20/05/2011

Bossi al premier: ora un nuovo progetto. E attacca: «Pisapia è un matto»

Bossi al premier: ora un nuovo progetto. E attacca: «Pisapia è un matto»

Primo faccia a faccia tra il premier e il leader del Carroccio dopo il voto. Il Senatùr: «Sì alla verifica, la chiede Napolitano». E sul candidato anti-Moratti: «Vuole fare Zingaropoli»

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19/05/2011

Bossi al premier: ora un nuovo progetto E attacca: «Pisapia è un matto»

Bossi al premier: ora un nuovo progetto E attacca: «Pisapia è un matto»

Primo faccia a faccia tra il premier e il leader del Carroccio dopo il voto. Il Senatùr: «Sì alla verifica, la chiede Napolitano».E sul candidato anti-Moratti: «Vuole fare Zingaropoli»

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24/01/2011

«No a un governo Pld senza Berlusconi»

«No a un governo Pld senza Berlusconi»

Su LA STAMPA L'offerta del leader Udc: pronti a entrare in maggioranza ma senza premier. Gasparri e Rotondi replicano alla proposta di Casini: «Non si prescinde dalla guida del Cavaliere»

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21/08/2010

La carica degli e-reader

La carica degli e-reader

SCHERMI DA SFOGLIARE. Dal nuovo Kindle all'Olipad: pregi e i difetti a confronto. La prossima sfida tra i tablet multimediali e i modelli "puri"

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30/04/2010

Fini difende Bocchino: «Dimissionato senza ragioni»

Fini difende Bocchino: «Dimissionato senza ragioni»

Bonaiuti: «Nessuna epurazione». Il presidente della Camera sull'ex vice capogruppo: «Ha fatto bene il suo lavoro, a lui va la mia solidarietà»

 

Gianfranco Fini (Inside)
Gianfranco Fini (Inside)

MILANO - Torna alta la tensione nel Pdl. Pomo della discordia il caso Bocchino. Sul quale prende ora posizione il presidente della Camera, difendendo il deputato a lui vicino. «È evidente che l'onorevole Italo Bocchino sia stato dimissionato senza che ce ne fossero le ragioni, perché non mi risulta che avesse fatto male il suo lavoro, ha la mia solidarietà» ha detto il leader di Montecitorio a margine di un intervento all'università dell'Insubria dove ha spiegato anche di non avercela con la Lega). Le parole dell'ex leader di An arrivano all'indomani dell'affondo di Bocchino, che ha denunciato di essere stato «epurato» da Berlusconi, il quale a sua volta ha replicato dando dell'«insolente» al parlamentare finiano. Uno studente aveva chiesto a Fini se le dimissioni di Bocchino fossero la prova che non esiste la possibilità di esprimere il proprio pensiero nel partito. «Ieri - ha spiegato Fini - Bocchino ha potuto esprimere la sua posizione. Attenzione a non far credere che ci sia una dittatura o che stiamo per entrare in una dittatura. Questo non è vero. Quando c'è una dittatura non c'è alcuna possibilità di dire le proprie idee». «La mia - ha proseguito Fini - non è apologia della moderazione ma l'invito a non avvelenare di più le coscienze e a non seminare l'odio, e a non indurre chi non ha tutti gli elementi a dar vita ad una stagione che l'Italia ha già vissuto».

BOCCHINO -Prima del Consiglio dei ministri tenutosi in mattinata, anche Paolo Bonaiuti era tornato, nel corso di una intervista a sky Tg24 sulla vicenda legata a Bocchino. Non c'è stata nessuna «epurazione» nei suoi confronti, ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Le dimissioni è lui stesso che le ha presentate e la firma in calce è la sua, non di Silvio Berlusconi o altri». Bonaiuti ha escluso categoricamente che il caso Bocchino e la tensione di nuovo acuitasi all'interno del partito di maggioranza relativa possa ripercuotersi sul governo. «Questo non può assolutamente accadere - ha detto - perché l'attività dell'esecutivo procede come sempre compatta, e si basa sull'attuazione di un programma molto preciso e comune di impegni presi con i nostri elettori, i quali ci continuano a premiare costantemente, come ha dimostrato la triplicazione di voti alla maggioranza alle ultime elezioni regionali».

