l’omicidio dell’amica ai carabinieri. Negli uffici del comando dalla compagnia di Castelnuovo Garfagnana, Baroncini ha tentato inizialmente di negare di essere l’assassino, ma troppi elementi non combaciavano, come il dover spiegare perchè avesse disteso il corpo di Vanessa sul terreno accanto alla sua auto, vicino al fiume Serchio. Baroncini, che pure ha ammesso di averla strangolata con le mani, aveva prima simulato con i carabinieri un’aggressione subita da sconosciuti incappucciati e un suo non credibile tentativo di suicidarsi mettendo il naso vicino al tubo di scappamento della sua auto. Ma a tradirlo c’erano troppi particolari tra cui un vistoso graffio alla guancia sinistra procuratogli dalla ragazza nel tentativo estremo di difendersi. Dopo quattro ore di interrogatorio l’ uomo ha ceduto e ha confessato.
I DUE ERANO AMICI - Baroncini ha ucciso la ragazza dopo essere stato respinto: «Ho perso la testa dopo il rifiuto», ha detto ai carabinieri. I due si conoscevano da molti anni per frequentazioni comuni avute nel paese di Gallicano, in particolare nell’associazionismo sportivo. Negli ultimi tempi, nonostante la differenza di età, era nata un’amicizia più profonda tra i due, tanto che Vanessa aveva accettato di andare ad una festa con Baroncini. L’uomo, che abita a Pisa, frequenta in modo assiduo la zona di Lucca per motivi di lavoro: è operaio in un’azienda che produce gabbie per conigli. È incensurato. Vanessa Simonini aveva terminato gli studi superiori ed era in attesa di una prima occupazione.
L'AMICA SI ERA ACCORTA DEL RITARDO - È stata l’amica Tania, coetanea di Vanessa Simonini, la prima a segnalare ieri sera che c’era qualcosa di anomalo nel ritardo della vittima e del suo accompagnatore nell’andare a prenderla per recarsi ad una festa. «Tania - ha raccontato la sorella maggiore di Vanessa, Simona - ci ha telefonato verso le 22 chiedendo dove fosse mia sorella, poichè la stava aspettando da molto tempo e sia lei che il Baroncini avevano il cellulare staccato. Abbiamo pensato ad un incidente stradale e siamo andati a cercarli nelle strade della zona». Anche la Protezione civile di Gallicano, dopo le prime infruttuose ricerche dei familiari, è stata attivata per cercare un’auto finita fuoristrada con due giovani a bordo. «Invece - prosegue il racconto Simona Simonini - durante la notte i carabinieri ci hanno avvertito che mia sorella era stata uccisa». Vanessa Simonini e Simone Baroncini venivano visti spesso assieme alla compagnia dei giovani del paese di Gallicano, tutti amici da molto tempo. Tra i due, ha confermato la sorella, non c’era alcuna relazione sentimentale. Oggi Vanessa, il suo assassino e gli altri amici del paese avrebbero dovuto fare una gita a Roma, approfittando della giornata festiva.
LA SORELLA - «Neanche le bestie uccidono così». Lo sfogo arriva proprio dalla sorella di Vanessa, Simona. «Conoscevamo quel ragazzo di vista. Ma non avremmo mai immaginato che potesse agire così contro mia sorella», aggiunge. Al sindaco di Gallicano, Maria Stella Dami, che si è recata a trovare a casa la famiglia Simonini, i genitori hanno detto: «È impensabile che la nostra Vanessa possa essere stata uccisa. È stato un gesto di follia». Il cadavere della ragazza è a disposizione dell’autorità giudiziaria all’obitorio di Lucca.
17:07 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: lucca, strangolata, ragazza, trovata, morta, assassinio, fiume serchio, amico, confessa, delitto, arrestato, confessione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
24/01/2009
MESSICO: NARCOS CONFESSA, HO SCIOLTO IN ACIDO 300 CORPI
MESSICO: NARCOS CONFESSA, HO SCIOLTO IN ACIDO 300 CORPI
CITTA' DEL MESSICO - Un detenuto messicano per crimini di droga ha confessato di aver sciolto nell'acido i corpi di 300 avversari, vicino al confine con gli Stai Uniti.
Santiago Meza, noto come "il cuoco dello stufato", ha detto ai giornalisti di essersi sbarazzato dei corpi dentro bidoni industriali nel suo villaggio di confine, nei pressi della violenta città di Tijuana.
Meza, che è stato mostrato ieri alla stampa dall'esercito, ha detto che veniva pagato 600 dollari la settimana da una fazione scissionista del cartello di Arellano Felix perché facesse sparire i rivali uccisi con la soda caustica.
"Mi portavano i corpi - ha detto Meza - e io me ne sbarazzavo", in un cantiere edile dove afferma di aver sciolto 300 cadaveri lo scorso anno. I corpi impiegavano 24 ore a sciogliersi e i resti venivano scaricati in una fossa vicina.
23:27 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: messico, narcotraffico, trafficante, cocaina, confessa, morti, ammazzati | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook








