09/12/2010

«Chiedo scusa a tutte le ragazze con cui sono andato a letto negli anni '80»

«Chiedo scusa a tutte le ragazze con cui sono andato a letto negli anni '80»

Tra le sue conquiste anche persone celebri come la christensen e la zeta-jones. La confessione di Mick Hucknall al Guardian: «Tra l''85 e l''87 facevo l'amore con 3 donne al giorno, tutti i giorni»

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02/01/2010

A casa di Fausto Coppi: 50 anni dopo, l’Airone vola ancora

A casa di Fausto Coppi: 50 anni dopo, l’Airone vola ancora

 

Il 2 gennaio 1960 moriva a Tortona il Campionissimo. Viaggio nel suo mondo, dove vive con la famiglia il figlio Faustino: un tributo al più grande di sempre, tra cimeli, confessioni, ricordi. “Vi racconto il mio papà campione”.

 

A casa di Coppi

 

“Non sono Andrea, io sono Fausto. Fausto Coppi”. Messa così, a casa di Fausto Coppi dove da sempre vive Faustino Coppi (il figlio maschio del Campionissimo) con la sua bella e vispa famiglia, la dichiarazione d’intenti di Andrea Fausto Coppi, otto anni e mezzo e (soprattutto) nipotino del più grande campione italiano d’ogni tempo, rimbomba come un biglietto da visita. Questione d’orgoglio, di Dna. Benvenuti in frazione Barbellotta (“barbellare”, in dialetto nordico, significa “tremare dal freddo”), dove al numero 120 della Statale fra Serravalle e Novi Ligure si gela per davvero. Qua e là vecchi villoni di benessere borghese, colli candeggiati da una spolverata di neve, sottozero cattivo e un panorama di capannoni di outlet con le griffe della moda a prezzi stracciati. Villa Coppi è un sontuoso palazzone rosso d’epoca con 18 stanze molto allegre e incasinate di vita vissuta, che galleggia in una bolla di nulla, dentro a un magnifico parco secolare con altre due (grandi) abitazioni in tinta: l’ex residenza dei custodi, ora adibita a rimessa (ci sono le bici di Faustino e una moto da cross: il figlio del simbolo del ciclismo è un appassionato di enduro) e la casa dove vive la sorella della signora Rita, moglie di Faustino. Fino a 50 anni fa questa era la casa dell’Airone del ciclismo. Soprannome diventato leggendario nei decenni. Il 2 gennaio 2010 fanno 50 anni tondi dalla morte a Tortona di Fostò, come i francesi pronunciavano il nome di Coppi, abbracciandolo d’affetto nelle feste di popolo dei Tour de France; 50 anni fa, era il 1960 del boom allo stato nascente, Orio Vergani scrisse quel suo epigramma definitivo, “l’Airone ha chiuso le ali”, che subito si trasformò nel titolo di un documentario per il cinema.

 

 

 

sport.sky.it


16/04/2009

Delitto di Posillipo: i 3 killer confessano I romeni avevano bevuto champagne

Delitto di Posillipo: i 3 killer confessano I romeni avevano bevuto champagne

 

Napoli: il massacro di franco ambrosio «re del grano» e della moglie. «Mamma ho fatto un guaio, ho ucciso 2 persone» ha detto al telefono alla madre uno dei romeni fermati

(ph. Pressphoto)

NAPOLI - Duplice omicidio di Posillipo: i tre romeni arrestati stamane hanno confessato. Nel corso dell'interrogatorio condotto dal pm Antonio D'Alessio i tre giovani hanno ammesso di aver ucciso brutalmente Franco Ambrosio e sua moglie nella villa della Gaiola. Insulti e urla, davanti alla Questura di Napoli, all’uscita dei tre fermati. Una quarantina di persone, attirata dalla presenza dei fotografi, ha inveito contro i romeni accusati del duplice efferato delitto messo in atto nella villa di Ambrosio, a Posillipo, quartiere di Napoli, nella notte tra martedì e mercoledì scorso.

 

(ph. Pressphoto)

A quanto si apprende da fonti della questura di Napoli, uno dei tre presunti killer, Marius Acsiniei, era stato fino a due anni fa il giardiniere della villa alla Gaiola, dove la coppia è stata brutalmente assassinata. A riconoscerlo è stato il maggiordomo, in servizio a casa del «re del grano» da oltre 30 anni. Secondo la polizia sarebbe stato proprio l'ex giardiniere a vibrare i colpi mortali confronti di Franco Ambrosio e Giovanna Sacco. L'arma del delitto è un girabacchino a «L». La «banda» aveva bevuto vino e champagne ed erano anche sotto l’effetto dell’alcol quando ha aggredito i padroni di casa.

(ph. Pressphoto)

Secondo la ricostruzione sarebbe stato proprio il timore di essere riconosciuto da Ambrosio a scatenare la furia omicida dell'ex giardiniere. Questi, stamani, ha inserito la propria scheda nel telefonino di Ambrosio per chiamare la madre in Romania: «Mamma ho fatto un guaio, ho ucciso due persone...non sapevo quello che facevo», ha detto. Da qui l'intercettazione e la cattura. Quando sono stati presi i tre romeni avevano ancora con loro parte della refurtiva: gioielli, carte di credito e i portafogli delle vittime. Si nascondevano in tre appartamenti diversi sul lungomare di Licola.