IL PREMIER - Le parole di Fini su Bocchino sembrano destinate a sollevare un nuovo polverone tra il presidente della Camera e il premier. Proprio durante il Cdm Berlusconi è tornato sul rapporto con il cofondatore del Pdl spiegando di non aver «mai detto che Fini è un traditore». Il Cavaliere, a quanto si è appreso, avrebbe dunque negato di aver mai pronunciato nei confronti del presidente della Camera le frasi che gli sono state attribuite dai mezzi di informazione.

LEGA E LEGGE ELETTORALE - Conversando con gli studenti dell'università dell'Insubria, Fini ha anche affrontato il rema della legge elettorale, sostenendo che perché ci sia un rapporto elettori-territorio e anche per responsabilizzare l'eletto, al netto di tutto, «quello del collegio rimane il metodo più utile». «È di moda dire - ha aggiunto il presidente della Camera - che l'attuale legge elettorale è un porcellum perché ci sono dei nominati. Questo è vero, però attenzione perché quelli che dicono di rimettere le preferenze a volte sono gli stessi che dicevano che le preferenze erano la degenerazione della politica».

 

Redazione online


29/04/2010

Bocchino si dimette e accusa: "Berlusconi mi ha epurato"

Bocchino si dimette e accusa: "Berlusconi mi ha epurato"

Il deputato del Pdl lascia la vicepresidenza del gruppo, ma punta il dito contro il premier: "Ha chiesto la mia testa". Non si placa, così, la polemica nel partito. Mentre interviene Bossi: il parlamentare finiano, dice, "aveva esagerato"

 

 


“Una epurazione”. E’ stato “Berlusconi a chiedere la mia testa”. Italo Bocchino ha rassegnato dimissioni “definitive” dalla carica di vicepresidente del gruppo del Popolo della libertà alla Camera. E posto così fine alla querelle sul suo ruolo, che è stato messo in discussione dopo le uscite televisive e le critiche aperte mosse al partito dal parlamentare campano, che è uno degli uomini più vicini a Gianfranco Fini. Ma nel lasciare in maniera “irrevocabile” l’incarico, Bocchino ha lanciato un duro atto d’accusa: “E’ evidente il tentativo di Berlusconi in persona – ha detto - di arrivare ad una epurazione mia per colpire l’area a me vicina, essendoci stata una sua direttiva. Il presidente del Consiglio ha chiesto la mia testa”.

La lettera di dimissioni “irrevocabili” che di prima mattina Bocchino ha fatto trovare sul tavolo del presidente del gruppo, Fabrizio Cicchitto, ha avuto come effetto immediato la revoca dell’assemblea dei deputati del Pdl, che avrebbero dovuto decidere proprio sull’incarico del collega. E sembrava essere un contributo, come si sono affrettati a sottolineare i parlamentari finiani, ad abbassare i toni dello scontro interno al partito. Anche il leader della Lega, Umberto Bossi, aveva esplicitamente approvato il gesto: “Ha fatto bene. Aveva esagerato”. Ma dopo poche ore, sono state le parole dello stesso Bocchino a rendere di nuovo l’atmosfera incandescente.


“Berlusconi commette il grave errore di colpire il dissenso, colpire cioè chi è in vista per educarne cento – ha detto il deputato finiano – Ma questo non porta lontano il partito. Ho confermato le mie dimissioni – ha aggiunto – per far comprendere che il problema è politico e non di posti. Questo permetterà di contrastare il centralismo carismatico che dà prova della sua esistenza”. Ai cronisti Bocchino ha anche raccontato di essere stato chiamato al telefono da Berlusconi in persona prima di una sua apparizione a Ballarò, per chiedergli di non partecipare: "Berlusconi - ha sottolineato - con toni concitati mi ha detto più volte: 'farai i conti con me, poi vedremo'. E' evidente che c'e' tentativo di sterilizzazione del dissenso''. Insomma, toni tutt’altro che distensivi. Bocchino promette che la nuova “corrente” di minoranza continuerà “la lotta all’interno”. E fa traballare la lettura iniziale delle sue dimissioni come “un gesto di responsabilità e generosità” (così Benedetto Della Vedova), che avrebbe dovuto lanciare un segnale nel senso della pacificazione interna.


E invece si annunciano adesso scintille nel gruppo del Pdl alla Camera, per l’elezione del nuovo vicepresidente. Il finiano Fabio Granata già avverte: “Non pensino di far calare dall’alto un nuovo vicario, perché d’ora in poi tutto si dovrà votare in assemblea”.


D'Alema: «Fini è un interlocutore»

D'Alema: «Fini è un interlocutore»

«C'è bisogno di riforme ma non vedo le condizioni per farle in questa legislatura»


 

Gianfranco Fini e Massimo D'Alema
Gianfranco Fini e Massimo D'Alema

ROMA - Onorevole D'Alema, come giudica lo scontro Berlusconi -Fini?
«Credo che la crisi che si è aperta nel centrodestra sia vera e profonda, non è uno scontro personale o una sceneggiata. Ci sono in campo due visioni diverse non solo del ruolo che deve avere la destra in Italia ma anche di come deve funzionare il sistema politico. Fini dice che la difesa dell' unità nazionale o il governo dell'immigrazione sono questioni su cui occorre uno spirito bipartisan e non possono essere poste come temi divisivi del Paese: nella sua posizione c'è una critica radicale al carattere populista e aggressivo della destra che governa l'Italia. Sarebbe un errore interpretarlo in chiave strumentale, in una logica di schieramento. Ma non vedere che si è aperto un grande problema che riguarda le prospettive stesse del sistema democratico e che Fini su questo può essere un interlocutore sarebbe un altro errore».

Secondo lei Fini mette anche in discussione questo tipo di bipolarismo, giusto?
«Sì. Fini mette in discussione il tipo di bipolarismo che si è costruito in questo Paese e che è fondato sulla contrapposizione esasperata. Al di là del fatto che poi, ogni tanto, chiede strumentalmente il dialogo, Berlusconi ha costruito tutte le sue fortune politiche sulla logica dello scontro».

Il Pd, comunque, appare diviso sul modo di affrontare quel che sta avvenendo.
«Il campo del centrosinistra sembra oscillare tra chi dà l'impressione di una lettura strumentale e tattica - "che bello, Fini ha litigato con Berlusconi, cerchiamo di metterci d'accordo con lui", e chi dice "ma come, Fini ha litigato con Berlusconi e questo minaccia il bipolarismo". Sono due posizioni specularmente inadeguate. Fini non è diventato di sinistra e non è l'alleato di operazioni strumentali, ma è l'interlocutore importante - e per questo dialogo con lui da anni - di un centrosinistra che capisce che il Paese non si può più governare in questo modo, altrimenti non saremo capaci di affrontare i problemi di fondo. Già, perché l'altro tema, che il centrodestra si ostina a nascondere, riguarda il fatto che mai l'Italia ha raggiunto risultati così negativi. È vero, la crisi c'è stata per tutti ma non c'è confronto tra la nostra capacità di reazione e quella degli altri Paesi. Malgrado l'enorme concentrazione di potere nelle mani di Berlusconi, il suo governo non è stato in grado di promuovere nessuna delle riforme strutturali necessarie al Paese. Significa che questo tipo di democrazia plebiscitaria non produce decisioni perché si basa sull'accumulazione del consenso, sui sondaggi e gli indici di gradimento, mentre sappiamo bene che per fare le vere riforme è necessario sfidare interessi costituiti, rischiare di creare dissensi e scontento. Altrimenti è solo demagogia. Per questo, le riforme esigono la politica democratica, quella politica capace di chiedere un sacrificio oggi per un vantaggio domani. Questa politica, però, non va d'accordo con la ricerca continua del gradimento personale. Ecco, penso che Fini abbia capito che questa democrazia plebiscitaria e personalistica di Berlusconi non funziona».

Par di capire che le riforme non si faranno neanche adesso…
«Noi siamo convinti che questo Paese abbia bisogno di riforme fondamentali, ma finora non vedo le condizioni per farle in questa legislatura. Come dicevo, le riforme comportano scelte coraggiose. Prendiamo la cosiddetta attuazione del federalismo fiscale. Finora si è detto che il nord otterà più soldi, che il sud non sarà danneggiato e che pagheremo tutti meno tasse. I conti non tornano e le scelte non saranno facili. E' proprio la difficoltà di queste scelte che può far sorgere la tentazione, in Berlusconi e nella Lega, di dare la spallata e di andare alle elezioni non essendo in grado di realizzare ciò che hanno promesso».