Ieri è stato realizzato un corposo dossier fotografi­co della casa degli orrori che adesso è sul­la scrivania del pm Antonio D’Ales­sio. La polizia scientifica ha ripre­so ogni angolo, ogni traccia, ogni oggetto: fotografie che saranno importantissime, quando si farà il processo. Franco Ambrosio indos­sava un pigiama azzurro e nella colluttazione ha perso le pantofo­le.

Dormiva nella stanza da letto che un tempo era stata della servi­tù. Giovanna Sacco invece dormi­va vestita sul divano dello studio: i muratori che stavano ristruttu­rando la casa le avevano detto che il solaio della camera da letto ave­va qualche problema di staticità e, dopo il terremoto dell’Aquila, in un’altra stanza si sentiva più sicu­ra. Pensava, inoltre, che, dormen­do vestita, nel caso di una nuova scossa sarebbe potuta fuggire im­mediatamente.

Lui in pigiama - Il primo a sentire i ladri è stato lui: si è alzato e li ha trovati in cuci­na. Gli hanno spaccato la testa con un colpo solo, inferto forse con una spranga di ferro. L’im­prenditore è caduto a faccia in giù sul pavimento chiaro. Contro la moglie, invece, si sono accaniti. L’hanno colpita con un calcio al­l’occhio, poi con un pugno sulla mascella: probabilmente voleva­no che consegnasse le chiavi della cassaforte.

Lei era vestita - Giovanna, che indossava una giacca di maglia bordeaux, è cadu­ta sull’uscio della camera da letto, nel vano rivestito di legno, anche lei a faccia in giù. A pochi passi da lei, il comò mostra i cassetti aper­ti, gli indumenti sono sparpagliati sul pavimento. Anche altri mobili, in casa, sono aperti, gli oggetti but­tati a terra alla rinfusa. Spicca, in mezzo a tanta confusione, il gran­de tavolo ovale di radica, lucidissi­mo, sul quale sono poggiati alcuni libri.

Macabro pic nic - Nello studio ci sono involucri di cibarie: gli assassini, che già pri­ma di entrare nella casa avevano mangiato e bevuto, hanno conti­nuato a mangiare dopo avere ucci­so. In cucina, accanto al corpo di Ambrosio, è rimasta una confezio­ne di wurstel aperta con i denti; dentro, ancora due salsicce. Appe­na fuori dalla villa, gli autori del massacro hanno defecato. La poli­zia (le indagini sono affidate alla squadra mobile, coordinata da Vit­torio Pisani e Pietro Morelli) di­spone di moltissime tracce, biolo­giche e non; le impronte digitali su specchi, mobili e pareti sono state rilevate grazie al cianacrila­to, un gas che le evidenzia anche negli angoli più reconditi. I ladri assassini, inoltre, hanno con sè i cellulari delle vittime: anche que­sto potrebbe aiutare le indagini.

Un tragico equivoco - L’ipotesi della polizia è che si tratti di persone straniere, gente che probabilmente è entrata nella casa credendola disabitata (ci so­no le impalcature, sacchi di ce­mento ammucchiati, i mobili del giardino avvolti nel cellophan). Gente entrata nel parco chissà da dove, ma quasi certamente non dal mare, che è rimasta per ore nei dintorni della villa. La prima tap­pa, ricostruiscono gli agenti, l’han­no fatta in una grotta naturale che si apre nel costone. Lì hanno bi­vaccato, coprendosi con una tra­puntina verde chiaro. Hanno for­zato la porta di un’altra casa, affit­tata dagli Ambrosio ad un avvoca­to che però non ci andava da una decina di giorni. Hanno prelevato due bottiglie di vino, cioccolata e Schweppes. Poi, a notte fonda, l’ingresso nella villa padronale, at­traverso la porta finestra che dà su un balcone e sul mare. Terrore notturno Erano più o meno le tre, calcola la polizia scientifica basandosi sul­la temperatura corporea delle vitti­me: quella di Giovanna Sacco era di mezzo grado più alta rispetto a quella del marito, dunque è morta una ventina di minuti dopo. Con sè gli autori del massacro hanno portato una somma di denaro in contanti, cinquantamila euro se­condo la polizia (Pietro Morelli, re­sponsabile della sezione Omicidi) i cellulari della coppia e i gioielli contenuti in un cofanetto.

Risparmiata l’argenteria - Non hanno toccato l’argenteria, forse per la fretta, forse perché in­gombrante: ma, se si tratta di zin­gari, non l’hanno presa perché per loro l’argento porta sfortuna. So­no poi scappati, forse a piedi, per­correndo a ritroso il sentiero che dalla villetta li aveva portati alla villa padronale. Dovevano avere gli abiti imbrattati di sangue, che è schizzato dappertutto. Nella not­te nessuno li ha visti: eppure, a po­chi metri in linea d’aria, c’è Villa Rosebery, dove fino a ieri mattina si trovava il presidente Napolita­no.

Titti Beneduce

(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)(ph. Pressphoto)