«Tornando al Pd: sembra far fatica a trovare il passo giusto. Lo avete detto anche voi maggiorenti del partito, nel caminetto di lunedì scorso, a Bersani.
«Il problema è che non siamo ancora riusciti a sviluppare una nostra iniziativa che colga il tema dell'attuale crisi del sistema, perché di questo si tratta e non solo della crisi del berlusconismo. Ho l'impressione che nel campo del centrosinistra non ci sia ancora la capacità di porre la questione a questo livello e quindi, inevitabilmente, tutto appare giocato in termini tattici: si rischia di apparire prigionieri di un approccio strumentale. In questo senso, Bersani sta lavorando proprio per dare un profilo più alto e propositivo alla nostra iniziativa. E sarebbe importante che a questo lavoro contribuissero tutti, anche quei giovani che, aspirando giustamente a svolgere un ruolo, a volte si limitano a dire male dei dirigenti del loro partito: forse dovrebbero cominciare a dire qualcosa di utile per il Paese. Ho letto che bisogna avere il coraggio di mettere fuori squadra D'Alema e Veltroni. Ma né Walter né io facciamo più parte di organismi esecutivi del Pd».

E l'approccio giusto è il patto che Bersani ha proposto a Fini?
«Bersani ha proposto un patto repubblicano: significa che forze anche di diverso orientamento hanno un comune interesse a difendere e riformare la repubblica. Mi sembra del tutto corretto e non ha nulla a che vedere con confuse ammucchiate che Bersani certo non propone».

Di Pietro dice che il centrosinistra deve scegliere un candidato premier ora.
«Come nei paesi normali lo indicheremo qualche mese prima delle elezioni. Lo individuerà la coalizione, che io ritengo debba poggiare innanzitutto sulle forze politiche che oggi in parlamento rappresentano l'opposizione, cioè Pd, Udc e Idv, senza per questo essere chiusa agli altri movimenti».

Con le primarie. O forse non le volete più perché avete paura di Vendola?
«Con le primarie, secondo me, ma devono essere accettate da tutti, non possono essere imposte da un solo partito o da una parte della coalizione».

Che pensa del discorso fatto da Napolitano ai giudici?
«Napolitano ha ragione nel modo più assoluto. Da una parte, ha ribadito la difesa intransigente dell'indipendenza della magistratura e dall'altra ha invitato i magistrati a esercitare con serietà i loro poteri anziché diventare anch'essi parte del gioco politico, perché non è il loro compito. Ora, che questo richieda un certo esame di coscienza è vero: il tipo di rapporto tra azione giudiziaria, media e politica che si è venuto costruendo non nasce solo dalle responsabilità della politica, che ha le sue colpe, ma anche dalla responsabilità di una parte della magistratura. E non può valere la logica che siccome i magistrati sono sotto attacco, allora dobbiamo difendere tutto quello che fanno. E' una logica debole: la magistratura, se ha coraggio di individuare comportamenti impropri, è poi più forte nella sua risposta agli intollerabili attacchi del presidente del Consiglio e alla sua pretesa di impunità».

Maria Teresa Meli


26/04/2010

l premier interviene a margine della conferenza congiunta con Putin

l premier interviene a margine della conferenza congiunta con Putin

«Si litiga in 2, ma per divorzio uno basta». Berlusconi: «Non ho avuto risultati felici con i matrimoni, mi astengo dal dare consigli». Anche per quelli politici...

 

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Ansa)
Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Ansa)

MILANO - Se per litigare è necessario essere almeno in due, come aveva evidenziato sabato a margine delle celebrazioni per la festa della Liberazione con il presidente Napolitano, per divorziare è sufficiente anche la volontà di uno soltanto. Lo ha evidenziato il premier Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa con Vladimir Putin a Villa Gernetto, replica a un giornalista che chiedeva il segreto di un «matrimonio felice» in politica.

«NON POSSO DARE CONSIGLI» - «Non ho avuto risultati particolarmente felici per i matrimoni - ha commentato Berlusconi con un evidente richiamo alla sua situazione personale, con un divorzio già consumato e uno, quello con Veronica Lario, in fase di definizione - quindi, mi astengo dal dare consigli». Il riferimento del premier è ovviamente alle tensioni con Fini, che hanno avuto il loro culmine giovedì scorso alla direzione nazionale del Pdl. Fini, in ogni caso, anche nell'intervista di domenica con Lucia Annunziata su Raitre, ha ribadito di non avere intenzione di lasciare il Pdl e di volere, pur nella differenza di vedute, continuare a contribuire alla crescita del centrodestra.

LA RIUNIONE DEI FINIANI - I fedelissimi dell'ex leader di An si riuniranno in ogni caso nel pomeriggio a Montecitorio e all'incontro parteciperà anche il presidente della Camera. L'incontro servirà a fare un bilancio dell'iniziativa della componente finiana culminata nella decisione di non votare il documento della maggioranza del Pdl al termine della direzione nazionale e ad avviare una riflessione sul percorso che dovrà essere seguito da qui al congresso. Non è escluso che nel corso della riunione verrà affrontata la questione delle annunciate dimissioni da vicepresidente del gruppo Pdl di Montecitorio di Italo Bocchino. A questo proposito negli ambienti finiani si fa presente che qualora Bocchino dovesse confermare la decisione, in base alla lettura dello statuto del gruppo parlamentare, a loro avviso anche Fabrizio Cicchitto dovrebbe rassegnare il mandato e sottoporsi ad una nuova votazione. Carmelo Briguglio, conversando con i giornalisti, ha rivelato che l'idea dei gruppi separati, che sembra ormai tramontata,  nasceva da un'esigenza di gestibilità del dissenso e che, a quanto gli risulta, lo stesso Berlusconi non sembrava ostile a questa prospettiva.

E FINI VA A BALLARO' - È intanto confermato che Fini farà un'apparizione domani sera a Ballarò. Ma non è escluso che il suo contributo alla discussione venga affidato ad una intervista registrata prima dell'inizio della trasmissione. Sembra invece improbabile una sua partecipazione, diretta o indiretta, ad Annozero.

Redazione online


25/04/2010

Fini: «Non faccio un nuovo partito e non ci sarà nessuna imboscata»

Fini: «Non faccio un nuovo partito e non ci sarà nessuna imboscata»

«Elezioni anticipate? Parlarne è da irresponsabili». Il presidente della Camera: «Faremo la nostra parte perché il programma di governo sia rispettato»

 

Gianfranco Fini e Lucia Annunziata durante la puntata di 'In mezz'ora'
Gianfranco Fini e Lucia Annunziata durante la puntata di "In mezz'ora"

ROMA - «Voglio sgomberare il campo da un equivoco: non ho intenzione di fare altri partiti ma di continuare a discutere dentro il mio partito». Gianfranco Fini, pochi giorni dopo il clamoroso scontro con Silvio BerlusconiRai 3 - faremo la nostra parte perché il programma di governo sia rispettato. La lealtà non può essere acquiescenza».
durante la direzione nazionale del Pdl, va in tv e ribadisce la sua posizione. «Non ci saranno imboscate - assicura il presidente della Camera, intervistato da Lucia Annunziata a "In mezz'ora" su
NIENTE ELEZIONI ANTICIPATE
- L'ex leader di An torna sull'intervento di venerdì davanti al premier e agli altri esponenti del Pdl. «Ho sollevato problemi squisitamente politici - spiega - perché con Berlusconi non c'è una questione personale, ho detto tante volte che lui è il leader». Il premier ha dichiarato che un presidente della Camera deve rimanere super partes, invitandolo esplicitamente a lasciare lo scranno più alto di Montecitorio se vuole avere libertà di critica all'interno del partito. «Io non mi dimetto - risponde Fini. - Sono e sarò invece pronto a discutere di dimissioni nel caso in cui venissi meno ai miei doveri di rispettare e di far rispettare le regole». Non c'è dubbio però che la rottura con il capo del governo, avvenuta davanti alle telecamere, ha lasciato cicatrici profonde che saranno difficilmente rimarginabili. Tanto che qualcuno parla di elezioni anticipate. «Abbiamo tre anni per fare le riforme - risponde Fini - parlare adesso di elezioni anticipate è da irresponsabili».

LISTA DEGLI ERETICI
- E il futuro del Pdl? «È finita una certa fase, ne inizia un'altra - sostiene il presidente della Camera - Un partito a forte leadership non può cancellare il dissenso, le opinioni diverse. Ma Berlusconi queste cose le sa benissimo. È una questione superata». Fini non rinuncia comunque a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Il documento della direzione (approvato con soli 12 voti contrari su 172: un testo che in pratica esclude la possibilità di correnti interne nel Pdl, ndr) sembrava fatto apposta per contare gli eretici» afferma». E poi: «Se ci saranno "epurazioni" dipenderà da Berlusconi, abbiamo messo in conto anche questo. Chi oggi mi sostiene non lo fa certo per interesse». «Non credo - rimarca Fini - che la maggioranza ampia del Pdl reputi oggi intelligente fare la lista degli epurandi perché c'è poco di liberale. Faremo delle discussioni sulle modalità con cui far funzionare meglio il partito e nulla più di questo in vista del Congresso». La terza carica dello Stato ricorda poi che Italo Bocchino ha messo a disposizione le sue dimissioni da vice capogruppo dei deputati. «Ma davvero - chiede - oggi bisogna che il vicario del gruppo Pdl alla Camera metta la sua testa? E per che cosa? Non è un problema di posti o di liste di epurazione».

NESSUN PENTIMENTO
- Berlusconi l'ha accusata di essersi pentito di aver fondato il Pdl: «Credo di aver fatto quello che dovevo fare anche nei confronti della destra italiana - risponde Fini. - Non sono affatto pentito. Oggi voglio aiutare il partito, e dunque anche il presidente Berlusconi, a migliorare l'azione politica dell'esecutivo, su alcune questioni di cui spero di poter parlare».

FEDERALISMO
- L'ex leader di An entra poi nel merito delle riforme da fare: «Dobbiamo essere certi che il federalismo fiscale non metta a rischio l'unità nazionale. Su questo inciderà positivamente la responsabilità del Presidente del Consiglio e anche dei ministri della Lega, a cominciare da Bossi». Fini coglie l'occasione per elogiare proprio Berlusconi e il suo discorso in occasione del 25 aprile: «Ha fatto un discorso alto, nobile, citando i padri fondatori della Repubblica».

GIUSTIZIA
- Fini affronta anche il tema giustizia: «Non dirò mai che la magistratura sia un cancro o un nemico». «La destra - prosegue - è rispetto delle regole, non solo garantismo. La legalità non è garanzia dell'impunità, ma accertamento della verità. Dire questo non significa negare che una parte della magistratura sia iper-politicizzata. Quelli che si riconoscono nelle mie parole chiederanno di discutere cosa significa riforma della giustizia e del Csm. Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma nessuno ci chieda un pm dipendente dall'esecutivo».

Redazione online


23/04/2010

Bossi al Pdl: «L'alleanza a rischio crollo» E Berlusconi: no a un nuovo predellino

Bossi al Pdl: «L'alleanza a rischio crollo» E Berlusconi: no a un nuovo predellino

IL LEADER DEL CARROCCIO: «Silvio avrebbe dovuto sbattere subito fuori gianfranco». Il Senatùr sullo scontro premier-Fini: «Io sono per la mediazione ma la gente del Nord è arrabbiatissima»

 

Umberto Bossi e Gianfranco fini in una foto d'archivio (Emblema)
Umberto Bossi e Gianfranco fini in una foto d'archivio (Emblema)

ROMA - Da una parte Umberto Bossi, che denuncia «il crollo verticale del governo», senza fare mistero delle sue perplessità circa la buona tenuta dell'alleanza Pdl-Lega. Dall'altra Silvio Berlusconi, che approfitta di uno scambio di battute con un fotografo per spiegare che non ci sarà un nuovo predellino, perché «certe cose non si ripetono mai». Stati d'animo diversi all'interno della maggioranza, all'indomani dell'infuocata direzione del Pdl, teatro dello scontro diretto in pubblico tra il premier e Gianfranco Fini.

L'AFFONDO DEL SENATÙR - Alle pagine della Padania il Senatùr affida un vero e proprio affondo nei confronti del presidente della Camera (oltre che un avvertimento al capo del governo) «Siamo davanti a un crollo verticale del governo e probabilmente di un'alleanza, quella di Pdl e Lega» tuona il Senatùr, apostrofando il leader di Montecitorio come «invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie». «Io sono per la mediazione, certo, ma la gente del Nord, i leghisti, sono arrabbiatissimi, è un vero bombardamento di persone che non ne possono più di rinvii e tentennamenti» precisa poi il numero uno del Carroccio all'Ansa. «Noi vogliamo fare le riforme, i miei vogliono le riforme» aggiunge il Senatùr «e io devo interpretare le richieste della base, della gente che è stufa». «Non vogliamo - spiega - gettare benzina sul fuoco ma la gente del Nord è stufa marcia, basta ascoltare quel che dice la gente per strada o alla radio. Riforme subito!». «Diciamo che il meccanismo del federalismo resta in piedi. Ma deve essere fatto subito» aggiunge il ministro leghista interpellato a proposito delle sue affermazione sulla possibile fine dell'alleanza Lega-Pdl.

IL PREMIER E IL PREDELLINO - Il predellino da cui trae spunto Berlusconi è quello, vero, del Suv della Uaz che il premier ha acquistato per una scommessa con Vladimir Putin e che gli è stato consegnato a Palazzo Chigi («l'ho regalato a La Russa). Ma c'è anche il predellino "virtuale", quello dal quale nacque il Pdl. Bella occasione per una battuta del premier. «Vedo che c'è un meraviglioso predellino», ha detto riferendosi al fiammante 4x4 punzonato con il numero 001 in suo onore. A quel punto uno dei fotografi presenti gli ha chiesto di salirci sopra per uno scatto. Ma Berlusconi, scherzando, ha risposto: «No, no, certe cose non si ripetono mai: buona la prima».

INCONTRO CON BERLUSCONI - È probabile che si siano affrontati questi nodi nel breve incontro che Bossi e i ministri della Lega hanno avuto con Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri. Dopo, il premier si è riunito con i ministri Pdl, fra cui La Russa e Ronchi.

«FINI VECCHIO GATTOPARDO DC» - Nell'intervista alla Padania, Bossi non ha certo usato mezzi termini nel parlare di Fini, accusandolo di aver «rinnegato il patto iniziale» e di non aver fatto altro «che cercare di erodere in continuazione ciò che avevamo costruito». Per il capo della Lega, il presidente della Camera è «un vecchio gattopardo democristiano» che «finge di costruire, per demolire e non muovere nulla». «In questo modo ha aiutato la sinistra - incalza il numero uno del Carroccio - , è pazzesco. Anzi, penso che sarà proprio la sinistra a vincere le prossime elezioni, grazie a lui». Per Bossi «Fini è palesemente contro il popolo del Nord, a favore di quello meridionale», è «contro il nord e il federalismo. Per il centralismo dello Stato e il meridionalismo». E ancora «Berlusconi avrebbe dovuto sbatterlo fuori subito senza tentennamenti invece di portarlo in tv dandogli voce e rilievo».

LA ROTTA PER IL FUTURO - Bossi quindi traccia la rotta per il futuro: «Finita la stagione del federalismo, un concetto abbandonato, dobbiamo iniziare una nuova stagione, un nuovo cammino del popolo padano. Purtroppo oggi non ha più senso parlare di federalismo alla nostra gente che potrebbe sentirsi tradita da ciò che non siamo riusciti a fare. Una nuova strada ci aspetta e sarà una strada stretta, faticosa, difficile ma che potrebbe regalarci enormi soddisfazioni». «Saremo soli - conclude il leader leghista - senza Berlusconi. La nostra gente non digerirà facilmente la mancata conquista del federalismo e noi Lega, dovremo comportarci di conseguenza. Berlusconi quindi diventerà il vero e unico baluardo anticomunista del Paese e prevedo che raccoglierà molti consensi».

Redazione online